8 dicembre 2002

La morte di Antonino Caponnetto

Nel 1954 diventa magistrato, Nel 1983 novembre la sua domanda (presentata dopo l'uccisione - ad opera della mafia - del Consigliere istruttore Rocco Chinnici), per esser trasferit a Palermo. Qui fonda e dirige presso l'Ufficio Istruzione di quel Tribunale il famoso "pool anti-mafia"


di Cesare Piccitto

Nato a Caltanisetta nel 1920, dal 1930 in poi risiede in Toscana, prima a Pistoia ed in seguito a Firenze dove oggi è deceduto per i postumi di una broncopolmonite. Nel 1954 diventa magistrato e svolge la sua attività soprattutto nella regione adottiva, fino al 1983. Nel novembre dello stesso anno Caponnetto, a sua domanda (presentata dopo l'uccisione - ad opera della mafia - del Consigliere istruttore Rocco Chinnici), viene trasferito a Palermo, dove fonda e dirige presso l'Ufficio Istruzione di quel Tribunale il famoso "pool anti-mafia" che ha istruito il maxiprocesso a Cosa Nostra, conclusosi con una raffica di condanne; ormai passate in giudicato. Di quel "pool" facevano parte anche i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel marzo 1988 Caponnetto lascia il Tribunale di Palermo per fare ritorno a Firenze (dopo quattro anni e quattro mesi di vita in caserma); nel 1990 va in pensione col titolo onorifico di Presidente Aggiunto della Corte Suprema di Cassazione.

Dopo le stragi del 1992 ha cominciato e proseguito a incontrare i giovani di tutta Italia per trasmettere ad essi il culto della legalità e della solidarietà e per infondere nei loro animi fiducia, coraggio e speranza. Gli è stata conferita nel 1994 la laurea "honoris causa" in Scienze Politiche presso l'Università di Torino. È stato cittadino onorario di varie città, tra cui Palermo, Catania e Spello.

Tra le persone che hanno scelto di lottare contro la mafia è stata una delle poche, forse unica, decedute non in modo violento. Ma ciò non sminuisce il rilievo e l’apporto che ha dato alla storia dell’ANTIMAFIA. Credo che quando vengano a mancare persone di una così elevata statura morale e di impegno civile, ogni parola detta o non detta rischia di diventare retorica o inutile. Quindi la cosa importante è raccontare semplicemente la loro vita, in modo da farla conoscere a più persone possibili o a chi non ne ha nemmeno sentito parlare. E’ questa l’unica cosa doverosa e che rende omaggio realmente a chi ha dedicato la propria esistenza ad una giusta causa.