27 dicembre 2006

Beppe Grillo: Gli inceneritori

Iniziative per il decimo anniversario del naufragio del Natale ’96

Si è da poco conclusa la settimana d’iniziative per il decimo anniversario del naufragio del Natale ’96

Report da Portopalo

Il 20/12 nel Tribunale di Siracusa si è celebrata l’ennesima udienza del processo, che vede come unico imputato il pakistano-maltese Thourab, proprietario della F174, il cui relitto giace in fondo al mare a largo di Portopalo.

La significativa novità di questa udienza è stata l’audizione di 2 superstiti pakistani, che finora non erano stati inseriti fra i testi. Il cinquantenne Mohammed Afzal, rimasto sulla Yiohan ed il trantaduenne Shaab Ahmad, l’ultimo a scendere nella F174, entrambi hanni ricostruito nei particolari gli strazianti momenti del naufragio. Durante l’udienza è emersa l’esigenza del riconoscimento su foto originale dell’imputato Thourab per verificare la sua eventuale partecipazione diretta al tragico viaggio; la Corte ha deciso pertanto di prolungare la permanenza in Italia dei 2 testi, venuti appositamente dal Pakistan, fino alla prossima udienza, fissata il prossimo 17 gennaio. La giornata si è conclusa con la positiva notizia dell’audizione a Roma da parte di Prodi di una delegazione dei 90 parlamentari, che, a partire da Tana De Zulueta, da anni richiedono il recupero del relitto; la disponibilità del Presidente del Consiglio va ora tradotta in modi e tempi definiti, visto che proprio Prodi si era impegnato già con i familiari pakistani in tal senso, ma senza risultati concreti.

A Catania il 21/12 la quinta udienza in Corte d’Assise d’Appello contro il libanese El Hallal, capitano della Yiohan è stata posticipata al 16 gennaio, ma l’avvocato Crisci, che difende 32 famiglie delle vittime, è riuscita a far inserire nella prossima udienza anche i 2 superstiti pakistani.

A Melilli (Sr) il 23/12 si è tenuta nell’aula del consiglio comunale un’assemblea, nel corso della quale gli amministratori locali hanno consegnato ai 2 superstiti un targa per il gemellaggio con la cittadina pakistana di Torder, che ha avuto 13 vittime nel naufragio; fra i relatori sono intervenuti rappresentanti di Attac, Rete Antirazzista, Alessia Montuori di Senza Confine e Renato Sarti del Teatro della Cooperativa, che in serata insieme a Bebo Storti hanno interpretato lo spettacolo di cabaret tragico "La nave fantasma"; all’assemblea era stato invitato il sindaco di Portopalo Cammisuli (An), che sdegnosamenta ha declinato l’invito.

Per il 26/12 con numerose associazioni siracusane abbiamo indetto un corteo per ricordare proprio nelle strade di Portopalo la tragedia; veniamo informati che l’infaticabile parroco locale Palacino aveva indetto proprio nello stesso luogo del nostro concentramento una sua celebrazione/manifestazione. Quest’arroganza si giudica da sola, visto che a Portopalo per anni il naufragio è stato solo "presunto" e l’amministrazione comunale ha seminato veleno contro chi, come noi si è sempre battuto per la verità e la giustizia "Con lo sguardo delle vittime" come diceva e praticava Dino Frisullo. Alle 17 il nostro corteo si è mosso con oltre 200 partecipanti lungo via V. Emanuele, con in testa lo striscione "Mai più naufragi- Chiudiamo i lager- Apriamo le frontiere" con su dipinte alcune scene del naufragio; alla fine si è tenuta un’assemblea in piazza Scalo Mandrie alla conclusione della quale sono stati gettati in mare 300 garofani.

Oltre alle prossime udienze del 16 gennaio a Catania e del 17 a Siracusa, grazie all’impegno degli avvocati di Senza Confine continueremo a seguire l’iter giuridico dei processi, ma rilanceremo la richiesta oltre che di verità e giustizia, anche di risarcimento dei familiari delle vittime. La campagna per il recupero del relitto non può correre il rischio di essere gestita da chi si è schierato contro la volontà dei superstiti e dei familiari e per anni ha auspicato un "cristiano" riposo in pace delle salme in fondo al mare e solo ora si sveglia per appropriarsi arrogantemente di una proposta pubblicamente ostacolata; grave è pertanto la responsabilità del locale vescovo Malandrino nell’aver partecipato alla provocatoria contrapposizione alle nostre iniziative.

Invitiamo pertanto a dare continuità ed a sostenere la campagna per il recupero del relitto della F174 in stretta collaborazione con i superstiti ed i familiari delle vittime superando le misere strumentalizzazioni campanilistiche di alcuni notabili portopalesi, dato che questa tragedia appartiene innanzi tutto a chi l’ha subita, non a chi l’ha oscurata con la propria indifferenza.

Catania 27/12/’06

Alfonso Di Stefano di Attac-Sicilia

22 dicembre 2006

Il Comitato Cittadino Isola Pulita

Siamo a Dicembre è il mese con cui termina l'anno, è il mese del Natale, dello shopping dei regali, è il mese dell'incontro e dello stare insieme.

E' il mese in cui ci scambiamo gli Auguri.

Per stare alla nostra realtà di Isola delle Femmine ci sono Tanti nostri Concittadini, malati o famigliari di persone morte, a causa di malattie causate da inquinamento di sostanze pericolose d'ogni genere.

PERSONE che attendono gli siano fatti: gli auguri, un atto solidarietà ed un impegno preciso e concreto.

Da parte di chi si aspettano questi gesti?

Da parte di chiunque si è reso responsabile direttamente o indirettamente di questa sorta di "DISASTRO AMBIENTALE", che inquina la nostra aria, il nostro suolo e la nostra acqua, che tanto danno sta arrecando alla salute umana (Signori! Attenzione le statistiche indicano la tendenza verso l'alto).

"DISASTRO AMBIENTALE" che ha deturpato le bellezze naturali e paesaggistiche di Isola delle Femmine, peraltro sede d'importanti siti di TUTELA AMBIENTALE SIC.( tra cui la riserva di Capo Gallo o i Fondali marini di Isola delle Femmine...)

I concittadini di Isola delle Femmine, sono ben coscienti del fatto che vi è una responsabilità diretta di chi ha causato questo "DISASTRO".

Vi sono anche dei RESPONSABILI che istituzionalmente deputati alla tutela della salute dell'ambiente del territorio nulla hanno fatto, nessun atto hanno prodotto, nessun'iniziativa hanno intrapreso. Ancora più grave è il NON AVER INFORMATO LA CITTADINANZA e quando non sono riusciti a nascondere la notizia, hanno tentato in ogni modo di celare la verità.

Signori con la salute non potete

SIGNORI responsabili, fate un gesto e nel venirci ad augurare Buone Feste portateci la notizia delle Vostre decisioni:

-indagine conoscitiva di tutte le fonti d'inquinamento;

-indagine conoscitiva delle conseguenze d'inquinamento, sulla salute umana, sull'ambiente e sul territorio;

-indagine conoscitiva sulle patologie più frequenti conseguenza d'ogni genere d'inquinamento;

-indagine conoscitive sulle aree colpite dall'inquinamento;

-opera di bonifica di tutte le aree inquinate, abbandonate e degradate del nostro territorio;

-programma di prevenzione e di tutela del patrimonio naturale di Isola delle Femmine.

Come Cittadini saremmo ben felici di offrire il nostro apporto e la nostra attiva e fattiva collaborazione.

Il Comitato Cittadino Isola Pulita

www.isolapulita.it

OndaRossaPosse - BATTI IL TUO TEMPO - (csoa 1991)

Autoproduzioni

(Ristampa su CD del disco di Onda Rossa Posse)

A quindici anni dalla sua uscita in vinile, RadiOndaRossa decide di stampare su compact disc il primo ed unico disco, ormai introvabile, di OndaRossaPosse, la prima posse, una pietra miliare del rap italiano.

Decide di farlo utilizzando una piattaforma on-line per le autoproduzioni (www.produzionidalbasso.org).

Dal 23/01 al 30/03 sono state prenotate on line 194 copie. Questo risultato ci ha dato la possibilità coprire le spese di produzione per stampare il cd.

Il cd è adesso pronto e disponibile. Riproponiamo il video di quel progetto collettivo.

http://www.ondarossa.info/site/autoprod/orp.html


Per guardare e/o scaricare l'intero video:
http://video.google.com/

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18 dicembre 2006

CASTELLO DI ALTOMONTE: LA CASSAZIONE ANNULLA LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DEL RIESAME DI COSENZA













Nella giornata di Lunedì 18 c.m. ci sarà un sopralluogo da parte di funzionari della soprintendenza di Cosenza inerente la preclusione all’accesso ad un fondo vincolato ai sensi delle vigenti disposizioni normative a seguito della costruzione di un parcheggio in cemento armato a ridosso del Castello medioevale di Altomonte.

Parcheggio oggetto di un pronunciamento della Corte di Cassazione la quale pochi giorni fa ha ritenuto ammissibile il ricorso avverso la sentenza del Tribunale del Riesame di Cosenza presentato dalla Procura della Repubblica di Castrovillari. In altri termini viene confermata la decisione della Procura di Castrovillari circa il sequestro del cantiere del parcheggio ed il relativo fermo dei lavori, lo ricordiamo che serve ad ospitare solo 38 auto, adiacente il Castello dei Conti di Altomonte. Costruzione che sta deturpando in maniera irrimediabile uno dei più bei centri storici d’Italia.

La petizione popolare lanciata da Fare Verde, che ha prodotto finora migliaia di firme da ogni parte d’Italia e dal mondo, continua a registrare decine di firme di cittadini indignati per come si possa permettere una tale distruzione nel totale silenzio delle Istituzione e nella loro assenza. Ci riferiamo ai proclami propagandistici (in quanto alle parole non ha fatto seguito alcun fatto concreto) del Presidente della regione Calabria, dell’Assessore all’urbanistica della stessa Regione, al Presidente della Provincia di Cosenza. Altro grande assente è il Ministero dei Beni Culturali attraverso le proprie strutture periferiche.

Un grande plauso va alla tenacia ed alla competenza dimostrata dalla Procura di Castrovillari nelle persone del Procuratore capo Rizzo e del sostituto Procuratore Cutrunielli. La vicenda ormai nota a tutti si basa su una serie di concessioni, nelle quali la Procura ha riscontrato varie ipotesi di reato, che non potevano e non dovevano essere rilasciate.

E’ forse un primo flebile passo in avanti da parte delle Istituzioni preposte al controllo del territorio in ordine a questa contorta vicenda? La mobilitazione popolare ha, forse, contribuito notevolmente alla lacerazione del muro di silenzio che era stato costruito intorno ad un progetto violante pienamente tutte le normative in materia di edilizia urbana e di proprietà privata? Di certo, lunedì, la sede provinciale di Fare Verde parteciperà attivamente a tale sopralluogo grazie all’invito ricevuto dall’Amministrazione comunale di Altomonte, riconoscente il ruolo di difensore dei diritti dei cittadini se dell’Ambiente senza alcun recondito fine.

http://www.fareverdecalabria.it/
Il Presidente Provinciale Fare Verde
f.to Francesco PACIENZA


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17 dicembre 2006

Nuovo centro sociale a Gela inaugurato dai "carovanieri antimafia"

Sono passati 12 anni. La prima carovana antimafia fece tappa a Gela nel 1992. Il 9 dicembre 2006 a Gela si festeggia doppiamente

di Bianca Scicolone
da girodivite.it

Gela - Si festeggiano i carovanieri e si festeggia l’apertura di un centro sociale “Ingresso Libero” in un quartiere periferico della città, il rione Rinascimento (ex Marge). E il centro gestito dall’Arci vuole proprio sollecitare quel processo di rinascita che la città desidera da tempo.

"Amiamo viaggiare, vedere, scoprire, per questo abbiamo iniziato un viaggio appassionante e pericoloso, difficile ma entusiasmante, un viaggio verso ipotesi nuove di esistenza, un viaggio che possa dare alle idee, alle parole, ai gesti, Libertà". Questo era lo slogan utilizzato per la prima carovana nel lontano 1994, parole che dopo 12 anni rimangono ancora attuali. Ad inaugurare la sede dell’Arci e partecipare alla carovana il ministro alla solidarietà sociale Paolo Ferrero, Rita Borsellino e poi ancora Anna Bucca presidente dell’Arci Sicilia e Alfio Foti coordinatore nazionale della carovana. “Un viaggio – spiega Rita Borsellino - quello dei carovanieri che ha toccato diverse città che ha conosciuto diverse persone. Un viaggio che è andato fuori dai confini nazionali, ma che in Sicilia assume un significato diverso”.

“La mia presenza – ha detto il Ministro - costituisce una testimonianza di solidarietà e di vicinanza con chi, in questi anni, si è battuto contro le mafie e che ha voluto tenere unito il tessuto sociale della città.

Qualcuno vede nella spesa sociale uno spreco, ma occorre sottolineare sempre che è un investimento. Se gli investimenti servono per comprare pezzi del tessuto sociale e farseli amici è sbagliato”. Il presidente dell’associazione Luciana Carfì parla di una battaglia vinta, di una struttura ottenuta dopo anni di lotta contro le varie amministrazioni e contro le forze malate della città. Un’attività più volte attaccata dalla malavita. Qualche anno fa infatti, la ludoteca dell’associazione Arci “Le Nuvole”, situata in quartiere a rischio, fu completamente distrutta da ignoti.

“Oggi iniziamo un nuovo percorso – ha affermato la Carfì nel corso dell’assemblea – in un rione che non ha mai conosciuto spazi di aggregazione, un quartiere dimenticato”. “Ingresso libero” ospita per gli adolescenti laboratori di musica (in una sala prove), un laboratorio multimediale, danza moderna e breakdance e poi ancora una piccola biblioteca, collegamento ad internet e per i più piccoli sostegno scolastico e una ludoteca.

11 dicembre 2006

Pinochet, il sadico che spense la primavera

Oggi è un giorno triste per la storia del Cile e soprattutto per la giustizia cilena. Il più grande criminale nella storia di quel paese e forse dell’intera
America Latina, Augusto Pinochet Ugarte, è morto nel suo letto. Per i 3.500 desaparecidos, per le decine di migliaia di torturati e prigionieri politici, per il mezzo milione di esiliati non ci sarà mai giustizia.

di Gennaro Carotenuto

In un conato di dignità il governo concertazionista, che pure ne ha discusso per tempo spaccandosi, ha annunciato che non ci sarà né lutto nazionale né funerale di stato. Con quello che passa il convento nel Cile del 2006, tiriamo un sospiro di sollievo e restiamo quasi stupiti per la buona
novella.

Pinochet il sadico, quello che ordinava di torturare infilando topi nelle vagine delle prigioniere politiche, è morto nel suo letto senza essere mai stato neanche per
un’ora in carcere.

Pinochet il traditore, che si finse fedele al Presidente Salvador Allende fino all’ultimo istante, è morto con qualche vescovone che gli impartiva i sacramenti.

Pinochet il ladro, forse solo Francisco Franco e Ferdinando Marcos rubarono come lui, che faceva girare su oltre cento conti correnti statunitensi le centinaia di milioni che sottraeva all’erario pubblico, è morto nel lusso.

Pinochet il sepolcro imbiancato, che aveva riportato il Cile al medioevo, è morto con le sue tre figlie al capezzale, quelle che già madri e nonne ottennero ben sei
annullamenti dalla compiacente Sacra rota.

Pinochet il burattino, manovrato da Henry Kissinger (degno compare anche lui morirà nel suo letto), dalla CIA, dall’Anaconda e dall’ITT (oggi AT&T) come un pupazzo,
per evitare la giustizia, è morto facendosi passare da demente.

Anche il più ignobile dei dittatori, anche Adolf Hitler aveva un progetto propositivo, per quanto aberrante fosse. Pinochet no. Pinochet solo voleva spegnere la primavera. Odiava il fiorire del Cile dell’Unidad Popular e si considerava il tutore dell’ordine per conto di quelle 50 famiglie che tutt’ora si considerano e sono padrone del paese più classista del mondo.

E la soffocò, la primavera. Pinochet, Pin8, muore da trionfatore, nessuno si illuda. Ha svolto bene il suo compito di burattino. Il Cile è oggi un’isola remota
circondata dalle Ande, il Polo Sud, il Pacifico e il deserto, l’unico angolo del continente impermeabile alla nuova primavera latinoamericana. Un esercito ipertrofico, modernissimo, aggressivo, continua a fare da tutore
dell’ordine per le stesse aristocrazie di sempre, da Portales a Manuel Montt a Pinochet. Nessun parlamentare a sinistra della Concertazione sarà mai eletto con la legge elettorale fatta dal dittatore per la democrazia autoritaria
che gli successe e che il governo si guarda bene dal cambiare. Il centrosinistra più “moderno” al mondo ha completato in questi 17 anni e reso eterna l’imposizione
del modello per la quale Pinochet aveva chiamato all’opera i Chicago Boys, i tecnocrati neoliberali. Questi, come nel libro di Primo Levi, hanno scelto uno a uno “i sommersi e i salvati”. Da quel campo di concentramento che era il
Cile di Pinochet, la metà della popolazione (quella che credeva nella primavera) fu sommersa nella precarietà perché l’altra metà, quella che oggi piange Pinochet,
potesse continuare a vivere nel lusso.

E’ morto Pinochet
, il sadico che spense la primavera. Che l’inferno non gli sia lieve.

http://www.gennarocarotenuto.it

10 dicembre 2006

Mobilitazione davanti al Centro di Permanenza Temporanea (CPT) di S. Anna-Crotone

dal presidio del cpt di Crotone - ore 22.00

Stamattina un centinaio di attivisti delle reti antirazziste calabrese e campana si sono mobilitati davanti al Centro di Permanenza Temporanea (CPT) di S. Anna-Crotone (il più grande d'Europa), mentre all'interno entravano i parlamentari Haidi Giuliani e Francesco Caruso insieme ad altri due antirazzisti. Lo scopo dell'iniziativa è, ancora una volta, denunciare la mostruosità dei CPT, in cui vengono detenuti migranti che non hanno commesso alcun reato se non quello di esercitare il loro diritto alla libertà di movimento.

Una volta dentro, i due deputati hanno comunicato alla direzione del centro la decisione di restare a oltranza dentro la struttura per pretendere che finalmente la questione dei CPT sia messa all'ordine del giorno del parlamento e all'attenzione del governo, la cui maggioranza politica aveva annunciato in campagna elettorale l'intento di “superare” i cpt (Al momento sono solo stati intensificati i voli di rimpatrio...). E' evide nte che queste galere etniche, simbolo del'apartheid in Europa, non possono essere riformate: l'unico “superamento” sta nella loro chiusura!

Per ribadire lo stesso concetto, all'esterno della struttura, i manifestanti hanno occupato la statale 106 che collega Taranto con Reggio Calabria e il cpt al vicino aeroporto.
Questa mobilitazione rompe ancora una volta il silenzio in cui agisce la macchina della deportazione! Denunciamo le reticenze di un governo che sta vendendo solo fumo a 4-5 milioni di migranti in questo paese, con il rinvio sine-die dell'abolizione della Bossi-Fini, della legge sull'asilo politico e dell'attuazione dei diritti di cittadinanza; con il rifiuto di ogni ipotesi di sanatoria e di scollegamento del permesso di soggiorno dal contratto di lavoro. Proprio in questi giorni, inoltre, è passata da Crotone l'ambigua commissione di ispezione decisa dal governo sui Cpt, che ci appare solo una stampella all'assurdo discorso sulla modernizzazione (“umanizzazione”... !!??) di questi lager.

Verso le 15.00 abbiamo saputo che nel vicino Cpt di Lamezia si è consumata l'ennesima tragedia: la morte di Nikolov Alexandar, trentottene cittadino bulgaro (e quindi tra 20 giorni inespellibile...) che è stato trovato impiccato a una sbarra della struttura! Perciò una delegazione di dimostranti, insieme ad Haidi Giuliani, si è spostata a Lamezia Terme per un'ispezione urgente del centro, mentre gli altri due attivisti con Francesco Caruso sono rimasti dentro il CPT di Crotone, cercando di scambiare informazioni ed incoraggiare le 100 persone recluse, tra cui 53 di nazionalità palestinese e irachena. Per le notizie che abbiamo ad ora, a Lamezia i migranti reclusi sono entrati in sciopero della fame, mentre il compagno di stanza di Alexandar, ancora sotto shock, non ha ricevuto alcuna assistenza.

Mentre scriviamo questo comunicato continua la mobilitazione fuori e dentro il cpt di Crotone, con l'ausilio di un media center e di ten de con cui ci attrezziamo a passare la notte in presidio. Dall'interno giungono ancora le urla dei migranti che invitano a continuare la protesta, mentre i tre “occupanti” ci avvisano che nel Cpa (sempre dentro la struttura carceraria) sono presenti una decina di donne in stato di gravidanza e una persona completamente coperta di pustole.
Per domani alle 11.00 è convocata una conferenza stampa ed è riconvocata la mobilitazione di tutti i/le compagni/e che possono raggiungerci. E' fondamentale rilanciare la mobilitazione fuori e dentro tutti i cpt!

Reti Antirazziste Campana e Calabrese





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8 dicembre 2006

PRESENTAZIONE DEL FILM-INCHIESTA CONTRO LE TRIVELLAZIONI.

Il 16 e 17 dicembre, presso la Sala Gagliardi di Palazzo Trigona, a Noto, avra’ luogo la due giorni per fare il punto sulle trivellazioni nel Val di Noto. Due giornate ricche di avvenimenti e incontri, con un grande evento in anteprima nazionale: la presentazione del film-inchiesta “13 variazioni su un tema barocco: ballata ai petrolieri”.
Il film e' stato realizzato da "Malastrada Film" utilizzando il sistema www.produzionidalbasso.com, e dunque con il contributo di 641 copruduttori italiani (ma non solo) che hanno versato una quota per la produzione e la stampa del dvd.
Oltre alla presentazione del filmato, molti sono gli appuntamenti della due giorni, come da programma:

SABATO 16 DICEMBRE
- Ore 09:00: Conferenza Stampa di presentazione del film. Presenti gli Autori e i componenti del comitato No Triv.
- Ore 10:00: Incontro con le istituzioni ed il comitato tecnico-scientifico-legale “No Triv”: dibattito sul tema dello sviluppo sostenibile nel Val di Noto;
- Ore 15:00: Meeting delle opportunita’: conferenza-dibattito sul Parco degli Iblei e sull’esperienza della Val d’Agri;
- Ore 17:00: Assemblea dei movimenti dei cittadini esistenti in Sicilia;
- Ore 20:30: Prima Nazionale del film: “13 variazioni su un tema barocco: ballata ai petrolieri”;

DOMENICA 17 DICEMBRE
- Ore 10:00: Incontro con gli autori del film: “Il dietro le quinte di un’esperienza unica nel suo genere”;
- Ore 16:00: Meeting sulle energie rinnovabili: incontro con esperti nazionali;
- Ore 20:30: Proiezione del film: “13 variazioni su un tema barocco: ballata ai petrolieri”.

Per informazioni e contatti:

www.notriv.it


www.malastradafilm.com

www.siciliantagonista.org

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INVASIONE DELLA SEDE NAZIONALE DELLA CASA DELLA LEGALITA'

Onlus, dove si svolgono, tra l'altro le attività dell'Osservatorio sulla Criminalità e le Mafie e dell'Osservatorio sui reati Ambientali.

Una dozzina di persone (tra cui Giuseppe Ghelli, Odicino Renato, Guglielmi Giuseppe, Agostino Bernardini, Luigi Boccardo, Enrico Roncallo, ed altri sconosciti), sono identificati dalla Digos, intervenuta sul posto a seguito di nostra richiesta. Gli "invasori" si sono presentati aggredendo Abbondanza e Castiglion. Sono entrati a spintoni, urlando che "questa è casa nostra dal 1917". Sono scesi nel vano scale e hanno divelto gli armadi murati a chiusura delle porte che danno sull'esterno e su una cantina di imbottigliamento vini e vendita alcolici e superalcolici abusiva (classificazione a "doc" dopo le verifiche di Nas, Asl, Igiene Alimenti e Nutrizione, Edilizia Privata,...). Hanno tentato anche di accedere ad una stanza - bloccati solo dalla nostra interposizione - dove sono custodini i materiali degli Osservatori, parti dei quali coperti da segreto istruttorio.
Solo l'intervento della Digos è riuscita a farli allontanare dalla sede della Casa della Legalità.

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7 dicembre 2006

La guerra di Lentini. Una città Nato in area vincolata

Daniele De Joannon [Centonove]
1 dic. 2006

Seicentosettantamila metri cubi ospiteranno i militari Usa di Sigonella nelle contrade Xirumi e Tirirò. Retroscena di un business dove sono presenti la Maltauro Costruzioni di Vicenza e la famiglia Ciancio di Catania.

Una vera e propria cittadina piantata tra due colline, in zona doppiamente vincolata (per il paesaggio e per i ritrovamenti archeologici) e nell'area, fino ad ora risultata impenetrabile, del biviere di Lentini. Adesso, a meno che il Comitato regionale urbanistico e il Tar dicano no, o non intervengano i governi nazionale e siciliano, spinti dalle interrogazioni del deputato dei Verdi Massimo Fundarò (in fase di stesura) e del rappresentante all'Ars dello stesso partito Giuseppe Parrinello (già presentata), lì, dove crescono le arance più belle di Sicilia, dove ha avuto origine Catania, dove il tessuto archeologico è da studiare ancor più approfonditamente, nascerà una vera e propria città per i militari della base statunitense di Sigonella su proposta della società Scirumi srl.

Lì, nelle contrade Xirumi e Tirirò di Lentini, sorgerà una Paperopoli di leggiadri villini, difesi però da un prosaico muraglione di filo spinato («Per motivi di sicurezza è prevista la recinzione dell'intera area e la realizzazione di una guardiola come presidio di controllo e sicurezza», si legge nella relazione istruttoria degli uffici del Comune). Questo, con il benestare di tutti, fino ad ora: dell'amministrazione della cittadina, che ha approvato la modifica al piano regolatore generale 45 giorni prima delle elezioni, in tempi record e con il voto favorevole di 13 su sedici presenti in aula (tre, gli astenuti); della soprintendenza, che ha dato il benestare dopo aver prescritto dai lavori un'area dove sono stati trovati importanti testimonianze archeologiche (nell'area, infatti, esisteva una zona vincolata, ulteriormente arricchita da quanto trovato a 300 metri dalla Masseria Cappellina, un insediamento rurale e una necropoli di epoca greca).; dell'Ausl e degli altri organismi interessati, di buona parte dei Democratici di sinistra, all'inizio contrari e poi, in un momento di spaccatura, "sedati" dal deputato Roberto De Benedictis. A opporsi al mega progetto, insomma, sono stati soltanto i Verdi, privi, peraltro, di una rappresentanza in consiglio comunale, e il Centro Studi Territoriali Ddisa, che ha provato a fermare il tutto con un'osservazione alla variante al Prg.

I NUMERI DELLA CITTA'. Le aree degli alloggiamenti sono due, e questi sono i calcoli sul dimensionamento dell'operazione, suscettibili di cambiamenti in sede di progettazione definitiva. La prima, in contrada Xirumi-Cappellina, è di sessantasette ettari e prevede la realizzazione di edifici per un totale di 500 mila metri cubi. La seconda, più piccola, è in contrada Tirirò ed è separata dall'altra dalla strettoia (dove passa la strada provinciale) determinata da Monte Serravalle e da Monte Casale di San Basilio (dove esistono i resti di un'abbazia basiliana). Il lotto in questione ha un'estensione di 24 ettari nel quale sono previsti 170 mila metri cubi di edifici. In particolare, nelle contrade Xirumi-Cappellina troveranno posto mille casette a schiera unifamiliari con annesso verde privato e parcheggi per gli alloggi dei militari di Sigonella e le loro famiglie, attrezzature per uso collettivo, istruzione, svago, gestione e terziario, parchi, impianti sportivi, verde attrezzato, opere di urbanizzazione primaria. In Tirirò, invece, saranno costruiti: un residence per la sistemazione temporanea dei militari e dei familiari in transito all'arrivo o in partenza; attrezzature a uso collettivo per l'istruzione, lo svago, il terziario; parchi, impianti sportivi e verde attrezzato; opere di urbanizzazione primaria. L'importo calcolato per l'investimento è 300 milioni di euro, la durata dei lavori è 36 mesi, lo staff tecnico è 40 unità (tra cui ingegneri e geometri), quattrocento con punte di 800 sono gli operai, quattro o cinque saranno le imprese subappalatrici.

L'ITER SPEEDY GONZALES. Dalla risposta all'unica osservazione sul progetto, presentata del Centro Studi Territoriali Ddisa di Lentini, viene fuori il veloce percorso burocratico affrontato dalla pratica generata dalla Scirumi srl. Tutto comincia il 2 febbraio del 2006, quando giunge al Comune di Lentini, una nota a firma del presidente della Scirumi, Mauro De Paoli, con tanto di elaborati allegati. A precedere la richiesta, c'erano state tutte le azioni promosse dalla società presso gli altri enti. A cominciare dalla Soprintendenza di Siracusa, avvertita con le note del 27 giugno, del 21 luglio e del 2 settembre del 2005. Il successivo 20, gli uffici di tutela del territorio rispondono alla Scirumi, che replica il 19 ottobre. Oggetto dello scambio epistolare sono le indagini di scavo richieste dalla Soprintendenza, che iniziano dopo il «Verbale di consegna dei lavori specializzati di indagini archeologiche in località Scirumi-Tirirò» (3 novembre), cui seguono note al Comune (17 novembre), due della Soprintendenza (14 dicembre e 23 gennaio 2006). Questo per ciò che succede prima. Perché dal 2 febbraio in poi il percorso è altrettanto rapido. Il 28 il Comune scrive a Soprintendenza, Asl 8 e Genio Civile di Siracusa per i pareri necessari. Il 14 marzo giunge all'amministrazione il nulla osta del Servizio Museo Archeologico Lentini e del Servizio beni paesaggistici della Soprintendenza. Il 6 aprile, invece, arriva il parere dell'Asl, seguito di un giorno da quello del Genio Civile (il 4, però, lo stesso Comune aveva inviato una nota per l'assenso alla realizzazione di opere e servizi viari). Il 14 giunge la scheda tecnica della società sulle caratteristiche dell'intervento e sui benefici connessi. Il 18 aprile, infine, a poco più di due mesi dalla richiesta, il consiglio comunale dice sì alla trasformazione delle aree.

LE RISPOSTE DEL COMUNE. All'osservazione del Centro, l'architetto D'Anna dell'amministrazione risponde, tra l'altro: che la Scirumi non è interprete della volontà del Governo statunitense, ma che, ottenuta la variante urbanistica, «sarà cura della società richiedente produrre in uno al progetto di lottizzazione relativo idoneo documento rilasciato dalle Autorità Americane»; e che l'insediamento, essendo in ambito chiuso, non incide in alcun modo a determinare o soddisfare il fabbisogno urbanistico del Comune».

E I REGALI PROMESSI. Scrive la Scirumi srl al Comune, usando il fax della società Maltauro (della quale si parlerà più avanti), che attraverso una convenzione urbanistica si impegna alla realizzazione delle opere relative alla fruibilità del lago di Lentini e al completamento di quelle di urbanizzazione nel nuovo quartiere periferico di contrada Sant'Antonio. Il tutto, per un «importo complessivo e omnicomprensivo di 2 milioni». Inoltre, Scirumi assicura che «saranno impiegate, con priorità assoluta, e compatibilmente con le figure professionali e le specializzazioni richieste, maestranze, tecnici e imprese locali». «Evidenti - aggiunge la srl - risultano essere i benefici immediati per le casse del Comune, relativi agli oneri concessori e all'introito annuale riferito all'Ici (calcolati in 800 mila euro, ndr). Va inoltre evidenziato - conclude - l'ulteriore e duraturo impiego nel tempo, almeno 15 anni, di imprese, personale e tecnici, ovviamente prevalentemente locali, per la gestione e manutenzione delle opere realizzate». Per proprio conto, il Comune pregusta anche e spese del "costo di costruzione" al momento del rilascio della concessione edilizia, calcolato in circa 7 milioni e mezzo di euro.

SCIRUMI E INTRECCI. La Scirumi srl nasce il 3 dicembre 2004, ha capitale di 50 mila euro e ha sede a Catania, in viale XX settembre. La società ha un oggetto sociale di carattere agricolo, che esula dalla realizzazione di complessi edilizi. Motivo per cui è nata nel dicembre 2005 la Nuova Scirumi Srl, che fa capo alla Sater srl (Società agricola turistica Etna Riviera), il cui indirizzo email è sater@lasicilia.it. La Scirumi è presieduta da Mauro De Paoli e vede tra i consiglieri Carmelo Garozzo (figlio di Francesco, che si incontra più avanti, e tesoriere del Kiwanis), Stellario Gentile (messinese di nascita, appartenente agli albi degli intermediari e dei promotori della Consob), Ezio Trentin e Gianalberto Balasso (con il padre nella Noemi sro di Praga). La Scirumi appartiene a Da.ca. service (16250 euro), Impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro (25500), Cappellina srl (5000 euro), Giuseppe Celano (2000) e Francesco Siciliano (1250, già direttore di un cantiere della A20 gestito dal gruppo Ira-Ferrari e ora appartenente a Maltauro).

LA DA.CA. SRL. Nata il 22 aprile del 2004, con capitale sociale di 12 mila euro, è amministrata da Gesualdo D'Amico, che ne è proprietario insieme a Filippo Pistone, Sebastiano Celia, Pietro Scevola, il già citato Stellario Gentile, Silvana Carusoni, Anna Maria Pistone, Anna Maggiore. Visto l'oggetto sociale, la srl potrebbe assicurarsi una parte dei lavori del megaprogetto.

LA GIUSEPPE MALTAURO. La spa, che a Vicenza (città di Balasso) sta trasformando l'aeroporto civile in Militare, con molte proteste, ha stretti rapporti con Catania. La società, che ha acquisito recentemente l’impresa Ferrari di Genova, già proprietaria dell’Ira di Graci e della Fratelli Costanzo, prendendone l'eredità, è diretta da Maurizio Trentin. In passato ha provato ad acquisire parte della Gepco (un tempo impegnata negli svincoli di Giostra, a Messina) e ha perso un ricorso al Tar per la trasformazione dell'aeroporto di Comiso. A Catania, l'impresa lavora in particolari porzioni di territorio. Oltre al tratto ferroviario Paternò-Adrano (ereditato da Ira-Ferrari), la spa ha realizzato anche Etnapolis a Belpasso e aderisce alla Fiera della Provincia di Catania srl, che dovrebbe intervenire, sempre a Belpasso su un'area di 180 mila metri quadrati accanto al citato centro commerciale.

LA CAPPELLINA SRL. Nata il 30 novembre 2004, con capitale sociale di 10 mila euro, ha un oggetto sociale identico, letteralmente, a quello della Scirumi. La srl appartiene in parti uguali ai familiari di Mario Ciancio Sanfilippo (editore e direttore del "La Sicilia"): Angela (Telecolor e Rtp Messina), Carla (nel direttivo associazione editori), Rosa Emanuela, Natalia e Domenico (segretario di redazione de "La Sicilia"). Ad amministrarla è Francesco Garozzo, padre di Carmelo e all'interno dell'affare per la realizzazione dell'ospedale San Marco di Librino (come rappresentante di proprietari di terreni confinanti con quelli dello stesso Ciancio). Cappellina sta per la Masseria che sorge in contrada Scirumi, dove, nella parte ricadente nel comune di Scordia ha una residenza Mario Ciancio Sanfilippo. E di agrumeti, a Lentini, l'editore ne ha un bel po', visti gli acquisti fatti nel corso del tempo lì e altrove, e resi noti nel 1984 da "I siciliani": 1951, Lentini, 8 ettari di agrumeto; 1957-1963, Lentini, 22 ettari di agrumeto; 1965, Centuripe, 10 ettari di agrumeto; 1965, Adrano, 5 ettari di pistacchio; 1965, Biancavilla, 12 ettari di castagneto; 1971, Lentini, 21 ettari di agrumeto; 1972, Catania, 14 ettari di agrumeto; 1976, Adrano, 3 ettari di agrumeto; 1976, Biancavilla, 21 ettari di terreno seminativo; 1976, Centuripe, 3 ettari di Agrumeto.


5 dicembre 2006

“Sbavaglio” e l’altra informazione in Sicilia

Riuninire le testate indipendenti, per un unico grande network alternativo. Se ne è discusso il 4 e 5 novembre a Catania; le istanze emerse presentate con un documento a "Contromafie"

di Antonio Vesco e Cesare Piccitto
Pubblicato su "Carta"

Qualche mese fa i giornalisti di Telecolor, in segno di protesta contro il loro licenziamento in massa, si mostrarono durante la diretta del TG tutti imbavagliati. La tv trasmette da Catania verso tutta la Sicilia, ma da qualche mese fa un po’ meno informazione. Mentre nel resto d’Italia i giornalisti scioperano per ottenere un nuovo contratto e vincere la sordità degli editori, in Sicilia tocca ancora fare i conti con la libertà d’informazione. Sull’isola ci sono decine di giornalisti che non lavorano per le testate del monopolio regionale, né per le testate nazionali. Spesso fanno un altro lavoro, e nel frattempo mandano avanti testate indipendenti sempre più frammentate e più impotenti. Sono stati loro, vecchi e giovani dell’informazione indipendente siciliana, a dare vita a un progetto per un network unico. Spiega Riccardo Orioles (direttore di Casablanca): «la strada e' quella della rete. La rete come struttura agile, non centralistica, informale, che accolga alla pari tutti e da tutti prenda qualcosa. E la rete come web, supporto indispensabile per qualsiasi iniziativa, e anche per qualsiasi giornale.

"Ma allora volete fare un quotidiano, un settimanale, una tv, che cosa?". Vogliamo fare una cosa del tutto nuova, eppure assolutamente possibile, un mezzo che stia nella rete, che entri nelle case di tutti, e che all'occasione diventi carta stampata». Per discuterne si sono incontrati il 4 e 5 novembre scorsi all’Università di Catania, in due giorni di assemblea pubblica. Casablanca, Isola Possibile e Tele Jato hanno richiamato ad una ad una tutte le testate indipendenti dell’isola e non solo, dal Centro Impastato al Pizzino, e poi Addiopizzo, PeaceLink, Itacanews, Marsala Cè, Giro di vite, Le Inchieste e molte altre. Dal gesto simbolico dei giornalisti di Telecolor, il titolo di questa iniziativa: “Sbavaglio”. Ogni testata porta al convegno la propria esperienza, si racconta, e a poco a poco viene disegnata una situazione mediatica regionale tragica. «Serve più organizzazione e meno volontarismo», spiega ancora Orioles, «questo non è stato finora in grado di contrastare i grandi capitali dell’imprenditoria forte che ha via via acquisito il monopolio regionale lasciando alle voci più democratiche della Sicilia solo le nicchie». Il riferimento è all’Editore siciliano, Mario Ciancio: ex presidente della Fieg, proprietario de La Sicilia di Catania e azionista degli altri due grandi quotidiani siciliani, controlla anche due tv a trasmissione regionale (fra cui Telecolor).

Nella prima giornata si sono incontrate le testate e i gruppi interessati a costruire una rete siciliana dell’informazione. Il giorno dopo gli interventi dei politici interessati a sostenerla. Si cerca un progetto alternativo al monopolio. Lo si cerca insieme, e questa è una notizia. Il documento sull’informazione redatto durante il convegno è stato presentato a Roma, agli Stati generali dell’antimafia indetti da Libera. Al più presto verrà proposto un disegno di legge che tuteli l’esercizio del diritto di cronaca. Il passo successivo sarà richiesta di depenalizzazione del reato di diffamazione. “Il monopolio”, si legge nel documento, “si contrasta riconoscendolo come tale e dunque negandogli lo status –che oggi vige- di interlocutore privilegiato. A livello legislativo evitando di emanare disposizioni che lo favoriscano.

Le testate regionali e locali sono sempre state ostacolate da difficoltà pubblicitarie, di accesso al credito, di diffusione in edicola e di partecipazione ai pubblici incentivi, in violazione non solo dei principi generali che tutelano formalmente il pluralismo dell’informazione, ma anche delle leggi del libero mercato”. I politici intervenuti al convegno, da Nando Dalla Chiesa agli esponenti regionali di Pdci, Rc e Margherita, si dicono tutti disponibili ad agire in favore della piccola editoria. Ma le assenze eccellenti, dall’onorevole Claudio Fava a Giuseppe Giulietti di Articolo 21, scoraggiano parecchio. Il prossimo appuntamento è per metà dicembre. Ci si organizza in fretta, perché a subire il monopolio non sono più solo i giornalisti delle testate militanti, come ricorda Nicola Savoca, ex di Telecolor: “Noi facevamo un giornalismo normale… non militante come quello di Tele Jato. I licenziati sono giornalisti con idee politiche le più diverse. Ma non andavamo bene comunque. Il perché non lo sappiamo. Forse perché parlavamo di piano regolatore o di altri grossi affari a Catania… Non lo so”. La vicenda Telecolor è solo l’ultima di una serie di censure. Un po’ di tempo prima Marco Benanti, giornalista, oggi direttore de l’Isola Possibile, ha dovuto lasciare il proprio posto di lavoro alla base militare statunitense di Sigonella, per aver scritto articoli “pacifisti”, in contrasto con la linea del governo datore di lavoro (quello Usa).

Poi c’è il caso di Carlo Ruta, che prima della recente condanna a otto mesi di reclusione, si era visto oscurare il sito web da lui fondato per aver raccolto una testimonianza giudicata dalla magistratura diffamante verso la stessa. Fra le recenti querele contro Ruta, una chiama in causa il decreto Urbani e lo accusa del reato di stampa clandestina: il sito di cui è titolare non è registrato come testata ma fa informazione. Altro problema centrale, infatti -rilevato da Umberto Santino del Centro Impastato- è che le cause per diffamazione vengono affrontate sempre più spesso con processo civile anziché penale. Non c'e' dibattimento, non ci sono le garanzie previste dal codice penale, non c'e' prescrizione. Vige una giurisprudenza abbastanza negativa. Santino parla anche in nome delle esperienze legali del suo Centro.

Fuori Telecom-Italia da Cuba

Lettera aperta di Matteo Mecacci a Guido Rossi, Presidente di Telecom Italia
Dopo Telekom Serbia, Telecom Italia dismetta anche la partecipazione nella compagnia telefonica cubana ETECSA, controllata dal regime cubano e utilizzata per incarcerare dissidenti e giornalisti.


Roma, 1 dicembre 2006

Segue il testo della Lettera aperta che sarà inviato domani a Guido Rossi, Presidente di Telecom Italia.

Egregio Prof. Guido Rossi

Presidente di Telecom Italia,

Le scrivo oggi, in occasione del 50mo anniversario della Rivoluzione Cubana, per ricordare a lei,e ai cittadini italiani, che Telecom Italia ha una responsabilità particolare nel consentire che il regime di Fidel Castro possa continuare a vivere ed a impedire la trasformazione di Cuba in un sistema politico democratico. Telecom Italia, infatti, dopo averla acquisita negli anni ’90, continua a detenere il 27% della proprietà della società telefonica italo-cubana ETECSA, che e’ ormai divenuta uno strumento essenziale per il regime, che se ne serve per mettere in atto la repressione e la censura della libera informazione a Cuba, come testimoniano gli attivisti e i dissidenti democratici cubani.

ETECSA, infatti, oltre ad essere l’unico operatore di telefonia fissa, controlla in modo esclusivo anche l’accesso alla telefonia mobile e ad internet. Altre organizzazioni, come Reporters Sans Frontiers, hanno ampiamente documentato come l’accesso per i cittadini cubani ad internet ed alla telefonia mobile sia assolutamente vietato, salvo nei casi di speciale autorizzazione da parte del Governo, o nel caso in cui avvenga presso luoghi monitorati dalla polizia politica, come gli Internet Cafe’ dell’isola. Inoltre, per i cittadini cubani che riescano in qualche modo ad accedere ad internet, il sistema di censura messo in piedi dal Governo cubano impedisce di avere accesso a motori di ricerca come google o, quando si digitano parole “invise” al regime, si provocano messaggi di allarme.

La partecipazione cubana di Telecom Italia ha implicazioni politiche molto simili a quella che la Sua azienda detenne per cinque anni in Telekom Serbia (29% delle azioni, acquisite nel 1997, sotto il regime di Milosevic); ora come allora, si tratta di puntellare o meno una dittatura. Anche allora, nel 1999, i radicali chiesero formalmente al suo predecessore, Roberto Colaninno, di dismettere la partecipazione serba; non ebbero risposta; solo nel dicembre 2002, con Milosevic in galera all’Aja, il Dr. Tronchetti Provera rivendette la partecipazione al governo democratico di Belgrado. La vicenda di Telekom Serbia, pur non essendo state ancora chiarite fino in fondo le responsabilità politiche, ha comunque suscitato grande attenzione nel nostro paese. Lo stesso non si può certo dire per l’acquisizione da parte di Telecom Italia della partecipazione nella società ETECSA. Una disattenzione tutt’altro che giustificata, visto l’attivismo di questa compagnia a fianco della polizia politica nel censurare e monitorare le attività dei democratici cubani.

Mi e’ noto che oggi Telecom Italia e’ divenuta una società interamente privatizzata, e dunque non vi sono, a differenza dell’affaire Telekom Serbia, delle istituzioni pubbliche alle quali rivolgersi per decidere se sia opportuna la partecipazione di una società telefonica italiana in attività di repressione di libertà fondamentali, da parte di un governo come quello cubano.

Resta, però, la responsabilità aziendale, sua e degli azionisti di Telecom Italia, nel decidere se continuare a fare profitti grazie al sostegno a un’azienda che incarcera cittadini cubani che non intendano più vivere sotto una dittatura.

Per parte nostra, lunedì e martedì prossimi, cercheremo di coinvolgere il Parlamento e il Governo italiano sulla situazione di repressione a Cuba, ospitando in Italia Osvaldo Alfonso (ex presidente del Partito Liberal Democratico Cubano, arrestato nella primavera del 2003 insieme ad altri 75 giornalisti e dissidenti cubani, e condannato anche per “l’uso controrivoluzionario” di internet, poi rilasciato nel 2004) e Joel Brito (ex sindacalista cubano, attualmente rifugiato politico negli Stati Uniti, che si occupa di monitorare il rispetto dei diritti dei lavoratori a Cuba).

Sarei naturalmente lieto se anche Lei decidesse di volerli incontrare, per sentire direttamente da loro quali sono gli effetti per milioni di cittadini cubani dell’attività di Telecom Italia, tramite ETECSA, a Cuba.

Le allego anche una lista, che si limita solo ad episodi recenti, di azioni prese da ETECSA contro la libertà di espressione a Cuba.

Nella speranza di un Suo cortese cenno di riscontro, le invio i miei migliori saluti,

Matteo Mecacci
Rappresentante del PRT all’ONU

Approfondimenti:

http://www.radicali.it/view.php?id=77758

3 dicembre 2006

"Reporters sans frontières" condanna il procedimento intentato contro il sito Bellaciao


RSFIn seguito ad una denuncia per diffamazione sporta dai Chantiers de l’Atlantique, la Signora Bironneau, giudice istruttore presso il tribunale di Saint Nazaire, ha avviato un’indagine nei confronti del responsabile del sito Bellaciao ( http://bellaciao.org ), Roberto Ferrario. Quest’ultimo é accusato di aver pubblicato un comunicato dell’USM CGT dal titolo "La pirateria dei tempi moderni" che difendeva dei lavoratori polacchi dell’impresa, qualificandoli come "moderni schiavi".

"Condanniamo il procedimento giudiziario intentato contro Roberto Ferrario, che non é l’autore del testo giudicato diffamatorio dai Chantiers de l’Atlantique. Bellaciao ha soltanto pubblicato in extenso il comunicato sindacale, indicando chiaramente la sua fonte. Un tale procedimento, costoso per un singolo, potrebbe portare alla chiusura del sito, il che sarebbe inaccettabile. Invitiamo gli autori della denuncia a ritirarla ed in caso contrario domandiamo alla giustizia di respingerla", ha dichiarato Reporters sans frontières.

Roberto Ferrario é stato informato il 18 ottobre 2006 di essere indagato e che il suo fascicolo sarebbe stato trasmesso al Procuratore della Repubblica. Il comunicato della CGT, pubblicato il 16 settembre 2005, e che é sempre accessibile su Bellaciao, accusava i Chantiers de l’Atlantique di praticare del « banditismo padronale » e di perpetrare « atti mafiosi ».

Philippe Kasse, che era responsabile della comunicazione dei Chantiers de l’Atlantique al momento dei fatti, ha dichiarato a Reporters sans frontières : « Avevamo sporto denuncia anche contro l’USM CGT. Non so perché il giudice ha deciso di perseguire unicamente colui che ha diffuso l’informazione e non gli autori del comunicato. Detto questo, é normale che un sito assuma la responsabilità di quanto pubblica. Altri media avevano menzionato il comunicato, ma nessuno aveva ripreso esattamente i termini dell’USM CGT, che giudichiamo diffamatori. »

Bellaciao é un sito partecipativo di informazione aggiornato da militanti della sinistra alternativa. Una petizione di sostegno al sito ed all’USM CGT é disponibile :

http://bellaciao.org/fr/soutien-bellaciao.php#petition
http://www.rsf.org/article.php3?id_article=19970

1 dicembre 2006

Indymedia chiude

Indymedia-Italia a 6 anni dalla sua nascita ha bisogno di ripensare il suo modo di essere media, e per farlo ha bisogno di silenzio, di tacere, ha bisogno di ripartire senza rete e di allargare la discussione a 360 gradi.

Indymedia è nata dalle strade e dalle piazze, luoghi che hanno trovato spazio sulle diverse parti del sito: il newswire, la colonna centrale, le categorie tematiche, i dossier. Ma anche il forum e le mailing-list.
Tutto ciò Indymedia lo ha fatto mantenendo sempre il suo essere network locale/globale che torna nelle strade e nelle piazze a chiudere il cerchio.

Col passare degli anni persone e strumenti sono entrati in conflitto, e il caso più emblematico è proprio il newswire, l'area a pubblicazione libera, diretta e senza filtri (concetti alla base dell'open publishing), intorno a cui si assiste a costanti polemiche su cosa viene nascosto e perché, sulla pubblicazione di foto e filmati che mostrano i visi delle persone, o dei loro dati personali.

Anche le mailing-list sono entrate in crisi, fra scarsa partecipazione e/o difficoltà nelle discussioni, e la ricerca del consenso, ovvero l'armonizzazione delle diverse posizioni e sfumature, è diventata sempre più difficile.

Tutto questo è oggetto di riflessione continua perché il senso critico impone di (ri)mettersi in discussione, sempre, ma il rumore di fondo è assordante e c'è bisogno di silenzio. In modo da poter ascoltare, osservare, valutare e concentrare le proprie energie sulle idee che altrimenti rischierebbero di restare sommerse. Il silenzio serve a questo, e di energie e idee, parliamone insieme, ripartendo da zero.

Indymedia-Italia chiude per ricominciare.

Aids, giornata mondiale

da peacereporter.net

La Giornata mondiale contro l'Aids non porta buone notizie: la diffusione dell'infezione non accenna a ridursi

Dossier

29 novembre 2006

G8 Genova 2001: La rivelazione

da carta.org

Pubblichiamo il testo integrale dell'intervista a Mario Placanica che il quotidiano CalabriaOra ha pubblicato oggi. Per la prima volta, il carabiniere catanzarese che era sulla jeep defender in piazza Alimonda, nel corso dei drammatici giorni del G8 genovese del 2001, afferma esplicitamente di essere "un capro espiatorio usato per coprire qualcuno" e di non avere ucciso lui Carlo Giuliani.
Alcuni particolari sono raccapriccianti, come le reazioni entusiaste dei colleghi di Placanica dopo la morte di Carlo. E poi Placanica si pone queste domande: "Perché alcuni militari hanno 'lavorato' sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato la testa con una pietra?". E poi, sempre per la prima volta, ricostruisce l'incidente automobilistico che ha avuto qualche anno fa. "Lo sterzo è come se si fosse bloccato, non riuscivo più a sterzare", afferma. In questi anni, Placanica, dopo essere stato assolto dall'accusa di omicidio [secondo i giudici, aveva sparato "per legittima difesa"] è stato congedato per problemi comportamentali dall'Arma, ha cercato di candidarsi alle amministrative con Alleanza nazionale [che era il partito a cui era iscritto: poi si è candidato con una lista civica].

Haidi Giuliani: Non credo che Carlo sia stato ucciso da Placanica

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28 novembre 2006

Processo al Sud Ribelle, 28 novembre: ancora Cantafora

Martedì 28 novembre, alle ore 9.30, riprenderà a Cosenza il processo agli attivisti
della Rete del Sud Ribelle accusati di associazione sovversiva per i fatti di Napoli
e Genova 2001 dal pubblico ministero Domenico Fiordalisi, fresco di nomina a
presidente dell'ANM sezione di Paola.

La prima parte dell'udienza sarà dedicata alla testimonianza del capo della Digos di
Cosenza, Alfredo Cantafora. Durante l'ultima udienza Catanfora si è esibito in una
deposizione sui generis nella quale hanno trovato spazio sentenze non richieste,
derisione degli imputati, collegamenti azzardati e addirittura commenti delle
immagini sul Global Forum di Napoli nel marzo del 2001, a cui non era presente. Cosa
ci aspetta ancora?
La seconda parte dell'udienza proseguirà con la testimonianza dell'ispettore capo
della Digos di Cosenza, Eugenio Astorino, che al pari dei suoi colleghi già escussi
riferirà sulle indagini svolte dalla solerte Digos cosentina.

E' possibile trovare le sintesi e le trascrizioni delle udienze del processo al Sud
Ribelle all'indirizzo:
http://www.supportolegale.org/?q=taxonomy/term/23

Supporto Legale

- - - -
contatti: info a supportolegale.org
https://www.supportolegale.org (è necessario accettare il certificato di sicurezza)

Supporto Legale e' una rete di persone che seguono i processi di Genova, Cosenza,
Napoli e Milano: quelli a manifestanti, quelli a pubblici ufficiali accusati di
violenza, torture, abuso di potere. Supporto Legale trascrive le udienze, le trasforma in sintesi comprensibili, le pubblica e le diffonde; inventa progetti, campagne e iniziative di informazione e raccolta fondi. Supporto Legale, nato per iniziativa di alcuni mediattivisti che partecipano alla
rete di Indymedia, fa un lavoro di informazione e comunicazione, di supporto tecnico
e di finanziamento, con una serie di campagne di raccolta fondi, versando
integralmente il ricavato per il lavoro delle segreterie e per le spese processuali.
Perche' la memoria e' un ingranaggio collettivo.

27 novembre 2006

Il manifesto dell’antimafia per un’Italia liberata

di Davide Varì

Un passaggio di consegne, di più, l’impegno solenne a prestare la massima attenzione alle proposte avanzate. E’ quanto avvenuto ieri mattina nella sala del cavaliere della camera dei deputati tra don Luigi Ciotti, padre ispiratore di Libera, e il presidente della camera Fausto Bertinotti. Don Ciotti ha infatti presentato al presidente dell’assemblea il documento finale degli stati generali contro le mafie. Un documento che mette nero su bianco il risultato finale di questa tre giorni di mobilitazione e di studio finalizzata a combattere la mafia.

Una tre giorni che ha prodotto idee e proposte che ora il parlamento, proprio a nome di Bertinotti, si impegna a valutare e tenere nella massima considerazione. Al momento della consegna Don Ciotti ha voluto chiedere alle istituzioni di non abbassare mai la guardia di fronte alla minaccia delle mafie, e di considerare la mafia stessa come un «autentica priorità nazionale», anche perché «la prima mafia da combattere è quella delle parole, mentre noi tutti abbiamo tanto bisogno di concretezza». Appello accolto immediatamente dal presidente dell’assemblea di Montecitorio. Per Bertinotti «bisogna cancellare la parola emergenza e affermare invece quella di continuità di azione. Grande merito di Libera - aggiunge - è di far sentire la mafia non più come un fenomeno locale ma invece nazionale e internazionale». In una parola, per togliere ossigeno alle mafie «bisogna svuotare l’acqua in cui nuota il pesce mafioso» ha concluso il presidente della Camera.

Tra le le priorità che gli stati generali mettono all’ordine del giorno del loro documento consegnato al presidente Bertinotti, c’è il potenziamento delle risorse e dei mezzi a disposizione della magistratura che indaga sui delitti e le stragi di mafia. Ma anche il pieno ed effettivo sostegno dello Stato ai testimoni di giustizia, un testo unico della legislazione antimafia, l’istituzione di un’agenzia nazionale per la gestione dei beni sottratti alle mafie, di un’authority indipendente contro il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita e di un’osservatorio nazionale permanente sull’informazione in tema di mafie. Tra le altre proposte lanciate da Don Ciotti, anche quella di istituire, il 21 marzo, primo giorno di primavera, la «giornata nazionale in memoria di tutte le vittime di Mafia».

Ma non finisce qui, tra i punti all’ordine del giorno c’è anche la riforma della normativa in materia di appalti e subappalti ed opere pubbliche rafforzando le attività di controllo, dall’aggiudicazione dei lavori ai cantieri; la nuova legge antidroga che «abbia come centralità - recita il documento - la salute delle persone e la riduzione della domanda». C’è anche la lotta al doping che attraverso la nuova legge possa promuovere uno sport ispirato ai valori della lealtà. Grande attenzione anche ai «traffici internazionali di armi, le zone grigie e i paradisi fiscali in cui avvengono le triangolazioni». Per questo Libera propone l’introduzione del reato di intermediazione.

Su tutto la premessa che il nostro paese ha bisogno di vedere affermati, nella vita quotidiana di ogni cittadino, i valori della pace, della solidarietà, della legalità democratica e della convivenza civile «contro ogni forma di violenza, d’illegalità e di violazione della dignità umana».

Ma c’è anche un dietro le quinte in questa tre giorni organizzata da Libera. Gabriella Stramaccioni, coordinatrice nazionale di Libera, è soddisfatta e contenta di questo risultato: «A contromafie era presente tutta l’Italia: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, dal Trentino alla Calabria. C’erano cittadini comuni che rappresentavano tutta la società civile di questo paese. C’erano insegnanti - continua Stramaccioni - e rappresentanti delle forze dell’ordine; associazioni e partiti. Un mondo variegato che ha garantito un confronto vero partendo da esperienze diverse. E’ stata questa la forza e la ricchezza dei gruppi di lavoro».

Ma non è che un debutto, gli stati generali organizzati da Libera continuano idealmente il lavoro iniziato con la carovana antimafia che è partita ieri da Latina. «Il primo appuntamento - afferma ancora Gabriella Stramaccioni - è stato su alcuni terreni dell’agropontino confiscati alle organizzazioni criminali. Ora questi terreni saranno coltivati da una cooperativa di ragazzi che produrrano un vino». La carovana farà il giro dell’Italia intera fino al 20 di dicembre prossimo. «Il nostro intento - continua Stramaccioni - è quello di promuovere la giustizia sociale e i diritti. Attraverseremo i luoghi simbolo, i luoghi in cui i beni sono stati confiscati e restituiti ai cittadini. Una carovana che si batterà contro il caporalato, il lavoro nero e contro l’illegalità mafiosa che segna il nostro paese. Proprio oggi, inoltre, in coincidenza col passaggio della carovana, la regione Emilia-Romagna presenterà la legge antiusura.

http://www.liberazione.it/giornale/061121/archdef.asp

25 novembre 2006

La libertà in Russia

Dedicato a coloro, non tutti ricordati nel video, che hanno lottato per la verità in russia e in cecenia nell'ultimo decennio.

Storia della Cecenia

Il delitto di Alexander Litvinenko

23 novembre 2006

Premio Borsellino

L'associazione culturale-onlus "Società Civile" di Teramo ha istituito nel 1994 il Premio nazionale "Paolo Borsellino" per l'impegno sociale e civile che si svolge in collaborazione con l'Amministrazione Provinciale di Teramo, con il Patrocinio del Consiglio Regionale d'Abruzzo.

Detto premio sarà organizzato anche nell'anno 2006 nei giorni 23 novembre / 3 dicembre 2006 sul tema "La legalità... non viene dopo".

Il premio intende testimoniare ammirazione, gratitudine ed affetto a quelle personalità italiane che hanno offerto una testimonianza d'impegno, di coerenza e di coraggio particolarmente significativa nella propria azione sociale e politica contro la violenza e l'ingiustizia, ed in modo particolare per l'impegno profuso in difesa e per la promozione dei valori della libertà, della democrazia e della legalità.

Dibattiti, Incontri, Proiezzioni Cinematografiche, Rassegne Teatrali, sono questi gli ingredienti che caratterizzano il Premio Nazionale "Paolo Borsellino" giunto quest'anno alla 11° edizione, una serie di 20 appuntamenti in tutto il territorio della regione Abruzzo.

http://www.premioborsellino.it/

22 novembre 2006

CAMPO DA GOLF SULL'ETNA? NO, GRAZIE!

Il Presidente ACA SICILIA
- Alfio Lisi -

Il Sindaco di Belpasso esce dal cilindro un campo da golf da 18 buche
quando gli stessi brontesi sconoscono le regole di tale gioco. Gioco
che peraltro, essendo fortemente elitario, non incentiverebbe alcun
incremento di visitatori rispetto ai turisti attuali attratti invece
dalle peculiarità ambientali e culturali del territorio etneo che
purtroppo ancora oggi non vengono adeguatamente offerte e divulgate. Il
Sindaco peraltro dovrebbe conoscere la legge di istituzione del Parco
dell’Etna al quale non consente attività e strutture incompatibili con
il territorio lavico e con le bellezze paesaggistiche dei luoghi,
uniche nel loro genere, che invece stravolgerebbero il territorio
dove dovrebbe sorgere il campo da golf.

Peraltro la zona Contrada
Difesa, luogo dove dovrebbe nascere il campo (zona di villeggiatura e
di svago dei brontesi) è considerata di grande livello naturalistico
piena di verde, di boschi secolari interrotti da antiche e recenti
colate laviche, di conetti vulcanici e si estende fino ai piedi dell’
Etna che qui si eleva in tutta la sua maestosità . Oltre alla bellezza
paesaggistica, l’interesse archeologico della Contrada è dato dalla
presenza di cellette funerarie scavate nella roccia utilizzate per il
seppellimento dei defunti risalenti all’epoca bizantina..

Ma ovviamente il Sindaco non ha considerato che per impiantare 4
chilometri di pista che da Maletto arriva a Bronte, dovranno essere
disboscate e spianate intere zone e stravolte con le ruspe le colate
laviche della zona trasformandole in ambienti artificiali con del verde
che dovrà essere irrigato giornalmente con 2000 metri cubi d’acqua
cioè con la stessa quantità d’acqua consumata da un paese di 8.000-9000
abitanti, cioè quanto il fabbisogno di oltre la metà della popolazione
della città di Bronte. Eppure Bronte è una delle tante città che soffre
la sete specialmente nei giorni estivi quando l’acqua arriva nei
rubinetti delle case con il contagocce, ovvero il periodo in cui
proprio il campo di golf assorbe il massimo d’acqua. E allora dove
prenderanno l’acqua color che dovranno mantenere l’erba del campo? A
ciò dobbiamo sommare la grande quantità di pesticidi (secondo il New
Scientist in un campo da golf vengono utilizzati pesticidi otto volte
superiori a quelli utilizzati per la coltivazione del riso) che
dovranno essere utilizzate per eliminare l’erba non desiderata che
ovviamente le piogge e il vento trasporteranno nei terreni vicini
inquinando anche tali proprietà e le loro coltivazioni.

E allora non riusciamo a capire perché il Sindaco di Bronte in primis, ma anche
quello di Maletto, tengono molto a che nasca su un territorio di
grande bellezza paesaggistica e peculiarità etno-culturali uniche (che
nulla hanno a che spartire con un campo da golf e con tutto quello che
gira intorno ad esso) quando invece dovrebbe puntare su tali aspetti
che rischiano di essere cancellate irrimediabilmente da un campo da
golf!
E’ risaputo che su tale progetto si proiettano interessi
rilevanti in quanto l’investimento per la realizzazione di un nuovo
campo da golf a 108 buche si aggira intorno agli 8-10 miliardi di
vecchie lire e molto spesso la gestione da sola non è in grado di
coprire le spese di manutenzione. E allora a pagare tali strutture di
èlite, che come sappiamo sono quasi esclusivamente riservate ai
cittadini benestanti, saranno invece i cittadini in quanto tali
strutture non potendosi autogestire chiederanno contributi alla
Regione, così come è accaduto in Emilia Romagna e in Sardegna, oppure
saranno costrette a chiudere per fallimento come il campo Is Molas
(Comune di Pula in Sardegna), considerato l’impero del golf isolano, il
quale per i debiti accumulati è stato venduto all’asta così come il
campo Golf Bruzzo in Abruzzo, anch’esso fallito.
E ancora, non esiste, in quanto non sono state chieste all’Assessorato Regionale all’Ambiente

e al Ministero per l’Ambiente, anche in quanto ci troviamo all’interno
di un Parco Regionale, la Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi
del DPR 12.4.1996 né la Valutazione di IncidenzA ai sensi del DPR
120/2003, Persino l’agenzia specializzata dell’ONU, l’OIL
(Organizzazione Mondiale del Lavoro), si esprime in maniera critica “La
realizzazione di percorsi golfistici è stato un disastro per molti
paesi accentuando la penuria d’acqua e l’espropriazione di terre e la
loro conseguente deforestazione…”

20 novembre 2006

Spedizione punitiva contro radio "Sherwood"

Lettera aperta agli operatori dell'informazione

Ieri notte, poco dopo la mezzanotte, un gruppo di circa 15 persone con cappucci, passamontagna e bastoni, è entrato nel vicolo dove si trova la sede storica di Radio Sherwood a Padova, che come ogni venerdì ospitava una serata con musica live.
Il gruppo, che non abbiamo dubbi nell'individuare come appartenenti a organizzazioni neonaziste, ha raggiunto il piccolo cortile che si trova sotto la radio, aggredendo due ragazze e un ragazzo, che hanno dovuto ricorrere al Pronto Soccorso e al ricovero ospedaliero.

I rumori e le urla hanno portato chi si trovava all'interno dei locali a scendere nel cortile provocando l'immediata fuga di questi squallidi personaggi che si sono allontanati a bordo di alcune macchine.
La gravità di questa azione contro un'emittente che sta apertamente dalla parte di chi in questi territori lotta contro chi predica e pratica l'odio razziale, l'intolleranza e il razzismo, è chiara, e sta nel tentativo di intimidire uno strumento di comunicazione attivo da anni nel territorio del Veneto.
A nessuno può sfuggire che Radio Sherwood, nel suo quotidiano lavoro di informazione, è sempre stata una voce attenta a denunciare la provocatoria presenza di gruppuscoli di estrema destra che godono di coperture politiche e che troppe volte agiscono impunemente.

L'aggressione di venerdì sera è grave perché rivolta ad uno strumento di comunicazione, ad una testata giornalistica, ad un collettivo di operatori dell'informazione.
Quando la posta in gioco è il tentativo di far tacere l'informazione nessun episodio può essere posto in secondo piano. Si può condividere o no la linea editoriale della nostra emittente, ma crediamo che tutti debbano cogliere la gravità di quanto è successo ed esprimere una posizione netta.
Facciamo appello alle strutture istituzionali, ufficiali e sindacali del sistema comunicativo, alle testate giornalistiche e ai singoli operatori dell'informazione perché si affianchino a noi nel sottolineare la gravità di quanto è successo.
L'episodio di venerdì non può essere ascritto al falso, generico ed evanescente teorema dello scontro tra opposti estremismi che troppe volte è servito, e oggi riproposto, solo per non andare a fondo delle questioni.
Ringraziamo chi vorrà essere con noi in un'ulteriore tappa della difesa della libertà di informazione.


Per contatti e messaggi di solidarietà:
redazione@sherwood.it


Lettera aperta di Radio Sherwood agli operatori dell'informazione
http://www.sherwood.it/Lettera-aperta-di-Radio-Sherwood


Comunicato stampa
http://www.sherwood.it/Aggressione-neonazista-a-Radio

19 novembre 2006

Vittima di mafia e dello Stato

La storia Nel 1988 Felicia D'Aleo denunciò il boss Giuseppe Ferrara. E per questo venne emarginata. Finì nel mirino: minacce e un pestaggio che l'ha resa invalida. Ora chiede un riconoscimento

di Massimo Giannetti

CATANIA - Il ministro dell'interno Giuliano Amato ha due possibilità ora che anche lui riceverà sul tavolo la storia di Felicia Enrichetta D'Aleo: lavarsene le mani così come ha fatto tre anni fa il suo predecessore Giuseppe Pisanu, cestinando la sua richiesta di giustizia. Oppure, come gli chiede la Cgil siciliana nella lettera che gli ha inviato nei giorni scorsi, scrivere finalmente la parola fine alla sua interminabile odissea. Come? Riconoscendo alla donna e quindi risarcendola, a quasi vent'anni dall'inizio dei fatti, dei «danni morali, esistenziali e materiali» che ha dovuto subire per colpa di quelle istituzioni, questura e prefettura di Catania in primis, che anziché proteggerla dal boss che aveva denunciato, le hanno fatto passare le pene dell'inferno con il timbro dello Stato. «Credevo di aver fatto il mio dovere di cittadina onesta - dice la donna ripercorrendo il suo calvario - E invece mi sono ritrovata ad essere perseguitata dai rappresentanti delle istituzioni che non solo non mi hanno tutelato, ma hanno addirittura falsificato gli esiti dei processi in cui sono stata testimone, pur di impedire che mi venissero riconosciuti i diritti previsti per le vittime della mafia».

E' una storia che ha davvero dell'incredibile. Comincia 18 anni fa. Felicia Enrichetta D'Aleo, allora poco più che quarantenne, fa l'assistente sociale all'ospedale catanese «Ascoli Tomaselli» dove, suo malgrado, si trova ad avere a che fare con il boss Giuseppe Ferrera, detto Pippo «Cavadduzzu», già condannato a 22 anni di carcere al primo maxiprocesso contro Cosa nostra siciliana.

E' il 1988 e il mafioso, da circa un anno ricoverato al Tomaselli per tubercolosi, è formalmente anche agli arresti ospedalieri. Nei fatti però è come se avesse una sorta di protezione speciale. Tant'è che si è fatto addirittura costruire una stanza blindata dentro l'ospedale. E' ritenuto «intrasportabile» in altre strutture sanitarie, ma non risiederà mai in una stanza asettica come la malattia diagnosticata suggerirebbe. Scortato giorno e notte da due «guardie del corpo», gironzola tranquillamente in motorino nei viali dell'ospedale, e perdipiù gira armato. «Nessuno controllava ciò che faceva e le persone che incontrava. Le forze dell'ordine venivano ogni tanto - racconta ancora la donna - L'ospedale era diventato il suo quartier generale e c'era un via vai continuo di persone poco raccomandabili. Un giorno c'è stata anche una sparatoria. Alcuni uomini di un clan rivale entrarono nel reparto per ucciderlo, crivellarono di colpi la sua stanza, ma il boss rimase illeso grazie alla porta blindata. Gli ammalati avevano paura, erano terrorizzati, protestavano, piangevano. I vertici dell'ospedale però non agivano e io, che in quel periodo ero l'unica assistente sociale perché altri colleghi erano in ferie, mi sono ritrovata ad essere il loro unico punto di riferimento. Per tutelare la loro l'incolumità ho fatto semplicemente il mio dovere. Ho denunciato il comportamento di Ferrera alla questura e alla procura di Catania».

Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. Dopo la denuncia viene convocata dall'allora questore Francesco Trio (di recente indagato per occultamento di cadavere in relazione ai delitti del mostro di Firenze) al quale riferisce i fatti. Data la situazione che si era creata il capo della polizia avrebbe come minimo dovuto attivarsi per darle una qualche protezione. Ma non succede niente di tutto questo. Accade invece che Pippo «Cavadduzzu» da «intrasportabile» che era viene trasferito in un ospedale del nord, vicino Sondrio, dove però non rimarrà per molto tempo. «Due mesi dopo - riprende la D'Aleo - venni a sapere che sarebbe tornato all'ospedale di Catania». Ovviamente è preoccupata, anche perché nel frattempo ha già ricevuto minacce di morte e intimidazioni: le fanno trovare crisantemi sul tavolo dell'ufficio e davanti casa, le danno fuoco all'auto, la seguono quando torna a casa dal lavoro, riceve telefonate anonime. Minacciano pesantemente anche suo figlio, costretto poi ad emigrare con la famiglia all'estero. Ma il peggio deve ancora venire.

Il boss Ferrera è stato infatti «reintegrato» al Tomaselli e non è difficile prevedere le sue reazioni nei confronti di chi ha osato denunciarlo. E' la sera del 13 gennaio dell'89: Felicia D'Aleo viene selvaggiamente picchiata nel corridoio dell'ospedale da alcuni «picciotti» al servizio di Cavadduzzu. L'aggressione le procurerà una lesione permanente alla testa: «Encefalopatia post-traumatica» sarà la diagnosi del Policlinico di Catania, in base alla quale la donna sarà poi «dispensata per sempre dal lavoro per motivi di salute». «Ho dovuto abbandonare anche il lavoro di insegnante che svolgevo nelle scuole per conto dell'università. La malattia non mi dava tregua, avevo sempre forti mal di testa, vomitavo giorno e notte».

Insomma, Felicia D'Aleo è malata, disoccupata e anche mazziata. Ma quest'ultima constatazione potrà farla soltanto qualche anno dopo, nel '94, quando per avere almeno una pensione per causa di lavoro comincerà a sbattere la testa contro i muri di gomma istituzionali. Ma siamo ancora ai momenti dell'aggressione al Tomaselli. Il giorno stesso il boss Cavadduzzu evade dagli arresti ospedalieri, ma la sua latitanza durerà poco. Verrà infatti presto riacciuffato e finirà di nuovo alla sbarra per i fatti dell'ospedale: detenzione e porto illegale di pistola in luogo pubblico, è il capo d'accusa. Al processo Felicia D'Aleo sarà l'unica testimone. Tutti gli altri dipendenti del Tomaselli, dal direttore sanitario ai medici e ai tecnici che saranno citati a deporre in aula, diranno di «non aver mai visto girare Cavaduzzu armato nell'ospedale né sentito sparatorie».

Il boss viene condannato a un anno e mezzo di carcere, condanna poi confermata sia in secondo grado che in Cassazione. Nella sentenza d'appello, nell'aprile '91, il giudice di Catania Alfio Cocuzza scrive parole di elogio per la D'Aleo, che ha dimostrato «senso di responsabilità, civismo e coraggio, qualità queste non riscontrabili negli organi massimi della struttura sanitaria».
Alla prefettura di Catania, diretta all'epoca da Giuseppe Romano, sarebbe bastato prendere questa sentenza e inviarla al ministero dell'interno e alla regione Sicilia affinché la donna potesse usufruire dello status di «vittima innocente della mafie e della criminalità organizzata». E in quanto tale accedere ai benefici che la stessa legge prescrive. Ma in prefettura in quel periodo rispondono evidentemente ad altri input. Infatti, nella documentazione inviata al Viminale e alla Regione, gli estensori delle varie relazioni, quindi poliziotti, carabinieri e funzionari di governo, sul caso D'Aleo mentono sfacciatamente. Depistano. Su carta intestata scrivono per esempio che «a seguito delle denunce sporte non sono mai emersi obiettivi elementi di riscontro», e addirittura che il «procedimento nei confronti del noto boss mafioso Ferrera, instaurato sulla base delle dichiarazioni della D'Aleo, è stato archiviato».

Sempre mani istituzionali scrivono che l'ormai ex assistente sociale «è affetta da manie di persecuzione». Ma il contenuto di queste relazioni la diretta interessata - che nel 2001 è dichiarata invalida al 100% dalla Corte dei conti per le altre malattie correlate all'aggressione - lo scoprirà molti mesi dopo aver ricevuto il niet alla sua richiesta di status di vittima della mafia. Per ottenere le relazioni ufficiali sarà infatti costretta a rivolgersi al Tar di Catania perché la prefettura, dove il nuovo capo è Alberto Di Pace - attualmente commissario di governo a Palermo - si rifiuta di dargliele.

Dall'armadio prefettizio gli scheletri saltano fuori soltanto grazie alla sentenza del tribunale amministrativo che intima al prefetto di consegnare alla D'Aleo i verbali secretati. E' una vittoria personale, ma lei non si ferma. Denuncia la prefettura per falso in atto pubblico e chiede alla Regione la riapertura della sua pratica. Nel 2004, smascherati definitivamente i falsi prefettizi, anche la Regione Sicilia, ostinatamente schierata con i poteri forti, riconosce alla D'Aleo la cosiddetta «pensione di privilegio». Solo adesso l'ex assistente sociale è di nome e di fatto «vittima innocente della mafia e della criminalità organizzata». Ma sono passati quasi dieci anni. Tutto per colpa di quei rappresentati dello Stato che hanno cercato di farla passare per pazza pur di nascondere ai vertici romani le loro magagne sulla gestione, a dir poco discutibile, degli arresti ospedalieri di Pippo Cavadduzzu.

Il boss Ferrera intanto è morto, e molti dei personaggi istituzionali che hanno trattato il caso D'Aleo sono stati addirittura promossi. E lei ha a questo punto vuole giustizia fino in fondo. Al ministero dell'interno chiede la distruzione di tutti i verbali falsi redatti nei suoi confronti e il risarcimento dei danni, morali e materiali, causati alla sua persona. Per questo tre anni fa ha citato in giudizio il Vigilante presso il tribunale civile catanese. Ma la causa, teme, rischia di rimanere nei cassetti per chissà quanto tempo ancora. Da qui la richiesta, sostenuta dal segretario della Cgil siciliana Italo Tripi, di chiudere «subito e positivamente la vicenda con una transazione». La risposta è nelle mani di Giuliano Amato.

da ilmanifesto.it

17 novembre 2006

PERIODO DI CRISI IN VAL DI NOTO

Il Comitato per le Energie Rinnovabili e contro le Trivellazioni Gas-petrolifere in Sicilia:

comunica che sono state avviate , da parte della Panther Eureka srl le procedure per richiedere le Autorizzazioni edilizie al Comune di Noto per iniziare i lavori di perforazione gas-petrolifera a soli 3 km da Noto, in contrada Zisola.

Ci resta poco tempo prima che possano iniziare.

Tutte le forze sociali, civili e politiche del territorio, che da tempo si sono espresse in modo contrario alla decisione assurda dell'ex Assessore all'Industria Marina Noè di “regalare” uno sviluppo industriale al territorio di Noto e ai suoi abitanti, si stanno attivando per fermare l’inizio delle perforazioni per la ricerca gas-petrolifera.

La Regione Siciliana, con a capo Cuffaro, imperterrita continua nel suo SILENZIO DI TOMBA, UN SILENZIO/ASSENSO che dimostra l’assoluto menefreghismo del Governo Regionale rispetto alla volontà della maggioranza dei cittadini e delle sue Istituzioni Locali (Comuni e Provincia), buttando in tal modo nel baratro dei soprusi un territorio che ha scelto da anni la sua vocazione turistico-culturale ed agricola.

L'ultima puntata riguarda le mega-torri eoliche che ci vogliono imporre sempre da quei palazzi di Palermo.

Il Comune di Noto ha perfino richiesto a Palermo i documenti di tutta la vicenda ma dagli Uffici Regionali è arrivato solo SILENZIO.

PALERMO PALERMO!!!

Siamo stanchi di subire le scelte dalla "lontana Palermo" e se il sig. Cuffaro non si decide ad annullare quegli errati permessi, chiameremo a raccolta tutti i Siciliani che hanno un cuore per la loro Terra, tutti gli Italiani e i cittadini del Mondo che amano i Val di Noto, per venire a fermare le trivelle che si vogliono abbattere sopra un Patrimonio dell'Umanità, che stava cominciando a vedere la luce della prosperità economica grazie al turismo e all'agricoltura di qualità(Olio di Oliva,Vino,Formaggi...).

A Scanzano Ionico la gente del posto è riuscita a fermare il deposito di scorie radioattive nel suo sottosuolo.

A Noto sarà la gente del Mondo a proteggere il Patrimonio paesaggistico e culturale di Tutto il Val di Noto (incluse zone rurali con le preziose risorse idriche ) dalle Trivelle gas-petrolifere!!!

Il Val di Noto non appartiene a Cuffaro, né all’Assessorato Regionale all’Industria, che hanno concesso tali permessi, senza aver ascoltato e rispettato la volontà delle Comunità Locali!

Il Val di Noto appartiene al Mondo, a partire dai suoi abitanti!

Invitiamo Tutti Voi ad esprimere la richiesta di annullamento dei permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Val di Noto ( Concessioni a Panther ed Edison) al Presidente della Regione Sicilia “Totò Cuffaro” inoltrando le richieste al seguente numero di Fax: 091-7075370 o ai seguenti indirizzi email urp_segrgen@regione.sicilia.it

governosicilia@libero.it; segreteriagabinetto@regione.sicilia.it; r.barberi@regione.sicilia.it; p.valenti@regione.sicilia.it; gbattaglia@regione.sicilia.it;

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Noto novembre 2006 Comitato Per le Energie Rinnovabili e contro le Trivellazioni Gas-Petrolifere in Sicilia www.notriv.it

Il blog e l'altra informazione: dalla striscia di Gaza

Renato wrote:

Caro R., ogni tanto interrompo il mio lavoro di responsabile del Centro per i bambini autistici dell'Ospedale di Acireale e presto il mio tempo a Medici senza frontiere.

Da settembre scorso a marzo di quest'anno ho svolto una missione per loro nella Striscia di Gaza, per un progetto di salute mentale per la popolazione traumatizzata.

Adesso
continuo a denunciare gli orrori di questa aggressione continua all'interno del piu' grande lager attualmente esistente al mondo


Blog: http://gazaemergency.spaces.live.com


da La Catena di San Libero 17 novembre 2006 n. 345