8 novembre 2004

Iraq: "Indimenticabile il volto di quella bambina irakena..."

di Cesare Piccitto

Sono tanti i giovani militari italiani in missione in Iraq, molti dei quali nostri conterranei. Abbiamo incontrato uno di questi ragazzi, Ezio Di Nicolò ventitreenne di Palagonia, da poco rientrato in Italia ci racconta la sua esperienza. Svolgeva servizio nella zona di Nassirya dove un attentato dinamitardo uccise 19 tra carabinieri soldati e civili, il 12 novembre del 2003. Riprenderà presto servizio, presso la caserma di Palmanova nel battaglione "Genova quarto cavalleria ".

Quanto tempo sei stato in Iraq?

Dopo un anno e mezzo di servizio a Palmanova, sono partito volontario il 20 maggio 2004 destinazione Nassirya base operativa di White Horse. Sono rimasto lì fino al 7 ottobre, come autista blindo pesanti.

Com'era la quotidianità?

Le giornate erano tranquille tranne alcuni momenti di tensione. Nel primo periodo io ed il mio reparto facevamo servizio scorte per i convogli umanitari e militari. Il servizio era abbastanza definito, una volta a settimana si usciva senza orario per servizio di pattugliamento, ovviamente il servizio cambiava in base alle esigenze di comando. Solitamente la mattina facevamo la manutenzione degli automezzi, il pomeriggio fino alle 16-17 non si usciva causa elevate temperature che procuravano inevitabili malori. La sera se non si usciva in pattuglia si restava all'interno della base.

Ci sono stati episodi drammatici durante la missione?

Uno in particolare all'inizio di Agosto. Dei miliziani da Najaf stavano per arrivare a Nassirya per creare disordini, era il periodo delle elezioni, noi dovevamo evitare che ci riuscissero. Nassirya è divisa, tra nord e sud, da un fiume e le due sponde sono collegate da tre ponti. I miliziani li occuparono tutti e tre, quindi nessuno poteva attraversare il fiume. Abbiamo avuto uno scontro a fuoco molto lungo e duro, per riuscire a liberare i tre ponti. Immaginati che dalle ore 21 siamo rientrati alla base alle 19 del giorno dopo. Siamo riusciti comunque a liberare i ponti e a riportare solo danni ai mezzi.

Momenti positivamente emozionanti?

Aiutare i civili. In particolare ricordo con maggior coinvolgimento quando andai in una scuola, facevamo scorta ad un convoglio umanitario, portando materiale di cancelleria ai bambini. In una di queste scuole mi hanno dato la possibilità di consegnare ad una bambina una borsa piena di quaderni e penne. Emozionante è stato vedere il volto della bambina letteralmente illuminarsi di gioia quando gli consegnai la borsa.

Se te ne fosse data la possibilità, torneresti in Iraq?

Non so... Penso di sì. Rifarei quell'esperienza appena conclusa, una seconda volta lì ci rifletterei molto prima di decidere.