13 marzo 2005

G8 Genova: «I poliziotti hanno violato la dignità umana»

da supportolegale.org

Contusioni, ciocche di capelli tagliati, umiliazioni di ogni genere, percosse e ingiurie. Per i magistrati della pubblica accusa che hanno depositato sabato una memoria sui fatti della caserma di Bolzaneto, non si è trattato di torture. Piuttosto di una violazione dell'articolo 3 della convenzione dei diritti umani, altrimenti detto: trattamenti inumani e degradanti.


Una scelta «prudenziale»: «Pur nella indubbia e rilevante gravità del trattamento – hanno spiegato i pm - la durata di permanenza è stata relativamente contenuta, meno di due giorni, per questo solo motivo ci si è limitati a questo tipo di contestazione e non a quello di torture».

I fatti a cui la memoria fa riferimento risalgono al luglio 2001, ai giorni in cui s'incontrarono a Genova gli otto Paesi più industrializzati del mondo. Insieme a loro, i rappresentanti del movimento no global riunitisi per protestare contro il G8 e la globalizzazione. Negli scontri tra forze dell'ordine e manifestanti rimase ucciso un ragazzo, Carlo Giuliani. La polizia irruppe nella scuola "A. Diaz", dove dormivano i no global, compiendo violenze e arrestando 93 persone poi prosciolte: 29 poliziotti sono stati condannati per quell'episodio. Le persone arrestate durante gli scontri finirono nella caserma di Bolzaneto, dove secondo l'accusa, furono perpetrati abusi ai danni dei no global per cui i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di 47 persone tra poliziotti, carabinieri e personale medico.

In quella caserma, si legge nella memoria, «sono state scritte brutte pagine nei rapporti tra le Forze dell'Ordine ed i cittadini italiani e stranieri. Brutte pagine di comportamenti gravi che, se anche dovessero incontrare la prescrizione, tuttavia difficilmente potranno essere dimenticati». «I capi ed i vertici di quella caserma - hanno sottolineato - hanno permesso e consentito che in quei tristi giorni del luglio 2001 si verificasse una grave compromissione dei diritti delle persone. Ancora più grave perché erano persone detenute, già private della loro libertà personale; persone che in quella caserma, a prescindere dal comportamento precedente che ve le aveva portate, erano inermi ed impotenti, spesso ferite, quasi sempre spaventate e terrorizzate. Non c'è emergenza che possa giustificare quello che è accaduto».

I magistrati hanno ricordato «il taglio di ciocche di capelli a Taline Ender, Massimiliano Spingi, e Sanchez Chicarro, lo strappo della mano a Giuseppe Azzolina, il capo fatto infilare nella turca a Ester Percivati, l'umiliazione di Marco Bistacchia costretto a mettersi carponi e ad abbaiare come un cane e il pestaggio di Mohamed Tabbach , persona con un arto artificiale».

E ancora: «A Bolzaneto sono stati adottati tutti quei meccanismi che vengono definiti di dominio psicologico al fine di abbattere la resistenza dei detenuti e di ridurne la dignità, cioè costringere il detenuto a stare in piedi per ore, privarlo del sonno del cibo e dell'acqua, esporlo a temperature estreme, esporlo a rumori forti, minacciare di stupro soprattutto le donne». Per la pubblica accusa «tutto ciò è potuto avvenire, come in ogni caso di tortura, grazie alla parola chiave, l'impunità, ovvero quel meccanismo fatto di omissioni (la negazione delle responsabilità, la mancate indagini da parte dei responsabili delle strutture, l'assenza di punizione degli esecutori materiali ) per cui i responsabili non vengono puniti e le vittime terrorizzate hanno paura di denunciare i maltrattamenti subiti».

Sotto accusa anche la scelta dell'abbigliamento da parte del personale sanitario: «Il dirigente medico – prosegue la memoria - non richiese che i suoi colleghi collaboratori indossassero un abbigliamento immediatamente rilevabile come sanitario (ad esempio camice bianco o verde tipo ospedaliero o arancione, che pure era stato messo a disposizione) e neppure ritenne di indossarlo egli stesso; vennero così indossati abiti borghesi e spesso addirittura in uso alla stessa Polizia Penitenziaria». «Certo tutto questo non è in sé penalmente rilevante - hanno commentato i magistrati - un medico può indossare abiti borghesi e svolgere più che correttamente il suo lavoro, ma a Bolzaneto sarebbero stati necessari e doverosi da parte dei medici una particolare sensibilità ed un segnale forte di dissenso rispetto al clima generale e che fossero anche esteriormente percepibili. In tal senso era troppo importante anche l'abbigliamento perché avrebbe evidenziato una presa di distanza dell'area medica dal comportamento illegale delle forze dell'ordine. Ciò non è stato».