3 febbraio 2005

Uno sforzo e una festa per non dimenticare



di Haidi Giuliani

E' in corso a Genova l'udienza preliminare per Bolzaneto. Sotto accusa la violenza di polizia, carabinieri e finanzieri nei confronti di centinaia di ragazzi arrestati nelle tragiche giornate del luglio 2001 e poi torturati con sadismo e ferocia, per due giorni, in caserma e nelle celle. Intorno al processo c'è un grande silenzio. Nessuna mobilitazione politica, nessun impegno, niente presenza dell'informazione, non c'è più neanche un euro per pagare l'azione legale.Il Genoa Legal Forum e i ragazzi che chiedono giustizia sono rimasti soli?

Tra un incubo e l'altro da febbre influenzale, sabato scorso la radiolina vicino al letto mi ha portato la voce di Storace: dismessi i gagliardetti, l'uomo si produceva in uno straordinario pezzo strappacuore sul rogo di Primavalle. Sorvolando sugli effettacci da consumato attore d'avanspettacolo, mi sono trovata d'accordo con lui: una giustizia che arriva dopo trent'anni a dire che non può fare giustizia, fa cadere le braccia. Peccato che il signor Storace, nella sua enfasi oratoria, non abbia voluto spendere una sola parola per quella lunga fila di vittime che hanno insanguinato la storia del nostro paese, da piazza Fontana a Dax, vittime proprio di quella violenza neofascista che ha continuato ad avvelenare per oltre un trentennio la nostra vita politica e non solo, per lo più ignorata dalle istituzioni, in barba al dettato costituzionale. Nel '69, mentre si perseguitavano a morte degli innocenti anarchici (a quei tempi li chiamavano anarcomaoisti), l'autore della strage si preparava ad un futuro miliardario in Giappone.

Nel 2001, mentre si accusano i manifestanti (chiamandoli black bloc o, a scelta, anarcoinsurrezionalisti), c'è chi tortura giovani di varia nazionalità al ritmo di "Faccetta nera", alla scuola Diaz, mandandone un paio in coma, e poi alla caserma di Bolzaneto. Tanto in Italia non è previsto il reato di tortura, reiterata o meno che sia, e noi possiamo scandalizzarci solo per quanto avviene in Paesi lontani.

E' vero: ci sono talmente tanti orrori, ogni giorno, che è difficile tornare a parlare sempre del G8 genovese.

E' vero: l'interesse di molte e di molti di noi è rivolto alle straordinarie giornate del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, o ai lavori di congresso dei partiti.

E' vero: alcuni erano al lavoro, altri bloccati dall'influenza.

Ma giovedì scorso, al presidio davanti al Tribunale di Genova, dove si svolgeva l'udienza preliminare per le violenze a Bolzaneto, mi è stato detto, erano davvero in pochi.

Li abbiamo già lasciati soli?

Il gruppo della segreteria legale, che fino ad ora ha sostenuto gli avvocati con un lavoro incessante di ricostruzione e archiviazione di tutto il materiale cartaceo, fotografico e filmico raccolto, mi è stato detto, sta finendo i soldi. Per capirci: è merito loro se è stato possibile più volte ribaltare le accuse al processo contro i venticinque manifestanti, mostrando ad esempio le immagini di agenti che picchiano muniti di mazze fuori ordinanza.

Ma stanno finendo i soldi.

E' vero: per far fronte alla ricerca, agli tsunami, ai tagli delle tasse, si va sempre a pescare nelle stesse tasche.

Qui si tratta di giustizia, di democrazia, di libertà: non ce le regala nessuno!

Dipende dall'esito di questi processi se potremo ancora sperare di ricevere, nelle Questure e nei Cpt del nostro Paese, un trattamento rispettoso nei confronti dei nostri diritti; se potremo incontrare una divisa senza porci l'alternativa di cambiare rapidamente strada; se potremo ancora partecipare a una manifestazione senza dover temere per la nostra vita o per quella dei nostri cari. Se qualcuno pensa che esagero, cerchi di ricordare che anche in passato c'è stato chi ha detto "Che esagerazioni! ", oppure "Queste cose non mi riguardano! " Queste cose riguardano tutti ed è proprio la storia che ce lo insegna.

Facciamo uno sforzo, quindi, tutti insieme: organizziamo una bella festa, un grande concerto, delle allegre cene sociali, e aiutiamo il Genoa Legal Forum a continuare a lavorare per noi.

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