11 dicembre 2004

Il ponte del no

Il ponte del no, l'otto dicembre, attraversa la città di Messina. Un corteo di circa 10.000 persone provenienti da diverse città italiane sono scese in piazza per manifestare la stessa contrarietà alla costruzione sullo stretto che dovrebbe collegare la Sicilia con il resto d'Italia

di Cesare Piccitto

MESSINA - Questa opera pubblica senza precedenti, se fosse realizzata sarebbe il ponte più lungo del mondo 3300 metri, da trenta anni viene prospettata dai governi nazionali succedutesi ma non sono mai andati oltre al vaglio delle diverse proposte di realizzazione. L'attuale governo di centro destra, sfruttando i meccanismi di semplificazione e accelerazione delle procedure della cosiddetta "Legge Obbiettivo" (L.n. 443/2001), sembra intenzionata a iniziare quanto prima i lavori. Sono previsti ad oggi l'impiego di 5 miliardi di euro iniziali e di 138 milioni l'anno per oltre 40 anni; gli organizzatori della protesta ritengono l'intera opera e spesa avventata e distruttiva e rispondono con la "marcia contro il ponte".

Nonostante la fredda e nuvolosa mattina autunnale, la consistente partecipazione si avverte già dal raduno di Piazza Cairoli, dove fervevano i preparativi. Il corteo, dopo qualche istante, comincia a muoversi ed iniziano a sventolare striscioni e bandiere, ci sono associazioni e forze politiche provenienti da Catania, Messina, Palermo e Calabria. Tra le tante sigle: Arci Sicilia, Comitati cittadini contro il ponte, Legambiente "Dei Peloritani", Reggio Calabria federazione dei Verdi, Messina Social Forum, WWF di Palermo, Rifondazione comunista di Catania, Sezione Gramsci DS Messina, per citarne alcuni. Lentamente la marcia itinerante attraversa le vie principali della città dove affluiscono spontaneamente altri cittadini, che non hanno alcuna bandiera ma con l'unica frase indossata: "No al ponte". C'è chi la porta scritta su una t-shirt, chi su una felpa, le casalinghe ben in vista sulle borse della spesa mentre spingono i propri passeggini, o su semplici adesivi incollati sulle giacche o sulle saracinesche chiuse dei negozi.

Sotto lo striscione giallo di Legambiente "Dei peloritani" il presidente Nino Citriniti di Messina: "Ribadiamo il dissenso ad un opera che porta solo svantaggi per i cittadini di Messina e Villa S. Giovanni. Comporterà un cantiere decennale con conseguenti disagi: vaste discariche di materiale di risulta e cave che devasteranno un habitat unico nel mediterraneo, colpendo zone dove vi sono tra l'altro 11 siti di interesse comunitario e zone a protezione speciale".

Nel centro del lungo serpentone umano dove "I verdi" di Reggio Calabria, sorregge lo striscione l'onorevole Pecoraio Scanio incalzato da alcuni giornalisti televisivi: "Questa manifestazione è la dimostrazione visibile che molta parte dei cittadini direttamente interessati, questo ponte non lo vuole! Consapevoli di questo abbiamo già proposto che il "no al ponte" debba essere tra i punti programmatici delle prossime elezioni politiche del centro sinistra, tali fondi a nostro avviso devono esser spesi per altre reali priorità come l'ammodernamento della viabilità di Sicilia e Calabria".

Mentre gli slogan si susseguono ininterrottamente, e le lunga marcia si avvia verso la conclusione chiediamo l'opinione anche al presidente regionale del WWF Sicilia il dottor Franco Russo: "E' un opera anacronistica. In tutto il mondo ponti di questo tipo non se ne fanno più sono antieconomici, oltre a questo si aggiunga il danno ambientale che provocano. Questo stesso governo che se ne fa promotore è in forte contraddizione, sostiene - la maggiore risorsa del sud è il territorio e la protezione deve essere la parola d'ordine - parole dette dall'onorevole Granata e altri esponenti di AN, il ponte invece nei fatti va in tutta altra direzione. Si vuol fare temiamo più un monumento che non un opera realmente utile al sud. Credo che inizieranno quest'opera, visto l'enormi incognite e difficoltà, probabilmente diventerà l'ennesima incompiuta".

Quando la stanchezza sembra ormai avvertirsi nelle gambe ma non le voci, la marcia giunge alla fine in Piazza Unione Europea davanti al municipio dove dai megafoni giungono i ringraziamenti degli organizzatori a tutti i partecipanti. Degno di nota l'aumento dei manifestanti, che su questo tema hanno già risposto in massa al campeggio "no ponte" del mese di luglio svoltosi nella stessa città, che deve far riflettere sulla legittimità anche di chi è da sempre contro.

Processo Sme: Berlusconi ha corrotto un giudice, ma non sarà punito

unita.it

Silvio Berlusconi ha corrotto l’ex giudice romano Renato Squillante, ma grazie alle attenuanti generiche, il reato è prescritto. Assolto invece, seppure con formula dubitativa, per gli altri episodi che gli erano addebitati nel processo Sme. Le dichiarazioni a cascata arrivate nelle ore immediatamente successive alla sentenza, fanno sottili distinguo sul termine «prescrizione» tentando di contrabbandarla per un’assoluzione.

Semplifichiamo il campo: Berlusconi è assolto per i reati che non ha commesso o di cui non è dimostrata la sua piena responsabilità. La prescrizione invece interviene per un reato che ha commesso (altrimenti si parlerebbe di assoluzione) ma che non è più punibile perché si è fuori tempo massimo.

Resta dunque il fatto che il premier ha corrotto un magistrato ovvero, come dice Ilda Boccassini «ha commesso un reato gravissimo, che tocca uno dei gangli vitali dell'ordine democratico, del nostro vivere, della collettività, la giurisdizione. Non c'è cosa peggiore di un magistrato che vende la propria funzione, che non sia imparziale e che appenda al muro la propria autonomia e la propria indipendenza». Ed è anche accertato che l’accusa non si basava su teoremi persecutori e funzionali a strategie politico-giudiziarie: sulle assoluzione resta l’ombra dell’incompletezza della prova e il tribunale non ha accolto la richiesta di Gaetano Pecorella, difensore del presidente del consiglio, di assolvere perchè il fatto non sussiste. In altri termini, gli elementi su cui impiantare un processo, tormentato da ferocissimi attacchi alla magistratura, c’erano tutti.

Leggiamo riga per riga il dispositivo della sentenza che ieri, dopo 31 ore di camera di consiglio, hanno emesso i giudici della prima sezione penale di milano, presieduti da Francesco Castellano. Cosa scrive il Tribunale? «Visto l'articolo 531 cpp dichiara non doversi procedere nei confronti di Berlusconi Silvio in ordine al reato di corruzione ascrittogli al capo A) limitatamente al bonifico in data 06-07 marzo 1991 perchè, qualificato il fatto per l'imputato come violazione degli articoli 319 e 321 cp (corruzione) e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione. In altri termini, è accertato che Berlusconi ha corrotto Renato Squillante, che effettivamente partì dai conti esteri della Fininvest la tangente di 500 milioni, rimbalzata sul conto Mercier di Previti e approdata sul conto Rowena di Squillante, ma i giudici hanno ritenuto che la corruzione di un magistrato non fosse un reato sufficientemente grave per negare la concessione delle attenuanti. E sono quelle attenuanti che lo graziano, non un giudizio di assoluzione.

Continuiamo nella lettura della sentenza: «visto l'articolo 530 comma 2 cpp(insufficienza di prove) assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione relativo al bonifico in data 26-29 luglio 1988 contestato al capo A) per non aver commesso il fatto. Traduzione: è accertato che nel luglio dell’88, dopo che la sentenza definitiva che annullava la vendita della Sme a Carlo De Benedetti, Piero Barilla, socio di Berlusconi nella cordata Iar, che si era contrapposta a quell’affare, fece due incomprensibili bonifici. In totale un miliardo e 750 milioni che finirono in diverse proporzioni sui conti di Pacifico, Previti e Squillante. Per l’accusa quei soldi servivano per pagare i magistrati che la Fininvest aveva a libro paga, ma i giudici hanno fatto presumibilmente due valutazioni: il fatto che Barilla usasse abitualmente la strategia della mazzetta e che fosse socio di Berlusconi non basta a provare, oltre ogni ragionevole dubbio, la responsabilità del premier. Il fatto esiste, ma non ci sono elementi sufficienti per dire che Berlusconi non c’entra.

Terzo punto: «visto l'articolo 530 cpp. assolve Berlusconi Silvio dagli altri fatti di corruzione contestati al capo A) per non aver commesso il fatto». Qui, capo d’imputazione alla mano, il riferimento è a quei due episodi di dazioni di denaro, di cui Stefania Ariosto è stata diretta testimone: quando dice che nel salotto di Previti vide il padrone di casa, assieme a Squillante e Pacifico seduti attorno a un tavolino sul quale c’erano mazzette di banconote e quando parla dei quattrini, che stavano in una busta data da Previti a Squillante alla Cannottieri Lazio. Anche in questo caso i giudici non mettono in dubbio l’esistenza del fatto, ma non è dimostrato che quei soldi provenissero da Berlusconi.

Ultimo punto: «visto l'articolo 530 comma 2 cpp assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione a lui ascritto al capo B) perche il fatto non sussiste». Il riferimento è alla vicenda Sme, nel suo complesso. Berlusconi, su richiesta di Bettino Craxi, creò una cordata alternativa, la Iar, nata con l’obiettivo dichiarato di contrastare la vendita della Sme a De Benedetti, con un’offerta al rialzo che facesse naufragare gli accordi già stipulati col venditore, l’Iri all’epoca diretta da Romano Prodi. De Benedetti fece ricorso contro l’annullamento del preliminare di vendita e il collegio presieduto dal giudice Filippo Verde bocciò il suo ricorso. La sentenza fu confermata nei successivi gradi di giudizio, ma quando divenne definitiva ci fu il famoso passaggio di quattrini da Barilla al terzetto Previti-Pacifico-Squillante. Per l’accusa, Verde a, avrebbe ricevuto in contanti, in Italia, una parte di quei quattrini: 200 milioni che versò poi sul suo conto italiano. Qui, come si vede, non c’è la prova di un passaggio diretto dei soldi, dal corruttore al corrotto, tramite il solito terzetto. Dunque, il fatto non sussiste, per quest’unico capo d’imputazione e non ci sono elementi probatori sufficienti per una condanna.

È la quinta volta che Berlusconi è graziato dalle prescrizioni, dalle amnistie o dalla depenalizzazione dei reati (falso in bilancio) che ha commesso. Un applauso ai suoi avvocati che sono sempre riusciti a portarlo in salvo, grazie all’irragionevole durata dei suoi processi.

Dell'Ultri condannato a 9 anni per associazione mafiosa

Il senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, è stato condannato a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa

da societacivile.it

A Gaetano Cinà, l'unico altro imputato, accusato dello stesso reato, sono stati inflitti sette anni. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Palermo dopo 13 giorni di camera di Consiglio.

Il Tribunale, presieduto da Leonardo Guarnotta (a latere Giuseppe Sgadari e Gabriella di Marco) si era ritirato in camera di consiglio il 29 novembre scorso, nell'aula bunker del carcere di Pagliarelli, a conclusione dell'udienza numero 256. Per Dell'Utri i pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo avevano chiesto la condanna a 11 anni di reclusione, mentre la pena di 9 anni era stata sollecitata per l'unico altro imputato del processo, Gaetano Cinà, presunto mafioso di Malaspina, finora incensurato, ma considerato il trait-d'union tra Palermo e Milano, tra Cosa Nostra e la Fininvest.

«È evidente che è una sentenza che conferma la validità del materiale probatorio presentato ed è una sentenza che spazza via tutti gli insulti che ci sono stati rivolti durante questi sette anni», ha commentato il pubblico ministero Antonio Ingroia. Domenico Gozzo ha lasciato l'aula bunker di Pagliarelli senza fare dichiarazioni dopo la lettura della sentenza.

«Prima di commentare va letta attentamente la sentenza, detto questo le condanne come le assoluzioni vanno rispettate», ha commentato a caldo il capogruppo Ds alla Camera Luciano Violante. L'esponente invita al rispetto sia «per la sentenza di Palermo che per quella di Milano».


La requisitoria è durata per 18 udienze e al termine è stata depositata dai pm una memoria conclusiva di 2.500 pagine. Il collegio difensivo del senatore di Forza Italia, composto dagli avvocati Enzo ed Enrico Trantino e Roberto Tricoli, ha tenuto 25 udienze, producendo una memoria di 1.280 pagine.

L'invito a comparire a Marcello Dell'Utri fu spedito il 20 giugno del 1996 e il dibattimento è iniziato il 5 novembre dell'anno dopo. Ben 270 i testimoni ascoltati, e fra loro una quarantina di collaboratori di giustizia, da Salvatore Cancemi a Francesco Di Carlo, fino a Gaspare Mutolo, Nino Giuffrè, Giovanni Brusca e Tommaso Buscetta, quest'ultimo sentito come teste della difesa. Era stato Cancemi a fare le prime dichiarazioni su Dell'Utri già il 18 novembre del '94. Fu così aperto il fascicolo-contenitore numero 6031/94, in cui sono confluiti via via moltissimi atti processuali, fino a formare un dossier processuale di centinaia di migliaia di pagine. In quest'ambito Silvio Berlusconi è stato indagato per cinque volte, e altrettante sono state le archiviazioni decise dalla Procura.

10 dicembre 2004

Assolto il nazista Langer accusato dell'eccidio di Farneta

repubblica.it

LA SPEZIA - L'eccidio nazista della Certosa di Farneta non ha colpevoli: l'ex sottufficiale delle Ss Hermann Langer, accusato del massacro di sessanta persone gettate in una fossa comune in Lucchesia, è stato assolto dal tribunale militare della Spezia. La sentenza è arrivata dopo quasi 12 ore di camera di consiglio, dove i giudici hanno vagliato la richiesta di ergastolo avanzata ieri dai pubblici ministeri.

Era la notte del primo settembre 1944 quando la porta della Certosa di Farneta, dove erano nascosti alcuni civili tra cui un ragazzino di 16 anni, venne fatta aprire con un trucco. Era stato Edoardo Florin, sottotenente delle Ss, che si diceva amico dei frati, a far aprire quella porta. Il rastrellamento, poi il massacro. Il racconto dei sopravvisuti è agghiacciante: Franco Lippi Francesconi, che nella rappresaglia perse il padre e il fratellino, vide massacrare un uomo a calci in testa, vide le Ss sghignazzare quando dal cranio di quello che si diceva essere un partigiano uscì materia cerebrale.

Florin disse che Hermann Langer, oggi ottantacinquenne, partecipò al rastrellamento. Anche Florin è già stato assolto per quel massacro, nel 1948, dal Tribunale militare di Bologna. Alla Spezia l'accusa ha sostenuto che, data la catena di comando, Langer, superiore di Florin, non avrebbe potuto non sapere dove quel rastrellamento avrebbe portato. Cioè, non avrebbe potuto non sapere dei massacri, delle torture, dell'eccidio. Ma per i giudici, evidentemente, l'assioma non regge.

Termina così, con le lacrime di Giuliana, figlia di Alberto Fogli, ammazzato a 24 anni, e con l'annuncio di un possibile ricorso in appello dei pubblici ministeri, un processo durato nove udienze, due anni di indagini, la ricerca degli ultimi sopravvissuti.


"Mi sembra che giustizia sia una parola vuota", commenta Giuliana Fogli, che si era costituita parte civile insieme a Giorgio Cosci, figlio di un'altra vittima della strage. Entrambi chiedevano un risarcimento di un milione di euro ciascuno. "Abbiamo sostenuto l'accusa - dice il pm Marco De Paolis - ci aspettavamo un giudizio diverso, leggeremo le motivazioni e valuteremo se fare appello. Non mi sento sconfitto, l'unica sconfitta è un processo celebrato a 60 anni di distanza".

Langer poteva essere processato già nel 1949, ma a quei tempi gli inquirenti cercavano un certo Hermann Langer Gartner, confondendo la sua professione con il nome: Gartner in tedesco vuol dire infatti giardiniere. E l'ex sottufficiale nazista, oggi in pensione, faceva appunto il giardiniere.

3 dicembre 2004

Palagonia: antenne, in arrivo regolamento e commissione

PALAGONIA. In un aula consiliare gremita di pubblico si è svolto ieri il consiglio comunale (29.11.04), che prevedeva all’ordine del giorno anche le proposte di regolamento dell’installazione antenne Umts. Le proposte di regolamento avanzate dal consigliere Bassotto (Forza Italia) prevedevano che fosse fissata la distanza di un chilometro dal centro abitato per le antenne e che ogni provvedimento in merito a qualsiasi istallazione passi al vaglio del consiglio comunale in modo cha possa esprimervi parere vincolante.

Dopo l’approvazione, i consiglieri di minoranza hanno chiesto la sospensione del consiglio per permettere ai comitati cittadini di esprimersi in merito al regolamento. Il consigliare Sipala (Margherita) preso atto delle ulteriori esigenze di garanzie chieste dal pubblico ha proposto e ottenuto all’unanimità l’istituzione di una commissione mirata composta dai consiglieri Bassotto, Sipala, Daviri, Di Maria ed alcuni esponenti dei comitati cittadini. Questa denominata “contro antenne selvagge” si prefigge l’obbiettivo di garantire ulteriormente gli interessi dei cittadini.

Il sindaco Fausto Fagone in conclusione: “Continuerò ad impegnarmi per tutelare gli interessi del mio paese, sempre dalla parte dei cittadini”.

28 novembre 2004

Palagonia: sindaco non autorizza corteo contro le installazioni di antenne

di Cesare Piccitto

PALAGONIA. Doveva svolgersi ieri (venerdì 26.11.04) alle 18.30 la manifestazione “contro antenne telefonia mobile”, organizzata dai comitati cittadini e sindacati, ma il sindaco ha negato l’autorizzazione. La manifestazione richiesta il 15 novembre, dall’organizzazione sindacale UILA-UIL, prevedeva raduno in piazza Garibaldi e corteo lungo le vie della città, per protestare contro la continua istallazione dell’antenne “Umts”.

Le proteste iniziarono un mese fa diversi i confronti tra cittadini e il sindaco Fausto Fagone, sull’opportunità o meno di questi ripetitori all’interno del suolo comunale. Nel consiglio comunale del 26 ottobre il sindaco garantiva massimo impegno per lo smontaggio delle antenne già installate e per far si che nessun altra antenna venisse montata sul suolo urbano. Le speranze della popolazione e la presa di posizione del sindaco, sono risultate inefficaci, le procedure per l’istallazione delle nuove antenne ed il consolidamento di quelle già montate continua incessantemente. Da qui la volontà dei comitati e del sindacato di esprimere ieri il loro dissenso attraverso una manifestazione pubblica.

Tra i promotori il sindacalista UILA-UIL Santo Terranova: “Siamo esterrefatti. Non solo le antenne continuano ad esser istallate nonostante i cittadini non le vogliano e gli impegni disattesi del sindaco, ma addirittura ci viene negato il diritto costituzionalmente garantito di manifestare. Che ci venga spiegato il motivo della non autorizzazione.”

Nel consiglio comunale di lunedì la questione “antenne telefonia” sarà nuovamente all’ordine del giorno, sperando che l’amministrazione riesca a prendere una decisione finale, che possa metter fine a questo lungo confronto tra cittadini e pubblica amministrazione.

8 novembre 2004

Iraq: "Indimenticabile il volto di quella bambina irakena..."

di Cesare Piccitto

Sono tanti i giovani militari italiani in missione in Iraq, molti dei quali nostri conterranei. Abbiamo incontrato uno di questi ragazzi, Ezio Di Nicolò ventitreenne di Palagonia, da poco rientrato in Italia ci racconta la sua esperienza. Svolgeva servizio nella zona di Nassirya dove un attentato dinamitardo uccise 19 tra carabinieri soldati e civili, il 12 novembre del 2003. Riprenderà presto servizio, presso la caserma di Palmanova nel battaglione "Genova quarto cavalleria ".

Quanto tempo sei stato in Iraq?

Dopo un anno e mezzo di servizio a Palmanova, sono partito volontario il 20 maggio 2004 destinazione Nassirya base operativa di White Horse. Sono rimasto lì fino al 7 ottobre, come autista blindo pesanti.

Com'era la quotidianità?

Le giornate erano tranquille tranne alcuni momenti di tensione. Nel primo periodo io ed il mio reparto facevamo servizio scorte per i convogli umanitari e militari. Il servizio era abbastanza definito, una volta a settimana si usciva senza orario per servizio di pattugliamento, ovviamente il servizio cambiava in base alle esigenze di comando. Solitamente la mattina facevamo la manutenzione degli automezzi, il pomeriggio fino alle 16-17 non si usciva causa elevate temperature che procuravano inevitabili malori. La sera se non si usciva in pattuglia si restava all'interno della base.

Ci sono stati episodi drammatici durante la missione?

Uno in particolare all'inizio di Agosto. Dei miliziani da Najaf stavano per arrivare a Nassirya per creare disordini, era il periodo delle elezioni, noi dovevamo evitare che ci riuscissero. Nassirya è divisa, tra nord e sud, da un fiume e le due sponde sono collegate da tre ponti. I miliziani li occuparono tutti e tre, quindi nessuno poteva attraversare il fiume. Abbiamo avuto uno scontro a fuoco molto lungo e duro, per riuscire a liberare i tre ponti. Immaginati che dalle ore 21 siamo rientrati alla base alle 19 del giorno dopo. Siamo riusciti comunque a liberare i ponti e a riportare solo danni ai mezzi.

Momenti positivamente emozionanti?

Aiutare i civili. In particolare ricordo con maggior coinvolgimento quando andai in una scuola, facevamo scorta ad un convoglio umanitario, portando materiale di cancelleria ai bambini. In una di queste scuole mi hanno dato la possibilità di consegnare ad una bambina una borsa piena di quaderni e penne. Emozionante è stato vedere il volto della bambina letteralmente illuminarsi di gioia quando gli consegnai la borsa.

Se te ne fosse data la possibilità, torneresti in Iraq?

Non so... Penso di sì. Rifarei quell'esperienza appena conclusa, una seconda volta lì ci rifletterei molto prima di decidere.

29 ottobre 2004

Palagonia: antenne, sindaco si schiera con i cittadini

di Cesare Piccitto

PALAGONIA. Giunge al consiglio comunale (25.10.04) la questione "antenne telefonia mobile". In un aula consiliare gremita di pubblico, l'amministrazione si schiera dalla parte dei cittadini.

In rappresentanza della maggioranza si esprime Giuseppe Bassotto consigliere di Forza Italia, presentando un documento in cui si chiede alla giunta l'immediata produzione e approvazione di un regolamento comunale mirato, alla tutela degli interessi dei cittadini.
La proposta ha trovato d'accordo anche l'opposizione, che ha posto l'accento soprattutto sull'impegno da parte del Comune a privilegiare aree pubbliche, lontane dal centro abitato, per l'installazione di nuove antenne, ed un continuo monitoraggio di quelle già esistenti.

Il sindaco ha così sintetizzato l'orientamento del consiglio e suo personale: «Anche io sono contrario all'installazione di antenne nel centro cittadino anche se occorre ricordare che per quanto riguarda il rischio salute non bisogna preoccuparsi; l'ARPA controlla costantemente che non sia superato il limite di emissioni imposto dalla legge». "Personalmente farò di tutto - prosegue Fausto Fagone - affinché le installazioni presenti e future siano al di fuori del paese".

Il consiglio comunale ha approvato all'unanimità la proposta della maggioranza. Esponenti dei comitati presenti tra il pubblico esprimono: "Soddisfatti; auspichiamo che quanto prima le parole diventino fatti."

24 ottobre 2004

Palagonia: antenne, cresce la protesta il sindaco risponde

di Cesare Piccitto

PALAGONIA. Nuova antenna ennesima protesta. Qualche settimana fa è toccato a via Cesare Battisti la protesta per il montaggio di un ripetitore per telefonia mobile su un tetto di abitazione privata. Lunedì 18 ottobre è stata la volta di via Garibaldi. In quest'ultima zona l'antenna non è ancora stata montata, ma i cittadini saputo dell'istallazione imminente si sono subito messi in azione.

Un'altra raccolta di circa 400 firme, e un altro comitato spontaneo che si è recato dal sindaco per avere chiarimenti. Chiedono: "nessuna antenna deve esser montata fino a quando non ci siano garanzie provate per la nostra salute, tra l'altro ci sono delle scuole nelle vicinanze...", consegnando al sindaco la documentazione che mostra la pericolosità di tali ripetitori e la possibilità che il primo cittadino ha di bloccare i lavori, come è accaduto altrove, in attesa di chiarimenti tecnici da parte della ditta di telefonia.Intanto i due comitati hanno espresso l'intenzione di unirsi, e la possibilità, qualora non riuscissero ad ottenere il blocco delle opere, in una manifestazione pubblica e eventuale azione legale.

Il sindaco: "Stiamo analizzando il problema dal punto di vista scientifico e legislativo, per capire quali sono gli strumenti in mano ai cittadini per far valere il diritto alla salute, e quelli in mano all'Amministrazione per far rispettare certi vincoli. Ricordo che l'autorizzazione all'installazione non è competenza dell'Amministrazione. Il D.L. n. 259 del 01/08/2003, all'art.87 recita testualmente: Nel caso di istallazione di impianti con tecnologia UMTS o altre, con potenza in singola antenna uguale o inferiore a 20 Watt, fermo restando il rispetto dei limiti di esposizione dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, è sufficiente la denuncia d'inizio attività. L'ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente), con proprio parere favorevole del 29/07/2004, ha autorizzato l'installazione delle antenne, riservandosi al momento della messa in funzione la misura del campo elettromagnetico per verificarne le rispondenze alle normative. Tra l'altro largomento sar? in discussione nel prossimo consiglio comunale".

Il prossimo consiglio comunale si terrà lunedì 25 ottobre alle ore 17,00 presso l'aula consiliare del comune di Palagonia.

14 ottobre 2004

Palagonia:I Cittadini si ribellano al ripetitore

di Cesare Piccitto

PALAGONIA. Comitato cittadino si ribella all'elettrosmog, contro l'inquinamento dovuto all'eccessivo quantitativo di onde elettromagnetiche nell'aria prodotte dalle enormi antenne per i cellulari.

Circa due settimane fa viene installato uno di questi ripetitori, di una compagnia di telefonia mobile, su un tetto di un abitazione privata di via Cesare Battisti. Immediata la protesta del vicinato che teme ripercussioni sulla propria salute. I cittadini si auto-organizzano per chiedere chiarimenti alle autorit? competenti, creano un comitato "No elettrosmog" raccogliendo 300 firme.

Gioved? 7 ottobre 2004 una delegazione si reca dal sindaco, sottolineando che: "Nel quartiere esistono due persone munite di bypass cardiaco e le onde elettroniche potrebbero far loro molto pi? danno che hai cittadini sani�". I lavori per la messa in funzione dell'antenna vengono bloccati, ma dopo qualche giorno riprendono normalmente.

Il comitato torna a chiedere quindi: "Se non pu? bloccarsi quest'opera che almeno venga monitorata la potenza delle onde prodotte e che sia tenuta nei limiti di legge". Alcune forze politiche solidarizzano, tra cui Michele Musarra segretario DS di Palagonia: "Grave che nessuno del vicinato sia stato avvertito prima dell'istallazione cos? come previsto, almeno il sindaco rassicuri i cittadini".

Interpellato il primo cittadino, Fausto Fagone, sulla vicenda: "L'ultima legislazione del 2003 permette al comune di fare ben poco sul piano autorizzazioni, tutto avviene fra privato ed azienda. Dopo aver appreso le preoccupazioni legittime dei cittadini, ho personalmente contattato l'azienda richiedendo che mi vengano forniti documenti riguardo la non pericolosit? per la salute pubblica e informavo della disponibilit? da parte dell'amministrazione a fornire per tali ripetitori dei terreni comunali al di fuori del centro abitato".

15 settembre 2004

Palagonia: Incidente sul lavoro muore operaio

di Cesare Piccitto
(Notizia del 20/07/04)

PALAGONIA. Si è spento ieri notte, dopo tre giorni di coma nel reparto di terapia intesiva dell'ospedale Cannizzaro di Catania, Nicola Lagona quarantaseienne operaio specializzato di Palagonia dipendente della societ? elettrica ENEL. L'operaio giovedi 15 luglio alle ore 12.15 fu vittima di un grave incidente sul lavoro, nella zona in cui stava lavorando in contrada "Parraredda" del territorio di Scordia.

Quest'ultimo insieme ai colleghi, mentre effettuava operazioni di manutenzione, ? stato colpito da una violenta scossa elettrica che lo faceva rovinosamente precipitare al suolo da una scala appoggiata su un palo dell'alta tensione, circa tre metri d'altezza, battendo violentemente il capo sul marciapiede. Trasportato immediatamente in elicottero all'ospedale Cannizzaro di Catania ? stato ricoverato, in gravi condizioni dovute alle lesioni interne, con prognosi riservata. Con il passare delle ore le condizioni sono peggiorate cancellando le, seppur lievi, speranze di miglioramento. Il Lagona non ha pi? ripreso i sensi da dopo l'incidente, passando dal coma irreversibile al decesso causato da un arresto cardiocircolatorio. La salma verr? consegnata oggi in mattinata alla famiglia, dopo l'ispezione cadaverica del medico legale, le esequie si svolgeranno probabilmente nel pomeriggio di mercoled? 21 luglio presso la chiesa "Santissimo Sacramento della madonna di Trapani" di Palagonia.

Nicola Lagona sposato, dopo venti anni di servizio presso la societ? elettrica, lascia la moglie e i due figli di 17 e 14 anni. Restano da chiarire la dinamica e le circostanze dell'incidente mortale, su cui sta indagando la procura di Caltagirone. Tutti i colleghi e la dirigenza locale dell'ENEL si stringono attorno allo straziante dolore della moglie e dei familiari, manifestando profonda stima per l'umanit? e professionalit? del loro sfortunato collega.

13 settembre 2004

Siracusa:"Vince la mafia ma non la burocrazia..."

Ha resistito a due incendi del racket perchè non voleva pagare il pizzo, ora rischia di dover cedere allo sfratto del padrone di casa perchè non ha il denaro per saldare un anno di affitto arretrato

di Cesare Piccitto


SIRACUSA - Ventimila euro in tutto, nulla se lo stato gli rimborsasse i 200 mila che gli deve. E' l'incredibile storia di Bruno Piazzese, un "esercente coraggioso" di Siracusa che ha ricostruito due volte il locale, dopo altrettanti attentati, con i soldi dello stato. Nonostante tutto confida ancora nella macchina statale, sperando che gli restituiscano la cospicua somma. Piazzese, titolare del ristorante-pub pizzeria "UlYsses Irish Pub" sul lungomare di Siracusa, non è il tipo che si arrende.

Dopo il primo incendio ha denunciato e fatto arrestare gli estorsori e, dopo la loro condanna ha subito un secondo attentato. Vive da due anni sotto scorta, 24 ore su 24, e coordina dodici associazioni antiracket del siracusano. la prima richiesta estorsiva è avvenuta in modo "soft" nel 2000 vennero ad imporgli d'installare dei video poker. Non li faceva funzionare e se li portarono via, chiedendogli in cambio un pizzo di tre milioni di lire al mese. Il Piazzese non paga e denuncia subito alla polizia che nel febbraio 2002 arresta sei persone dei clan pi? noti in citt?. Arriva la vendetta, un mese dopo un incendio doloso distrugge completamente il locale. Con i soldi dello stato, appositamente stanziati per chi si oppone alla prepotenza mafiosa (legge 44/99), e nel dicembre 2002 riapre l'attivit?. Passano nove mesi, giusto il tempo di riavviare l'attivit? e far tornare i clienti timorosi, ed nell'agosto 2003 un nuovo incendio riduce in cenere tutto il restaurato locale.

Fa nuovamente ricorso ai fondi antiracket dello stato (ottenendo € 150.000) ricostruisce e nel giugno 2004 inaugura x la terza volta. Il locale adesso va bene, ma ha dei gravi problemi economici dato che lo stato deve ancora rimborsargli 200 mila euro. Lo stato è riuscito a fare tanto ma i tempi burocratici potrebbero stroncare l'importante lotta del coraggioso commerciante.

11 settembre 2004

Vita senza cielo

di Cesare Piccitto

PALAGONIA. Imprigionata nel centro storico. Botto Rosa sessantottenne da sette anni vedova, vive da sola con l'unico figlio in via Cosenza. La signora gravemente sofferente dal 1998, da circa tre anni ? stata dichiarata invalida al cento per cento dalla commissione sanitaria della A.S.L. n 3 di Catania, a causa di diverse patologie croniche che la hanno resa quasi non vendente e che ne le limitano quasi totalmente le attivit? motorie soprattutto degli arti inferiori. La sfortunata vedova abita nel centro storico di Palagonia, ed oltre ad avere difficolt? ad uscire, per lo stato di invalidit?, ? impedita anche da ragioni viarie.

Per poter raggiungere la strada pi? vicina deve percorre inevitabilmente una scala ripida e molto malconcia composta da circa quaranta gradini. L'unico modo per portarla in strada, per i periodici ricoveri, è trasportarla di peso, con l'ausilio di almeno tre persone. Tempo addietro un incedio colpì la casa della signora, dove vi morì la madre, ed i stessi soccorritori persero molto tempo proprio a causa della difficile accessibilità dell'edificio. Il figlio da parecchi anni ha comunicato il problema presso tutte l'autorità competenti ma nessuno fino a d'oggi ha voluto dare una soluzione al problema.

Ultima comunicazione un anno fa, all'ufficio tecnico di Palagonia con allegato le firme degli abitanti del quartiere, che rispondeva dopo qualche tempo:"Nessuna modifica alla scala. Solamente un rifacimento della gradinata".
Il figlio per conto della madre: "chiedo sia messa in opera una qualsiasi soluzione che possa permettere a mia madre di poter arrivare in strada e quindi poter camminare con delle apposite stampelle". La signora:" sono disponibile ad abbattere parte del mio fabbricato per la costruzione di un collegamento con la strada". Interpellato il Sindaco di Palagonia Fausto Fagone sulla triste storia: "Non so nulla su questa triste vicenda. Mi impegno personalmente a provvedere quanto prima a che la signora possa risolvere il suo grave problema".

3 settembre 2004

Continuano senza esito le ricerche della piccola Denise; creato anche un sito web

di Cesare Piccitto

MAZZARA DEL VALLO. Sulla sorte della piccola Denise nessuna notizia. Seconda notte d'angoscia per i familiari della bambina di quattro anni scomparsa mercoled? a mezzogiorno, mentre si trovava davanti l'uscio di casa della nonna a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Sembra incredibile che non ci siano testimoni, come se la bimba si fosse allontanata con qualcuno che conosceva.

I genitori, che stanotte sono stati ascoltati di nuovo dai magistrati, hanno anche pubblicato un sito web. L'ipotesi maggiormente seguita dagli inquirenti ? di sequestro di persona. Non a scopo estorsivo, viste le condizioni della famiglia.

Pina Maggio e suo marito Toni Pipitone sono stati ascoltati nuovamente su alcuni punti che avevano riferito la sera del sequestro al pm Luigi Boccia. La coppia ha lasciato definitivamente gli uffici dei militari dopo le due di notte. A risentire i due coniugi ? stato anche il procuratore di Marsala, Antonio Silvio Sciuto, che ieri ? rientrato dalle vacanze per seguire da vicino questa vicenda. Le forze dell'ordine hanno controllato in questi tre giorni tutto il territorio della zona, ma le ricerche non hanno dato fino adesso esito positivo.

Da ieri sono presenti a Mazara anche uomini dello Sco, il servizio centrale operativo della polizia, che da Roma ha inviato sul posto alcuni investigatori. Poi c'? l'idea dei genitori: il sito internet realizzato da Piera Maggio con l'aiuto dei colleghi di un corso per operatori windows.

Il sito, www.cerchiamodenise.org, che apre su una pagina web con una grande foto della bambina, fornisce notizie utili per l'identificazione e il suo riconoscimento in qualunque parte d'Italia. E Telefono Azzurro ha attivato una linea: chi vuole comunicare informazioni e elementi utili pu? chiamare da tutta la Sicilia il numero 114 di Emergenza infanzia.

2 settembre 2004

"Conto aperto" con la storia

di Cesare Piccitto

Roma intitolera' una via ai fratelli Mattei, ''vittime di uno dei piu' orribili atti di violenza politica che abbiano funestato la nostra citta' e il Paese''. E' quanto dichiara il sindaco Walter Veltroni. ''Stefano, di soli otto anni, e Virgilio, ventiduenne, - spiega Veltroni - il 16 aprile del 1973 trovarono una morte orribile nel rogo della loro casa di Primavalle cui gli assassini avevano dato fuoco per 'punire' la famiglia Mattei della sua militanza nel Movimento Sociale.

Fu un gesto orribile e ceco, frutto del clima di violenza ideologica che nutriva in quegli anni le piu' dure manifestazioni del terrorismo, di destra e di sinistra, e che provoco', a Roma e in altre citta', una impressionante catena di omicidi, di aggressioni, di intimidazioni''. ''Quello dei fratelli Mattei - aggiunge Veltroni - fu un delitto che, nella pieta' per quei due poveri ragazzi e nel rifiuto della cieca intolleranza che costo' loro la vita, e' ancor oggi presente nella memoria della citta'. Nello stesso modo in cui e' vivo il ricordo di Walter Rossi, il ragazzo ucciso nel '77 per la sua militanza politica a sinistra, al quale e' gia' dedicata una piazza a Monte Mario (che qualche tempo fa inaugurai nella sua nuova sistemazione), di Ivo Zini, il ventiquattrenne ucciso dai Nar all'Alberone perche' leggeva 'l'Unita'', per il quale proporro' alla Commissione Toponomastica l'individuazione di una strada da intitolargli, di tanti e tanti altri''.

''La nostra intenzione - prosegue il sindaco di Roma - e' chiara: attraverso l'atto della intitolazione, che fissa per cosi' dire il ricordo della coscienza pubblica, vogliamo mandare un messaggio di condanna di ogni forma di violenza politica, di ripudio di ogni forma di intolleranza. Nonostante gli avvenimenti internazionali che fanno pesare la minaccia di un terrorismo sempre piu' spietato sulle comunita' e su intere nazioni, nonostante il sangue, la disperazione di popoli interi che fuggono dalla morte e dalla fame, nonostante i rumori delle guerre, Roma e', per nostra fortuna, una citta' serena, che non si e' fatta vincere dalla paura. Il dolore lo porta nella sua memoria. Memoria la cui condivisione e' il rifiuto della logica della violenza, del terrorismo, della morte''.

L'Immediato no della famiglia che denuncier? il primo cittadino ''Ho avuto mandato dalla famiglia Mattei di oppormi alla titolazione di una strada ai fratelli Stefano e Virgilio''. Lo ha detto l' avvocato Luciano Randazzo il quale, al riguardo, ha annunciato che domani inoltrera' ''un atto di diffida al sindaco Walter Veltroni di spendere a qualsiasi titolo il nome dei fratelli Mattei''. Il motivo dell' opposizione - ha detto il legale - sta nella mancata presa di posizione del sindaco di Roma quando e' tornata d' attualita' la vicenda di Achille Lollo, uno dei tre estremisti di sinistra (gli altri due sono Marino Clivo e Manlio Grillo, entrambi latitanti) condannati a 18 anni di reclusione per il rogo di Primavalle. ''Quello di Veltroni - ha concluso Randazzo - e' un gesto che arriva troppo tardi e, comunque, la famiglia Mattei avrebbe gradito un suo intervento nei mesi scorsi quando la procura generale inoltro' la richiesta di estradizione di Achille Lollo alle autorita' brasiliane''.

Nei mesi scorsi l' avvocato Randazzo presento' una denuncia alla Procura sul caso di Achille Lollo il cui nominativo compariva nella lista degli elettori dei Comites, gli organi rappresentativi delle comunita' italiane eletti direttamente dagli italiani residenti all' estero. Il procedimento e' affidato al pubblico ministero Maria Monteleone ed e', per il momento, registrato come ''atti relativi a'', ossia privo di ipotesi di reato. Nella denuncia si chiede di fare luce sulle complicita' di cui avrebbe beneficiato Lollo per la sua fuga all' estero (e' in Brasile da oltre 20 anni) ''avvenuta - e' detto nell' atto depositato in procura - al momento della lettura della sentenza'' con cui fu condannato per l' omicidio dei fratelli Mattei avvenuto nel 1973.

2 giugno 2004

2 giugno: Da festa a parata militare

di Cesare Piccitto

Il 2 giugno 1948 era il risultato di un voto popolare che raccogliendo le energie della Resistenza e cacciando i Savoia, aveva bocciato per sempre la guerra. Inoltre le gerarchie militari di allora erano prevalentemente monarchiche: perch� esibire fucili e cannoni per festeggiare la liberazione dall'istituzione che ne era l'azionista di riferimento? Forse si cercava una tregua o un equilibrio tra gli apparati di un nuovo stato che del tutto nuovo non era, che riciclava prefetti, poliziotti e burocrati fascisti, teneva al loro posto generali monarchici, concentrava lo spirito repubblicano nella politica e in Parlamento. Le mostrine, quindi, ebbero una festa in pi? marciando sullo scenario del vecchio regime, dai Fori imperiali fin sotto il balcone di piazza Venezia.

Una sfilata di armi e armati, ogni anno, fino a quando il rivolgimento degli anni Settanta fece capire che quella parata era diventata incompatibile con la societ? italiana e non rappresentava la Repubblica. Cancellando l'esibizione di armati o riducendola a evento periferico. In questo paese tutto ritorna, spesso nella versione peggiore. Le ultime parate del 2 giugno sono progressivamente precipitate verso il peggiore dei patriottismi, quello che annebbia le menti e tanto piace all'attuale presidente della repubblica. Un alibi per gli esercizi di piccola potenza mondiale che costituiscono la cultura del centro-destra, un handicap per un centro-sinistra che trema di fronte all'accusa di disfattismo. Pazienza, potremmo anche far finta di nulla, lasciare Roma per un giorno ai militari e aggrapparci al 25 aprile (finchè c'è). Ma la prossima parata esibirà le armi di un esercito in guerra, raccoglier? gli istinti primari dell'indietro non si torna, farà sfilare l'ipocrisia di chi spara - uccide ed è ucciso - in nome della pace. E' sempre stato di cattivo gusto affidare la memoria della Repubblica ai cannoni; tanto più oggi mentre ? in corso una macelleria cui l'Italia partecipa da protagonista. L'ordine e le regole di una parata fanno a pugni con il disordine di una guerra in cui tutto ? permesso, di cui i civili e la civilt? sono le principali vittime.

La prossima festa della Repubblica sar? un esercizio di propaganda, una provocazione antiumanitaria, parler? la lingua del comando militare che si impone a ogni ragionamento politico, sar? un regalo a un governo in difficolt? e tradir? una volta di pi? lo spirito della Repubblica e dell'articolo 11 della sua Costituzione. Sarebbe un bene non farla, sar? un atto civico contestarla. E se proprio sfilata ci deve essere che abbia altro luogo e altri protagonisti: da via Tasso alle Fosse Ardeatine, con i resistenti di allora e quelli di oggi, le persone e le associazioni che nella grande guerra mediorientale portano ogni giorno una pratica di pace e solidariet?.

12 maggio 2004

I dittatori non finiscono con Saddam

di Cesare Piccitto

La caduta di un dittatore in qualsiasi latitudine storica e geografica, sia venuta da lotte o da cause naturali, ? fonte di immensi lutti. Si pensi alla sorte dell'ex Jugoslavia dopo la morte del maresciallo Tito. Si tema, in vista del domani, per la Cuba del dopo Fidel Castro. Paradossalmente, dimenticando le sofferenze dei loro popoli, fermandosi al contingente e in assenza di una prospettiva storica e un'etica, si potrebbe sostenere che certi despoti non dovrebbero mai morire! Venendo a noi, debellato, deposto e catturato il sanguinario tiranno iracheno, quanti "altri Saddam" ci sono ancora oggi in giro per il mondo? Un metodo incerto per identificarli potrebbe essere quello di guardare ai cosiddetti "Stati canaglia" e ai loro leader. Ma, prima di tutto, chi ha il diritto di stabilire quali siano questi "cattivi" paesi è L'espressione ebbe successo già con Bill Clinton e il suo segretario di Stato Madeleine Albright che la adottarono a proposito di Iran, Libia, Iraq, Corea del Nord e Cuba. Successivamente all'11 settembre dal 2001, con maggior forza fu fatta propria da Gorge Walker Bush che aggiunse alla lista l'Afghanistan. A quanto affermano gli studiosi, caratteristiche precise degli Stati canaglia sono: volont? e tentativi di entrare in possesso di armi di distruzione di massa, sostegno al terrorismo, trattamento biasimevole dei propri cittadini, propaganda ostile nei confronti degli Usa che, in quanto nel mirino, si arrogano il diritto di includere nell'elenco, o escludere, questo o quello Stato. Un secondo, possibile approccio potrebbe essere quello di guardare al sistema di governo.

Chi comanda al di l? o contro la democrazia ?, in questa prospettiva, un "altro Saddam"? Ma cosa ? mai la democrazia, per esempio, nel mondo islamico e arabo in particolare? Ci si pu? ben fare tale domanda ove si pensi che perfino il mite ed equilibrato presidente Hosni Mubarak ha di recente invitato gli occidentali a farsi i fatti loro visto che la democrazia sarebbe del tutto estranea al modo di vivere e pensare dell'Islam appunto arabo. Per inciso, ? fortemente da dubitare che ovunque, specie nel terzo mondo, si sappia cosa davvero sia la pi? volte citata democrazia. Dunque alla fine restano forse il coreano del Nord Kim Jong-il, forse Fidel Castro. Ma non va mai dimenticato che, con i continui mutamenti della politica internazionale, il nemico di oggi pu? domani diventare un fedele alleato, si pensi al Saddam sostenuto dagli americani ai tempi della guerra Iraq/Iran.
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10 Lader senza opposizione:
>Cuba: Fidel Castro In carica dal 1959. Dopo la rottura con gli Usa ? stato a lungo alleato dell'Urss. Sotto embargo dal '63, ha eliminato l'opposizione.

>Guinea Equatoriale: Teodoro Mbasogo In carica dal 1979. Alle elezioni del 2002, caratterizzate da brogli e violenze, ha riscosso il 99% dei consensi.

>Zimbawe: Robert G. Mugabe In carica dal 1980, Padre-padrone dell'ex Rodhesia. Con lui ? finita la segregazione razziale. Ma anche le libert? politiche.

>Uzbekistan: Islam Karimov In carica dal 1989. Dopo l'11 settembre ha soppresso l'opposizione interna. I partiti islamici sono stati bollati come terroristi.

>Sudan: Umar al-Bashir In carica dal 1989. Nel '93 impone la legge cranica e inizia una guerra civile contro la popolazione cristiana.

>Myanmar (ex Birmania): Khin Nyunt: In carica dal 1992. Dietro il generale c'? il potente ministro degli Esteri Shwe. E' dal '62 uno dei regimi pi? repressivi del pianeta.

>Eritrea: Isaias Afewerki In carica dal 1993. Addestrato militarmente dalla Cina nel 1966. Dal '93 ha spento con la forza ogni forma di opposizione.

>Corea del Nord: Kim Jong-il: In carica dal 1994. Ha reso ancora pi? dure le condizioni di vita di una popolazione stremata da carestie e isolata come un lager.

>Turkmenistan: Saparmayrat Niyazov:In carica dal 1999. Nel 2002 ha rinominato i mesi dell'anno con i nomi ispirati a lui e a sua madre.

>Pakistan: Perzev Musharraf:In carica dal 1999. Al potere in seguito a un sanguinoso golpe. Dopo l'11 settembre ? diventato un prezioso alleato degli Usa.

1 maggio 2004

Morto in carcere "Don Tano"

Gaetano Badalamenti era detenuto nel carcere di Feirton negli Stati Uniti dove stava scontando una condanna a 45 anni per traffico di droga nell'ambito dell'inchiesta 'Pizza Connection'. Da tempo malato, mancava dall'Italia da circa vent'anni

di Cesare Piccitto

Due i grandi processi in cui era imputato in Italia: il primo a Perugia, insieme a Giulio Andreotti, per l'omicidio del giornalista di Op Mino Pecorelli, dove era stato assolto in Cassazione; il secondo, il processo di Palermo per l'omicidio di Peppino Impastato, esponente di Democrazia Proletaria, 'suicidato' il 9 maggio del 1978, giorno in cui le Br fecero trovare a Roma il corpo di Aldo Moro.

Per l'uccisione del giovane, Badalamenti venne condannato all'ergastolo. Il boss, 81 anni, affetto da tempo da un male incurabile, era detenuto dal 1984 negli Stati Uniti, dove doveva scontare una condanna a 45 anni (ridotti a 30, ne aveva scontati fino ad oggi 19). Le sensazioni di Giovanni fratello di Impastato.

Signor Impastato dov'era quando ha saputo la notizia?

Mi trovavo a Bologna in una scuola, dove parlavo ai ragazzi di "cultura della legalit?", progetto che porto avanti in tutta Italia. Mi ? arrivata una telefonata da un giornalista che mi informava dell'accaduto.

Quali le sue sensazioni subito dopo aver saputo della morte di Badalamenti?

Immediata pietà umana. Non si può gioire della morte di una persona. Secondariamente un senso di insoddisfazione per tutte quelle "verità" che Badalamenti fino all'ultimo si è rifiutato di portare alla luce. Per quanto riguarda il processo sull'omicidio di mio fratello l'iter giudiziario era già concluso, anche se troppo lentamente. Con la morte di "Don Tano", l'ultimo depositario di informazioni su "cosa nostra" che non potremmo avere più da nessun altro, si chiude un capitolo fondamentale della storia della mafia.

Come cittadino di Cinisi, nei suoi concittadini ha notato reazioni o totale indifferenza per quello che un tempo era il "temuto boss" della cittadina?

Quasi nessuna reazione. Se ne parla ma con molta indifferenza.

22 aprile 2004

Palagonia: Sindaco vieta il "25 aprile"

di Cesare Piccitto

PALAGONIA. Venticinque aprile millenovecentoquarantacinque, una delle date pi? importanti e fondanti della storia repubblicana, annualmente viene celebrata in ogni piccolo e grande centro della penisola. La stessa celebrazione avveniva fino all'anno scorso anche a Palagonia. Nel duemilaequattro per? non sar? possibile.

Il collettivo "Giuseppe Impastato", promotore e organizzatore della manifestazione di quest'anno ottiene tutte le autorizzazioni di rito tranne quella del sindaco Fausto Fagone (esponente di Forza Italia) che con nota scritta del sedici aprile comunica: "Non ? possibile autorizzare la manifestazione del venticinque aprile per motivi di ordine pubblico". La richiesta fatta al sindaco da parte del Collettivo il tredici aprile diceva: "Chiediamo di poter utilizzare lo spazio pubblico per dar luogo ad attivit? culturali in ricordo del giorno della liberazione dal nazifascismo con concerto musicale in chiusura".

Il portavoce del collettivo, Valerio Marletta, dopo aver letto la comunicazione del sindaco dichiara: "Non capiamo il motivo del rifiuto di autorizzare da parte del sindaco. In che cosa una manifestazione culturale, quindi pacifica, pu? turbare l'ordine pubblico?". Incalzato dai media locali e nazionali, il primo cittadino ribadisce: "Non c'? nessun problema nella manifestazione, ma non in questo momento; poich? i netturbini sono in stato di agitazione e non potrebbe essere garantita la pulizia dell'area pubblica da utilizzare". Il sindaco Fausto Fagone continua a negare un incontro con i giovani che legittimamente chiedono ulteriori spiegazioni. Nonostante tutto sono decisi ad andar fino in fondo preparandosi ad un'eventuale azione legale, dato che credono fermamente nella totale infondatezza della motivazione. Sottoscrivono e sostengono l'operato del collettivo tutte le forze politiche del centro sinistra locali, in attesa di vedere accolta e non negata la libert? di manifestare, tra i diritti assoluti e inviolabili sanciti dalla nostra costituzione.

Il 21 aprile 2004, l'avvenimento ha avuto risonanza mediatica; un articolo in seconda pagina de "Il manifesto" racconta quanto segue: "SINDACO �RINVIA� IL 25 APRILE Prima ha pensato bene di vietare la manifestazione del 25 aprile chiesta dal collettivo Peppino Impastato sei giorni fa, con l'adesione di Margherita, Ds, Prc e Arci, per imprecisati �motivi di ordine pubblico�. Poi, interpellato per chiarimenti, ha spiegato che la manifestazione non era vietata, ma semplicemente spostata a un'altra data per via di uno sciopero dei netturbini che avrebbe reso impossibile pulire la piazza dopo la celebrazione (con delle letture e un concerto) della vittoria sul nazifascismo.

Protagonista il sindaco di Palagonia, in provincia di Catania, il forzitaliota Fausto Fagone, che ha anche rifiutato di incontrare i rappresentanti del collettivo. Sulla vicenda Giovanni Russo Spena del Prc ha annunciato un'interrogazione parlamentare."

19 marzo 2004

Cinisi da Radio-Aut al Social Forum

Giovanni Impastato, parla a margine dell’incontro con le scuole di Palagonia: "E’ utile trasmettere la memoria storica soprattutto alle nuove generazioni"

di Cesare Piccitto

Giovanni Impastato, dopo le morte di Peppino, insieme alla madre si dedica alla diffusione di una cultura della legalità, oltre che alla battaglia giudiziaria e politica per ridare e trasmettere la reale immagine del fratello ucciso dalla mafia. Attualmente gestisce un locale pubblico a Cinisi e quando riesce a liberarsi dal lavoro è in giro per le scuole di tutta Italia per raccontare le vicende che ha vissuto da Radio-Aut a oggi.

Il tuo ruolo, umano e politico, apparentemente è stato marginale nella vita di Peppino. Tu ritieni che sia così?

Di solito non sono abituato a parlare di me stesso… Parlo sempre di Peppino. Ti ringrazio per questa domanda. Per carità il personaggio è Peppino, è stato ed è lui il punto di riferimento per tutti noi. Non ho mai avuto il suo coraggio, eravamo due tipi caratterialmente opposti. Appoggiavo, condividevo le sue idee e scelte in pieno, ma non ho mai avuto il suo coraggio. Sotto certi aspetti lavoravo molto per il movimento giovanile di Cinisi, il rapporto personale con lui era conflittuale, d'amore e odio. Lui cercava di farmi prendere coscienza, di rendermi partecipe al movimento; mi rinfacciava sempre di essere molto vicino al movimento, nel periodo "Musica e Cultura", “solo perchè lì c'era il divertimento…” non pretendeva molto, pretendeva un po' più di quanto uno poteva dare. Penso di non averlo lasciato mai un attimo solo, anche nei periodi più difficili. Avevo un ruolo marginale pubblicamente ma ho sempre lavorato, ancor più dopo la sua morte per mantenere viva la sua figura e la memoria della sua azione, anche perché credo fermamente nell’utilità di mantener sempre viva la memoria storica soprattutto trasmetterla alle nuove generazioni.

Per quanto riguarda l'aspetto giudiziario dell’omicidio di tuo fratello, una sentenza che arriva a distanza di più di un ventennio è realmente giustizia?

In un paese civile e democratico non dovrebbero mai aspettarsi tutti questi anni per ottenere giustizia. Noi come famiglia abbiamo creduto fino in fondo alla giustizia. Mia madre rifiutò da subito la "logica" della vendetta personale, raccogliendo l'eredità di Peppino, opera anche lei la sua rottura con la mafia optando per la scelta di legalità. Lo stato gli risponde: "no tuo figlio è un terrorista", ecco come venne ricambiata, quanto meno doveva aiutarci da subito nella ricerca della verità. Soprattutto in Sicilia in cui c'è ma soprattutto c'era, molta omertà, non c'erano mai testimoni o gente che collaborasse con lo stato; in quel contesto noi che andavamo in direzione diversa siamo stati ripagati dallo stato in questo modo. Grazie al cielo questo avveniva inizialmente, per circa tutto il primo anno dopo il delitto, successivamente si è ribaltata la situazione. Parlano chiaro anche le due sentenze: trent'anni a Vito Palazzolo e l'ergastolo a Gaetano Badalamenti. Dal punto di vista giudiziario è tutto chiaro, purtroppo solo ora dopo troppo tempo e tante chiusure e riaperture d'inchiesta..

Cinisi dopo Peppino, cosa c'è adesso?

Il movimento ha continuato a lavorare soprattutto su quell'uccisione per due, tre, quattro anni dopo. I compagni di Peppino hanno rischiato in prima persona facendo delle denunce e soprattutto con un lavoro di controinformazione. Dopo il movimento si è dissolto un po', non c'era più il nucleo organizzativo che faceva riferimento a lui. Individualmente abbiamo continuato a lavorare nell'associazionismo. Ultimamente sta riemergendo un nuovo gruppo giovanile, dove è avvenuto un ricambio generazionale. Questi ragazzi hanno costituito il Social Forum Cinisi intitolandolo a Peppino con rapporti con l'esterno e un lavoro di rete tra il "movimento dei movimenti" e l'impegno civile antimafia.

Il ricordo più personale ed indelebile che hai di Peppino…

Due immagini. Quella quando era seduto a "Radio Aut" e si divertiva e faceva divertire, portando avanti il suo impegno, un Peppino scanzonato…. Lontano dall'impegno di militante severo… L'altra immagine quando uccisero lo zio Cesare Manzella, il capo della cupola mafiosa, ricordo un Peppino molto traumatizzato. Eravamo io e lui davanti al luogo dell'attentato, davanti alla devastazione, e Peppino disse: "Ma questa è veramente mafia? Se questa è mafia io per tutta la vita mi batterò contro queste cose…"

25 febbraio 2004

"Rosso e Nero" quando il revisionismo passa per i videogames

di Cesare Piccitto

IL ROSSO E IL NERO ? un videogioco ambientato in italia nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, e precisamente racconta della guerra civile tra l'esercito regolare Fascista e le forze della resistenza comunista dei Partigiani, che ha insanguinato il nostro paese. Il rosso e il NeroVideogames d'assaltoIL ROSSO rappresenta l'ideologia liberale Comunista e il NERO simboleggia la fede politica Fascista. Il gioco non si schiera assolutamente n� per l'una n� per l'altra fazione, cerca di essere invece una ricostruzione storica imparziale degli scenari e delle battaglie pi? importanti di quella guerra.

Apprezziamo l'intento della Blacksheep (casa di produzione) di creare un videogioco indipendente, persino a livello di motore grafico, dai modelli statunitensi. Apprezzeremmo anche il coraggio di inserirsi in un discorso storico che ? ancora sotto processo, se non avessimo il sospetto che questo sia pi? che altro uno spunto polemico creato a tavolino per ottenere un sovrappi? di risonanza mediatica. Ma questo non ? necessariamente un male. La pretesa di non schierarsi politicamente ? molto discutibile poich? non ? solo una frase di inizio missione "uccidi tutti i fascisti" a dare ad un gioco una connotazione antifascista. La stessa forma sparatutto in soggettiva multigiocatore ha implicazioni politiche. I giocatori si troveranno in un ambiente sterilizzato a correre, sparare, morire e resuscitare in continuazione, la posizione dei civili non sar? definita visto che non ci saranno personaggi non giocanti (almeno non nella versione a cui abbiamo giocato) e la contrapposizione manichea fra due fazioni sar? il motivo dominante del gioco. L'appiattimento della resistenza in un conflitto tra due fazioni intercambiabili, distinte unicamente dal colore ideologico e dal set delle armi ? un gesto fortemente politico. Che rientri o no nell'intenzione degli autori. Il Rosso e il Nero non riesce ad essere niente di pi? di un rivestimento per algoritmi di violenza allo stato puro. La resistenza ha visto contrapporsi due fazioni dalle tecniche militari radicalmente diverse, un esercito regolare dotato di un particolare addestramento, artiglieria e strumenti massivi di offesa e delle brigate irregolari, poco equipaggiate e proprio per questo motivo costrette ad usare tecniche di guerriglia e a sfruttare la complicit? della popolazione civile. La parabola della liberazione e della riconquista di Alba, splendidamente raccontata da Fenoglio ne "i ventitre giorni della citt? di Alba" ? significativa per capire questi due diversi paradigmi militari. Quando la difesa della citt? da parte dei nazi-fascisti divent? impossibile per le continue incursioni dei partigiani, l'esercito regolare si ritir? e la lasci? al nemico.

La riconquista avvenne dopo meno di un mese in una battaglia campale che vide i partigiani fortemente svantaggiati. Tutto questo non pu? certo essere reso all'interno della struttura scarnificata di uno sparatutto multigiocatore. Sono contro ogni forma di censura, temo per? che questo videogioco si vada ad assommare a gi? tanto revisionismo che circola da tempo: il nostro presidente del consiglio rivaluta Mussolini dichiarando "non era poi tanto cattivo mandava la gente solo in vacanza..."; lo storico e scrittore Pansa capovolge i ruoli storici facendo quasi passare nel suo ultimo libro i partigiani come pi? feroci dei nazi-fascisti. Quello che mi domando ? fino a che punto pu? spingersi la realt? virtuale? Se un giorno uscisse un nuovo videogames con gli ebrei che fucilano i nazisti...

4 febbraio 2004

Esecuzione mafiosa in pieno centro

di Cesare Piccitto

PALAGONIA - L’apparente tranquillo paesino torna nuovamente al centro della cronaca catanese. Dopo episodi di gravi danneggiamenti (colpi d’armi da fuoco nelle vetrine d’alcuni esercizi commerciali e nelle vetrate della sede del comune), aggressioni nei confronti dei rappresentanti delle forze dell’ordine, lupara bianca, torna,e in modo ancora più eclatante la "violenza mafiosa" che sembra inarrestabile.

Ieri alle ventuno e trenta nella centralissima Via Umberto è caduto sotto i colpi d’arma da fuoco Salvatore Schiaccianoci, di ventisette anni. Il tutto è avvenuto nelle vicinanze dell’affollatissima piazza, che come in tutti i paesi d’economia agricola è centro oltre che urbano anche economico. Il giovane era conosciutissimo dalle forze dell’ordine, nonostante l’età aveva molti precedenti penali per rissa, lesioni, reati contro il patrimonio. Era appena risalito nella propria auto quando è stato freddato con diversi colpi d’arma da fuoco. I primi rilievi e preliminari d’indagine sono stati effettuati sotto la guida del capitano della compagnia dei Carabinieri di Palagonia Giuliano Gerbo e dalla titolare d’inchiesta la Dottoressa Lucia De Santis, della procura della Repubblica di Caltagirone.

Dalle prime ipotesi d’indagine, la più avvalorata è quella del regolamento di conti. Già in passato Salvatore Schiaccianoci era stato tra i protagonisti di una rissa tra bande rivali, che solo per fortunate circostanze non registrò vittime. Al di là del fatto delittuoso in se stesso, c’è da evidenziare l’enorme aumento degli episodi criminali all’interno del piccolo centro urbano e il coinvolgimento di giovani in esecuzioni mafiose storicamente riservate a boss di un certo calibro. La giovane età della vittima (al di sotto dei ventotto anni) evidenzia in modo lampante che oltre ad un’emergenza di ordine pubblico, c’è anche quella sociale.

22 gennaio 2004

Taibo II: "Il libro? Che sia sporco di salsiccia"

di Cesare Piccitto

Nel corso delle le iniziative organizzate dall’associazione culturale “Fiumara D’arte” di Catania, in una serie di incontri culturali con noti scrittori, ho avuto il piacere e l'onore d’intervistare Paco Ignacio Taibo II.

Nota bibliografica: Oltre cinquanta pubblicazioni tra cui romanzi, raccolte di racconti, fumetti, reportage giornalistici, opere storiche; pubblicati in più di venti paesi; numerosissimi i premi letterari nazionali e internazionali ricevuti. L'ultimo ricevuto, in Italia, con "Senza perdere la tenerezza" Bancarella nel 1998: questa in estrema sintesi, la carriera del biografo del Che.

Tra i suoi libri il più apprezzato dal pubblico italiano è stato "Senza perdere la tenerezza" considerata la biografia più completa di Ernesto Guevara. Se invece di un opera storica lei avesse scritto un altro dei suoi romanzi… cosa sarebbe venuto fuori?

Ci sono storie che già nel reale hanno un enorme forza narrativa, su cui è addirittura difficile poter lavorare per costruirvi un romanzo sopra. Così com’è sono hanno più forza ed intensità di qualsiasi romanzo. Ho tentato in tutti i modi, mentre lo scrivevo, di non farmi prendere dalla voglia di "romanzare", il mio problema principale è stato quello di non farmi contagiare mai dalla fantasia. Il libro ha due chiavi di lettura: la prima, un gran rigore nel lavoro e nell'esaminare qualsiasi fonte d'informazione storica; la seconda, narrare il tutto come un romanzo ma mai e poi mai di fare un romanzo. Ci ho lavorato per quattro anni ed è stato come vivere per quattro anni con il "Che" in senso figurato e non, la notte lo sognavo, ci parlavo… è un libro assolutamente ossessivo.

Nell'attuale società, ultra tecnologica e poco propensa alla lettura, secondo lei la letteratura ha un suo ruolo o non lo ha mai avuto?

Lo ha sempre avuto, non lo va perdendo, non è in contraddizione con l'attuale società. Il libro è solo la forma non mi interessa. Come tale può essere benissimo qualsiasi altra cosa: un disco, una videocassetta, il concetto libro sopravvive. La tecnologia cambia la forma della letteratura ma non la struttura narrativa al suo interno. Personalmente non sono un feticista del libro, è un oggetto e come tale lo tratto. Figurati che i libri che leggo, sono dopo sporchi di salsiccia, cioccolato, coca-cola… sono fondamentali i concetti che stanno dentro i libri. Lo considero e lo utilizzo semplicemente come trasmettitore di pensiero utopico. Il libro è concetto non forma. Se il libro non può competere con i videogiochi deve morire, dobbiamo ucciderlo! Quando mi chiedono "perchè i libri perdono lettori?" io rispondo vuol dire che abbiamo scrittori scarsi che scrivono libri noiosi che nessuno legge. Per poter sopravvivere il libro deve esser ben adeguato, deve poter competere con il calcio, TV, videogiochi, ed altri moderni svaghi.

A cosa sta lavorando ultimamente?

Sto scrivendo la biografia di Pancho Villa 1887 - 1923 anche questa sarà minuziosa, dettagliata, narrativa molto narrativa… un'altra bella e appassionante storia.

6 gennaio 2004

Trapani: "Serraino Vulpitta" quattro anni dopo

di Cesare Piccitto

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Trapani. Il ventotto dicembre duemilatre si è svolta la manifestazione per ricordare "la tragedia del CPT Serraino Vulpitta" e per manifestare con forza la propria contrarietà ai centri d’accoglienza, da sempre, nei fatti luoghi di detenzione per i clandestini. Senza nessuna distinzione, i clandestini per il solo fatto di esser tali vengono rinchiusi in questi luoghi in attesa di essere rimpatriati.

La vicenda di Trapani oltre ad essere emblematica ha anche aperto uno squarcio sulle condizioni in cui vengono tenuti gli extracomunirtari in questi luoghi, che violano qualsiasi forma di rispetto della dignità umana. Più di mille persone hanno attraversato le vie principali del centro cittadino fino a giungere davanti al "Vulpitta" per mantenere sempre viva la memoria.

Cosa successe a Trapani: Non cercavano altro che la liberta’, quella notte, Nassim e gli altri migranti rinchiusi nel lager di Trapani, il centro di permanenza temporanea "Serraino Vulpitta". Presero dei lenzuoli e si calarono dalle finestre. Inutilmente. Furono subito ripresi dagli agenti di guardia e rinchiusi tutti nella stessa cella, le due porte (una di legno e una con la grata) entrambe sbarrate dall’esterno. Uno di loro penso’, allora, che solo il fumo di un materasso in fiamme avrebbe potuto costringere le guardie a riaprire i cancelli, consentendo cosi’ la fuga. Ne morirono tre, nella notte tra il 28 e il 29 dicembre del 1999, consumati dalle fiamme di un incendio che i soccorsi non spensero in tempo. Altri due sarebbero morti qualche giorno dopo al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Civico di Palermo.

L’ultimo, Nassim, avrebbe smesso di respirare dopo due mesi e mezzo di agonia. Il processo, a carico dell’allora prefetto di Trapani Cerenzia accusato di omissione di atti d’ufficio, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose nei confronti degli agenti di polizia rimasti feriti nel rogo, omessa cautela per non aver predisposto le misure di sicurezza necessarie ed il piano antincendio, e’ ancora in corso. A quattro anni da quella strage le realta’ autogestite, le associazioni e i gruppi siciliani tornano in piazza a chiedere la chiusura del Vulpitta e di tutti i lager di stato, a ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nassim, a reclamare la liberta’ di movimento per le persone e l’abbattimento delle frontiere.

Coordinamento per la pace di Trapani - Forum sociale di Alcamo:

Perché la manifestazione nazionale a Trapani? La strage del "Vulpitta" rimane ancora oggi l’evento più drammatico da quando in Italia furono istituiti i Centri di Permanenza Temporanea con la legge Turco-Napolitano. Con questa legge lo Stato italiano partoriva un mostro giuridico, la detenzione amministrativa di soggetti ritenuti pericolosi solamente perché poveri. I pestaggi, le intimidazioni, le torture fisiche e morali perpetrate dalle forze dell’ordine dentro questi "spazi d’eccezione" sono emblematici del fatto che l’Italia per i migranti è un vero e proprio Stato di polizia. Complici di queste politiche segregazioniste sono le organizzazioni umanitarie laiche e religiose che cogestiscono i CPT, il cui lavoro sembra solamente quello di somministrare psicofarmaci e di curare in loco gli eventuali feriti onde evitare "scottanti" referti medici ospedalieri. Nei CPT di tutta Italia, soprattutto dopo l’entrata in vigore della Bossi-Fini che ha portato da 30 a 60 i giorni di detenzione, si susseguono rivolte, tentativi di evasione, atti di autolesionismo e gesti di disperazione più estremi come tentare il suicidio. Al Vulpitta la disperazione ha ormai raggiunto livelli insostenibili. Tra luglio e agosto sono stati tre gli incendi divampati dentro il centro durante proteste e rivolte.

La Sicilia, terra di frontiera della "Fortezza Europa", è il principale avamposto dell’inflessibilità dello Stato contro i cosiddetti "clandestini". Mentre il nostro mare diventa un cimitero, sulla nostra isola vengono costruiti nuovi campi d’internamento. A Trapani, infatti, da pochi mesi è in funzione un Centro di identificazione per richiedenti asilo e a Lampedusa sembra imminente la realizzazione di un altro centro che di fatto trasformerebbe l’isola in una sorta di confino extraterritoriale per "indesiderabili".

Per questo da anni combattiamo una battaglia di libertà contro le politiche segregazioniste e di clandestinizzazione con le quali si affronta nel nostro Paese ed in tutti i Paesi ricchi e privilegiati il fenomeno dell’immigrazione. La continua azione di monitoraggio e di controllo dal basso di queste strutture, svolta in modo incessante dai gruppi antirazzisti legati al movimento, rimane ancora uno strumento prezioso di controllo democratico.

3 gennaio 2004

Truffa dietro "le quinte" del Notre dame de Paris

di Cesare Piccitto

Vivere lontano dalla famiglia, ancor più se si decide di vivere e studiare fuori sede, costa parecchio. Lo sanno bene i tanti universitari che vivono a Catania come in qualsiasi altra grande città. Per sbarcare il lunario cercano e sono disposti ad accettare ogni tipo di lavoro il più delle volte in nero e sottopagato, che permetta loro di non gravare sul bilancio familiare. Spinti da questo senso di responsabilità sessanta giovani siciliani hanno lavorato all'allestimento del musical Notre dame de Paris.

Cercavano di non esser nuovamente sfruttati e di lavorare senza alcuna garanzia, accettano un lavoro che a prima vista sembra regolare, seppur temporaneo, presso una grossa casa di produzione artistica affiancata da un ancor più affidabile società la "Promoteam" di Brescia, che gli avrebbe permesso almeno di non lavorare in nero Purtroppo è andata peggio. Intervistandone alcuni dichiarano: Aabbiamo lavorato dal quattordici al diciannove dicembre in media dieci ore al giorno a Nesima, con promessa di contratto e di quaranta euro al giorno entro la fine della programmazione. Il signor M., che ha assunto i ragazzi, registra regolarmente lavoro svolto da ognuno, i nominativi, recapiti tutto in modo preciso ed informale. La tappa siciliana del musical giunge alla fine, ma di contratto e di soldi non se ne vede neanche l'ombra.

I ragazzi diventano ovviamente più insistenti, e il signor M. garantisce loro, avendo finite le scuse, che regolerà tutto via fax e per le paghe tramite conto corrente postale risultato in seguito inesistente. La presunta fregatura ora diviene certezza, confermata anche dalla sparizione nel nulla del signor M.. Contattata telefonicamente la società di promozione alla richiesta di spiegazione si sentono rispondere abbiamo già pagato il signor M. e giratogli i soldi delle vostre paghe i ragazzi ribadiscono di non aver ricevuto nulla, qualche telefonata dopo la società ammetterà candidamente neanche noi riusciamo più a trovare il signor M..
Misteriosamente un dipendente che ha un rapporto di lavoro continuativo e di fiducia con la società Promoteam diventa improvvisamente introvabile Riassumendo: la Promoteam dichiara di aver consegnato le paghe al signor M. e che questi doveva consegnarle ai ragazzi; circa duecentoquaranta euro a testa che moltiplicato il numero degli operai raggiunge la ragguardevole somma di quattordicimilaquattrocento euro. Stanchi delle scuse della società, indignati per la truffa ordita dal signor M. poco prima di Natale sporgono denuncia presso l'ispettorato del lavoro di Catania; speranzosi di poter ottenere quanto gli spetta di diritto.

Al di là della responsabilità personale del signor M. o della società Promoteam, evidenziamo la leggerezza con cui si assume, le condizioni di lavoro non regolare che si perpetuano e la totale non curanza di qualsiasi sicurezza sul lavoro. Queste e altre vicende, il più delle volte rimangono totalmente sconosciute all'opinione pubblica, nonostante siano in continuo aumento, tutti ce ne accorgiamo solo quando ci scappa il morto.