6 dicembre 2003

Immigrazione: "Non sappiamo neppure quanti sono i centri di accoglienza"

Intervista a Giulio Calvisi, dal 1999 responsabile nazionale per le politiche dell’immigrazione, e coordinatore del Dipartimento Welfare e Politiche Sociali dei DS.

di Cesare Piccitto

Intervista a Giulio Calvisi in occasione del seminario politico da lui tenuto a Palagonia. D’origine sarda trentasette anni componente della direzione nazionale dei Democratici di Sinistra. E’ stato Segretario nazionale della Sinistra giovanile dal 1995 al 1998. Dal 1999 è Responsabile nazionale per le politiche dell’immigrazione. Dal 2002 è anche Coordinatore del Dipartimento Welfare e Politiche Sociali diretto da Livia Turco.

-Perché il seminario di " formazione politica ", e quali gli obiettivi che persegue?

L’idea è quella di avere dei momenti di confronto, approfondimento e studio rivolto soprattutto ai giovani qui in provincia di Catania. C’è un progetto nazionale di formazione che i DS hanno lanciato un anno fa, e lo stanno portando avanti in tutto il territorio nazionale, nell’ambito di quest’iniziativa noi che svolgiamo una funzione di rappresentanza a Roma ci spostiamo per assicurare la nostra presenza in questi incontri. Prettamente di formazione e per diffondere l’idea, anche, che la politica è fatta non solo di televisione e mass media ma anche di formazione e contatto con i cittadini. Quando si è preparati si è meglio in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini.

-L’attuale governo si è espresso in due proposte nella politica sull’immigrazione: la Bossi-Fini poi diventata legge e più recentemente la proposta per il diritto di voto alle amministrative agli immigrati residenti in Italia, fatta dall’onorevole Fini. Di entrambe cosa ne pensa? Personale e come dirigente dei DS...

Il governo Berlusconi ha smentito la proposta Fini, non la ha fatta sua minimamente. Tanto è vero che si tratta di un’iniziativa parlamentare presentata da Alleanza Nazionale due anni dopo rispetto quando la abbiamo presentata noi di centro-sinistra, noi dei DS. Sicuramente il giudizio su quest’iniziativa è assolutamente positivo non mi sento minimamente orfano di una primogenitura, è una proposta che fa parte della cultura politica della sinistra italiana. Essendo stata proposta da un forza politica come Alleanza Nazionale che da sempre sull’immigrazione ha espresso posizioni non certo aperturiste, ha destato più notizia ha fatto più scalpore.

-Si è cercato l’effetto mediatico...

Il mio amico senegalese dice: "un cane che morde un uomo no fa notizia un uomo che morde un cane fa notizia". Penso per Fini sia accaduto questo.

-Pensa siano in contraddizione le due cose?

Certo. La Bossi-Fini con la proposta di diritto di voto non c’entra assolutamente niente, loro tendono adesso di far passare l’idea che c’è un legame tra la Bossi-Fini e la proposta per diritto di voto, in realtà è un legame che non può esistere è una forzatura. La Bossi-Fini è una legge contro gli immigrati, non solo per quelli irregolari ma anche per quelli regolari dato che li sottopone ad uno status di precarietà, non gli dà le opportunità per integrarsi nel nostro paese. Se fosse applicata alla lettera la Bossi-Fini solo poche decine di migliaia di persone potrebbero effettivamente accedere a questa proposta di diritto di voto alle amministrative. Noi al contrario pensiamo che debba essere estesa almeno a cinquecento seicentomila persone.

-Gran parte degli schieramenti politici sia di destra che di sinistra pensano che il "fenomeno immigrazione" dovrebbe essere gestito solo in sede europea, dato che l’Italia è vista come la "porta dell’Europa". Secondo lei deve occuparsene solo l’Europa o prima di tutto è un problema nostro, nazionale?

L’immigrazione è un fenomeno internazionale, mondiale. Se la politica trova gli strumenti per agire in campo internazionale, mondiale, si danno sicuramente risposte più efficaci rispetto a quelle che possono esser date solo a livello nazionali. Io sono per un’immigrazione gestita sempre più da organismi internazionali, e quindi l’Unione Europea ed una politica europea comune sicuramente è un passo fondamentale da fare. Noi quando eravamo al governo e adesso dall’opposizione abbiamo sempre spinto per un’accelerazione del processo di messa in comune delle misure europee per l’immigrazione e l’asilo; l’Italia ovviamente deve fare la sua parte. Purtroppo invece il governo Berlusconi si limita a dire ci vuol più europa... senza però far niente in ambito nazionale.

-Lei è stato uno dei preparatori-promotori della legge Turco-Napolitano quanto c’è di differente con la Bossi-Fini? Non solo ideologicamente ma soprattutto dal punto di vista tecnico...

Prima di tutto c’è una differenza culturale. Noi pensiamo che l’immigrazione sia un problema drammatico, articolato, difficile, complesso... e quindi la risposta della politica deve essere articolata, difficile, complessa. Queste risposte sono innanzitutto un politica estera all’altezza da parte del nostro paese e dell’Europa nei confronti dei paesi a forte pressione migratoria. Secondo punto una politica d’aiuto e cooperazione verso quei paesi. Terzo punto una politica di controllo delle nostre frontiere vuol dire anche sapere chi entra e chi esce. Quarto punto una politica d’apertura dei flussi d’ingresso regolari per rendere non appetibile l’immigrazione irregolare aprendo quella regolare. Quinto punto una politica d’integrazione proprio sul terreno di diritto di cittadinanza agli stranieri. Quindi come vedi ci sono cinque punti diversi da gestire all’interno della stessa problematica, la Bossi-Fini gestisce solo un punto quello del controllo delle frontiere, mentre per noi l’approccio è articolato e complesso ci sono cinque punti da gestire per la Bossi-Fini se ne gestisce solo uno, nel fare ciò chiaramente vengono meno tutti gli strumenti che invece uno stato deve avere per gestire seriamente e globalmente il fenomeno.

-Gli immigrati irregolari che giungono in Italia vengono affidati ai centri di prima accoglienza. Molto spesso questi centri diventano centri di "detenzione" per la presenza di molti immigrati, per le strutture inadeguate come abbiamo potuto costatare ultimamente a Lampedusa. Cosa c’è che non va e come modificare questa situazione precaria dell’accoglienza?

Intanto denuncio che con la Bossi-Fini l’accoglienza non esiste più! La legge italiana compresa la Bossi-Fini prevede tre tipi di centri, prima erano due con la Turco-Napolitano ora tre con la Bossi-Fini. I Centri d’accoglienza presso i luoghi di frontiera, i centri di identificazione per i profughi richiedenti asilo e i centri CPT di detenzione per le persone in attesa di espulsione. Ora io al momento attuale, sono il responsabile immigrazione della principale forza d’opposizione, non so quanti centri d’accoglienza ci sono in Italia! Perchè i centri che c’erano sono diventati sempre di più simili ai CPT e anche in questi centri di identificazione, a rigor di logica, non dovrebbero esistere ancora, dato che non c’è il regolamento attuativo dell’asilo che era nell’atto normativo che faceva si che questi centri entrassero in vigore. Nonostante questo, noi sappiamo che questi centri d’identificazione in qualche modo esistono e rassomigliano molto a centri di detenzione! Quindi quando andremo al governo, è già una cosa che chiediamo dall’opposizione, faremo chiarezza su questa situazione, molto confusa. Quasi "extra legem" della gestione dell’accoglienza.

-Spesso si identificano tutti gli immigrati irregolari sotto la stessa "categoria" di "clandestini"; è esatto o bisogna fare dei distinguo?

Ci sono due distinzioni da fare. Coloro i quali arrivano in Italia perché cercano un lavoro, perché cercano una speranza di vita, perché fuggono da una situazione economica particolare e devono essere "incanalati" dentro le regole per la gestione dell’immigrazione. Altra cosa invece è l’immigrazione di coloro che fuggono da guerre e violenze. Nel primo caso si devono avere delle regole di controllo e quindi anche di limitazione dell’accoglienza, le prestazioni del nostro stato sociale non sono infinite come sanno bene i cittadini poveri di questo paese, non possiamo accogliere tutti perchè non abbiamo le risorse per garantire a tutti i diritti essenziali. Nel secondo caso abbiamo coloro che provengono da realtà di guerra, di mancanza di democrazia, di repressione militare e poliziesca, l’Italia come stato civile se ne deve far carico. Non c’è da discutere o limitare l’accoglienza! Distinguiamo all’interno dell’immigrazione irregolare tra: la figura del "richiedente asilo" dalla figura "dell’immigrato economico". La linea di demarcazione non sempre è semplice ma bisogna stabilirla, se si fa confusione tra le due figure si corre il rischio un domani di non proteggere e accoglie chi è più legittimato ad esserlo

-Vista l’attuale situazione internazionale il fenomeno immigrazione andrà sempre più ad aumentare. In un futuro governo di centro-sinistra quali sono i provvedimenti immediati che i DS propongono per la gestione dell’immigrazione?

Va fatta una nuova legge sull’immigrazione visto che la Bossi-Fini si è rivelata inefficacie, come ha evidenziato anche il ministro Pisano parlando di "luci ed ombre" di questa legge se lo dice il ministro dell’interno che è il custode di questa legge noi dell’opposizione possiamo permetterci di dire qualcosa in più... Quindi una legge fatta meno ostile nei confronti degli stranieri fatta meglio. Fra l’altro proprio ieri qui in Sicilia a Palermo alla conferenza euro-mediterranea l’ambasciatore tunisino in Italia e il presidente della regione Piemonte, Ghigo, hanno detto: " la Bossi-Fini presenta molti limiti " se lo dicono anche loro, c’è qualcosa che non funziona, non è solo l’opposizione a dirlo. Insieme ad una nuova legge sull’immigrazione, un "pachetto" di leggi che la affianchino: Una nuova legge sulla cooperazione e sviluppo, una nuova legge sul diritto d’asilo, un nuova legge per la revisione della cittadinanza per gli stranieri che vivono e lavorano da tempo in Italia, la legge istitutiva del diritto di voto alle elezioni amministrative e una forte iniziativa dell’Italia per far si che l’Europa condivida sempre di più queste misure in materia di immigrazione, arrivando ad avere una politica comune in campo europeo, una legislazione comune.

-Al livello mediatico passano ultimamente gli stessi argomenti sull’immigrato e l’immigrazione in genere: la povertà e la criminalità. Lei da conoscitore del fenomeno cosa si sente di dire sull’immigrazione che attualmente i mass media non evidenziano?

I mass media hanno dato un immagine negativa per lungo tempo degli immigrati, associandoli spesso non tanto alla povertà che poteva anche essere compreso, quanto alla criminalità è questo è accaduto negli ultimi tempi. Al contrario invece nella società italiana si sta facendo strada l’idea che gli immigrati sono una risorsa. Interi settori della nostra economia non possono vivere senza il lavoro degli stranieri: gli stranieri contribuiscono al nostro prodotto interno lordo nell’ordine di cinquanta milioni di euro, al nostro monte salari, alle nostre pensioni. Parliamo di qualche cosa di cui oggi la società italiana non ne può fare a meno, quindi secondo me bisogna valorizzare molto quest’aspetto "immigrazione come risorsa" non per dire ci servono quindi li utilizziamo ma per mettere in evidenza che noi oggi viviamo in questo paese viviamo e abbiamo certe condizioni di vita anche grazie a gli stranieri, che ci aiutano a tenere queste condizioni di vita. Secondo me l’immigrazione è anche una grande risorsa non solo economica ma sociale culturale per la pace di questo mondo... Noi riusciremo a sconfiggere gli odi religiosi, etnici nella parte povera del mondo a Timor est, in Israele tra israeliani e palestinesi, in Indonesia, nel Ruanda se in primo luogo riusciremo ad evitare che gli odi etnici, gli odi religiosi si radicano qui in Europa, vincere "sfida dell’integrazione" cioè comprendere le altre culture per integrarsi nella stessa nazione, Europa, mondo

1 giugno 2003

“Pit Bull stato d’emergenza; arrivano i provvedimenti”

di Cesare Piccitto

Non si contano ormai più le aggressioni da parte dei Pit Bull verso l’uomo. Si è determinato un vero è proprio stato d’emergenza, tanto che il ministro della salute ha proposto alcuni provvedimenti per evitare che questi episodi si ripetano in futuro. Il ministro propone alcune misure a tutela degli animali ma anche della sicurezza delle persone. Misure che saranno inserite in un emendamento al disegno di legge sul maltrattamento che sarà all’esame del Parlamento in autunno.

Sirchia propone il divieto di addestrare gli animali per renderli più aggressivi e pericolosi, inoltre un elenco delle razze canine potenzialmente pericolose, con norme precise su riconoscimento e modalità di detenzione, obbligo di denuncia degli animali nella lista e assicurazione obbligatoria di responsabilità. Sarà disposto anche il divieto di acquisto, possesso e detenzione di questi animali ai minori di anni 18, agli interdetti e ai pregiudicati. Sarà disciplinata la detenzione di cani potenzialmente pericolosi.

Il possessore o detentore di cani inseriti nell'elenco ministeriale deve fare denuncia alla prefettura-ufficio territoriale del governo competente, stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni contro terzi, il cui massimale verrà definito dal ministero per le attività produttive. I cani devono essere identificabili con metodo elettronico supportato da microchip, anche con informazioni sullo stato sanitario dell'animale e del proprietario.

L'animale verrà quindi iscritto in un'anagrafe centralizzata del ministero della Salute, oltre all'anagrafe territoriale già prevista dalla legge 281 del 1991. Sono proposte multe fino a 6 mila euro per chi non rispetta i divieti e fino a 3 mila per chi non stipula la polizza assicurativa, salvo che il fatto non costituisca reato.
Immediata la risposta degli animalisti alla proposta del ministro della Salute: “Pericolosi sono i padroni e non gli animali”. Per gli animalisti le soluzioni all’aggressività dei cani va ricercata altrove. A loro avviso vanno vietate tutte le forme di addestramento violento e coercitivo, vanno represse con determinazione i combattimenti di cani, punendo soltanto chi li organizza ma anche chi vi partecipa e scommette sugli animali.

10 maggio 2003

Palagonia - “Ignoti incendiano impianto sportivo”

di Cesare Piccitto

PALAGONIA – Erano le 21.15 del 30 luglio 2003 quando il nuovo impianto sportivo comunale (tre campetti per tennis, calcetto e pallavolo) è stato oggetto di un grave atto intimidatorio che ha danneggiato l’erba sintetica. Palese la matrice dolosa: ignoti hanno lasciato bene in vista la tanica di benzina ancora parzialmente piena. Il danno è irrilevante poiché l’incendio, subito spento, è probabilmente mirato ad intimidire i ragazzi dell’associazione sportiva Palilklub.

L’associazione ha ottenuto la gestione dell’impianto nel 2002 (per cinque anni), il quale era in stato di totale abbandono e si è attivata per ripulire e rendere utilizzabile l’intera area. Organizza diverse attività tra cui tornei e corsi di tennis, calcetto femminile e maschile. In un’altra città un così grave atto avrebbe sollevato polemiche ed indignazioni, soprattutto se il gesto fosse stato rivolto ad una gestione così efficiente mentre a Palagonia l’incidente è già stato dimenticato e archiviato. Che venga dimenticato da chi non conosce i fatti potrebbe sembrare comprensibile e giustificabile, ma la vera amarezza resta quando chi è al corrente, anziché sostenere le persone indirettamente colpite sembra voltargli le spalle.

I ragazzi dell’associazione cinque giorni dopo vengono a conoscenza, in modo non ufficiale, di una delibera comunale che revoca la concessione con motivazioni irreali. Recita la delibera del 29.07.2003:

“Accertato che l’impianto trovasi in stato di totale abbandono […]
Ritenuto che il perdurare di tale situazione comporterebbe l’inevitabile, rapido deterioramento della struttura, e che il perdurare di tale situazione potrebbe anche compromettere l’incolumità di quanti frequentano l’impianto, data la totale assenza di personale, di sorveglianza e di custodia […]”
Fino a pochi giorni prima molti giovani hanno usufruito dell’impianto senza riscontrare nessuna di queste motivazioni; a riprova di ciò la tempestiva denuncia ai carabinieri da parte dei responsabili. Nonostante l’incomprensibile decisione della giunta comunale, ci auguriamo che questa struttura venga affidata ad altra associazione che abbia la stessa passione ed abnegazione per lo sport. Per quanto concerne il gesto intimidatorio le indagini sono ancora in corso.

8 maggio 2003

Tra musica e impegno

di Cesare Piccitto

Come ormai da più di dieci anni a questa parte un evento irrinunciabile si svolge a Roma, il “ Concertone ” del primo maggio. Ogni anno con un tema-slogan diverso inerente a fatti di attualità di notevole rilevanza. Quest’anno si è parlato e suonato per la pace, un enorme striscione sopra il palco con su scritto “RICOSTRUIAMO LA PACE”. Hanno condotto la kermesse musicale Claudio Amendola e Paola Cortellessi tra gli artisti presenti: NOMADI, MARLENE KUNTZ, GABIN, FLAMINIO MAPHIA, AFTERHOURS, FRANCESCO DE GREGARI, TIROMANCINO, PIERO PELU', EDOARDO BENNATO, PLANET FUNK, CARMEN CONSOLI, ALEX BRITTI, SUBSONICA, DANIELE SILVESTRI, MAURO PAGANI, ENZO JANNACCI, SERGIO CAMMARIERE, FRANCESCO DE GREGORI E GIOVANNA MARINI, VINICIO CAPOSSELLA e tanti altri che hanno intrattenuto il pubblico dalle sedici fino a tarda sera.

Se volete saperne di più potete visitare il sito http://www.primomaggio.com/. Intanto in esclusiva per Girodivite potete visitare la galleria fotografica inerente a tale manifestazione pubblicata nel n. 107. Come ogni anno Piazza S. Giovanni si riempe all’inverosimile, tantissimi i giovani da tutt’Italia uniti dalla voglia di ascoltare tanta e buona musica e da una profonda passione civile.


Galleria Fotografica 1 Maggio
di Cesare Piccitto

17 aprile 2003

"Promemoria per un paese invecchiato”

di Cesare Piccitto

PALAGONIA - Mai titolo più esatto. Si tratta di un piccolo libretto, poche pagine che hanno dentro una carica espressiva e di sintesi notevole. Dei versi, che sono prima di tutto delle precise accuse e nette critiche alle amministrazioni che negli anni si sono susseguite a Palagonia, e ai suoi cittadini che non hanno mai saputo reagire a tanto mal governo.

Questo è quello che trasmette, come sempre nelle sue opere Michele Megna, ormai giunto alla ventesima pubblicazione. Bisognerebbe esser palagonesi per capire i suoi versi, ma credo che le critiche mosse siano perfettamente calzanti ad ogni piccola e grande realtà urbana siciliana. Uno degli ultimi scrittori che coniuga impegno culturale con un profondo senso civico. Non si preoccupa delle critiche di chi lo leggerà, non si preoccupa di “cosa si può dire” o “cosa non si può dire” è un fustigatore dei potenti sempre dalla parte dei più deboli. La presentazione di Vito Tartaro riesce sicuramente a dare, meglio di me, il senso di quest’opera e far conoscere in poche righe Michele.

E’ difficile far capire l’enorme statura morale di quest’uomo senza conoscerlo, vorrei provarci raccontandovi la mia esperienza personale. Lo conosco letteralmente da una vita, lui è del 1917 mi ha tenuto praticamente tenuto imbraccio da neonato, col tempo crescendo ha determinato notevolmente la mia formazione culturale, politica e umana. Anarchico praticamente da sempre, crede in un azione politica individuale e insieme culturale volta solamente al miglioramento della comunità. Ha sempre regalato i libri che pubblicava o leggeva a chiunque, ha sempre detto la sua opinione con i manifesti per quanto riguarda la realtà locale, e con lettere per quanto riguarda situazioni nazionali. Ha scritto tra gli altri al papa, al presidente della repubblica che gli hanno a volte anche risposto. Quotidianamente fino a poco tempo fa curava il verde del paese, o meglio il verde che lui ha messo nelle vie del paese tutto di tasca sua senza mai chiedere niente a nessuno, e senza mai voler ringraziamenti o riconoscimenti vari.

Ha creato una fondazione culturale dal nome “accademia dei Palici” che raccoglierà la più antica storia di Palagonia oltre ad organizzare eventi culturali. Ha fatto del volontariato uno dei capisaldi della propria vita. In paese è stato sempre considerato “strafallariu” anche se tutti adesso che è in casa di riposo ne sentono la mancanza. Pochi giorni fa sono stato a trovarlo, il tempo di dire ciao e subito dopo mi ritrovavo le mani piene di libri, riviste anarchiche, scritti di comunismo libertario, e via a parlare a ruota libera. Politica, società, costume di tutto ciò si possa parlare con una persona così poliedrica e intellettualmente stimolante, “voli pindarici” in cui è difficile stargli dietro. Pensavo di trovarlo rassegnato e invece era solo l’apparenza, mi da uno scatolone pieno di questi libretti e mi dice di distribuirlo a tutti. Mi dice anche che è l’ultima cosa che scriverà… poi lo guardo stupito e mi dice: “scherzo!”

30 marzo 2003

“Contro le BR senza se e senza ma!"

di Cesare Piccitto

Sparatoria sul treno che collega Roma con Firenze. Un agente della Polfer, la polizia ferroviaria, è morto nello scontro a fuoco, mentre un suo collega è rimasto ferito. Una pattuglia di due poliziotti, durante un controllo di routine, ha chiesto i documenti a due giovani, un uomo e una donna che sedevano da soli in uno scompartimento. Mentre i documenti venivano controllati il giovane ha estratto una pistola e la ha puntata al collo di un agente, Emanuele Petri.

Ci sarebbe stata una colluttazione al termine della quale sarebbe partito un colpo che ha ucciso l’agente. Nella sparatoria è rimasto ferito al torace anche il collega di Petri, Bruno Fortunato. Un terzo agente, Giovanni Di Franzo, accorso al rumore dello sparo, ha ferito mortalmente l’aggressore e bloccato la donna che era con lui arrestandola. In seguito si scoprirà che i due erano appartenenti alla BR (Brigate Rosse) la donna rilascerà dichiarazioni in tal senso.
Dopo eventi di cronaca targati BR, fioccano comprensibili polemiche e reazioni da ogni ambito della società civile. Cose che sembravano ormai morte e sepolte in realtà continuano a vivere e crescere anche se con dinamiche molto diverse di venti, trent’anni fa.

Il terrorismo di destra e di sinistra non è mai finito come invece l’epoca al quale appartiene. Il centro della questione e che non si sono mai chiusi i conti con il passato. Ci sono troppi terroristi Neri e Rossi ancora in libertà, mi riferisco a quelli che hanno compiuto negli anni sessanta, settanta stragi, singoli omicidi o altri crimini, e sono questi che certamente ancor oggi tengono in piedi e fanno vivere tutte le varie sigle del circuito terroristico. Alcuni sono in carcere e si dichiarano “irriducibili” (sempre attivi) debbono avere per forza di cose un ruolo limitato, il regime di carcerazione speciale prima il 41 bis adesso li renderà presto totalmente inefficaci dal punto di vista organizzativo dei vari attentati; ma gli altri quelli latitanti dove sono? La maggior parte dei terroristi Rossi risiedono in Francia (circa 180) che per accordi internazionali o per il troppo tempo passato non sono più estradabili, altri sono sparsi per il mondo. I terroristi Neri hanno avuto la stessa sorte “miracolosamente” sfuggiti ai tribunali. Serve la reale volontà politica e istituzionale, oggi più di ieri, di arrestare fermare e processare tutti coloro che sono stati coinvolti in episodi criminali recenti o passati. Solo fermando i terroristi rimasti del “vecchio terrorismo” si può naturalmente fermare anche il “nuovo terrorismo” o comunque renderlo inoffensivo e individuabile.

Immancabili anche le strumentalizzazioni. La destra come ha sempre fatto cerca di accollare con collegamenti al limite del fantasioso, i crimini delle BR alla sinistra quella più estrema e extraparlamentare, collegamenti ieri con i sessantottini oggi con i no global. Discorsi che giovano solo ai terroristi che vedono nelle aspre divergenze politiche o nelle fratture interne al paese possibilità di avere più risonanza per loro azioni oltre ad avere la possibilità di assolvere altri giovani e sprovvedute leve per le loro folli e insensate azioni criminali. Strumentalizzazione da parte della “sinistra estrema istituzionale” che tempo fa in occasione del delitto D’Antona, ha praticamente condiviso l’analisi politica dei terroristi diffusa subito dopo l’omicidio. Cosa non si farebbe per qualche voto in più… Analisi politiche che nel passato potevano forse avere un tragico senso, ma che oggi sono completamente decontestualizzate e deliranti.

CONTRO LE BR SENZA SE E SENZA MA! In attesa che venga individuata e fermata per sempre la banda di criminali delle BR e tutte le altre sigle terroristiche; in attesa che finalmente si facciano e si chiudano i conti in questo paese con quell’epoca chiamata “anni di piombo”; in attesa che vengano celebrati i processi ed eseguite le condanne in modo da ridare dignità alle troppe vittime che negli anni si sono succedute; l‘unica cosa che il singolo cittadino moralmente e pubblicamente può fare è condannare gli atti di sangue per isolare maggiormente i terroristi rendendoli più deboli e pochi di quanto già sono.


6 febbraio 2003

Intervista agli Histeria

"La musica espressione della realtà, una valvola attraverso la quale catalizzare le proprie riflessioni su ciò che ci circonda."

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scheda:
Gli " HISTERIA " nascono nel 1998; i componenti:
Voce: Francesca Lombardo
Chitarra e voce: Salvo Favara
Tastiere: Rocco Sciacca
Basso: Carlo Ragusa
Batteria: Marco Barresi

1999 Debutto "Festa della musica" Scordia

2000 Vincono selezioni
"Rock Targato Italia"
Finali- area Sicilia

2000 Partecipazione "Sonica

2000" Misterbianco

2000 Partecipazione "Magma" Misterbianco

2001 Selezionati per le finali regionali "Arezzo Wave"

2001 Brani: "Acido" e "Paradosso" inseriti nella colonna sonora del documentario "Le ali spezzate"

2002 Selezionati per le
semifinali del "Premio città di Recanati"

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di Cesare Piccitto

Poco dopo il ritorno dalle selezioni "Premio città di Recanati" intervista a Carlo Ragusa (basso) e a Salvo Favara (chitarra e voce)

Perché "fare musica"; e non teatro o pittura o collezionismo o altro..?

Beh! Crediamo sia una scelta individuale… ti possiamo dire che noi non ne possiamo fare a meno; il che vuol dire picchettare con le dita dappertutto o non saper sopravvivere lontano dai nostri strumenti per più di un paio d'ore. Il bello della musica è proprio questo: che non ti lascia più, diventa parte di te; ed è per questo motivo che non la puoi vivere come un hobby ma come una vera e propria scelta di vita.

- Come definireste, e soprattutto se si può definire in un genere, la musica della formazione "Histeria"?

Direi pop-rock-elettronico, anche se con questa domanda ci metti molto in difficoltà.

- Si è evoluta la vostra musica dal 1998 ad oggi? In che direzione-genere?

Sicuramente si. principalmente perché è inevitabile cambiare maturando, sia grazie ad alcuni cambi all'interno della line-up del gruppo (basso e chitarra); che inevitabilmente ci ha portato ad un nuovo sound, aperto a nuove esperienze ed alla massima libertà di ricerca.

- Preferirete le registrazioni in sala prove o le esibizioni dal vivo? Perché di tale scelta?

Entrambe sono sullo stesso piano. La registrazione nasconde la bellezza della costruzione del brano, il lavoro è fatto solo per dare il massimo dello spessore musicale ai pezzi, che hai visto crescere. Magari esegui il brano in un certo modo ma lo cambi subito dopo, una continua ricerca-miglioramento insomma. L'esibizione dal vivo raccoglie tutte le sensazioni del vissuto, in quelle due ore devi condensare tutte le emozioni che stanno dietro a mesi interi di lavoro, ma soprattutto devi essere capace di stabilire un rapporto critico con il pubblico.

- Pensate che la musica debba essere una pura creazione intellettuale-artistica-eterea oppure debba agganciarsi ed esser eco della realtà?

La musica deve agganciarsi alla realtà perché vive in questa, all'interno della quale nascono e si sviluppano i sentimenti di chi ascolta. Inevitabile trovare nella musica una via di sfogo, una valvola attraverso la quale catalizzare le proprie riflessioni su ciò che accade e che ci circonda.

- Quale è stata l'ultima esibizione "importante" della band?

L'ultima esibizione è stata al "Festival di Recanati" importante vetrina per la musica d'autore sponsorizzata da Strema TV, Radiouno e Radiocorriere TV. Per ora siamo ancora nella fase iniziale del concorso, speriamo di farcela per arrivare alla finale, che si terrà a maggio. Comunque invitiamo te e tutti i lettori di GIRODIVITE a visitare il sito http://www.musicultura.it/ per saperne di più sulla manifestazione. Ho potuto ascoltare le vostre canzoni costatando una certa ricercatezza nel linguaggio e nei temi affrontati. Chi scrive i testi? I testi li scrivo io (Salvo il chitarrista) tutti gli altri si occupano degli arrangiamenti.

- Di che parlano "K" e "clima tropicale"?

"K" (sta per kamikaze) raccoglie il pensiero di un kamikaze e la realtà in cui vive; questo pezzo è stato scritto due settimane dopo l'attentato alle torri gemelle di New York. In sostanza la canzone rappresenta le riflessioni di Salvo sul terrorismo e le sue terribili conseguenze. "Clima tropicale" invece parla delle rivolte ed è dedicata al "Che", alla libertà contro l'oppressione.

- In quasi tutte le vostre canzoni c'è la seconda voce; come mai così onnipresente?

La seconda voce è come un paragrafo importante all'interno di un capitolo, è necessario per creare nuovi ritmi e melodie per rafforzare il messaggio: insomma un vero e proprio strumento degli Histeria.

- Progetti per il futuro? Soprattutto auguri per il vostro futuro artistico che sia sempre in continua ascesa…

Grazie. Innanzitutto incidere nuovi brani del nostro repertorio e fare tantissimi concerti; magari avere una collaborazione da parte di altri musicisti ci farebbe molto piacere. Poi chissà se son rose…

Per ascoltare le canzoni e richiedere i demo finora incisi scrivi a:mailto:edgeofsa@msn.com

2 febbraio 2003

Pace e tolleranza




C’erano 3.000.000 di persone in piazza per la pace, questo è un dato su cui riflettere seriamente.

di Cesare Piccitto

Il 15 febbraio si è svolta la giornata nazionale e internazionale per la pace e contro l’attacco preventivo degli USA all’Iraq, promosso dal Forum Sociale Europeo e Forum Sociale mondiale. A giudicare dal giorno dopo vedendo il coinvolgimento di milioni di uomini nel mondo (circa 110.000.000 di esseri umani) marciare per la stessa causa, si può ben dire che la storia dell’umanità intera è stata segnata da un evento senza precedenti, marce della pace ovunque piccoli e grossi centri urbani http://www.fermiamolaguerra.it/news/42nowar.htm in ogni angolo del globo. Inghilterra, Italia, Stati Uniti sono le nazioni su cui i media nazionali e non si sono maggiormente soffermati, per il numero di manifestanti e perché i rispettivi governi sono tra i promotori della “guerra preventiva” all’Iraq.
Roma: 3.000.000 di manifestanti, 452 sigle del mondo politico, cattolico e dell’associazionismo; per la questura erano solo 650.000, la manifestazione più partecipata del mondo, e della storia del pianeta.

Londra: Storica mobilitazione tra i 900.000 e 1.500.000 di partecipanti, non si vedeva nulla di simile dai tempi della Thacher.

New York: 200.000 persone hanno sfilato nonostante le forze dell’ordine hanno cercato di limitarne il numero, con l’assurdo motivo: “E’ autorizzato un corteo solamente di 100.000 persone…” quindi le persone in più sono state gentilmente invitate a tornarsene a casa, brandendo e usando il manganello.

Nonostante l’Italia abbia avuto il primato mondiale (una volta tanto non negativo) per numero di manifestanti puntuali sono arrivate le polemiche. Sorvolerei sulla mancata diretta della Rai, cosa alquanto stupida e immotivata, visto soprattutto il record d’ascolti del canale TV “La 7” che ha invece seguito l’evento ininterrottamente. Scelte degne di un CDA troppo politicizzato, più impegnato a negare e censurare piuttosto che occuparsi di far informazione e servizio pubblico. Per il resto tutti i canali TV governativi (Rai e Mediaset) e non (La 7) è stata protagonista la polemica da parte di chi dirigeva la diretta e di chi la commentava. La “Repubblica delle banane”, “l’Italietta” è emersa in tutto il suo splendore. Nessuno o pochi hanno evidenziato e riflettuto sull’enormità della popolazione che è scesa in piazza, tutti erano concordi dal grande intellettuale, al politico, all’uomo medio, a sottolineare la presenza di certe bandiere o di certi slogan. Tutti a storcere il naso e schifarsi per la presenza della bandiera del “Che”; a inorridire per l’assenza della bandiera dell’ONU o per la presenza di striscioni antiamericani. FINIAMOLA UNA BUONA E SACROSANTA VOLTA!!! Guardiamo al fatto essenziale, c’erano 3.000.000 di persone in piazza per la pace, questo è il dato su cui riflettere seriamente. Che cosa vogliono dire invece discorsi del tipo: ”Ci dovevano esser più striscioni contro Saddam!” oppure “Non c’entra la bandiera del Che” o ancora “Si doveva marciare con queste bandire… con questi striscioni…” BASTA!!! Discussioni assolutamente ipocrite e inutili. Smettiamolo con la storia del corteo apolitico apartitico, sono dei falsi argomenti, l’uomo è un “animale sociale” ed in ogni sua scelta manifesta la propria volontà politica, manifestare o non manifestare è già politica (no partitismo). Ognuno si esprime come meglio crede, nessuno può sindacare sulle scelte individuali per annullare le motivazioni in se di una marcia collettiva.

Si può sventolare una bandiera o l'altra, oppure marciare nudi, ognuno manifesta come vuole, e non merita critiche mirate solo ed esclusivamente ad annientare dialetticamente un intero corteo. Se poi proprio vogliamo fare la polemica puerile, sulle bandiere o sul politico o non politico, mi chiedo e vi chiedo, perché da trenta quarant’anni a questa parte, dall’inizio delle marce per la pace e del movimento pacifista, ovunque nel mondo non si sono mai viste bandiere di destra? Perché se è vero come è vero, che molta parte della destra italiana non vuole questa e le altre guerre, non è mai scesa in piazza? Perchè non ha mai promosso manifestazioni se non voleva mescolarsi a “cortei politicizzati”?

Invito a riflettere sul comportamento della destra e del centro destra, dato che da questo schieramento politico sono arrivate le più insulse e numerose critiche alla marcia per la pace. Per un falso e pretestuoso sillogismo dovrei pensare che tutte le persone di destra sono guerrafondaie e tutte le persone di sinistra sono pacifiste… non lo penso affatto. La manifestazione di piazza è l’ultimo esempio di pluralismo tangibile e antico dove prendono forme le opinioni individuali, in un’epoca d’omologazione delle idee scelte e consumi è l’unico spazio libero e aperto a tutti. Ognuno sceglie se e come scendere in piazza, esponendo sopra la sua testa la bandiera o qualsiasi cosa che maggiormente lo identifica. Riflettiamo sulla voglia mondiale di pace, ma soprattutto non dimentichiamoci mai della tolleranza, rispettiamo le diversità anche nel manifestare.

12 gennaio 2003

Ribellione e memoria “DiSud-bidienti” collettivo P. Impastato

di Cesare Piccitto

PALAGONIA - Dopo varie esperienze ed iniziative autogestite negli anni passati, si è informalmente costituito a Palagonia il “collettivo P. Impastato” che vede la partecipazione di un gruppo di ragazzi/e, che vuol attivarsi per diverse attività sociali culturali e politiche.

Il collettivo vuol aggregare un sempre più numeroso gruppo di giovani che si ritengono esclusi dalla cultura dominante o che non condividono l’impostazione preconfezionata e consumistica della cultura, ed ogni altra cosa che il neocapitalismo globale modifica e impone con sempre meno rispetto dei diritti fondamentali della maggioranza della popolazione mondiale e sempre più cura del profitto e dell’arricchimento di pochi. Fattore determinante e che accomuna i membri del collettivo e il rifiuto della “logica partitica” quando questa non protende verso i bisogni fondamentali della gente e si limita ai tatticismi evitando proteste legittime pur di salvaguardare logiche di potere.


Da questi presupposti fondamentali dipende anche la scelta del nome “P. Impastato” che è stato uno dei tanti esempi di logica e cultura alternativa e controcorrente, rispetto all’immobilismo delle istituzioni e dei partiti. Con questo nome si mantiene tra l’altro viva la memoria, su di un uomo che ha dedicato l’intera esistenza alla lotta alla mafia e ad una vera rivoluzione culturale. Oltre ad un forte interesse e azione all’interno del proprio territorio il collettivo ha già preso contatti con realtà simili e esistenti nei paesi limitrofi per future collaborazioni. In allestimento e in attesa di pubblicazione il sito internet; già disponibile per contatti l’e-mail:


collettivoimpastato@hotmail.com evidenziando anche così la loro completa apertura all’esterno e verso tutte le altre realtà che volessero contattarli. La prima iniziativa pubblica riguarderà la tematica scuola che sarà affrontata con assemblee e dibattiti pubblici che verteranno su: riforma Moratti, buono scuola del governo regionale, smantellamento della scuola pubblica e soprattutto della situazione precaria degli edifici scolastici di Palagonia; con particolare riferimento alla mancanza di strutture adeguate per l’istituto di scuola superiore polivalente, cercando di trovare e proporre le soluzioni possibili alle autorità competenti.

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