2 giugno 2004

2 giugno: Da festa a parata militare

di Cesare Piccitto

Il 2 giugno 1948 era il risultato di un voto popolare che raccogliendo le energie della Resistenza e cacciando i Savoia, aveva bocciato per sempre la guerra. Inoltre le gerarchie militari di allora erano prevalentemente monarchiche: perch� esibire fucili e cannoni per festeggiare la liberazione dall'istituzione che ne era l'azionista di riferimento? Forse si cercava una tregua o un equilibrio tra gli apparati di un nuovo stato che del tutto nuovo non era, che riciclava prefetti, poliziotti e burocrati fascisti, teneva al loro posto generali monarchici, concentrava lo spirito repubblicano nella politica e in Parlamento. Le mostrine, quindi, ebbero una festa in pi? marciando sullo scenario del vecchio regime, dai Fori imperiali fin sotto il balcone di piazza Venezia.

Una sfilata di armi e armati, ogni anno, fino a quando il rivolgimento degli anni Settanta fece capire che quella parata era diventata incompatibile con la societ? italiana e non rappresentava la Repubblica. Cancellando l'esibizione di armati o riducendola a evento periferico. In questo paese tutto ritorna, spesso nella versione peggiore. Le ultime parate del 2 giugno sono progressivamente precipitate verso il peggiore dei patriottismi, quello che annebbia le menti e tanto piace all'attuale presidente della repubblica. Un alibi per gli esercizi di piccola potenza mondiale che costituiscono la cultura del centro-destra, un handicap per un centro-sinistra che trema di fronte all'accusa di disfattismo. Pazienza, potremmo anche far finta di nulla, lasciare Roma per un giorno ai militari e aggrapparci al 25 aprile (finchè c'è). Ma la prossima parata esibirà le armi di un esercito in guerra, raccoglier? gli istinti primari dell'indietro non si torna, farà sfilare l'ipocrisia di chi spara - uccide ed è ucciso - in nome della pace. E' sempre stato di cattivo gusto affidare la memoria della Repubblica ai cannoni; tanto più oggi mentre ? in corso una macelleria cui l'Italia partecipa da protagonista. L'ordine e le regole di una parata fanno a pugni con il disordine di una guerra in cui tutto ? permesso, di cui i civili e la civilt? sono le principali vittime.

La prossima festa della Repubblica sar? un esercizio di propaganda, una provocazione antiumanitaria, parler? la lingua del comando militare che si impone a ogni ragionamento politico, sar? un regalo a un governo in difficolt? e tradir? una volta di pi? lo spirito della Repubblica e dell'articolo 11 della sua Costituzione. Sarebbe un bene non farla, sar? un atto civico contestarla. E se proprio sfilata ci deve essere che abbia altro luogo e altri protagonisti: da via Tasso alle Fosse Ardeatine, con i resistenti di allora e quelli di oggi, le persone e le associazioni che nella grande guerra mediorientale portano ogni giorno una pratica di pace e solidariet?.