22 gennaio 2004

Taibo II: "Il libro? Che sia sporco di salsiccia"

di Cesare Piccitto

Nel corso delle le iniziative organizzate dall’associazione culturale “Fiumara D’arte” di Catania, in una serie di incontri culturali con noti scrittori, ho avuto il piacere e l'onore d’intervistare Paco Ignacio Taibo II.

Nota bibliografica: Oltre cinquanta pubblicazioni tra cui romanzi, raccolte di racconti, fumetti, reportage giornalistici, opere storiche; pubblicati in più di venti paesi; numerosissimi i premi letterari nazionali e internazionali ricevuti. L'ultimo ricevuto, in Italia, con "Senza perdere la tenerezza" Bancarella nel 1998: questa in estrema sintesi, la carriera del biografo del Che.

Tra i suoi libri il più apprezzato dal pubblico italiano è stato "Senza perdere la tenerezza" considerata la biografia più completa di Ernesto Guevara. Se invece di un opera storica lei avesse scritto un altro dei suoi romanzi… cosa sarebbe venuto fuori?

Ci sono storie che già nel reale hanno un enorme forza narrativa, su cui è addirittura difficile poter lavorare per costruirvi un romanzo sopra. Così com’è sono hanno più forza ed intensità di qualsiasi romanzo. Ho tentato in tutti i modi, mentre lo scrivevo, di non farmi prendere dalla voglia di "romanzare", il mio problema principale è stato quello di non farmi contagiare mai dalla fantasia. Il libro ha due chiavi di lettura: la prima, un gran rigore nel lavoro e nell'esaminare qualsiasi fonte d'informazione storica; la seconda, narrare il tutto come un romanzo ma mai e poi mai di fare un romanzo. Ci ho lavorato per quattro anni ed è stato come vivere per quattro anni con il "Che" in senso figurato e non, la notte lo sognavo, ci parlavo… è un libro assolutamente ossessivo.

Nell'attuale società, ultra tecnologica e poco propensa alla lettura, secondo lei la letteratura ha un suo ruolo o non lo ha mai avuto?

Lo ha sempre avuto, non lo va perdendo, non è in contraddizione con l'attuale società. Il libro è solo la forma non mi interessa. Come tale può essere benissimo qualsiasi altra cosa: un disco, una videocassetta, il concetto libro sopravvive. La tecnologia cambia la forma della letteratura ma non la struttura narrativa al suo interno. Personalmente non sono un feticista del libro, è un oggetto e come tale lo tratto. Figurati che i libri che leggo, sono dopo sporchi di salsiccia, cioccolato, coca-cola… sono fondamentali i concetti che stanno dentro i libri. Lo considero e lo utilizzo semplicemente come trasmettitore di pensiero utopico. Il libro è concetto non forma. Se il libro non può competere con i videogiochi deve morire, dobbiamo ucciderlo! Quando mi chiedono "perchè i libri perdono lettori?" io rispondo vuol dire che abbiamo scrittori scarsi che scrivono libri noiosi che nessuno legge. Per poter sopravvivere il libro deve esser ben adeguato, deve poter competere con il calcio, TV, videogiochi, ed altri moderni svaghi.

A cosa sta lavorando ultimamente?

Sto scrivendo la biografia di Pancho Villa 1887 - 1923 anche questa sarà minuziosa, dettagliata, narrativa molto narrativa… un'altra bella e appassionante storia.