13 novembre 2006

ROMPERE IL SILENZIO

Lettera aperta al mondo dell'informazione.

Il sangue e il terrore continuano a scrivere la storia del Medio Oriente. Eppure sui grandi mezzi di informazione, pubblici e privati, del nostro paese si fatica a trovarne traccia. Di tanto in tanto un episodio più orripilante di altri diventa cronaca: cronaca dell'orrore, solo cronaca senza capo né coda, senza prima né dopo. Solo violenza dalla Terra Santa che si aggiunge alle altre violenze dell'Iraq, dell'Afghanistan o di casa nostra. Quasi mai troviamo un'analisi che aiuti a capire, un'inchiesta o un approfondimento che mettano in luce le radici dei problemi, l'intreccio delle responsabilità, un dibattito che metta a confronto le diverse tesi politiche o le proposte per uscire da questa tragedia infinita.

Eppure le domande sono molte. Cosa sta facendo l'Italia? E l'Europa? Cosa c'è dietro a questo spaventoso silenzio della comunità internazionale? Cosa non si sta facendo per evitare che la prossima guerra ci scoppi ancora una volta in faccia? Fino a quando dovremo restare in Libano? Perché non andiamo anche a Gaza?

L'Italia è stata chiamata ad assumersi importanti responsabilità in Libano e molte altre se ne dovrà ancora assumere per dare realmente una mano alla pace. Ma chi ne parla? Chi ne discute? Quando? Agli italiani è concesso, di tanto in tanto, di conoscere qualche fatto di cronaca nera: non di farsi un'opinione, di capire e dunque di agire.

Come può accadere tutto questo? Non è forse compito quotidiano dell'informazione rivolgere uno sguardo attento alla realtà, contribuire alla formazione di un'opinione pubblica critica e consapevole, andare alla ricerca della verità, favorire la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo?

Di fronte all'escalation di guerre e tensioni che dal Medio Oriente continuano ad infiammare il mondo, all'ennesima strage di Gaza, al lucido discorso pronunciato l'altro ieri da David Grossman a Tel Aviv, rivolgiamo un appello a tutti i giornalisti, agli organi di informazione, ai direttori delle reti e dei programmi radiotelevisivi, pubblici e privati, ai conduttori e responsabili delle trasmissioni di approfondimento perché si riaccendano i riflettori sul Medio Oriente, sui popoli che abitano questa regione a noi così vicina, sui responsabili della politica che hanno il dovere di agire subito, sulle tante organizzazioni della società civile e sui tanti enti locali che continuano a costruire ponti di pace, di solidarietà e di speranza, laddove altri predicano solo impotenza e rassegnazione.

Se si vuole ridurre il tasso di volgarità della nostra televisione, è indispensabile aumentare il tempo dedicato ai grandi temi dimenticati del mondo, a oordinatore nazionale della Tavola della pace
Giuseppe Giulietti, portavoce Associazione Articolo 21cominciare dalla Terra Santa e dal Medio Oriente. Non solo per conoscere cosa sta realmente accadendo ma soprattutto per capire cosa bisogna ancora fare.

Di tutto questo si parlerà ampiamente nella manifestazione nazionale per la pace in Medio Oriente in programma a Milano il prossimo 18 novembre per iniziativa di numerose organizzazioni della società civile e di enti locali. Non ci interessa solo la quantità di tempo e spazio che verrà dedicata a questa straordinaria iniziativa di pace ma anche, e soprattutto, la quantità del tempo e dello spazio che da oggi verrà dedicato ai problemi che sono al centro delle nostre preoccupazioni.

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace
Giuseppe Giulietti, portavoce Associazione Articolo 21

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