24 novembre 2005

Solidarietà e sostegno a Marco Benanti,giornalista-operaio catanese, estromesso dal suo posto di lavoro a Sigonella.

Una discriminazione antidemocratica ed inaccettabile è stata operata contro Marco Benanti, giovane giornalista catanese

Persona libera, nel pensiero, negli atti e negli scritti. Scevro ad asservimenti e a “baronie”. Fine denunziatore, con inchieste ed approfondimenti di merito, dei tanti strutturali malaffari, mafie, intrallazzi, distorsioni e connubi che caratterizzano storicamente l’area territoriale del catanese.
Ex, di quotidiani locali, dell’Ansa e di altro. Disoccupato nel “mestiere” ufficiale, in quanto segnalato per le sue “irruenze” di pensiero, per sopravvivere si adatta a fare lo scaricatore ( manuale di nono livello) di aerei a Sigonella.

Un’assunzione a contratto a termine ( sei mesi) effettuata nel giugno del 2003, assieme ad altri operai, dal consorzio “Algese 2”, che opera, in regime di appalto, nel settore dei servizi aeroportuali nella base di Sigonella.

Allo scadere del termine, a seguito di un apposito accordo sindacale, tutto il gruppo degli operai, con l’esclusiva cacciata di Marco Benanti, viene riassunto per altri nove mesi.
Da parte dell’azienda non viene mai formalmente esposta una “motivazione” di fatto.
A seguito del ricorso avviato, il Tribunale Sezione Lavoro di Siracusa, in sede di collegio ex art.700, data la palese discriminazione operata, nell’agosto del 2004 ordina l’immediata riassunzione con reintegro nel posto di lavoro, riattivando il rapporto di lavoro con le stesse modalità già attuate per gli altri lavoratori.
L’azienda, per quanto Benanti abbia espresso precisa volontà a riprendere l’attività lavorativa,rigetta di fatto l’ordine del reintegro e comunica l’intendimento di retribuire “ a casa” il periodo interessato dei nove mesi ( fino al 30 maggio 2005).

Inoltre, il dispositivo del Tribunale notificato all’azienda dall’ufficiale giudiziario presso la sede aziendale a Sigonella, viene formalmente respinto, impedendo a Benanti di presentarsi, come disposto dal Tribunale, al suo posto di lavoro.
Successivamente,dall’ulteriore ricorso avviato, scaturito in particolare dalla presa d’atto che, tutto il gruppo di operai interessato alla scadenza del secondo contratto a termine era stato assunto a carattere indeterminato,nell’udienza del 24 maggio 2005 presso il Tribunale di Siracusa, da parte dei rappresentanti dell’azienda viene formalmente dichiarato che” non può essere accolta la proposta ( la riassunzione)in quanto il ricorrente non è gradito all’appaltante governo americano o meglio ci ha messo in difficoltà con i suoi articoli contro le basi americane in Italia ed in particolare la base di Sigonella”.

Gli atti “incriminati”, articoli pubblicati in un sito on-line di Catania, sono stati ufficialmente presentati dall’azienda nel corso dell’udienza.Il giudice ha acquisito i “documenti” al fascicolo della causa.

Tra gli atti, come ulteriore colpa di “reato”, vengono allegati decine di fotografie ( pubblicate nel sito) che si riferiscono alla grande manifestazione contro la guerra tenutasi a Sigonella il 23 marzo 2003 partecipata da decine di migliaia di persone e da moltissimi rappresentanti istituzionali.

Richiediamo il rispetto delle violate leggi italiane, il ripristino della legalità democratica e l’immediata riassunzione di Marco Benanti.

Lo impone l’art. 21 della Costituzione: “ Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, e l’art. 1 ( della Libertà e dignità del lavoratore) della Legge n.300 Statuto dei Lavoratori: “ I lavoratori, senza distinzione di opinione politiche, sindacale e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge”.


Per partecipare alla sottoscrizione le adesioni possono essere inviate alla segreteria organizzativa del Comitato:

dostimolo@tiscali.it

Per saperne di più sulla vicenda Benanti:

23 novembre 2005

Attentato alla Repubblica!


Con un colpo solo e senza spendere nemmeno un euro per il tritolo, per le coperture e i vari depistaggi per occultare i mandanti esterni, è stata compiuta la più grande strage di mafia di tutta la storia della Repubblica: a colpi di penna

di Giorgio Bongiovanni
www.antimafiaduemila.com

Un giudice, candidato, quasi certo, alla vittoria di un concorso per diventare Procuratore Nazionale Antimafia è stato letteralmente ucciso a colpi di penna. Lui e tutti quei magistrati che con lui avrebbero potuto lavorare alla Dna. Gli assassini sono stati i membri del parlamento di questa Repubblica che hanno votato una legge anticostituzionale e aberrante. Non c’è più bisogno che Cosa Nostra ricorra al tritolo, oggigiorno con la penna si può fare anche di peggio. In duecento anni di storia del nostro paese non è mai stata eliminata una persona a suon di legge.

Di solito, quando volevano eliminare una persona, i politici chiedevano un favore alla mafia e questa glielo concedeva. Questa volta, per ovvie ragioni strategiche, si è preferito usare la penna. Nel silenzio assoluto. Rotto soltanto dalle pochissime proteste della società civile, da qualche voce all’interno del CSM, dalla lettera di solo poco più di un centinaio di magistrati, la vibrante protesta dei soli Marco Travaglio e Saverio Lodato, qualche breve apparizione televisiva concessa al procuratore stesso.

E nel silenzio del nuovo procuratore nazionale antimafia, cui auguriamo buon lavoro e di cui condividiamo le prime esternazioni sulle protezioni, a tutti i livelli, di cui gode il capo latitante di Cosa Nostra: Bernardo Provenzano.Un omicidio senza funerali, né cortei di piazza, né indignazione, né applausi in chiesa, né pianti di vedove. A piangere la Costituzione della Repubblica italiana e i padri che l’ hanno fondata, in nome della quale hanno sacrificato la loro vita. Per rendere questo paese libero e il più possibile sgombero di farabutti e delinquenti. Questo è stato compiuto, questo voglio denunciare. Una volta per tutte. Mai era accaduto che per fermare un uomo si varasse una legge apposita. Quest’ uomo si chiama Gian Carlo Caselli.

Che paura incuteva quest’uomo? A chi?Si temeva forse che alla guida della Procura Nazionale Antimafia potesse continuare le indagini sui mandanti esterni alle varie stragi che hanno insanguinato il nostro Paese?O che fosse a conoscenza di indizi tali da potere mettere sotto accusa un’intera classe di potere trasversale tra destra, sinistra e centro? Che i suoi sostituti potessero aprire scenari inquietanti non solo sulle relazioni di Cosa Nostra, ma anche su quelle della ‘Ndrangheta, senza fermarsi esclusivamente alla mafia militare?

Che avrebbero esplorato gli antri oscuri dei poteri forti, misteriosi, di cui si può immaginare, e sospettare, ma che non si ha mai il coraggio di dire?La ragione per cui si è arrivati a varare una legge contro una unica persona può essere solo che questa aveva la capacità di scoprire fatti che avrebbero potuto devastare il sistema di potere nel nostro Paese. Gian Carlo Caselli non è morto e ovviamente ce ne rallegriamo tutti. Non è stato ucciso fisicamente, però è stata uccisa sicuramente una delle ultime possibilità che in questo paese si possa scoprire la verità.

22 novembre 2005

“L’Ora” di Palermo: Quando c’era l’informazione indipendente



“Il L’Ora”, così lo chiamavano i palermitani, era un quotidiano indipendente della sera


Dalle pagine de "L’Ora”

Fu fondato nell’Aprile del 1900 dalla famiglia Florio, capofila di una nuova borghesia illuminata ed antiproibizionistica, che in esso aveva trovato il proprio organo d’informazione. Aveva poi attraversato il Fascismo, facendo viva opposizione, fino a quando aveva potuto. La sua stagione di gloria ebbe inizio nel dopoguerra, quando la Sicilia tornò a rinascere, con l’autonomia regionale, la riforma agraria, la tentata industrializzazione. Giornale dichiaratamente di sinistra, l’editore era il Partito Comunista Italiano, “L’Ora” si fece interprete di questo spirito di rinnovamento, scegliendo di schierarsi contro la faccia negativa di quello stesso rinnovamento: la nuova Mafia, il clientelismo, la nascita di nuovi potentati economici che basavano le proprie risorse sulla spesa regionale. Non fu un’operazione semplice e la testata pagò a caro prezzo la sua perseveranza nel denunciare piccoli e grandi scandali di una società corrotta e di una politica collusa, non soltanto in termini di querele, che a decine e decine arrivavano in redazione a seguito delle coraggiose inchieste che quotidianamente venivano pubblicate, ma anche in termini di sacrifici umani: “L’Ora” è il quotidiano che nella storia della stampa italiana annovera il più alto numero di giornalisti uccisi dalla mafia: Mauro De Mauro, Cosimo Cristina e Giovanni Spampinato.

Il quotidiano di Palermo ha rappresentato un’informazione di frontiera, che attraverso le inchieste, i servizi, l’indagine, si è battuta contro i poteri occulti, specie quelli mafiosi, facendo del giornalismo uno strumento di lotta politica.

La stagione più importante de “L’Ora” è legata al nome di Vittorio Nisticò, direttore del quotidiano palermitano nel ventennio che va dal 1954 al 1975, un giornalista attentissimo e autorevolissimo, che fece guadagnare alla testata prestigio nazionale. In questo arco di tempo sono stati tanti gli avvenimenti politici e di cronaca puntualmente registrati dal quotidiano d’opposizione: dal “milazzismo” (l’operazione politica che estromise la DC dal governo della Regione) all’uccisione del procuratore capo Pietro Scaglione, dal “sacco” edilizio dei Lima e dei Ciancimino al sisma del Belice.

Quando nel 1958 uscì la sua prima grande inchiesta sulla mafia, di questo fenomeno cruento e inquinatore della politica nessun media faceva cenno, giungendo pure a negarne l’esistenza. E scrivere questa parola, a chiare lettere, sulle pagine del giornale, provocò la reazione di Cosa Nostra, che collocò una bomba tra la redazione e la tipografia. La risposta del quotidiano fu altrettanto chiara : “La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua”; vennero ripubblicate in un inserto anche tutte le puntate precedenti. Questo episodio portò il Presidente della Repubblica Saragat a dichiarare che “ci voleva questo attentato per capire che la mafia c’è”, dando vita alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia, che poi, malgrado i tentativi di opposizione al disegno di legge istitutivo, da parte di deputati e senatori della Democrazia Cristiana, che la reputarono “inutile, offensiva e incostituzionale”, diventò permanente.

Insomma, “L’Ora” di Nisticò ha avuto anche questo merito, quello cioè di portare a conoscenza dell’intera nazione che la mafia in Sicilia c’era, ma che c’erano anche siciliani disposti a combatterla.

Ma “L’Ora” non fu solo questo: la redazione palermitana è stata anche un centro di cultura e di aggregazione intellettuale; basti pensare non solo a Leonardo Sciascia, ma anche a Michele Perriera, Gioacchino Lanza Tomasi, Danilo Dolci, Giuliana Saladino, Vincenzo Consolo, “scoperti” e apprezzati da Nisticò prima che diventassero gli autori che oggi conosciamo, e che arricchivano il giornale di tutti quei temi leggeri, ma non futili, che riguardavano il mondo dell’arte e del costume. Accanto a queste “penne” vi erano anche i “pennelli” di Renato Guttuso e le “matite” di Bruno Caruso, che spesso illustravano i fatti di cronaca più importanti.
“L’Ora” non esiste più, ma la sua lezione di giornalismo continua ad essere presente, attraverso molte “firme” sui più autorevoli quotidiani nazionali, di giovani cresciuti nel “laboratorio” giornalistico siciliano, come l’attuale direttore de “La Stampa” di Torino, Marcello Sorgi, che ha scritto di come a caratterizzare l’identità del quotidiano era “il mix di politici, intellettuali, artisti e scrittori che si affacciavano nel pomeriggio…”.

Dell’ultima generazione di cronisti, formatisi nella redazione del quotidiano siciliano, ricordiamo Gianni Riotta, Attilio Bolzoni, Antonio Calabrò, Alberto Stabile, e Francesco La Licata, solo per citare alcuni tra quelli più conosciuti.
Ed è con orgoglio che, ricordando l’esperienza de “L’Ora”, La Licata, giornalista esperto di storia della mafia, incontrato a Roma proprio in occasione di questa mia ricerca, mi dice come l’appartenenza a quel giornale “non era questione di essere militanti; negli anni ’70 essere contro la mafia era un dovere”. E l’adesione al partito comunista, voleva dire schierarsi contro il potere, soprattutto contro il potere mafioso.
Erano gli anni in cui la Democrazia Cristiana spadroneggiava e dove a Palermo “la parola d’ordine nei confronti del giornale d’opposizione era ostracismo”, come ricorda il cronista - poeta Mario Farinella. “Fu in quell’atmosfera e a dispetto di quell’atmosfera che Leonardo Sciascia cominciò a scrivere per “L’Ora”. Era l’inizio di una collaborazione che doveva durare per più di trent’anni, sino a qualche ora prima della morte”.

Sulle pagine del quotidiano del 3 aprile 1965, a chi gli chiedeva il perché di una così convinta consuetudine con “L’Ora”, Sciascia rispondeva scrivendo: “L’Ora sarà magari un giornale comunista, ma è certo che mi dà modo d’esprimere quello che penso con una libertà che difficilmente troverei in altri giornali italiani. In quanto al mio essere di sinistra, indubbiamente lo sono: e senza sfumature”.
A proporre allo scrittore una collaborazione regolare fu, all’inizio del 1955, l’allora neodirettore Vittorio Nisticò su indicazione di Gino Cortese, l’intellettuale comunista nisseno, che tanto aveva saputo influire sul giovane Sciascia nella sua presa di coscienza antifascista. Brancati era appena morto e sarà lo scrittore racalmutese a prendere il suo posto, scrivendo di tutto, note critiche, ma anche riflessioni culturali, politiche, inchieste e reportage.
Riguardo alla data del primo articolo pubblicato da Sciascia esistono delle fonti discordanti tra loro, tranne che per l’anno di pubblicazione che resta il 1955. Così Matteo Collura, nel “Maestro di Regalpetra”, riferisce quella del 23 febbraio, dove Sciascia dedica una nota letteraria al poeta dialettale catanese del Settecento, Domenico Tempio; mentre nella raccolta “Quaderno” di Leonardo Sciascia, pubblicata dalla Nuova Editrice Meridionale nella collana “Dalle pagine de L’Ora”, l’Editore riferisce dello stesso articolo, ma con la data del 25 febbraio. C’è poi la testimonianza di Vittorio Nisticò che sposta la data al 24 marzo: si tratta ancora di una nota letteraria, ma su un libro di Vittorio Fiore, Ero nato sui mari del tonno.

Di certo, dunque, il 1955 segna l’inizio della carriera giornalistica di Sciascia, ancora praticamente sconosciuto (solo un anno dopo avrebbe pubblicato Le Parrocchie di Regalpetra) e segna anche l’inizio di un amichevole rapporto tra lo scrittore e il direttore del quotidiano siciliano.

Vittorio Nisticò in un libro recentemente pubblicato da Sellerio, dove ripercorre i suoi venti anni di direttore al “L’Ora” di Palermo, ricorda così la nascita di questo duraturo e proficuo rapporto: “Per conoscerlo e concordare la collaborazione ero andato a trovarlo in una sua casetta di campagna nei pressi di Racalmuto, in compagnia di un comune amico, Gino Cortese, deputato comunista al parlamento siciliano”. La presenza di Sciascia in redazione era sempre molto discreta e rispecchiava la personalità sobria e riservata dello scrittore, che pareva “quasi timoroso di infastidire”. Scrive ancora Nisticò: “Sciascia era per tutti noi – da me al cronista più giovane – uno di casa: sempre pronto ad intervenire anche nella cronaca diretta o nel fuoco delle polemiche, con le sue riflessioni stringenti e in più di un caso le sue ire, e sempre con un rispetto puntiglioso della puntualità. Insomma facendo alto giornalismo. E questo me lo rendeva, ce lo rendeva particolarmente vicino”. Sarà per il giornale palermitano che lo scrittore, a poche ore dalla morte, dettò quello che può considerarsi la sua ultima riflessione pubblica, ovvero la prefazione, richiestagli da tempo, per il volumetto di scritti di Borgese apparso poi nella collana .

21 novembre 2005

Il ciclone Borsellino raccoglie i petali della Margherita

Rita Borsellino

Palermo, 18 novembre - "500 Margherite per Rita" è questo il nome dell'iniziativa lanciata oggi da alcuni diritenti regionali della Margherita e da circa 130 circoli locali del partito (ognuno dei quali rappresenta a sua volta decine di militanti).


"Siamo militanti, dirigenti, amministratori locali e portavoce dei circoli della Margherita in Sicilia - si legge nel documento diffuso oggi - e crediamo che le primarie del 4 dicembre possano segnare un importante momento di svolta nella storia e nella politica siciliana. Per questo - proseguono gli esponenti della Margherita - con grande convinzione abbiamo deciso di sostenere la candidatura della Dottoressa Rita Borsellino che secondo noi può rappresentare, unire e mettere a frutto le migliori istanze di cambiamento e buon governo espresse tanto dai partiti quanto dalla società civile."

I sottoscrittori del documento (alcuni dirigenti locali, regionali e nazionali sostenuti da 130 circoli, ma amche sindaci, consiglieri comunali e provinciali) hanno quindi lanciato una serie di iniziative pubbliche, che si terranno sotto il simbolo dei Circoli della Margherita, a sostegno di Rita Borsellino. La prima è prevista per il 25 novembre a Palermo. I firmatari affermano inoltre di contare di poter raggiungere in pochi giorni le 500 adesioni al loro appello fra i dirigenti e gli amministratori locali del partito.

I primi firmatari sono:
Gaetano Accardi e Fabio Giambrone della Direzione Regionale della Margherita, Giancarlo Garozzo, consigliere comunale Siracusa, Sebastiano Passarello, vice pres. Cons. Comunale Avola, Michelangelo Giansiracusa, presidente consiglio comunale Ferla, Orazio Mezio, sindaco di Sortino, Mario Busello, vice sindaco di Sortino, Paolo De Luca, presidente consiglio comunale Sortino, Leoluca Orlando della Direzione Nazionale e deputato regionale, Venerina Padua, capogruppo alla Provincia di Ragusa, Silvio Moncada, consigliere provinciale a Palermo, Pietro Cangemi, Gaetano Martorana e Filippo Tarantino consiglieri di circoscrizione a Palermo, Franco Barraco, Franco Fantaci e Giuseppe Mangione portavoce di tre circoli e Anna Pirolo, componente dell'assemblea cittadina di Palermo. E hanno aderito i seguenti 130 circoli della Margherita di tutte le provincie: Akala, Alisea, Amare Palermo, Arcipelago Sicilia, Arcobaleno, Arenella, Antonino Caponnetto, Bel sorriso, Belmonte Chiavelli, Borgo Nuovo, Capo Nord, Ciaculli, Santa Teresa Riva, Con Orlando nell'Ulivo, Con Prodi nell'Ulivo, Con Orlando nell'Ulivo - Ciminna, Con Prodi - Gangi, Controesodo, Costa blu, Costa Firriolo, Cuba Calatafimi, Dardan, Democratici per l'Ulivo, Democrazia e partecipazione, Diritti e Libertà, Diritti e libertà - Palermo libertà, Diritti e libertà - Palermo Villagrazia, Diritti e libertà - Castellana Sicula, Don Luigi Sturzo, Economia e Società, Eter, Europa, Falcone e Borsellino E LIBERTA'-CASTELLANA SICULA, DON LUIGI STURZO, ECONOMIA E SOCIETA', ETER, EUROPA, FALCONE E BORSELLINO, FRATELLANZA, FRATERNITA', GIORGIO LA PIRA, GIOVANILE, GIULIANA, GIUSTIZIA E LIBERTA', GLI ANTIQUARI, GORIZIA, HELIOS, IL BORGO, IL GIRASOLE, IL PESCATORE, IL PRATO, IL PUNGOLO, IN PIAZZETTA, INDIPENDENZA, INNOVAZIONE E LIBERTA', INSIEME, INSIEME NELL'ULIVO- CACCAMO, INSIEME NELL'ULIVO -TRABIA, INTERDIPENDENZA, LA BUSSOLA EUREKA, LA CANTINA, LA CLESSIDRA, LA FORZA DELLA VOCE, LA MARGHERITA DI VILLAGRAZIA DI CARINI, LA PIRA -ISOLA DELLE FEMMINE (CGIL CEMENTERIA), LA PIRA -ISOLA DELLE FEMMINE (CISL PROV.LE), LA RINASCITA, LA SAPIENZA, LA SAPIENZA II, L'ANCORA, L'APPRODO, L'AQUILA, LARISA, LAVORO E DIRITTI, LAVORO E SOCIETA', LE PULCI, LEGALITA', LIBERO PENSIERO, LIBERTA', LIBERTA' E GIUSTIZIA, LIBERTY, L'OLIVA, L'ULIVO , L'ULIVO NEL FUTURO, MARGHERITA PER CENTRO SINISTRA, MARGOT, MARTE, MONTE GRIFONE, ORLEANS, PALERMO 2005, PALERMO 2010, PALERMO ACCOGLIENTE, PALERMO BAROCCA, PALERMO EUROPA, PALERMO FELICISSIMA, PALERMO GIOIOSA, PALERMO GLORIOSA, PALERMO PER PRODI, PALERMO SICURA, PALERMO VIVA, PARI OPPORTUNITA', PARTANNA MONDELLO, PARTECIPAZIONE SOCIALE, PATHOS, PENELOPE, PER PRODI-BAUCINA, POLITICA INSIEME, POLIZIA LOCALE, PRIMAVERA, PRIMAVERA MISILMERESE 2010, PRIMAVERA PALERMITANA, PROGETTARE PALERMO, PROGETTO FUTURO, PROGETTO ULIVO, PROGRESSO E DEMOCRAZIA, PROGRESSO E LIBERTA', PROMETEO, QUARTA CIRCOSCRIZIONE, RINASCIMENTO SICILIANO, ROSA PARKS, SALVIAMO LA COSTITUZIONE, SANDRO VELLA, SOLIDARIETA', STELLA POLARE, SVILUPPO DEL TERRITORIO E DEMOCRAZIA, SVILUPPO SOLIDALE, SVILUPPO TURISTICO, TELECOMUNICAZIONI PALERMO, TOSELLI, TROPICO, ULIVISTI PER PARTINICO, UNIONE RIFORMISTA, UNITA' E SOLIDARIETA', UNITI PER IL PAESE-ROCCAMENA, VILLAGRAZIA DI CARINI
Per conoscere chi è Rita Borsellino: www.ritapresidente.it

20 novembre 2005

Il piano di rinascita democratica della P2

"Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la TV, lordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa."
(Licio Gelli, 28 sett. 2003, LA REPUBBLICA)

da girodivite.it


Quanto di questo programma è stato fino ad oggi realizzato?
Il Piano di rinascita democratica fu sequestrato all’aeroporto di Fiumicino nel sottofondo malamente camuffato di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio, che stava tornando in Italia da Nizza. Il documento è databile attorno al 1976. Dopo averli fatti rinvenire, Gelli ha avuto cura di introdurre nuovi elementi di confusione precisando, nel giugno del 1984, che il Piano di rinascita non è mai esistito. Esso era solo un insieme di appunti che dovevano servire da scaletta per una serie di articoli e relazioni. "Non era altro - dirà lo stesso Gelli - che un’esposizione sullo stato della nazione, lecita per qualsiasi cittadino che voglia esprimere il suo punto di vista sull’andamento generale del paese".

Sta di fatto che - a ben vedere - alcuni obiettivi contenuti in quel Piano di Rinascita risultano oggi applicati. Lasciamo al lettore il gusto e la curiosità di scoprire quali.
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Questo documento viene pubblicato mantenendo la stessa forma grafica dell’originale (spazi, sottolineature, titolazione, ecc.)
PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA
PREMESSA
1) L’aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema 2) Il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori. 3) Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti - anche alternativi - di attuazione ed infine nell’elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine. 4) Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione - successivi al restauro delle istituzioni fondamentali.

OBIETTIVI
1) Nell’ordine vanno indicati:
a) i partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale) b) la stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV va dimenticata; c) i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori; d) il Governo, che va ristrutturato nella organizzazione ministeriale e nella qualità degli uomini da preporre ai singoli dicasteri; e) la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi; f) il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell’operazione sui partiti politici, la stampa e i sindacati.
2) Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni possibili sul piano della manovra di tipo economico-finanziario. La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo.
Governo, Magistratura e Parlamento rappresentano invece obiettivi successivi, accedibili soltanto dopo il buon esito della prima operazione, anche se le due fasi sono necessariamente destinate a subire intersezioni e interferenze reciproche, come si vedrà in dettaglio in sede di elaborazione dei procedimenti.
3) Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità. Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

PROCEDIMENTI
1) Nei confronti del mondo politico occorre:
a) selezionare gli uomini - anzitutto - ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (Per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli); b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica; c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti - con i dovuti controlli - a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti; d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale. Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.
2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominatim. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente. Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di "simpatizzare" per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d. In un secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia; b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata; c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale; d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art.21 Costit.
3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.
Gli scopi reali da ottenere sono:
a) restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiori all’altra ipotesi.
4) Governo, Magistratura e Parlamento
E’ evidente che si tratta di obiettivi nei confronti dei quali i procedimenti divengono alternativi in varia misura a seconda delle circostanze. E’ comunque intuitivo che, ove non si verifichi la favorevole circostanza di cui in prosieguo, i tempi brevi sono - salvo che per la Magistratura - da escludere essendo i procedimenti subordinati allo sviluppo di quelli relativi ai partiti, alla stampa ed ai sindacati, con la riserva di una più rapida azione nei confronti del Parlamento ai cui componenti è facile estendere lo stesso modus operandi già previsto per i partiti politici. Per la Magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di magistratura indipendente della Ass.Naz.Mag.) che raggruppa oltre il 40% dei magistrati italiani su posizioni moderate. E’ sufficiente stabilire un raccordo sul piano morale e programmatico ed elaborare una intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento, già operativo nell’interno del corpo anche ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di evasione. Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di una èquipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee di "ripresa democratica" è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti. In termini di tempo ciò significherebbe la possibilità di ridurre a 6 mesi ed anche meno il tempo di intervento, qualora sussista il presupposto della disponibilità dei mezzi finanziari.
PROGRAMMI Per programmi s’intende la scelta, in scala di priorità, delle numerose operazioni da compiere in forma di:
a) azioni di comportamento politico ed economico; b) atti amministrativi (di Governo); c) atti legislativi; necessari a ribaltare - concomitanza con quelli descritti in materia di procedimenti - l’attuale tendenza al disfacimento delle istituzioni e, con essa, alla disottemperanza della Costituzione i cui organi non funzionano più secondo gli schemi originali. Si tratta, in sostanza, di "registrare" - come nella stampa in tricromia - le funzioni di ciascuna istituzione e di ogni organo relativo in modo che i rispettivi confini siano esattamente delimitati e scompaiano le attuali aree di sovrapposizione da cui derivano confusione e indebolimento dello Stato.
A titolo di esempio, si considerino due fenomeni: 1) lo spostamento dei centri di potere reale dal Parlamento ai sindacati e dal Governo ai padronati multinazionali con i correlativi strumenti di azione finanziaria. Sarebbero sufficienti una buona legge sulla programmazione che rivitalizzi il CNEL ed una nuova struttura dei Ministeri accompagnate da norme amministrative moderne per restituire ai naturali detentori il potere oggi perduto; 2) l’involuzione subita dalla scuola negli ultimi lo anni quale risultante di una giusta politica di ampliamento dell’area di istruzione pubblica, non accompagnata però dalla predisposizione di corpi docenti adeguati e preparati nonché dalla programmazione dei abbisogni in tema d’occupazione.
Ne è conseguenza una forte e pericolosa disoccupazione intellettuale - con gravi deficienze invece nei settori tecnici - nonché la tendenza ad individuare nel titolo di studio il diritto al posto di lavoro. Discende ancora da tale stato di fatto la spinta all’equalitarismo assoluto (contro la Costituzione che vuole tutelare il diritto allo studio superiore per i più meritevoli) e, con la delusione del non inserimento, il rifugio nella apatia della droga oppure nell’ideologia dell’eversione anche armata. Il rimedio consiste: nel chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio - posto di lavoro; nel predisporre strutture docenti valide; nel programmare, insieme al fenomeno economico, anche il relativo fabbisogno umano; ed infine nel restaurare il principio meritocratico imposto dalla Costituzione.
Sotto molti profili, la definizione dei programmi intersecherà temi e notazioni già contenuti nel recente Messaggio del Presidente della Repubblica - indubbiamente notevole - quale diagnosi della situazione del Paese, tendendo, però, ad indicare terapie più che a formulare nuove analisi. Detti programmi possono essere resi esecutivi - occorrendo - con normativa d’urgenza (decreti legge).
a) Emergenza a breve termine. Il programma urgente comprende, al pari degli altri, provvedimenti istituzionali (rivolti cioè a "registrare" le istituzioni) e provvedimenti di indole economico-sociale.
a1) Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati; il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari; la normativa per l’accesso in carriera (esami psico- attitudinali preliminari); la modifica delle norme in tema di facoltà di libertà provvisoria in presenza dei reati di eversione - anche tentata - nei confronti dello Stato e della Costituzione, nonché di violazione delle norme sull’ordine pubblico, di rapina a mano armata, di sequestro di persona e di violenza in generale.
a2) Ordinamento del Governo
1- legge sulla Presidenza del Consiglio e sui Ministeri (Cost.art.95) per determinare competenze e numero (ridotto, con eliminazione o quasi dei Sottosegretari);
2- legge sulla programmazione globale (Costit.art.41) incentrata su un Ministero dell’economia che ingloba le attuali strutture di incentivazione (Cassa Mezz. - PP.SS - Medicredito - Industria - Agricoltura), sul CNEL rivitalizzato quale punto d’incontro delle forze sociali sindacali, imprenditoriali e culturali e su procedure d’incontro con il Parlamento e le Regioni;
3- riforma dell’amministrazione.(Costit.articoli 28-97 e 98) fondata sulla teoria dell’atto pubblico non amministrativo, sulla netta separazione della responsabilità politica da quella amministrativa che diviene personale (istituzione dei Segretari Generali di Ministero) e sulla sostituzione del principio del silenzio-rifiuto con quello del silenzio-consenso;
4- definizione della riserva di legge nei limiti voluti e richiesti espressamente dalla Costituzqione e individuazioni delle aree di normativa secondaria (regolamentare) in ispecie di quelle regionali che debbono essere obbligatoriamente limitate nell’ambito delle leggi cornice.
a3) Ordinamento del Parlamento:
1) ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR); 2) modifica (già in corso) dei rispettivi Regolamenti per ridare forza al principio del rapporto (Cost.art.64) fra maggioranza-Governo, da un lato, e opposizione, dall’altro, in luogo della attuale tendenza assemblearistica. 3) adozione del principio delle sessioni temporali in funzione di esecuzione del programma governativo.
b) Provvedimenti economico-sociali;
b1) abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione); b2) adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30’ effettive (dalle 8,30 alle 17) salvi i turni necessari per gli impianti a ritmo di 24 ore, obbligatorio per tutte le attività pubbliche e private; b3) eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno - Natale - Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto; b4) obbligo di attuare in ogni azienda ed organo di Stato i turni di festività - anche per sorteggio - in tutti i periodi dell’anno, sia per annualizzare l’attività dell’industria turistica, sia per evitare la "sindrome estiva" che blocca le attività produttive;
b5) revisione della riforma tributaria nelle seguenti direzioni:
1- revisione delle aliquote per i lavoratori. dipendenti aggiornandole al tasso di svalutazione 1973-76; 2- nettizzazione all’origine di tutti gli stipendi e i salari della P. A. (onde evitare gli enormi costi delle relative partite di giro); 3- inasprimento delle aliquote sui redditi professionali e sulle rendite; 4- abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a fondazioni scientifiche e culturali riconosciute, allo scopo di sollecitare indirettamente la ricerca pura ed il relativo impiego di intellettualità; 5- alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti, investimenti e garanzie, per sollecitare l’autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto; 6- reciprocità fra Stato e dichiarante nell’obbligo di mutuo acquisto ai valori dichiarati ed accertati;
b6) abolizione della nominatività dei titoli azionari per ridare fiato al mercato azionario e sollecitare meglio l’autofinanziamento delle aziende produttive; b7) eliminazione delle partite di giro fra aziende di Stato ed istituti finanziari di mano pubblica in sede di giro conti reciproci che si risolvono - nel gioco degli interessi - in passività inutili dello stesso Stato; b8) concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali dall’estero; b9) costituzione di un fondo nazionale per i servizi sociali (case-ospedali-scuole-trasporti) da alimentare con:
1 - sovraimposta IVA sui consumi voluttuari (automobili- generi di lusso); 2 - proventi dagli inasprimenti fiscali ex b5)4; 3 - finanziamenti e prestiti esteri su programmi di spesa; 4 - stanziamenti appositi di bilancio per investimenti; 5 - diminuzione della spesa corrente per parziale pagamento di stipendi statali superiori a L.7.000.000 annui con speciali buoni del Tesoro al 9% non commerciabili per due anni.
Tale fondo va destinato a finanziare un programma biennale di spesa per almeno 10.000 miliardi. Le riforme di struttura relative vanno rinviate a dopo che sia stata assicurata la disponibilità dei fabbricati, essendo ridicolo riformare le gestioni in assenza di validi strumenti (si ricordino i guasti della riforma sanitaria di alcuni anni or sono che si risolvette nella creazione di 36.000 nuovi posti di consigliere di amministrazione e nella correlativa lottizzazione partitica in luogo di creare altri posti letto). Per quanto concerne la realizzabilità del piano edilizio in presenza della caotica legislazione esistente, sarà necessaria una legge che imponga alle Regioni programmi urgenti straordinari con termini brevissimi surrogabili dall’intervento diretto dello Stato; per quanto si riferisce in particolare all’edilizia abitativa, il ricorso al sistema dei comprensori obbligatori sul modello svedese ed al sistema francese dei mutui individuali agevolati sembra il metodo migliore per rilanciare questo settore che è da considerare il volano della ripresa economica;
b10) aumentare la redditività del risparmio postale elevando il tasso al 7% b11) concedere incentivi prioritari ai settori: I - turistico; II - trasporti marittimi III - agricolo-specializzato (primizie-zootecnica); IV - energetico convenzionale e futuribile Nucleare-geometrico-solare); V - industria chimica fine e metalmeccanica specializzata di trasformazione; in modo da sollecitare investimenti in settori ad alto tasso di mano d’opera ed apportatori di valuta;
b12) sospendere tutte le licenze ed i relativi incentivi per impianti di raffinazione primaria del petrolio e di produzione siderurgica pesante.
c) Pregiudiziale è che oggi ogni attività secondo quanto sub a) e b) trovi protagonista e gestore un Governo deciso ad essere non già autoritario bensì soltanto autorevole e deciso a fare rispettare le leggi esistenti.
Così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il Paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facoltà di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonché di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano annata e di violenza in generale.
d) Altro punto chiave è l’immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.
E’ inoltre opportuno acquisire uno o due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso, Europeo sulla formula viva "Settimanale".

MEDIO E LUNGO TERMINE
Nel presupposto dell’attuazione di un programma di emergenza a breve termine come sopra definito, rimane da tratteggiare per sommi capi un programma a medio e lungo termine con l’avvertenza che mentre per quanto riguarda i problemi istituzionali è possibile fin d’ora formulare ipotesi concrete, in materia di interventi economico-sociali, salvo per quel che attiene pochissimi grandi temi, è necessario rinviare nel tempo l’elencazione di problemi e relativi rimedi. a) Provvedimenti istituzionali a1) Ordinamento giudiziario
I unità del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione - articoli 107 e 112 ove il P.M. è distinto dai Giudici), II responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del P.M. (modifica costituzionale); III istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio con i relativi e connessi pericoli ed eliminando le attuali due fasi d’istruzione; IV riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale); V riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile. VI esperimento di elezione di magistrati (Costit. art. 106) fra avvocati con 25 anni di funzioni in possesso di particolari requisiti morali;
a2) Ordinamento del Governo
I modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto daIla Camera all’inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni del successore; II modifica della Costituzione per stabilire che i Ministri perdono la qualità di parlamentari. III revisioni della legge sulla contabilità dello Stato e di quella sul bilancio dello Stato (per modificarne la natura da competenza in cassa); IV revisione della legge sulla finanza locale per stabilire - previo consolidamento del debito attuale degli enti locali da riassorbire in 50 anni - che Regioni e Comuni possono spendere al di là delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni di scopo (esenti da imposte e detraibili) e cioè relative ad opere pubbliche da finanziare secondo il modello USA. Altrimenti il concetto di autonomia diviene di sola libertà di spesa basata sui debiti; V riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari
a3) Ordinamento del Parlamento
I nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proprozionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari - ex magistrati - ex funzionari e imprenditori pubblici - ex militari ecc.);
Il modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed al Senato preponderanza economica (esame del bilancio);
III Stabilire norme per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali, regionali e comunali (modifica costituzionale);
IV Stabilire che i decreti-legge sono inemendabili:
a4) Ordinamento di altri organi istituzionali
1) Corte Costituzionale: sancire l’incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive ed in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attive (che trasformano la Corte in organo legislativo di fatto);
2) Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l’ineleggibilità ed eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);
3) Regioni: modifica della Costituzione per ridurre il numero e determinarne i confini secondo criteri geoeconomici più che storici.
Provvedimenti economico sociali,
b1) Nuova legislazione antiurbanesimo subordinando il diritto di residenza alla dimostrazione di possedere un posto di lavoro ed un reddito sufficiente (per evitare che saltino le finanze dei grandi Comuni); b2) nuova legislazione urbanistica favorendo le città satelliti e trasformando la scienza urbanistica da edilizia in scienza dei trasporti veloci suburbani;
b3) nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino (sul modello inglese) e stabilendo l’obbligo di pubblicare ogni anno i bilanci nonché le retribuzioni dei giornalisti;
b4) unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi attuali;
b5) disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo:
1) Il divieto del pagamento di pensioni prima dei 60 anni salvo casi di riconosciuta inabilità;
2) il controllo rigido sulle pensioni di invalidità;
3) l’eliminazione del fenomeno del cumulo di più pensioni;
b6) dare attuazione agli articoli 39 e 40 della Costituzione regolando la vita dei sindacati e limitando il diritto di sciopero nel senso di:
1) introdurre l’obbligo di preavviso dopo avere esperito il concordato;
2) escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti; dogane; ospedali e cliniche; imposte; pubbliche amministrazioni in genere) ovvero garantirne il corretto svolgimento;
3) limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro;
b7) nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori alla proprietà azionaria delle imprese e sulla gestione (modello tedesco)
b8) nuova legislazione sull’assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo, disciplina delle acque, rimboscamento, insediamenti umani);
b9) legislazione antimonopolio (modello USA);
b10) nuova legislazione bancaria (modello francese);
b11) riforma della scuola (selezione meritocratica - borse di studio ai non abbienti - scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese);
b12) riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco
c) Stampa - Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI - TV.

ORGANIGRAMMA
ECONOMIA E FINANZA
Governatore Banca d’Italia Direttore Generale B.ca It. Presidente IRI (e finanziarie dipendenti) Dir. Gen. - " Presidente ENI (e finanziarie dipendenti) Dir. Gen. " Presidente e Dir. Gen. Enti di gestione PP.SS. (EGAM-EFIM- Cinema - Terme) Presidente Cassa Mezzog Dir. Gen. " Presidente IMI Dir. Gen. " Presidente Mediobanca Dir. Gen. " Presidente Mediocredito Centrale Dir. Gen. " Presidente ICIPU Dir. Gen. " Presidente INA Dir. Gen. " Presidente INPS Dir. Gen. " Presidente INAM Dir. Gen. " Presidente INADEL Dir. Gen. "

MAGISTRATURA
Primo Pres. Corte Cass. Proc. Gener. " " Avv. Gerer. " " Pres. C.A. Roma Proc. Gen. C.A. Milano Pres. Trib. Torino Proc. Repubbl. Venezia Cons. Istrutt. Bologna Firenze Napoli Bari Catanzaro Palermo

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Presidente Consiglio di Stato Presidente Corte dei Conti Procuratore Generale Corte dei Conti Ragioniere generale dello Stato Segretario Generale Ministero Affari Esteri Segretario Generale Programmazione Capo della Polizia Direttore Generale FF.SS Direttore Generale PP.TT Direttore Generale ANAS Direttore Generale Tesoro Direttore Generale II.DD. Direttore Generale II. Indiri. Direttore Generale UTE Direttore Generale fonti d’energia Direttore Generale produzione industriale Direttore Generale produzione industriale Direttore Generale valute Direttori Generali istruzione elementare secondaria 1° grado superiore tecnica professionale universitaria
CORPI MILITARI
Capo S.M.
Difesa Capo S.M.
Esercito Capo S.M.
Marina Capo S.M.
Aeronautica Com.te
Arma CC. Capo S.M.
Guardia Fin.
Com ti Regioni Territoriali Eserc Com.ti
Zone Aeree Com.ti Dipartim. Mil. Maritt.
Com.te Guardie PS Com.te
Guardie Forestali Com.te
Guardie Carcerarie Com.te Sid.