20 settembre 2005

Licenziamento per reato di opinione in Italia

Di Riccardo Orioles, tratto dalla Catena n.299

"Il ricorrente non è gradito al governo americano o meglio ci ha messo in imbarazzo con i suoi articoli contro le basi americane in Italia e in particolare la base di Sigonella. Abbiamo fatto presente questo problema al sindacato"

Siamo in un tribunale della Repubblica Italiana, e proprio in questo momento l'avvocato del datore di lavoro - la Algese, una ditta di carico e scarico a Sigonella - sta tirando fuori con gesto teatrale un fascio di carte dalla cartella. "Ecco, queste sono le copie degli articoli del Benanti. Chiedo che vengano messe agli atti!". L'avvocato e l'imputato si guardano allibiti. Veramente non di imputato si tratta, ma di un lavoratore che ha fatto una normale vertenza di lavoro per licenziamento ingiustificato: ma siamo vicini a Sigonella e non sappiamo che leggi vigano da queste parti. Fatto sta che il giudice allunga la mano, prende gli articoli "incriminati", e li mette tranquillamente agli atti.

L'imputato è il nostro solito Marco Benanti, ricordate? Quello che somiglia a Michel Moore, che fa inchieste antimafiose, che è stato buttato buori dall'Ansa e dalla corporazione dei giornalisti siciliani Infine, per campare, si è adattato a fare lo scaricatore di aerei a Sigonella. Ma gli americani l'hanno sgamato: Benanti è rosso, ha pubblicato persino foto di manifestazioni pacifiste sul suo sito. Avvertono il padrone della ditta - che è italiano, com'è italiana la ditta; un certo Frangipani - e immediatamente il padrone ha provveduto. Ma c'è una giustizia in Italia! E infatti.
Adesso, appena usciti del tribunale - con un bel tricolore che sventola accanto a una bandiera europea - imputato e avvocato si separano. "Faremo ricorso!". "Non è possibile che in Italia uno venga licenziato per reato d'opinione!". "Non possono fare così!".

Fa caldo, siete appena tornati dalle vacanze - ve le potete permettere - e questo Benanti qua sta diventando proprio una scocciatura. Perciò non la tireremo in lungo. C'è un partito che dovrebbe difendere i lavoratori - il Ds - e certo i suoi onorevoli sono già a scrivere un durissima interrogazione parlamentare. C'è un partito ribelle all'America e pacifista - Rifondazione, i no-global - e fra quindi giorni farà una terrificante manifestazione nazionale (centomila persone!) davanti alla base al grido di "Benanti libero e americani a casa". C'è un partito che ogni cinque minuti invoca la Nazione - Alleanza nazionale - sventola tricolori e invoca il Craxi di Sigonella: non osiamo pensare cosa faranno costoro per difendere l'italianità dell'Italia nella persona del Benanti.
Purtroppo è estate, e tutte queste belle cose fa troppo caldo per farle subito ora. E poi le primarie, le liste, il dibattito sui valori, la questione morale... E chi cazzo ce l'ha il tempo per un Benanti qualunque, con tutte 'ste cose da fare?

(Il capo del sindacato giornalisti siciliani, Nicastro, non s'è potuto occupare di questa storia perché è stato rapito da un gruppo di loschi trafficanti, che l'hanno rivenduto come bajadera all'emiro del Kuwait. Dice che appena ritorna si darà da fare. Così Fava, Serventi, Giulietti, Ronsisvalle, Del Boca e altri ancora. Grazie).

Una voce nel vento

Un documentario - inchiesta che, muovendo proprio dalla tragica sera dell’omicidio, cerca di fare il punto della situazione sull’ attuale stato delle indagini

da www.antimafiaduemila.com

Il 26 settembre del 1988 veniva assassinato in un agguato mafioso Mauro Rostagno. Torinese di nascita, sociologo a Trento, leader politico, “arancione” a Poona, terapeuta alla guida di una comunità di recupero per tossicodipendenti, giornalista impegnato in un’azione di denuncia degli intrighi mafiosi in provincia di Trapani, Rostagno ha saputo attraversare tutte le stagioni della sua vita con estrema coerenza.

Attraverso le telecamere della piccola emittente privata RTC, con uno stile ironico e pungente, Rostagno faceva i nomi e i cognomi dei mafiosi e dei collusi con la mafia, spesso insospettabili o persino rappresentanti della amministrazione pubblica, in una città in cui gli interessi di Cosa Nostra si mischiano, sino a confondersi, con traffici d’armi, loggie massoniche e gli “affari” di strutture parastatali legate ai servizi segreti.

A 17 anni di distanza, l’assassinio di Mauro Rostagno continua a rimanere senza colpevoli.

Il lavoro verrà presentato in anteprima nazionale al Palermo Film Festival (Cantieri Culturali alla Zisa) nell’ambito di una vetrina su Legalità e Memoria il 24 settembre 2005 alle ore 18,00. Per informazioni info@koinefilm.itPer acquisto dvd www.koinefilm.it Programma completo del Palermo Film Festival www.palermofilmfestival.135.it