26 dicembre 2005

Finalmente l'Italia è una dittatura!

da www.laltrasicilia.org

Finalmente c'è la nuova legge elettorale.

Finalmente l'Italia è una vera dittatura o quasi.

Non si eleggono più deputati e senatori, né col voto di preferenza nel proporzionale (all'antica) né col voto secco uninominale (che c'era fino ad ora); deputati e senatori sono "nominati" dall'alto ed entrano nelle Camere secondo un complicato ordine di cui i cittadini non sanno niente. Alla Camera non ha importanza quanto piglia lo schieramento di maggioranzarelativa: in ogni caso gli spetta il 54 % dei deputati, il 46 % agli altri (o all'altro, perché temibile è lo sbarramento di coalizione al 10 %). La stessa cosa al Senato, ma su base regionale con lo sbarramento al 20 %! (sì al 20 % non è un refuso di stampa!). Ma non importa, tanto poi verrà il senato federale non eletto neanche dai cittadini e voluto dalla devolution.

L'importante è che non nasca niente di nuovo nel paese... Infatti, per un partito fuori dalle due "consorterie", lo sbarramento è del 4 % alla Camera e dell'8 % al Senato (ma su base regionale), se invece è unpartitino "di regime" basta solo il 2 % (anzi, di più, viene ripescatoquello che scende sotto ma è il primo rispetto agli altri) alla Camera eil 3 % al Senato.In ogni caso per minoranze o partiti regionali non c'è spazio. Parlavamoin altro comunicato per scherzare dell'assurda legge elettorale turcafatta apposta per evitare che i Curdi sedessero al Parlamento di Ankara eil sig. Berlusconi ha fatto persino la gaffe, poi rimangiata, di dire chela legge elettorale turca sarebbe stata migliore...

Pensiamo all'autonomismo siciliano, per decenni represso ed orarinascente. Lasciamo perdere le contraffazioni lombardiane che non ciinteressano...Un partito autonomista siciliano, per eleggere un senatore deve - a primaconsultazione in cui si presenta - superare l'8 % in Sicilia. Che dire?La legge elettorale siciliana, che chiede il 5 % ma che, facendo perdere iresti delle province minori, di fatto chiede un quoziente maggiore nellepiù grandi, in confronto sembra un modello di democrazia. L'Otto percento!Per decenni i socialisti in Sicilia non sono mai arrivati a questa cifra ehanno ... governato (per non dire r...) come pochi altri...Solo la mafia o i sindacati possono, a prima consultazione, ottenere tantoper un loro partito...Alla Camera poi neanche parlarne...Prendere il 4 % in Italia significa prendere più del 40 % in Sicilia...Nemmeno la vecchia DC arrivava a tanto consenso...Certo ci si può ... coalizzare.Ma bisogna inghiottire tutto quello che i partiti italiani preconfezionanoper la Nostra Terra, cioè bisogna tradire questa terra. E anche cosìfacendo otterremmo qualche senatore (il 3 % non è poi un grande ostacolo)ma nessun deputato (il 2 % in Italia significa sempre più del 20 % inSicilia...). Solo la "Lega", tra i partiti locali, se tale si vuoleconsiderare, è geograficamente in grado di superare queste soglie. In parole povere autoritarismo e ingovernabilità insieme.

E' vero!L'Italia è un paese in pieno declino in un continente in pieno declino...E in questo la Sicilia non è che una povera appendice d'oltremare di questa nazione sghangherata e alla deriva... Ma, prima che per decreto ci dicano chi sono i deputati e i senatori, setatticamente ci alleassimo con i "meridionalisti veri" (se esistono) perraggiungere insieme le soglie di sbarramento e poi ognuno portasse avantile proprie battaglie? Forse allora ancora potremmo allentare (non togliere, non facciamociillusioni) le catene che ci aggiogano allo "stivale" e giocare ancora qualche carta per la sopravvivenza del Nostro Popolo. O, al contrario,potremmo fare una seria campagna per il "non voto", delegittimando sempre più il regime che si sta instaurando in Italia...

22 dicembre 2005

Minacce a Gavino Ledda

Una fucilata contro la porta di casa

di COSTANTINO COSSU
da ilmanifesto.it

OLBIA - Un boato e i pallettoni che arrivano come una pioggia di piombo. Sono le otto di sera di venerdì scorso quando Gavino Ledda solleva il telefono per denunciare a un amico giornalista che contro di lui è stato compiuto un gesto d'intimidazione gravissimo. A Siligo, il piccolo paese alle porte di Sassari dove l'autore di «Padre padrone» vive quasi da eremita con i fondi della Bacchelli, arrivano polizia e carabinieri.

La pista che viene imboccata è quella della ritorsione violenta. Pochi giorni prima Ledda aveva denunciato, attraverso il quotidiano La «uova Sardegna» che a Baddevrustana, il luogo in cui sorgeva l'ovile raccontato nel romanzo stavano aprendo una cava di sabbia.

Baddevrustana per Ledda è un luogo della memoria. Non è soltanto il posto dove ha ambientato il libro che lo ha fatto conoscere in mezzo pianeta; è soprattutto quel maledetto fazzoletto di terra dove è stato gettato bambino, strappato dalle aule scolastiche, per badare al gregge del padre Abramo. Nome da patriarca biblico, quello del vecchio genitore, che regnava su una vallata di sughere e mirti dalla quale il piccolo Gavino è dovuto fuggire per trovare se stesso. Quel luogo ha rischiato di essere irrimediabilmente violentato. Acquistato da un imprenditore che lavora nell'estrazione della sabbia, in buona parte è già stato sventrato dalle ruspe. Ledda ha gridato il suo no, e dopo la denuncia sui giornali ha presentato un esposto alla procura della Repubblica. I magistrati hanno mosso i carabinieri, che hanno scoperto che la cava non solo deturpava, ma era abusiva, aperta senza autorizzazioni, e che, per giunta, nel perimetro della valle erano state localizzate discariche illegali. Il cantiere è stato chiuso.

Beddevrustana era salva.A quel punto lo scrittore ha approfittato dell'attenzione dei media per rilanciare: «Mi piacerebbe che nella valle di `Padre padrone' venisse creato un parco letterario. Servono vincoli di tutela regionali che scongiurino per sempre il rischio al quale Baddevrustana è appena scampata». La proposta è arrivata a Renato Soru, che ha mostrato interesse. Le fucilate contro la casa di Ledda sono suonate come un tentativo di rivalsa e anche di blocco di ogni iniziativa di salvaguardia. Lo scrittore però non è rimasto isolato. Intorno a lui si è stretta una solidarietà vastissima, che va da Francesco Cossiga (di Siligo per parte di madre) a Marcello Fois. Non si erano mai visti gli investigatori lavorare così alacremente. Sulla questura di Sassari fa pressing Beppe Pisanu in persona.«Ora - dice Ledda - vorrei che il tiro della reazione si alzasse.

La Sardegna è piena di cave, più o meno autorizzate, che stanno violentando la nostra terra. Si parla tanto di sacco delle coste. Anche le campagne, però, sono assediate dai barbari». Casi come quello di Baddevrustana sono all'ordine del giorno delle cronache. Ma anche quando le cave vengono aperte con licenze regolari, spesso i comuni si dimenticano si svolgere prima le valutazioni d'impatto ambientale. Paesaggi ricchi di storia e di enorme pregio naturalistico vengono deturpati nell'indifferenza generale. Con Baddevrustana non è stato così. Ancora una volta l'eremita di Siligo ha dato prova di saper stare dalla parte giusta.

16 dicembre 2005

Carla Voltolina una vita di impegno e discretezza

di Cesare Piccitto

In un momento storico in cui la figura della donna, soprattutto in Italia, è volutamente apprezzata solo come immagine estetica storie come queste diventano un valido modello alternativo. Mentre nei media: “Lori Del Santo” sembra l’unica femminilità che la TV riesce ad esprimere; la politica: istituì le “quote rosa” (legge che incentiva la presenza delle donne nella vita politica attiva) miseramente le cancella con un colpo di mano ripristinandole poi in via caritatevole; sull’aborto: si tenta di ridiscutere la legge 194 dimenticandosi così dell’autodeterminazione della donna; La vedova Voltolina Pertini in questo contesto inverte lo stereotipo femminile dominante.

Lei era una donna diversa. Di quelle donne ce ne ancora oggi, non ne dubitiamo, ma non riescono ad affermarsi quelle che ci riescono sono davvero poche.

Carla Voltolina era la vedova di Sandro Pertini, si è spenta qualche giorno fa a Roma. Nacque a Torino nel 1921; attiva come partigiana prima a Torino poi nelle Marche dove venne arrestata dalle SS nel corso di un rastrellamento. Fatta evadere in seguito a Roma la ritroviamo a fianco di Eugenio Colorni, infine a Milano. Nel 1944, a Torino, conobbe Sandro Pertini, che sposò l'8 giugno 1946. Giornalista del periodo clandestino, è iscritta all'Ordine dei giornalisti dal 1945. Ha collaborato a “Il Lavoro” di Genova e a “Noi Donne” in veste di giornalista parlamentare. Ha condotto inchieste sulle carceri, sugli anziani e sulla prostituzione, pubblicando con Lina Merlin il volume «Lettere dalle case chiuse». La sua è una storia di impegno coerente, a cominciare dalla sua scelta di entrare nelle formazioni partigiane piemontesi.

Lo scorso marzo, dopo la prima approvazione delle modifiche costituzionali decise dalla casa delle libertà, lanciò un appello alle forze democratiche perché si opponessero allo stravolgimento bonapartista della Repubblica. Come psicologa ha svolto attività presso il Servizio farmacodipendenza ed alcolismo del Policlinico universitario Gemelli di Roma, presso l'Ente ospedaliero Monteverde di Roma e presso il Servizio diagnosi e cura psichiatrica di Santa Maria Nuova di Firenze. E’ vero che l’antico sistema italiano lascia quasi nessuno spazio alle donne, ma lei è riuscita comunque a conquistarsi il suo, con “impegno e discretezza” come solo una donna riesce a fare.

Ultimo appello alle forze politiche di Carla:

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&topic_id=46150

*Foto della Voltolina con i cittadini di Carpi

14 dicembre 2005

NO TAV! Meglio saperne di più

da www.misteriditalia.com

Da diversi anni è in corso in ValSusa una manovra di resistenza organizzata contro la linea ad alta velocità ferroviaria Torino-Lione (TAV).
Quello che fanno credere i media è che gli oppositori siano pochi e comunque motivati solamente dal fatto che "gli passa il treno sotto casa".
Nella manifestazione di giugno c'erano 30.000 persone (in tutta la Val Susa ci sono 50.000 abitanti).
I motivi veri (che vengono metodicamente nascosti dai media) sono ben altri:

1.La tratta Torino-Lione è completamente inutile: nella Val Susa esiste già una linea ferroviaria sottoutilizzata, in grado di reggere il traffico richiesto (considerando i tassi di crescita) almeno fino al 2050.

2.La linea in costruzione è esclusivamente merci, non si avrebbe alcun vantaggio in termini di tempo per la percorrenza da Torino a Lione. I treni passeggeri, comunque, continuerebbero a transitare nella linea storica con i tempi di percorrenza attuali.

3.Nel tratto montano (e quindi da Torino alla Francia), comunque non sarebbe una tratta ad alta velocità perchè la conformazione del terreno montano non la rende possibile.

4.L'amianto sotto al Musinè c'è veramente (è già ampiamente dimostrato), e nei progetti non c'è il minimo accenno ad un piano di messa in sicurezza dell'amianto estratto (è previsto semplicemente uno stoccaggio in valle a cielo libero), che con i frequenti venti della Val Susa verrebbe distribuito e respirato in tutta la cintura ovest di Torino ed in Torino stessa. Le malattie causate dalla respirazione di anche solo 1 fibra di amianto vengono diagnosticate 15 anni dopo l'inalazione. Dal momento della diagnosi la mortalità è del 100% ed il tempo di vita medio è di 9 mesi.

5.Il corridoio 5 (tratta Lisbona-Kiev) di cui questa tratta sarebbe parte fondamentale non esiste: da Trieste verso est l'opera è bloccata in tutti i suoi aspetti.

6.Finanziariamente è un disastro annunciato: perchè vada in attivo, nella tratta dovrebbe passare un treno merci ogni 3 minuti, 24 ore al giorno. Per questo motivo, al momento nessun privato si è impegnato finanziariamente, banche e fondazioni comprese. La tratta è costosissima, ed i soldi non ci sono: è notizia recente che nella finanziaria di questi giorni sono stati tagliati quasi tutti i fondi per le grandi opere. Gli unici soldi su cui si regge l'opera sono i finanziamenti europei.

Forse ora è più chiaro e motivato perchè nelle proteste dei ValSusini sono presenti sempre, in prima fila, tutti i sindaci e le istituzioni di tutti i paesi della Valle, indipendentemente dal partito politico di appartenenza.

Il CIPE, incaricato di distribuire i fondi italiani, ha già eliminato la tratta Torino-Lione dalle opere da finanziare dallo stato italiano (nonostante quanto riferito dai media).

L'unico obiettivo di chi il TAV lo vuole fare è quello di agganciare la pioggia di finanziamenti europei per le grandi opere; per far questo, devono entro fine anno poter dire che i lavori sono iniziati.

La questione NoTAV non è una questione di sinistra o destra: l'opposizione è trasversale, ed ogni persona di buon senso che sia informata sul problema non ha difficoltà a capire le ragioni della protesta.

11 dicembre 2005

Incendiato il c.s.o.a. Montagnola di Bagheria

I ragazzi della Montagnola subiscono un ATTENTATO MAFIOSO

da Catena di S. Libero

A bagheria il 15 maggio 2002 un gruppo di ragazzi di 30-40 persone ha occupato una struttura, La Montagnola, notoriamente conosciuta per gli interessi ad essa connessi. Nasce cosi' il c.s.o.a. Montagnola gestito in maniera indipendente da questi ragazzi.

Nell'arco di un mese e mezzo sono state tante le attivita' svolte all'interno e fuori la struttura, soprattutto campagne informative rivolte alla popolazione bagherese per sollecitarle a prendere attodi come una magnifica struttura come quella potesse tornare in mano ai cittadini e non rimanere in un totale sfracello in balia a teppisti, prostituzione ecc.

Dopo questo mese e mezzo i ragazzi della Montagnola subiscono un ATTENTATO MAFIOSO nel quale si e' dato fuoco a parte della struttura, a un motore di uno degli occupanti e di un cane che il c.s.o.a. teneva, dato che a Bagheria il problema del randagismo e' risolto tramite l'avvelenamento dei cani stessi. Nonostante tutti i nostri sforzi per rendere noto l'avvenimento, mainessuno si e' occupato della faccenda, tipo la magistratura o i giornalisti... o la popolazione. Questo messaggio non e' che un altro tentativo di far conoscere l'incubo mafioso che i ragazzi di Bagheria sono costretti a vivere ogni giorno.


10 dicembre 2005

PALERMO SOLIDALE CON LA VAL DI SUSA IN LOTTA! NOTAV!

Report manifestazione di Mercoledi’ 7 dicembre 2005 Ore 16:00 alla stazione centrale
Una cinquantina di attivisti NO TAV (anarchici contro la devastazione ambientale e network antagonista) hanno manifestato all'interno della stazione centrale di Palermo contro l'aggressione delle forze dell'ordine su mandato di Pisanu avvenuta in Val di Susa martedi mattina nei confronti della popolazione della Val di Susa che ormai da mesi sta occupando con dei presidi l'accesso ai cantieri per la costruzione dei TAV(treni ad alta velocita'). Alla protesta si sono uniti diverse personee lavoratori Ferrovieri che hanno solidarizzato con la protesta in Val di Susa .
Gli slogan dei manifestanti chiedevano: "Fuori le truppe di occupazione dalla Val di Susa e dall'Iraq" la smilitarizzazione immediata della Valle e la sospensione dei lavori del TAV come chiedono i comitati popolari NOTAV.

IL VOLANTINO DISTRIBUITO ALLA MANIFESTAZIONE::
DEMOCRAZIA BLINDATA IN VAL DI SUSA

Il ministro Pisanu fa caricare dalla polizia il presidio della popolazione della Val di Susa che protestava contro la TAV(treni alta velocità) e per la tutela del territorio.
La popolazione della Val di Susa sta dando a tutti una lezione di lotta in difesa di un territorio da una “democrazia” che non tiene piu’ in nessuna considerazione le esigenze di una popolazione e del territorio e che e’ sempre piu’ orientata alla difesa dei poteri forti e delle speculazioni finanziarie. Ieri notte le truppe di polizia del ministro Pisanu, che ormai da mesi stanno occupando militarmente la Valle di Susa a difesa dei cantieri per la costruzione di questa mega-opera ha attaccato manganellando, spingendo e provocando il presidio NOTAV di Venaus , composto da giovani, centri sociali, associazioni ambientaliste , sindacati di base, operai , lavoratori , studenti, parroci, anziani , sindaci ed istituzioni locali.. I presidi spontanei della popolazione dell’intera Valle sciolti manu militari le piazze dei paesini sgomberati con la forza , perché ognuno si rinchiuda nella propria casa e non partecipi alle decisioni che riguardanoil territorio in cui si vive. Perche’ a nessuno li’ ed in tutta Italia venga in mente la possibilità diseguirne l’esempio : di prendersi cura del proprio territorio anziche’ abbandonarlo ai distruttori di destra e di sinistra , ai cementificatori di stato o a quelli delle coop <> ai potentati nazionali o regionali. In Sicilia ed in tutto il meridione conosciamo bene l’arroganza cieca delle istituzioni e la costruzione di queste opere che devastano l’ambiente come il ponte sullo stretto, gli inceneritori e il metodo della occupazione militare dei territori per portare a termine delle opere che la popolazione locale osteggia.

Fuori le truppe di occupazione dalla Val di Susa e dall’Iraq

No alle grandi opere(TAV - TRAFORO DEL GRAN SASSO- PONTE SULLO STRETTO)

Contro l’aggressione delle forze dell’ordine al presidio di Venaus

Contro il governo BERLUSCONI e il ministro dell’interno Pisanu.

Contro la devastazione ambientale dei nostri territori.

Solidarieta’ alla popolazione della Val di Susa in lotta contro la devastazione ambientale .

Solidarieta’ ai 50 manifestanti feriti da polizia e carabinieri.

Network Antagonista Siciliano www ecn.org/excarcere

da http:www.uonna.it/radioarchimede.htm

6 dicembre 2005

Val di Susa: Un'intera valle in rivolta. La superlinea? Inutile.

Dopo i fatti gravissimi di questa notte in Val di Susa (carabinieri e polizia hanno sgomberato violentemente il presidio a Venaus caricando i manifestanti e ferendone alcuni), si invita a diffondere con ogni media necessario l'inchiesta sulla Tav pubblicata sul settimanale DIARIO dello scorso 25 novembre:

Un'intera valle in rivolta. La superlinea? Inutile. Lo dimostrano le cifre del trasporto merci tra Francia e Italia.E l'impossibilita' di farci correre i treni veloci. Utile pero' per distribuire appalti. A Marcellino Gavio. All'azienda di famiglia del ministro dei Trasporti. E alle coop rosse.

NOI DELLA VALSUSA? SIAMO FUORI DAL TUNNEL di Gianni BarbacettoAltro che egoisti e localisti. Vivono da vent'anni in un grande cantiere. E ora hanno detto basta. Perche' la nuova linea ferroviaria non serve. Perche' temono l'amianto degli scavi. Perche' sanno che i lavori stanno aprendo una nuova Tangentopoli, con vecchi protagonisti http://www.diario.it/index.php?page=cn05120201

PARLA LA GENTE DELLA VALLE. TANTE VOCI, UN SOLO NO di Claudia JampagliaMolto prima che l’Italia si accorgesse di Pietro Lunardi, i NoTav c'erano gia': erano cinque, nel 1992, davanti al primo Tgv passato in valle con a bordo il presidente Fs Lorenzo Necci; sono diventati 70 mila alla manifestazione della settimana scorsa
http://www.diario.it/index.php?page=cn05120202

Sui siti internet http://www.notav.it e http://www.notavtorino.org informazioni e aggiornamenti costanti http://www.informationguerrilla.org

La sconfitta dei ragionieri

di Claudio Fava

In Sicilia hanno perso i ragionieri della politica. Quelli convinti che i candidati si debbano scegliere come si fa con i criceti o con i labrador (pelo bianco, muso nero, occhi azzurri). Piccoli chimici della politica che vorrebbero sempre misurare, prima di decidere, quante parti di sangue moderato e di sangue radicale scorrono nelle vene del candidato.

E poi, qual è il colore della sua tessera, quante parrocchie ha frequentato, se è di segno zodiacale riformista, se legge l'Unità o il Corrierone. Hanno perso i gattopardi, quelli che tanto in Sicilia figurati se cambia qualcosa, lì per vincere ci vuole un democristiano, uno con la faccia furba e la cravatta ton sur ton, altro che la dottoressa Rita Borsellino che sembra una madonna di porcellana, col suo volto immacolato, lo sguardo più azzurro del mare e i sorrisi che ti lasciano senza parole. Hanno perso i piccoli generali, quelli che pensano di muovere i voti come le armate del risiko, io ci metto tre sezioni, quattro onorevoli e un sindaco, tu mi dai il senato accademico, l'altro ci mette le cliniche e i manager...

Ha perso quest'idea letteraria e molto romana di una Sicilia inguaribile e svagata, perduta tra mediazioni e moderazioni, una Sicilia che conosce solo il linguaggio da mercante in fiera che adopera Raffaele Lombardo (io qui sono: allora, chi mi vuole? chi offre di più?), che non crede ai sogni e che con i Cosi Nostri ha imparato a convivere molto prima che ce lo chiedesse il ministro Lunardi.

In compenso hanno vinto i siciliani. Non Orlando, non i Ds o Rifondazione: i siciliani. I tanti che non avevano neppure votato per le primarie un po' liturgiche di ottobre e adesso sono andati a cercarsi il loro seggio per dire che questa sfida da nuovo millennio, questo riscatto da una politica di ammiccamenti e furbizie è anche la loro sfida. I siciliani che vogliono riscattarsi dal medioevo mafioso senza affidarsi - per una volta - alle corti di giustizia. I siciliani che hanno capito, sulla loro pelle, che sconfiggere la mafia non serve ad andare in paradiso ma a vivere meglio: più risorse per l'economia, più salute negli ospedali, più lavoro per i disoccupati, più dignità per i padri, più futuro per i figli.

Rita Borsellino interpreta questo bisogno di una nuova cittadinanza senza ricorrere al fantasma del fratello. Ma partendo da se stessa. Dieci anni di lavoro con Libera, mentre ai tavoli del bridge si discettava sulla Sicilia irredimibile. Un milione di firme raccolte per rendere utile la legge La Torre, mentre i segretari di tutti i partiti si convincevano che la mafia non era più priorità né emergenza. «La logica del cognome non surroga competenze e per nessuna ragione al mondo si potrebbe affidare alla signora Alighieri la continuazione della Divina Commedia» ha scritto Francesco Merlo. Il paradosso è suggestivo ma bugiardo. Rita Borsellino non sta ereditando, per jus familiae, la conduzione dei processi istruiti dal fratello: si sta preparando per una sfida (politica e di governo) che nulla ha a che fare con il mestiere di giudice.

Ma il paradosso di Merlo è più insidioso, tradisce la convinzione diffusa e superficiale che esiste una generazione di paria (orfani, vedove, sorelle e fratelli degli ammazzati di mafia) degni di compassione, non di credibilità. Condannati ad essere, nelle loro vite private, il riflesso sbiadito dei loro morti. E se qualcuno di loro si intigna a vivere il proprio tempo, e magari a sfidare le menzogne della mafia scegliendo la via più diretta e spigolosa, quella dell'impegno politico, scatta subito il coprifuoco: ma che vogliono, costoro? Non gli bastano le veglie funebri, le commemorazioni con le scolaresche, le medaglie al valore? Pure politica vogliono fare?
Ecco il vizio di Rita Borsellino: portare quel cognome senza farsene una colpa; anzi, pretendendo il diritto all'indignazione e all'azione. Per sua e nostra fortuna. Altrimenti, tanto varrebbe farci cucire una stella gialla sul bavero del cappotto, così i bambini potrebbero riconoscerci subito per strada: guarda, mamma, la vedova di..., il figlio di...

5 dicembre 2005

Stronzate

di Pina La Villa
www.girodivite.it

"La mafia fa schifo": è partita la campagna elettorale di Totò Cuffaro. Qualche giorno fa mi sono vantata coi miei alunni, dicendo che l’insegnamento della filosofia servirà almeno a consentire loro di capire quando qualcuno sta dicendo scempiaggini, insomma a metterli in guardia contro le stronzate. Mi riferivo al racconto di Isaiah Berlin (citato da Armando Massarenti nel Sole24ore di domenica 13 novembre)su un professore di Oxford che teneva un corso di filosofia per studenti di altre facoltà: "Tra di voi - diceva all’inizio - c’è chi diventerà avvocato, dottore,ingegnere, soldato, amministratore pubblico, proprietario terriero. Ciò che dirò in queste lezioni vi sarà di scarsissima utilità nei vostri campi. Posso solo promettervi che, se seguirete questo corso fino alla fine, sarete per sempre in grado di capire quando qualcuno sta dicendo delle scempiaggini".

Spero che i miei alunni riconoscano come stronzata, cioé come assoluta indifferenza alla verità (vedi il libro di Harry G. Frankfurt,Stronzate, Rizzoli), lo slogan "La mafia fa schifo" di Totò Cuffaro, espressione, ad essere buoni, che denuncia una povertà di espressione e un’assenza di pensiero veramente allarmante. E, ad essere cattiva, una presa in giro colossale, di cui i siciliani, che non sono scemi, spero proprio che si rendano conto.

Ma lo slogan di Cuffaro non è l’unico. Altre stronzate registrate in una giornata tipo: la scritta "memorial day" in cima a una lapide messa in onore dei caduti di Nassirya, a Catania, sotto la Porta Uzeda; le elezioni anticipate in Sicilia, volute, dice Lombardo, per far votare i siciliani "tranquilli", cioè non influenzati dalla campagna elettorale per le politiche (cioé non influenzati dal "vento del nord"); l’affermazione che Rita Borsellino sarà pure una brava persona ma non ha le competenze amministrative necessarie per governare la Sicilia (si, certo, risponde Rita Borsellino, se sono quelle dimostrate in tutti questi anni dai politici siciliani, io non le ho, queste competenze); Storace che dice: non vogliamo cambiare la legge sull’aborto, vogliamo controllare che sia applicata bene; Ruini che parla di cose di cui non sa nulla (ma è così che gli uomini di chiesa sono stati educati a ragionare) e via dicendo e citando, l’elenco sarebbe troppo lungo e io sono stanca delle stronzate.

2 dicembre 2005

Boosta: UN'ORA E MEZZA

Titolo:Un'ora e mezza
Autore: Davide Dileo (in arte "Boosta")
C.E. : Baldini Castoldi Dalai
Prezzo: € 14

da carmillaonline.com

di Giuseppe Genna


Accennare agli anni Novanta - un decennio che non esito ad fare precipitare il più velocemente possibile nelle brume dell'oblio - mi fa lo strano effetto di rivolgermi a un passato più remoto di quando, bambino, sgambettavo nei Settanta. I Novanta, almeno fino all'incipit con cui si inaugurò una frattura decisiva nella nostra narrativa, sono dal punto di vista letterario qualcosa di sfuggevolmente ambiguo, di cui nella testa rimangono titoloni a effetto sugli adepti del cosiddetto pulp e sui supposti legami di parentela con Quentin Tarantino. E' evidente che sto riferendomi alla grancassa della pubblicistica culturale, che proprio quel decennio insegna quanto sia vacua e incapace di restare (testi critici seri, invece, restano eccome, e nei Novanta sono reperibili passi decisivi, come La democrazia magica di Cordelli).Che non esistesse alcun parentado tra pulper e Tarantino viene reso evidente da un romanzo che è un flash davvero alla Pulp Fiction: nel montaggio, nella velocità di esecuzione, nell'ipostatizzazione dei personaggi, nelle idiosicrasie, nelle psicologie abbozzate. Romanzo di genere che sarebbe un genere che è tutti i generi, Un'ora e mezza di Boosta basta a mettere fuori gioco un decennio di cannibali.

Non farò appello alla vocazione parallela (e per il momento principale) dell'autore, che è uno dei protagonisti dei Subsonica. Farò invece appello alle eredità viventi (o meno) che corrono lungo la trama frammentata ma coerente, rapidissima e nervosa di questa scrittura autenticamente pop: si tratta di Lansdale e di Leonard, ma anche di Hammett e di Chandler. Con il dovuto rispetto, ovviamente. Certo è che Joe Lansdale ed Elmore Leonard, per atmosfere e ambizioni compositive dei dialoghi, sembrano essere le bussole di riferimento di Boosta, e si tratta di aghi magnetici che indicano alla perfezione l'itinerario più veloce per venire fuori dai paludamenti di qualunque genere l'autore torinese tocchi. Ne tocca infatti tanti: sicuramente lo splatter, sicuramente il fumetto, sicuramente quel particolare genere di scrittura che è lo script di sceneggiatura, sicuramente la letteratura comica (mai sardonica e mai appesantita: le battute sono fulminee e, in pieno contesto tragico, si respira un'aria ilare e lieve, impagabile, che alimenta ulteriormente il piacere della lettura - e qui l'omaggio a Marlowe mi pare azzeccatissimo).

La scena si svolge in un ristorante e questa è la descrizione più corretta che si possa fare del libro: la scena è una. Compressa in questa, mille altre scene, una coralità di personaggi su cui svettano due opposti (non antagonisti), cioè la Madre (un pusher/punisher, nel senso che da The Punisher mutua evidenti caratteri, sorta di rovesciamento del Mr. Wolfe tarantiniano, e con una sorprendente mania per tutto ciò che è rosa) e un nano che nel ristorante si trova a girare un segmento di docufiction sul disagio sociale, nel ruolo dell'intervistato. Tra questi due poli non è che ci sia di tutto: c'è propriamente tutto. Ci sono i servizi segreti, il commercio clandestino di organi, i buchi di bilancio, gli adolescenti nichilisti, gli sniffatori di bamba, gli extracomunitari con laurea sfruttati in retrocucina, un serial killer, una squadra speciale d'intervento delle forze dell'ordine che sembra uscita da 24h, una donna in carriera, una ragazza che è il protopipo del desiderio d'amore di venticinque milioni di italiani, i padri e i figli, i romantici e i disillusi, gli speculatori e gli speculati.Accanto a questa vicenda, ce n'è un'altra: una stanza d'albergo, un ragazzo, tossicomane, ha ucciso un supposto rivale in amore, ed è assediato dalla polizia, che pressa fuori dalla stanza in cui lui si è serrato col cadavere, sul quale compie gratuiti atti innominabili.

Come e se queste due storie si interlacceranno, si saprà alla fine, entrando in un geniale colpo a sorpresa che corrisponde, nella grammatica erotica, al coitus interruptus e costituisce un assoluto ribaltamento delle modalità più stantie dello choc finale nei libri ad alta tensione e a colorazione nera.Questo non tanto micro universo è stipato in 159 pagine: bisogna dunque immaginare una sapienza di tratteggio che è tutta la felicità della scrittura di Boosta - questa essendo la sensazione fondamentale del lettore: che lo scrittore, nello strutturare e nello stendere questo romanzo ad alta velocità è felice, si diverte. E' la radice del fantastico, in cui Boosta ha messo le mani per estrarre un gioiellino ad altissima godibilità e ad ancor più alta fedeltà.Si sa già che Un'ora e mezza diventerà, con significative variazioni rispetto al libro, un film: personalmente, garantisco che non me lo perderò, angoli di felicità tanto ossigenante oggi sono rarissimi, vanno respirati e goduti al volo.

Ultimi giorni di campagna per Borsellino e Latteri

di Vassily Sortino

Quasi cinquecentocinquanta seggi ripartiti in tutti i comuni siciliani, più di 2500 persone reclutate per garantire la regolarità del voto, l´obiettivo di portare alle urne più gente dell´ultima volta e, proprio per questo, la decisione di stampare 350 mila schede per gli elettori del centrosinistra siciliano che decideranno di andare a votare per le primarie domenica prossima. Dopo l´inaspettato successo del 16 ottobre, con oltre 198 mila elettori disposti a fare fino a tre ore di fila pur di scegliere il leader nazionale del centrosinistra, la macchina organizzativa delle primarie dell´Unione fa ripartire i suoi ingranaggi. Una prova che questa volta verrà affrontata con un apparato già rodato, che cercherà di risolvere le lungaggini e le difficoltà verificatesi due mesi fa, aumentando il numero di schede per votare. «L´ultima volta – spiega Tonino Russo, uno dei responsabili dell´organizzazione delle primarie – di moduli ne avevamo stampati centomila e gli elettori hanno invaso i seggi. Questa volta i fogli a disposizione saranno 350 mila».
Altri cambiamenti riguarderanno Palermo, dove alcuni seggi saranno spostati. Così il gazebo di Piazza Antonino si trasferirà in piazza Giulio Cesare. Coloro che hanno dato la preferenza il 16 ottobre in piazza San Lorenzo dovranno raggiungere via Principe di Pantelleria. Il seggio della settima circoscrizione a Vergine Maria si sposterà dall´Arenella in via San Giovanni Bosco. Il punto voto di piazza Matteotti andrà in piazza Don Bosco, quello di piazza Castelnuovo sarà costruito in piazza Politeama e il seggio di piazza Ottavio Ziino andrà in piazza Campolo.

La giornata di campagna elettorale di ieri di Ferdinando Latteri e Rita Borsellino non ha potuto fare a meno di essere influenzata dai risultati delle elezioni comunali di Messina. Diversa l´interpretazione dei dati per gli staff dei due candidati a leader regionale dell´Unione. Per il vice coordinatore regionale della Margherita Franco Piro dal voto della città dello Stretto «si è registrato un grande successo della Margherita e uno straordinario risultato di Francantonio Genovese. Tuttavia è emersa la strutturale debolezza degli altri partiti del centrosinistra, che nelle aree metropolitane siciliane si mostrano prive di radicamento. È un dato che deve spingere tutti a lavorare per presentare liste forti e competitive. Se si vuole vincere occorre organizzare liste al di là dei partiti, che facciano riferimento diretto al candidato presidente». Sul caso Messina è intervenuto anche lo stesso Ferdinando Latteri, che ieri ha aderito alla costituente siciliana del Partito democratico e oggi alle 16,30 sarà a Palermo al Cinema Golden, supportato dal presidente Dl Francesco Rutelli: «Messina dimostra che quando in Sicilia l´Unione manda avanti figure di area moderata, si ottiene una maggiore convergenza di consensi verso i suoi candidati. I siciliani sono pronti a votare per il centrosinistra alle regionali, ma solo se a guidarlo sarà un candidato del centro democratico». Sulla stessa lunghezza d´onda Rino Piscitello dell´esecutivo nazionale di Dl.

Teorie che vengono confutate dall´altra sponda da Rita Borsellino, che oggi farà propaganda nell´ennese, per la quale «il voto messinese contiene un dato che rappresenta semplicemente un risultato capace di dimostrare la voglia di discontinuità degli elettori rispetto alla mancanza di un progetto di governo di un centrodestra che per anni è rimasto alla guida di quella città. Non è il candidato che si ritiene moderato a portare voti, ma colui che rappresenta il nuovo agli occhi della gente». A supportare la candidata di Ds, Unione per la Sicilia, Udeur e Dc anche Giovanni Ferro di Primavera Siciliana, che invita «la Margherita, che tanto tiene alla tenuta del centrosinistra, a non immettere nuove polemiche di tensione all´interno dell´Unione e di lavorare piuttosto a celebrare al meglio la giornata delle primarie di domenica».
da la Repubblica

24 novembre 2005

Solidarietà e sostegno a Marco Benanti,giornalista-operaio catanese, estromesso dal suo posto di lavoro a Sigonella.

Una discriminazione antidemocratica ed inaccettabile è stata operata contro Marco Benanti, giovane giornalista catanese

Persona libera, nel pensiero, negli atti e negli scritti. Scevro ad asservimenti e a “baronie”. Fine denunziatore, con inchieste ed approfondimenti di merito, dei tanti strutturali malaffari, mafie, intrallazzi, distorsioni e connubi che caratterizzano storicamente l’area territoriale del catanese.
Ex, di quotidiani locali, dell’Ansa e di altro. Disoccupato nel “mestiere” ufficiale, in quanto segnalato per le sue “irruenze” di pensiero, per sopravvivere si adatta a fare lo scaricatore ( manuale di nono livello) di aerei a Sigonella.

Un’assunzione a contratto a termine ( sei mesi) effettuata nel giugno del 2003, assieme ad altri operai, dal consorzio “Algese 2”, che opera, in regime di appalto, nel settore dei servizi aeroportuali nella base di Sigonella.

Allo scadere del termine, a seguito di un apposito accordo sindacale, tutto il gruppo degli operai, con l’esclusiva cacciata di Marco Benanti, viene riassunto per altri nove mesi.
Da parte dell’azienda non viene mai formalmente esposta una “motivazione” di fatto.
A seguito del ricorso avviato, il Tribunale Sezione Lavoro di Siracusa, in sede di collegio ex art.700, data la palese discriminazione operata, nell’agosto del 2004 ordina l’immediata riassunzione con reintegro nel posto di lavoro, riattivando il rapporto di lavoro con le stesse modalità già attuate per gli altri lavoratori.
L’azienda, per quanto Benanti abbia espresso precisa volontà a riprendere l’attività lavorativa,rigetta di fatto l’ordine del reintegro e comunica l’intendimento di retribuire “ a casa” il periodo interessato dei nove mesi ( fino al 30 maggio 2005).

Inoltre, il dispositivo del Tribunale notificato all’azienda dall’ufficiale giudiziario presso la sede aziendale a Sigonella, viene formalmente respinto, impedendo a Benanti di presentarsi, come disposto dal Tribunale, al suo posto di lavoro.
Successivamente,dall’ulteriore ricorso avviato, scaturito in particolare dalla presa d’atto che, tutto il gruppo di operai interessato alla scadenza del secondo contratto a termine era stato assunto a carattere indeterminato,nell’udienza del 24 maggio 2005 presso il Tribunale di Siracusa, da parte dei rappresentanti dell’azienda viene formalmente dichiarato che” non può essere accolta la proposta ( la riassunzione)in quanto il ricorrente non è gradito all’appaltante governo americano o meglio ci ha messo in difficoltà con i suoi articoli contro le basi americane in Italia ed in particolare la base di Sigonella”.

Gli atti “incriminati”, articoli pubblicati in un sito on-line di Catania, sono stati ufficialmente presentati dall’azienda nel corso dell’udienza.Il giudice ha acquisito i “documenti” al fascicolo della causa.

Tra gli atti, come ulteriore colpa di “reato”, vengono allegati decine di fotografie ( pubblicate nel sito) che si riferiscono alla grande manifestazione contro la guerra tenutasi a Sigonella il 23 marzo 2003 partecipata da decine di migliaia di persone e da moltissimi rappresentanti istituzionali.

Richiediamo il rispetto delle violate leggi italiane, il ripristino della legalità democratica e l’immediata riassunzione di Marco Benanti.

Lo impone l’art. 21 della Costituzione: “ Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, e l’art. 1 ( della Libertà e dignità del lavoratore) della Legge n.300 Statuto dei Lavoratori: “ I lavoratori, senza distinzione di opinione politiche, sindacale e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge”.


Per partecipare alla sottoscrizione le adesioni possono essere inviate alla segreteria organizzativa del Comitato:

dostimolo@tiscali.it

Per saperne di più sulla vicenda Benanti:

23 novembre 2005

Attentato alla Repubblica!


Con un colpo solo e senza spendere nemmeno un euro per il tritolo, per le coperture e i vari depistaggi per occultare i mandanti esterni, è stata compiuta la più grande strage di mafia di tutta la storia della Repubblica: a colpi di penna

di Giorgio Bongiovanni
www.antimafiaduemila.com

Un giudice, candidato, quasi certo, alla vittoria di un concorso per diventare Procuratore Nazionale Antimafia è stato letteralmente ucciso a colpi di penna. Lui e tutti quei magistrati che con lui avrebbero potuto lavorare alla Dna. Gli assassini sono stati i membri del parlamento di questa Repubblica che hanno votato una legge anticostituzionale e aberrante. Non c’è più bisogno che Cosa Nostra ricorra al tritolo, oggigiorno con la penna si può fare anche di peggio. In duecento anni di storia del nostro paese non è mai stata eliminata una persona a suon di legge.

Di solito, quando volevano eliminare una persona, i politici chiedevano un favore alla mafia e questa glielo concedeva. Questa volta, per ovvie ragioni strategiche, si è preferito usare la penna. Nel silenzio assoluto. Rotto soltanto dalle pochissime proteste della società civile, da qualche voce all’interno del CSM, dalla lettera di solo poco più di un centinaio di magistrati, la vibrante protesta dei soli Marco Travaglio e Saverio Lodato, qualche breve apparizione televisiva concessa al procuratore stesso.

E nel silenzio del nuovo procuratore nazionale antimafia, cui auguriamo buon lavoro e di cui condividiamo le prime esternazioni sulle protezioni, a tutti i livelli, di cui gode il capo latitante di Cosa Nostra: Bernardo Provenzano.Un omicidio senza funerali, né cortei di piazza, né indignazione, né applausi in chiesa, né pianti di vedove. A piangere la Costituzione della Repubblica italiana e i padri che l’ hanno fondata, in nome della quale hanno sacrificato la loro vita. Per rendere questo paese libero e il più possibile sgombero di farabutti e delinquenti. Questo è stato compiuto, questo voglio denunciare. Una volta per tutte. Mai era accaduto che per fermare un uomo si varasse una legge apposita. Quest’ uomo si chiama Gian Carlo Caselli.

Che paura incuteva quest’uomo? A chi?Si temeva forse che alla guida della Procura Nazionale Antimafia potesse continuare le indagini sui mandanti esterni alle varie stragi che hanno insanguinato il nostro Paese?O che fosse a conoscenza di indizi tali da potere mettere sotto accusa un’intera classe di potere trasversale tra destra, sinistra e centro? Che i suoi sostituti potessero aprire scenari inquietanti non solo sulle relazioni di Cosa Nostra, ma anche su quelle della ‘Ndrangheta, senza fermarsi esclusivamente alla mafia militare?

Che avrebbero esplorato gli antri oscuri dei poteri forti, misteriosi, di cui si può immaginare, e sospettare, ma che non si ha mai il coraggio di dire?La ragione per cui si è arrivati a varare una legge contro una unica persona può essere solo che questa aveva la capacità di scoprire fatti che avrebbero potuto devastare il sistema di potere nel nostro Paese. Gian Carlo Caselli non è morto e ovviamente ce ne rallegriamo tutti. Non è stato ucciso fisicamente, però è stata uccisa sicuramente una delle ultime possibilità che in questo paese si possa scoprire la verità.

22 novembre 2005

“L’Ora” di Palermo: Quando c’era l’informazione indipendente



“Il L’Ora”, così lo chiamavano i palermitani, era un quotidiano indipendente della sera


Dalle pagine de "L’Ora”

Fu fondato nell’Aprile del 1900 dalla famiglia Florio, capofila di una nuova borghesia illuminata ed antiproibizionistica, che in esso aveva trovato il proprio organo d’informazione. Aveva poi attraversato il Fascismo, facendo viva opposizione, fino a quando aveva potuto. La sua stagione di gloria ebbe inizio nel dopoguerra, quando la Sicilia tornò a rinascere, con l’autonomia regionale, la riforma agraria, la tentata industrializzazione. Giornale dichiaratamente di sinistra, l’editore era il Partito Comunista Italiano, “L’Ora” si fece interprete di questo spirito di rinnovamento, scegliendo di schierarsi contro la faccia negativa di quello stesso rinnovamento: la nuova Mafia, il clientelismo, la nascita di nuovi potentati economici che basavano le proprie risorse sulla spesa regionale. Non fu un’operazione semplice e la testata pagò a caro prezzo la sua perseveranza nel denunciare piccoli e grandi scandali di una società corrotta e di una politica collusa, non soltanto in termini di querele, che a decine e decine arrivavano in redazione a seguito delle coraggiose inchieste che quotidianamente venivano pubblicate, ma anche in termini di sacrifici umani: “L’Ora” è il quotidiano che nella storia della stampa italiana annovera il più alto numero di giornalisti uccisi dalla mafia: Mauro De Mauro, Cosimo Cristina e Giovanni Spampinato.

Il quotidiano di Palermo ha rappresentato un’informazione di frontiera, che attraverso le inchieste, i servizi, l’indagine, si è battuta contro i poteri occulti, specie quelli mafiosi, facendo del giornalismo uno strumento di lotta politica.

La stagione più importante de “L’Ora” è legata al nome di Vittorio Nisticò, direttore del quotidiano palermitano nel ventennio che va dal 1954 al 1975, un giornalista attentissimo e autorevolissimo, che fece guadagnare alla testata prestigio nazionale. In questo arco di tempo sono stati tanti gli avvenimenti politici e di cronaca puntualmente registrati dal quotidiano d’opposizione: dal “milazzismo” (l’operazione politica che estromise la DC dal governo della Regione) all’uccisione del procuratore capo Pietro Scaglione, dal “sacco” edilizio dei Lima e dei Ciancimino al sisma del Belice.

Quando nel 1958 uscì la sua prima grande inchiesta sulla mafia, di questo fenomeno cruento e inquinatore della politica nessun media faceva cenno, giungendo pure a negarne l’esistenza. E scrivere questa parola, a chiare lettere, sulle pagine del giornale, provocò la reazione di Cosa Nostra, che collocò una bomba tra la redazione e la tipografia. La risposta del quotidiano fu altrettanto chiara : “La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua”; vennero ripubblicate in un inserto anche tutte le puntate precedenti. Questo episodio portò il Presidente della Repubblica Saragat a dichiarare che “ci voleva questo attentato per capire che la mafia c’è”, dando vita alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia, che poi, malgrado i tentativi di opposizione al disegno di legge istitutivo, da parte di deputati e senatori della Democrazia Cristiana, che la reputarono “inutile, offensiva e incostituzionale”, diventò permanente.

Insomma, “L’Ora” di Nisticò ha avuto anche questo merito, quello cioè di portare a conoscenza dell’intera nazione che la mafia in Sicilia c’era, ma che c’erano anche siciliani disposti a combatterla.

Ma “L’Ora” non fu solo questo: la redazione palermitana è stata anche un centro di cultura e di aggregazione intellettuale; basti pensare non solo a Leonardo Sciascia, ma anche a Michele Perriera, Gioacchino Lanza Tomasi, Danilo Dolci, Giuliana Saladino, Vincenzo Consolo, “scoperti” e apprezzati da Nisticò prima che diventassero gli autori che oggi conosciamo, e che arricchivano il giornale di tutti quei temi leggeri, ma non futili, che riguardavano il mondo dell’arte e del costume. Accanto a queste “penne” vi erano anche i “pennelli” di Renato Guttuso e le “matite” di Bruno Caruso, che spesso illustravano i fatti di cronaca più importanti.
“L’Ora” non esiste più, ma la sua lezione di giornalismo continua ad essere presente, attraverso molte “firme” sui più autorevoli quotidiani nazionali, di giovani cresciuti nel “laboratorio” giornalistico siciliano, come l’attuale direttore de “La Stampa” di Torino, Marcello Sorgi, che ha scritto di come a caratterizzare l’identità del quotidiano era “il mix di politici, intellettuali, artisti e scrittori che si affacciavano nel pomeriggio…”.

Dell’ultima generazione di cronisti, formatisi nella redazione del quotidiano siciliano, ricordiamo Gianni Riotta, Attilio Bolzoni, Antonio Calabrò, Alberto Stabile, e Francesco La Licata, solo per citare alcuni tra quelli più conosciuti.
Ed è con orgoglio che, ricordando l’esperienza de “L’Ora”, La Licata, giornalista esperto di storia della mafia, incontrato a Roma proprio in occasione di questa mia ricerca, mi dice come l’appartenenza a quel giornale “non era questione di essere militanti; negli anni ’70 essere contro la mafia era un dovere”. E l’adesione al partito comunista, voleva dire schierarsi contro il potere, soprattutto contro il potere mafioso.
Erano gli anni in cui la Democrazia Cristiana spadroneggiava e dove a Palermo “la parola d’ordine nei confronti del giornale d’opposizione era ostracismo”, come ricorda il cronista - poeta Mario Farinella. “Fu in quell’atmosfera e a dispetto di quell’atmosfera che Leonardo Sciascia cominciò a scrivere per “L’Ora”. Era l’inizio di una collaborazione che doveva durare per più di trent’anni, sino a qualche ora prima della morte”.

Sulle pagine del quotidiano del 3 aprile 1965, a chi gli chiedeva il perché di una così convinta consuetudine con “L’Ora”, Sciascia rispondeva scrivendo: “L’Ora sarà magari un giornale comunista, ma è certo che mi dà modo d’esprimere quello che penso con una libertà che difficilmente troverei in altri giornali italiani. In quanto al mio essere di sinistra, indubbiamente lo sono: e senza sfumature”.
A proporre allo scrittore una collaborazione regolare fu, all’inizio del 1955, l’allora neodirettore Vittorio Nisticò su indicazione di Gino Cortese, l’intellettuale comunista nisseno, che tanto aveva saputo influire sul giovane Sciascia nella sua presa di coscienza antifascista. Brancati era appena morto e sarà lo scrittore racalmutese a prendere il suo posto, scrivendo di tutto, note critiche, ma anche riflessioni culturali, politiche, inchieste e reportage.
Riguardo alla data del primo articolo pubblicato da Sciascia esistono delle fonti discordanti tra loro, tranne che per l’anno di pubblicazione che resta il 1955. Così Matteo Collura, nel “Maestro di Regalpetra”, riferisce quella del 23 febbraio, dove Sciascia dedica una nota letteraria al poeta dialettale catanese del Settecento, Domenico Tempio; mentre nella raccolta “Quaderno” di Leonardo Sciascia, pubblicata dalla Nuova Editrice Meridionale nella collana “Dalle pagine de L’Ora”, l’Editore riferisce dello stesso articolo, ma con la data del 25 febbraio. C’è poi la testimonianza di Vittorio Nisticò che sposta la data al 24 marzo: si tratta ancora di una nota letteraria, ma su un libro di Vittorio Fiore, Ero nato sui mari del tonno.

Di certo, dunque, il 1955 segna l’inizio della carriera giornalistica di Sciascia, ancora praticamente sconosciuto (solo un anno dopo avrebbe pubblicato Le Parrocchie di Regalpetra) e segna anche l’inizio di un amichevole rapporto tra lo scrittore e il direttore del quotidiano siciliano.

Vittorio Nisticò in un libro recentemente pubblicato da Sellerio, dove ripercorre i suoi venti anni di direttore al “L’Ora” di Palermo, ricorda così la nascita di questo duraturo e proficuo rapporto: “Per conoscerlo e concordare la collaborazione ero andato a trovarlo in una sua casetta di campagna nei pressi di Racalmuto, in compagnia di un comune amico, Gino Cortese, deputato comunista al parlamento siciliano”. La presenza di Sciascia in redazione era sempre molto discreta e rispecchiava la personalità sobria e riservata dello scrittore, che pareva “quasi timoroso di infastidire”. Scrive ancora Nisticò: “Sciascia era per tutti noi – da me al cronista più giovane – uno di casa: sempre pronto ad intervenire anche nella cronaca diretta o nel fuoco delle polemiche, con le sue riflessioni stringenti e in più di un caso le sue ire, e sempre con un rispetto puntiglioso della puntualità. Insomma facendo alto giornalismo. E questo me lo rendeva, ce lo rendeva particolarmente vicino”. Sarà per il giornale palermitano che lo scrittore, a poche ore dalla morte, dettò quello che può considerarsi la sua ultima riflessione pubblica, ovvero la prefazione, richiestagli da tempo, per il volumetto di scritti di Borgese apparso poi nella collana .

21 novembre 2005

Il ciclone Borsellino raccoglie i petali della Margherita

Rita Borsellino

Palermo, 18 novembre - "500 Margherite per Rita" è questo il nome dell'iniziativa lanciata oggi da alcuni diritenti regionali della Margherita e da circa 130 circoli locali del partito (ognuno dei quali rappresenta a sua volta decine di militanti).


"Siamo militanti, dirigenti, amministratori locali e portavoce dei circoli della Margherita in Sicilia - si legge nel documento diffuso oggi - e crediamo che le primarie del 4 dicembre possano segnare un importante momento di svolta nella storia e nella politica siciliana. Per questo - proseguono gli esponenti della Margherita - con grande convinzione abbiamo deciso di sostenere la candidatura della Dottoressa Rita Borsellino che secondo noi può rappresentare, unire e mettere a frutto le migliori istanze di cambiamento e buon governo espresse tanto dai partiti quanto dalla società civile."

I sottoscrittori del documento (alcuni dirigenti locali, regionali e nazionali sostenuti da 130 circoli, ma amche sindaci, consiglieri comunali e provinciali) hanno quindi lanciato una serie di iniziative pubbliche, che si terranno sotto il simbolo dei Circoli della Margherita, a sostegno di Rita Borsellino. La prima è prevista per il 25 novembre a Palermo. I firmatari affermano inoltre di contare di poter raggiungere in pochi giorni le 500 adesioni al loro appello fra i dirigenti e gli amministratori locali del partito.

I primi firmatari sono:
Gaetano Accardi e Fabio Giambrone della Direzione Regionale della Margherita, Giancarlo Garozzo, consigliere comunale Siracusa, Sebastiano Passarello, vice pres. Cons. Comunale Avola, Michelangelo Giansiracusa, presidente consiglio comunale Ferla, Orazio Mezio, sindaco di Sortino, Mario Busello, vice sindaco di Sortino, Paolo De Luca, presidente consiglio comunale Sortino, Leoluca Orlando della Direzione Nazionale e deputato regionale, Venerina Padua, capogruppo alla Provincia di Ragusa, Silvio Moncada, consigliere provinciale a Palermo, Pietro Cangemi, Gaetano Martorana e Filippo Tarantino consiglieri di circoscrizione a Palermo, Franco Barraco, Franco Fantaci e Giuseppe Mangione portavoce di tre circoli e Anna Pirolo, componente dell'assemblea cittadina di Palermo. E hanno aderito i seguenti 130 circoli della Margherita di tutte le provincie: Akala, Alisea, Amare Palermo, Arcipelago Sicilia, Arcobaleno, Arenella, Antonino Caponnetto, Bel sorriso, Belmonte Chiavelli, Borgo Nuovo, Capo Nord, Ciaculli, Santa Teresa Riva, Con Orlando nell'Ulivo, Con Prodi nell'Ulivo, Con Orlando nell'Ulivo - Ciminna, Con Prodi - Gangi, Controesodo, Costa blu, Costa Firriolo, Cuba Calatafimi, Dardan, Democratici per l'Ulivo, Democrazia e partecipazione, Diritti e Libertà, Diritti e libertà - Palermo libertà, Diritti e libertà - Palermo Villagrazia, Diritti e libertà - Castellana Sicula, Don Luigi Sturzo, Economia e Società, Eter, Europa, Falcone e Borsellino E LIBERTA'-CASTELLANA SICULA, DON LUIGI STURZO, ECONOMIA E SOCIETA', ETER, EUROPA, FALCONE E BORSELLINO, FRATELLANZA, FRATERNITA', GIORGIO LA PIRA, GIOVANILE, GIULIANA, GIUSTIZIA E LIBERTA', GLI ANTIQUARI, GORIZIA, HELIOS, IL BORGO, IL GIRASOLE, IL PESCATORE, IL PRATO, IL PUNGOLO, IN PIAZZETTA, INDIPENDENZA, INNOVAZIONE E LIBERTA', INSIEME, INSIEME NELL'ULIVO- CACCAMO, INSIEME NELL'ULIVO -TRABIA, INTERDIPENDENZA, LA BUSSOLA EUREKA, LA CANTINA, LA CLESSIDRA, LA FORZA DELLA VOCE, LA MARGHERITA DI VILLAGRAZIA DI CARINI, LA PIRA -ISOLA DELLE FEMMINE (CGIL CEMENTERIA), LA PIRA -ISOLA DELLE FEMMINE (CISL PROV.LE), LA RINASCITA, LA SAPIENZA, LA SAPIENZA II, L'ANCORA, L'APPRODO, L'AQUILA, LARISA, LAVORO E DIRITTI, LAVORO E SOCIETA', LE PULCI, LEGALITA', LIBERO PENSIERO, LIBERTA', LIBERTA' E GIUSTIZIA, LIBERTY, L'OLIVA, L'ULIVO , L'ULIVO NEL FUTURO, MARGHERITA PER CENTRO SINISTRA, MARGOT, MARTE, MONTE GRIFONE, ORLEANS, PALERMO 2005, PALERMO 2010, PALERMO ACCOGLIENTE, PALERMO BAROCCA, PALERMO EUROPA, PALERMO FELICISSIMA, PALERMO GIOIOSA, PALERMO GLORIOSA, PALERMO PER PRODI, PALERMO SICURA, PALERMO VIVA, PARI OPPORTUNITA', PARTANNA MONDELLO, PARTECIPAZIONE SOCIALE, PATHOS, PENELOPE, PER PRODI-BAUCINA, POLITICA INSIEME, POLIZIA LOCALE, PRIMAVERA, PRIMAVERA MISILMERESE 2010, PRIMAVERA PALERMITANA, PROGETTARE PALERMO, PROGETTO FUTURO, PROGETTO ULIVO, PROGRESSO E DEMOCRAZIA, PROGRESSO E LIBERTA', PROMETEO, QUARTA CIRCOSCRIZIONE, RINASCIMENTO SICILIANO, ROSA PARKS, SALVIAMO LA COSTITUZIONE, SANDRO VELLA, SOLIDARIETA', STELLA POLARE, SVILUPPO DEL TERRITORIO E DEMOCRAZIA, SVILUPPO SOLIDALE, SVILUPPO TURISTICO, TELECOMUNICAZIONI PALERMO, TOSELLI, TROPICO, ULIVISTI PER PARTINICO, UNIONE RIFORMISTA, UNITA' E SOLIDARIETA', UNITI PER IL PAESE-ROCCAMENA, VILLAGRAZIA DI CARINI
Per conoscere chi è Rita Borsellino: www.ritapresidente.it

20 novembre 2005

Il piano di rinascita democratica della P2

"Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la TV, lordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa."
(Licio Gelli, 28 sett. 2003, LA REPUBBLICA)

da girodivite.it


Quanto di questo programma è stato fino ad oggi realizzato?
Il Piano di rinascita democratica fu sequestrato all’aeroporto di Fiumicino nel sottofondo malamente camuffato di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio, che stava tornando in Italia da Nizza. Il documento è databile attorno al 1976. Dopo averli fatti rinvenire, Gelli ha avuto cura di introdurre nuovi elementi di confusione precisando, nel giugno del 1984, che il Piano di rinascita non è mai esistito. Esso era solo un insieme di appunti che dovevano servire da scaletta per una serie di articoli e relazioni. "Non era altro - dirà lo stesso Gelli - che un’esposizione sullo stato della nazione, lecita per qualsiasi cittadino che voglia esprimere il suo punto di vista sull’andamento generale del paese".

Sta di fatto che - a ben vedere - alcuni obiettivi contenuti in quel Piano di Rinascita risultano oggi applicati. Lasciamo al lettore il gusto e la curiosità di scoprire quali.
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Questo documento viene pubblicato mantenendo la stessa forma grafica dell’originale (spazi, sottolineature, titolazione, ecc.)
PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA
PREMESSA
1) L’aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema 2) Il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori. 3) Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti - anche alternativi - di attuazione ed infine nell’elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine. 4) Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione - successivi al restauro delle istituzioni fondamentali.

OBIETTIVI
1) Nell’ordine vanno indicati:
a) i partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale) b) la stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV va dimenticata; c) i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori; d) il Governo, che va ristrutturato nella organizzazione ministeriale e nella qualità degli uomini da preporre ai singoli dicasteri; e) la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi; f) il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell’operazione sui partiti politici, la stampa e i sindacati.
2) Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni possibili sul piano della manovra di tipo economico-finanziario. La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo.
Governo, Magistratura e Parlamento rappresentano invece obiettivi successivi, accedibili soltanto dopo il buon esito della prima operazione, anche se le due fasi sono necessariamente destinate a subire intersezioni e interferenze reciproche, come si vedrà in dettaglio in sede di elaborazione dei procedimenti.
3) Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità. Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

PROCEDIMENTI
1) Nei confronti del mondo politico occorre:
a) selezionare gli uomini - anzitutto - ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (Per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli); b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica; c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti - con i dovuti controlli - a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti; d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale. Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.
2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominatim. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente. Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di "simpatizzare" per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d. In un secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia; b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata; c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale; d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art.21 Costit.
3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.
Gli scopi reali da ottenere sono:
a) restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiori all’altra ipotesi.
4) Governo, Magistratura e Parlamento
E’ evidente che si tratta di obiettivi nei confronti dei quali i procedimenti divengono alternativi in varia misura a seconda delle circostanze. E’ comunque intuitivo che, ove non si verifichi la favorevole circostanza di cui in prosieguo, i tempi brevi sono - salvo che per la Magistratura - da escludere essendo i procedimenti subordinati allo sviluppo di quelli relativi ai partiti, alla stampa ed ai sindacati, con la riserva di una più rapida azione nei confronti del Parlamento ai cui componenti è facile estendere lo stesso modus operandi già previsto per i partiti politici. Per la Magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di magistratura indipendente della Ass.Naz.Mag.) che raggruppa oltre il 40% dei magistrati italiani su posizioni moderate. E’ sufficiente stabilire un raccordo sul piano morale e programmatico ed elaborare una intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento, già operativo nell’interno del corpo anche ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di evasione. Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di una èquipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee di "ripresa democratica" è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti. In termini di tempo ciò significherebbe la possibilità di ridurre a 6 mesi ed anche meno il tempo di intervento, qualora sussista il presupposto della disponibilità dei mezzi finanziari.
PROGRAMMI Per programmi s’intende la scelta, in scala di priorità, delle numerose operazioni da compiere in forma di:
a) azioni di comportamento politico ed economico; b) atti amministrativi (di Governo); c) atti legislativi; necessari a ribaltare - concomitanza con quelli descritti in materia di procedimenti - l’attuale tendenza al disfacimento delle istituzioni e, con essa, alla disottemperanza della Costituzione i cui organi non funzionano più secondo gli schemi originali. Si tratta, in sostanza, di "registrare" - come nella stampa in tricromia - le funzioni di ciascuna istituzione e di ogni organo relativo in modo che i rispettivi confini siano esattamente delimitati e scompaiano le attuali aree di sovrapposizione da cui derivano confusione e indebolimento dello Stato.
A titolo di esempio, si considerino due fenomeni: 1) lo spostamento dei centri di potere reale dal Parlamento ai sindacati e dal Governo ai padronati multinazionali con i correlativi strumenti di azione finanziaria. Sarebbero sufficienti una buona legge sulla programmazione che rivitalizzi il CNEL ed una nuova struttura dei Ministeri accompagnate da norme amministrative moderne per restituire ai naturali detentori il potere oggi perduto; 2) l’involuzione subita dalla scuola negli ultimi lo anni quale risultante di una giusta politica di ampliamento dell’area di istruzione pubblica, non accompagnata però dalla predisposizione di corpi docenti adeguati e preparati nonché dalla programmazione dei abbisogni in tema d’occupazione.
Ne è conseguenza una forte e pericolosa disoccupazione intellettuale - con gravi deficienze invece nei settori tecnici - nonché la tendenza ad individuare nel titolo di studio il diritto al posto di lavoro. Discende ancora da tale stato di fatto la spinta all’equalitarismo assoluto (contro la Costituzione che vuole tutelare il diritto allo studio superiore per i più meritevoli) e, con la delusione del non inserimento, il rifugio nella apatia della droga oppure nell’ideologia dell’eversione anche armata. Il rimedio consiste: nel chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio - posto di lavoro; nel predisporre strutture docenti valide; nel programmare, insieme al fenomeno economico, anche il relativo fabbisogno umano; ed infine nel restaurare il principio meritocratico imposto dalla Costituzione.
Sotto molti profili, la definizione dei programmi intersecherà temi e notazioni già contenuti nel recente Messaggio del Presidente della Repubblica - indubbiamente notevole - quale diagnosi della situazione del Paese, tendendo, però, ad indicare terapie più che a formulare nuove analisi. Detti programmi possono essere resi esecutivi - occorrendo - con normativa d’urgenza (decreti legge).
a) Emergenza a breve termine. Il programma urgente comprende, al pari degli altri, provvedimenti istituzionali (rivolti cioè a "registrare" le istituzioni) e provvedimenti di indole economico-sociale.
a1) Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati; il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari; la normativa per l’accesso in carriera (esami psico- attitudinali preliminari); la modifica delle norme in tema di facoltà di libertà provvisoria in presenza dei reati di eversione - anche tentata - nei confronti dello Stato e della Costituzione, nonché di violazione delle norme sull’ordine pubblico, di rapina a mano armata, di sequestro di persona e di violenza in generale.
a2) Ordinamento del Governo
1- legge sulla Presidenza del Consiglio e sui Ministeri (Cost.art.95) per determinare competenze e numero (ridotto, con eliminazione o quasi dei Sottosegretari);
2- legge sulla programmazione globale (Costit.art.41) incentrata su un Ministero dell’economia che ingloba le attuali strutture di incentivazione (Cassa Mezz. - PP.SS - Medicredito - Industria - Agricoltura), sul CNEL rivitalizzato quale punto d’incontro delle forze sociali sindacali, imprenditoriali e culturali e su procedure d’incontro con il Parlamento e le Regioni;
3- riforma dell’amministrazione.(Costit.articoli 28-97 e 98) fondata sulla teoria dell’atto pubblico non amministrativo, sulla netta separazione della responsabilità politica da quella amministrativa che diviene personale (istituzione dei Segretari Generali di Ministero) e sulla sostituzione del principio del silenzio-rifiuto con quello del silenzio-consenso;
4- definizione della riserva di legge nei limiti voluti e richiesti espressamente dalla Costituzqione e individuazioni delle aree di normativa secondaria (regolamentare) in ispecie di quelle regionali che debbono essere obbligatoriamente limitate nell’ambito delle leggi cornice.
a3) Ordinamento del Parlamento:
1) ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR); 2) modifica (già in corso) dei rispettivi Regolamenti per ridare forza al principio del rapporto (Cost.art.64) fra maggioranza-Governo, da un lato, e opposizione, dall’altro, in luogo della attuale tendenza assemblearistica. 3) adozione del principio delle sessioni temporali in funzione di esecuzione del programma governativo.
b) Provvedimenti economico-sociali;
b1) abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione); b2) adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30’ effettive (dalle 8,30 alle 17) salvi i turni necessari per gli impianti a ritmo di 24 ore, obbligatorio per tutte le attività pubbliche e private; b3) eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno - Natale - Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto; b4) obbligo di attuare in ogni azienda ed organo di Stato i turni di festività - anche per sorteggio - in tutti i periodi dell’anno, sia per annualizzare l’attività dell’industria turistica, sia per evitare la "sindrome estiva" che blocca le attività produttive;
b5) revisione della riforma tributaria nelle seguenti direzioni:
1- revisione delle aliquote per i lavoratori. dipendenti aggiornandole al tasso di svalutazione 1973-76; 2- nettizzazione all’origine di tutti gli stipendi e i salari della P. A. (onde evitare gli enormi costi delle relative partite di giro); 3- inasprimento delle aliquote sui redditi professionali e sulle rendite; 4- abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a fondazioni scientifiche e culturali riconosciute, allo scopo di sollecitare indirettamente la ricerca pura ed il relativo impiego di intellettualità; 5- alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti, investimenti e garanzie, per sollecitare l’autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto; 6- reciprocità fra Stato e dichiarante nell’obbligo di mutuo acquisto ai valori dichiarati ed accertati;
b6) abolizione della nominatività dei titoli azionari per ridare fiato al mercato azionario e sollecitare meglio l’autofinanziamento delle aziende produttive; b7) eliminazione delle partite di giro fra aziende di Stato ed istituti finanziari di mano pubblica in sede di giro conti reciproci che si risolvono - nel gioco degli interessi - in passività inutili dello stesso Stato; b8) concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali dall’estero; b9) costituzione di un fondo nazionale per i servizi sociali (case-ospedali-scuole-trasporti) da alimentare con:
1 - sovraimposta IVA sui consumi voluttuari (automobili- generi di lusso); 2 - proventi dagli inasprimenti fiscali ex b5)4; 3 - finanziamenti e prestiti esteri su programmi di spesa; 4 - stanziamenti appositi di bilancio per investimenti; 5 - diminuzione della spesa corrente per parziale pagamento di stipendi statali superiori a L.7.000.000 annui con speciali buoni del Tesoro al 9% non commerciabili per due anni.
Tale fondo va destinato a finanziare un programma biennale di spesa per almeno 10.000 miliardi. Le riforme di struttura relative vanno rinviate a dopo che sia stata assicurata la disponibilità dei fabbricati, essendo ridicolo riformare le gestioni in assenza di validi strumenti (si ricordino i guasti della riforma sanitaria di alcuni anni or sono che si risolvette nella creazione di 36.000 nuovi posti di consigliere di amministrazione e nella correlativa lottizzazione partitica in luogo di creare altri posti letto). Per quanto concerne la realizzabilità del piano edilizio in presenza della caotica legislazione esistente, sarà necessaria una legge che imponga alle Regioni programmi urgenti straordinari con termini brevissimi surrogabili dall’intervento diretto dello Stato; per quanto si riferisce in particolare all’edilizia abitativa, il ricorso al sistema dei comprensori obbligatori sul modello svedese ed al sistema francese dei mutui individuali agevolati sembra il metodo migliore per rilanciare questo settore che è da considerare il volano della ripresa economica;
b10) aumentare la redditività del risparmio postale elevando il tasso al 7% b11) concedere incentivi prioritari ai settori: I - turistico; II - trasporti marittimi III - agricolo-specializzato (primizie-zootecnica); IV - energetico convenzionale e futuribile Nucleare-geometrico-solare); V - industria chimica fine e metalmeccanica specializzata di trasformazione; in modo da sollecitare investimenti in settori ad alto tasso di mano d’opera ed apportatori di valuta;
b12) sospendere tutte le licenze ed i relativi incentivi per impianti di raffinazione primaria del petrolio e di produzione siderurgica pesante.
c) Pregiudiziale è che oggi ogni attività secondo quanto sub a) e b) trovi protagonista e gestore un Governo deciso ad essere non già autoritario bensì soltanto autorevole e deciso a fare rispettare le leggi esistenti.
Così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il Paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facoltà di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonché di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano annata e di violenza in generale.
d) Altro punto chiave è l’immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.
E’ inoltre opportuno acquisire uno o due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso, Europeo sulla formula viva "Settimanale".

MEDIO E LUNGO TERMINE
Nel presupposto dell’attuazione di un programma di emergenza a breve termine come sopra definito, rimane da tratteggiare per sommi capi un programma a medio e lungo termine con l’avvertenza che mentre per quanto riguarda i problemi istituzionali è possibile fin d’ora formulare ipotesi concrete, in materia di interventi economico-sociali, salvo per quel che attiene pochissimi grandi temi, è necessario rinviare nel tempo l’elencazione di problemi e relativi rimedi. a) Provvedimenti istituzionali a1) Ordinamento giudiziario
I unità del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione - articoli 107 e 112 ove il P.M. è distinto dai Giudici), II responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del P.M. (modifica costituzionale); III istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio con i relativi e connessi pericoli ed eliminando le attuali due fasi d’istruzione; IV riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale); V riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile. VI esperimento di elezione di magistrati (Costit. art. 106) fra avvocati con 25 anni di funzioni in possesso di particolari requisiti morali;
a2) Ordinamento del Governo
I modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto daIla Camera all’inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni del successore; II modifica della Costituzione per stabilire che i Ministri perdono la qualità di parlamentari. III revisioni della legge sulla contabilità dello Stato e di quella sul bilancio dello Stato (per modificarne la natura da competenza in cassa); IV revisione della legge sulla finanza locale per stabilire - previo consolidamento del debito attuale degli enti locali da riassorbire in 50 anni - che Regioni e Comuni possono spendere al di là delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni di scopo (esenti da imposte e detraibili) e cioè relative ad opere pubbliche da finanziare secondo il modello USA. Altrimenti il concetto di autonomia diviene di sola libertà di spesa basata sui debiti; V riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari
a3) Ordinamento del Parlamento
I nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proprozionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari - ex magistrati - ex funzionari e imprenditori pubblici - ex militari ecc.);
Il modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed al Senato preponderanza economica (esame del bilancio);
III Stabilire norme per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali, regionali e comunali (modifica costituzionale);
IV Stabilire che i decreti-legge sono inemendabili:
a4) Ordinamento di altri organi istituzionali
1) Corte Costituzionale: sancire l’incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive ed in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attive (che trasformano la Corte in organo legislativo di fatto);
2) Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l’ineleggibilità ed eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);
3) Regioni: modifica della Costituzione per ridurre il numero e determinarne i confini secondo criteri geoeconomici più che storici.
Provvedimenti economico sociali,
b1) Nuova legislazione antiurbanesimo subordinando il diritto di residenza alla dimostrazione di possedere un posto di lavoro ed un reddito sufficiente (per evitare che saltino le finanze dei grandi Comuni); b2) nuova legislazione urbanistica favorendo le città satelliti e trasformando la scienza urbanistica da edilizia in scienza dei trasporti veloci suburbani;
b3) nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino (sul modello inglese) e stabilendo l’obbligo di pubblicare ogni anno i bilanci nonché le retribuzioni dei giornalisti;
b4) unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi attuali;
b5) disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo:
1) Il divieto del pagamento di pensioni prima dei 60 anni salvo casi di riconosciuta inabilità;
2) il controllo rigido sulle pensioni di invalidità;
3) l’eliminazione del fenomeno del cumulo di più pensioni;
b6) dare attuazione agli articoli 39 e 40 della Costituzione regolando la vita dei sindacati e limitando il diritto di sciopero nel senso di:
1) introdurre l’obbligo di preavviso dopo avere esperito il concordato;
2) escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti; dogane; ospedali e cliniche; imposte; pubbliche amministrazioni in genere) ovvero garantirne il corretto svolgimento;
3) limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro;
b7) nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori alla proprietà azionaria delle imprese e sulla gestione (modello tedesco)
b8) nuova legislazione sull’assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo, disciplina delle acque, rimboscamento, insediamenti umani);
b9) legislazione antimonopolio (modello USA);
b10) nuova legislazione bancaria (modello francese);
b11) riforma della scuola (selezione meritocratica - borse di studio ai non abbienti - scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese);
b12) riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco
c) Stampa - Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI - TV.

ORGANIGRAMMA
ECONOMIA E FINANZA
Governatore Banca d’Italia Direttore Generale B.ca It. Presidente IRI (e finanziarie dipendenti) Dir. Gen. - " Presidente ENI (e finanziarie dipendenti) Dir. Gen. " Presidente e Dir. Gen. Enti di gestione PP.SS. (EGAM-EFIM- Cinema - Terme) Presidente Cassa Mezzog Dir. Gen. " Presidente IMI Dir. Gen. " Presidente Mediobanca Dir. Gen. " Presidente Mediocredito Centrale Dir. Gen. " Presidente ICIPU Dir. Gen. " Presidente INA Dir. Gen. " Presidente INPS Dir. Gen. " Presidente INAM Dir. Gen. " Presidente INADEL Dir. Gen. "

MAGISTRATURA
Primo Pres. Corte Cass. Proc. Gener. " " Avv. Gerer. " " Pres. C.A. Roma Proc. Gen. C.A. Milano Pres. Trib. Torino Proc. Repubbl. Venezia Cons. Istrutt. Bologna Firenze Napoli Bari Catanzaro Palermo

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Presidente Consiglio di Stato Presidente Corte dei Conti Procuratore Generale Corte dei Conti Ragioniere generale dello Stato Segretario Generale Ministero Affari Esteri Segretario Generale Programmazione Capo della Polizia Direttore Generale FF.SS Direttore Generale PP.TT Direttore Generale ANAS Direttore Generale Tesoro Direttore Generale II.DD. Direttore Generale II. Indiri. Direttore Generale UTE Direttore Generale fonti d’energia Direttore Generale produzione industriale Direttore Generale produzione industriale Direttore Generale valute Direttori Generali istruzione elementare secondaria 1° grado superiore tecnica professionale universitaria
CORPI MILITARI
Capo S.M.
Difesa Capo S.M.
Esercito Capo S.M.
Marina Capo S.M.
Aeronautica Com.te
Arma CC. Capo S.M.
Guardia Fin.
Com ti Regioni Territoriali Eserc Com.ti
Zone Aeree Com.ti Dipartim. Mil. Maritt.
Com.te Guardie PS Com.te
Guardie Forestali Com.te
Guardie Carcerarie Com.te Sid.

14 novembre 2005

Consiglio provinciale di Trapani, aderendo all’appello lanciato dall’associazione Libera

Ordine del Giorno a tutela e per il miglioramento della LEGGE SUI BENI CONFISCATI ALLE MAFIE

La legge Rognoni - La Torre, da oltre vent’anni consente allo Stato di aggredire le ricchezze accumulate dalle mafie nel nostro Paese, di fatto riuscendo a minare fortemente il potere dei soggetti titolari di azioni criminose, al pari, restituendo alle locali comunità risorse e beni alle stesse sottratte per rinvestirle in sede occupazionale e/o d’utilità sociale e pubblica.
Conseguente la condivisione che la legislazione in materia vada aggiornata e migliorata, anche alla luce dell’esperienza maturata dal corpo investigativo e giudiziario dello Stato in questi anni, per renderla ancora più incisiva e penetrante.

Di questi tempi, però, si registra in Parlamento la presenza di un disegno di legge che tra i molti aspetti discutibili prevede la possibilità di revisione, senza limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un “interesse giuridicamente riconosciuto”, dei provvedimenti definitivi di confisca. In nome di un malinteso garantismo, insomma, si potrebbe compromettere definitivamente il lavoro e l’impegno di quanti, dalle forze dell’ordine alla magistratura, dalle associazioni alle cooperative sociali, sono oggi impegnati nella difficilissima opera di individuazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Nessun provvedimento di confisca, di fatto, sarà mai definitivo. Nessuna assegnazione di beni confiscati avrà un futuro certo.

Altri possono essere gli strumenti con cui risarcire, anche dal punto di vista economico, eventuali vittime di errori giudiziari, sempre possibili, nell’iter che va dal sequestro preventivo dei beni alla loro definitiva confisca.

Allo stato, se dovesse essere approvato, invece, quanto previsto dal comma 1 lettera “m” dell’art. 3 del disegno di legge AC 5362 recante “Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e destinazione delle attività e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni criminali”, tutti i beni confiscati (dai terreni coltivati da coraggiose cooperative di giovani agli immobili trasformati in sedi di servizi sociali o in caserme delle forze dell’ordine, solo per fare alcuni esempi) finirebbero in un limbo di assoluta incertezza.

Ovvero esattamente il contrario di quanto sarebbe necessario oggi. Le mafie, infatti, hanno da tempo affinato i meccanismi con cui riciclano i proventi delle loro attività illecite e nel nostro Paese si registra, negli ultimi anni, una consistente flessione del numero di beni confiscati. Una situazione che richiede normative efficaci e scelte concrete in grado di far crescere la fiducia di chi è impegnato ogni giorno nella lotta alle mafie.

E’ per queste ragioni che il Consiglio provinciale di Trapani, aderendo all’appello lanciato dall’associazione Libera (che raccoglie più di 1200 associazioni nazionali e locali, scuole, cooperative) e dei sottoscritti familiari delle vittime delle mafie (Luigi Ciotti, Rita Borsellino, Giovanni Impastato, Cluadia Loi, Daniela Marcone, Viviana Matrangola, Debora Cartisano; Margherita Asta, Maddalena Rostagno, Monica Ristagno, Elisabetta Roveri, Dario Montana, Paolo Siani) chiede un serio e approfondito ripensamento, in sede di dibattito parlamentare, del disegno di legge delega AC 5362, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di revisione dei provvedimenti definitivi di confisca, affinchè deputati e senatori trapanesi e di tutte le forze politiche sappiano trovare la giusta misura, il corretto equilibrio tra la tutela dei diritti di chi subisce i provvedimenti di confisca dei beni e la necessità di sottrarre alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimoni che accumulano ogni anno, nell’illegalità e nel sangue. Trasformando questi beni, come sta avvenendo faticosamente oggi, in segni tangibili di legalità e giustizia.


14 Novembre 2005
Giacomo Tranchida
C/Gruppo “Sinistra Democratica per l’Ulivo

12 novembre 2005

"La mafia è bianca". Totò, Giuffrè e la malasanità

Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini presentano il loro dvd/libro “La Mafia è bianca”

di Carmen Ruggeri
da Girodivite/aprileonline

Ambra Jovinelli, 10 in punto. La sala al primo piano, dove Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini presentano il loro dvd/libro “La Mafia è bianca”, è semi vuota. In fondo, puntualissimo, circondato dai microfoni c’è già un Michele Santoro (da Strasburgo, sola andata) che più giornalista non si può. “Dal 14 - spiega alle telecamere - sarò in Rai a disposizione dell’azienda che spero mi utilizzi per la mia capacità e per la mia disponibilità. Ho apprezzato molto quello che hanno detto il presidente Petruccioli e il direttore generale Meocci”.

E giù con la metafora dell’asilo: “Ci andrò - continua - con il panierino, la mela e il panino con la nutella, come un bambino all’asilo, vedremo cosa succede. Il mio - conclude - non è più un asilo politico è un asilo accogliente, se poi si dimostrerà non accogliente, se dovrò tornare a ’crescere’ , a diventare cinico come la mia età e la mia vita mi hanno portato ad essere, questa volta andrò fino in fondo, ne vedrete delle belle”.

Poi, le luci si spengono. I riflettori abbandonano Santoro e il servizio pubblico per far spazio ad altro. Sullo schermo Stefano Maria Bianchi, Alberto Nerazzini (ex giornalisti e inviati di Sciuscià) e il loro film inchiesta “La mafia è bianca” (Bursenza filtro, 2005, euro 19,50) . 118 minuti di reportage, intercettazioni telefoniche e ambientali, dichiarazioni di pentiti e interviste scomode. Un dvd, un libro, una ricostruzione minuziosa, coraggiosa e dinamica, come non si vedeva da tempo, delle inchieste che la procura di Palermo sta conducendo sui rapporti tra mafia e politica. Tutto inizia il 15 gennaio 1993.

Quando Giancarlo Caselli arriva alla procura che fu di Falcone e Borsellino e Totò Riina viene arrestato. Dalle tasche dei pantaloni del super-boss saltano fuori alcuni pizzini (messaggi manoscritti, vere e proprie cellule del ’ministero delle poste e telecomunicazioni’ di Cosa Nostra): “Altofonte vicino cava Buttitti strada interpoderale, Aiello”, si legge. Qui, la pista da Bagheria tira dritto fino a Palazzo D’Orleans (sede della regione siciliana). E il racconto si dipana lungo il filo dei rapporti ’ambigui’ tra cosa nostra e i colletti bianchi siciliani: politici, giornalisti, imprenditori, medici...

Le immagini scorrono sul telo, i nodi si infittiscono e i protagonisti balzano in scena. Ed ecco apparire Totò Cuffaro (medico, vicesegretario dell’Udc, dal 2001 presidente della regione siciliana, sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra), l’amico Michele Aiello (ingegnere, proprietario di Villa Santa Teresa e altre cliniche mediche a Bagheria, accusato di associazione mafiosa, presunto prestanome di Bernardo Provenzano), il super-boss Giuseppe Guttadauro (medico, capo del mandamento palermitano di Brancaccio, condannato per associazione mafiosa); Mimmo Miceli (medico, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa); Salvatore Aragona (medico, già condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa, oggi rinviato a giudizio per lo stesso reato), Antonio Borzachelli (Deputato regionale dell’Udc. Ex maresciallo dei carabinieri, imputato per concussione); Giorgio Riolo (maresciallo dei Ros, accusato di concorso esterno); Guiseppe Ciuro (maresciallo della guardia di finanza, sotto processo per concorso esterno), Nino Giuffrè (ex braccio destro di Provenzano, collaboratore di giustizia); Angelo Siino (ex ’ministro dei lavori pubblici’ di Cosa Nostra, collaboratore di giustizia); Nino Dina (capogruppo dell’Udc all’Assemblea regionale siciliana), Salvatore Cintola (assessore al bilancio del governo regionale); Saverio Romano (sottosegretario al Lavoro dell’Udc nel governo Berlusconi); Bernardo Provenzano (Capo di Cosa Nostra. Latitante da 43 anni).

Ci sono tutti. Tutti sotto la lente della telecamera, gli atti della procura di Palermo e il microfono irriverente, sempre in contropiede, di Bianchi e Nerazzini. C’è la mafia che non c’è, che non si vede. Che non gira con la lupara, ma in camicia bianca e auto blu, abita gli uffici, s’infiltra nei palazzi, pilota appalti, gestisce risorse e promette stragi. Ci sono le super cliniche di lusso, cattedrali nel deserto, costruite ah hoc per le latitanze dorate (Villa Santa Teresa di Michele Aiello), e gli ospedali pubblici che arrancano a corto di personale e strutture di primo soccorso. C’è la mafia di Bagheria dove "i mafiosi ’sono dei santi’".

“Il mondo ce l’ha fatto la mafia? - risponde la gente alle domande dei reporter - Gli ospedali con i bambini che muoiono li ha fatti la mafia? Le raccomandazioni e i favori le ha inventati la mafia. Il mafioso è uno che si fa rispettare Se non fosse un uomo d’onore sarebbero gli altri a metterlo sotto. Come succede a tutti. E poi i mafiosi di Provenzano non sono come Totò Riina. Assomigliano a noi. Abitano la nostra vita e i nostri ospedali. Non ammazzano più giudici e carabinieri. E se lo stato allenta la morsa non è meglio per tutti?”.

C’è la ‘mafia bianca’. Bianca come i colletti dei burattinai che ne reggono le fila. C’è un chiaro ritratto del nuovo potere che crea consensi, fabbrica voti e genera patti d’acciaio. Il potere cresciuto sulle ceneri del pool di Falcone e Borsellino. “In realtà - scrive Santoro nella prefazione al volume - non ci sarebbe bisogno di sentenze della magistratura per pretendere che Totò Cuffaro e i suoi accoliti escano di scena. Basterebbe soltanto la sua richiesta di voto ad Angelo Siino (l’ex ’ministro dei lavori pubblici’ di Cosa Nostra). Se Sciuscià fosse ancora in onda - chiude - milioni di italiani potrebbero appassionarsi alla storia di un imprenditore (Aiello) che, facendo stradine di campagna, è diventato l’uomo più ricco di Sicilia (beni confiscati per 250 milioni di euro, ndr) e il supporter più potente del presidente della regione Totò Cuffaro”. ’La Mafia è bianca’ comunque, anche senza Sciuscià, è in libreria e si prepara a girare l’Italia. Oggi l’anteprima al Cinema Metropolitan di Palermo

La mafia è bianca / di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini ; Musiche: Nicola Piovani (a cura di Pasquale Filastò) ; Fotografia: Mauro Ricci, Marco Ronca ; Montaggio: Andrea Mastronicola, Alessandro Principe ; Suono: Giuseppe Vitale, Simone Polli ; Produttore esecutivo Rita Cavanna