4 novembre 2005

E adesso ammazzateci tutti!

La solitudine ed il coraggio."Me ne faccio poco di questi due, tre giorni di copertura mediatica. Me ne faccio poco della visita di Ciampi o del cordoglio politico. L'esperienza mi ha insegnato che poi tutti torneranno a casa propria, e della Calabria non gliene freghera' di nuovo niente a nessuno. O solo per due-tre giorni l'anno"

di Riccardo Orioles
Catena di S. Libero

L'assassinio del vicepresidente della Calabria Francesco Fortugno e' pari per gravita' a quello - vent'anni fa - di Piersanti Mattarella.Eppure, a poco piu' di una settimana, e' gia' scivolato via dalle pagine dei giornali. "Tutti sanno chi sono i mafiosi"."Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata"."E adesso ammazzateci tutti"."Qui e' morta la speranza dei palermitani onesti".A distanza di tanti anni, le due solitudini - la siciliana e la calabrese - si fondono, si fondono gli appelli degli arcivescovi, si fonde la disperazione di quei cartelli- "ammazzateci", "e' morta" - che gridano a tutto il paese l'orrore del vivere sotto occupazione.Si fondono le imbarazzate risposte dei governi (ma come si poteva prendere posizione contro Ciancimino avendo un Andreotti nel governo? contro la mafia d'oggi avendo un partito capitanato da Dell'Utri?) ma si fonde anche, per un momento intensissimo che spesso si paghera' con anni e anni di traversie, la risposta degli studenti, dei giovani e giovanissimi cittadini che nello sfacelo generale restano la' a difendere la citta', la giustizia e i valori civili.

(accanto Pertini, Piersanti Mattarella Presidente Regione Sicilia assasinato dalla mafia il 6/01/1980)

Adesso, nella memoria del vecchio, i visi del liceo Meli dell'93 e quelli delle scuole di Locri si confondono. Sono gli stessi ragazzi, e' la stessa lotta.Sono i medesimi visi impauriti e coraggiosi. Sono gli stessi politici, che vengono a portar conforto, ma poi se ne vanno. Sono le stesse telecamere, che ronzano sui morti per terra e sui cortei ma poi - seppelliti i cadaveri, finite le manifestazioni - se ne vanno.E tu resti la' solo, a Palermo, a Catania, a Reggio, a Cinisi, a Locri, avendo imparato in pochissimi giorni cio' che la tua giovane vita mai avrebbe pensato di poter contenere: l'immensita' della solitudine, la solidarieta' fra i pochissimi, il bruciore dell'offesa, la durezza del compito improvviso da sostenere.Pochi giorni fa eri un ragazzo, pochi giorni dopo sei un testimone in prima linea, senza che nessuno abbia richiesto il tuo parere o ti abbia detto perche'. Sai solo che tu sei li', che se scappi tu non ti sostituira' nessun altro e che qualcosa di antichissimo e di profondo ti impedisce, malgrado te, di scappare.

Io vorrei dire moltissime cose adesso, ma non ci riesco. So solo che capisco perfettamente voi ragazzi calabresi.Siete noi, siamo voi. Siete quelli di noi che erano la', in via dello Stadio a Catania o in via Carini, quando non si sapeva ancora se si sarebbe andati avanti o tutti a casa. Quelli che gia' un mese dopo erano dimenticati da tutti, dai politici e dai giornali, ma erano ancora la'.

Sarebbe abbastanza facile - lo sarebbe stato allora, nell'85 e poi nel '93 e poi ancora a fine anni Novanta - distruggere la mafia e la 'ndrangheta, che sono spietate si' ma non sono assolutamente cosi' forti come si dice.In Grecia hanno una legge, per cui se compri uno yacht, un palazzo, un bene superiore a un valore fissato dalla legge, devi prima dichiarare e provare da dove ti vengono i soldi. Una misura rozza, ma funziona.Piu' ancora funzionerebbe il provvedimento chiesto da tutti coloro che si sono occupati di mafia - da Pio La Torre a Umberto Santino - e cioe' la trasparenza delle attivita' bancarie, la fine della finanza come attivita' coperta e l'obbligo per tutti i movimenti di capitale di essere controllabili sia dalle autorita' che dai cittadini. Sono i controlli bancari che ammazzano Cosa Nostra.E allora perche' non li fanno?Che hanno da perdere?In fondo la maggior parte delle banche sono oneste, no?Leggete le cronache bancarie di queste settimane e avrete la risposta. Non si possono smascherare i soldi della mafia senza portare alla luce del sole anche i traffici non-mafiosi. Che non sono protetti dai killer ma da una rete di media e di politici di efficacia non minore.

Le telecamere se ne vanno. Se ne va l'attenzione, che e' quella che ti permette di restare vivo anche quest'altra settimana.I media non sono mafiosi, ma di noi - vivi e morti - se ne fregano altamente. Anche rispetto ai media (soprattutto rispetto ai media) siamo soli.Questa e' un'altra lezione che abbiamo dovuto imparare allora, nel giro di pochi giorni. Ma noi eravamo giornalisti.Sapevamo come si fa informazione. L'abbiamo fatta da soli, in solitudine per il palazzo, ma in una rete strettissima di ragazzi, di giovani, di centinaia e centinaia di senza-potere.Alla fine abbiamo vinto, siamo riusciti a cacciare gli imprenditori mafiosi dalla nostra citta'. Certo, l'abbiamo pagata. Diversi di noi ne hanno avuto la vita rovinata, rimasti emarginati da tutto.Pero' abbiamo vinto. Non ci sono vie facili.Pensateci.

La storia dello scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa, ucciso per il petrolio nel 1995

Lo scrittore Nigeriano Ken Saro-Wiwa e altri otto attivisti ogoni, da annischierati contro le attivita' della Shell in Nigeria, furono stati condannatia morte da un tribunale militare e uccisi il 10 novembre 1995

di Alessandro Marescotti
da pacelink.it

Disse prima di morire: "Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra".

Un tribunale militare condannò a morte e fece uccidere lo scrittorenigeriano Ken Saro-Wiwa e altre otto persone. Era il 10 novembre 1995. Ken Saro-Wiwa e gli altri otto attivisti lottavano contro i danni ambientali provocati in Nigeria dalla Shell che dal 1958 estrae petrolio nel territorio del delta del fiume Niger. La popolazione Ogoni che vi abita, oltre che essere avvelenata dall'inquinamento degli impianti industriali , è stata costretta "manu militari" all'emigrazione. (1)Con un durissimo rapporto di 196 pagine, intitolato "Ogoni: la lotta continua", nel 1997 il Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC) ha messo sotto accusa il governo nigeriano e la multinazionale petrolifera Shell per oppressione e devastazione ambientale, in particolare nella regione del delta del Niger. (2)

UNA SUA POESIA:
La vera prigione
Non è il tetto che perdeNon sono nemmeno le zanzare che ronzanoNella umida, misera cella. Non è il rumore metallico della chiaveMentre il secondino ti chiude dentro. Non sono le meschine razioniInsufficienti per uomo o bestiaNeanche il nulla del giornoChe sprofonda nel vuoto della notteNon èNon èNon è. Sono le bugie che ti hanno martellatoLe orecchie per un'intera generazioneE' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicidaMentre esegue a sangue freddo ordini sanguinariIn cambio di un misero pasto al giorno. Il magistrato che scrive sul suo libroLa punizione, lei lo sa, è ingiustaLa decrepitezza moraleL'inettitudine mentaleChe concede alla dittatura una falsa legittimazioneLa vigliaccheria travestita da obbedienzaIn agguato nelle nostre anime denigrateÈ la paura di calzoni inumiditiNon osiamo eliminare la nostra urinaE' questoE' questoE' questoAmico mio, è questo che trasforma il nostro mondo liberoIn una cupa prigione.

IL TESTAMENTO DI KEN SARO WIWA (3)
"Signor Presidente, tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale. Non siamo sotto processo solo io e i miei compagni. Qui è sotto processo la Shell. Ma questa compagnia non è oggi sul banco degli imputati. Verrà però certamente quel giorno e le lezioni che emergono da questo processo potranno essere usate come prove contro di essa, perché io vi dico senza alcun dubbio che la guerra che la compagnia ha scatenato contro l'ecosistema della regione del delta sarà prima o poi giudicata e che i crimini di questa guerra saranno debitamente puniti. Così come saranno puniti i crimini compiuti dalla compagnia nella guerra diretta contro il popolo Ogoni".