14 novembre 2005

Consiglio provinciale di Trapani, aderendo all’appello lanciato dall’associazione Libera

Ordine del Giorno a tutela e per il miglioramento della LEGGE SUI BENI CONFISCATI ALLE MAFIE

La legge Rognoni - La Torre, da oltre vent’anni consente allo Stato di aggredire le ricchezze accumulate dalle mafie nel nostro Paese, di fatto riuscendo a minare fortemente il potere dei soggetti titolari di azioni criminose, al pari, restituendo alle locali comunità risorse e beni alle stesse sottratte per rinvestirle in sede occupazionale e/o d’utilità sociale e pubblica.
Conseguente la condivisione che la legislazione in materia vada aggiornata e migliorata, anche alla luce dell’esperienza maturata dal corpo investigativo e giudiziario dello Stato in questi anni, per renderla ancora più incisiva e penetrante.

Di questi tempi, però, si registra in Parlamento la presenza di un disegno di legge che tra i molti aspetti discutibili prevede la possibilità di revisione, senza limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un “interesse giuridicamente riconosciuto”, dei provvedimenti definitivi di confisca. In nome di un malinteso garantismo, insomma, si potrebbe compromettere definitivamente il lavoro e l’impegno di quanti, dalle forze dell’ordine alla magistratura, dalle associazioni alle cooperative sociali, sono oggi impegnati nella difficilissima opera di individuazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Nessun provvedimento di confisca, di fatto, sarà mai definitivo. Nessuna assegnazione di beni confiscati avrà un futuro certo.

Altri possono essere gli strumenti con cui risarcire, anche dal punto di vista economico, eventuali vittime di errori giudiziari, sempre possibili, nell’iter che va dal sequestro preventivo dei beni alla loro definitiva confisca.

Allo stato, se dovesse essere approvato, invece, quanto previsto dal comma 1 lettera “m” dell’art. 3 del disegno di legge AC 5362 recante “Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e destinazione delle attività e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni criminali”, tutti i beni confiscati (dai terreni coltivati da coraggiose cooperative di giovani agli immobili trasformati in sedi di servizi sociali o in caserme delle forze dell’ordine, solo per fare alcuni esempi) finirebbero in un limbo di assoluta incertezza.

Ovvero esattamente il contrario di quanto sarebbe necessario oggi. Le mafie, infatti, hanno da tempo affinato i meccanismi con cui riciclano i proventi delle loro attività illecite e nel nostro Paese si registra, negli ultimi anni, una consistente flessione del numero di beni confiscati. Una situazione che richiede normative efficaci e scelte concrete in grado di far crescere la fiducia di chi è impegnato ogni giorno nella lotta alle mafie.

E’ per queste ragioni che il Consiglio provinciale di Trapani, aderendo all’appello lanciato dall’associazione Libera (che raccoglie più di 1200 associazioni nazionali e locali, scuole, cooperative) e dei sottoscritti familiari delle vittime delle mafie (Luigi Ciotti, Rita Borsellino, Giovanni Impastato, Cluadia Loi, Daniela Marcone, Viviana Matrangola, Debora Cartisano; Margherita Asta, Maddalena Rostagno, Monica Ristagno, Elisabetta Roveri, Dario Montana, Paolo Siani) chiede un serio e approfondito ripensamento, in sede di dibattito parlamentare, del disegno di legge delega AC 5362, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di revisione dei provvedimenti definitivi di confisca, affinchè deputati e senatori trapanesi e di tutte le forze politiche sappiano trovare la giusta misura, il corretto equilibrio tra la tutela dei diritti di chi subisce i provvedimenti di confisca dei beni e la necessità di sottrarre alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimoni che accumulano ogni anno, nell’illegalità e nel sangue. Trasformando questi beni, come sta avvenendo faticosamente oggi, in segni tangibili di legalità e giustizia.


14 Novembre 2005
Giacomo Tranchida
C/Gruppo “Sinistra Democratica per l’Ulivo