1 ottobre 2002

Un amico poeta

intervista a Giuseppe Ximenes

di Cesare Piccitto

Giuseppe Ximenes nasce a Catania nel 1959. Dopo la maturità intensifica il suo impegno letterario. Affronta molteplici tematiche nelle sua poetica, caratterizzata principalmente da una precisa e evoluta produzione da cui è scaturita la raccolta inedita dal titolo: ” Il volto del presente ”.

Ximenes vive da sempre a Palagonia in provincia di Catania. Ultimamente il periodico “Sotto il vulcano” gli ha dedicato uno spazio della sezione cultura.

Da diversi anni conosco Pippo ma non avevo mai saputo della sua dedizione e passione per la poesia. Da questo mio personale stupore nasce questo breve e essenziale articolo-intervista. Il tutto si è svolto qualche sera fa nella sua terrazza davanti un buon bicchiere di vino.

-Come e quando è nata la voglia dentro di te di far poesia?
In età adolescenziale, quando praticamente si comincia a conoscere e ad aver paura del mondo, quando si percepiscono fino in fondo le delusioni e le gioie. Da un misto di paura e coraggio di vivere che nascono le mie prime poesie.


-Speravi di ottenere risultati da questa tua produzione? Se si ne hai ottenuti?
Veramente ho cominciato a scrivere poesie perché avevo una voglia praticamente naturale di farlo non pensando ad ottenere risultati. Verso i diciotto anni partecipai e vinsi diversi concorsi di limitata rilevanza ottenendo grande soddisfazione personale. Tra le mie diverse poesie, ho concentrato la mia produzione sulla raccolta “il volto del presente”.


-Come ti arriva la cosiddetta “ispirazione”?
Qualcosa che nasce dentro e che cerco, spesso ostinatamente, di tradurre per farlo conoscere agli altri, un bisogno primario di comunicare stati d’animo e sensazioni.


-Come arrivi dall’ispirazione alla poesia completa?
Inizialmente mi concentro su un idea centrale, la materia prima, il tronco della poesia, come un artigiano quindi. Poi con svariati lavori di limatura anche per mesi, viene fuori quasi inaspettata la poesia, mi sento più un artigiano che un poeta insomma.


-Qual è il linguaggio che usi, ti ispiri a qualcuno in particolare?
Cerco di trovare un linguaggio mio. I modelli sono tutti e nessuno riferendomi a tutti i poeti italiani. Cerco di rendere letterario il linguaggio comune. Perché penso che questo sia un modo attraverso cui è possibile produrre arte e non artificio.


-Quali sono le tematiche ricorrenti nelle tue poesie?
Le poesie della mia raccolta principale contengono una certa continuità stilistica. Le tematiche sono di tipo paesaggistico, vi sono anche dei sguardi sensibili rivolti per lo più verso il sociale evidenziando anche il forte degrado che caratterizza i quartieri popolari.


-Ultima cosa che ti chiedo è quale tecnica usi nella tua scrittura?
Maggiormente l’endecasillabo, perché lo considero il più elegante tecnicamente parlando, della poesia italiana in genere. Non disdegno anche di usare rime, giochi e assonanze con le parole.

Versi tratti dalla poesia “ Figli fragili ”

I ragazzi che girano la notte
per quel dedalo di viuzze povere…

Fra le gelide gambe sconosciute
di nere dee misere e perdute.

(inserito nel Web 01/10/2002)

L'emozione di ricordare Genova

di Cesare Piccitto

Assemblea pubblica organizzata dalla CGIL (Catania): “Globalizzazione, diritto allo studio, diritto al lavoro.”

Presiede: Pietro Milazzo (del Direttivo CGIL Sicilia)
Relazione: Francesco Battiato (segretario generale Camera del lavoro)
Intervengono: -Antonio Pioletti (preside della facoltà di lingue Università di Catania) -Giuliano Giuliani -Anna Bucca (Catania Social Forum)

CATANIA - Si è svolta in un clima sereno e propositivo l’assemblea pubblica venerdì 27 settembre 2002, organizzata dalla CGIL di Catania anche se la retorica non è mancata. Apertura di rito di Pietro Milazzo seguito dall’intervento di Francesco Battiato. Entrambi si sono soffermati sulle tematiche della serata, sulla politica governativa, e quale invece le risposte-proposte del sindacato, e dei vari movimenti che si riconoscono in esso.

A seguire gli altri interventi:
Antonio Pioletti indirizza il proprio intervento verso una pura è semplice analisi politica della nuova sinistra che in qualche modo cerca di farsi avanti, e che deve poggiare su gli antichi e quanto mai attuali ideali. Non trascurando i temi della serata, Pioletti ha parlato della valorizzazione dell’antifascismo, l’opposizione al revisionismo storico puramente destroide, alle fregature che nasconde il nuovo mercato del lavoro (agenzie interinali, corsi di formazione non retribuiti ecc…) alla politica del togliere i diritti che il governo nazionale lentamente sta attuando. Critica anche alla riforma Moratti.

Otello Urso del “Collettivo Kiostro” facoltà lettere e filosofia. Ripresa la polemica sulla riforma della scuola, critica anche la riforma regionale su “ i buoni scuola ” che praticamente renderebbe eccezionale la gratuità e non il contrario come prevede invece la costituzione della nostra repubblica, quindi incostituzionale, oltre all’appoggio pieno del proprio collettivo alla linea che la CGIL ha avuto il coraggio di intraprendere e portare avanti. Alla fine si è soffermato sull’imminente guerra all’Iraq e sull’assurdità di un nuovo conflitto armato.

Quello di Anna Bucca è stato l’intervento più bello e seguito. Anna si è soffermata sulle stesse tematiche, non con le convinzione di chi appartiene a un sindacato o un partito, ma di chi appartiene al Social Forum e che ha una apertura intellettuale maggiore. Quindi l’area dei cosiddetti NO GLOBAl, più precisamente “il movimento dei movimenti” che non sono e non vogliono essere allo stato attuale inquadrati. Inevitabile, parlando di un logica nuova della globalizzazione, il riferimento al G8 di Genova e ai tavoli di discussioni e confronto che si aprirono all’epoca. La voce si fa più fioca, un brivido di commozione pervade lei e chi la ascolta. Parla, si sforza a parlare, di un G8 che sicuramente è diventato storia e che in qualche modo ha modificato l’aspetto di un movimento che è pacifico e propositivo. Ricorda quando a Genova si è appresa la notizia della morte di Giuliani e il cambiamento di clima che la contestazione subì. Tale clima che non permise più di discutere serenamente come invece si è fatto a Porto Allegre.

Giuliano Giuliani si è soffermato sul G8 che lo ha visto suo malgrado protagonista. Rivendicando un diritto importante quanto gli altri, il diritto alla giustizia. Si chiede ad alta voce: ”che ci facevano i nipotini politici di Salò e di Mussolini nelle caserme insieme a chi dirigeva e eseguiva le operazioni delle forza dell’ordine?”. Incalza Giuliani: “ chi erano i BLACK BLOCK? ” Erano distruttori autentici ma c’erano anche, secondo il suo e molti altri pareri, agenti infiltrati che con tale comportamento avrebbero creato l’alibi per pestare chiunque. Poi si perde in discussioni belle ma inutili la fame nel mondo, acqua della vaschetta del cesso e cose simili, oltre a belle e lapidarie citazioni.

Questi e molti altri i discorsi retorici e poco stimolanti che tutti gli intervenuti hanno fatto. Avrei preferito si parlasse di cose vicine alla realtà in cui vivo e viviamo. Della disperazione dei disoccupati siciliani, dell’impossibilità da parte di chi non è borghese di frequentare l’università. Del modo di lavorare nelle campagne che praticamente è rimasto uguale dal dopoguerra a oggi. Di tutte quelle persone che sono tagliate fuori da internet e altre tecnologie che allo stato attuale sono il mezzo che veicolano la maggior parte della cultura e delle informazioni. Della distanza abissale che c’è dal sindacato alle istanze e bisogni della classe operaia. Queste persone fanno parte o no della globalizzazione? Il tutto si è ridotto invece a delle “avance” velate al movimento NO GLOBAL da parte della CGIL attraverso anche quella che mi è parsa una squallida strumentalizzazione di Giuliano Giuliani. Il corteggiamento è palesemente inutile poiché sono due cose che viaggiano a velocità completamente diverse. Il sindacato è vecchio è lento, il NO GLOBAL è un movimento giovane forse bambino, che corre e si evolve in maniera incontrollata e incontrollabile. Penso che un sindacato serio e popolare come CGIL dovrebbe occuparsi più delle tematiche del lavoro e della formazione, e meno di corteggiare possibili alleati per le elezioni politiche.

Dopo l’ultimo intervento la pioggia fa scappare gli spettatori ma alcune decine di ragazzi intonano BELLA CIAO. Finita la pioggia la serata viene allietata dalla musica tribale di una formazione senegalese e dalla band “I beati paoli”.

“To En” emergente band siciliana

intervista a Rocco Minore, voce solista della band siciliana

di Cesare Piccitto

I TO EN nascono nel 1992 con i seguenti componenti:
Voce e chitarra: Rocco Minore
Chitarre: Livio Rinaldi
Basso: Michele Gulizia
Batteria: Giovanni Amato
Violino: Vincenzo Di Silvestro

Il termine TO EN è greco, ripreso dalla filosofia di Plotino dove è inteso come l’inizio di ogni cosa. Propongono un melange di sonorità vintage contaminate da nuovi propositi rock e pop d’oltremanica riuscendo a creare un interessante contesto elettropop. Stupisce all’ascolto la creatività e l’utilizzo di suoni e atmosfere a volte lounge a volte stone’s a volte spudoratamente seventie’s dal gusto veramente attuale.
In breve le tappe fondamentali che hanno attraversato in dieci anni di carriera musicale. Molti concerti live oltre alla partecipazione a svariati concorsi musicali, regionali e nazionali ottenendo il primo posto o un ottimo piazzamento.

1993 MEGA MAGAZINE ROCK Caltagirone
1995 FESTA DELLA MUSICA Scordia
1996 24 ORE ARTE Vittoria
2000 1 classificati “MAGMA” Misterbianco
SONICA 2000 Misterbianco
Live set COMISO Comiso
2001 ROCK TARGATO ITALIA selezione TAXI DRIVER Catania
Live set a MILITELLO V.C. Militello V.C.
SOL MUSIC Palermo
LAVICA ROCK Viagrande
2002 SANREMO ROCK semifinali nazionali Sanremo

In occasione dell’ultimo concerto tenuto a Palagonia, intervista al cantante Rocco.

Come nasce l’avventura To En?
Rocco: Intorno al 1990 io e miei amici avevamo intenzione di creare una “FANZINA” (fumetto autoprodotto), oltre a una voglia incontenibile di esprimersi in un mezzo che potesse veicolare contenuti creativi. Il progetto fallì. Dal fumetto passammo a far musica senza una ragione precisa. Ci accorgemmo che la musica era uno strumento creativo e espressivo molto più flessibile e efficace. Prima una accostamento timido, dopo la musica si è impossessata della nostra anima e non riuscimmo più a farne a meno.

In dieci anni di carriera come si è evoluta la vostra musica?
Rocco: all’inizio e tuttora, ascoltiamo musica completamente diversa. Dal bandistico al trash-metal quindi dalla jam session dei nostri singoli bagagli musicali nasce il nostro personale sound. Consapevoli della difficoltà di creare musica originale, cerchiamo continuamente di farlo. Lo sperimentalismo puro e l’altro ingrediente che da sempre contraddistingue i nostri pezzi. Un sound schizofrenico ma armonico allo stesso tempo. In una stessa canzone vi sono repentini e improvvisi cambiamenti di ritmo che spiazzano e stimolano l’ascoltatore. Curando oltre le sonorità anche i testi con una certa ricercatezza di linguaggio.

Quale è stato il punto più alto della vostra carriera fino a ora?
Rocco: beh! Un po’ tutta la carriera. Per me. Nel senso che anche se si suona in piccoli centri o in gare minori, il bello è il contatto col pubblico quando sai di poter dare e ricevere emozioni. Se parliamo a livello di prestigio sicuramente semifinali nazionali “Sanremo Rock 2002”, selezioni “Destinazione Sanremo” e “Accademia di Sanremo 2001”.

Avete inciso CD o altro?
Rocco: Sì! Nostre canzoni sono all’interno di CD di Sonica 2000. Oltre ad altre tracce in formato mp3 nel web. Diversi CD-demo. Da poco abbiamo ultimato la lavorazione di un nostro ultimo Cd autoprodotto.

Progetti per il futuro?
Rocco: Stiamo lavorando al nostro repertorio, oltre a creare nuovi pezzi in previsione di nuovi concerti in giro per l’Italia.