19 febbraio 2006

Gigi Moncalvo, il giustiziere della rete querela i blog

di Adriano Padua

E’ dovere di ogni buon giornalista la difesa della libertà d’espressione. Gigi Moncalvo, capostruttura di Raidue ed ex direttore del quotidiano “La Padania”, ha un modo alquanto singolare di adempiere a questo dovere. Si prende la libertà di ostentare e maneggiare un’arma, seppur finta, durante la stessa trasmissione televisiva che apre e chiude facendosi il segno della croce. Ha firmato prontamente l’appello dell’associazione Articolo 21 per ricandidare Giuseppe Giulietti, noto per le sue battaglie contro la censura. Chiunque però scriva su uno delle migliaia di blog presenti nella rete internet, ed abbia ultimamente parlato di lui, in questi giorni comincia a temere l’arrivo a casa delle forze dell’ordine, per recapitargli una querela per “diffamazione a mezzo sistema informatico”.

Lo spiacevole episodio è finora capitato a due persone, entrambi titolari di un blog personale, Anna Setari di “solotesto” e Nick di “Te Le Visiono”. Il motivo di queste querele va ricercato in alcuni articoli che recensivano il programma del quale Moncalvo è il conduttore, con tono critico, ma senza ricorrere ad insulti di alcun tipo.

Addirittura nel primo dei due casi, come la Setari ha potuto raccontare sul proprio blog, Moncalvo si sarebbe anche reso autore di una telefonata anonima, nella quale informava la signora di aver sporto querela contro di lei, senza specificare il motivo né la propria identità. Solo dopo alla Setari è stata notificata la querela, ed essa ha potuto apprendere chi fosse il misterioso autore della chiamata.

Negli stessi giorni Moncalvo, piuttosto sensibile alle critiche, ha scritto anche una lettera al quotidiano “Il Foglio”, nella quale palesava la sua irritazione verso Luca Sofri, definito intollerante e reo di aver scritto che sarebbe stato più spettacolare poter vedere “Rula Jebreal inginocchiarsi verso La Mecca” al posto dell’ormai famoso segno della croce del giornalista di Raidue .

Un’altra lettera a suo nome è arrivata a “Vanity Fair”. In quest’ultima erano contenute pesanti allusioni sulle abitudini della soubrette Simona Ventura, che, si dice, in passato abbia voluto l’allontanamento del giornalista dal programma “Quelli che il calcio”. Ma è risultata un falso ed è stata smentita dopo qualche giorno da un’altra lettera di Moncalvo ad un quotidiano, curiosamente vergata sul retro di una richiesta di danni, riguardante probabilmente un terzo blogger. Poca dimestichezza con la stampante? Chissà.

Nick ha 35 anni e fa il copywriter pubblicitario. Le sue competenze e la passione per la critica televisiva lo hanno portato ad aprire un blog, Te Le Visiono; successivamente è entrato a far parte della redazione di TvBlog.it. Con chiarezza afferma: “noi siamo tranquilli. Riteniamo non ci siano gli estremi per una diffamazione poiché abbiamo agito in buona fede e con coscienza, esponendoci unicamente nell’ambito della lecita e libera critica ad una trasmissione nazionale e al linguaggio adottato da un personaggio televisivo pubblico, quindi esposto per definizione al giudizio popolare, potenzialmente severo e non indulgente. I nostri lettori, magari pochini ma fedeli, si attendono proprio questo tipo di recensioni. Vogliamo sottolineare con forza – se ce ne fosse ancora bisogno – che un’opinione contraria, una critica articolata, non è da ritenersi un’offesa “ad personam”: sostenere il contrario significa attendersi unicamente dal proprio pubblico un’accettazione passiva, priva di libero arbitrio e di espressività, verificatisi storicamente solo nei periodi di diffusione di propaganda politica e di regime. Ma parliamo di altri tempi e di altri linguaggi. Io, nello specifico, ho usato una chiara metafora, specificandone le diverse proporzioni, Anna un acuto sarcasmo, senza comunque mai offendere nessuno: sono questi elementi sufficienti ad una denuncia, in uno stato liberale?”.

E aggiunge: “Noi non abbiamo mai perso di vista il rispetto delle regole e della netiquette (una sorta di galateo della rete), condizioni necessarie e sufficienti perché proprio il mondo dei blogger rimanga affidabile, attendibile, ammirevole. Regole alle quali sia io che Anna Setari ci siamo sempre sottoposti, permeando della massima educazione e senso dell'opportunità qualsiasi intervento pubblicato. Anzi, per me il mondo-Blog è stata una piacevole esperienza: nato sulle miserrime paginette di televisiono.blogspot.com, è proseguito alla grande su TvBlog.it. Ho avuto modo di confrontarmi con navigatori competenti e puntuali e con illustri operatori del settore. A tutt’oggi rimango in attesa di sapere le motivazioni della denuncia, ma assieme ai miei legali ci siamo già confrontati per affrontare con la massima serenità la valutazione del magistrato”.

Nick ha una famiglia e una figlia nata da poco e, scosso dalle ripercussioni che potrebbe avere la vicenda, ha comunque già fatto sapere dal suo sito di non voler mai più scrivere sul blog. Una vittoria “ai punti” per chi vede nella denuncia la possibilità dell’intimidazione?

Questi episodi rimandano a discussioni cruciali, già note agli operatori del web. I blog offrono la possibilità a tutti di comunicazione (con un’enorme utenza potenziale, anche se la maggior parte dei blog raramente supera i 100 contatti giornalieri) a costi molto bassi e senza alcun filtro. La “cultura ufficiale” tende a sottolineare la pericolosità di questo processo, delegittimando il dibattito che avviene in rete, in primo luogo per la possibilità di lasciare nei blog commenti anonimi.

Questa è una posizione molto diffusa tra gli intellettuali, anche se in questi giorni la polemica riguardante alcuni autori francesi tra Alfonso Berardinelli, noto critico letterario de “Il Foglio”, e alcuni redattori del famoso blog culturale Nazione Indiana 2.0, rimbalza da internet alla carta stampata, a dimostrazione che questi sono soltanto dei pregiudizi, inutili generalizzazioni delle quali si può fare a meno quando ci sono i presupposti per un confronto corretto anche se aspro.

Babsi Jones è una delle scrittrici più conosciute della rete, scrivendo sul suo blog, è arrivata da poco a pubblicare su importanti riviste. Secondo Babsi questi eventi giudiziari “sono tutti segnali di nervosismo acuto. La rete inquieta, e ne sono felice; chi dice che Internet non ha nessun peso politico e culturale è completamente fuori strada. Il fenomeno blog, che sembrava destinato a rimanere negli squallidi confini del "diario adolescenziale" (forse perché a molti faceva comodo che venisse etichettato come "effimero"), ha dato prova di avere un peso informativo e culturale non indifferente. Dal caso Calipari alla difesa di Cesare Battisti, la rete ha mostrato più volte e con coraggio la nudità del re, dei baroni e di certi cortigiani. Ha mostrato quello che la televisione non avrebbe mostrato (che è stata costretta a mostrare per "colpa" di Internet). Ha dato prova di saper adoperare l'intelligenza e l'ironia, di avere la volontà di verificare le informazioni ufficiali e, se necessario, di sbugiardare le "veline". Io sono innamorata della rete e delle possibilità che offre a tutti in questo momento: è necessario, però, che questa generazione, la nostra, che è di fatto una generazione di pionieri, si renda conto dell'importanza della questione Internet. Le querele aumenteranno, aumenteranno le intimidazioni, e aumenteranno i tentativi di gettar fango sui blog accusandoli, ingiustamente, di "scarsa responsabilità", di mancata credibilità. Credo sia sempre più necessario che chi scrive in rete si coalizzi, che nascano campagne di aggregazione continua, di solidarietà nei confronti di chi subisce tentativi di censura, e senza operare cernite di tipo politico: i blogger vanno difesi, se qualcuno tenta di zittirli.

"Sul mio blog c'è da sempre - continua -, come unico manifesto, l'articolo diciannove della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo: sembra banale, ma dovrebbe essere il manifesto di chiunque stia in Internet. Abbiamo la possibilità di realizzare in concreto uno dei diritti vitali dell'uomo - la libertà di espressione, il diritto di "cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere". Altrove questo diritto è stato spesso affossato”.

Il popolo dei blogger ha dimostrato la massima solidarietà ai due “colleghi” raggiunti dalle querele. Molti blog riportano la notizia. Le reazioni nei commenti sono state numerose e spesso dure, i termini più usati sono “censura” e “intimidazione”. A volte si trova qualche insulto, a conferma del fatto che non tutti in rete rispettano le regole del confronto civile, ma questo non è certo il caso di Anna e Nick, e non autorizza ad ignorare quello che di buono il mondo dei blog offre allo sviluppo della democrazia, e alla possibilità di confronto diretto e di libera informazione, un contributo non indifferente. Rimane da capire cosa spinge un giornalista ad intentare vie giudiziare nei confronti di cittadini che hanno semplicemente espresso le proprie opinioni in un luogo pubblico, per di più poco frequentato, senza insultarlo. Quando saranno pubblici i dettagli della querela, forse, anche questo nodo potrà essere sciolto.

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