6 dicembre 2003

Immigrazione: "Non sappiamo neppure quanti sono i centri di accoglienza"

Intervista a Giulio Calvisi, dal 1999 responsabile nazionale per le politiche dell’immigrazione, e coordinatore del Dipartimento Welfare e Politiche Sociali dei DS.

di Cesare Piccitto

Intervista a Giulio Calvisi in occasione del seminario politico da lui tenuto a Palagonia. D’origine sarda trentasette anni componente della direzione nazionale dei Democratici di Sinistra. E’ stato Segretario nazionale della Sinistra giovanile dal 1995 al 1998. Dal 1999 è Responsabile nazionale per le politiche dell’immigrazione. Dal 2002 è anche Coordinatore del Dipartimento Welfare e Politiche Sociali diretto da Livia Turco.

-Perché il seminario di " formazione politica ", e quali gli obiettivi che persegue?

L’idea è quella di avere dei momenti di confronto, approfondimento e studio rivolto soprattutto ai giovani qui in provincia di Catania. C’è un progetto nazionale di formazione che i DS hanno lanciato un anno fa, e lo stanno portando avanti in tutto il territorio nazionale, nell’ambito di quest’iniziativa noi che svolgiamo una funzione di rappresentanza a Roma ci spostiamo per assicurare la nostra presenza in questi incontri. Prettamente di formazione e per diffondere l’idea, anche, che la politica è fatta non solo di televisione e mass media ma anche di formazione e contatto con i cittadini. Quando si è preparati si è meglio in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini.

-L’attuale governo si è espresso in due proposte nella politica sull’immigrazione: la Bossi-Fini poi diventata legge e più recentemente la proposta per il diritto di voto alle amministrative agli immigrati residenti in Italia, fatta dall’onorevole Fini. Di entrambe cosa ne pensa? Personale e come dirigente dei DS...

Il governo Berlusconi ha smentito la proposta Fini, non la ha fatta sua minimamente. Tanto è vero che si tratta di un’iniziativa parlamentare presentata da Alleanza Nazionale due anni dopo rispetto quando la abbiamo presentata noi di centro-sinistra, noi dei DS. Sicuramente il giudizio su quest’iniziativa è assolutamente positivo non mi sento minimamente orfano di una primogenitura, è una proposta che fa parte della cultura politica della sinistra italiana. Essendo stata proposta da un forza politica come Alleanza Nazionale che da sempre sull’immigrazione ha espresso posizioni non certo aperturiste, ha destato più notizia ha fatto più scalpore.

-Si è cercato l’effetto mediatico...

Il mio amico senegalese dice: "un cane che morde un uomo no fa notizia un uomo che morde un cane fa notizia". Penso per Fini sia accaduto questo.

-Pensa siano in contraddizione le due cose?

Certo. La Bossi-Fini con la proposta di diritto di voto non c’entra assolutamente niente, loro tendono adesso di far passare l’idea che c’è un legame tra la Bossi-Fini e la proposta per diritto di voto, in realtà è un legame che non può esistere è una forzatura. La Bossi-Fini è una legge contro gli immigrati, non solo per quelli irregolari ma anche per quelli regolari dato che li sottopone ad uno status di precarietà, non gli dà le opportunità per integrarsi nel nostro paese. Se fosse applicata alla lettera la Bossi-Fini solo poche decine di migliaia di persone potrebbero effettivamente accedere a questa proposta di diritto di voto alle amministrative. Noi al contrario pensiamo che debba essere estesa almeno a cinquecento seicentomila persone.

-Gran parte degli schieramenti politici sia di destra che di sinistra pensano che il "fenomeno immigrazione" dovrebbe essere gestito solo in sede europea, dato che l’Italia è vista come la "porta dell’Europa". Secondo lei deve occuparsene solo l’Europa o prima di tutto è un problema nostro, nazionale?

L’immigrazione è un fenomeno internazionale, mondiale. Se la politica trova gli strumenti per agire in campo internazionale, mondiale, si danno sicuramente risposte più efficaci rispetto a quelle che possono esser date solo a livello nazionali. Io sono per un’immigrazione gestita sempre più da organismi internazionali, e quindi l’Unione Europea ed una politica europea comune sicuramente è un passo fondamentale da fare. Noi quando eravamo al governo e adesso dall’opposizione abbiamo sempre spinto per un’accelerazione del processo di messa in comune delle misure europee per l’immigrazione e l’asilo; l’Italia ovviamente deve fare la sua parte. Purtroppo invece il governo Berlusconi si limita a dire ci vuol più europa... senza però far niente in ambito nazionale.

-Lei è stato uno dei preparatori-promotori della legge Turco-Napolitano quanto c’è di differente con la Bossi-Fini? Non solo ideologicamente ma soprattutto dal punto di vista tecnico...

Prima di tutto c’è una differenza culturale. Noi pensiamo che l’immigrazione sia un problema drammatico, articolato, difficile, complesso... e quindi la risposta della politica deve essere articolata, difficile, complessa. Queste risposte sono innanzitutto un politica estera all’altezza da parte del nostro paese e dell’Europa nei confronti dei paesi a forte pressione migratoria. Secondo punto una politica d’aiuto e cooperazione verso quei paesi. Terzo punto una politica di controllo delle nostre frontiere vuol dire anche sapere chi entra e chi esce. Quarto punto una politica d’apertura dei flussi d’ingresso regolari per rendere non appetibile l’immigrazione irregolare aprendo quella regolare. Quinto punto una politica d’integrazione proprio sul terreno di diritto di cittadinanza agli stranieri. Quindi come vedi ci sono cinque punti diversi da gestire all’interno della stessa problematica, la Bossi-Fini gestisce solo un punto quello del controllo delle frontiere, mentre per noi l’approccio è articolato e complesso ci sono cinque punti da gestire per la Bossi-Fini se ne gestisce solo uno, nel fare ciò chiaramente vengono meno tutti gli strumenti che invece uno stato deve avere per gestire seriamente e globalmente il fenomeno.

-Gli immigrati irregolari che giungono in Italia vengono affidati ai centri di prima accoglienza. Molto spesso questi centri diventano centri di "detenzione" per la presenza di molti immigrati, per le strutture inadeguate come abbiamo potuto costatare ultimamente a Lampedusa. Cosa c’è che non va e come modificare questa situazione precaria dell’accoglienza?

Intanto denuncio che con la Bossi-Fini l’accoglienza non esiste più! La legge italiana compresa la Bossi-Fini prevede tre tipi di centri, prima erano due con la Turco-Napolitano ora tre con la Bossi-Fini. I Centri d’accoglienza presso i luoghi di frontiera, i centri di identificazione per i profughi richiedenti asilo e i centri CPT di detenzione per le persone in attesa di espulsione. Ora io al momento attuale, sono il responsabile immigrazione della principale forza d’opposizione, non so quanti centri d’accoglienza ci sono in Italia! Perchè i centri che c’erano sono diventati sempre di più simili ai CPT e anche in questi centri di identificazione, a rigor di logica, non dovrebbero esistere ancora, dato che non c’è il regolamento attuativo dell’asilo che era nell’atto normativo che faceva si che questi centri entrassero in vigore. Nonostante questo, noi sappiamo che questi centri d’identificazione in qualche modo esistono e rassomigliano molto a centri di detenzione! Quindi quando andremo al governo, è già una cosa che chiediamo dall’opposizione, faremo chiarezza su questa situazione, molto confusa. Quasi "extra legem" della gestione dell’accoglienza.

-Spesso si identificano tutti gli immigrati irregolari sotto la stessa "categoria" di "clandestini"; è esatto o bisogna fare dei distinguo?

Ci sono due distinzioni da fare. Coloro i quali arrivano in Italia perché cercano un lavoro, perché cercano una speranza di vita, perché fuggono da una situazione economica particolare e devono essere "incanalati" dentro le regole per la gestione dell’immigrazione. Altra cosa invece è l’immigrazione di coloro che fuggono da guerre e violenze. Nel primo caso si devono avere delle regole di controllo e quindi anche di limitazione dell’accoglienza, le prestazioni del nostro stato sociale non sono infinite come sanno bene i cittadini poveri di questo paese, non possiamo accogliere tutti perchè non abbiamo le risorse per garantire a tutti i diritti essenziali. Nel secondo caso abbiamo coloro che provengono da realtà di guerra, di mancanza di democrazia, di repressione militare e poliziesca, l’Italia come stato civile se ne deve far carico. Non c’è da discutere o limitare l’accoglienza! Distinguiamo all’interno dell’immigrazione irregolare tra: la figura del "richiedente asilo" dalla figura "dell’immigrato economico". La linea di demarcazione non sempre è semplice ma bisogna stabilirla, se si fa confusione tra le due figure si corre il rischio un domani di non proteggere e accoglie chi è più legittimato ad esserlo

-Vista l’attuale situazione internazionale il fenomeno immigrazione andrà sempre più ad aumentare. In un futuro governo di centro-sinistra quali sono i provvedimenti immediati che i DS propongono per la gestione dell’immigrazione?

Va fatta una nuova legge sull’immigrazione visto che la Bossi-Fini si è rivelata inefficacie, come ha evidenziato anche il ministro Pisano parlando di "luci ed ombre" di questa legge se lo dice il ministro dell’interno che è il custode di questa legge noi dell’opposizione possiamo permetterci di dire qualcosa in più... Quindi una legge fatta meno ostile nei confronti degli stranieri fatta meglio. Fra l’altro proprio ieri qui in Sicilia a Palermo alla conferenza euro-mediterranea l’ambasciatore tunisino in Italia e il presidente della regione Piemonte, Ghigo, hanno detto: " la Bossi-Fini presenta molti limiti " se lo dicono anche loro, c’è qualcosa che non funziona, non è solo l’opposizione a dirlo. Insieme ad una nuova legge sull’immigrazione, un "pachetto" di leggi che la affianchino: Una nuova legge sulla cooperazione e sviluppo, una nuova legge sul diritto d’asilo, un nuova legge per la revisione della cittadinanza per gli stranieri che vivono e lavorano da tempo in Italia, la legge istitutiva del diritto di voto alle elezioni amministrative e una forte iniziativa dell’Italia per far si che l’Europa condivida sempre di più queste misure in materia di immigrazione, arrivando ad avere una politica comune in campo europeo, una legislazione comune.

-Al livello mediatico passano ultimamente gli stessi argomenti sull’immigrato e l’immigrazione in genere: la povertà e la criminalità. Lei da conoscitore del fenomeno cosa si sente di dire sull’immigrazione che attualmente i mass media non evidenziano?

I mass media hanno dato un immagine negativa per lungo tempo degli immigrati, associandoli spesso non tanto alla povertà che poteva anche essere compreso, quanto alla criminalità è questo è accaduto negli ultimi tempi. Al contrario invece nella società italiana si sta facendo strada l’idea che gli immigrati sono una risorsa. Interi settori della nostra economia non possono vivere senza il lavoro degli stranieri: gli stranieri contribuiscono al nostro prodotto interno lordo nell’ordine di cinquanta milioni di euro, al nostro monte salari, alle nostre pensioni. Parliamo di qualche cosa di cui oggi la società italiana non ne può fare a meno, quindi secondo me bisogna valorizzare molto quest’aspetto "immigrazione come risorsa" non per dire ci servono quindi li utilizziamo ma per mettere in evidenza che noi oggi viviamo in questo paese viviamo e abbiamo certe condizioni di vita anche grazie a gli stranieri, che ci aiutano a tenere queste condizioni di vita. Secondo me l’immigrazione è anche una grande risorsa non solo economica ma sociale culturale per la pace di questo mondo... Noi riusciremo a sconfiggere gli odi religiosi, etnici nella parte povera del mondo a Timor est, in Israele tra israeliani e palestinesi, in Indonesia, nel Ruanda se in primo luogo riusciremo ad evitare che gli odi etnici, gli odi religiosi si radicano qui in Europa, vincere "sfida dell’integrazione" cioè comprendere le altre culture per integrarsi nella stessa nazione, Europa, mondo