24 luglio 2006

Senza una ragione

da peacereporter.net
di Naoki Tomasini

LIBANO - Laure Salluom, un’archeologa che lavora a Beirut, ha la voce scossa e i nervi tesi. Le domando come sta, e mi risponde come un fiume in piena.

Soldato israeilano al confine con il Libano“Adesso i bombardamenti israeliani e i lanci di razzi Kathyusha si stanno concentrando al sud, al confine. Ma più che di Israele e di Hezbollah, voglio parlare della situazione che vive la gente comune, nel sud del Paese ma non solo. Ogni giorno leggo notizie e appelli di persone che chiedono aiuto, gente del sud che non riesce ad accedere a cure mediche basilari, medicine, o cibo. Bambini e anziani si trovano in stato di necessità e sono vulnerabili. Non hanno modo di spostarsi perché ponti e strade sono stati distrutti.

Ma per tutti, quello che più fa male è non sapere perché tutto questo stia accadendo. Che senso ha bombardare le infrastrutture civili se l’obiettivo è Hezbollah? Perché uccidere bambini e famiglie che non hanno nulla a che fare loro? Penso al nord del Libano, che è stato bombardato ieri notte: in quella zona ci sono cristiani e musulmani, ma questi ultimi sono sunniti, non sciiti come gli Hezbollah. Tutto questo per me significa che chi ci bombarda ha l’ordine di distruggere il Libano”.

Sostenitrice di NasrallahChe percezione hai degli eventi da dove vivi?

“Siamo isolati. Siamo tutto il giorno chiusi in casa perché non possiamo sapere che cosa abbiano in programma di bombardare. Anche recuperare del cibo è una sfida, perché le merci scarseggiano e i prezzi continuano a salire. Non oso pensare cosa faremo tra un mese. Sentiamo di essere isolati e impotenti di fronte a questi attacchi. Anche gli stranieri hanno avuto difficoltà a lasciare il Paese, questo perché l’esercito libanese non ha armi né per attaccare né per difendere alcuno. I soli posti in cui possiamo trovare riparo sono alcune ambasciate internazionali. Gli israeliani hanno bombardato anche l’aeroporto di Beirut. Cosa c’entra con Hezbollah? Centra con l’impedire ai libanesi di lasciare il Paese. La stessa cosa è successa con le strade di collegamento con la Siria. Prima dell’attacco il prezzo per andare da Beirut a Damasco era intorno ai cinquanta dollari, ora supera i quattrocento. Io non difendo Hezbollah, ma non si può definire terrorista un movimento che rappresenta l’80 percento degli sciiti libanesi. L’obiettivo comunque non è Hezbollah, siamo noi. Il punto è che non capisco quale sia lo scopo di questa guerra. Hezbollah ha catturato due soldati israeliani? Israele ha numerosi prigionieri di Hezbollah nelle proprie carceri, bastava fare uno scambio. Era così semplice. Ma se non lo si è fatto è perché Israele aveva in agenda di distruggere il Libano”.


Cittadini Usa durante l'evacuazioneHai sentito solidarietà da parte dei tuoi concittadini e dalla comunità internazionale?

“Diversi paesi arabi si sono offerti di sostenerci, ma noi non abbiamo bisogno di loro, le loro promesse sono menzogne. Ma tra le persone sì. Anche tra arabi e cristiani. Per esempio ci sono dei politici locali di partiti arabi, che non c’entrano con Hezbollah, che hanno fatto in modo che le scuole potessero essere usate dei rifugi. Anche le Ong libanesi sono molto attive. Ma pure tra comuni cittadini, quando qualcuno ha cibo o medicine in avanzo, le distribuisce ai “visitatori da sud”. Così li voglio chiamare, perché per me non sono profughi gli arabi che vengono dalle zone a sud del Paese, sono libanesi, e per me sono i benvenuti ”.

Dopo la partenza dei numerosi internazionali ti sembra che il paese sia rimasto senza testimoni?

“Penso che questo non sia un problema per noi. Abbiamo sì bisogno di aiuto, ma non ci fidiamo più di nessuno. Inoltre, ogni forma di aiuto sarebbe comunque limitata perché Israele non consente a nessuno di interferire. Solo la cessazione dei bombardamenti sarebbe utile, quel che facciamo ora è continuare a vivere in attesa che tutto questo finisca. È umiliante sentire alla televisione i generali o gli esponenti del governo israeliano che si lanciano in dichiarazioni sulla possibile durata delle operazioni militari: chi dice venti giorni, chi una settimana, chi un mese. Non sappiamo quando sarà la fine e che cosa ci sarà dopo. Bisogna solo attendere. Anche se, a volte, mi sembra che il mio cervello abbia smesso di funzionare normalmente”.