10 dicembre 2005

PALERMO SOLIDALE CON LA VAL DI SUSA IN LOTTA! NOTAV!

Report manifestazione di Mercoledi’ 7 dicembre 2005 Ore 16:00 alla stazione centrale
Una cinquantina di attivisti NO TAV (anarchici contro la devastazione ambientale e network antagonista) hanno manifestato all'interno della stazione centrale di Palermo contro l'aggressione delle forze dell'ordine su mandato di Pisanu avvenuta in Val di Susa martedi mattina nei confronti della popolazione della Val di Susa che ormai da mesi sta occupando con dei presidi l'accesso ai cantieri per la costruzione dei TAV(treni ad alta velocita'). Alla protesta si sono uniti diverse personee lavoratori Ferrovieri che hanno solidarizzato con la protesta in Val di Susa .
Gli slogan dei manifestanti chiedevano: "Fuori le truppe di occupazione dalla Val di Susa e dall'Iraq" la smilitarizzazione immediata della Valle e la sospensione dei lavori del TAV come chiedono i comitati popolari NOTAV.

IL VOLANTINO DISTRIBUITO ALLA MANIFESTAZIONE::
DEMOCRAZIA BLINDATA IN VAL DI SUSA

Il ministro Pisanu fa caricare dalla polizia il presidio della popolazione della Val di Susa che protestava contro la TAV(treni alta velocità) e per la tutela del territorio.
La popolazione della Val di Susa sta dando a tutti una lezione di lotta in difesa di un territorio da una “democrazia” che non tiene piu’ in nessuna considerazione le esigenze di una popolazione e del territorio e che e’ sempre piu’ orientata alla difesa dei poteri forti e delle speculazioni finanziarie. Ieri notte le truppe di polizia del ministro Pisanu, che ormai da mesi stanno occupando militarmente la Valle di Susa a difesa dei cantieri per la costruzione di questa mega-opera ha attaccato manganellando, spingendo e provocando il presidio NOTAV di Venaus , composto da giovani, centri sociali, associazioni ambientaliste , sindacati di base, operai , lavoratori , studenti, parroci, anziani , sindaci ed istituzioni locali.. I presidi spontanei della popolazione dell’intera Valle sciolti manu militari le piazze dei paesini sgomberati con la forza , perché ognuno si rinchiuda nella propria casa e non partecipi alle decisioni che riguardanoil territorio in cui si vive. Perche’ a nessuno li’ ed in tutta Italia venga in mente la possibilità diseguirne l’esempio : di prendersi cura del proprio territorio anziche’ abbandonarlo ai distruttori di destra e di sinistra , ai cementificatori di stato o a quelli delle coop <> ai potentati nazionali o regionali. In Sicilia ed in tutto il meridione conosciamo bene l’arroganza cieca delle istituzioni e la costruzione di queste opere che devastano l’ambiente come il ponte sullo stretto, gli inceneritori e il metodo della occupazione militare dei territori per portare a termine delle opere che la popolazione locale osteggia.

Fuori le truppe di occupazione dalla Val di Susa e dall’Iraq

No alle grandi opere(TAV - TRAFORO DEL GRAN SASSO- PONTE SULLO STRETTO)

Contro l’aggressione delle forze dell’ordine al presidio di Venaus

Contro il governo BERLUSCONI e il ministro dell’interno Pisanu.

Contro la devastazione ambientale dei nostri territori.

Solidarieta’ alla popolazione della Val di Susa in lotta contro la devastazione ambientale .

Solidarieta’ ai 50 manifestanti feriti da polizia e carabinieri.

Network Antagonista Siciliano www ecn.org/excarcere

da http:www.uonna.it/radioarchimede.htm

6 dicembre 2005

Val di Susa: Un'intera valle in rivolta. La superlinea? Inutile.

Dopo i fatti gravissimi di questa notte in Val di Susa (carabinieri e polizia hanno sgomberato violentemente il presidio a Venaus caricando i manifestanti e ferendone alcuni), si invita a diffondere con ogni media necessario l'inchiesta sulla Tav pubblicata sul settimanale DIARIO dello scorso 25 novembre:

Un'intera valle in rivolta. La superlinea? Inutile. Lo dimostrano le cifre del trasporto merci tra Francia e Italia.E l'impossibilita' di farci correre i treni veloci. Utile pero' per distribuire appalti. A Marcellino Gavio. All'azienda di famiglia del ministro dei Trasporti. E alle coop rosse.

NOI DELLA VALSUSA? SIAMO FUORI DAL TUNNEL di Gianni BarbacettoAltro che egoisti e localisti. Vivono da vent'anni in un grande cantiere. E ora hanno detto basta. Perche' la nuova linea ferroviaria non serve. Perche' temono l'amianto degli scavi. Perche' sanno che i lavori stanno aprendo una nuova Tangentopoli, con vecchi protagonisti http://www.diario.it/index.php?page=cn05120201

PARLA LA GENTE DELLA VALLE. TANTE VOCI, UN SOLO NO di Claudia JampagliaMolto prima che l’Italia si accorgesse di Pietro Lunardi, i NoTav c'erano gia': erano cinque, nel 1992, davanti al primo Tgv passato in valle con a bordo il presidente Fs Lorenzo Necci; sono diventati 70 mila alla manifestazione della settimana scorsa
http://www.diario.it/index.php?page=cn05120202

Sui siti internet http://www.notav.it e http://www.notavtorino.org informazioni e aggiornamenti costanti http://www.informationguerrilla.org

La sconfitta dei ragionieri

di Claudio Fava

In Sicilia hanno perso i ragionieri della politica. Quelli convinti che i candidati si debbano scegliere come si fa con i criceti o con i labrador (pelo bianco, muso nero, occhi azzurri). Piccoli chimici della politica che vorrebbero sempre misurare, prima di decidere, quante parti di sangue moderato e di sangue radicale scorrono nelle vene del candidato.

E poi, qual è il colore della sua tessera, quante parrocchie ha frequentato, se è di segno zodiacale riformista, se legge l'Unità o il Corrierone. Hanno perso i gattopardi, quelli che tanto in Sicilia figurati se cambia qualcosa, lì per vincere ci vuole un democristiano, uno con la faccia furba e la cravatta ton sur ton, altro che la dottoressa Rita Borsellino che sembra una madonna di porcellana, col suo volto immacolato, lo sguardo più azzurro del mare e i sorrisi che ti lasciano senza parole. Hanno perso i piccoli generali, quelli che pensano di muovere i voti come le armate del risiko, io ci metto tre sezioni, quattro onorevoli e un sindaco, tu mi dai il senato accademico, l'altro ci mette le cliniche e i manager...

Ha perso quest'idea letteraria e molto romana di una Sicilia inguaribile e svagata, perduta tra mediazioni e moderazioni, una Sicilia che conosce solo il linguaggio da mercante in fiera che adopera Raffaele Lombardo (io qui sono: allora, chi mi vuole? chi offre di più?), che non crede ai sogni e che con i Cosi Nostri ha imparato a convivere molto prima che ce lo chiedesse il ministro Lunardi.

In compenso hanno vinto i siciliani. Non Orlando, non i Ds o Rifondazione: i siciliani. I tanti che non avevano neppure votato per le primarie un po' liturgiche di ottobre e adesso sono andati a cercarsi il loro seggio per dire che questa sfida da nuovo millennio, questo riscatto da una politica di ammiccamenti e furbizie è anche la loro sfida. I siciliani che vogliono riscattarsi dal medioevo mafioso senza affidarsi - per una volta - alle corti di giustizia. I siciliani che hanno capito, sulla loro pelle, che sconfiggere la mafia non serve ad andare in paradiso ma a vivere meglio: più risorse per l'economia, più salute negli ospedali, più lavoro per i disoccupati, più dignità per i padri, più futuro per i figli.

Rita Borsellino interpreta questo bisogno di una nuova cittadinanza senza ricorrere al fantasma del fratello. Ma partendo da se stessa. Dieci anni di lavoro con Libera, mentre ai tavoli del bridge si discettava sulla Sicilia irredimibile. Un milione di firme raccolte per rendere utile la legge La Torre, mentre i segretari di tutti i partiti si convincevano che la mafia non era più priorità né emergenza. «La logica del cognome non surroga competenze e per nessuna ragione al mondo si potrebbe affidare alla signora Alighieri la continuazione della Divina Commedia» ha scritto Francesco Merlo. Il paradosso è suggestivo ma bugiardo. Rita Borsellino non sta ereditando, per jus familiae, la conduzione dei processi istruiti dal fratello: si sta preparando per una sfida (politica e di governo) che nulla ha a che fare con il mestiere di giudice.

Ma il paradosso di Merlo è più insidioso, tradisce la convinzione diffusa e superficiale che esiste una generazione di paria (orfani, vedove, sorelle e fratelli degli ammazzati di mafia) degni di compassione, non di credibilità. Condannati ad essere, nelle loro vite private, il riflesso sbiadito dei loro morti. E se qualcuno di loro si intigna a vivere il proprio tempo, e magari a sfidare le menzogne della mafia scegliendo la via più diretta e spigolosa, quella dell'impegno politico, scatta subito il coprifuoco: ma che vogliono, costoro? Non gli bastano le veglie funebri, le commemorazioni con le scolaresche, le medaglie al valore? Pure politica vogliono fare?
Ecco il vizio di Rita Borsellino: portare quel cognome senza farsene una colpa; anzi, pretendendo il diritto all'indignazione e all'azione. Per sua e nostra fortuna. Altrimenti, tanto varrebbe farci cucire una stella gialla sul bavero del cappotto, così i bambini potrebbero riconoscerci subito per strada: guarda, mamma, la vedova di..., il figlio di...

5 dicembre 2005

Stronzate

di Pina La Villa
www.girodivite.it

"La mafia fa schifo": è partita la campagna elettorale di Totò Cuffaro. Qualche giorno fa mi sono vantata coi miei alunni, dicendo che l’insegnamento della filosofia servirà almeno a consentire loro di capire quando qualcuno sta dicendo scempiaggini, insomma a metterli in guardia contro le stronzate. Mi riferivo al racconto di Isaiah Berlin (citato da Armando Massarenti nel Sole24ore di domenica 13 novembre)su un professore di Oxford che teneva un corso di filosofia per studenti di altre facoltà: "Tra di voi - diceva all’inizio - c’è chi diventerà avvocato, dottore,ingegnere, soldato, amministratore pubblico, proprietario terriero. Ciò che dirò in queste lezioni vi sarà di scarsissima utilità nei vostri campi. Posso solo promettervi che, se seguirete questo corso fino alla fine, sarete per sempre in grado di capire quando qualcuno sta dicendo delle scempiaggini".

Spero che i miei alunni riconoscano come stronzata, cioé come assoluta indifferenza alla verità (vedi il libro di Harry G. Frankfurt,Stronzate, Rizzoli), lo slogan "La mafia fa schifo" di Totò Cuffaro, espressione, ad essere buoni, che denuncia una povertà di espressione e un’assenza di pensiero veramente allarmante. E, ad essere cattiva, una presa in giro colossale, di cui i siciliani, che non sono scemi, spero proprio che si rendano conto.

Ma lo slogan di Cuffaro non è l’unico. Altre stronzate registrate in una giornata tipo: la scritta "memorial day" in cima a una lapide messa in onore dei caduti di Nassirya, a Catania, sotto la Porta Uzeda; le elezioni anticipate in Sicilia, volute, dice Lombardo, per far votare i siciliani "tranquilli", cioè non influenzati dalla campagna elettorale per le politiche (cioé non influenzati dal "vento del nord"); l’affermazione che Rita Borsellino sarà pure una brava persona ma non ha le competenze amministrative necessarie per governare la Sicilia (si, certo, risponde Rita Borsellino, se sono quelle dimostrate in tutti questi anni dai politici siciliani, io non le ho, queste competenze); Storace che dice: non vogliamo cambiare la legge sull’aborto, vogliamo controllare che sia applicata bene; Ruini che parla di cose di cui non sa nulla (ma è così che gli uomini di chiesa sono stati educati a ragionare) e via dicendo e citando, l’elenco sarebbe troppo lungo e io sono stanca delle stronzate.