1 ottobre 2006

Farina e il Sismi: Il giornalista è stato sospeso per 12 mesi dalla professione

di osservatoriosullalegalita.org

Il giornalista Renato Farina, reo confesso di rapporti col Sismi, e' stato sospeso per 12 mesi dalla profssione, con delibera dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia. Altre proposte di maggiori sanzioni non hanno ottenuto la maggioranza dei voti. FNSI e alcune sue componenti hanno parlato di scandalo o chiesto al Consiglio dell'Ordine lombardo di dimmettersi.

Il Consiglio ha dichiarato di aver "valutato sia la personalità di Farina (incensurato sul piano deontologico) sia il prezzo devastante che lo stesso ha già pagato sul piano dell’immagine e della credibilità dopo l’esplosione dello scandalo; prezzo, che comprende anche gli insulti ai suoi familiari" ed ha argomentato che "Nella moderna società dell’informazione, i mezzi mediatici sono in grado di incidere profondamente sul decoro e sulla dignità di una persona (ed è quello che è avvenuto con Farina bersagliato da una campagna denigratoria senza confronti). La sanzione massmediatica è più incisiva e affittiva oggi della stessa pena o della stessa sanzione disciplinare soprattutto quando il protagonista è un professionista".

Secondo la Federazione Nazionale della Stampa si tratta invece di una sanzione "scandalosa e ridicola", visto che Farina e' reo confesso di aver collaborato con il Sismi, e essa delegittima "di fronte alla categoria e all’opinione pubblica lo stesso ruolo e la funzione dell’organismo di autogoverno deontologico dei giornalisti". Secondo il sindacato dei giornalisti, "Renato Farina andava radiato dall’Ordine e non sospeso per 12 mesi".

L'FNSI nota che "Farina è stato regolarmente retribuito dai Servizi Segreti ed ha compiuto atti tendenti a orientare l’informazione del suo giornale sia sul caso Abu Omar sia relativamente alle falsità rispetto al ruolo dell’attuale Presidente del Consiglio Romano Prodi. E nonostante ciò ha continuato a scrivere editoriali per il giornale di Vittorio Feltri. A questo punto occorre che i giornalisti italiani riflettano seriamente su una istituzione che, in questo caso, tende a giustificare comportamenti inaccettabili di iscritti, con uno sconto di pena motivato da una presunta, inesistente, gogna mediatica, specie nei confronti di un reo confesso, con la singolare tesi che la sanzione mass mediatica sia più incisiva della stessa pena disciplinare".

Il sindacato dei giornlisti proporra' al Consiglio Nazionale dell’Ordine di chiedere alla Procura della Repubblica di Milano di opporre appello alla sentenza dell’Ordine della Lombardia, perché sia possibile che lo stesso Ordine Nazionale possa comminare una sanzione molto più incisiva.

Nuova Informazione parla di "Una sentenza sconcertante che suscita sdegno e vergogna". "Sappiamo che la decisione dell’Ordine lombardo è stata sofferta e ha provocato divisioni - afferma la nota della componente del sindacato dei giornalisti - Ma alla fine contano le decisioni. E quella presa dall’Ordine lombardo è offensiva per tutti i giornalisti onesti. E’ stata scritta una brutta pagina della storia del giornalismo italiano.... A questi consiglieri non rimane che una scelta: quella di dimettersi".

L'istruttoria e' durata quasi tre mesi. Vi era coinvolto anche il giornalista professionista Claudio Antonelli, che e' stato assolto.


Aggiornamento:


Dopo l'attacco della Fnsi e della componente di sinistra del sindacato alla deliberazione dell’Ordine di Milano sul 'caso Farina', il presidente dell'Ordine lombardo, Franco Abruzzo ha rilasciato una dichiarazione in cui ricorda la lezione di civiltà di Cesare Beccaria sul recupero dei detenuti. Quella lezione- dice Abruzzo - che risale a oltre 240 anni fa, oggi vive nell’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Questo discorso, sottolinea Abruzzo, riguarda anche i professionisti sanzionati dal loro Ordine: "la stessa legge professionale 69/1963 è coerente con l’articolo 27, quando prevede che il giornalista radiato, dopo 5 anni, possa richiedere la riammissione nell’Albo. Tali ragionamenti fanno da sfondo alla deliberazione su Renato Farina". Quanto alla gogna mediatica, secondo Abruzzo "Farina ha pagato una pena accessoria non prevista dall’ordinamento giuridico".

“Non posso pretendere – continua Abruzzo - che i vertici del sindacato conoscano Cesare Beccarla e la sua lezione. Sono, invece, nipotini di Lenin e Stalin, che hanno usato il terrore come arma politica. I vertici della Fnsi, forcaioli e giacobini improvvisati, alzano un polverone per far dimenticare le difficoltà del momento".

Abruzzo rileva poi che "nel Consiglio nazionale dell’Ordine la componente di “Autonomia e Solidarietà” (Nuova Informazione) ha almeno 45 consiglieri su 128", per cui, dopo la presa di posizione pubblica della componente sul caso Farina, questi consiglieri sono ricusabili da parte dello stesso giornalista. Abruzzo conclude che il Consiglio nazionale e' "paralizzato sul 'caso Farina'. Questi signori della cosiddetta sinistra nel recente passato hanno cancellato tutte le radiazioni e le sanzioni severe inflitte dall’Ordine di Milano. Hanno la memoria corta, noi no!".

Abruzzo critica anche i vertici FNSI per aver "portato i giornalisti italiani alla sconfitta sul rinnovo del contratto" e ne chiede le dimissioni.

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