17 aprile 2003

"Promemoria per un paese invecchiato”

di Cesare Piccitto

PALAGONIA - Mai titolo più esatto. Si tratta di un piccolo libretto, poche pagine che hanno dentro una carica espressiva e di sintesi notevole. Dei versi, che sono prima di tutto delle precise accuse e nette critiche alle amministrazioni che negli anni si sono susseguite a Palagonia, e ai suoi cittadini che non hanno mai saputo reagire a tanto mal governo.

Questo è quello che trasmette, come sempre nelle sue opere Michele Megna, ormai giunto alla ventesima pubblicazione. Bisognerebbe esser palagonesi per capire i suoi versi, ma credo che le critiche mosse siano perfettamente calzanti ad ogni piccola e grande realtà urbana siciliana. Uno degli ultimi scrittori che coniuga impegno culturale con un profondo senso civico. Non si preoccupa delle critiche di chi lo leggerà, non si preoccupa di “cosa si può dire” o “cosa non si può dire” è un fustigatore dei potenti sempre dalla parte dei più deboli. La presentazione di Vito Tartaro riesce sicuramente a dare, meglio di me, il senso di quest’opera e far conoscere in poche righe Michele.

E’ difficile far capire l’enorme statura morale di quest’uomo senza conoscerlo, vorrei provarci raccontandovi la mia esperienza personale. Lo conosco letteralmente da una vita, lui è del 1917 mi ha tenuto praticamente tenuto imbraccio da neonato, col tempo crescendo ha determinato notevolmente la mia formazione culturale, politica e umana. Anarchico praticamente da sempre, crede in un azione politica individuale e insieme culturale volta solamente al miglioramento della comunità. Ha sempre regalato i libri che pubblicava o leggeva a chiunque, ha sempre detto la sua opinione con i manifesti per quanto riguarda la realtà locale, e con lettere per quanto riguarda situazioni nazionali. Ha scritto tra gli altri al papa, al presidente della repubblica che gli hanno a volte anche risposto. Quotidianamente fino a poco tempo fa curava il verde del paese, o meglio il verde che lui ha messo nelle vie del paese tutto di tasca sua senza mai chiedere niente a nessuno, e senza mai voler ringraziamenti o riconoscimenti vari.

Ha creato una fondazione culturale dal nome “accademia dei Palici” che raccoglierà la più antica storia di Palagonia oltre ad organizzare eventi culturali. Ha fatto del volontariato uno dei capisaldi della propria vita. In paese è stato sempre considerato “strafallariu” anche se tutti adesso che è in casa di riposo ne sentono la mancanza. Pochi giorni fa sono stato a trovarlo, il tempo di dire ciao e subito dopo mi ritrovavo le mani piene di libri, riviste anarchiche, scritti di comunismo libertario, e via a parlare a ruota libera. Politica, società, costume di tutto ciò si possa parlare con una persona così poliedrica e intellettualmente stimolante, “voli pindarici” in cui è difficile stargli dietro. Pensavo di trovarlo rassegnato e invece era solo l’apparenza, mi da uno scatolone pieno di questi libretti e mi dice di distribuirlo a tutti. Mi dice anche che è l’ultima cosa che scriverà… poi lo guardo stupito e mi dice: “scherzo!”