22 dicembre 2005

Minacce a Gavino Ledda

Una fucilata contro la porta di casa

di COSTANTINO COSSU
da ilmanifesto.it

OLBIA - Un boato e i pallettoni che arrivano come una pioggia di piombo. Sono le otto di sera di venerdì scorso quando Gavino Ledda solleva il telefono per denunciare a un amico giornalista che contro di lui è stato compiuto un gesto d'intimidazione gravissimo. A Siligo, il piccolo paese alle porte di Sassari dove l'autore di «Padre padrone» vive quasi da eremita con i fondi della Bacchelli, arrivano polizia e carabinieri.

La pista che viene imboccata è quella della ritorsione violenta. Pochi giorni prima Ledda aveva denunciato, attraverso il quotidiano La «uova Sardegna» che a Baddevrustana, il luogo in cui sorgeva l'ovile raccontato nel romanzo stavano aprendo una cava di sabbia.

Baddevrustana per Ledda è un luogo della memoria. Non è soltanto il posto dove ha ambientato il libro che lo ha fatto conoscere in mezzo pianeta; è soprattutto quel maledetto fazzoletto di terra dove è stato gettato bambino, strappato dalle aule scolastiche, per badare al gregge del padre Abramo. Nome da patriarca biblico, quello del vecchio genitore, che regnava su una vallata di sughere e mirti dalla quale il piccolo Gavino è dovuto fuggire per trovare se stesso. Quel luogo ha rischiato di essere irrimediabilmente violentato. Acquistato da un imprenditore che lavora nell'estrazione della sabbia, in buona parte è già stato sventrato dalle ruspe. Ledda ha gridato il suo no, e dopo la denuncia sui giornali ha presentato un esposto alla procura della Repubblica. I magistrati hanno mosso i carabinieri, che hanno scoperto che la cava non solo deturpava, ma era abusiva, aperta senza autorizzazioni, e che, per giunta, nel perimetro della valle erano state localizzate discariche illegali. Il cantiere è stato chiuso.

Beddevrustana era salva.A quel punto lo scrittore ha approfittato dell'attenzione dei media per rilanciare: «Mi piacerebbe che nella valle di `Padre padrone' venisse creato un parco letterario. Servono vincoli di tutela regionali che scongiurino per sempre il rischio al quale Baddevrustana è appena scampata». La proposta è arrivata a Renato Soru, che ha mostrato interesse. Le fucilate contro la casa di Ledda sono suonate come un tentativo di rivalsa e anche di blocco di ogni iniziativa di salvaguardia. Lo scrittore però non è rimasto isolato. Intorno a lui si è stretta una solidarietà vastissima, che va da Francesco Cossiga (di Siligo per parte di madre) a Marcello Fois. Non si erano mai visti gli investigatori lavorare così alacremente. Sulla questura di Sassari fa pressing Beppe Pisanu in persona.«Ora - dice Ledda - vorrei che il tiro della reazione si alzasse.

La Sardegna è piena di cave, più o meno autorizzate, che stanno violentando la nostra terra. Si parla tanto di sacco delle coste. Anche le campagne, però, sono assediate dai barbari». Casi come quello di Baddevrustana sono all'ordine del giorno delle cronache. Ma anche quando le cave vengono aperte con licenze regolari, spesso i comuni si dimenticano si svolgere prima le valutazioni d'impatto ambientale. Paesaggi ricchi di storia e di enorme pregio naturalistico vengono deturpati nell'indifferenza generale. Con Baddevrustana non è stato così. Ancora una volta l'eremita di Siligo ha dato prova di saper stare dalla parte giusta.