25 febbraio 2004

"Rosso e Nero" quando il revisionismo passa per i videogames

di Cesare Piccitto

IL ROSSO E IL NERO ? un videogioco ambientato in italia nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, e precisamente racconta della guerra civile tra l'esercito regolare Fascista e le forze della resistenza comunista dei Partigiani, che ha insanguinato il nostro paese. Il rosso e il NeroVideogames d'assaltoIL ROSSO rappresenta l'ideologia liberale Comunista e il NERO simboleggia la fede politica Fascista. Il gioco non si schiera assolutamente n� per l'una n� per l'altra fazione, cerca di essere invece una ricostruzione storica imparziale degli scenari e delle battaglie pi? importanti di quella guerra.

Apprezziamo l'intento della Blacksheep (casa di produzione) di creare un videogioco indipendente, persino a livello di motore grafico, dai modelli statunitensi. Apprezzeremmo anche il coraggio di inserirsi in un discorso storico che ? ancora sotto processo, se non avessimo il sospetto che questo sia pi? che altro uno spunto polemico creato a tavolino per ottenere un sovrappi? di risonanza mediatica. Ma questo non ? necessariamente un male. La pretesa di non schierarsi politicamente ? molto discutibile poich? non ? solo una frase di inizio missione "uccidi tutti i fascisti" a dare ad un gioco una connotazione antifascista. La stessa forma sparatutto in soggettiva multigiocatore ha implicazioni politiche. I giocatori si troveranno in un ambiente sterilizzato a correre, sparare, morire e resuscitare in continuazione, la posizione dei civili non sar? definita visto che non ci saranno personaggi non giocanti (almeno non nella versione a cui abbiamo giocato) e la contrapposizione manichea fra due fazioni sar? il motivo dominante del gioco. L'appiattimento della resistenza in un conflitto tra due fazioni intercambiabili, distinte unicamente dal colore ideologico e dal set delle armi ? un gesto fortemente politico. Che rientri o no nell'intenzione degli autori. Il Rosso e il Nero non riesce ad essere niente di pi? di un rivestimento per algoritmi di violenza allo stato puro. La resistenza ha visto contrapporsi due fazioni dalle tecniche militari radicalmente diverse, un esercito regolare dotato di un particolare addestramento, artiglieria e strumenti massivi di offesa e delle brigate irregolari, poco equipaggiate e proprio per questo motivo costrette ad usare tecniche di guerriglia e a sfruttare la complicit? della popolazione civile. La parabola della liberazione e della riconquista di Alba, splendidamente raccontata da Fenoglio ne "i ventitre giorni della citt? di Alba" ? significativa per capire questi due diversi paradigmi militari. Quando la difesa della citt? da parte dei nazi-fascisti divent? impossibile per le continue incursioni dei partigiani, l'esercito regolare si ritir? e la lasci? al nemico.

La riconquista avvenne dopo meno di un mese in una battaglia campale che vide i partigiani fortemente svantaggiati. Tutto questo non pu? certo essere reso all'interno della struttura scarnificata di uno sparatutto multigiocatore. Sono contro ogni forma di censura, temo per? che questo videogioco si vada ad assommare a gi? tanto revisionismo che circola da tempo: il nostro presidente del consiglio rivaluta Mussolini dichiarando "non era poi tanto cattivo mandava la gente solo in vacanza..."; lo storico e scrittore Pansa capovolge i ruoli storici facendo quasi passare nel suo ultimo libro i partigiani come pi? feroci dei nazi-fascisti. Quello che mi domando ? fino a che punto pu? spingersi la realt? virtuale? Se un giorno uscisse un nuovo videogames con gli ebrei che fucilano i nazisti...