8 dicembre 2002

La morte di Antonino Caponnetto

Nel 1954 diventa magistrato, Nel 1983 novembre la sua domanda (presentata dopo l'uccisione - ad opera della mafia - del Consigliere istruttore Rocco Chinnici), per esser trasferit a Palermo. Qui fonda e dirige presso l'Ufficio Istruzione di quel Tribunale il famoso "pool anti-mafia"


di Cesare Piccitto

Nato a Caltanisetta nel 1920, dal 1930 in poi risiede in Toscana, prima a Pistoia ed in seguito a Firenze dove oggi è deceduto per i postumi di una broncopolmonite. Nel 1954 diventa magistrato e svolge la sua attività soprattutto nella regione adottiva, fino al 1983. Nel novembre dello stesso anno Caponnetto, a sua domanda (presentata dopo l'uccisione - ad opera della mafia - del Consigliere istruttore Rocco Chinnici), viene trasferito a Palermo, dove fonda e dirige presso l'Ufficio Istruzione di quel Tribunale il famoso "pool anti-mafia" che ha istruito il maxiprocesso a Cosa Nostra, conclusosi con una raffica di condanne; ormai passate in giudicato. Di quel "pool" facevano parte anche i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel marzo 1988 Caponnetto lascia il Tribunale di Palermo per fare ritorno a Firenze (dopo quattro anni e quattro mesi di vita in caserma); nel 1990 va in pensione col titolo onorifico di Presidente Aggiunto della Corte Suprema di Cassazione.

Dopo le stragi del 1992 ha cominciato e proseguito a incontrare i giovani di tutta Italia per trasmettere ad essi il culto della legalità e della solidarietà e per infondere nei loro animi fiducia, coraggio e speranza. Gli è stata conferita nel 1994 la laurea "honoris causa" in Scienze Politiche presso l'Università di Torino. È stato cittadino onorario di varie città, tra cui Palermo, Catania e Spello.

Tra le persone che hanno scelto di lottare contro la mafia è stata una delle poche, forse unica, decedute non in modo violento. Ma ciò non sminuisce il rilievo e l’apporto che ha dato alla storia dell’ANTIMAFIA. Credo che quando vengano a mancare persone di una così elevata statura morale e di impegno civile, ogni parola detta o non detta rischia di diventare retorica o inutile. Quindi la cosa importante è raccontare semplicemente la loro vita, in modo da farla conoscere a più persone possibili o a chi non ne ha nemmeno sentito parlare. E’ questa l’unica cosa doverosa e che rende omaggio realmente a chi ha dedicato la propria esistenza ad una giusta causa.

1 dicembre 2002

Totosindaci a Palagonia

di Cesare Piccitto

PALAGONIA - Nonostante le elezioni siano a maggio da qualche tempo a Palagonia cominciano a circolare nei luoghi di ritrovo e nelle sedi dei partiti i nomi dei potenziali candidati a sindaco della cittadina da entrambi e ovvi schieramenti politici. Cominciano le prime riunioni pubbliche ci si confronta su aspettative, progetti e alternative varie.


Tali assemblee raccolgono insieme gente di diverse estrazione sociale che se non fosse per tali occasioni forse non si sarebbe mai conosciuta, parlata e confrontata. Il tutto diventa ancor più interessante se tra i protagonisti vi sono i giovani palagonesi, sia con la S.G. (Sinistra Giovanile DS) sia con Azione Giovani (giovani Alleanza Nazionale) e altri giovani che non si identificano in un preciso partito politico.

Più passa il tempo più si rincorrono in paese le più svariate e inverosimili candidature a sindaco o chi si era proposto come candidato e magicamente rinuncia o addirittura di quei candidati che avrebbero già in tasca la poltrona di primo cittadino. Per quanto riguarda il “Polo della libertà” voci di popolo… danno come improbabile una candidatura unitaria, invece per certa la candidatura di almeno due o tre professionisti tra cui il figlio dell’attuale sindaco uscente. Nell’ulivo la situazione dovrebbe essere diversa, sottolineo dovrebbe dato che la coalizione dietro l’esempio dell’ulivo nazionale non è del tutto unito almeno fino ad ora. All’interno della coalizione da mesi circola il nome di uno stimato e giovane libero professionista, che è bene accetto dalla maggior parte dei partiti di centro-sinistra escluso il maggior partito dell’ulivo.

Ovviamente è giusto che vi siano dei confronti anche aspri all’interno di una coalizione ma se tale confronto è indirizzato solamente a bocciare tutto ciò che non proviene dal proprio partito non proponendo alternative reali e fondate; a cosa serve? Quindi cosa saggia sarebbe metter via inutili e strumentali rivalità, evitando di spaccare irrimediabilmente l’unione, che esempi nazionali e locali indicano come unica soluzione per evitare la netta vittoria e strapotere delle destre.

Altra componente rilevante della prossima competizione elettorale, saranno le liste civiche. Diverse sono le probabili liste, quella sicuramente più quotata e quella di ispirazione cattolica, che si propone a partire dal candidato sindaco come candidatura trasversale che mira a raccogliere consensi da entrambi gli schieramenti principali. Il quadro politico che a Palagonia si va delineando e consolidando e ancora lontano dall’essere certo e ufficiale, quindi doveroso da parte mia l’abbondante uso del condizionale.

13 novembre 2002

“Ossidiana” di Piero Buscemi

di Cesare Piccitto

Piero Buscemi è nato a Torino nel 1965.
Ha frequentato la Facoltà di magistero di Messina.
Vive e lavora a Siracusa.

Continua la mia ricerca di nuovi e nascenti talenti, in tutti gli ambiti (musica, poesia, arte, letteratura, ecc.) che pur essendo degli ottimi “artisti” visto i risultati che ottengo (pubblicazioni, vincite in concorsi di rilevanza nazionale, ecc.) stranamente non riescono a farsi conoscere al “ grande pubblico”. Come in tutti gli ambienti purtroppo se sei da solo e bravo ma non hai nessuna raccomandazione, conoscenze o soldi è praticamente impossibile farsi conoscere ad un pubblico più vasto che non siano parenti e amici. Dato che non condivido minimamente tale logica cerco attraverso GIRODIVITE di dare una piccola occasione a una piccola parte di questa miriade di “creativi”, che hanno molto da dire e dare, portandoli almeno alla conoscenza di un pubblico più vasto. Piero Buscemi lo ho conosciuto mesi fa durante un laboratorio di scrittura che frequentammo insieme. Un tipo di poche parole che si “illumina di immenso” ogni volta che si parla di scrittura, libri e autori. Saputa la notizia della sua prima pubblicazione dal titolo “OSSIDIANA” ho colto l’occasione per fargli questa breve intervista.

Quando e perchè hai cominciato a scrivere?
Ho cominciato a scrivere in maniera più continuativa e cercando di rendere i miei scritti più personalizzati all'età di 15 anni quando imparai a suonare la chitarra e provai ad abbinare qualche testo da cantare. Poi verso i diciott'anni ho fondato con un amico un giornale a Messina con il quale tentare di fare qualcosa di più serio. Il giornale si chiamava "Querelle" e durò qualche numero, oggi l'amico lo ha trasformato in una associazione culturale.

A quali modelli ti ispiri, autori più o meno famosi?
Credo che non si possa determinare con certezza un modello a cui ispirarsi. Quando si scrive, si prova, anzi provo ad essere me stesso, anche se è ovvio che prima di essere scrittore è necessario essere un buon lettore. In questo, ognuno s'indirizza verso autori che colpiscono la propria fantasia e se è questo che intendi nella domanda, i miei autori preferiti in quegli anni sono stati Henry Miller, Jack Kerouac, Albert Camus, Jean Paul Sartre e i grandi della letteratura italiana, vedi Pirandello, Ignazio Silone. Oggi un autore che mi piace leggere è Erri De Luca.

Quali altri opere hai creato prima e dopo Ossidiana, pubblicate e non?
Prima di Ossidiana ho pubblicato una raccolta di poesie con il titolo "Passato, presente e futuro" e nello stesso anno d'uscita di Ossidiana (2001), un'altra raccolta di poesie intitolata "Apologia di pensiero". Nel cassetto ho un altro romanzo già finito che prenderà il titolo di "Aerosol", dove racconto la mia esperienza di giornalista autodidatta ai tempi del giornale "Querelle" e sto lavorando su un altro libro che narra la storia di un ragazzo di quindici anni che figlio di un sindacalista, per opporsi all'ipocrisia idealistica del padre, sceglie di diventare un "esattore" di un mafioso locale.

Cos’è "Ossidiana"?
Ossidiana è l'esperienza di un uomo comune che all'interno di un piccolo paese, vincendo le elezioni amministrative, conquista una piccola fetta del potere. Durante il suo mandato, quest'uomo in un continuo ritorno al passato, viene trascinato sul sottile equilibrio del potente costretto dal suo ruolo a sfruttare la situazione del momento (vedi appalti, bustarelle) e il contatto quotidiano con la gente "comune" e i suoi problemi. La svolta di questo suo esame di coscienza l'avrà quando coinvolto nel funerale di Stato a Palermo, del giudice Falcone, che ho preferito inscenare nella Cattedrale, giungerà alla conclusione che tutto è ipocrisia, la sua vita, gli ideali sperperati nelle piazze, il suo potere che è rappresentato dalla metafora dell'ossidiana (vetro vulcanico con il quale venivano costruite le punte delle armi e che rappresentava nel passato il potere per coloro che la possedevano) e l'altra faccia della medaglia del potere, rappresentata dalla pomice, altro prodotto lavico, nella quale il personaggio affonderà la stoltezza dell'uomo, impotente alla forza scatenante della natura (l'Etna).

Chi ti ha ispirato per tale opera? Hai fatto tutto da solo?
Lo spunto per scrivere questo libro mi è venuto qualche anno fa durante le elezioni del sindaco nel mio paese d'origine (Nizza di Sicilia vicino Messina). Mentre lo scrivevo ho raccolto altre fonti d'ispirazione sugli eventi di cronaca e sulle mie esperienze personali. Ho fatto tutto da solo, se intendi che non ho affidato a nessun "correttore" letterario la revisione del testo.

Fatti una domanda e datti una risposta...
Domanda: cosa desideri di più per te e per il mondo?
Risposta: che finiscano tutte le guerre.

Il libro è distribuito in tutta Italia presso librerie convenzionate con la casa editrice, vedi Crisafulli a Catania. Come ogni libro può essere richiesto in qualsiasi libreria che nel caso non lo abbia a disposizione, può richiederlo alla casa editrice con i canali di prenotazione standard. Oltretutto è facilmente visibile in internet cercandolo sul sito di Internetbookshop che è la libreria on-line più famosa d'Italia. Consiglio e invito tutti a comprare “OSSIDIANA” perché è un buon libro, secondariamente il ricavato delle vendite sarà totalmente devoluto a EMERGENCY

13 ottobre 2002

“Brand: New: Tour” a Catania

di Cesare Piccitto

CATANIA - Da tre anni a questa parte in giro per diverse città italiane si svolge il Brand: New: Tour dal nome del più seguito e “alternativo” programma notturno di MTV condotto da Massimo Coppola, per la prima volta tappa a Catania. Nonostante l’ideatore sia stato l’irriverente presentatore, la conduzione è stata affidata a Paola Maugeri. Il tour da sempre si propone di far conoscere e lanciare per tutto lo stivale il meglio della musica emergente, attualmente prodotta, nel miglior stile MTV.

La cosa ormai rara (purtroppo) che contraddistingue la kermesse rock è l’ingresso gratuito. Permettendo così a tutti coloro che non possono spendere o spendere troppo poco (la stragrande maggioranza) di avere la possibilità di assistere ad esibizioni di diverse band di rilevanza nazionale.

Tra i gruppi emergenti hanno aperto la serata i JULIE’S HAIRCUT band di impronta punk sonorità che si rifanno molto allo stile Verdena, anche se ancor meno maturi artisticamente di questi ultimi. A seguire i MEGANOIDI che oltre ad essere stati i più energici e coinvolgenti, hanno saputo dare quell’ottimo mix di vibrazioni sonore e spettacolo. Con il loro inconfondibile ska con contamizioni rock e punk diversi i pezzi tra vecchi e nuovi: Supereroi, King of ska? , Meganoidi ecc. l’unico solista della serata BUGO è stata l’esibizione meno riuscita, per vari inconvenienti tecnici, ingiustamente ricoperto di fischi. Dallo ska al folk con la BANDABARDO’ di maggior carisma e sicuramente quella che ha prodotto vere e proprie danze. Inevitabile ovviamente quando di folk si tratta e soprattutto di una certa esperienza producendo musica dal 1993. Degno di nota il fattore musicale anche il fattore ideologico di questa formazione che si pone l’obiettivo di rigenerare e diffondere lo stile “fricchettone”. Il loro manifesto politico: “Siamo per la rivalutazione dei rapporti umani, dei miscugli razziali e umani. Lottiamo per un mondo a misura di donna e bambino e per vedere un giorno trionfare allegria e gentilezza”. Trascinanti pezzi come: estate paziente, W Fernadez, Les plus belles filles, Manifesto, Pedro. La formazione genovese dei BLINDOSBARRA è stata la più completa e matura, che però nonostante i dieci anni di carriera non riesce ancora ad imporsi al grande pubblico. Tra gli altri hanno suonato: Sono io il cattivo, Il migliore dei mondi possibili, Fuori rotta.

A chiudere la serata i PUNKREAS il miglior punk che c’è attualmente in Italia. Hanno sottolineato con il loro sound un po’ l’aria che si respirava dentro e fuori il palazzettto pieno, voglia di ballare e ascoltare buona musica anarchicamente ordinati. Ultimo “pogo” quindi al ritmo di: Anarchia, Ultima notte, Voglio armarmi, Sosta, Tolleranza zero chiudendo così la prima tappa del Brand New Tour che proseguirà in tutta Italia.

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Grammichele: Va in scena la storia

rievocazione storico-artistica della strage di S. Rocco 16 agosto 1905

di Cesare Piccitto

Grammichele - Il comune di Grammichele insieme all’associazione culturale “ La casa di Iside”, hanno allestito e presentato due giorni dedicati alla memoria. Sabato e Domenica nel set naturale di piazza Carafa (scenario reale di tale avvenimento) la rievocazione storico artistica degli eventi di lotta e ribellione scatenati dall’estrema miseria e dalle condizioni drammatiche in cui vivevano i contadini che portarono alla strage dell’agosto 1905. Molto bello e emozionante, il lavoro che ha visto la partecipazioni di molti attori di Granmichele oltre alla professionale regia di Giusi Campione.

L’opera teatrale divisa in due tempi, attraverso la narrazione della quotidianità e delle tante e piccole storie in un paese Siciliano del primo ‘900, è riuscito a dare al pubblico un fedele spaccato dell’epoca. Curando contesto e particolari, ad esempio spiegando cosa fosse in gergo contadino l’usanza-contratto delle “cinque munnie” evidenziando l’analfabetismo diffuso e la miseria profonda in cui la gente viveva oltre alla grande voglia di riscatto da una situazione apparentemente senza uscita. Quindi un crescente malessere diffuso, che porterà nell’ultima e fondamentale parte della rappresentazione alla strage di S. Rocco, data importante non solo religiosamente ma anche perché lo stesso giorno si inaugurava la camera del lavoro e un corteo di braccianti sfilava con la nuova bandiera, speranzosi che tale istituzione avrebbe se non risolto sicuramente alleviato i loro problemi. Sostanzialmente come riportano i verbali dell’epoca è stato un corteo degenerato in rivolta repressa nel sangue, come diverse altre all’epoca in tutta la Sicilia (Giarratana 1902, Palagonia 1904, leghe contadine del ragusano 1910). Inchieste giornalistiche dell’epoca, parlarono dell’allora funzionario di pubblica sicurezza Basilicò che avrebbe espresso in dialoghi informali in previsione del corteo dei braccianti granmichelesi, la volontà di volergli infliggere “un indimenticabile lezione”.

Le varie proteste-malumori (ovunque in Sicilia) erano indirizzate alla borghesia e al potere politico locale, praticamente le due cose coincidevano. La borghesia che comandava politica e economia infliggeva oltre alle disumane condizioni di vita nei campi anche il massimo delle tasse previste dalle leggi nazionali. La rievocazione è servita a far conoscere una pagina forse minore della storia, che però non può e non deve essere dimenticata. Manifestazioni di questo tipo servono a ridare dignità e a far conoscere tutte quelle persone “comuni” che hanno dato la vita, per difendere e creare dei diritti oggi patrimonio di tutti. Mai più nell’oblio. Mi piacerebbe poter scrivere il nome di ognuno di essi ma purtroppo non li conosco. So solo che morirono 14 persone il 16 agosto 1905, con l’unica colpa di aver lottato per ciò che gli spettava di diritto.

1 ottobre 2002

Un amico poeta

intervista a Giuseppe Ximenes

di Cesare Piccitto

Giuseppe Ximenes nasce a Catania nel 1959. Dopo la maturità intensifica il suo impegno letterario. Affronta molteplici tematiche nelle sua poetica, caratterizzata principalmente da una precisa e evoluta produzione da cui è scaturita la raccolta inedita dal titolo: ” Il volto del presente ”.

Ximenes vive da sempre a Palagonia in provincia di Catania. Ultimamente il periodico “Sotto il vulcano” gli ha dedicato uno spazio della sezione cultura.

Da diversi anni conosco Pippo ma non avevo mai saputo della sua dedizione e passione per la poesia. Da questo mio personale stupore nasce questo breve e essenziale articolo-intervista. Il tutto si è svolto qualche sera fa nella sua terrazza davanti un buon bicchiere di vino.

-Come e quando è nata la voglia dentro di te di far poesia?
In età adolescenziale, quando praticamente si comincia a conoscere e ad aver paura del mondo, quando si percepiscono fino in fondo le delusioni e le gioie. Da un misto di paura e coraggio di vivere che nascono le mie prime poesie.


-Speravi di ottenere risultati da questa tua produzione? Se si ne hai ottenuti?
Veramente ho cominciato a scrivere poesie perché avevo una voglia praticamente naturale di farlo non pensando ad ottenere risultati. Verso i diciotto anni partecipai e vinsi diversi concorsi di limitata rilevanza ottenendo grande soddisfazione personale. Tra le mie diverse poesie, ho concentrato la mia produzione sulla raccolta “il volto del presente”.


-Come ti arriva la cosiddetta “ispirazione”?
Qualcosa che nasce dentro e che cerco, spesso ostinatamente, di tradurre per farlo conoscere agli altri, un bisogno primario di comunicare stati d’animo e sensazioni.


-Come arrivi dall’ispirazione alla poesia completa?
Inizialmente mi concentro su un idea centrale, la materia prima, il tronco della poesia, come un artigiano quindi. Poi con svariati lavori di limatura anche per mesi, viene fuori quasi inaspettata la poesia, mi sento più un artigiano che un poeta insomma.


-Qual è il linguaggio che usi, ti ispiri a qualcuno in particolare?
Cerco di trovare un linguaggio mio. I modelli sono tutti e nessuno riferendomi a tutti i poeti italiani. Cerco di rendere letterario il linguaggio comune. Perché penso che questo sia un modo attraverso cui è possibile produrre arte e non artificio.


-Quali sono le tematiche ricorrenti nelle tue poesie?
Le poesie della mia raccolta principale contengono una certa continuità stilistica. Le tematiche sono di tipo paesaggistico, vi sono anche dei sguardi sensibili rivolti per lo più verso il sociale evidenziando anche il forte degrado che caratterizza i quartieri popolari.


-Ultima cosa che ti chiedo è quale tecnica usi nella tua scrittura?
Maggiormente l’endecasillabo, perché lo considero il più elegante tecnicamente parlando, della poesia italiana in genere. Non disdegno anche di usare rime, giochi e assonanze con le parole.

Versi tratti dalla poesia “ Figli fragili ”

I ragazzi che girano la notte
per quel dedalo di viuzze povere…

Fra le gelide gambe sconosciute
di nere dee misere e perdute.

(inserito nel Web 01/10/2002)

L'emozione di ricordare Genova

di Cesare Piccitto

Assemblea pubblica organizzata dalla CGIL (Catania): “Globalizzazione, diritto allo studio, diritto al lavoro.”

Presiede: Pietro Milazzo (del Direttivo CGIL Sicilia)
Relazione: Francesco Battiato (segretario generale Camera del lavoro)
Intervengono: -Antonio Pioletti (preside della facoltà di lingue Università di Catania) -Giuliano Giuliani -Anna Bucca (Catania Social Forum)

CATANIA - Si è svolta in un clima sereno e propositivo l’assemblea pubblica venerdì 27 settembre 2002, organizzata dalla CGIL di Catania anche se la retorica non è mancata. Apertura di rito di Pietro Milazzo seguito dall’intervento di Francesco Battiato. Entrambi si sono soffermati sulle tematiche della serata, sulla politica governativa, e quale invece le risposte-proposte del sindacato, e dei vari movimenti che si riconoscono in esso.

A seguire gli altri interventi:
Antonio Pioletti indirizza il proprio intervento verso una pura è semplice analisi politica della nuova sinistra che in qualche modo cerca di farsi avanti, e che deve poggiare su gli antichi e quanto mai attuali ideali. Non trascurando i temi della serata, Pioletti ha parlato della valorizzazione dell’antifascismo, l’opposizione al revisionismo storico puramente destroide, alle fregature che nasconde il nuovo mercato del lavoro (agenzie interinali, corsi di formazione non retribuiti ecc…) alla politica del togliere i diritti che il governo nazionale lentamente sta attuando. Critica anche alla riforma Moratti.

Otello Urso del “Collettivo Kiostro” facoltà lettere e filosofia. Ripresa la polemica sulla riforma della scuola, critica anche la riforma regionale su “ i buoni scuola ” che praticamente renderebbe eccezionale la gratuità e non il contrario come prevede invece la costituzione della nostra repubblica, quindi incostituzionale, oltre all’appoggio pieno del proprio collettivo alla linea che la CGIL ha avuto il coraggio di intraprendere e portare avanti. Alla fine si è soffermato sull’imminente guerra all’Iraq e sull’assurdità di un nuovo conflitto armato.

Quello di Anna Bucca è stato l’intervento più bello e seguito. Anna si è soffermata sulle stesse tematiche, non con le convinzione di chi appartiene a un sindacato o un partito, ma di chi appartiene al Social Forum e che ha una apertura intellettuale maggiore. Quindi l’area dei cosiddetti NO GLOBAl, più precisamente “il movimento dei movimenti” che non sono e non vogliono essere allo stato attuale inquadrati. Inevitabile, parlando di un logica nuova della globalizzazione, il riferimento al G8 di Genova e ai tavoli di discussioni e confronto che si aprirono all’epoca. La voce si fa più fioca, un brivido di commozione pervade lei e chi la ascolta. Parla, si sforza a parlare, di un G8 che sicuramente è diventato storia e che in qualche modo ha modificato l’aspetto di un movimento che è pacifico e propositivo. Ricorda quando a Genova si è appresa la notizia della morte di Giuliani e il cambiamento di clima che la contestazione subì. Tale clima che non permise più di discutere serenamente come invece si è fatto a Porto Allegre.

Giuliano Giuliani si è soffermato sul G8 che lo ha visto suo malgrado protagonista. Rivendicando un diritto importante quanto gli altri, il diritto alla giustizia. Si chiede ad alta voce: ”che ci facevano i nipotini politici di Salò e di Mussolini nelle caserme insieme a chi dirigeva e eseguiva le operazioni delle forza dell’ordine?”. Incalza Giuliani: “ chi erano i BLACK BLOCK? ” Erano distruttori autentici ma c’erano anche, secondo il suo e molti altri pareri, agenti infiltrati che con tale comportamento avrebbero creato l’alibi per pestare chiunque. Poi si perde in discussioni belle ma inutili la fame nel mondo, acqua della vaschetta del cesso e cose simili, oltre a belle e lapidarie citazioni.

Questi e molti altri i discorsi retorici e poco stimolanti che tutti gli intervenuti hanno fatto. Avrei preferito si parlasse di cose vicine alla realtà in cui vivo e viviamo. Della disperazione dei disoccupati siciliani, dell’impossibilità da parte di chi non è borghese di frequentare l’università. Del modo di lavorare nelle campagne che praticamente è rimasto uguale dal dopoguerra a oggi. Di tutte quelle persone che sono tagliate fuori da internet e altre tecnologie che allo stato attuale sono il mezzo che veicolano la maggior parte della cultura e delle informazioni. Della distanza abissale che c’è dal sindacato alle istanze e bisogni della classe operaia. Queste persone fanno parte o no della globalizzazione? Il tutto si è ridotto invece a delle “avance” velate al movimento NO GLOBAL da parte della CGIL attraverso anche quella che mi è parsa una squallida strumentalizzazione di Giuliano Giuliani. Il corteggiamento è palesemente inutile poiché sono due cose che viaggiano a velocità completamente diverse. Il sindacato è vecchio è lento, il NO GLOBAL è un movimento giovane forse bambino, che corre e si evolve in maniera incontrollata e incontrollabile. Penso che un sindacato serio e popolare come CGIL dovrebbe occuparsi più delle tematiche del lavoro e della formazione, e meno di corteggiare possibili alleati per le elezioni politiche.

Dopo l’ultimo intervento la pioggia fa scappare gli spettatori ma alcune decine di ragazzi intonano BELLA CIAO. Finita la pioggia la serata viene allietata dalla musica tribale di una formazione senegalese e dalla band “I beati paoli”.

“To En” emergente band siciliana

intervista a Rocco Minore, voce solista della band siciliana

di Cesare Piccitto

I TO EN nascono nel 1992 con i seguenti componenti:
Voce e chitarra: Rocco Minore
Chitarre: Livio Rinaldi
Basso: Michele Gulizia
Batteria: Giovanni Amato
Violino: Vincenzo Di Silvestro

Il termine TO EN è greco, ripreso dalla filosofia di Plotino dove è inteso come l’inizio di ogni cosa. Propongono un melange di sonorità vintage contaminate da nuovi propositi rock e pop d’oltremanica riuscendo a creare un interessante contesto elettropop. Stupisce all’ascolto la creatività e l’utilizzo di suoni e atmosfere a volte lounge a volte stone’s a volte spudoratamente seventie’s dal gusto veramente attuale.
In breve le tappe fondamentali che hanno attraversato in dieci anni di carriera musicale. Molti concerti live oltre alla partecipazione a svariati concorsi musicali, regionali e nazionali ottenendo il primo posto o un ottimo piazzamento.

1993 MEGA MAGAZINE ROCK Caltagirone
1995 FESTA DELLA MUSICA Scordia
1996 24 ORE ARTE Vittoria
2000 1 classificati “MAGMA” Misterbianco
SONICA 2000 Misterbianco
Live set COMISO Comiso
2001 ROCK TARGATO ITALIA selezione TAXI DRIVER Catania
Live set a MILITELLO V.C. Militello V.C.
SOL MUSIC Palermo
LAVICA ROCK Viagrande
2002 SANREMO ROCK semifinali nazionali Sanremo

In occasione dell’ultimo concerto tenuto a Palagonia, intervista al cantante Rocco.

Come nasce l’avventura To En?
Rocco: Intorno al 1990 io e miei amici avevamo intenzione di creare una “FANZINA” (fumetto autoprodotto), oltre a una voglia incontenibile di esprimersi in un mezzo che potesse veicolare contenuti creativi. Il progetto fallì. Dal fumetto passammo a far musica senza una ragione precisa. Ci accorgemmo che la musica era uno strumento creativo e espressivo molto più flessibile e efficace. Prima una accostamento timido, dopo la musica si è impossessata della nostra anima e non riuscimmo più a farne a meno.

In dieci anni di carriera come si è evoluta la vostra musica?
Rocco: all’inizio e tuttora, ascoltiamo musica completamente diversa. Dal bandistico al trash-metal quindi dalla jam session dei nostri singoli bagagli musicali nasce il nostro personale sound. Consapevoli della difficoltà di creare musica originale, cerchiamo continuamente di farlo. Lo sperimentalismo puro e l’altro ingrediente che da sempre contraddistingue i nostri pezzi. Un sound schizofrenico ma armonico allo stesso tempo. In una stessa canzone vi sono repentini e improvvisi cambiamenti di ritmo che spiazzano e stimolano l’ascoltatore. Curando oltre le sonorità anche i testi con una certa ricercatezza di linguaggio.

Quale è stato il punto più alto della vostra carriera fino a ora?
Rocco: beh! Un po’ tutta la carriera. Per me. Nel senso che anche se si suona in piccoli centri o in gare minori, il bello è il contatto col pubblico quando sai di poter dare e ricevere emozioni. Se parliamo a livello di prestigio sicuramente semifinali nazionali “Sanremo Rock 2002”, selezioni “Destinazione Sanremo” e “Accademia di Sanremo 2001”.

Avete inciso CD o altro?
Rocco: Sì! Nostre canzoni sono all’interno di CD di Sonica 2000. Oltre ad altre tracce in formato mp3 nel web. Diversi CD-demo. Da poco abbiamo ultimato la lavorazione di un nostro ultimo Cd autoprodotto.

Progetti per il futuro?
Rocco: Stiamo lavorando al nostro repertorio, oltre a creare nuovi pezzi in previsione di nuovi concerti in giro per l’Italia.


8 settembre 2002

Manifestazione antimafia: “Stare insieme per non dimenticare”

Palagonia, ragazzi e musica contro la mafia

di Cesare Piccitto

Palagonia - Con questa frase un po’ titolo un po’ tema della serata, si è aperta e svolta l’otto settembre 2002 a Palagonia, la terza edizione della manifestazione culturale antimafia, in ricordo di tutte le vittime di mafia. Si sono esibiti in un concerto “unplugged” diversi ragazzi e band del paese, altri giovani hanno letto poesie proprie, di Peppino Impastato, brani del libro di Giovanni Falcone dal titolo “Cose di cosa nostra”.


L’iniziativa è organizzata annualmente da un comitato spontaneo di ragazzi, volontariamente autogestita e autofinanziata, pochi i mezzi ma tanta e poco gestibile la voglia di fare.

Novità di quest’anno il materiale gratuitamente distribuito, periodici, volantini, e libri, forniti da LIBERA (associazione che da sempre si occupa di mafia) di Palermo, l’ARCI di Scordia e il Social Forum di Catania. Il materiale rimasto è stato donato all’I.T.C. di Palagonia. Altra iniziativa aggiunta è la volontà, oltre al muoversi in tal senso, da parte del comitato organizzatore di intestare una via di Palagonia o una scuola alla memoria delle più eccellenti e recenti vittime di mafia “Falcone e Borsellino”.

La serata ha avuto una discreta affluenza di pubblico, soprattutto rispetto agli anni precedenti e se si pensa che l’antimafia ovunque perde consenso di pubblico (vedi manifestazioni con lo stesso intento a Capaci, Palermo, Cinisi ecc.) è da ritenersi un ottimo risultato. I “Big” della serata l’anno scorso sono stati gli “ARCHINUE” (premio della critica Sanremo 2002) quest’anno altrettanto bravi ma ancora poco famosi i TO-EN che oltre ad allietare il pubblico con un particolare sound, hanno chiuso l’intera manifestazione.

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25 agosto 2002

Palagonia cambia volto

di Cesare Piccitto

Palagonia - Dopo un anno di lavori è stata riconsegnata alla viabilità palagonese il primo tratto (meno di mezzo kilometro) della Via Palermo strada di maggior importanza sia economica che viaria del paese. Ovviamente quando si fanno delle opere di rinnovo al volto urbano di una comunità è sempre piacevole vederle finite e funzionali.

Se però l’opera in questione ha portato meno vantaggi rispetto al costo e alla reale funzionalità, non so fino a che punto c’è da esserne contenti… Intanto la durata di un anno dei lavori ha portato diversi disagi, per le attività commerciali che hanno visto fortemente diminuire le entrate giornaliere, ma anche per i cittadini anziani e soprattutto invalidi che hanno duplicato le difficoltà per uscire da casa.

Era davvero necessaria questa durata? È dipeso forse dal fatto che gli operai impiegati erano pochi (due al massimo quattro) con evidente carenza di materiale tecnico. Secondariamente sono state create nel tratto in discussione due gigantesche rotonde che, data la grandezza, non snelliscono il traffico anzi creano degli ingorghi al passaggio di mezzi pesanti che in una via importante come questa sono all’ordine del giorno. Con questo ennesimo rifacimento si sono cancellate le opere precedenti che avevano lo stesso identico scopo ma mai utilizzate. Mi riferisco ai diversi semafori impiantati molti anni fa e alle postazioni dei vigili urbani, ultimamente asportate per far spazio alla nuova e sembra definitiva sistemazione.

Per l’aspetto economico, evitando discorsi strumentali sul costo elevato dell’appalto, resta il fatto che tale somma in quanto alta poteva essere utilizzata per diverse altre cose di prioritaria importanza e soprattutto urgenti. Il costo totale iniziale era circa di € 400.000 (800.000.000 di lire), successivamente con delibera della giunta comunale del 27/07/2002 aumentato a circa € 600.000 (1200.000.000 di lire).

L’ammontare mi sembra un po’ eccessivo ma ammetto di non avere le competenze tecniche per poter dire che un miliardo e duecento milioni di vecchie lire siano troppi per:
n 2 rotonde
n 1 spartitraffico
n 16 pali luce
n 11 panchine
rifacimento e allargamento del manto stradale diverse piante per aiuole centrali e laterali più relativo impianto di irrigazione.

Parte di questa somma poteva essere utilizzata per ristrutturare la scuola elementare (p.zza Dante) che praticamente perde cocci addosso agli studenti, stessa sorte l’edificio che ospita l’ufficio tecnico. Stanziare soldi nel bilancio per le case famiglie, non lasciarle a casse vuote con rischio chiusura come invece è avvenuto. Parte di tale somma per l’estate palagonese o altre attività culturali che praticamente non ci sono state quest’anno tranne per sparuti avvenimenti direttamente sovvenzionati dalla provincia.

Si poteva ancora rifare l’asfalto ad alcune strade praticamente impercorribili (buche profonde e enormi) soprattutto nel quartiere popolare. Sembra un po’ inutile rifare una piccola parte del paese quando tutt’intorno viene abbandonato o non curato… Sicuramente l’unico effetto certo è che il rifacimento ha ottenuto, dato l’enormità del cambiamento, è visibilità ad un’amministrazione un po’ distratta ultimamente, che vuol cercare di rifarsi dei molti consensi perduti in previsione delle non più lontane prossime elezioni.

15 agosto 2002

"La mafia uccide, il silenzio pure"

La biografia di Peppino Impastato - II edizione -

di Cesare Piccitto

Titolo: “Nel cuore dei coralli. Peppino Impastato una vita contro la mafia.” (II Edizione)
Autore: Salvo Vitale
C. E.: Rubbettino
Prezzo: € 15.50

Il libro venne scritto più di vent’anni fa ma pubblicato solo nel 1996 per la prima volta, adesso 2002 la seconda edizione con l’aggiunta dei resoconti dei processi che vedono imputati e condannati “alcuni” dei mandanti e esecutori del delitto Impastato. Ormai quasi tutti conoscono la storia di Peppino, giovane siciliano, che ha dedicato l’intera è purtroppo breve vita, alla lotta contro la mafia. Salvo Vitale è il naturale biografo di Impastato, dato che è stato tra gli amici più stretti e da più tempo del militante comunista.

Il libro oltre a raccontarne la vita la politica e le amicizie di Peppino, si sofferma su un gruppo di amici che avevano una gran voglia di cambiare una società completamente impregnata di mafia quale era Cinisi, ma anche tutta la Sicilia specialmente negli anni 60-70. Quindi le varie tappe: “PCI”,“Collettivo musica e cultura”, “lotta continua” Democrazia Proletaria” cambia il nome ma il nucleo di venti trenta giovani e sempre lo stesso con iniziative varie cerca di diffondere idee alternative al sentire comune. Tappa ultima e fondamentale sia per Impastato che per il gruppo sarà “Radio Aut” poiché questa originerà discussioni e fratture l’interno, segnandone anche la fine politica e umana del maggior utilizzatore.

Queste le grandi linee seguite dal narratore che aggiunge al tutto, delle lucide quanto non retoriche analisi, sul tessuto mafioso e soprattutto sociale della società siciliana. L’aggiunta fondamentale in questa seconda edizione è tutta l’ultima parte dedicata hai processi contro i mandanti dell’omicidio Peppino uno su tutti Gaetano Badalamenti Boss di Cinisi al tempo dei fatti tra i più potenti della mafia, e i vari depistaggi e messe in scena che volevano far credere ad un suicidio (di uno sconfitto comunista) e non l’uccisione dell’ennesima vittima di mafia.

Evidenziata la volontà di annientare oltre l’uomo anche la memoria delle sue denuncie (attraverso Radio Aut) e varie battaglie contro la mafia. Unico e più potente tra i mandanti del delitto di Impastato, e che nessun tribunale potrà mai condannare sono i molti troppi siciliani… i cittadini che come si dice: “si fanu i so kifari” per la serie “iu nun ma ‘ndricu”. Sono quelli che ancora dopo decine di anni a Cinisi (come nel resto della Sicilia) in occasione di commemorazione in ricordo delle troppe vittime di mafia restano a guardare ben nascosti dietro persiane… o inpenetrabili tendaggi di casa propria… come dicevano gli striscioni in ricordo di Peppino: ”LA MAFIA UCCIDE IL SILENZIO PURE”.

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14 luglio 2002

Gli "Almamegretta" alle Ciminiere

di Cesare Piccitto

(Testo e foto di cesare piccitto) Voce: Raiss
Batteria: GennaroT.
Chitarra: Giovanni
Tastiera: Paolo
Basso: Tonino

Catania - All’interno della rassegna “Ciminiere sotto le stelle”, si è svolto domenica sette luglio il concerto degli: “Almamegretta” formazione napoletana con forti contaminazioni folk e reggae. Apertura con solo campionature e assolo di chitarra. Dopo l’entrata di Raiss leader naturale della band e inevitabilmente anche della serata. Il loro sound si è evoluto verso sonorità ancora più etniche e reggae mescolate perfettamente con suoni elettronici. Presi per mano da una voce ora dolce ora rabbiosa, si è trasportati verso ritmi e atmosfere che solo ottime band riescono a ricreare.

Ovviamente molto spazio alle ultime canzoni, ma non sono mancate le indimenticabili: Gramigna, Fatmah, Black athena, Nun te scurda’ ecc. Nessuno riesce più a star fermo al posto seduto assegnatogli sulle comode gradinate. Tutti si riversano sotto il palco, dove era negato avvicinarsi, scatenandosi non nel solito “pogo” ma in una sorta di danza indiana sotto le stelle, una danza liberatoria. Accompagnati dalla voce che a tratti imita Marley e i straordinari ritmi si dimentica di essere sotto il cielo catanese, ma sembra di essere in piena Africa o Giamaica, tanta è l’atmosfera che alcuni danzeranno a piedi nudi.

Dopo quasi due ore di questa tribale atmosfera testi impegnati e cori degli spettatori, il Raiss si congeda dal pubblico con personalissimi inchini. Nessuna parola rivolta al pubblico, non era necessaria, la musica ha veicolato perfettamente la voglia del pubblico di assorbire vibrazioni e il desiderio della band di diffonderne in quantità industriali.

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Palagonia: Il palio infinito…

di Cesare Piccitto

Nel paese di Palagonia, da cinque anni a questa parte, tutti gli anni si svolge il gran premio ippico di S. Febronia. In onore della santa patrona ogni anno (come già in altri paesi Avola, Rosolini, Noto, Floridia, Acate, Niscemi) si svolge la corsa dei cavalli nella via principale del paese della durata di tre giorni. Routine nelle manifestazioni di questo tipo: nessun controllo veterinario, presunta somministrazione di “bombe”, il doping dei cavalli!

Nessun controllo effettivo delle forze dell’ordine sullo svolgimento della gara, presunte scommesse clandestine e conseguente infiltrazione della criminalità organizzata. I cavalli corrono sull’asfalto provocandosi gravi lesioni alle caviglie, oltre a essere sottoposti ad altre torture per farli andare più veloci. Ci sono diversi reati che si configurano in tutti i pali simili che si svolgono in Sicilia, alcuni da cinquant’anni, stranamente però nessun magistrato o prefetto a intenzione di fermarli o riesce a farlo. Un timido tentativo c’è stato due anni fa quando un magistrato di Caltagirone ordinò il sequestro immediato del circuito palagonese impedendo il completo svolgimento del palio iniziato giorni prima. La segnalazione della LAV di Catania, che aveva dato l’imput al provvedimento, faceva presente anche altre realtà, ovviamente evidenziando in tutte il maltrattamento animale.

Negli anni successivi nessun altro prefetto o autorità preposta ha preso provvedimenti simili per impedire o vietare le corse dei cavalli, quindi tutto come e più di prima. Si legge in un comunicato LAV 2001 : “la gravità raggiunta da tale situazione deve far riflettere tutti ma in particolar modo gli organi preposti al rispetto della legalità nel nostro territorio, in primo luogo il Prefetto. Si chiede da tempo che tali reati siano perseguiti con severità e sia loro applicato oltre l’art.727 del Codice Penale contro maltrattamento di animali, il reato di associazione a delinquere avendo lo stesso tutti i requisiti previsti per l’applicazione di tale norma. Si chiede, inoltre, alla magistratura la confisca degli animali utilizzati per le corse così come prevede l’art.727 del C.P.”.
Il giro d’affari della zoomafia, secondo l’osservatorio nazionale zoomafia “Rapporto Zoomafia 2001” della LAV, si aggirerebbe intorno ai 5000 miliardi di lire l’anno: solo per l’aspetto corse clandestine e truffe nell’ippica l’ammontare supererebbe i 2000 miliardi di lire.

A parte i dati, l’amministrazione palagonese per far tacere questi "rompipalle" degli animalisti, e tenersi cara la visibilità-voti che la gara ippica porta, ha avuto la splendida idea di cospargere il percorso di terra... Nonostante l’espediente è poco utile, lo è ancor meno se la terra è posta non per tutto il percorso ma per due soli metri successivi le gabbie di partenza, e per di più in una strada in salita. Da notare ancora, che la gara si svolge nella principale strada cittadina che era l’unica in perfette condizioni di percorribilità. Infatti oltre a creare il caos nella viabilità nei giorni dello svolgimento, i disagi perdurano nel tempo dato che la strada è stata danneggiata in modo permanente.

Lungo i due lati sono stati creati tanti fori premurosamente foderati con ferro che servono a inserire le grate di ferro in occasione del palio. Dato il disaggio (pneumatici danneggiati, difficoltà per i pedoni più anziani e bambini, causa d’incidenti, restringimento delle carreggiate, ecc.) che dura per i cittadini sempre, non limitandosi alla durata della tre giorni ippica, il palio sembra che sia iniziato ma mai finito. Appunto un palio infinito.

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24 giugno 2002

“L’ora di religione”

di Cesare Piccitto

Regia: Marco Bellocchio
Cast: Sergio Castellitto, Jacqueline Lustig, Chiara Conti, Gigio Alberti, Piera degli Esposti.
Genere: drammatico
Nazione: Italia
Anno: 2002
Durata: 1h e 42’


Il film narra la storia di un artista ateo, Ernesto (Sergio Castelletto), entrato in crisi non appena saputa la notizia della possibile canonizzazione della madre morta anni prima. Da questo momento principale, poiché il resto è secondario ma non meno importante, si snoda la trama. Un ritratto intimista di un uomo che ha fatto del non credere e dell’idealismo i cardini della propria vita. Tale ateismo lo ha portato a non aver battezzato il figlio e a non fargli frequentare l’ora di religione a scuola. Un uomo di tale personalità inevitabilmente sprofonda e attraversa una crisi mistica, incontrando personaggi alquanto strani. Il motivo della presunta santità (su cui nessuno realmente crede) sono la conduzione retta e praticante dell’esistenza terrena, l’essere morta uccisa da uno dei figli, da sempre malato psichico, mentre cercava di farlo smettere di bestemmiare e un presunto miracolato.

“Uno contro tutti” potrebbe riassumersi il film, l’artista ateo coerente da una parte che considerava la madre stupida (non avendo provveduto a curare adeguatamente il fratello) non meritevole di santità, e il resto dei parenti che ipocritamente vuole a qualsiasi costo, anche di mentire, la santa in famiglia per riavere l’onorabilità perduta a causa dell’orrendo delitto, e cercare di rimediare con celebrità e proventi a enormi fallimenti personali. Determinante sarà la dichiarazione dell’assassino che dovrà sostenere che la vittima poco prima di spirare lo abbia perdonato. Tale ammissione oltre a essere la scena centrale del film sarà anche la più drammatica e intensa. Premesso che il psicolabile non parla dal tempo del matricidio, e impresa ancor più ardua pretenderne una simile dichiarazione. Alla fine cederà per la pressione dei familiari, escluso Ernesto, che pretendono non una confessione vera ma utile. Immediatamente dopo bestemmie urlate a squarcia gola quasi fossero una forma di liberazione dal rimorso, di aver ucciso l’unica persona che lo aveva amato veramente, che si portava dentro inespresso.

Il regista coglie perfettamente il disagio di un ateo circondato da parenti e istituzioni veramente o falsamente cattoliche, che osservano con sguardo schifato e superiore chi non la pensa come loro. Bellocchio ricrea, stati d’animo, con scene rallentate quasi irreali e sottofondi di cori religiosi, atmosfere decisamente Felliniane. C’è, secondo me, anche una chiara critica alla società moderna, che mercifica qualsiasi cosa purchè fonte di guadagni anche se falsa e abilmente pubblicizzata; ricostruzione del martirio, biografie, gigantografia, sito internet ecc. Il regista rimane fedele a se stesso, non piegandosi a regole di mercato, continua a fare il tipo di cinema in cui ha sempre creduto. Pur non essendo più il regista del primo film “I pugni in tasca” (1965) rimane il cineasta della rivolta, proseguendo nella battaglia contro le “istituzioni” (famiglia, chiesa, scuola…).

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13 giugno 2002

I Sogni di Kurosawa

di Cesare Piccitto

Titolo: “ Sogni ”
Regia: Akira Kurosawa
Anno: 1990 (Giappone)
Durata: min.120

Il film è diviso in otto capitoli-sogni, dove il protagonista ora adulto ora bambino vive al limite e oltre la realtà. Ottima la scelta della divisioni in capitoli, poiché imprime e aumenta la comprensione dei messaggi che il regista vuol trasmettere. Risalta lo stupendo uso e invenzione delle scenografie oltre che a sublimi scene oniriche.

Inevitabile restare impressionati dalla vivacità dei colori, e dal capitolo “Corvi” ambientato all’interno dei quadri di Van Gogh, protagonista dell’episodio. Guardando si dimentica di assistere ad un film sembra di osservare un bellissimo quadro (come armonia e vivacità dei colori) in accattivante movimento.

Oltre alla cura per la forma, il regista costruisce bene anche la sostanza del film affrontando con curati dialoghi tematiche etico-sociali da sempre attuali e importanti. Metaforicamente e non, nel capitolo “Pescheto” si riconosce un chiaro riferimento all’ecologia; nel capitolo “ Tunnel ” all’antimilitarismo; nel capitolo “ Fujiama in rosso” all’antinuclearismo ecc… Alcuni temi del film sono abilmente contornati da simbolismo, nel capitolo “Tunnel” il cane rabbioso e il colore azzurro dei visi e mani dei soldati caduti.

Kurosawa dimostra di sapersi confrontare perfettamente, con tematiche “occidentali” dal punto di vista di un orientale orgoglioso delle proprie origini. Il regista utilizza il sogno che è un insieme confuso e preciso di percezioni emerse dalla parte buona e sincera, dell’animo umano, e non dalla parte cattiva e ipocrita che è la realtà.

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13 maggio 2002

Tuffo nel passato

di Cesare Piccitto

Titolo: "Lettera a mio figlio sul senssantotto" Autore: Mario Capanna
Casa Editrice: Rizzoli
Anno: 1998
Pagine: 166


L'ultimo libro che ho letto è stato: "Lettera a mio figlio sul sessantotto". Di questo libro ne ho sentito parlare circa quattro anni fa, al momento della sua uscita. Il testo mi colpì molto, poiché m' interessava tutto quello che trattava di quegli anni, soprattutto senza la solita retorica tipica di altre pubblicazioni dello stesso genere. Avendo letto diversi testi cercavo un approccio differente su un delimitato periodo ormai storico. Dopo averlo letto tutto di un fiato posso affermare di aver trovato ciò che cercavo. L'autore (uno dei leader del sessantotto) racconta e trasmette la parte romantica di quei formidabili anni. Infatti non si limita, come la maggior parte di coloro che si confrontano col passato, a puri sguardi nostalgici o bilanci più o meno positivi.

Quest'aspetto fondamentale lo si ricava dall'impostazione epistolare del libro e dall'autore che narrando si rivolge al proprio figlio. Capanna rievoca gli episodi più importanti di tale periodo contestualizzandoli con ciò che accadeva nel mondo. Descrive passioni e desideri che attraversarono buona parte di quella generazione.

Vi è un parallelo tra visione oggettiva dei fatti ed episodi personali in un crescendo che appassiona il lettore. Straordinaria conoscenza del periodo storico, grande consapevolezza di aver vissuto degli eventi importanti che avrebbero, se non modificato, sicuramente segnato la storia del mondo. Emerge la volontà di raccontare e lasciare ai propri lettori, uno spaccato di quegli anni visti non con gli occhi della ragione ma con quelli dell'anima. In ultimo l'incoraggiamento al figlio, nel quale identifica tutta una generazione, a lottare contro le ingiustizie senza l'arroganza di chi è più anziano e saggio, ma con l'affetto di un padre mai rassegnato a un figlio apparentemente smarrito.

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20 gennaio 2002

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15 gennaio 2002

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9 gennaio 2002

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