24 ottobre 2006

Anna Politovskaja

di Riccardo Orioles

23 ottobre 2006 n. 342

Anna Politovskaja, giornalista siciliana. Anche stamattina, al giornale,
i colleghi hanno dato un'occhiata alla scrivania vuota e si sono messi
al computer a lavorare. Il potere e' mafioso, lo si sa: pero' loro lo
scrivono, fanno i nomi e i cognomi, e sono soli. Di chi e' la scrivania
vuota? Chi e' il collega, assassinato dagli imprenditori mafiosi, che
fino all'altro giorno scriveva? In che lingua scriveva? In russo, in
italiano, in castigliano? Russia, Sicilia, Colombia? E che
importanza ha. Siamo in un paese dove l'informazione non e' libera, dove
i politici al massimo livello fanno accordi coi mafiosi (si chiamino
Cuffaro o Putin, gioviali notabili o cupi apparatniki), dove
l'imprenditoria e' collusa, dove il popolo fiaccato da rassegnazione e
miseria non osa alzare la testa eppure (essi sanno benissimo) un giorno,
grazie a loro che resistono, la rialzera'. E in quale chiesa si sono
svolti stavolta - sempre piu' soli e inutili - i funerali? Pochi
compagni attorno, dichiarazioni sprezzanti ("La mafia qua non esiste",
"Nessuno stava a leggere il suo giornale") delle Autorita'. E
quell'applauso commosso, di quelle poche centinaia di impauriti ma
consapevoli cittadini. E loro che si allontanano, a spalle chine, per
ritornare alla redazione, a scrivere tutto cio' che e' successo, anche
in questa giornata. Manderanno ai giornali esteri ("I servizi hanno
sequestrato il suo computer", "stava facendo un'inchiesta sui massacri")
note redazionali. Aggiorneranno il palinsesto di questo numero, sperando
che gli edicolanti - almeno per un altro po', almeno qualcuno -
acconsentano a esporre ancora il giornale. Non parleranno, fra di loro,
di lei, salvo che per ragioni di lavoro. Ma a lei penseranno ogni
attimo, firmando le nuove inchieste, guardando la rotativa che le
stampano, seguendo con lo sguardo le macchine che si allontanano
portando dovunque possibile le copie del giornale.
* * *
Nessuno scrive piu' di te, Anna, ed e' passato appena un paio di
settimane. Ci sono altre cose da scrivere, guerre, re, star system,
presidenti, cantanti: altri eventi del vasto mondo ingombrano la grande
stampa internazionale. Hanno scritto che eri una giornalista, una brava
giornalista, e che sei morta: cosa potevi chiedergli di piu', a questi
illustri e - per quasi due giorni - partecipi colleghi? E' nelle povere
stanze e fra i computer rabberciati, con gli altri redattori dei tuoi
stenti giornali, che ancora vive il Giornalismo. Lui non ti ha
dimenticata, ne' tutti gli altri come te.

da "La Catena di San Libero"

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