17 giugno 2006

Perché sono in galera?

11 marzo Prendono la parola i genitori degli arrestati: «Sabato saremo in corteo» Accusati di devastazione e incendio in venticinque per aver cercato di impedire un raduno nazifascista, verranno processati il 28 giugno prossimo. Secondo la difesa siamo di fronte a uno dei più grossi bluff del sistema giudiziario

di Luca Fazio
da ilmanifesto.it

Milano. Se, come dice l'avvocato Mirko Mazzali, siamo di fronte a uno dei più grossi bluff del sistema giudiziario, viste le carte del pm Basilone risulta difficile pensare che sia solo lui a forzare la mano per tenere in carcere senza motivo quei 25 ragazzi in attesa di giudizio rastrellati a caso lo scorso 11 marzo in corso Buenos Aires. Le sue carte somigliano al due di picche. Ma «qualcuno vuole dargli una lezione», ipotizza l'avvocato. E quel qualcuno prima o poi si dovrà porre un problema, considerato che il processo comincia il 28 giugno e la sentenza è prevista per fine luglio: «E se ci fossero dei ragazzi in carcere da tre mesi solo perché hanno partecipato a una manifestazione con una bottiglia d'acqua in mano?».

Ricordiamo che sono accusati di devastazione e incendio per aver cercato di impedire (nel peggiore dei modi) un raduno di nazifascisti regolarmente autorizzato dalla questura. Davanti a un esercito di poliziotti, immobile, andò in fiamme la sede di An di corso Buenos Aires, furono distrutte le vetrine di McDonald's e tre automobili presero fuoco. Poi, nel fuggi fuggi generale, finirono in galera i più sprovveduti.

L'avvocato sa di cosa sta parlando, perché ha visto le incongruenze dei filmati, ha fatto di tutto per tirare fuori dal carcere ragazzi e ragazze «normali» che lavorano e studiano, dunque che rischiano di perdere il lavoro e di compromettere gli studi (quattro ragazzini sono stati più fortunati, dopo «appena» una settimana di San Vittore sono stati scarcerati con tante scuse: due stavano mangiando un gelato, altri due avevano appena acquistato dei fumetti).

I genitori degli arrestati invece sanno benissimo di chi si sta parlando. Si vede che sono persone per bene e poco abituate a maneggiare la «politica», sono rimaste sconvolte dall'impatto con il carcere, e, forse, ancora di più dal dover trattare con i media, che ancora oggi, a tre mesi di distanza, trattano i manifestanti arrestati (incensurati) come fossero mostri. Una reazione isterica che a suo tempo - sotto elezioni - ha contribuito a creare attorno ai ragazzi un clima di isolamento, per cui ci sono voluti tre mesi perché qualcuno si accorgesse della situazione scandalosa. Si spazientisce l'avvocato Steccanella: «A nessuno degli arrestati sono stati concessi gli arresti domiciliari, e questo è successo nel silenzio generale! Il tribunale per negare una misura preventiva prevista in dieci modalità diverse ha inventato motivazioni inesistenti, siamo di fronte a fantascienza giuridica, a una disapplicaizone della legge».

La prima uscita pubblica dei genitori, che ieri sono stati ospitati nella sede della Provincia di Milano, cade a pochi giorni dal corteo che sabato prossimo sfilerà da piazza Duomo a San Vittore per chiedere la liberazione degli arrestati. I genitori ci saranno, «a viso scoperto, a mani nude, con la forza della ragione e dell'intelligenza». Fatta la doverosa premessa «noi siamo contrari a ogni forma di violenza», per non scatenare le iene bipartisan che ancora non hanno compreso che qui si sta parlando di mesi di carcere preventivo senza giustificazione alcuna quando in carcere non entra quasi nessuno (fatta eccezione per stranieri e poveri cristi), i genitori vogliono semplicemente dire che non basta essere presenti a una manifestazione per finire in galera, e suggeriscono a giudici (e giornalisti) che la responsabilità penale è individuale.

E i ragazzi come stanno? «Come si sta in carcere...». Depressi. Spaventati. Sfiduciati. Tristi. Increduli. «Che senso hanno - si chiede un padre - misure cautelari eccezionali tre mesi dopo gli eventi? Sappiamo che ci sono cittadini che ancora oggi si sentono offesi per quello che è successo, ma ci sono milanesi che ormai si stupiscono quando vengono a sapere che ci sono persone in carcere solo perché quel giorno erano presenti a quella manifestazione».
Oggi pomeriggio andrà a trovarle don Gallo, perché «tre mesi sono troppi!».

Aggiornamenti:
11 marzo liberi tutt* liberi subito*
Parte da piazza Duomo alle 15.00 il corteo nazionale che chiede la liberazione immediata delle 25 persone arrestate l'11 Marzo e attualmente accusate di devastazione e saccheggio.
Realtà molto diverse e modalità differenti di espressione ma una sola battaglia di libertà che si fa strada nel silenzio quasi assoluto di destra e sinistra, ma anche nell'indifferenza della cosiddetta società civile di fronte a una carcerazione che va oltre ogni ipotetica necessità investigativa.
E l'ombra è quella di un processo che inizia il 28 giugno.
http://italy.indymedia.org/

AGGIORNAMENTI 2
Centri Sociali/ Ecco il corteo a Milano per i ragazzi in carcere
Sabato 17.06.2006 17:14

Al via la manifestazione dei centri sociali di Milano che chiedono la liberazione dei 25 arrestati l'11 marzo scorso dopo le devastazioni di Corso Buenos Aires a Milano. I ragazzi in carcere sono accusati di devastazione e saccheggio e rischiano dai 4 agli 8 anni di carcere. La manifestazione è aperta dai genitori dei ragazzi in carcere che portano una maglietta con scritto 'liberi di vivere'. Al corteo partecipa anche don Andrea Gallo, il prete dei no global genovesi. La manifestazione ha preso avvio da Piazza del Duomo a Milano e percorrerà le vie centrali per poi concludersi davanti al carcere di San Vittore.

Il percorso della manifestazione è presidiato da più di 500 uomini delle Forze dell'Ordine, fra carabinieri e poliziotti. I negozianti, per timore di incidenti, lungo le vie che verranno percorse dal corteo, hanno abbassato le saracinesche.

"Sono detenuti politici e ne chiediamo la scarcerazione". Francesco Caruso, parlamentare di Rifondazione Comunista e leader dei no global, sta partecipando alla manifestazione. Secondo Caruso questi sono 25 detenuti politici, "sono in carcere senza aver commesso nessun reato, ma solo per aver partecipato ad una manifestazione antifascista. Tre mesi di carcere mi sembrano uno scandalo. Poi si dice che è uno scandalo l'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia, questo è uno scandalo". Caruso ha poi concluso sottolineando che questa manifestazione dimostra che "il movimento è in piazza e che la campagna di criminalizzazione è fallita".

Guantanamo express

di Claudio Fava - commissione Cia -
Jun 16, 2006


Non supposizioni, ipotesi, favole ma fatti. Solo fatti. Quelli che la Commissione ad hoc sulla CIA ha raccolto nel suo rapporto preliminare (approvato, lo ricordiamo, lunedì 12 giugno) e ai quali dedicheremo i sei mesi di proroga che ci sono stati accordati. E' un fatto aver restituito il diritto alla parola e alla memoria ad alcune vittime di "renditions", chiamate in questi mesi a testimoniare e a ricordare il loro personale purgatorio. Sono fatti gli abusi che ci hanno raccontato, in modo circostanziato, decine di esperti ascoltati nel corso delle nostre audizioni: detenzioni di anni senza alcuna imputazione, la tortura in appalto, il silenzio compiacente delle diplomazie occidentali...

Sono dati certi, provati, inconfutabili quei mille e più voli operati dalla CIA che hanno fatto scalo in aeroporti europei (una settantina solo in Italia) e che - almeno in quattro casi accertati - sono stati utilizzati per le extraordinary renditions dei servizi americani. E ancora: è un fatto la scelta americana di considerare obsoleto, inutile, quasi residuale il diritto internazionale di guerra e le convenzioni contro la tortura: chi ha detto che non si può consegnare un prigioniero alle autorità di un altro paese che si prenderà "cura" di lui? Ce lo ha chiesto a muso duro John Bellinger, capo dell'ufficio legale di Condoleeza Rice e uomo forte del dipartimento di Stato americano. Quando lo abbiamo incontrato a Washington, Bellinger ci ha esposto con esemplare franchezza la dottrina dell'amministrazione Bush: se per mettere fuori servizio un supposto terrorista bisogna affidarlo ai servizi segreti egiziani o siriani, noi lo facciamo. Quello che poi gli accadrà non è affar nostro: comunque sia, non siamo noi a violare i diritti umani...

Tutto questo e altro ancora è finito, per titoli e brevi considerazioni, dentro questa prima relazione di metà percorso, una sorta di "pit-stop" della nostra commissione d'inchiesta in attesa di dedicarci, a partire da settembre, ad ascoltare i governi europei più o meno implicati nelle renditions (governi in carica ma anche quelli che furono: a cominciare dall'ex ministro Castelli e dall'ex sottosegretario Gianni Letta). Si tratterà di capire se quel "concorso di colpa generalizzato" a cui fa riferimento la mia relazione abbia rappresentato, da parte di alcuni paesi, una vera e propria complicità con le operazioni innominabili che la CIA ha organizzato sul suolo europeo o ai danni di cittadini europei dopo l'11 settembre.

Se un primo bilancio politico può esser fatto, é certamente positivo: nel Parlamento Europeo abbiamo la certezza che questa nostra esigenza di verità sia ormai un patrimonio di tanti. Il sostegno alla relazione è arrivato da un gruppo compatto e trasversale che teneva insieme, accanto a tutte le formazioni della sinistra, anche i liberali e metà del gruppo popolare, con buona pace per i conservatori britannici e per i parlamentari di Forza Italia, i più risoluti nel chiedere di concludere adesso il nostro lavoro. Ecco, in quella preziosa trasversalità, nel desiderio di sottrarsi alle discipline di gruppo e di appartenenza in nome di una identica sensibilità va ritrovata la vera virtù politica di questa vecchia, malandata ma tenacissima Europa.

15 giugno 2006

Suonala ancora Sam. Casablanca, storie dalle città di frontiera

E comincia un’altra avventura pazzesca. Ma insieme a pazzi di tutto rispetto. Convocato dal maestro di giornalismo Riccardo Orioles (i Siciliani, Avvenimenti, l’Unità, il Manifesto, etc. etc.) sarò la prima matita (illustrazioni e vignette) di “Casablanca, storie dalle città di frontiera”. Di seguito la presentazione dello stesso Orioles. L’immagine è la prova di copertina del numero 1. Vi tengo informati


Casablanca. Esce giovedì 11 maggio in Sicilia e in alcune città più su. E' una rivista più o meno come il vecchio Avvenimenti ma con metà pagine (la stiamo facendo a cambiali). Dei "vecchi" per ora ci siamo io, Graziella Proto e Lillo Venezia (quello del "Male": è il più moderato e ragionevole dei tre, dal che potete capire il livello medio della banda), con Shining alle tastiere. Poi c'è una decina di giovani giornalisti venuti su ora; e, al solito, i vecchi e nuovi compagni che si stanno arruolando in questi giorni, appena sentito il segnale, al solito, alla garibaldina.

Al solito, non pretendiamo di far tutto da soli: contiamo sul fatto che, facendo partire concretamente un primo gruppo, ne nasca un processo virtuoso che metta in moto in Sicilia e dappertutto qualcosa. Rita, Berlusca, Provenzano, le speranze, i cortei: cosa c'è più da aspettare? Quando, se non ora? Inutili lunghi discorsi su che cosa sarà questo giornale, a che cosa serve, a che si ricollega - di chi vuole, quest'ennesima volta, rialzare la bandiera. Vi chiedo piuttosto di cominciare a organizzarvi per dare seriamente una mano, ciascuno dove si trova; ovunque vi troviate, c'è buon lavoro da fare.

A parte la redazione di Catania, che è già operativa (via Caronda 412), pensiamo di aprire entro maggio dei punti di riferimento a Palermo, a Messina e a Roma. Manterremo il vecchio settore "Sud" per l'estero (Non abbiamo affatto rinunciato all'idea del vecchio giornale in rete: avremo novità anche qui quest'estate, centralizzando a Bologna, e ci sta lavorando Gubitosa). Prendete quindi contatto al più presto e dite cosa potete fare. A quelli di voi che sentono parlare per la prima volta di queste cose chiedo di vedere un po' quanto dista "Casablanca" casa loro: magari miglia e miglia fisicamente, ma forse idealmente a pochi metri. Ai "vecchi" dei Siciliani, di Avvenimenti, dell'Alba e di SiciGi chiedo scusa per non averli contattati prima uno per uno (com'era mio dovere): semplicemente non ce l'ho fatta.

Ma ciascuno di voi si senta invitato personalmente a riprendere il suo posto. Avvertite, appena potete, quelli che non sono riuscito a trovare io: sapete benissimo i nomi dei nostri compagni che ora rivogliamo con noi. E' un'avventura pazzesca, resa possibile dalla pazzia delirante dei più pazzi fra noi. Ma non ci sentiamo pessimisti, nè scoraggiati; non lo siamo mai stati, lo sapete. Andremo avanti a debiti e a spintoni, come sempre abbiamo fatto e come sempre c'è toccato, ma con un mestiere saldissimo in mano e la stessa determinazione di prima . Perciò ognuno dia tutto quello che può, s'impegni serenamente al massimo, perché il momento è ora. Chiamatemi con proposte immediate. Non aspettate di essere chiamati, mettetevi in moto subito, d'iniziativa. Chi non ha ricevuto incarichi, ne chieda. Siamo in lavorazione per i numeri uno e due. "It's the press, baby".

12 giugno 2006

Cassibile: "Il concerto non sa da fare!"

da http://www.isolapossibile.it/

SIRACUSA - Il concerto previsto per giorno 11|06|06 alle ore 19.30 non ha avuto luogo.

Conferenza stampa domenica11|06|06 alle ore 17,30, via della vecchia caserma, Cassibile presso tenda di medici senza frontiere.

Le associazioni promotrici dell’iniziativa, infatti ne hanno ritenuto impraticabile lo svolgimento alla luce del clima ostile manifestato nei confronti dello stesso da una esigua minoranza del paese.

Le associazioni promotrici reputano indispensabile la costruzione di un percorso di dialogo con tutta la società civile cassibilese per costruire, a partire dall’esperienza pluriennale di pacifica convivenza con la comunità di migranti ivi residente, politiche di accoglienza per i lavoratori migranti stagionali.

Finita la stagione della raccolta delle patate possiamo trarre un primo bilancio: la legge ancora una volta è stata forte con i deboli e debole con i forti.

Riteniamo che la soluzione non possa essere quella delle retate nei confronti delle vittime del lavoro nero, quando poco si è fatto per l’emersione della florida economia sommersa e per fermare il dilagare della piaga del caporalato nel siracusano, da essa alimentata.

Riteniamo che i problemi avvertiti dalla popolazione e dai migranti possano essere superati attraverso politiche di accoglienza predisponendo fin da subito adeguate strutture, con servizi igienico-sanitari, in vista delle prossima stagione.

Pensiamo che l’accoglienza sia l’unica alternativa alle leggi razziste, che dilapidano denaro pubblico per la costruzione di centri di detenzione (come quello in funzione a Cassibile) per migranti che non hanno commesso alcun reato.

Il concerto annunciato:

Arci, Associazione Acquanuvena(Avola), Attac-Sicilia, Parrocchia di Bosco Minniti(Sr), Rete Antirazzista Siciliana