26 febbraio 2005

"Punto e a capo", Casini chiede conto per le intercettazioni al Tribunale di Cosenza



da ilmanifesto

«Abbiamo documenti scottanti, e-mail che vi faremo vedere per dare un contributo alla verità». È iniziata così, giovedì sera, l’inchiesta di «Punto e a capo», la trasmissione di Rai2 condotta da Giovanni Masotti e Daniela Vergara, dal titolo eloquente: «Genova G8, lezione di guerriglia urbana». In altre parole, un processo postumo a no global e sinistra, senza contraddittorio.

Le prove dell’accusa: tre registrazioni telefoniche tra i leader del movimento no global Luca Casarini e Francesco Caruso, secretate dai magistrati di Cosenza che stanno indagando su 13 no global. Atti insomma che non potrebbero esser pubblicati e che sono stati trasmessi in diretta tv nell’ora di massimo ascolto.

La polemica viene da sé. «Me lo aspettavo – ammette Masotti – ma non c’è nessuna irregolarità, ho solo fatto il cronista». Sarà. Nel frattempo però il garante per la privacy ha chiesto alla Rai «il sollecito invio» della cassetta con la registrazione della trasmissione e ha avviato le procedure per verificare il rispetto della normativa sulla privacy.

Erano stati i Verdi, venerdì mattina, con il coordinatore politico Paolo Cento, a chiedere l'intervento di Rodotà e del presidente della camera dei deputati. Durante la trasmissione, infatti, oltre alle intercettazioni tra i leader no global, si è fatto riferimento alla trascrizione (immotivata) di alcune conversazioni telefoniche di deputati di sinistra.

Casini ha per questo chiesto chiarimenti al presidente del tribunale di Cosenza: «Signor presidente – si legge nella lettera -è stata segnalata alla presidenza della camera dei deputati l'eventualità- di cui hanno dato notizia anche organi di informazione- che, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di terzi, siano state acquisite agli atti trascrizioni di intercettazioni di conversazioni alle quali avrebbero preso parte deputati. al riguardo, le sarò grato se vorrà fornirmi ogni utile elemento di conoscenza sugli eventuali profili di interesse della camera dei deputati».

Per il modo in cui è stata condotta l’«inchiesta», sconcerto viene espresso da un gruppo di deputati dell'opposizione: «Una trasmissione faziosa che ha violato la legge e la Costituzione, ha infangato l'attività di esponenti del centro sinistra e, cosa ancora più grave - accusano i parlamentari - ha cercato di insabbiare il processo in corso sulle violenze contro tante ragazze e tanti ragazzi durante il G8 di Genova». E ancora: «Dopo la puntata di Punto e a capo i dubbi crescono: questa Rai è davvero il servizio pubblico di un paese democratico?».

Dubbio legittimo. Durante la trasmissione non sono stati mandati in onda filmati con le cariche della polizia ai manifestanti, ai sessantenni scesi in piazza con i giovani e alla gente comune. E non si è detto che a Genova è in corso un processo che vede decine di agenti di polizia, compresi i vertici del Viminale, accusati di falso e lesioni gravi.

Anche l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, si mostra perplessa: «È apparentemente schizofrenica questa Rai, nel modo in cui affronta l'informazione sulle materie giudiziarie», sottolinea in una nota il segretario Roberto Natale. «Punto e a capo - continua Natale - ha fornito un esempio di spregiudicatezza assolutamente fuori dalle regole e dalle consuetudini del servizio pubblico: una trasmissione su un processo ancora in corso, che ha dato voce solo ad alcune delle parti in causa e che ha fatto uso di intercettazioni riguardanti persino alcuni parlamentari».

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