21 luglio 2005

Dall'Acuologia alla "polizia parallela"



(Gaetano Saya coinvolto nell'inchiesta "polizia parallela")

di Giuseppe Genna
da Carmillaonline.com

Se non fosse che sembra di stare in un film dei fratelli Marx, ci sarebbe da piangere. Provate però voi ad andare a dire "Marx" a questi signori di cui stiamo per affrontare i surreali profili, e poi vedete se davvero non c'è da piangere. Stiamo parlando della "polizia parallela" di Gaetano Saya e Riccardo Sindoca, quel DSSA che tentava di accreditarsi a livello internazione come dipartimentimento collaterale e non ufficiale dei Servizi Segreti italiani. La storia è nota e ormai eviscerata in quasi tutti i suoi aspetti di complotto all'amatriciana.

Tra poco, secondo le dichiarazioni dello stesso Saya, verranno resi noti i 150 nomi della lista di appartenenti al DSSA. Si intende qui, tuttavia, attirare l'attenzione su un aspetto esotico, che forse nulla ha a che fare con la vicenda giudiziaria, ma che curiosamente permette di incrociare gli stessi nomi, gli stessi simboli, sponsor tutti da verificare. Benvenuti nel professionale universo parallelo dell'Acuologia.

Ci si mette un po' a capire chi siano gli acuologi e in cosa consista l'attività acuologica. Ha sicuramente a che fare con Dio, perché nel sito ufficiale si viene accolti da una sorta di messaggio liberatorio: "Finalmente il teorema DIO, novità scientifica assoluta". Ah. Infatti la sezione riservata ai fondamenti filosofici dell'Acuologia presenta immediatamente un afflato metafisico verace e profondo: si intitola La cultura olistica dell’uomo nuovo dell’era mediatica.

In pratica, nel 1992 il giudice di pace Pasquale Romano inventa il termine Acuologia e subito lo mette sotto tutela legale: "Nuovo è il termine Acuologia che viene introdotto da Pasquale Romano nel 1992 e che si compone dei lemmi acùo e lògos [a significare appunto la scienza dell’ascolto dell’io (o del sé), dell’altro da sé, della natura, di Dio], qui rivisitata nelle sue significazioni autentiche, dal suo stesso autore". Citando Heidegger e Galileo, fino a trapassare nella quantistica, Pasquale Romano afferma di avere scoperto la verità delle verità:

"Nuovo paradigma, questo, che accomunando finalmente res extensa et res cogitans, pone fine al cosiddetto dualismo cartesiano che ha rappresentato e rappresenta nel nostro tempo un serio ostacolo per l’affermarsi di una teoria del Tutto Cosmico qual è, appunto, la Teoria Acuonica Universale (Acuolologismo). L’Acuologia, infatti, è un sapere nuovo, che sulla base di proprie categorie dimostra il superamento non solo delle concezioni del trascendente e dell’immanente, delle teorie della creazione e dell’evoluzione (compresa quella di Darwin), ma anche di quelle della relatività e quantistica (come ha pensato il grande fisico Hawking con la sua ipotesi di una teoria del tutto). Con ciò volendo significare che l’Acuologia è un pensare altro che pone Iddio (Logos, Nous, Vita, Pensiero Universale) quale Principio Acuonooteistico Cosmico ovvero governo dell’intelleggibile e del sensibile, cioè Archè della totalità cosmica e/o di tutte le cose generate"

Chiaro, no? Non fosse chiaro, Pasquale Romano, deciso a rivelare il Principio Acuonooteistico Cosmico, ha pubblicato, a beneficio di noi tutti, la sua Summa Acuologica - Pensieri sul pensiero. Ellissi, parabole, aforismi, presso l'Editrice Nuovi Autori.Altrettanto interessante e meno filosofica risultano i "patrocini" che Pasquale Romano e Riccardo Sindoca vantano nell'apposita sezione del sito acuologico. Per esempio, veniamo a scoprire che il Comune di Palermo sostiene l'acuologia. Oltre al comune di Palermo, è l'Assemblea Regionale Siciliana tutta a patrocinare l'ardita disciplina di Romano e Sindoca. Perfino l'ONU ha dichiarato il suo pieno appoggio all'Acuologia. Chissà in cosa consiste effettivamente un "patrocinio". Perché tra i patrocinatori c'è perfino il movimento capitanato proprio da Gaetano Saya, cioè Destra Nazionale, bello in evidenza col suo stemma mutuato dal sigillo della CIA.

Tra i partners, RASBANK e Anna Fiore della Brokers Consulting di Genova, la città da cui è partita l'indagine sul DSSA (una ramificazione delle investigazioni su Quattrocchi). Il cognome Fiore fa venire i brividi, considerando l'area di estrema destra in cui Romano, Sindoca e Saya militano da protagonisti: viene in mente Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, quello che, espatriato in fretta e furia verso l'Inghilterra all'indomani della strage di Bologna, mise in piedi l'impero economico della Easy London, oggetto di notevoli e numerose controinchieste, di cui una pubblicata su Carmilla. Tuttavia, mentre con Easy London eravamo nel ramo lodging, con la Società di Acuologia entriamo nell'àmbito educativo: Pasquale Romano, infatti, ha messo in piedi un'autentica università, di cui è prorettore (il vicerettore è ovviamente Riccardo Sindoca). L'elenco dei corsi acuologici equivale a una classificazione aristotelica delle categorie del sapere umano, a cui si apponga il termine "acuologia": si va dall'acuologia cristallografica all'acuologia metapsichica. Passando però per aree più attinenti all'inchiesta sul DSSA di Saya e Sindoca, come l'"acuologia investigativa", un "master europeo" di 120 ore dove si insegnano discipline che erano il pane quotidiano per i poliziotti paralleli del DSSA (La strumentazione tecnologica nelle sue applicazioni d’intelligence; Elettronica; Sistemi di trasmissione; Monitoraggio ambientale video; Intercettazione ambientale; Apparecchiature tecniche...).

O come il master in acuologia della sicurezza informatica (Il pirata informatico: azioni tipologia e motivazioni; Controllo del pirata informatico; I processi noomatici del comportamento e delle dinamiche del pirata informatico; I processi cognitivi del pirata informatico).Non c'è che dire: un eclettismo multidisciplinare dalle inattese ramificazioni. Come quella che conduce alla ONLUS denominata Accademia per gli Studi Balistici, il cui statuto, all'articolo 2, recita testualmente che tale Accademia si propone di:

· approfondire, anche con l’applicazione della scienza Acuologica, in accordo con l’Università Europea di Acuologia - Agenzia Culturale di Informazione e di Comunicazione, gli studi della “BALISTICA” e delle varie specializzazioni collegate e di diffonderne i contenuti a livello professionale, agonistico ed amatoriale dello sport del tiro a segno, tiro dinamico, tiro pratico e tiro tattico - operativo;· promuovere conferenze, manifestazioni culturali, dibattiti, conve­gni, seminari, corsi di formazione, su vari livelli, aggiornamento e lezioni di cultura generale, acuologica o speciale, in materia di balistica, trattando la tematica della sicurezza nel più ampio spettro, relativamente a tutte le armi impiegate per il medesimo sport nonché per attività professionali, attinenti alla sicurezza;· editare e stampare giornali, notiziari, libri e qualsiasi altro materiale anche audiovisivo e telematico che sia necessario per lo sviluppo degli scopi statutari;· studiare e realizzare programmi di attività per conto di enti pubblici e privati;· rilasciare certificazioni su richiesta di enti civili, militari e religiosi.

Lungi da noi il desiderio di sapere a quali enti militari rilasci certificazioni l'Accademia di Studi Balistici, con la sua pedagogia acuologica. Del resto, simili competenze acuologiche sono piuttosto minoritarie rispetto allo spettro totale dei saperi e delle cariche che garantisce la disciplina inventata nel 1992 da Pasquale Romano, come è evidente da una superficiale navigazione su Google alla query "acuologia" (in particolare, al terzo risultato).Resta il fatto che, a proposito di "ascolto di sé", ora Sindoca dovrà fare ricorso a tutto il suo magistero acuologico: è proprio lui infatti che i magistrati genovesi vogliono ascoltare.

20 luglio 2005

Paolo Borsellino tredici anni dopo

La circostanza che tali episodi siano accaduti pochi giorni prima di questo tredicesimo anniversario non è casuale e - sicuramente - l’autore o gli autori di quei gesti hanno cercato, e ottenuto, una certa visibilità

di Manfredi Borsellino (Figlio del magistrato ucciso dalla mafia)

Nella notte del 3 luglio scorso ignoti pensavano bene di imbrattare con frasi e disegni osceni la lapide posta in via D’Amelio in ricordo di mio padre e dei suoi agenti di scorta; qualche giorno dopo, a Ciaculli, all’interno di un terreno confiscato alla famiglia mafiosa del luogo e affidato dal Comune all’Unione Nazionale dei Cronisti e all’ANM, di tutte le targhe commemorative ivi poste solo una, quella di mio padre, sarebbe stata trovata divelta e lasciata per terra.

La circostanza che tali episodi siano accaduti pochi giorni prima di questo tredicesimo anniversario non è casuale e - sicuramente - l’autore o gli autori di quei gesti hanno cercato, e ottenuto, una certa visibilità.

Indipendentemente dalla facile considerazione che il nome Borsellino possa ancora dare fastidio - quali vittime della mafia non danno fastidio anche da morti? - nell’immediatezza dei fatti sono rimasto senza parole pensando all’eventualità che i suoi autori potessero essere stati persone della mia età, oppure, ma il fatto non era da reputare meno grave, degli adolescenti in cerca di bravate.

Nell’uno e nell’altro caso il segnale come dovrebbe essere interpretato? Vorrebbe dire che in questa città, parte della mia generazione, quella dei trentenni, e molti giovanissimi, non sarebbero stati raggiunti da alcun messaggio in questi anni post stragi nonostante l’incessante impegno di coloro che, spendendo tutte le risorse di cui dispongono, hanno lottato dentro e fuori le scuole, all’interno e all’esterno delle istituzioni, per affermare i valori della legalità e della giustizia?

Oggi, soprattutto tra le fasce più giovani, ho l’impressione che non circolino falsi valori o valori sbagliati, credo piuttosto che a volte i valori manchino del tutto, molti ragazzi sono privi di quegli strumenti che aiutano a discernere cosa è male e cosa è bene, quale condotta può reputarsi lecita e quale invece illecita o, comunque, moralmente riprovevole.

Tuttavia è soprattutto la generazione di cui io stesso faccio parte a determinare i cambiamenti del nostro paese e, più in piccolo, della nostra amatissima e bellissima terra, dall’onestà e la trasparenza con cui dobbiamo svolgere qualsiasi lavoro o professione al momento in cui siamo chiamati a scegliere coloro che riteniamo meritevoli di governarci.

Eppure dopo tredici anni da quelle stragi che segnarono un punto di non ritorno, dopo le quali tanti si affrettarono a dire che nulla e nessuno sarebbe stato come prima, sembra non essere trascorso tutto questo tempo.

Sui giornali continuiamo a leggere di politici, imprenditori, medici, liberi professionisti, a volte rappresentanti della magistratura e delle forze dell’ordine, se non addirittura di sacerdoti finti confessori spirituali, gravemente indiziati degli stessi, identici delitti per i quali persone diverse ma delle medesime posizioni sociali e responsabilità, erano oggetto di inchiesta da parte dei Borsellino e dei Falcone.

Leggiamo di uno dei figli di un ex sindaco di Palermo, cui - come ha scritto ultimamente un noto giornalista - bastarono 16 giorni per cambiare il volto della nostra città, sfregiandolo irrimediabilmente, che negli ultimi anni, indisturbato, faceva la bella vita tra Roma, Palermo e Cortina, accolto nei migliori salotti della città, avvalendosi di prestanome per continuare a gestire l’immenso patrimonio del padre.

Paolo Borsellino, che amava non prendersi sul serio, probabilmente avrebbe preso sul serio a modo suo la vile offesa perpetrata sulla lapide di via D’Amelio, tanto più che vedeva la sua persona come protagonista; era noto in famiglia quanto amasse scherzare con il proprio destino immaginando mia madre rivestire il ruolo di vedova antimafia e noi figli assistiti e riveriti dallo Stato (ritengo non ci credesse neppure lui!).

Tuttavia un episodio come quello di via D’Amelio o altri fatti di cronaca recenti che è superfluo richiamare, non l’avrebbero affatto lasciato indifferente, lo avrebbero portato ad intensificare ancora di più il suo impegno quotidiano per rendere migliore e più vivibile la sua città e si sarebbe interrogato, come tutti dovrebbero oggi interrogarsi, in che cosa si è sbagliato? perché certi messaggi non sono pervenuti? coloro che ricoprono ruoli di vertice nell’ambito delle nostre istituzioni, hanno sempre offerto quell’ esempio di trasparenza e rettitudine, soprattutto morale, che era ed è lecito aspettarsi da chi gestisce un potere conferitogli da noi elettori?

Abbiamo tutti il dovere di fare la nostra parte, c’è ancora tanta strada da percorrere insieme, il sacrificio di molti servitori dello Stato non potrà mai essere sufficiente a riscattare questa terra bellissima ma anche disgraziata come la definì mio padre, se non si fa in modo che ad esso seguano veri e radicali cambiamenti.

Se, nonostante l’esplosione di strade ed autostrade, continuiamo a commettere gli stessi errori, ossequiando e riverendo il potente di turno per trarne favori personali non dovuti, avvicinando o facendoci avvicinare da personaggi equivoci per il sol fatto che possono essere utili alla nostra causa, piegandoci sempre e comunque alla logica perversa e tutta italiana delle raccomandazioni, avendo come unico scopo nella vita quello di accumulare denaro ricorrendo a tutti i mezzi, anche i più disgustosi, allora non ci dobbiamo e possiamo stupire di una lapide imbrattata, del figlio di un mafioso che fa affari in città e all’estero con il patrimonio sporco di sangue del padre, né che accadano in futuro episodi del genere.