9 gennaio 2005

A piedi nudi nel fango



Lo Tsunami travolge anche le multinazionali... In rete se ne parla... riportiamo qualche stralcio di ciò che abbiamo trovato navigando qua e là, come spunto di riflessione.

Messaggio apparso il 28 dicembre 2004 su un forum di eBay
"AIUTOOOO... HO COMPRATO DALLA THAILANDIA!
Secondo voi, ho appena comprato una paio di Nike dalla Thailandia... ma mi sa che non mi arriveranno mai
1. per il maremoto che è appena successo
2. perché mi hanno detto che la Nike ha bloccato le vendite che partono dall'Asia.
Cosa ne dite? E poi, è vero che la Nike ha bloccato tutto?"

da Virgilio, 28/12/04.
"Il terremoto-maremoto avvenuto nel Sud-est asiatico potrebbe mettere a rischio la produzione degli articoli di abbigliamento sportivo della Nike e della Reebok International, dislocata per buona parte nelle regioni della Thailandia e dell'Indonesia. E' quanto ritiene Prudential, secondo quanto riportato da CbsMarketWatch. La tragedia che ha colpito la regione potrebbe causare alcune difficoltà - ha commentato Lizbeth Dunn, analista della banca d'affari
- e i rischi includono i ritardi nelle consegne, la distruzione delle merci, i danni alle fabbriche, oltre all'ovvio danneggiamento della forza lavoro.

Federico Rampini su La Repubblica del 31/12/04
"...il peggio forse deve ancora venire.
Il peggio è la sorte che minaccia i superstiti.
Su di loro incombono epidemie, carestie, il crollo economico di zone dallo sviluppo fragile, la fuga dei turisti e anche quella delle multinazionali e delle loro fabbriche. [...] La logica spietata dei mercati finanziari dirige gli investimenti verso i paesi che ispirano fiducia, la spirale dell'insicurezza può avere effetti letali. Un altro choc collaterale creato dallo tsunami è quello che dilaga tra le grandi multinazionali che producono in questi paesi per sfruttare il basso costo della manodopera locale. La banca d'affari Prudential ha già decretato che sono "a rischio" gli investimenti di due giganti americani in quest'area del mondo. La Nike e la Reebok - i due marchi più noti delle scarpe sportive - secondo la banca Usa starebbero riesaminando le loro scelte strategiche che avevano privilegiato Indonesia e Thailandia. La Nike fabbrica in questi due paesi il 43% delle sue scarpe, la Reebok il 36%. Nell'Asia meridionale l'impatto della globalizzazione non è certo stato sempre benefico: basti pensare ai casi di sfruttamento del lavoro minorile più volte denunciati da organizzazioni internazionali, o ai disastri ambientali dalla Union Carbide di Bhopal in poi. [...] Ma se la globalizzazione talvolta ha fatto paura, è ancora peggio quando la sua marea si ritira e rimette a nudo quella povertà antica che si sperava di aver debellato con l'aiuto degli investimenti stranieri. Tanto più che oggi sul destino economico del sud-est asiatico pesa l'ascesa di un formidabile rivale-vicino, che è la Cina. Per la Nike e la Reebok, ma anche per molte altre multinazionali, smobilizzare gli investimenti dalle aree colpite dallo tsunami non significa tornare a fabbricare nei paesi ricchi. Esiste un'alternativa molto più attraente e competitiva."

Marco D'Eramo, su Il Manifesto del 02/01/05
"La generosità emana anche dalle grandi corporations.
La Coca Cola offre 10 milioni di dollari: vale la pena ricordare che nel 2003 il suo utile lordo è stato di 5,5 miliardi di dollari (ha cioè regalato meno dello 0,2 % del suo utile). Il colosso farmaceutico Pfizer (che produce tra l'altro il Viagra) regala 10 milioni di dollari cash e 25 in medicine, ma il suo utile netto è stato nel 2003 di 3,9 miliardi di dollari e nel 2004 è cresciuto. La lista delle elemosine è lunghissima, ma due esempi sono illuminanti: la Nike ha regalato ben un milione di dollari, una prodigalità quasi insensata per una corporation che nel 2004 ha dichiarato utili operativi per 1,6 miliardi di dollari, non solo, ma che questi utili li ricava in gran parte dal lavoro dei suoi operai e delle sue operaie thailandesi che lo tsunami ha falcidiato nei giorni scorsi. Anche La General Electrics ha offerto munifica un milione di dollari... la G.E. pagava al suo mitico amministratore delegato Jack Welch 123 milioni di dollari l'anno, 123 volte di più quel che ha regalato ai milioni di senzatetto asiatici."

Il giorno più atteso

La radio mi ha regalato la notizia più attesa: la Corte suprema di giustizia aveva respinto il ricorso presentato dalla difesa dell'animale, del criminale, dell'assassino, del ladro, e lui dovrà affrontare il processo che aspetta la società cilena

di Luis Sepulveda

Solo poche ore fa stavo accomiatandomi da mio figlio Sebastián all'aeroporto di Gijón. Come sempre cercavo di mascherare la tristezza dell'addio dietro un paio di battute, e ho visto che il mio giovanotto di vent'anni, per mano con la sua fanciulla, mi mandava dei segnali prima di entrare nella sala d'imbarco. Come sempre, dal momento che l'uomo è un animale di costumi protettivi per assurdi che essi appaiano, sono rimasto lì finché l'areo è decollato.

Come sempre, ho fatto il conto dei giorni e delle ore passati insieme e mi sono soffermato sul ricordo di una camminata sulla spiaggia solitaria mentre lui mi chiedeva di parlargli del mio ultimo viaggio in Cile. Emozionato, gli ho raccontato che era stato un bel viaggio, che mi ero incontrato con i mei vecchi amici, con i miei cari compagni della guardia del presidente Allende, e che lentamente cominciavo a pensare al mio ritorno.

Mio figlio esibiva con orgoglio una maglietta del Forum sociale cileno, il bel disegno di Federica Matta risplendeva nella luce marina.Quell'animale è sempre lì, senza che nessuno lo tocchi?, mi ha chiesto all'improvviso. Sì, l'animale, il criminale, l'assassino, il ladro era sempre in Cile, protetto dalla più odiosa impunità.

Staremo bene in Cile. Avrò un paio di cavalli, ho risposto per allontanare quella presenza vergognosa. Quando l'aereo di mio figlio era sparito dal pannello delle partenze, sono ritornato alla macchina, ho acceso il motore e allora il miracolo della radio mi ha regalato la notizia più attesa: la Corte suprema di giustizia aveva respinto il ricorso presentato dalla difesa dell'animale, del criminale, dell'assassino, del ladro, e lui dovrà affrontare il processo che aspetta la società cilena, i cileni che vivono fra la cordigliera e il mare, quelli che vivono nella diaspora, quelli che sono nati sotto altri cieli e sono cresciuti con il nostro amore per il lontano paese disseminato di isole.

Confesso di aver creduto che questo giorno così atteso non sarebbe mai arrivato, e non per sfiducia nella giustizia, bensì in quelli incaricati di amministrarla. Quante vite si sarebbero salvate se i tribunali cileni avessero accettato i ricorsi presentati dai familiari dei desaparecidos, degli assassinati nei centri di detenzione e di tortura, degli sgozzati di notte e nelle ore in cui solo i criminali potevano muoversi per le strade del Cile?

Fra il 1973 e il 1989 furono presentati migliaia di ricorsi d'urgenza, i familiari arrivavano con testimoni che avevano assistito alle detenzioni, ai sequestri, ai furti di persone, e nessuno fu accolto perché la giustizia era nelle mani di prevaricatori, di complici del dittatore.Non credevo che questo giorno fosse possibile, però allo stesso tempo, poiché conosco e ammiro la storia civile del mio paese, ho sempre cercato di convincermi che il processo contro Pinochet è cominciato quando l'ultimo difensore del palazzo della Moneda sparò l'ultimo colpo in difesa della costituzione e della legalità.Non sarà giudicato per tutti i suoi crimini, ma solo per alcuni, comunque tanto selvaggi e bestiali come tutti quelli che ordinò dalla sua codardia di satrapo, dalla sua viltà di essere mediocre e ottuso, dal fetore del suo tradimento. Però sarà giudicato, con tutte le garanzie che noi non avemmo, e ci rallegra che sia così perché noi crediamo nella giustizia.E' dovere di tutti vegliare perché non gli capiti nulla, perché la sua salute si conservi, perché non gli manchi niente, e se è necessario fare una colletta pubblica per tenerlo vivo, facciamola. Quanto dobbiamo pagare?Quel che importa è che mio figlio, i figli di tutti quelli che hanno sofferto, e le vedove e i genitori che seppellirono i loro figli, e le fidanzate dai corredi frustrati, e le nonne che si ritrovarono senza i destinatari delle loro carezze vedano l'animale fascista, il criminale venduto, l'assassino di sogni, il ladro di vite e di beni, fotografato di fronte e di profilo, con il suo numero da delinquente sotto la mascella, lasciando le impronte digitali delle sue grinfie nell'inchiostro nero della vergogna. E' questo che importa.

Mentre scrivo queste righe, mio figlio Sebastián vola verso la Germania e io ricordo la passeggiata sulla spiaggia deserta. Quando gli ho raccontato del mio ritorno a El Cañaveral, quel luogo sacro fra i monti dove il Dispositivo di sicurezza del presidente Allende, il Gap, si preparava a difendere la vita dei nostri dirigenti, di coloro che si erano fatti carico di realizzare il più bel sogno collettivo della mia generazione. Là, insieme a «Patán», «Galo», «El Pelao» e altri dei migliori, dei più coraggiosi compagni che abbia mai conosciuto e la cui amicizia è il mio grande orgoglio, ricordavamo senza retorica quel sogno pieno di aneddoti e di gioventù.So che loro condividono la serena allegria per questo giorno, per questo giorno tanto atteso, in cui la tenue luce della giustizia si lascia vedere fra il fumo della Moneda in fiamme, fra i volti luminosi di tutti i compagni del Gap che caddero e che non sono mai scomparsi dalla nostra memoria

Galeotto l'sms Il giudice Fucci nella bufera


«Ricompriamo il cavalletto a Dal Bosco». Il segretario della Associazione magistrati riceve il messaggino e lo gira. Una soffiata fa insorgere la destra: dimissioni, intervenga Ciampi

di GIOVANNA PAJETTA

Persino Sandro Bondi, a metà pomeriggio, era stato colto dal dubbio e aveva dichiarato «Non si sa se ridere o se piangere». Ma è stato solo un attimo di sbandamento. Poi, come l'intero centrodestra, anche il portavoce di Forza Italia è partito lancia in resta per la guerra degli sms. C'è chi chiede l'intervento di Carlo Azeglio Ciampi, chi invoca le sezioni disciplinari del Csm, chi propone la radiazione e chi addirittura chiede che Carlo Fucci si suicidi in pubblico. Perché se il reato è ancora ignoto, il colpevole è lui, il segretario dell'Associazione nazionale dei magistrati che la notte di Capodanno avrebbe non solo letto con una risata, ma addirittura ritrasmesso l'ironico messaggino che invitava a versare 10 centesimi per ricomprare il treppiede a Roberto Dal Bosco.

E chissà che cosa sarebbe capitato se avesse fatto lo stesso con l'altro messaggino cult della nottata, quello che recitava in napoletano «O' muratore mantovano/che il treppiede lanci con la mano/la prossima volta lancia un pezzo di muro/accussì jammo cchiù sicuro». Ma per l'appunto non è il caso di scherzare, visto che in serata interviene direttamente il ministro della Giustizia. Castelli non annuncia, almeno per ora, azioni disciplinari, ma nemmeno le esclude. «Al di là delle azioni costituzionalmente a me riservate - dichiara infatti pomposo - resta lo sconcerto nell'apprendere che esistono magistrati, che peraltro rivestono incarichi di rilievo, che non riescono a discernere in quali casi e in quali modi è lecito scherzare». Fare battute va bene, insomma, basta che non si tocchi Silvio Berlusconi.

La verità è che i corifei berlusconiani hanno apprezzato poco e nulla l'idea del loro premier di perdonare il gesto inconsulto di Dal Bosco. Così quando il deputato di An Sergio Cola rivela il fattaccio scoppia la sarabanda. Leghisti, forzisti e nazional alleati fanno a gara a chi la spara più grossa. Calderoli sentenzia che «se i fatti fossero veri, ci troveremmo di fronte all'anarchia e ai deliri di onnipotenza che rendono questi signori incompatibili con la vita democratica del paese». La sottosegretaria alla Giustizia Santelli chiede al procuratore generale della Cassazione di «avviare prontamente l'azione disciplinare», ma per la deputata leghista Lussana sarebbe ancora troppo poco, visto che a suo parere Fucci dovrebbe «dimettersi da segretario dell'Anm e cambiare paese». La più bella però è sicuramente quella di Giuseppe Gargani, responsabile giustizia di Forza Italia che sentenzia che «chi l'ha fatto dovrebbe suicidarsi da solo».

La marea monta così velocemente che chiunque abbia la testa sulle spalle rimane spiazzato. Antonio Di Pietro si ritrova solo soletto quando sottolinea una sacrosanta banalità, ovvero che «sindacare le conversazioni private, e tali sono anche i magistrati, è una violazione della privacy e un'altra prova di regime». Mentre Francesco Menditto, il consigliere togato del Csm che ammette, in diretta da Radio popolare, di aver ricevuto e trasmesso il messaggino fatale, già teme che qualcuno se la prenda anche con lui. Più spiritoso, il diessino Kessler conia il titolo della inesauribile telenovela del treppiede: «Il muratore, il poeta e il magistrato». Ma se davvero viviamo, come sostiene il cossuttiano Rizzo, in una sorta di «maccartismo all'amatriciana» è inutile metterla sul ridere, e il primo a saperlo è proprio Carlo Fucci.

Già un anno fa, al congresso dell'associazione, il segretario dell'Anm era finito nei guai per aver ventilato una «deriva fascista» nelle pieghe della riforma Castelli. Così questa volta dirama una nota ufficiale. Sottolineando innanzitutto, come farà poi il suo presidente, Bruti Liberati, di aver «pubblicamente condannato l'aggressione al presidente del consiglio con comunicato ansa del 2 gennaio». Poi Fucci ammette di aver «ricevuto sulla mia utenza privata, come mille altri, non richiesto, il messaggio in argomento». Basterà? Ovviamente no. «Quel che Fucci non dice - punta subito il dito il forzista Cicchitto - è che l'sms gli era talmente piaciuto da inoltrarlo ad altri colleghi, come conferma il dottor Cioffi del tribunale di Napoli». L'uomo che, a quanto pare, ha soffiato la «notizia» al nazional alleato Cola.

Forse alla fine, come spera il mastelliano Fabris, a sedare la canea ci penserà Silvio Berlusconi. «A riderci sopra sarà proprio il presidente del consiglio, da uomo di spirito qual è» dice infatti il capogruppo dell'Udeur al senato. Ma se non andrà così, mettete mano subito al telefonino e cancellate quel «santo patrono dei muratori/vi farà perdere tutti gli elettori» o l'ancor più divertente «A San Silvestro un treppiede sulla nuca/per il 2005 tutto gli andrà buca» che avevate conservato con tanto amore.