14 gennaio 2006

Cronaca di una morte su blog

di CINZIA GUBBINI
da ilmanifesto.it

E'stato il blog di una madre a riaccendere i riflettori su una storia archiviata troppo in fretta. Un ragazzo che muore per strada a Ferrara in una mattina di fine estate e i giornali che scrivono di tutto: che era un drogato e che la polizia aveva solo cercato di calmare le sue «escandescenze». Poi cominciano a trapelare voci di percosse. Della possibilità che Federico Aldrovandi, 18 anni appena compiuti, sia stato ucciso quel 25 settembre 2005 dalle botte degli agenti. Sua madre e suo padre, Patrizia - impiegata comunale - e Lino - ispettore dei vigili urbani - non hanno certezze.

Ed è stata proprio l'impossibilità di trovare risposte alle loro domande che li ha spinti a creare un blog, che da qualche giorno risulta essere uno dei più cliccati: «Non sono certo un'esperta di informatica, ma ho pensato che era l'unico modo per raccontare chi era mio figlio e per provare a far emergere la verità. Il silenziatore era calato», dice Patrizia, nella sua casa finalmente piena di giornalisti. Ieri ha ricevuto una telefonata persino dall'ufficio londinese di Amnesty International. Il sindaco di Ferrara ha chiesto che sia fatta luce. Finalmente tutti vengono a sapere che Federico era un ragazzo in gamba, campione di karate, appassionato di clarinetto, dolce e introverso come lo raccontano i suoi amici sul blog. La questura di Ferrara si difende: Federico sbatteva la testa contro il muro, sono intervenuti (con due volanti e una pattuglia dei Carabinieri) per evitare «atti autolesionistici». Sabato 24 settembre è sabato. Federico ha un appuntamento con i suoi amici per andare a ballare al Link di Bologna. Il concerto salta, la serata scorre e Federico prende qualcosa: sembra un francobollo di Lsd. Torna a Ferrara che sono le cinque di mattina. Gli amici lo salutano al solito parcheggio: lui va spesso a casa a piedi, perché Ferrara è una città tranquilla. La polizia entra in scena alle 5,47: qualcuno ha chiamato perché in strada c'è un ragazzo «strano». E' Federico. Non si sa cosa sia accaduto, perché qui cominciano le stranezze. Si sa solo che alle 6 Federico era morto.

Prima stranezza: la famiglia viene avvertita solo alle 11, quando il corpo viene portato via dalla strada transennata. La questura si giustifica con Patrizia dicendo che era meglio non vedere. Gli agenti le raccontano che Federico dava in escandescenze, e che ad un certo punto si è accasciato tra le loro braccia. Non parlano delle manette ai polsi, non parlano dei manganelli. Seconda stranezza: quando un giornale pubblica la notizia «Federico sfigurato», il procuratore risponde immediatamente: «Non lo hanno ucciso le percosse». Ma fino ad allora nessuno aveva parlato di percosse, e poi l'autopsia si doveva ancora fare. Certo, lo zio che aveva compiuto il riconoscimento si era accorto che qualcosa non andava: «Sembra gli sia passata addosso una macchina», aveva detto. In seguito i medici legali incaricati dalla famiglia certificheranno lo scroto schiacciato, due ferite lacerocontuse sulla testa, due petecchie al collo, come da strangolamento. E le stranezze continuano: l'unico testimone, un ragazzo minorenne del Camerun, pare sia tornato nel suo paese. Il ragazzo raccontava di quattro poliziotti sopra a Federico, steso a terra a pancia in giù. Uno degli agenti con il ginocchio sulla sua schiena, e un manganello sotto al collo per tirargli indietro la testa. Federico faceva «salti di mezzo metro» per le convulsioni.

Prima, però, aveva lottato per non farsi fermare, c'è stata probabilmente una colluttazione, tanto che il giorno dopo quattro agenti si sono fatti medicare, ma tutti hanno rifiutato il ricovero, nonostante le prognosi dai sette ai venti giorni. Perché mai? E poi: quel manganello che nel verbale della polizia risulta addirittura essersi rotto, l'ambulanza chiamata solo a morte avvenuta, il giro di interrogatori a carico degli amici di Federico in cui si chiede con insistenza della «droga». Eppure gli esami tossicologici hanno dimostrato che la quantità di oppiacei nel suo corpo era minima, e che soprattutto non hanno determinato la sua morte. Solo i risultati dell'autopsia potranno accertare la vera causa, ma la pubblicazione continua a essere proprogata. Ieri la famiglia ha saputo che arriveranno il 27 febbraio. Fino ad allora, la speranza è che se qualcuno ha visto, parli.

Il blog dedicato a Federico: http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

8 gennaio 2006

Gli USA censurano i blog dei militari

da zeusnews.com

Molti ricorderanno le lettere dei soldati al fronte nel primo e nel secondo confitto familiare a familiari e fidanzate, con il bollo "censura militare" sulla busta che attestava che era stata letta e gli omissis, le cancellature operate su frasi ritenute non corrette.

La motivazione della "censura militare" era la sicurezza: evitare che informazioni ritenute strategicamente importanti su luoghi, fatti, persone, delle operazioni belliche in corso, potessero essere rivelate, volontariamente o involontariamente, al nemico.

In realtà la censura si appuntava sulle frasi che esprimevano il cosidetto "disfattismo", un giudizio severo e la demoralizzazione normale in soldati costretti a uccidere, a farsi uccidere, in guerre logoranti e insensate.

Oggi la versione più aggiornata della censura militare sui soldati è quella che il Pentagono ha deciso per i blog dei militari Usa in Iraq. I soldati-blogger dovranno registrare il proprio blog e una task force del Pentagono ne monitorerà il contenuto.

La motivazione ufficiale è evitare che il terrorismo fondamentalista si possa impossessare di dati e notizie preziose; la motivazione che ipotizziamo noi, invece, è arginare un'opinione pubblica sempre più ostile alla linea di Bush e alla sua guerra santa.