13 novembre 2006

La resistenza di Radio Gamma 5,trent’anni a microfono aperto

di Laura Eduati

Per chi non si è mai sintonizzato, è difficile descrivere Radio Gamma 5. Una radio che da trent’anni accoglie gli ascoltatori a microfono aperto e li fa parlare commentando temi come l’omosessualità, i diritti delle donne, la religione, la medicina alternativa. Senza censure né intellettualismi.

Una colossale chiacchierata quotidiana, e notturna, dove mille voci si intersecano - spesso in dialetto veneto, il network è di Padova -, moderati da speaker che non prendono una lira, in un susseguirsi di dibattiti. O insulti. «Le telefonate non subiscono alcun tipo di filtro», ci spiega il conduttore Francesco Scanagatta, che di lavoro fa il ragioniere e per andare in onda chiede le ferie. «Spesso la gente chiama solo per urlarci: comunisti! E poi riattacca». Radio Gamma 5, fondata nel 1976 delle antenne libere a Cadoneghe (Pd), non fa mistero delle proprie simpatie politiche, negli anni ’70 contigue al Pci e oggi fortemente anti-leghista e anti-berlusconiana. Controinformazione gestita da una cooperativa di 60 persone, occupate nei ritagli di tempo a far vivere una delle poche radio comunitarie d’Italia: sono operai, artigiani, panettieri, pensionati, giovani precari, o veterinari come il presidente Paolo Girotto. Con un palinsesto settimanale che prevede programmi di musica (ballo liscio incluso, «per accontentare i più anziani»), “Bar Sport”, rassegne stampa, “Paganesimo, magia e stregoneria”. Il programma “Ci penserò”, ad esempio, è tenuto da un operaio-scrittore che legge in diretta i propri racconti e li commenta con gli ascoltatori.

Ma la radio, si legge nel sito www.radiogamma5.it, è anche “un’osteria” dove gli aficionados chiamano semplicemente per sapere come sta il padre di Tizio, ricoverato in ospedale, o per salutare velocemente il marito o la moglie al lavoro - e la sensazione è quella di stare in una piazza del Veneto che non c’è più, dove tutti si conoscono e si fermano a parlare prima di tornare a casa per cena. «Se dovessimo applicare la legge sulla privacy chiuderemmo all’istante». Lo spazio della radio, insomma, è aperto a chiunque. Poco tempo fa un migrante nigeriano ottenne lo spazio per una trasmissione sui nigeriani in Italia; lo stesso è accaduto per un gruppo di ex alcolisti e ad un dissidente iraniano. L’importante è che se ne parli. «Siamo stati tra i primi in Italia a dare spazio alle tematiche sugli omosessuali e alla pedofilia all’interno della chiesa», rivendicano con orgoglio. I conduttori fanno da speaker, registi e centralinisti. Senza mai un rimborso spese, senza mai uno stipendio. Un pezzo di tradizione veneta che rischia di chiudere a breve, soffocata dal solito vecchio problema: i “schei”. E forse anche dalla semplice persecuzione politica.

Le spade di Damocle sono due. La prima è la multa che l’Arpav (l’agenzia regionale per la protezione ambientale del Veneto) ha comminato alla radio, ritenuta responsabile del 60% dell’inquinamento elettromagnetico nei dintorni del ripetitore situato sul Monte Grappa, nel Comune di Romano d’Ezzelino (Vicenza). L’importo della multa è da fissarsi, ma può variare dai 25mila ai 150mila euro. I tecnici di parte nominati da Gamma 5 sostengono invece che il dato è del 7%, e la cooperativa si dice disponibile a spostare il ripetitore («molto debole», assicurano). La sindaca di Romano Rossella Olivo (Lega Nord), oggi dimissionaria, ha sempre rifiutato ogni tipo di compromessi con la radio padovana. Il ripetitore si trova in cima ad una casa utilizzata per poche settimane l’anno, in una zona poco abitata ma colma di ripetitori di network ben più grossi. Eppure l’Arpav ha multato solamente Gamma 5, Radio Capital e la voce dei disobbedienti Radio Sherwood (che ha deciso di far ricorso). Il sospetto, dicono in radio, è che si voglia colpire uno dei capisaldi della controinformazione di sinistra.

Spada di Damocle numero due: il 22 novembre la cooperativa riceverà lo sfratto esecutivo. Dovranno andarsene dall’appartamento che affittano da trent’anni perché lo stabile, prima vuoto, è stato acquistato da un imprenditore edile propenso ad affittarlo ai migranti. Gamma 5 ha chiesto di comperare i locali, ma la somma richiesta è troppo alta per le loro tasche. Da lunedì il palinsesto è saltato per lasciare il posto agli appelli per la raccolta fondi. Per la prima volta, dicono, parliamo di noi e della nostra storia. «Contiamo migliaia di ascoltatori, ma per la maggior parte si tratta di gente con stipendi molto bassi, precari e pensionati. Il loro contributo è fondamentale, ma non sufficiente», ci spiega Scanagatta. I fondi dovrebbero coprire il doppio abisso: la multa Arpav e l’acquisto di un capannone abbandonato dove trasferire Gamma 5. Tanti schei davvero.

Nel frattempo ad aiutare i padovani sono intervenuti i valsusini di Venaus, che hanno spedito un camion di miele per rivenderlo, e alcuni comuni dell’Irpinia, grati a Gamma 5 perché al tempo del terremoto si prodigò per dare loro una mano.

«E’ chiaro che diamo fastidio, da sempre c’è qualcuno che cerca di farci chiudere o danneggiarci perché in Veneto siamo una voce scomoda». Se quella voce dovesse spegnersi, migliaia e migliaia di ascoltatori (concentrati principalmente nelle province di Padova, Treviso e Vicenza), perderebbero la piazza radiofonica che li ospita “indipendentemente dall’età, dal ceto sociale, dal lavoro o dal conto in banca”.

Per contributi c/c postale 25386459 intestato a Cooperativa Gamma 5, via Belzoni 9, Cadoneghe (Pd)

da liberazione.it

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