2 ottobre 2006

Una finanziaria liberista - 2

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Un primo elemento negativo di questa finanziaria è la sua volontà di ostinarsi far rientrare i conti dello Stato nei parametri di Maastricht. Tali vincoli di bilancio hanno finora prodotto politiche restrittive e tagli allo stato sociale. Una proposta avanzata da numerosi economisti, mirata a stabilizzare il debito anziché ridurlo, è stata completamente ignorata.

Se poi andiamo ad analizzare nel dettaglio attraverso quali fonti siano ricavate le risorse per centrare questo obiettivo, il quadro è ancora più allarmante. A parte l’intervento sulle aliquote IRPEF, che segna una leggera ridistribuzione economica, sono pesantissimi i tagli alla sanità, agli enti locali e alla scuola. A fronte di questa politica di risparmi sulla spesa sociale, la finanziaria prevede un aumento notevole delle spese militari. È evidente allora come non ci sia nulla di realmente nuovo sotto il sole e come questa manovra abbia un carattere espressamente liberista.

In questo documento, i compagni di Pisa dell’Area Programmatica "Sinistra Critica" di Rifondazione Comunista hanno provato a tracciare un’analisi di alcune delle voci più significative della finanziaria 2007. Siamo consapevoli della non esaustività di questo rapporto e del fatto che alcune cifre relative alla manovra possano subire variazioni. Tuttavia, di essa ci interessa cogliere l’ispirazione di fondo: un provvedimento contro gli interessi dei lavoratori. Per una volta, siamo d’accordo con Prodi, quando, in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais, ha dichiarato: "Onestamente, i più favoriti dal progetto di legge di bilancio sono la Confindustria, gli imprenditori. Le imprese avranno a disposizione 7 miliardi di euro per stimolare l’economia".

Aliquote IRPEF

Come noto, la finanziaria 2007 ridisegna le aliquote IRPEF. In particolare, esse vengono rimodellate in modo da favorire i redditi più bassi. La propaganda governativa ha indicato questo aspetto come quello che dava il segno alla manovra finanziaria: una manovra a favore dei più deboli, una finanziaria di "sinistra". All’interno del gioco delle parti, la destra ha avuto interesse ad agganciarsi a tale propaganda indicando la manovra come penalizzante per i ceti medio-alti. L’analisi complessiva dei cambiamenti sull’IRPEF è complicata: c’è il single, ci sono le famiglie, le persone a carico, le detrazioni… Risulta abbastanza chiaro che le agevolazioni, laddove ci sono, sono comunque pensate per un nucleo familiare un po’ datato: lavoratore dipendente, moglie a carico, due figli.

Il modo migliore per arrivare ad un giudizio complessivo è affidarsi alle statistiche. Il sole 24 ore, dopo vari tentativi, ha pubblicato il 9 ottobre un suo studio articolato in due capitoli: nel primo riporta le cifre complessive dell’operazione e come verrà ripartita, nel secondo gli effetti sui vari contribuenti senza tener conto, però, dei carichi di famiglia. La cifra complessiva da distribuire è pari a 7,3 miliardi di euro, che andrebbe così ripartita: ai lavoratori autonomi 1,6 miliardi, ai lavoratori dipendenti 3,8 miliardi, ai pensionati 1,85 miliardi. Per quanto riguarda i soggetti senza carichi di famiglia, viene fuori che gli autonomi ci guadagnano in media 118 euro all’anno, i lavoratori dipendenti 60 e i pensionati 134. Dallo stesso studio risulta che nessun nucleo familiare otterrà da questa manovra una variazione di reddito superiore all’1%, in positivo o in negativo.

Trattamento di Fine Rapporto

I fondi destinati al trattamento di fine rapporto appartengono ai lavoratori: possiamo considerare il TFR come un salario differito o come un prestito obbligatorio dei lavoratori alle imprese. In ogni caso, stiamo parlando di reddito appartenente in tutto e per tutto ai dipendenti. L’accordo raggiunto tra le parti sociali prevede di anticipare il varo della previdenza integrativa dal 2008 al 1° gennaio 2007. A partire dall’anno prossimo, dunque, in assenza di un pronunciamento del lavoratore in proposito, la liquidazione sarà trasferita in fondi pensione, privilegiando, nel caso di esistenza di più fondi, quello individuato di intesa col sindacato. Nel caso in cui il lavoratore decidesse di non devolvere la propria liquidazione presso i fondi pensione, per imprese con meno di 50 dipendenti (presso cui è impiegata la maggioranza dei lavoratori italiani), il TFR resterebbe a disposizione dell’azienda. Solo per aziende con più di 50 dipendenti, i fondi sarebbero trasferiti all’INPS. Tali fondi (si parla di 5 miliardi di euro), in ogni caso, saranno utilizzati per il finanziamento di opere pubbliche ed infrastrutture, tra cui l’Alta Velocità.

Appare dunque particolarmente difficile capire come sia possibile che lo stato conteggi queste risorse come un’entrata, piuttosto che, come sarebbe logico, come l’accensione di un debito dello stato nei confronti dei lavoratori.

Cuneo Fiscale

Il cuneo fiscale è la differenza tra il salario lordo e il salario netto che un lavoratore percepisce, più i contributi versati dall’azienda. In pratica, è l’ammontare totale delle tasse che, sotto varie forme, azienda e lavoratore versano allo stato. La finanziaria prevede la riduzione del cuneo fiscale di 5 punti percentuali (al momento mediamente è del 45.4%). Tale riduzione avverrà principalmente attraverso il taglio dell’IRAP.

Le imprese beneficeranno del 60% del taglio del cuneo fiscale. La parte restante in un primo momento sarebbe dovuta finire direttamente nella busta paga dei lavoratori. In realtà, la relazione revisionale e programmatica (documento macroeconomico di accompagnamento alla finanziaria) specifica che il restante 40% sarà in realtà ridistribuito, attraverso la rimodulazione delle aliquote IRPEF, a tutti i contribuenti.

Sanità

Il governo ha deciso di ridurre la spesa sanitaria per il 2007 e ha contemporaneamente deciso il modo in cui le regioni debbano sopperire a questo taglio: previsti nuovi ticket per le visite non seguite da ricovero al pronto soccorso, un nuovo ticket per le ricette riguardanti esami e visite specialistiche. Spesa annua prevista, a detta del ministro della sanità, Livia Turco, 44 euro per ogni famiglia (ai 3 miliardi di euro di minor spesa complessiva si arriva con una manovra riguardante i prezzi dei farmaci praticati dall’industria del settore). Nelle regioni dove gli amministratori non riusciranno a rientrare nella spesa sanitaria prevista si potranno introdurre nuovi ticket farmaceutici, col risultato di scaricare sui cittadini le colpe degli amministratori.

Enti locali

Secondo la versione iniziale della finanziaria, in seguito emendata e tuttora soggetta a trattativa, i trasferimenti a comuni e province sono tagliati per un importo pari ai 3,4 miliardi di euro; 1,8 miliardi per le Regioni. Pur invitando gli enti locali a coprire i tagli ottimizzando le spese dell’amministrazione, il governo ha concesso la possibilità di un incremento dell’addizionale Irpef (tassa non progressiva), di istituire tributi di scopo, di introdurre una tassa di soggiorno, di gestire autonomamente il catasto. In aggiunta, per i comuni in disavanzo scatteranno sanzioni automatiche di aumento dell'addizionale IRPEF.

Il taglio colpisce indirettamente 20 milioni di nuclei familiari italiani. Si può tranquillamente affermare che la spesa in più si rimangia parecchi benefici dovuti all’IRPEF.

Scuola

Il settore della Pubblica Istruzione viene sottoposto ad un taglio complessivo di 3 miliardi di euro in tre anni, di cui 448 milioni nel 2007. Viene elevato il numero medio di alunni per classe, che passa da 20,6 a 21. Ciò comporterà una riduzione di 7682 classi, 19mila docenti e 7mila tecnici-amministrativi (Ata). È prevista una diminuzione delle ore settimanali di insegnamento negli istituti tecnici e professionali con il conseguente esubero di altri insegnanti. Resta invariata la media di docenti di sostegno per numero di alunni, pari 1 su 138, assolutamente insufficiente a coprire la domanda attuale. È stanziato un contributo per l’innalzamento dell’obbligo a 16 anni ma non è chiaro se esso debba essere svolto nel sistema dell’istruzione scolastica o se possa avvenire anche nella formazione professionale.

La finanziaria prevede un piano di assunzione di 150mila insegnanti precari in tre anni, previa l’approvazione del ministro dell’Economia. Ma tale cifra corrisponde all’incirca al numero di docenti che dovrebbero andare in pensione in tale periodo, secondo le stime dei sindacati della scuola. Insufficiente è anche la previsione del reclutamento di 20mila Ata, a fronte degli attuali 80mila precari. Desta preoccupazione anche l’idea di abolire le graduatorie permanenti dei docenti a partire dal 2010, senza alcuna chiarezza sulla salvaguardia delle posizioni maturate nel corso degli anni.

In tutta questa politica di sacrifici sulla scuola, che dimostra ancora una volta la scarsa attenzione da parte delle classi dirigenti del Paese per l’importanza del sistema di istruzione, è impressionante come invece si trovino nuove risorse per altri progetti. L’aziendalizzazione della scuola viene rilanciata attraverso nuovi fondi per l’autonomia, con cui le scuole dovranno pagarsi supplenze brevi, pulizie, materiale didattico, ecc. Infine, ciliegina sulla torta, i contributi alle scuole private vengono aumentati di 100 milioni di euro (un emendamento della Margherita propone 150 milioni).

Università e ricerca

Il programma dell’Unione aveva messo l’Università al centro della sua politica, come risorsa fondamentale per lo sviluppo del Paese. In realtà, già il decreto Bersani a Luglio ha tagliato le spese correnti degli atenei (affitti, canoni e servizi) di 200 milioni di euro. A fronte di ciò, la finanziaria stabilisce un magro recupero di 64 milioni al fondo di finanziamento ordinario. Si prevede un aumento dei contributi per la ricerca industriale ma viene sottovalutata la ricerca scientifica di base e quella umanistica e sociale.

Le assunzioni di nuovi ricercatori restano bloccate per tutto il 2007. A partire dal 2008, è previsto un piano per l’assunzione di 2mila ricercatori in tre anni, a fronte degli attuali circa 60mila precari (negli scorsi tre anni ci sono state 7mila assunzioni). Si stabilisce, inoltre, che soltanto l’80% delle risorse liberate dai pensionamenti dei docenti, possa essere impiegato per nuovi reclutamenti. Si dimezzano gli scatti stipendiali per i professori universitari: una misura che può essere condivisibile per le fasce alte della docenza ma non per i ricercatori, le cui retribuzioni sono tra i 1.100 e i 1.500 euro al mese.

Scarse sono le risorse per le borse di studio: appena 10 milioni di euro in più (20 milioni erano stati tagliati da Berlusconi). È facile prevedere come, con una manovra carente dal punto di vista delle risorse dello Stato, gli atenei decideranno di aumentare ulteriormente le già elevate tasse universitarie.

Pubblica amministrazione

Tutto il pubblico impiego è concepito dal governo Prodi come una fonte di spreco da tagliare, senza considerare come questo settore sia ormai caratterizzato da una crescente precarizzazione del lavoro. Per gli aumenti contrattuali sono stanziati soltanto 1,3 miliardi di euro che, divisi per gli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici, fanno circa 35 euro lordi (meno di 20 euro netti) di aumento mensile, una cifra irrisoria. Per quanto riguarda le assunzioni, sono previste risorse per stabilizzare soltanto 6mila lavoratori precari: pochissimi rispetto al numero di atipici impiegati nella pubblica amministrazione.

Bollo auto e carburanti

È previsto un aumento del bollo dell’auto che si abbatterà su 30 milioni di automobilisti. La media dell’aumento sarà pari al 10,5%, al fine di dare un gettito di 452 milioni di euro. A ciò si sommerà un aumento delle accise sul gasolio. È evidente la volontà di utilizzare questo provvedimento per fare cassa piuttosto che motivi ambientali, nonostante i mezzi più interessanti dall’aumento siano i più inquinanti, come nel caso dei Suv.

Spese militari

In una finanziaria segnata dall’austerità nelle spese sociali, le spese militari complessive aumentano di circa 2,1 miliardi di euro, passando da 18,134 miliardi a 20,294 miliardi, con un incremento del 12%. Tale aumento è dovuto, tra l’altro, all’istituzione di un "Fondo per le esigenze di investimento per la difesa" (1,7 miliardi) e di un "Fondo per le esigenze di mantenimento della difesa e programmi di edilizia" (400 milioni). Il grosso delle spese è destinato al mantenimento di un personale militare eccessivo (si calcolano 40mila esuberi). Le risorse aggiuntive serviranno per finanziare nuovi strumenti di guerra ad elevata tecnologia: elicotteri, portaerei, fregate, sommergibili, aerei, oltre a programmi di sviluppo tra diverse forze armate. Neanche il governo Berlusconi era giunto a tanto.

A tutte queste spese bisognerà sommare il costo delle missioni militari all’estero (le principali sono in Libano e in Afghanistan), previsto per 1 miliardo di euro, cifra in aumento rispetto all’anno scorso per i nuovi impegni militari delle truppe italiane. Probabilmente questo capitolo di spesa verrà stralciato dalla finanziaria ma si ripresenterà a fine anno. Il complesso degli investimenti nel settore militare rappresenta una precisa scelta dell’esecutivo di centrosinistra di fare dell’Italia una potenza militare protagonista sullo scacchiere internazionale. E dire che basterebbe dimezzare questi aumenti di spesa per cancellare i nuovi ticket sanitari...

Approfondimenti

http://www.erre.info/
www.sinistracritica.org
sinistracritica.pisa@libero.it

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