15 ottobre 2005

On. Taormina querela i genitori di Ilaria Alpi

Ricevo, dalla maling Rekombinant, ed inoltro volentieri con preghiera di diffusione. A sostegno di Giorgio e Luciana Alpi contro la querela di Taormina ci appelliamo alla sensibilità e alla passione di quanti ancora credono che si possa giungere alla verità sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, gionalisti del Tg3 uccisi a Mogadiscio - Somalia - il 20 marzo 1994

È di ieri la notizia, diffusa dalle agenzie stampa e da "Reporter Associati International", della lettera scritta dall'on. Carlo Taormina al presidente della Camera on. Pierferdinando Casini, contenente la minaccia di una querela per diffamazione contro i genitori di Ilaria Alpi, Giorgio e Luciana, colpevoli - a giudizio dell'on. Taormina - di aver "osato" criticare il metodo e le procedure che il presidente Taormina applica ai lavori della Commissione. Critiche che facciamo fin d'ora nostre assumendocene la piena responsabilità.

La minaccia di querela contro i genitori di Ilaria Alpi, e del loro difensore Domenico D'Amati, segna l'ultimo atto di una politica spregiudicata portata avanti dall'on. Carlo Taormina all'interno della Commissione parlamentare da lui presieduta, una politica che ha portato ad oggi quale unico risultato dopo due anni di lavori quello di indicare nei giornalisti allontanati dal compito di consulenti della Commissione dei"depistatori", altri giornalisti che erano, a ragione, considerati memorie storiche del "caso Alpi" additati come "occultatori", altri ancora, i colleghi del Tg3 di Ilaria Alpi ridotti a "inquinatori".

E da ieri perfino i genitori di Ilaria bollati come "diffamatori".Una politica spregiudicata che non ha trovato alcun contrasto all'interno della Commissione parlamentare non solo da parte dei deputati della maggioranza di governo ma neppure tra i deputati che avrebbero dovuto rappresentare l'opposizione parlamentare, perennemente in bilico tra il ritirare la loro presenza dall'Ufficio di Presidenza e il rimanere in Commissione senza mai contraddire le scelte del presidente.Una politica spregiudicata che ha posto nei fatti la Commissione parlamentare sulla strada di un conflitto tra poteri dello stato con il rifiuto di ottemperare ad alcuni disposizioni della magistratura in occasione alcuni delicati passaggi operativi e procedurali.

E per questo motivo la Procura della Repubblica di Roma, con una iniziativa definita "grottesca" dal presidente della Commissione Carlo Taormina nella lettera inviata all'On. Pierferdinando Casini, ha aperto un'indagine intorno al ritrovamento a Mogadiscio (a undici anni di distanza dal duplice omicidio...) dell'auto indicata come quella dove persero la vita i due giornalisti italiani. Un ritrovamento che, come altri passaggi dei lavori della Commissione, lascia non pochi dubbi e perplessità...Ci appelliamo all'opinione pubblica, ai movimenti, alle associazioni, a tutti i cittadini che hanno a cuore la verità e il rispetto delle procedure necessarie a raggiungerla.

Ci appelliamo perchè tutti ci possano stringere solidarmente intorno alle figure di Giorgio e Luciana Alpi che hanno dedicato questi undici anni alla ricera della verità sull'esecuzione alla quale vennero sottoposti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.Ci appelliamo a quanti ancora credono sia posibile arrivare a identificare i mandanti del duplice omicidio e l'ambiente dal quale venne ordinato di assassinare i due giornalisti.Ci appelliamo ai parlamentari del centrosinistra perchè adoperino ogni mezzo e ogni strumento perchè firmino questo appello e lo facciano arrivare fin dentro la Camera dei Deputati e al presidente on.Casini.

Ci appelliamo a tutti i giornalisti, agli operatori dell'informazione perchè non abbassino la guardia sulla drammatica vicenda della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, perchè non si accontentino di verità tanto "semplici" come inusitatamente e pubblicamente enunciate dall'on. Carlo Taormina, prima ancora delle conclusioni ufficiali dei lavori della Commissione parlamentare, e che vedono indicare come causa della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin qualcosa di molto simile a un incidente: "un tentativo di rapina, o rapimento, finito male...".

La minaccia di querela per diffamazione contro Giorgio e Luciana Alpi ci indigna profondamente persino nella forma che è stata consapevolmente usata per diffonderla, ci indigna come cittadini che crediamo ancora nel valore della politica e degli strumenti democratici della politica per raggiungere la verità, ci indigna perchè segna il tentativo di delegittimare il lavoro e l'impegno di tutti coloro che per undici anni si sono impegnati e si sono battuti, senza alcun interesse personale, per cercare di arrivare a smascherare i mandanti dell'esecuzione di Ilaria e Miran. Ovunque si trovino, dentro e fuori la Somalia.Noi firmatari di questo appello non ci accontenteremo fin quando non sarà raggiunta la verità, fino a quando non saranno chiarite tutte le dinamiche che hanno portato al duplice omicidio. Fino a quando non leggeremo nero su bianco i nomi dei mandanti.Sentiamo di doverlo a Ilaria e MiranSappiamo di doverlo a Giorgio e Luciana

Noi siamo al loro fiancoSottoscrivi l'appello:
Cronostoria del caso "Alpi Hrovatin":

14 ottobre 2005

Espulso il sindaco che accusava Pera

Espulso da Forza Italia per aver criticato il presidente del senato Marcello Pera

da ilmanifesto.it

E' accaduto al sindaco di Lucca Pietro Fazzi, che in consiglio comunale aveva parlato di Pera come «protettore dell'Enel».
La dichiarazione veniva resa durante una relazione sul futuro dell'azienda locale distributrice del metano Gesam Gas, secondo la quale il presidente del senato, eletto a Lucca, avrebbe interferito a favore dell'Enel nelle trattative da avviare tra la Gesam e altre aziende finalizzate alla ricerca di un nuovo partner.

«Affermazioni gravissime, irresponsabili e infondate» per il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi: «Il comportamento politico e istituzionale del dottor Fazzi è ormai incompatibile con le regole minime di correttezza che vengono richieste a ogni iscritto».

Il sindaco replica di non avere intenzione a dimettersi dalla carica di sindaco, che aggiunge: «La decisione è stata presa contravvenendo allo statuto di Forza Italia e senza possibilità di difesa».

"G8 di Genova" l'allarme del giudice

La Procura di Genova ha chiesto un teatro per celebrare il processo, iniziato mercoledì , per gli abusi che si verificarono nella caserma-lager di Bolzaneto, nei giorni del G8, luglio 2001.

di Susanna Ripamonti
da unita.it

Un teatro per consentire alle centinaia di vittime di quegli abusi di seguire il dibattimento, ma anche per non escludere il pubblico, per evitare che il silenzio cada su un processo che già ora è destinato alla prescrizione, ma che almeno in primo grado si spera arrivi ad una sentenza.

I grandi giornali nazionali hanno però dedicato solo poche righe alla vicenda. Il procuratore aggiunto di Genova, Giancarlo Pellegrino sorride rassegnato: «Non mi sento di dire che la stampa italiana abbia subito pressioni dall'alto, ma forse, nelle redazioni dei grandi giornali, si è deciso che questa è una cosa su cui mettere la sordina. Del resto capisco bene che in una scala di priorità, i malori del giovane Elkann abbiano decisamente più rilievo!».

In questi giorni si è molto parlato di «ex Cirielli» e di prescrizioni, qui abbiamo un processo per fatti gravissimi, destinato già in partenza a non arrivare al traguardo. Forse è un buon esempio per parlare di ciò che non va nel sistema penale

«La “ex Cirielli” aggraverà le cose in un quadro già difficile. La riforma della procedura penale ha allungato i processi lasciando immutati i tempi di prescrizione. Prendiamo ad esempio il tribunale di Genova, con cinque collegi giudicanti, tutti impegnati in processi che richiedono anni di dibattimento. È chiaro che già così siamo alla paralisi e la nuova legge renderà drammatica una situazione già disperata».

Eppure, dei tre processi in corso per i fatti del G8, probabilmente l'unico che arriverà a una sentenza definitiva è quello che riguarda i manifestanti...
«Il rischio è questo, anche perché in quel caso si è contestata la devastazione e il saccheggio, reati che hanno un tempo di prescrizione più lungo».

Conclusione? Il problema delle prescrizioni esiste a prescindere dalla “Cirielli”?
«Diciamo che questa legge risponde a una precisa logica che non vuole che si processi la classe dirigente. È una norma che si applica agli incensurati. E chi sono in genere gli incensurati, se non appunto i colletti bianchi?»

Che per giunta con questa legge resteranno incensurati a vita, dato che i loro reati saranno sistematicamente prescritti?
«Si aggraverà quel meccanismo che abbiamo già visto con Tangentopoli. La maggior parte di quei processi si è comunque prescritta. Ma Tangentopoli era stato un ultimo tentativo, da parte della magistratura, di affermare un principio di legalità, uguale verso tutti i cittadini. Tentativo fallito perché manca, nella classe politica, la volontà di affermare questo principio».

La classe politica che attualmente governa il Paese ha approvato una serie di leggi ad personam che la sinistra, se diventerà maggioranza, dovrà abolire. Questo almeno è ciò che chiede anche l'Anm e che lo stesso Prodi ha annunciato.
«Io mi auguro che questo avvenga e mi fa piacere il fatto che Prodi lo abbia promesso, ma francamente ho qualche dubbio. Sarei pronto a scommettere che ci saranno tentennamenti rispetto agli interventi radicali di cui ci sarebbe bisogno. Credo che sia necessario un ripensamento globale della giustizia penale e una revisione delle norme processuali e procedurali, ma tutto si intreccia col problema di una diffusa illegalità. Prendiamo la Svezia: lì molti reati sono puniti con sanzioni pecuniarie ancorate al reddito, ma da noi una norma del genere provocherebbe solo nuove sperequazioni, visto che è estremamente difficile accertare la reale consistenza dei redditi. Oppure pensiamo al patrocinio gratuito per i non abbienti. È una grande norma di civiltà, ma il risultato è che celebriamo processi per mafia in cui intere associazioni criminali hanno difese pagate dalla collettività, dato che un mafioso normalmente non fa la dichiarazione dei redditi. Tutte le strade, come vede, sono lastricate dal diavolo».

9 ottobre 2005

Placanica candidato con An a Catanzaro

L'ex carabiniere coinvolto nei fatti del G8 conferma il suo prossimo impegno in politica: «Ne ho diritto, il mio caso è stato archiviato» Mario Placanica sentito come testimone al processo sui fatti del G8 di Genova

da www.corriere.it

CATANZARO - Mario Placanica, il carabiniere (ormai ex) che nel corso degli scontri al G8 di Genova del 2001 sparò il colpo di pistola che uccise Carlo Giuliani, si candiderà con An per un posto di consigliere comunale a Catanzaro. E' lui stesso a confermarlo, dopo le indiscrezioni uscite nei giorni scorsi, con un intervista al Quotidiano della Calabria. «Il mio caso è stato archiviato - ha spiegato Placanica - per cui ritengo di avere tutti i requisiti per pensare a una candidatura».

L'EX CARABINIERE E AN - Placanica aveva preso parte ad una manifestazione di An. «L'ho fatto - ha puntualizzato - perchè apprezzo l'impegno politico di questo partito. Dopo quello che è successo, la mia vita non è comunque finita, voglio viverla nel migliore dei modi, anzi sono intenzionato a dare un contributo alla società con tutti i mezzo che ho a disposizione». L'ex carabiniere evidenzia inoltre che «è una scelta personale quella di candidarmi alle prossime elezioni comunali e non vedo
Carlo Giuliani con l'estintore davanti al Defender dei carabinieri in cui si trovava Mario Placanica (Reuters)il motivo per cui un mio eventuale impegno elettorale debba provocare polemiche dolorose e inutili».

«CONTRO DI ME NESSUNA CONDANNA» - «È tempo di smetterla - ha proseguito - di abbinare il nome di Placanica ai fatti del G8 perchè sono trascorsi quattro anni e su di me oggi non pende nessuna condanna e non è giusto che debba continuare a portare questo macigno. È ora di voltare pagina, per me e per tutti coloro che hanno sofferto come me in questa vicenda, e mi riferisco innanzitutto ai genitori di Carlo».

L'INVITO A SMENTIRE - Alla notizia della sua possibile candidatura aveva reagito il deputato della Margherita, Roberto Giachetti, che con una nota diramata dalle agenzie ha chiesto direttamente «all'ex carabiniere Mario Placanica» di smentire l'ipotesi di una sua prossima corsa elettorale. Per Giachetti «sarebbe un errore sia per An sia per Placanica» perché «è inopportuno che un partito strumentalizzi la figura di un esponente delle forze dell'ordine coinvolto in quei tragici incidenti. Tanto più che un' eventuale candidatura provocherebbe nuove polemiche dannose e dolorose. Placanica eviti di commettere imprudenze e non partecipi, a processo in corso, a iniziative di partito: è anzitutto una questione di opportunità ». In caso contrario, è l'opinione del parlamentare, «l'ex rappresentante dell'Arma darebbe l'impressione a sua volta di voler sfruttare politicamente una vicenda così drammatica».

LA REPLICA - Anche alle parole di Giachetti ha voluto replicare Placanica nella sua intervista al giornale calabrese. «Credo sinceramente - ha detto - che debba pensare a governare e non ad esprimere giudizi sulla storia passata e futura di Mario Placanica, perchè a questo punto mi viene da credere che a volermi strumentalizzare è proprio lui».

E spegnete la luce, grazie

Giornalista in terra di camorra. Con la paura di finire ammazzato e un lavoro precario che non ti permette di campare

di Sergio Nazzaro
da cuntrastamu.org

Non assomiglia troppo all'Iraq? Sergio Nazzaro riproduce uno spaccato di realtà di cui nessuno parla mai perché, semplicemente, costa tanto affrontarla. Qualche giorno fa tre uomini sono stati ammanettati e uccisi a Casavatore da finti agenti di polizia. In pieno centro. Un’esecuzione. Ecco perché all’inizio della nuova guerra di camorra quattro carabinieri, scambiati per killer, sono stati feriti a Scampia.

Giorni prima, un uomo è stato decapitato e bruciato nella sua macchina.Una giovane donna di venti anni è stata torturata e bruciata nella sua macchina. Ancora esecuzioni. Un’altra donna è stata sparata in faccia. Questa è la guerra di camorra. Litri di sangue e ferocia che scorrono a fiumi. Niente giri di parole. Peccato che nel telegiornale non facciano vedere il vero volto della morte che equivarrebbe a vedere il vero volto del problema. Nel calderone della guerra del golfo nostrano la globalizzazione avanza e i killer appartengono alla mafia albanese.

Gente che per punire le sue stesse donne, sfruttate come puttane, taglia un pezzo di gamba e poi gira e rigira fino a staccarla completamente, alla stessa maniera si uccidono gli animali. Forse con un più pietà e rispetto.Immaginateli ingaggiati in una guerra di camorra: speranza di sopravvivenza del bersaglio pari a zero. Morire velocemente è già salvezza. La sera guardo il telegiornale, l’uccisione dei tre uomini è la quinta notizia, meno di due minuti per spiegarla. Dopo di che il blocco dei pendolari sulla Milano-Torino.

Giornalismo in terra di camorra: se minacciano uno dei nostri inviati super pagati in Iraq via al putiferio mediatico. Se sei minacciato a Napoli perché scrivi di camorra, è il momento buono per fare le valigie o cominciare a scrivere di sport.Giornalisti che scavano nell’abisso umano per comprendere, capire. Ma in un omicidio normale il colpevole, scoperto, non potrà farti del male. Quando si tratta di camorra, beh chiedetelo a Giancarlo Siani, mai assunto dal Mattino che ora lo sventola come suo eroe. Ma si in fin dei conti siamo tanti Enzo Baldoni, accusati di giornalismo domenicale, mentre i figli dei potenti scrivono senza averne nessun diritto.

Anche io come Enzo lavoro nel mondo del fumetto, anche se poi rilascio interviste alla Radio Nazionale Ungherese sulle questioni di criminalità organizzata e collaboro con altre testate in maniera diretta e soprattutto indiretta.I giornalisti di terra di camorra hanno però molti vantaggi personali: nonc’è scuola di giornalismo che insegna a fiutare l’aria come sappiamo fare noi.

Per andare in zona di guerra devi essere inviato di guerra ed esserepagato, dopo molte raccomandazioni e amicizie potenti. Noi viviamo in zona di guerra, è la nostra terra e quindi conosciamo tutti i dettagli che qualsiasi giornalista al di sopra della linea del Garigliano non può assolutamente conoscere.Abbiamo il vantaggio di non conoscere gente importante, se non del mondo criminale. Non andiamo a convegni inutili e cocktail party morbosi. Difficilmente qualcuno ci può rubare la piazza se vuole dire cose sensate. Anche se poi succede sempre, e si scrivono cose assurde. Giornalisti in zona di guerra di camorra. Sostanzialmente si è gente senza amor proprio, animati da una rabbia assurda e suicida, si vive in totale solitudine, disperatamente.

Forse siamo semplicemente carenti di affetti e diventiamo kamikaze al contrario. I giudici hanno uno stipendio, cosi anche i carabinieri e i poliziotti, anche chi raccoglie i pezzi di morti dopo gli omicidi ha uno stipendio, ma non il giornalista che il famoso articolo 1 se lo può scordare anche se svolge egregiamente il suo lavoro.Un articolo viene pagato 20 o 30 euro, a fronte di beccarsi una pallottolanelle gambe, prima però di essere stato terrorizzato per bene, lui e i suoifamiliari. Avete mai ricevuto una telefonata di minacce da parte della criminalità organizzata? Sapete che cosa è il terrore vero? Conoscete l’ansia che anche se andate al primo commissariato a denunciare il tutto siete coscienti che se vogliono ammazzarvi per davvero niente e nessuno li può fermare?Eppure il giornalista in zona di guerra ha un grande rispetto per i bossdella camorra. Menti lucide che conoscendo il bene hanno scelto la via del male e la perseguono con una genialità al di fuori del comune. Si, i camorristi veri, i capi, sono personaggi affascinanti.

Ma se vogliono cancellarvi, nessun posto sarà mai un rifugio sicuro.Falcone, Borsellino, Chinnici, Imposimato, Peppino Impastato, Federico Del Prete, don Peppino Diana e molti molti altri nomi ancora. Persone più importanti e coraggiose del misero giornalista che racconta la camorra o la mafia.Siete mai andati ad un convegno contro la camorra in zona di camorra? Tutti arrivano con le macchine blu a sirene spiegate, voi no. Solitamente con un treno o un autobus. Finito il convegno tutti ripartono a razzo, protetti e sicuri. Voi no, rimanete con i familiari della vittima, vi sentite losguardo addosso di tutti e c’è sempre il treno da prendere per tornare acasa.

Tutte le macchine e i motorini e le persone che camminano vicino a voi possono essere una minaccia reale e concreta alla vostra incolumità. I nervi semplicemente si spezzano e prima di scrivere un articolo che leggeranno in pochi, dovete calmarvi, perché le dita che tremano non vanno d’accordo con la tastiera del computer. Macchine che esplodono sotto casa vostra, avete mai provato questa sensazione? Quattro volte in meno di due mesi?Bombe che esplodono in lontananza nella notte e mentre tutti si nascondono voi vi chiedete cosa ci fate lì con le forze dell’ordine. Conoscete queste sensazioni? Altrimenti il discorso che stiamo facendo è vano.Caserme dei carabinieri prima di Natale per l’ennesima minaccia, estorsione, telefonata che vi toglierà il sonno per settimane. Il nostro posto di lavoro non è ambito, non si guadagna si rischia gratuitamente e se un giorno arriva il colpo definitivo, beh entreremo di prepotenza in quegli stessi giornali che non ci hanno mai fatto firmare un contratto, e avremo la nostra foto appesa sui loro muri, ma ancora nessuno stipendio.

Giancarlo Siani lo abbiamo eletto guida spirituale per tutti questi motivi.Ma abbiamo una paura maledetta di finire come lui: ammazzati. Ed è per questo che a volte si tirano i remi in barca e non si scrive più niente. Paura, tensione, stress arrivano a limiti insostenibili.Viviamo in zona di guerra e conosciamo persone che in una maniera o nell’altra hanno visto morti ammazzati, sparatorie, roghi di macchine o case. Queste persone sono tutte le cittadinanze delle province di Caserta e Napoli. Ci si fa l’abitudine.Qui non vedremo mai nessuno uscito dalle scuole di giornalismo. Qui devi avere la vista lunga, molte amicizie da tutte le parti dello schieramento, perché una cosa è essere limpidi nella propria professione e coerenti con i propri ideali, un’altra fessi e farsi sparare per niente. Qui si fa un corso quotidiano di sopravvivenza.
Come decidi se scrivere un articolo?
A volte sono le tue fonti che quandopronunci determinati nomi ti guardano male, non ti rispondono e ti mettono alla porta. O se vi dicono che puzzate di morto e sembra una battuta, lasciate stare quel maledetto articolo che avete in mente di scrivere, assolutamente.L’istinto di sopravvivenza ti fa comprendere e reagire come se appartenessi ad una squadra speciale. Riflessi rapidi, niente accade per coincidenza, tutto ha un significato. Essere sprovveduti porta alla morte.Ma in Italia non c’è più vero giornalismo d’inchiesta sulle diverse criminalità organizzate. Un immenso fiume di denaro che sostiene interi pezzi di Stato, come e in quale maniera ciò è possibile è la materia di studio del vero giornalista in zona di camorra. Non la semplice notizia sul numero dei morti.Però siamo fortunati nessuno ci legge, qualche amico che poi comincia anon salutarvi più, e soprattutto gli uffici stampa della camorra, gli avvocati che si leggono tutto e riferiscono. Da lì partono le minacce e, prima che un disgraziato di giornale, dopo tante insistenze ha deciso di pubblicarvi.Il giornalista in zona di guerra di camorra guarda i telegiornali e piange,perché il presidente della commissione giustizia del parlamento è anchel’avvocato difensore di grandi capi clan qui al sud. Non c’è speranza divincere la guerra, ma una speranza c’è, quella di salvare la propria dignità e scrivere.
* * * *
Ed infine volete sapere come è nato questo pezzo? Ecco la storia:
“Come stai? Sono giorni che ti cerco!”
“Ti ho scritto: mi hanno minacciato di nuovo. Ho perso anche la fidanzata per questo, hanno aspettato che rispondesse lei per minacciare, si cosìfa più effetto”
“Ma la vuoi finire, cazzo, non ti pagano neanche per tutti i rischi”
“Ma non devono averla vinta, anzi ti va di scrivere un pezzo su cosa significa il nostro lavoro qui giù?”
“Un pezzo, mi chiedi un maledetto articolo, chi se ne frega, fammi sapere dove stai, se devi andartene via ho degli appoggi in giro. Scrivi di teatro, di reality show, ma lascia stare queste storie, siamo in piena guerra”
“Mi occorre entro un paio di giorni, riesci a farmelo? Sei uno di cui mifido e ne abbiamo vista qualcuna insieme, soltanto chi rischia insieme sacosa significa questo maledetto lavoro e questa maledetta terra, ci stai?”
“A patto che ci diamo un segnale ogni giorno, ho già troppi pensieri. Unosquillo, una riga di email per sapere che va tutto bene, altrimenti nonti scrivo niente”
“Ci sto!”
Sappiamo bene in fin dei conti che le nostre precauzioni non valgono a niente. Se qualcosa deve succedere, accadrà. Siamo in guerra e lo ricordiamo ogni mattina che ci svegliamo. Ogni volta che gli elicotteri volano basso, che i Cacciatori di Sardegna ti fermano ad un posto di blocco, ogni volta che vedi del fumo nero in lontananza, ogni volta che alle 7 del mattino decine di carabinieri fanno un posto di blocco su una via secondaria. Ogni volta che vivi come un arco teso sotto un apparente serenità, pronto a scattare al minimo pericolo.Così viviamo noi e tutti gli altri residenti in zona di guerra. E ti sovvienealla mente quella redazione che ti chiede conferma su alcune questioni dicamorra di cui hai scritto perché altrimenti non ti pubblica. Come dire:scienza esatta della disinformazione. O faccio un colpo di testa e chiedoun colloquio a chi sta al 41 bis e gli chiedo: senti mi confermi che tuttoquello che suppongo sulla camorra e dintorni è vero?
Dedicato a Roberto Saviano che mi ha chiesto di scriverlo.