2 settembre 2005

I pescatori sardi contro le esercitazioni militari

L'occasione è stata la questione degli indennizzi dello Stato ai pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi. L'entità degli indennizzi, per risarcire i pescatori costretti, dai limiti imposti dalle esercitazioni militari a Teulada, a tenere le barche in secca per lunghi periodi, era stata concordata tra ministero, le amministrazioni comunali interessate e le marinerie. Però, veniva chiesto anche l'assenso della Regione

A questo punto il presidente Soru ha colto l'occasione per chiedere che, nel documento, venissero recepite le posizioni della Regione, che chiede il pieno rispetto e l'attuazione degli accordi tra l'allora ministro Spadolini e il presidente della Regione Mario Melis (vent'anni fa ) e tra il presidente del consiglio D'Alema e il presidente della Regione Palomba, di sei anni fa, sulle dismissioni progressive delle servitù militari. A leggere le cronache quotidiane, con i pescatori a presidiare il palazzo della regione, sembrava che fosse in atto una “guerra” tra il presidente Soru e il sottosegretario alla difesa Cicu, e che i pescatori, in attesa del risarcimento, fossero non solo le vittime ma anche strumenti di pressione, per una parte e per l'altra.Vediamo di riepilogare i termini delle questioni. Perchè le questioni sono due.Una è quella relativa agli indennizzi dovuti ai pescatori, per la mancata attività di pesca a causa delle esercitazioni militari e, quindi, per il divieto di navigazione e pesca in vastissime zone di mare del Basso Sulcis.

L'altra è la questione, molto più ampia, del peso che le servitù militari hanno sullo sviluppo dell'economia sarda,che punta alla valorizzazione delle proprie risorse, quindi anche di quelle ambientali. Le servitù militari, da La Maddalena, a Tavolara, ad Alghero, al Salto di Quirra, a Capo Teulada, alla Sella Del Diavolo, a capo Sant'Elia, impediscono l'uso civile di molta parte del territorio isolano.Il presidente della Regione, Soru, ha più volte ribadito che non avrebbe firmato alcun documento, relativo agli indennizzi, se il ministero, accettando di inserire nello stesso documento le richiesta della Regione, non avesse dimostrato la volontà di riaprire il confronto sul tema generale delle servitù militari.Occorre essere chiari.

Non è in discussione la presenza dei militari in Sardegna. Una presenza che contribuisce anche al reddito complessivo dell'Isola. E' in discussione la serie di vincoli che da molti anni non solo impediscono ai sardi di usufruire in pieno della loro terra, ma comportano limitazioni non più accettabili. Anche storicamente, come ha sottolineato più volte lo stesso presidente Soru. Lo ha ribadito nel dibattito in Consiglio regionale, che si è concluso con l'approvazione di un ordine del giorno, di cui dirò tra poco.“Quel che è interessante oggi - ha detto Soru - è sapere se si può discutere del fatto che dal 1972 ad oggi la situazione strategica internazionale è totalmente cambiata. Mentre prima il Mediterraneo era pieno zeppo di navi e sommergibili della marina russa, oggi la marineria russa non esiste più.

E allora, mentre siamo orgogliosi di avere fatto la nostra parte, totalmente, quando è stato necessario, oggi non è più necessario, e qualcuno ci deve spiegare il contrario. Ma quando anche fosse ancora necessario dobbiamo essere sempre noi a fare la parte per tutti? O forse qualche altra regione italiana, qualche altro paese alleato può essere chiamato a farsi carico di servitù militari?”Questo è il punto. Richiamato dall'ordine del giorno citato, che invita, tra l'altro, il presidente della Regione ad intraprendere iniziative coerenti di governo perchè abbia concreta attuazione la dichiarazione, pronunciata dal Consiglio regionale della Sardegna, come “ terra di pace e di amicizia fra i popoli”; ad attivare ogni necessaria azione dei confronti del Governo, con il coinvolgimento pieno delle istituzioni locali, delle parti sociali, e della rappresentanze parlamentari dei sardi, per la riduzione complessiva della presenza militare in Sardigna, sia sotto il profilo della quantità che delle modalità di utilizzo del territorio e degli spazi marini ed aere, prospicienti i poligoni e gli insediamenti militari, nonchè in relazione agli urgenti e necessari interventi di bonifica delle zone teatro di esercitazioni.

In Sardegna si registra una presenza militare operativa, qualitativamente e quantitativamente superiore a quella che insiste, complessivamente, nelle altre Regioni italiane. Il territorio dell'Isola sottoposto a vincolo è pari a 37 mila 374 ettari, di cui 23 mila 776 di demanio e 13 mila 608 di servitù militare (mentre le aree di servitù a mare superano la superficie dell'intera Sardegna) e che in tale territorio sono interdette , per gran parte dell'anno molte delle normali attività umane ed economiche.

Ma nello stesso ordine del giorno si afferma che è del tutto incomprensibile, con la riconosciuta valenza ambientale e naturalistica dell'arcipelago de La Maddalena, il permanere della base appoggio per sommergibili nucleari, senza alcuna previsione di progressiva dismissione.In sostanza la posizione della Regione, della maggioranza che la governa e del presidente Soru, può riassumersi con alcuni elementi molto chiari.Nella conferenza del 1981 sul riequilibrio interregionale delle servitù militari, svoltasi a Roma e voluta dall'allora presidente del Consiglio, Forlani e dal ministro della difesa, Lagorio, si era posto il problema di un riequilibrio, a livello nazionale, dei territori sottoposti a servitù militari. Nel 1985 il ministro della difesa Spadolini e il presidente della Regione, Mario Melis, firmarono un documento nel quale si ribadiva l'esigenza di ridurre progressivamente i vincoli delle stesse servitù militari.

Nel 1999 fu siglata un'intesa istituzionale, Stato - Regione, tra il presidente del consiglio D'Alema e il presidente della Regione, Palomba, sullo stesso tema.Il presidente della Regione, Soru, chiede oggi che quegli accordi tra Governo e Regione siano rispettati ed attuati. Chiede espressamente che Capo Teulada sia liberato dalla servitù militare, sia bonificato a fondo ( vi si esplodono l'80 per cento dei proiettili utilizzati, in Italia, per esercitazioni) e restituito alla Regione.Così come progressivamente debbono essere dismessi i vincoli per tutte le altre zone dell'isola.Non va dimenticato che uno dei punti di forza del programma della giunta Soru è quello di valorizzare al meglio tutte le risorse dell'isola per dare vita ad un processo di sviluppo economico, sociale, culturale al passo con i tempi.

Su questi grandi temi , relativi ai pesanti vincoli delle servitù militari, sostanzialmente è d'accordo anche l'opposizione che invita, però, ad aprire un confronto serio con il governo, e a valutare il fatto che la presenza dei militari in Sardigna da, oggi, l'opportunità di diecimila posti di lavoro, in gran parte di sardi tra civili e militari, che potrebbero essere messi a rischio.Insomma la questione dei rimborsi ai pescatori è servita per riproporre con forza, a livello di Governo, non solo l'esigenza che i sardi tornino titolari pieni della loro terra, ma che possano utilizzare tutte le risorse, anche quelle ambientali (e le servitù militari, soprattutto, bloccano chilometri di coste), per un nuovo sviluppo.