26 dicembre 2005

Finalmente l'Italia è una dittatura!

da www.laltrasicilia.org

Finalmente c'è la nuova legge elettorale.

Finalmente l'Italia è una vera dittatura o quasi.

Non si eleggono più deputati e senatori, né col voto di preferenza nel proporzionale (all'antica) né col voto secco uninominale (che c'era fino ad ora); deputati e senatori sono "nominati" dall'alto ed entrano nelle Camere secondo un complicato ordine di cui i cittadini non sanno niente. Alla Camera non ha importanza quanto piglia lo schieramento di maggioranzarelativa: in ogni caso gli spetta il 54 % dei deputati, il 46 % agli altri (o all'altro, perché temibile è lo sbarramento di coalizione al 10 %). La stessa cosa al Senato, ma su base regionale con lo sbarramento al 20 %! (sì al 20 % non è un refuso di stampa!). Ma non importa, tanto poi verrà il senato federale non eletto neanche dai cittadini e voluto dalla devolution.

L'importante è che non nasca niente di nuovo nel paese... Infatti, per un partito fuori dalle due "consorterie", lo sbarramento è del 4 % alla Camera e dell'8 % al Senato (ma su base regionale), se invece è unpartitino "di regime" basta solo il 2 % (anzi, di più, viene ripescatoquello che scende sotto ma è il primo rispetto agli altri) alla Camera eil 3 % al Senato.In ogni caso per minoranze o partiti regionali non c'è spazio. Parlavamoin altro comunicato per scherzare dell'assurda legge elettorale turcafatta apposta per evitare che i Curdi sedessero al Parlamento di Ankara eil sig. Berlusconi ha fatto persino la gaffe, poi rimangiata, di dire chela legge elettorale turca sarebbe stata migliore...

Pensiamo all'autonomismo siciliano, per decenni represso ed orarinascente. Lasciamo perdere le contraffazioni lombardiane che non ciinteressano...Un partito autonomista siciliano, per eleggere un senatore deve - a primaconsultazione in cui si presenta - superare l'8 % in Sicilia. Che dire?La legge elettorale siciliana, che chiede il 5 % ma che, facendo perdere iresti delle province minori, di fatto chiede un quoziente maggiore nellepiù grandi, in confronto sembra un modello di democrazia. L'Otto percento!Per decenni i socialisti in Sicilia non sono mai arrivati a questa cifra ehanno ... governato (per non dire r...) come pochi altri...Solo la mafia o i sindacati possono, a prima consultazione, ottenere tantoper un loro partito...Alla Camera poi neanche parlarne...Prendere il 4 % in Italia significa prendere più del 40 % in Sicilia...Nemmeno la vecchia DC arrivava a tanto consenso...Certo ci si può ... coalizzare.Ma bisogna inghiottire tutto quello che i partiti italiani preconfezionanoper la Nostra Terra, cioè bisogna tradire questa terra. E anche cosìfacendo otterremmo qualche senatore (il 3 % non è poi un grande ostacolo)ma nessun deputato (il 2 % in Italia significa sempre più del 20 % inSicilia...). Solo la "Lega", tra i partiti locali, se tale si vuoleconsiderare, è geograficamente in grado di superare queste soglie. In parole povere autoritarismo e ingovernabilità insieme.

E' vero!L'Italia è un paese in pieno declino in un continente in pieno declino...E in questo la Sicilia non è che una povera appendice d'oltremare di questa nazione sghangherata e alla deriva... Ma, prima che per decreto ci dicano chi sono i deputati e i senatori, setatticamente ci alleassimo con i "meridionalisti veri" (se esistono) perraggiungere insieme le soglie di sbarramento e poi ognuno portasse avantile proprie battaglie? Forse allora ancora potremmo allentare (non togliere, non facciamociillusioni) le catene che ci aggiogano allo "stivale" e giocare ancora qualche carta per la sopravvivenza del Nostro Popolo. O, al contrario,potremmo fare una seria campagna per il "non voto", delegittimando sempre più il regime che si sta instaurando in Italia...

22 dicembre 2005

Minacce a Gavino Ledda

Una fucilata contro la porta di casa

di COSTANTINO COSSU
da ilmanifesto.it

OLBIA - Un boato e i pallettoni che arrivano come una pioggia di piombo. Sono le otto di sera di venerdì scorso quando Gavino Ledda solleva il telefono per denunciare a un amico giornalista che contro di lui è stato compiuto un gesto d'intimidazione gravissimo. A Siligo, il piccolo paese alle porte di Sassari dove l'autore di «Padre padrone» vive quasi da eremita con i fondi della Bacchelli, arrivano polizia e carabinieri.

La pista che viene imboccata è quella della ritorsione violenta. Pochi giorni prima Ledda aveva denunciato, attraverso il quotidiano La «uova Sardegna» che a Baddevrustana, il luogo in cui sorgeva l'ovile raccontato nel romanzo stavano aprendo una cava di sabbia.

Baddevrustana per Ledda è un luogo della memoria. Non è soltanto il posto dove ha ambientato il libro che lo ha fatto conoscere in mezzo pianeta; è soprattutto quel maledetto fazzoletto di terra dove è stato gettato bambino, strappato dalle aule scolastiche, per badare al gregge del padre Abramo. Nome da patriarca biblico, quello del vecchio genitore, che regnava su una vallata di sughere e mirti dalla quale il piccolo Gavino è dovuto fuggire per trovare se stesso. Quel luogo ha rischiato di essere irrimediabilmente violentato. Acquistato da un imprenditore che lavora nell'estrazione della sabbia, in buona parte è già stato sventrato dalle ruspe. Ledda ha gridato il suo no, e dopo la denuncia sui giornali ha presentato un esposto alla procura della Repubblica. I magistrati hanno mosso i carabinieri, che hanno scoperto che la cava non solo deturpava, ma era abusiva, aperta senza autorizzazioni, e che, per giunta, nel perimetro della valle erano state localizzate discariche illegali. Il cantiere è stato chiuso.

Beddevrustana era salva.A quel punto lo scrittore ha approfittato dell'attenzione dei media per rilanciare: «Mi piacerebbe che nella valle di `Padre padrone' venisse creato un parco letterario. Servono vincoli di tutela regionali che scongiurino per sempre il rischio al quale Baddevrustana è appena scampata». La proposta è arrivata a Renato Soru, che ha mostrato interesse. Le fucilate contro la casa di Ledda sono suonate come un tentativo di rivalsa e anche di blocco di ogni iniziativa di salvaguardia. Lo scrittore però non è rimasto isolato. Intorno a lui si è stretta una solidarietà vastissima, che va da Francesco Cossiga (di Siligo per parte di madre) a Marcello Fois. Non si erano mai visti gli investigatori lavorare così alacremente. Sulla questura di Sassari fa pressing Beppe Pisanu in persona.«Ora - dice Ledda - vorrei che il tiro della reazione si alzasse.

La Sardegna è piena di cave, più o meno autorizzate, che stanno violentando la nostra terra. Si parla tanto di sacco delle coste. Anche le campagne, però, sono assediate dai barbari». Casi come quello di Baddevrustana sono all'ordine del giorno delle cronache. Ma anche quando le cave vengono aperte con licenze regolari, spesso i comuni si dimenticano si svolgere prima le valutazioni d'impatto ambientale. Paesaggi ricchi di storia e di enorme pregio naturalistico vengono deturpati nell'indifferenza generale. Con Baddevrustana non è stato così. Ancora una volta l'eremita di Siligo ha dato prova di saper stare dalla parte giusta.

16 dicembre 2005

Carla Voltolina una vita di impegno e discretezza

di Cesare Piccitto

In un momento storico in cui la figura della donna, soprattutto in Italia, è volutamente apprezzata solo come immagine estetica storie come queste diventano un valido modello alternativo. Mentre nei media: “Lori Del Santo” sembra l’unica femminilità che la TV riesce ad esprimere; la politica: istituì le “quote rosa” (legge che incentiva la presenza delle donne nella vita politica attiva) miseramente le cancella con un colpo di mano ripristinandole poi in via caritatevole; sull’aborto: si tenta di ridiscutere la legge 194 dimenticandosi così dell’autodeterminazione della donna; La vedova Voltolina Pertini in questo contesto inverte lo stereotipo femminile dominante.

Lei era una donna diversa. Di quelle donne ce ne ancora oggi, non ne dubitiamo, ma non riescono ad affermarsi quelle che ci riescono sono davvero poche.

Carla Voltolina era la vedova di Sandro Pertini, si è spenta qualche giorno fa a Roma. Nacque a Torino nel 1921; attiva come partigiana prima a Torino poi nelle Marche dove venne arrestata dalle SS nel corso di un rastrellamento. Fatta evadere in seguito a Roma la ritroviamo a fianco di Eugenio Colorni, infine a Milano. Nel 1944, a Torino, conobbe Sandro Pertini, che sposò l'8 giugno 1946. Giornalista del periodo clandestino, è iscritta all'Ordine dei giornalisti dal 1945. Ha collaborato a “Il Lavoro” di Genova e a “Noi Donne” in veste di giornalista parlamentare. Ha condotto inchieste sulle carceri, sugli anziani e sulla prostituzione, pubblicando con Lina Merlin il volume «Lettere dalle case chiuse». La sua è una storia di impegno coerente, a cominciare dalla sua scelta di entrare nelle formazioni partigiane piemontesi.

Lo scorso marzo, dopo la prima approvazione delle modifiche costituzionali decise dalla casa delle libertà, lanciò un appello alle forze democratiche perché si opponessero allo stravolgimento bonapartista della Repubblica. Come psicologa ha svolto attività presso il Servizio farmacodipendenza ed alcolismo del Policlinico universitario Gemelli di Roma, presso l'Ente ospedaliero Monteverde di Roma e presso il Servizio diagnosi e cura psichiatrica di Santa Maria Nuova di Firenze. E’ vero che l’antico sistema italiano lascia quasi nessuno spazio alle donne, ma lei è riuscita comunque a conquistarsi il suo, con “impegno e discretezza” come solo una donna riesce a fare.

Ultimo appello alle forze politiche di Carla:

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&topic_id=46150

*Foto della Voltolina con i cittadini di Carpi

14 dicembre 2005

NO TAV! Meglio saperne di più

da www.misteriditalia.com

Da diversi anni è in corso in ValSusa una manovra di resistenza organizzata contro la linea ad alta velocità ferroviaria Torino-Lione (TAV).
Quello che fanno credere i media è che gli oppositori siano pochi e comunque motivati solamente dal fatto che "gli passa il treno sotto casa".
Nella manifestazione di giugno c'erano 30.000 persone (in tutta la Val Susa ci sono 50.000 abitanti).
I motivi veri (che vengono metodicamente nascosti dai media) sono ben altri:

1.La tratta Torino-Lione è completamente inutile: nella Val Susa esiste già una linea ferroviaria sottoutilizzata, in grado di reggere il traffico richiesto (considerando i tassi di crescita) almeno fino al 2050.

2.La linea in costruzione è esclusivamente merci, non si avrebbe alcun vantaggio in termini di tempo per la percorrenza da Torino a Lione. I treni passeggeri, comunque, continuerebbero a transitare nella linea storica con i tempi di percorrenza attuali.

3.Nel tratto montano (e quindi da Torino alla Francia), comunque non sarebbe una tratta ad alta velocità perchè la conformazione del terreno montano non la rende possibile.

4.L'amianto sotto al Musinè c'è veramente (è già ampiamente dimostrato), e nei progetti non c'è il minimo accenno ad un piano di messa in sicurezza dell'amianto estratto (è previsto semplicemente uno stoccaggio in valle a cielo libero), che con i frequenti venti della Val Susa verrebbe distribuito e respirato in tutta la cintura ovest di Torino ed in Torino stessa. Le malattie causate dalla respirazione di anche solo 1 fibra di amianto vengono diagnosticate 15 anni dopo l'inalazione. Dal momento della diagnosi la mortalità è del 100% ed il tempo di vita medio è di 9 mesi.

5.Il corridoio 5 (tratta Lisbona-Kiev) di cui questa tratta sarebbe parte fondamentale non esiste: da Trieste verso est l'opera è bloccata in tutti i suoi aspetti.

6.Finanziariamente è un disastro annunciato: perchè vada in attivo, nella tratta dovrebbe passare un treno merci ogni 3 minuti, 24 ore al giorno. Per questo motivo, al momento nessun privato si è impegnato finanziariamente, banche e fondazioni comprese. La tratta è costosissima, ed i soldi non ci sono: è notizia recente che nella finanziaria di questi giorni sono stati tagliati quasi tutti i fondi per le grandi opere. Gli unici soldi su cui si regge l'opera sono i finanziamenti europei.

Forse ora è più chiaro e motivato perchè nelle proteste dei ValSusini sono presenti sempre, in prima fila, tutti i sindaci e le istituzioni di tutti i paesi della Valle, indipendentemente dal partito politico di appartenenza.

Il CIPE, incaricato di distribuire i fondi italiani, ha già eliminato la tratta Torino-Lione dalle opere da finanziare dallo stato italiano (nonostante quanto riferito dai media).

L'unico obiettivo di chi il TAV lo vuole fare è quello di agganciare la pioggia di finanziamenti europei per le grandi opere; per far questo, devono entro fine anno poter dire che i lavori sono iniziati.

La questione NoTAV non è una questione di sinistra o destra: l'opposizione è trasversale, ed ogni persona di buon senso che sia informata sul problema non ha difficoltà a capire le ragioni della protesta.

11 dicembre 2005

Incendiato il c.s.o.a. Montagnola di Bagheria

I ragazzi della Montagnola subiscono un ATTENTATO MAFIOSO

da Catena di S. Libero

A bagheria il 15 maggio 2002 un gruppo di ragazzi di 30-40 persone ha occupato una struttura, La Montagnola, notoriamente conosciuta per gli interessi ad essa connessi. Nasce cosi' il c.s.o.a. Montagnola gestito in maniera indipendente da questi ragazzi.

Nell'arco di un mese e mezzo sono state tante le attivita' svolte all'interno e fuori la struttura, soprattutto campagne informative rivolte alla popolazione bagherese per sollecitarle a prendere attodi come una magnifica struttura come quella potesse tornare in mano ai cittadini e non rimanere in un totale sfracello in balia a teppisti, prostituzione ecc.

Dopo questo mese e mezzo i ragazzi della Montagnola subiscono un ATTENTATO MAFIOSO nel quale si e' dato fuoco a parte della struttura, a un motore di uno degli occupanti e di un cane che il c.s.o.a. teneva, dato che a Bagheria il problema del randagismo e' risolto tramite l'avvelenamento dei cani stessi. Nonostante tutti i nostri sforzi per rendere noto l'avvenimento, mainessuno si e' occupato della faccenda, tipo la magistratura o i giornalisti... o la popolazione. Questo messaggio non e' che un altro tentativo di far conoscere l'incubo mafioso che i ragazzi di Bagheria sono costretti a vivere ogni giorno.


10 dicembre 2005

PALERMO SOLIDALE CON LA VAL DI SUSA IN LOTTA! NOTAV!

Report manifestazione di Mercoledi’ 7 dicembre 2005 Ore 16:00 alla stazione centrale
Una cinquantina di attivisti NO TAV (anarchici contro la devastazione ambientale e network antagonista) hanno manifestato all'interno della stazione centrale di Palermo contro l'aggressione delle forze dell'ordine su mandato di Pisanu avvenuta in Val di Susa martedi mattina nei confronti della popolazione della Val di Susa che ormai da mesi sta occupando con dei presidi l'accesso ai cantieri per la costruzione dei TAV(treni ad alta velocita'). Alla protesta si sono uniti diverse personee lavoratori Ferrovieri che hanno solidarizzato con la protesta in Val di Susa .
Gli slogan dei manifestanti chiedevano: "Fuori le truppe di occupazione dalla Val di Susa e dall'Iraq" la smilitarizzazione immediata della Valle e la sospensione dei lavori del TAV come chiedono i comitati popolari NOTAV.

IL VOLANTINO DISTRIBUITO ALLA MANIFESTAZIONE::
DEMOCRAZIA BLINDATA IN VAL DI SUSA

Il ministro Pisanu fa caricare dalla polizia il presidio della popolazione della Val di Susa che protestava contro la TAV(treni alta velocità) e per la tutela del territorio.
La popolazione della Val di Susa sta dando a tutti una lezione di lotta in difesa di un territorio da una “democrazia” che non tiene piu’ in nessuna considerazione le esigenze di una popolazione e del territorio e che e’ sempre piu’ orientata alla difesa dei poteri forti e delle speculazioni finanziarie. Ieri notte le truppe di polizia del ministro Pisanu, che ormai da mesi stanno occupando militarmente la Valle di Susa a difesa dei cantieri per la costruzione di questa mega-opera ha attaccato manganellando, spingendo e provocando il presidio NOTAV di Venaus , composto da giovani, centri sociali, associazioni ambientaliste , sindacati di base, operai , lavoratori , studenti, parroci, anziani , sindaci ed istituzioni locali.. I presidi spontanei della popolazione dell’intera Valle sciolti manu militari le piazze dei paesini sgomberati con la forza , perché ognuno si rinchiuda nella propria casa e non partecipi alle decisioni che riguardanoil territorio in cui si vive. Perche’ a nessuno li’ ed in tutta Italia venga in mente la possibilità diseguirne l’esempio : di prendersi cura del proprio territorio anziche’ abbandonarlo ai distruttori di destra e di sinistra , ai cementificatori di stato o a quelli delle coop <> ai potentati nazionali o regionali. In Sicilia ed in tutto il meridione conosciamo bene l’arroganza cieca delle istituzioni e la costruzione di queste opere che devastano l’ambiente come il ponte sullo stretto, gli inceneritori e il metodo della occupazione militare dei territori per portare a termine delle opere che la popolazione locale osteggia.

Fuori le truppe di occupazione dalla Val di Susa e dall’Iraq

No alle grandi opere(TAV - TRAFORO DEL GRAN SASSO- PONTE SULLO STRETTO)

Contro l’aggressione delle forze dell’ordine al presidio di Venaus

Contro il governo BERLUSCONI e il ministro dell’interno Pisanu.

Contro la devastazione ambientale dei nostri territori.

Solidarieta’ alla popolazione della Val di Susa in lotta contro la devastazione ambientale .

Solidarieta’ ai 50 manifestanti feriti da polizia e carabinieri.

Network Antagonista Siciliano www ecn.org/excarcere

da http:www.uonna.it/radioarchimede.htm

06 dicembre 2005

Val di Susa: Un'intera valle in rivolta. La superlinea? Inutile.

Dopo i fatti gravissimi di questa notte in Val di Susa (carabinieri e polizia hanno sgomberato violentemente il presidio a Venaus caricando i manifestanti e ferendone alcuni), si invita a diffondere con ogni media necessario l'inchiesta sulla Tav pubblicata sul settimanale DIARIO dello scorso 25 novembre:

Un'intera valle in rivolta. La superlinea? Inutile. Lo dimostrano le cifre del trasporto merci tra Francia e Italia.E l'impossibilita' di farci correre i treni veloci. Utile pero' per distribuire appalti. A Marcellino Gavio. All'azienda di famiglia del ministro dei Trasporti. E alle coop rosse.

NOI DELLA VALSUSA? SIAMO FUORI DAL TUNNEL di Gianni BarbacettoAltro che egoisti e localisti. Vivono da vent'anni in un grande cantiere. E ora hanno detto basta. Perche' la nuova linea ferroviaria non serve. Perche' temono l'amianto degli scavi. Perche' sanno che i lavori stanno aprendo una nuova Tangentopoli, con vecchi protagonisti http://www.diario.it/index.php?page=cn05120201

PARLA LA GENTE DELLA VALLE. TANTE VOCI, UN SOLO NO di Claudia JampagliaMolto prima che l’Italia si accorgesse di Pietro Lunardi, i NoTav c'erano gia': erano cinque, nel 1992, davanti al primo Tgv passato in valle con a bordo il presidente Fs Lorenzo Necci; sono diventati 70 mila alla manifestazione della settimana scorsa
http://www.diario.it/index.php?page=cn05120202

Sui siti internet http://www.notav.it e http://www.notavtorino.org informazioni e aggiornamenti costanti http://www.informationguerrilla.org

La sconfitta dei ragionieri

di Claudio Fava

In Sicilia hanno perso i ragionieri della politica. Quelli convinti che i candidati si debbano scegliere come si fa con i criceti o con i labrador (pelo bianco, muso nero, occhi azzurri). Piccoli chimici della politica che vorrebbero sempre misurare, prima di decidere, quante parti di sangue moderato e di sangue radicale scorrono nelle vene del candidato.

E poi, qual è il colore della sua tessera, quante parrocchie ha frequentato, se è di segno zodiacale riformista, se legge l'Unità o il Corrierone. Hanno perso i gattopardi, quelli che tanto in Sicilia figurati se cambia qualcosa, lì per vincere ci vuole un democristiano, uno con la faccia furba e la cravatta ton sur ton, altro che la dottoressa Rita Borsellino che sembra una madonna di porcellana, col suo volto immacolato, lo sguardo più azzurro del mare e i sorrisi che ti lasciano senza parole. Hanno perso i piccoli generali, quelli che pensano di muovere i voti come le armate del risiko, io ci metto tre sezioni, quattro onorevoli e un sindaco, tu mi dai il senato accademico, l'altro ci mette le cliniche e i manager...

Ha perso quest'idea letteraria e molto romana di una Sicilia inguaribile e svagata, perduta tra mediazioni e moderazioni, una Sicilia che conosce solo il linguaggio da mercante in fiera che adopera Raffaele Lombardo (io qui sono: allora, chi mi vuole? chi offre di più?), che non crede ai sogni e che con i Cosi Nostri ha imparato a convivere molto prima che ce lo chiedesse il ministro Lunardi.

In compenso hanno vinto i siciliani. Non Orlando, non i Ds o Rifondazione: i siciliani. I tanti che non avevano neppure votato per le primarie un po' liturgiche di ottobre e adesso sono andati a cercarsi il loro seggio per dire che questa sfida da nuovo millennio, questo riscatto da una politica di ammiccamenti e furbizie è anche la loro sfida. I siciliani che vogliono riscattarsi dal medioevo mafioso senza affidarsi - per una volta - alle corti di giustizia. I siciliani che hanno capito, sulla loro pelle, che sconfiggere la mafia non serve ad andare in paradiso ma a vivere meglio: più risorse per l'economia, più salute negli ospedali, più lavoro per i disoccupati, più dignità per i padri, più futuro per i figli.

Rita Borsellino interpreta questo bisogno di una nuova cittadinanza senza ricorrere al fantasma del fratello. Ma partendo da se stessa. Dieci anni di lavoro con Libera, mentre ai tavoli del bridge si discettava sulla Sicilia irredimibile. Un milione di firme raccolte per rendere utile la legge La Torre, mentre i segretari di tutti i partiti si convincevano che la mafia non era più priorità né emergenza. «La logica del cognome non surroga competenze e per nessuna ragione al mondo si potrebbe affidare alla signora Alighieri la continuazione della Divina Commedia» ha scritto Francesco Merlo. Il paradosso è suggestivo ma bugiardo. Rita Borsellino non sta ereditando, per jus familiae, la conduzione dei processi istruiti dal fratello: si sta preparando per una sfida (politica e di governo) che nulla ha a che fare con il mestiere di giudice.

Ma il paradosso di Merlo è più insidioso, tradisce la convinzione diffusa e superficiale che esiste una generazione di paria (orfani, vedove, sorelle e fratelli degli ammazzati di mafia) degni di compassione, non di credibilità. Condannati ad essere, nelle loro vite private, il riflesso sbiadito dei loro morti. E se qualcuno di loro si intigna a vivere il proprio tempo, e magari a sfidare le menzogne della mafia scegliendo la via più diretta e spigolosa, quella dell'impegno politico, scatta subito il coprifuoco: ma che vogliono, costoro? Non gli bastano le veglie funebri, le commemorazioni con le scolaresche, le medaglie al valore? Pure politica vogliono fare?
Ecco il vizio di Rita Borsellino: portare quel cognome senza farsene una colpa; anzi, pretendendo il diritto all'indignazione e all'azione. Per sua e nostra fortuna. Altrimenti, tanto varrebbe farci cucire una stella gialla sul bavero del cappotto, così i bambini potrebbero riconoscerci subito per strada: guarda, mamma, la vedova di..., il figlio di...

05 dicembre 2005

Stronzate

di Pina La Villa
www.girodivite.it

"La mafia fa schifo": è partita la campagna elettorale di Totò Cuffaro. Qualche giorno fa mi sono vantata coi miei alunni, dicendo che l’insegnamento della filosofia servirà almeno a consentire loro di capire quando qualcuno sta dicendo scempiaggini, insomma a metterli in guardia contro le stronzate. Mi riferivo al racconto di Isaiah Berlin (citato da Armando Massarenti nel Sole24ore di domenica 13 novembre)su un professore di Oxford che teneva un corso di filosofia per studenti di altre facoltà: "Tra di voi - diceva all’inizio - c’è chi diventerà avvocato, dottore,ingegnere, soldato, amministratore pubblico, proprietario terriero. Ciò che dirò in queste lezioni vi sarà di scarsissima utilità nei vostri campi. Posso solo promettervi che, se seguirete questo corso fino alla fine, sarete per sempre in grado di capire quando qualcuno sta dicendo delle scempiaggini".

Spero che i miei alunni riconoscano come stronzata, cioé come assoluta indifferenza alla verità (vedi il libro di Harry G. Frankfurt,Stronzate, Rizzoli), lo slogan "La mafia fa schifo" di Totò Cuffaro, espressione, ad essere buoni, che denuncia una povertà di espressione e un’assenza di pensiero veramente allarmante. E, ad essere cattiva, una presa in giro colossale, di cui i siciliani, che non sono scemi, spero proprio che si rendano conto.

Ma lo slogan di Cuffaro non è l’unico. Altre stronzate registrate in una giornata tipo: la scritta "memorial day" in cima a una lapide messa in onore dei caduti di Nassirya, a Catania, sotto la Porta Uzeda; le elezioni anticipate in Sicilia, volute, dice Lombardo, per far votare i siciliani "tranquilli", cioè non influenzati dalla campagna elettorale per le politiche (cioé non influenzati dal "vento del nord"); l’affermazione che Rita Borsellino sarà pure una brava persona ma non ha le competenze amministrative necessarie per governare la Sicilia (si, certo, risponde Rita Borsellino, se sono quelle dimostrate in tutti questi anni dai politici siciliani, io non le ho, queste competenze); Storace che dice: non vogliamo cambiare la legge sull’aborto, vogliamo controllare che sia applicata bene; Ruini che parla di cose di cui non sa nulla (ma è così che gli uomini di chiesa sono stati educati a ragionare) e via dicendo e citando, l’elenco sarebbe troppo lungo e io sono stanca delle stronzate.

02 dicembre 2005

Boosta: UN'ORA E MEZZA

Titolo:Un'ora e mezza
Autore: Davide Dileo (in arte "Boosta")
C.E. : Baldini Castoldi Dalai
Prezzo: € 14

da carmillaonline.com

di Giuseppe Genna


Accennare agli anni Novanta - un decennio che non esito ad fare precipitare il più velocemente possibile nelle brume dell'oblio - mi fa lo strano effetto di rivolgermi a un passato più remoto di quando, bambino, sgambettavo nei Settanta. I Novanta, almeno fino all'incipit con cui si inaugurò una frattura decisiva nella nostra narrativa, sono dal punto di vista letterario qualcosa di sfuggevolmente ambiguo, di cui nella testa rimangono titoloni a effetto sugli adepti del cosiddetto pulp e sui supposti legami di parentela con Quentin Tarantino. E' evidente che sto riferendomi alla grancassa della pubblicistica culturale, che proprio quel decennio insegna quanto sia vacua e incapace di restare (testi critici seri, invece, restano eccome, e nei Novanta sono reperibili passi decisivi, come La democrazia magica di Cordelli).Che non esistesse alcun parentado tra pulper e Tarantino viene reso evidente da un romanzo che è un flash davvero alla Pulp Fiction: nel montaggio, nella velocità di esecuzione, nell'ipostatizzazione dei personaggi, nelle idiosicrasie, nelle psicologie abbozzate. Romanzo di genere che sarebbe un genere che è tutti i generi, Un'ora e mezza di Boosta basta a mettere fuori gioco un decennio di cannibali.

Non farò appello alla vocazione parallela (e per il momento principale) dell'autore, che è uno dei protagonisti dei Subsonica. Farò invece appello alle eredità viventi (o meno) che corrono lungo la trama frammentata ma coerente, rapidissima e nervosa di questa scrittura autenticamente pop: si tratta di Lansdale e di Leonard, ma anche di Hammett e di Chandler. Con il dovuto rispetto, ovviamente. Certo è che Joe Lansdale ed Elmore Leonard, per atmosfere e ambizioni compositive dei dialoghi, sembrano essere le bussole di riferimento di Boosta, e si tratta di aghi magnetici che indicano alla perfezione l'itinerario più veloce per venire fuori dai paludamenti di qualunque genere l'autore torinese tocchi. Ne tocca infatti tanti: sicuramente lo splatter, sicuramente il fumetto, sicuramente quel particolare genere di scrittura che è lo script di sceneggiatura, sicuramente la letteratura comica (mai sardonica e mai appesantita: le battute sono fulminee e, in pieno contesto tragico, si respira un'aria ilare e lieve, impagabile, che alimenta ulteriormente il piacere della lettura - e qui l'omaggio a Marlowe mi pare azzeccatissimo).

La scena si svolge in un ristorante e questa è la descrizione più corretta che si possa fare del libro: la scena è una. Compressa in questa, mille altre scene, una coralità di personaggi su cui svettano due opposti (non antagonisti), cioè la Madre (un pusher/punisher, nel senso che da The Punisher mutua evidenti caratteri, sorta di rovesciamento del Mr. Wolfe tarantiniano, e con una sorprendente mania per tutto ciò che è rosa) e un nano che nel ristorante si trova a girare un segmento di docufiction sul disagio sociale, nel ruolo dell'intervistato. Tra questi due poli non è che ci sia di tutto: c'è propriamente tutto. Ci sono i servizi segreti, il commercio clandestino di organi, i buchi di bilancio, gli adolescenti nichilisti, gli sniffatori di bamba, gli extracomunitari con laurea sfruttati in retrocucina, un serial killer, una squadra speciale d'intervento delle forze dell'ordine che sembra uscita da 24h, una donna in carriera, una ragazza che è il protopipo del desiderio d'amore di venticinque milioni di italiani, i padri e i figli, i romantici e i disillusi, gli speculatori e gli speculati.Accanto a questa vicenda, ce n'è un'altra: una stanza d'albergo, un ragazzo, tossicomane, ha ucciso un supposto rivale in amore, ed è assediato dalla polizia, che pressa fuori dalla stanza in cui lui si è serrato col cadavere, sul quale compie gratuiti atti innominabili.

Come e se queste due storie si interlacceranno, si saprà alla fine, entrando in un geniale colpo a sorpresa che corrisponde, nella grammatica erotica, al coitus interruptus e costituisce un assoluto ribaltamento delle modalità più stantie dello choc finale nei libri ad alta tensione e a colorazione nera.Questo non tanto micro universo è stipato in 159 pagine: bisogna dunque immaginare una sapienza di tratteggio che è tutta la felicità della scrittura di Boosta - questa essendo la sensazione fondamentale del lettore: che lo scrittore, nello strutturare e nello stendere questo romanzo ad alta velocità è felice, si diverte. E' la radice del fantastico, in cui Boosta ha messo le mani per estrarre un gioiellino ad altissima godibilità e ad ancor più alta fedeltà.Si sa già che Un'ora e mezza diventerà, con significative variazioni rispetto al libro, un film: personalmente, garantisco che non me lo perderò, angoli di felicità tanto ossigenante oggi sono rarissimi, vanno respirati e goduti al volo.

Ultimi giorni di campagna per Borsellino e Latteri

di Vassily Sortino

Quasi cinquecentocinquanta seggi ripartiti in tutti i comuni siciliani, più di 2500 persone reclutate per garantire la regolarità del voto, l´obiettivo di portare alle urne più gente dell´ultima volta e, proprio per questo, la decisione di stampare 350 mila schede per gli elettori del centrosinistra siciliano che decideranno di andare a votare per le primarie domenica prossima. Dopo l´inaspettato successo del 16 ottobre, con oltre 198 mila elettori disposti a fare fino a tre ore di fila pur di scegliere il leader nazionale del centrosinistra, la macchina organizzativa delle primarie dell´Unione fa ripartire i suoi ingranaggi. Una prova che questa volta verrà affrontata con un apparato già rodato, che cercherà di risolvere le lungaggini e le difficoltà verificatesi due mesi fa, aumentando il numero di schede per votare. «L´ultima volta – spiega Tonino Russo, uno dei responsabili dell´organizzazione delle primarie – di moduli ne avevamo stampati centomila e gli elettori hanno invaso i seggi. Questa volta i fogli a disposizione saranno 350 mila».
Altri cambiamenti riguarderanno Palermo, dove alcuni seggi saranno spostati. Così il gazebo di Piazza Antonino si trasferirà in piazza Giulio Cesare. Coloro che hanno dato la preferenza il 16 ottobre in piazza San Lorenzo dovranno raggiungere via Principe di Pantelleria. Il seggio della settima circoscrizione a Vergine Maria si sposterà dall´Arenella in via San Giovanni Bosco. Il punto voto di piazza Matteotti andrà in piazza Don Bosco, quello di piazza Castelnuovo sarà costruito in piazza Politeama e il seggio di piazza Ottavio Ziino andrà in piazza Campolo.

La giornata di campagna elettorale di ieri di Ferdinando Latteri e Rita Borsellino non ha potuto fare a meno di essere influenzata dai risultati delle elezioni comunali di Messina. Diversa l´interpretazione dei dati per gli staff dei due candidati a leader regionale dell´Unione. Per il vice coordinatore regionale della Margherita Franco Piro dal voto della città dello Stretto «si è registrato un grande successo della Margherita e uno straordinario risultato di Francantonio Genovese. Tuttavia è emersa la strutturale debolezza degli altri partiti del centrosinistra, che nelle aree metropolitane siciliane si mostrano prive di radicamento. È un dato che deve spingere tutti a lavorare per presentare liste forti e competitive. Se si vuole vincere occorre organizzare liste al di là dei partiti, che facciano riferimento diretto al candidato presidente». Sul caso Messina è intervenuto anche lo stesso Ferdinando Latteri, che ieri ha aderito alla costituente siciliana del Partito democratico e oggi alle 16,30 sarà a Palermo al Cinema Golden, supportato dal presidente Dl Francesco Rutelli: «Messina dimostra che quando in Sicilia l´Unione manda avanti figure di area moderata, si ottiene una maggiore convergenza di consensi verso i suoi candidati. I siciliani sono pronti a votare per il centrosinistra alle regionali, ma solo se a guidarlo sarà un candidato del centro democratico». Sulla stessa lunghezza d´onda Rino Piscitello dell´esecutivo nazionale di Dl.

Teorie che vengono confutate dall´altra sponda da Rita Borsellino, che oggi farà propaganda nell´ennese, per la quale «il voto messinese contiene un dato che rappresenta semplicemente un risultato capace di dimostrare la voglia di discontinuità degli elettori rispetto alla mancanza di un progetto di governo di un centrodestra che per anni è rimasto alla guida di quella città. Non è il candidato che si ritiene moderato a portare voti, ma colui che rappresenta il nuovo agli occhi della gente». A supportare la candidata di Ds, Unione per la Sicilia, Udeur e Dc anche Giovanni Ferro di Primavera Siciliana, che invita «la Margherita, che tanto tiene alla tenuta del centrosinistra, a non immettere nuove polemiche di tensione all´interno dell´Unione e di lavorare piuttosto a celebrare al meglio la giornata delle primarie di domenica».
da la Repubblica