8 febbraio 2006

Isole nella Rete compie 10 anni

Ma il portale alternativo rischia la chiusura per mancanza di fondi

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 05-02-2006]

Isole nella Rete è un pezzo importante di storia del Web italiano, di quelli più refrattari alle logiche di mercato, più attenti al dissenso sociale, più gelosi della libertà e della privacy degli utenti della Rete. Oggi Isole nella Rete compie dieci anni ma rischia di chiudere tra qualche mese se cadrà nel vuoto l'appello per la raccolta di fondi per continuare l'attività: nel caso, è possibile contribuire con PayPal, con conto corrente postale o bancario.

Tra i suoi servizi ricordiamo CRIPTO, il primo Anoymous Remailer italiano, che è riuscito a continuare la propria attività, nonostante polizia e magistratura.

Per ricordare la storia di Isole nella Rete, a Firenze Sabato 11 Febbraio, presso il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud, Via Villamagna 27/a, si terrà dalle ore 16 una tavola rotonda. Parteciperanno Ferry Byte per l'evoluzione di ECN fotografata dai motori di ricerca, Stefano Sansavini per le origini di ECN, Anna Carola Freschi e Tommaso Tozzi.

Internet in Cina: 30mila cyber-poliziotti. Censurato anche il sito dell'Unità

Internet, la Cina e la censura

di Valentina Petrini
da unita.it

Ovvero: che fine ha fatto Shi Tao? Ricordate Shi Tao? Trentasette anni, redattore cinese del «Contemporary Business News» (nella foto). Ad ottobre dello scorso anno le agenzie di stampa internazionali e Reporters sans frontières (http://www.rsf.org/article.php3?id_article=14888) diffusero la notizia del suo arresto che commosse e costrinse il mondo ad interrogarsi sulla vera libertà di espressione in rete.

La sua colpa: aver diffuso in internet un comunicato in cui si ricordava il 15esimo anniversario del massacro di piazza Tiananmen. La pena inflittagli, il 25 aprile del 2005, grazie alla collaborazione di Yahoo! che fornì alla polizia il suo account di posta elettronica, (huoyan1989@yahoo.com.cn): 10 anni di reclusione.

Il motore di ricerca si difese dicendo di aver solo rispettato le regole del posto, ma forse il potenziale numerico di internauti cinesi faceva e fa troppo gola perché questioni etico-morali abbiano la meglio. Il giornalista e poeta Shi oggi è presumibilmente ancora in un carcere a Changsha, una località vicino a Taiyuan (Nord-Est della Cina), dal giorno del suo arresto, 24 novembre 2004. Di lui non si hanno più notizie.

Nel frattempo in Cina sono diventati 130 milioni i navigatori della Rete. Le stime dicono che nel giro di pochi anni la Repubblica Popolare Cinese supererà persino gli Stati Uniti per numero di internauti. «Dove c’è una fabbrica o qualsiasi altro tipo di ufficio c’è un computer in rete –racconta all’Unità online Vincenzo Cellucci, studente di lingua cinese da un anno all’università di Pechino- ma come si esce dai confini cittadini lo scenario cambia sensibilmente».

«Qui in tutte le case in affitto –racconta all’Unità on line Oscar Chirizzi, anche lui studente di lingua a Pechino- è già predisposta la linea per il collegamento e se non c’è, nel giro di pochi giorni te la installano. Per non parlare degli internet caffè, luogo di incontro ormai importante quasi come i ristoranti».

L’interesse del mondo verso l’utilizzo che la quarta potenza mondiale fa al momento dello strumento internet cresce giorno dopo giorno. Così anche le autorità cinesi, preoccupate che prima o poi la libertà di espressione e informazione possa logorare dall’interno il potere centrale, puntano gli occhi sul web. Controllo e repressione le regole fondamentali. Si naviga, ma solo all’interno di una cerchia ristretta di siti, scelta dalle autorità che si servono di un esercito di ben 30 mila addetti per spiare i navigatori. Con la complicità dei motori di ricerca a stelle e strisce. Non stupisce che ciò accada se si considera che per Bill Gates, proprietario di Microsoft, «la censura non è un buon motivo per restare fuori dal mercato cinese».

Libertà o meno in rete, ai cinesi internet piace e anche molto; ma Enrica Toninelli su RaiNews24 informa che è soprattutto per uno scopo che i cinesi navigano con assiduità: il gioco d’azzardo (42% dei navigatori va in rete per questo motivo) con uno spostamento di capitali pari a 299 milioni di dollari.

Sul portale di Alibaba (www.alibaba.com), il primo al mondo dedicato a operazioni di e-commerce, è possibile vendere e acquistare qualsiasi cosa, così come è altrettanto fattibile scommettere sulle più svariate tematiche.

Il sito cinese di commercio elettronico ha inoltre ceduto, l’estate scorsa, il 40% del suo capitale a Yahoo! per un miliardo di dollari. Un mercato indescrivibile se si considera che il portale di aste on line ha 10 milioni di utenti registrati e una sezione business to business considerata la più efficiente della Cina. E questo, forse, spiega perché i motori di ricerca non riescano a dire no alle richieste delle autorità cinesi.

Eppure oggi in Cina, nonostante lo scenario repressivo, si registrano svariati milioni di blog messi in piedi da internauti cinesi, alcuni dei quali -come Wang X.J. - operano al servizio «del popolo e del socialismo». Altri, invece, che, mettendo a rischio la propria vita, come Shi Tao, diffondono notizie censurate dal vecchio colosso comunista.

A pochi mesi dal fallimento del World Summit on the Information Society, svoltosi in Tunisia nel novembre scorso, lo stato di salute del web nel mondo non è migliorato, a cominciare dall'Asia.

Per cercare di capire come la censura può operare senza farsi scoprire chiediamo ad Oscar Chirizzi di fare un esperimento per noi in Cina. Prendiamo l’indirizzo del nostro sito internet: www.unita.it. Provando a visualizzare l’home page dell’Unità, Oscar ci spiega come il tentativo sia inutile. Il più delle volte la pagina non si apre. Se, invece, inserisce il link di un qualsiasi articolo interno ecco che per magia la pagina appare senza però mai riuscire a passare da questa all’home page. Dopo una settimana di tentativi, riusciamo a visualizzare, ma non completamente, anche l’home page. Le foto non si vedono e appare un messaggio: impossibile aprire il sito per perdita di connessione con il network. Proviamo lo stesso esperimento con Wikipedia, (http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale) l’enciclopedia aperta gestita da editori volontari che ha come aspirazioni fondamentali un contenuto libero ed articoli oggettivi. Il sito non si apre. Dopo una settimana, in alcuni casi si visualizza lo stesso messaggio del sito dell’Unità. Censura? La certezza non c’è, ma il dubbio resta.

È chiaro ed evidente che la strada intrapresa dal presidente cinese Hu Jintao ha deluso le aspettative degli osservatori internazionali. Dopo l’ingresso nel Wto (la firma è del 2001; l’ingresso effettivo, invece, è del primo semestre 2002, ndr) si pensava, infatti, che molto sarebbe cambiato anche per quanto riguardava le libertà di espressione. «Così non è stato –è la denuncia di Mark Allison di Amnesty International- e oggi è solo il business ad andare avanti, ma non sarà cerco questo a cambiare la Cina».

5 febbraio 2006

Di Giuseppe Ximenes: “Il volto del presente”

di Cesare Piccitto
Scheda libro:
Autore: Giuseppe Ximenes
C.E.: Boemi s.r.l.
Prezzo: € 6


“Il volto del presente è: la solitudine su cui si accanisce una vita ostile…”; ci spiega l’autore.
La raccolta di Giuseppe Ximenes, contenente 61 poesie, è stata pubblicata nei giorni scorsi dalla casa editrice “Boemi” di Catania. Sono versi raccolti nel susseguirsi degli anni, istantanee biografiche e altre che raccontano la realtà che lo circonda.

Alcune sono retrospettive tradotte in versi, altri scorci di paesaggi urbani delicatamente affrescati; una raccolta che fa della scorrevolezza legata all’altezza dei versi, le sue qualità migliori.
Le poesie mantengono una certa continuità stilistica. Un linguaggio proprio: cerca di rende letterario il linguaggio comune.


L’endecasillabo domina sull’intera raccolta, l’autore, non disdegna di usare rime, giochi e assonanze con le parole. Ritroviamo tematiche di tipo paesaggistico con le poesie: “Vento di novembre”; o altri sguardi sensibili rivolti per lo più verso il sociale evidenziando il forte degrado dei quartieri popolari: “Ritorno qui a vagare nel degrado” e “Corriera” . Ximenes nasce a Catania nel 1959. Dopo la maturità intensifica il suo impegno letterario. La sua poetica è caratterizzata principalmente da una precisa e evoluta produzione, da cui è scaturita questa sua prima pubblicazione. Vive da sempre a Palagonia in provincia di Catania. Osserva e descrive dalla propria realtà non dimenticandosi dell’attualità di tutti i giorni: “Ragazza di Kabul”, “La mia Generazione” e “Soldato”. Tra i versi più appassionati:

L’ultima parola

lasciammo cadere il discorso
ma a lungo rimase nell’aria
quell’ultima parola che ancora
reclama di esser detta.