8 ottobre 2005

Un «URLO» che risuona da cinquant'anni

da unita.it

Il celebre poema di Allen Ginsberg fu scritto nel ’55. Una festa a San Francisco per ricordarlo


Sfoglio un piccolo libro cucito, quasi quadrato, 44 pagine con copertina in nero su bianco: è il quarto numero della Pocket Poets Series, edita da City Lights Books di San Francisco. La prima edizione è dell’ottobre 1956. Il titolo è Howl and other poems, l’autore Allen Ginsberg. Urlo, poema diviso in tre parti (più una Nota), dedicato a Carl Salomon, occupa metà del libro. La copertina segnala l’autore dell’Introduzione, l’anziano poeta William Carlos Williams, che conobbe il ragazzo Allen (figlio di un poeta di Paterson, New Jersey): «Era sempre sul punto di “andarsene”: dove, non pareva importargli molto.

Mi turbava, non avrei mai pensato che sarebbe vissuto abbastanza da crescere e scrivere un libro di poesie. La sua capacità di sopravvivere mi sbalordisce. (…)Da ogni evidenza egli è passato letteralmente attraverso l’inferno».

E aggiunge: «Dite quello che volete, egli ci dimostra, nonostante le più avvilenti esperienze offerte all’uomo dalla vita, che lo spirito dell’amore sopravvive per nobilitare la nostra vita se abbiamo lo spirito e il coraggio e la fede - e l’arte! - di resistere». «I poeti sono dannati ma non sono ciechi, vedono gli occhi degli angeli». Non ricorda qualcosa, qualcuno? Non c’è Vita Nuova senza inferno, e quando alcuni anni fa seppi dell’ultima, straordinaria traduzione newyorchese dell’Inferno di Dante, che furoreggiava in un teatro a Broadway, i primi versi mi ricordarono, nel loro ritmo e respiro, quel viaggio in the dark, in the middle of the life, di cui la mitica prima strofa di Urlo dà la variante metropolitana: «Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche/trascinarsi per strade di negri in cerca di pere rabbiose,/hipsters dalla testa d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte»...Lawrence Ferlinghetti, poeta e editore della City Lights, fu arrestato e processato per avere pubblicato questo libro, bollato di oscenità - e non solo per l’esplicito riferimento all’omosessualità dell’autore.

È un libro che trabocca carne, vita, sessualità, lacrime di disperazione e di gioia, esperienze psichedeliche, marginali, «alternative». Ma è soprattutto un libro che trabocca poesia e che osa rendere trascendente ciò che è considerato basso e abietto.

Ginsberg usa esplicitamente, alla fine del poema, l’aggettivo santo (holy), col punto esclamativo, in un’apoteosi dove l’estrema immanenza si mischia al trascendente, il basso con l’alto: dopo aver ripetuto quindici volte l’esclamazione «Santo!», così la seconda strofa della Nota a Urlo: «Il mondo è santo! L’anima è santa! La pelle è santa! Il naso è santo! La lingua e il cazzo e la mano e il buco del culo sono santi! Tutto è santo! Ognuno è un angelo!…». All’epoca del processo Ginsberg era a Tangeri, a cucire il libro di William Burroughs titolato da Jack Kerouac: Il pasto nudo - titolo quanto mai rappresentativo di una poetica condivisa e liberatoria. Ma la causa fu vinta dalla mobilitazione di scrittori e critici (e società civile) che difesero semplicemente una grandissima opera di poesia. Prima che diventasse un libro di culto per intere generazioni di lettori, ma anche di poeti e scrittori (molti di noi che desideravano scrivere, senza sapere né cosa né come, trovarono la loro voce dopo aver letto Ginsberg, spezzando le prime autocensure), Urlo fu letto il 7 ottobre 1955 alla Six Gallery di San Francisco.

Data d’esordio della Beat generation, fu un vero e proprio happening, cui parteciparono tra gli altri Philip Whalen, Michael Mc Clure, Gary Snyder, Philip Lamantia. Oggi, 50 anni dopo, con lo stesso Ferlinghetti, l’attore Peter Coyote e lo scrittore Barry Gifford, nello stesso luogo avverrà una festa celebrativa, «Howl at 50», con lettura del poema, primo atto di una serie di manifestazioni negli Stati Uniti per ricordare quella stagione. Non è un anniversario della società colta e letteraria. Il messaggio, come scrisse Ginsberg, era e resta «allargare l’area della coscienza»; o, nelle parole così politiche dell’esergo di Howl: «Togliete le serrature dalle porte. Togliete anche le porte dai cardini».

7 ottobre 2005

Nuovi risvolti della vicenda Marco Benanti

Questione Marco Benanti:

http://invisibil.blogspot.com/2005/09/licenziamento-per-reato-di-opinione-in.html

Ultimora: Assegnato a Marco Benanti il prestigioso premio Giorgio Chinnici,assegnato a giornalisti, intellettuali e operatori della cultura che abbianoparticolarmente meritato nei riguardi della lotta antimafia e in difesa deivalori della societa' civile. Il premio, che e' biennale, e' alla sua decimaedizione e della sua prima giuria, vent'anni fa, ha fatto parte PaoloBorsellino. Insieme a Benanti, sono stati premiati Marco Travaglio diRepubblica e Giorgio Bongiovanni di Antimafia Duemila.

Riccardo Orioles "La Catena di San Libero"

2 ottobre 2005

2 -10 -1968: La strage della Piazza delle Tre Culture.

Il 2 ottobre 1968 è una data che non solo rimarrà sempre nella memoria dei protagonisti ma che ormai fa parte della storia non solo messicana. In quel giorno infatti si consumò quella che senza dubbio può essere considerata la più crudele, sanguinosa e cinica repressione del movimento studentesco: la strage della Piazza delle Tre Culture

Ad oltre trent'anni da quella tragica giornata, la nebbia dell'omertà avvolge ancora molti particolari. Non si conosce neppure il numero esatto dei morti. Già durante quelle ore la macchina del potere si era infatti mossa per insabbiare, confondere, depistare, cancellare informazioni. Qualche numero: 15.000 proiettili sparati (cifra ufficiale), 8.000 militari di vari corpi impegnati nell'azione, 300 mezzi fra carri armati, blindati vari e jeeps armate di mitragliatrici.

Tutto questo per reprimere una manifestazione pacifica, secondo il vecchio copione per cui i militari in borghese si infiltrano tra i manifestanti con il ruolo di "provocatori" ed i militari in divisa possono così rispondere alla provocazione.

Il risultato: non meno di 700 feriti, un numero di morti che probabilmente è tra i 150 e i 300 (alcuni pare siano stati fatti sparire lanciandoli nell'oceano con aerei militari), 5000 studenti detenuti - di cui alcuni sottoposti a torture e a finte fucilazioni. Ben 300 di essi rimarranno in carcere fino all'amnistia del 1971.

Quella strage, programmata a tavolino con giorni di anticipo, rimane ancora oggi impunita. Nel 1993 una Comisión de la Verdad indagò sui fatti. Il segretario di tale commissione era Paco Ignacio Taibo II che, in un articolo apparso su La Jornada in occasione del trentennale della strage ci riassume le conclusioni a cui giunse quella Commissione. La ricostruzione dei fatti è semplicemente sconvolgente.

La Val di Noto non è il Texas

E’ iniziato l’assalto della Val di Noto da parte della Società USA Panther Resources; qualche settimana fa, verso metà giugno, notizie di stampa annunciavano che la sunnominata società di petrolieri texani aveva iniziato le trivellazioni per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi partendo dalla contrada Maltempo nel ragusano

di Giovanni Giunta

Hanno in questo modo cominciato a dare atto al famigerato protocollo d’intesa che è stato stipulato tra la Regione siciliana ed i rapinatori del nostro sottosuolo; iniziati i lavori di trivellazione in uno dei siti indicati dai petrolieri, va da se che la presenza di questo cancro è destinata a estendersi verso tutti quei siti elencati nel protocollo.

E così, per l’ennesima volta, la nostra terra diventa territorio di conquista e di rapina, ancora una volta un gruppo di rapaci imperialisti, con dietro tutti i loro servi politici ed i loro lacché, vengono a fare il bello e il cattivo tempo sulla nostra pelle. Ma, in fin dei conti, di che cosa si lamentano i siciliani, questa classe politica che li dirige se la meritano, questa finta opposizione sempre più speculare a chi governa se la meritano anche; questa classe dirigenziale e politica, di destra o di sinistra, conservatrice o progressista, è esattamente quella che circa quarant’anni fa ci ha regalato l’insediamento industriale di Augusta-Melilli-Priolo, che ci ha regalato morte per inquinamento, tumori, malformazioni congenite, bombe ambientali ed ecologiche.

Adesso che è in atto la nuova devastazione di ciò che resta del nostro territorio, i criminali capitalisti avranno anche l’ardire di raccontarci che porteranno benessere, sviluppo e soprattutto lavoro e conseguente ricchezza. Si ripete ancora una volta la solita vecchia storia; i padroni devastano, stuprano, violentano il territorio ed i cittadini proletari sono bloccati a guardare l’ennesimo scempio; ed ancora più grave è il fatto che fino ad oggi per cercare di bloccare le trivellazioni si è sempre fatto appello alle autorità, italiane ed internazionali, e che ancora si vuole insistere in questa pratica anodina.

Oggi più che mai c’è da capire che con le illusioni democratiche e riformiste si fanno solo passi indietro: non è certamente con i ricorsi al TAR che fermeremo i criminali del capitale, dobbiamo lavorare per la costruzione di una opposizione popolare e classista dal basso, che ponga il discorso sul terreno dell’anticapitalismo, dell’antistatalismo e dell’antiautoritarismo.E’ proprio la storia di questa trivellazioni che come sempre ci ha dimostrato che tali pratiche democratiche e riformiste fanno solo i loro interessi, infatti, quando circa un paio di mesi or sono il governo regionale aveva decretato la sospensione delle concessioni, tutti quelli che ripongono fiducia nelle istituzioni borghesi avevano cantato vittoria e si erano convinti che la battaglia fosse vinta.

Ed invece questa tattica da parte del governo regionale è servita solo a gettare fumo negli occhi a quanti, per un motivo o per un altro, continuano a nutrire fiducia nella pratica democratica-parlamentarista-borghese. Siamo coscienti del fatto che il terreno dell’azione diretta è più faticoso da percorrere, ma siamo altresì coscienti che è il percorso obbligato per ottenere oggettivamente l’affermazione dei nostri voleri, che sono diametralmente opposti a quelli del signor James Smitherman III, della signora Marina Noé e del signor Salvatore Cuffaro.