21 ottobre 2005

Riconoscenza per le pantere Smith e Carlos

Erano due degli uomini più veloci del mondo ma ci hanno messo trentasette anni per tornare a casa. Novelli Ulisse del tartan, Tommie «Jet» Smith e John Carlos erano due studenti della San Josè University, due ragazzi che facevano lavoretti saltuari per pagarsi gli studi, due atleti della nazionale statunitense d'atletica

di FLAVIANO DE LUCA
da ilmanifesto.it

Lunedì sera -all'inaugurazione del monumento voluto dal rettorato dell'ateneo e dedicato alla loro impresa- erano due signori neri over 60, abbastanza appesantiti, coi capelli brizzolati e sorridenti. Sono diventati due simboli universali della protesta pacifica per i diritti civili dopo la loro azione nonviolenta alla premiazione della gara dei 200 metri (Smith finì primo stabilendo il record del mondo con 19"83 davanti all'australiano Peter Norman mentre Carlos fu terzo) il 16 ottobre del 1968 alle Olimpiadi del Messico. Già da qualche mese, gli atleti neri a stelle e strisce avevano pensato a una forma di protesta.

Why run in Mexico and crawl at home (Perchè correre in Messico e strisciare a casa) ero uno degli slogan d'allora, il periodo delle Black Panthers, della riscossa del popolo afroamericano, povero e sfruttato, trattato da essere inferiore. C'erano state riunioni e persino una votazione, pro o contro il boicottaggio delle gare, che venne bocciato. Si era deciso per un'azione simbolica. Poi il giorno prima della finale, la moglie di Smith comprò un paio di guanti che i due velocisti si divisero, prima di salire sul podio. Il clima di quei giorni era molto teso, c'era stata la strage degli studenti a Mexico City, la protesta dei campus americani era in pieno fervore.

Quando partirono le note dell'inno americano, i due sprinter abbassarono la testa e alzarono il pugno chiuso guantato di nero. Non indossavano scarpe ma solo calzini, in segno di solidarietà con gli ultimi della società, i diseredati, gli emarginati. Un gesto di rivolta in ricordo delle vittime della discriminazione razziale (e dei ghetti neri in fiamme, dopo l'assassinio di Martin Luther King).I due atleti furono immediatamente puniti per il loro gesto, espulsi dalla squadra, dovettero lasciare il villaggio olimpico (anche se pure il loro amico Lee Evans, medaglia d'oro dei 400 metri, si presentò col basco nero e a piedi scalzi, alla premiazione). L'immagine dei pugni neri alzati al cielo, il gesto di ribellione delle Pantere Nere, è rimasta nella iconografia non solo delle Olimpiadi ma anche della storia americana.

La statua svelata nella università californiana, alta sette metri, in fibra di vetro, bronzo e altri materiali, opera dell'artista d'origine portoghese Rigo (23 anni), cattura il momento della protesta mostrando, con verosimiglianza quasi fotografica, i due atleti sul podio scalzi e con i pugni alzati mentre il gradino per il secondo arrivato è lasciato vuoto. I visitatori sono incoraggiati a salire sul posto vuoto del podio per unirsi alla protesta dei due atleti americani.Da tempo la San Jose State University stava cercando un modo per rendere omaggio al coraggio mostrato dai suoi due studenti. «Questo è un momento che non deve essere mai dimenticato - ha detto, durante la cerimonia di inaugurazione, il rettore Don Kassing - e questo è il luogo dove è giusto che sia ricordato». Anche l'australiano Norman -che aveva mostrato allora solidarietà verso i due neri con un badge sulla maglietta e perciò venne fortemente criticato in patria - era giunto nel campus per l'occasione. «È proprio una bella statua - ha ironizzato John Carlos - Due giovani americani dall'aspetto affascinante, sul podio dei vincitori, dove resteranno per sempre».

Il monumento arriva nei giorni in cui sono state approvate le nuove regole di comportamento per i giocatori della Nba che non potranno indossare orecchini, occhiali da sole e bermuda tra parquet e spogliatoi. Un'altra svolta solo formale, tutta appariscenza e niente sostanza, mentre la catastrofe di New Orleans ha mostrato che le condizioni reali dei neri negli States sono spesso drammatiche e di pura sopravvivenza. Smith e Carlos, come ha scritto nel suo bellissimo libro Arthur Ashe, «furono ingranaggi vitali nella macchina della rivoluzione sociale nera».

20 ottobre 2005

ARS SHOW: I deputati fanno le valigie

di Carmelo Lo Papa
da LaRepubblica

I sessanta studenti che affollano la platea, venuti dai licei di Caltanissetta e Messina a guardare allibiti i venti minuti di spettacolo, alla fine risulteranno quasi il doppio rispetto ai 36 deputati seduti davanti a loro, tra gli scranni ormai desolati di una Sala d´Ercole di fine stagione. Show inatteso, per i ragazzi: risa e giù a darsi di gomito, mentre i pochi deputai si urlano «vergogna, venduti per un piatto di lenticchie». Ultimi fuochi, prima che il presidente Lo Porto faccia calare per l´ennesima volta il sipario per mancanza del numero legale.

D´altronde, qui i pochi parlamentari che si aggirano tra i gruppi e la buvette stanno già preparando armi e bagagli. Non attendono l´annuncio ufficiale di fine settimana del presidente Cuffaro, per realizzare che la legislatura è finita. Tutti a casa, dritti al voto. «Sapete cosa? I miei cinquantamila adesivi li sto facendo già stampare, intanto parto e fotto tutti sul tempo» racconta mentre beve una Tuborg al bar un Guido Virzi (An) su di giri e con i motori già accesi. «È un bene che questi ragazzi abbiano visto questa scena indecente - dice ironico il volto storico della destra palermitana guardando le scolaresche sciamare - così cresceranno con una sana coscienza antidemocratica».

A determinare il nuovo rinvio a questa mattina, il muro contro muro sulla richiesta dei Ds di portare Cuffaro in aula a riferire sulle sue dimissioni. Bocciata con 27 voti della maggioranza. A quel punto per la legge sugli appalti, come accade da settimane ormai, non tirava più aria. E a completare il quadro della disfatta, da Roma arrivava anche la notizia dello stop alla riforma dello Statuto al Senato. «Siamo all´ultima spiaggia» accusano dalla Quercia.

Pronti via, è già campagna elettorale. «Il fatto che si voti a dicembre fa molto comodo per noi deputati uscenti - racconta un assessore della giunta Cuffaro - Non fosse altro perché da qui a due mesi nessun aspirante parlamentare, nelle varie province, sarà in grado di approntare risorse e mezzi per concorrere con gli uscenti». Voto il 18 dicembre e rielezione garantita. Eccolo il sogno di tanti. «Rielezione certa se avessimo approvato le leggi che gli elettori attendevano, con i provvedimenti richiesti dagli agricoltori, ad esempio. Adesso cosa andrò a raccontare alle famiglie di coltivatori che ad Alcamo non possono comprare i libri ai figli» ragiona il deputato trapanese Udc (sponda quarantenni) Mimmo Turano.

Ma così si vuole a Palazzo d´Orleans. Il perché lo spiega un uomo di fiducia del governatore come il presidente della commissione Bilancio Riccardo Savona: «Al di là del caso Tremonti, per approvare la Finanziaria a fine anno ci sarebbe voluta la maggioranza. Ma per avere la maggioranza in aula ci sarebbero voluti i soldi, necessari per garantire gli emendamenti di spesa proposti dai singoli deputati: forestali, precari da assumere, sanità, formazione. E siccome i soldi non arriveranno, meglio andare via e fare una campagna all´attacco». Ma all´attacco di chi? «Di Tremonti e dell´asse del Nord - spiega serafico, seduto alla sua poltrona di capogruppo, Antonino Dina dell´Udc - La nostra macchina elettorale? In fondo, non l´abbiamo mai spenta, in questi quattro anni. E in due mesi possiamo fare miracoli».

Già, gli Udc. Sono loro gli indiziati numero uno dello smantellamento in atto. In effetti, il resoconto dei presenti in aula al momento della richiesta di numero legale di ieri sera ne segnerà presenti solo 4, a fronte dei dieci forzisti e 6 deputati dell´Mpa, giusto per dire. Dai banchi della maggioranza adesso c´è chi lo denuncia a voce alta. «Le giuste rivendicazione di Cuffaro non possono diventare alibi per vicende politiche che di politica sanno poco e che sembrano, invece, attenere a vicende personali» dice un infuriato Alberto Acierno senza specificare altro. «Il presidente lamenta l´assenteismo in Parlamento che è determinato in larga misura dall´assenza dei parlamentari del suo partito. La verità è che purtroppo non è più interessato a governare». «Falso» insorgono senza tanta convinzione gli uomini di Cuffaro.

Ma quanto sta avvenendo piace assai poco agli uomini di Forza Italia. Il silenzio di queste ore è carico di risentimento per la fuga decisa in proprio dal governatore. «È chiaro che se davvero dovesse lasciare in rotta col governo nazionale - ragionava in serata a Palazzo dei Normanni un autorevole esponente del partito siciliano - nella nostra assemblea di venerdì e sabato valuteremo l´opportunità di sostenere ancora lui nella corsa alla presidenza. Le alternative certo non ci mancano».

Berlusconi li denunciò. Adesso dovrà risarcire Luttazzi e Travaglio

da unita.it

A pagare è stata la libertà di espressione ma il giornalista Marco Travaglio e il conduttore Daniele Luttazzi sono stati assolti dall’accusa di aver diffamato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso della puntata di Satyricon, che andò in onda a marzo del 2001 su Rai2, poche settimane prima delle elezioni politiche che avrebbero portato il numero uno di Forza Italia a conquistare la carica di primo ministro

I due erano stati querelati da Berlusconi per le dichiarazioni rese da Travaglio nel corso della trasmissione di Luttazzi. Ma il giornalista ha sempre sostenuto di aver raccontato solo fatti. E ora la sentenza del giudice gli dà ragione anche se non può comunque cancellare la gravità di quanto è accaduto.

Luttazzi aveva invitato Travaglio in trasmissione per discutere del libro "L'Odore dei Soldi", che il giornalista aveva scritto insieme ad Elio Veltri. Ma le domande che il conduttore rivolse al giornalista non andarono giù al Cavaliere, e tantomeno le risposte. Travaglio parlò infatti a lungo della condizione giudiziaria dell'allora capo dell'opposizione (dalle inchieste sulle origini del suo impero economico a quelle relative ai rapporti con la criminalità organizzata), ma raccontò anche alcuni aneddoti agghiaccianti: ricordò per esempio che Berlusconi ha ospitato per ben due anni nella sua villa di Arcore Vittorio Mangano, un personaggio che qualche anno dopo sarà condannato al carcere a vita per mafia.

Il giorno seguente Satyricon si ritrovò nell'occhio del ciclone e il Cavaliere presentò querela chiedendo anche un cospicuo risarcimento: ben 20 miliardi di vecchie lire, tanto costava l’averlo sfidato. Il centrodestra colse subito l’occasione per chiudere la bocca a Luttazzi mentre molti esponenti del centrosinistra pensarono bene di criticare Travaglio.

Era solo l’inizio dell’ondata di epurazioni di cui sarebbero rimaste vittime numerosi giornalisti Rai. Ma ora a distanza di anni la verità viene a galla. Il giudice non ha riscontrato alcuna diffamazione nelle dichiarazioni di Travaglio che si fondavano su una cospicua documentazione ed ha pertanto assolto i due imputati. Per il cavaliere dunque oltre il danno la beffa: sarà lui a dover risarcire gli imputati per ben 100mila euro.

Il mondo dell’informazione può almeno tirare un sospiro di sollievo. Per la Fnsi e l'Usigrai l’assoluzione è «un'altra potente spinta a chiudere la stagione delle espulsioni e delle censure nel servizio pubblico» e «dimostra quanto infondata e strumentale sia stata la campagna montata per restringere gli spazi di espressione».

«Non si tratta ora - continua il comunicato - di schierare il servizio pubblico su un fronte opposto a quello nel quale è stato fatto militare negli anni scorsi: sarebbe un errore eguale e contrario. Semplicemente si deve dare il segnale che in Rai la circolazione e il confronto di idee diverse, anche scomode, torna ad essere un valore».

17 ottobre 2005

Atenei in protesta quasi nessuno ne parla

Comunicato "colettivo38":

Come noi anche gli Atenei di tutta Italia si stanno mobilitando. Tra blocco della didattica e occupazioni, sono già coinvolte le città di Roma, Firenze, Napoli, Padova, Pisa, Cagliari, Perugia, Modena, Salerno, Genova, Torino e Palermo

ZAMBONI 38 DICE NO

· Alla riforma Zecchino e all'introduzione del sistema 3+2 all'Università, che ha portato a una frammentazione dei percorsi didattici e ad un'effettiva dequalificazione dell'offerta formativa.
· Al duro e costante attacco che la Moratti ha proseguito, aumentando i numeri chiusi e tagliando i fondi alla ricerca.
· Alle politiche di privatizzazione e mercificazione del "nostro" rettore Calzolari, che hanno portato all'aumento delle tasse universitarie.
· Alla privatizzazione a livello locale per quanto riguarda alloggi, trasporti, mensa e borse di studio.

ZAMBONI 38 STA LAVORANDOL'occupazione della facoltà ha portato alla creazione di gruppi di lavoro autogestiti e aperti a tutti, che si stanno occupando di queste tematiche e che hanno
attivato cineforum e laboratori creativi.LE RIFORME CHE IN QUESTO MOMENTO STANNO

INVESTENDO L'UNIVERSITA' SONO SOLO UN TASSELLO DI UN PROCESSO DI PRECARIZZAZIONE CHE RIGUARDA TUTTA LA SOCIETA'.FAI SENTIRE LA TUA VOCE E UNISCITI ALLA PROTESTA!!!
E-MAIL: letterefilosofiaoccupatobologna@yahoo.it
WEB: collettivo38.blogspot.com