13 ottobre 2006

Il capo dell'esercito inglese: andiamocene dall'Iraq

unità.it

Che la situazione in Iraq sia fuori controllo lo dicono le morti quotidiane e le statistiche. Secondo un recente studio dell´Università Usa Johns Hopkins le vittime civili dall´inizio del congflitto nel 2003 sono state almeno 655mila: circa il 2,5% della popolazione (fino ad oggi si era parlato al massimo di circa 50mila morti).

I sequestratori di Amer Iskander, sacerdore della chiesa ortodossa di St. Ephrem (a Mossul) oltre a chiedere un riscatto di 350.000 dollari (280.000 euro) avevano posto tra le condizioni per la liberazione la condanna del discorso sull'islam di Papa Benedetto XVI a Ratisbona. Il prete era stato rapito martedì e il giorno successivo, il corpo di padre Iskander, che aveva 50 anni, è stato ritrovato nel quartiere Muharaibin di Mossul, 400 km circa a Nord di Baghdad, con le braccia mutilate, oltre che decapitato. Ma ogni giorno in Iraq e soprattutto a Baghdad vengono trovati corpi di uomini uccisi e nel 90% dei casi torturato. Anche oggi un bomba esplosa all'interno di una stazione di polizia nella città di Hilla ha ucciso almeno sei persone, incluso il comandante della forza locale della polizia. A causa delle violenze dilaganti in Iraq, il ministero dell'Interno è stato costretto a mettere in preventivo la perdita di 25 agenti di polizia ogni giorno, perché morti o colpiti da lesioni permanenti: dieci nel primo caso e quindici nel secondo. «Questa almeno è stata la media consueta nel corso del 2006» ha spiegato l'americano Gerard Burke, un veterano dell'Esercito con alle spalle 25 anni di esperienza, dal maggio 2003 consigliere per la Sicurezza Nazionale del dicastero di Baghdad e tra i principali supervisori dell'addestramento delle forze dell'ordine irachene, insieme ad altri cinque connazionali.

Ma non solo. Lo sceicco Abu Ussama al-Iraqi, dirigente della jihad in Iraq, ha addirittura chiesto a Osama bin Laden di sconfessare la branca irachena di al Qaida, in un video pubblicato su Internet. Abu Ussama elenca nella registrazione, di cui è impossibile stabilire l'autenticità, una serie di «deviazioni» del gruppo: «Se voi tacete, noi non taceremo. La chiave della sedizione è nelle vostre mani: sta a voi chiuderla o aprirla». Tra le «deviazioni» lo sceicco menziona «esplosioni avvenute in scuole, ospedali e in case di musulmani sunniti» e «l'assassinio di imam» in Iraq. Insomma il messaggio conferma la lotta intestina in corso nel Paese e in questo caso la guerra interna condotta da potenti tribù sunnite nella provincia occidentale di al Anbar, roccaforte della ribellione in Iraq.

La guerra civile,a questo punto, scuote anche i vertici militari del principale alleato agli Usa in Iraq: la Gran Bretagna. Il generale Richard Dannatt, capo di stato maggiore britannico, ha criticato apertamente l'invio di soldati in Iraq: «La nostra presenza ha esacerbato i problemi di sicurezza», ha detto Dannatt in un'intervista esclusiva al Daily Mail. Il comandante in capo dell'esercito britannico ha invitato a lasciare «presto» l'Iraq. Anche per ragioni globali. «Non dico che le difficoltà che stiamo incontrando nel mondo sono causate dalla nostra presenza in Iraq, ma senza dubbio la nostra presenza le ha esacerbate».

I commenti polemici di Dannatt, assolutamente fuori dal comune per un ufficiale in servizio del suo rango, sono stati subito ripresi dalle voci più critiche alla guerra, costringendo il generale un'altra serie di interviste a radio e televisioni in cui ha cercato di calmare la tempesta che ha scatenato. Nei nuovi interventi, il comandante delle forze armate ha dichiarato di non aver detto «nulla di nuovo o che fosse degno di nota».

Così i commenti del generale Dannatt potrebbero avere pesanti ripercussioni politiche da entrambe le sponde dell'Atlantico. La guerra in Iraq è stata molto criticata in Gran Bretagna, e la situazione di violenza continua rappresenta un nodo politico anche per il presidente statunitense George W. Bush, che il prossimo mese deve affrontare le elezioni per il rinnovo del Congresso. Fino ad ora, Blair non ha voluto commentare direttamente le osservazioni del suo generale, rilasciando solo una comunicato in cui si sottolinea che l'esercito britannico è intervenuto in Iraq in seguito all'invito del governo locale.

unità.it

Nessun commento:

Posta un commento