27 novembre 2006

Il manifesto dell’antimafia per un’Italia liberata

di Davide Varì

Un passaggio di consegne, di più, l’impegno solenne a prestare la massima attenzione alle proposte avanzate. E’ quanto avvenuto ieri mattina nella sala del cavaliere della camera dei deputati tra don Luigi Ciotti, padre ispiratore di Libera, e il presidente della camera Fausto Bertinotti. Don Ciotti ha infatti presentato al presidente dell’assemblea il documento finale degli stati generali contro le mafie. Un documento che mette nero su bianco il risultato finale di questa tre giorni di mobilitazione e di studio finalizzata a combattere la mafia.

Una tre giorni che ha prodotto idee e proposte che ora il parlamento, proprio a nome di Bertinotti, si impegna a valutare e tenere nella massima considerazione. Al momento della consegna Don Ciotti ha voluto chiedere alle istituzioni di non abbassare mai la guardia di fronte alla minaccia delle mafie, e di considerare la mafia stessa come un «autentica priorità nazionale», anche perché «la prima mafia da combattere è quella delle parole, mentre noi tutti abbiamo tanto bisogno di concretezza». Appello accolto immediatamente dal presidente dell’assemblea di Montecitorio. Per Bertinotti «bisogna cancellare la parola emergenza e affermare invece quella di continuità di azione. Grande merito di Libera - aggiunge - è di far sentire la mafia non più come un fenomeno locale ma invece nazionale e internazionale». In una parola, per togliere ossigeno alle mafie «bisogna svuotare l’acqua in cui nuota il pesce mafioso» ha concluso il presidente della Camera.

Tra le le priorità che gli stati generali mettono all’ordine del giorno del loro documento consegnato al presidente Bertinotti, c’è il potenziamento delle risorse e dei mezzi a disposizione della magistratura che indaga sui delitti e le stragi di mafia. Ma anche il pieno ed effettivo sostegno dello Stato ai testimoni di giustizia, un testo unico della legislazione antimafia, l’istituzione di un’agenzia nazionale per la gestione dei beni sottratti alle mafie, di un’authority indipendente contro il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita e di un’osservatorio nazionale permanente sull’informazione in tema di mafie. Tra le altre proposte lanciate da Don Ciotti, anche quella di istituire, il 21 marzo, primo giorno di primavera, la «giornata nazionale in memoria di tutte le vittime di Mafia».

Ma non finisce qui, tra i punti all’ordine del giorno c’è anche la riforma della normativa in materia di appalti e subappalti ed opere pubbliche rafforzando le attività di controllo, dall’aggiudicazione dei lavori ai cantieri; la nuova legge antidroga che «abbia come centralità - recita il documento - la salute delle persone e la riduzione della domanda». C’è anche la lotta al doping che attraverso la nuova legge possa promuovere uno sport ispirato ai valori della lealtà. Grande attenzione anche ai «traffici internazionali di armi, le zone grigie e i paradisi fiscali in cui avvengono le triangolazioni». Per questo Libera propone l’introduzione del reato di intermediazione.

Su tutto la premessa che il nostro paese ha bisogno di vedere affermati, nella vita quotidiana di ogni cittadino, i valori della pace, della solidarietà, della legalità democratica e della convivenza civile «contro ogni forma di violenza, d’illegalità e di violazione della dignità umana».

Ma c’è anche un dietro le quinte in questa tre giorni organizzata da Libera. Gabriella Stramaccioni, coordinatrice nazionale di Libera, è soddisfatta e contenta di questo risultato: «A contromafie era presente tutta l’Italia: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, dal Trentino alla Calabria. C’erano cittadini comuni che rappresentavano tutta la società civile di questo paese. C’erano insegnanti - continua Stramaccioni - e rappresentanti delle forze dell’ordine; associazioni e partiti. Un mondo variegato che ha garantito un confronto vero partendo da esperienze diverse. E’ stata questa la forza e la ricchezza dei gruppi di lavoro».

Ma non è che un debutto, gli stati generali organizzati da Libera continuano idealmente il lavoro iniziato con la carovana antimafia che è partita ieri da Latina. «Il primo appuntamento - afferma ancora Gabriella Stramaccioni - è stato su alcuni terreni dell’agropontino confiscati alle organizzazioni criminali. Ora questi terreni saranno coltivati da una cooperativa di ragazzi che produrrano un vino». La carovana farà il giro dell’Italia intera fino al 20 di dicembre prossimo. «Il nostro intento - continua Stramaccioni - è quello di promuovere la giustizia sociale e i diritti. Attraverseremo i luoghi simbolo, i luoghi in cui i beni sono stati confiscati e restituiti ai cittadini. Una carovana che si batterà contro il caporalato, il lavoro nero e contro l’illegalità mafiosa che segna il nostro paese. Proprio oggi, inoltre, in coincidenza col passaggio della carovana, la regione Emilia-Romagna presenterà la legge antiusura.

http://www.liberazione.it/giornale/061121/archdef.asp

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