16 settembre 2006

ANNIVERSARIO OMICIDIO PADRE PUGLISI

Palermo 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno Don Pino Puglisi, parroco di Brancaccio, veniva assassinato sotto casa sua.


13° Anniversario Omicidio Padre Puglisi

Biografia di Padre Puglisi

Don Giuseppe Puglisi nasce nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, e viene ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno.

Entra nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e viene ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini il 2 luglio 1960. Nel 1961 viene nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del SS.mo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi.

Nel 1963 è nominato cappellano presso l'istituto per orfani "Roosevelt" e vicario presso la parrocchia Maria SS. ma Assunta a Valdesi.

Sin da questi primi anni segue in particolare modo i giovani e si interessa delle problematiche sociali dei quartieri più emarginati della città.

Segue con attenzione i lavori del Concilio Vaticano II e ne diffonde subito i documenti tra i fedeli con speciale riguardo al rinnovamento della liturgia, al ruolo dei laici, ai valori dell'ecumenismo e delle chiese locali.

Il suo desiderio fu sempre quello di incarnare l'annunzio di Gesu' Cristo nel territorio, assumendone quindi tutti i problemi per farli propri della comunità cristiana.

Il primo ottobre 1970 viene nominato parroco di Godrano, un piccolo paese in provincia di Palermo - segnato da una sanguinosa faida - dove rimane fino al 31 luglio 1978, riuscendo a riconciliare le famiglie con la forza del perdono.

In questi anni segue anche le battaglie sociali di un'altra zona della periferia orientale della citt., lo "Scaricatore".

Il 9 agosto 1978 è nominato pro-rettore del seminario minore di Palermo e il 24 novembre dell'anno seguente direttore del Centro diocesano vocazioni.

Nel 1983 diventa responsabile del Centro regionale Vocazioni e membro del Consiglio nazionale. Agli studenti e ai giovani del Centro diocesano vocazioni ha dedicato con passione lunghi anni realizzando, attraverso una serie di "campi scuola", un percorso formativo esemplare dal punto di vista pedagogico e cristiano.

Don Giuseppe Puglisi è stato docente di matematica e poi di religione presso varie scuole. Ha insegnato al liceo classico Vittorio Emanuele II a Palermo dal '78 al '93.

A Palermo e in Sicilia è stato tra gli animatori di numerosi movimenti tra cui: Presenza del Vangelo, Azione cattolica, Fuci, Equipes Notre Dame. Dal marzo del 1990 svolge il suo ministero sacerdotale anche presso la "Casa Madonna dell'Accoglienza" dell'Opera pia Cardinale Ruffini in favore di giovani donne e ragazze-madri in difficoltà.

Il 29 settembre 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio, e nel 1992 assume anche l'incarico di direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo. Il 29 gennaio 1993 inaugura a Brancaccio il centro "Padre Nostro", che diventa il punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere.

La sua attenzione si rivolse al recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, riaffermando nel quartiere una cultura della legalità illuminata dalla fede.

Questa sua attività pastorale - come è stato ricostruito dalle inchieste giudiziarie - ha costituito il movente dell'omicidio, i cui esecutori e mandanti sono stati arrestati e condannati. Nel ricordo del suo impegno, innumerevoli sono le scuole, i centri sociali, le strutture sportive, le strada e le piazze a lui intitolate a Palermo e in tutta la Sicilia.

A partire dal 1994 il 15 settembre, anniversario della sua morte, segna l'apertura dell'anno pastorale della diocesi di Palermo.

Il 15 settembre 1999 il Cardinale Salvatore De Giorgi ha insediato il Tribunale ecclesiastico diocesano per il riconoscimento del martirio, che ha iniziato ad ascoltare i testimoni. Un archivio di scritti editi ed inediti, registrazioni, testimonianze e articoli si è costituito presso il "Centro ascolto giovani don Giuseppe Puglisi" in via Matteo Bonello a Palermo (091-334669).

La sua vita e la sua morte sono state testimonianze della sua fedeltà all'unico Signore e hanno disvelato la malvagità e l'assoluta incompatibilità della mafia con il messaggio evangelico.

"Il credente che abbia preso in seria considerazione la propria vocazione cristiana, per la quale il martirio è una possibilità annunciata già nella rivelazione non può escludere questa prospettiva dal proprio orizzonte di vita. I 2000 anni dalla nascita di Cristo sono segnati dalla persistente testimonianza dei martiri"

(Giovanni Paolo II, Incarnationis Misterium, n.10
Tratto da http://www.padrepinopuglisi.net/)

15 settembre 2006

Commissione sul G8, Unione divisa. Rc: maggioranza a rischio

I deputati di Italia dei Valori, Rosa nel pugno e Udeur hanno annunciato che voteranno no. Un no che, unito a quello della Casa delle Libertà, mette seriamente a rischio la nascita di quello che dal luglio 2001 chiedono a gran voce non solo gran parte dei partiti del centrosinistra ma anche cittadini, associazioni, movimenti: una commissione d'inchiesta sul G8 di Genova. Ossia: accertare le responsabilità imputabili ai vertici delle forze dell'ordine nelle violenze di piazza, nella caserma Bolzaneto, alla scuola Diaz e sulla morte di Carlo Giuliani in piazza Alimonda.

Ma andiamo con ordine. Nell'agosto di cinque anni fa, era già stata fatta un'indagine conoscitiva sui fatti di Genova, che per sua stessa natura si era limitata genericamente "ad acquisire notizie, informazioni, documenti". Per questo alla prima seduta del Senato, lo scorso 28 aprile, 55 senatori di tutta l'Unione hanno presentato la richiesta di istituzione di una Commissione d´inchiesta, un passo importante perché la Commissione avrebbe gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria.

Per questo l´appello dei 55 senatori ha in pochi giorni raccolto migliaia di adesioni e, infine, l´iter parlamentare della Commissione, attraverso una legge da approvarsi in Parlamento, è iniziato giovedì in Commissione Affari Costituzionali della Camera con la relazione di Gianclaudio Bressa (Ulivo) (il dibattito proseguirà mercoledì prossimo). Ma il no annunciato dai deputati di Rnp, Idv e Udeur ha subito acceso la discussione visto che mette a seriamente a rischio la maggioranza necessaria per far partire la commissione. Fatti i calcoli, i voti favorevoli si fermerebbero a 23 ossia meno della metà dei 48 componenti la commissione.

A denunciare il rischio che tutto si areni è quindi a porre una sorta di aut aut agli alleati di maggioranza è Graziella Mascia (Rifondazione), prima firmataria della Proposta di legge per l´istituzione della Commissione che chiede l´intervento del premier: «la Commissione d'inchiesta è prevista dal programma di governo. Quindi questo è un problema del presidente del Consiglio. E poi trovo assurdo che ci si dichiari contrari prima dell'inizio del dibattito».

Il capogruppo della Rosa nel Pugno in commissione Affari costituzionali, Angelo Piazza, ha spiegato il no sottolineando il rischio di un'ingerenza fuori luogo nelle indagini in corso (ma nella Rnp altri la pensano diversamente). MA Rifondazione non ci sta: «Non c'è un problema di sovrapposizione alla magistratura che sta facendo il suo lavoro. E poi la magistratura deve accertare le responsabilità individuali, la commissione d'inchiesta le responsabilità politiche e amministrative».

La speranza è che tutto rientri al più presto, ma se così non sarà Mascia dice chiaramente che le ripercussioni possono essere sulla tenuta della maggioranza: «L'istituzione della commissione d'inchiesta è prevista dal programma dell'Unione - ribadisce - e migliaia sono le firme raccolte». In ogni caso, «c'è un vincolo di maggioranza che deve valere per tutti. Se le mediazioni saltano, allora useremo il metodo Mastella: o il vincolo di maggioranza vale su tutto o ognuno fa come vuole. Comunque, il nodo politico va sciolto subito».

A rivolgere un appello direttamente al premier è anche Heidi Giuliani, madre di Carlo: «L'ho già fatto privatamente, ma adesso è importante che lo faccia pubblicamente: sia Prodi ad intervenire sulle forze di maggioranza per far nascere la Commissione : qui è in gioco la verità, e chi ha cuore la verità non ha nessun motivo di opporsi a questa commissione. Solo chi ha qualcosa da nascondere può essere contrario».

Cultura. E' morta la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci

Firenze - Da anni ormai aveva scelto di non apparire più in pubblico. Aveva deciso di essere presente solo attraverso la sua scrittura, i suoi articoli, i suoi libri. E ogni volta le sue parole provocavano un piccolo terremoto: discussioni, polemiche, consensi, violente critiche.

Negli ultimi anni aveva fatto sentire la sua voce in difesa dell’Occidente contro l’avanzare dell’integralismo islamico. Quindi il suo sostegno alla guerra al terrorismo voluta dal presidente degli Stati Uniti George Bush. Ma anche articoli per difendere la “sua” Firenze da quella immigrazione clandestina che non le piaceva.

Oriana Fallaci ha scelto proprio il capoluogo toscano per andarsene. Aveva 77 anni. Il suo era un male incurabile.

Biografia

Durante la seconda guerra mondiale si unì al movimento clandestino della Resistenza Giustizia e Libertà vivendo in prima persona i drammi della guerra: nel corso dell'occupazione di Firenze da parte dei nazisti, il padre Edoardo fu catturato e torturato, ed in seguito rilasciato. Per il suo attivismo durante la guerra ha ricevuto un riconoscimento d'onore dall'Esercito Italiano.

La Fallaci iniziò giovanissima la carriera giornalistica, lavorando come inviata speciale ed in seguito come corrispondente di guerra per L'Europeo: dal 1967 in Vietnam, poi nella guerra Indo-Pakistana, in Sud America, in Medio Oriente. Il 2 ottobre 1968, durante una manifestazione di protesta contro i Giochi Olimpici a Città del Messico, rimase ferita negli scontri tra manifestanti e polizia in Piazza delle Tre Culture. Creduta morta, fu portata in obitorio e solo in quel momento un prete si accorse che respirava ancora.

Dopo aver seguito come corrispondente di guerra alcuni tra i più importanti conflitti del secolo scorso, dal Vietnam al Medio Oriente, la Fallaci si è dedicata prevalentemente all'attività di scrittrice.

A quest'attività di reporter hanno fatto seguito le interviste a importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti. Tra i personaggi intervistati dalla Fallaci: Nguyen Cao Ky, Yasser Arafat, Mohammad Reza Pahlavi, Henry Kissinger, Walter Cronkite, Indira Gandhi, Golda Meir, Nguyen Van Thieu, Zulfikar Ali Bhutto, Willy Brandt, l'Ayatollah Khomeini, e Muammar Gheddafi. Consegnandole la laurea ad honorem in letteratura, il rettore del Columbia College di Chicago la definì uno degli autori più letti ed amati del mondo. Ha scritto e collaborato per numerosi giornali e periodici, tra cui: New Republic, New York Times Magazine, Life, Le Nouvelle Observateur, The Washington Post, Look, Der Stern, e Corriere della sera.

Oriana Fallaci vive oggi a New York, nell'Upper East Side di Manhattan. Da molti anni lotta contro il cancro da lei definito "L'Alieno".

Con i suoi recenti libri e articoli sulle tematiche dell'11 settembre, che hanno suscitato sia interesse che contestazioni nel mondo politico e nell'opinione pubblica, la scrittrice si colloca ideologicamente in una posizione che lei definisce di «difesa della cultura occidentale», in netta contrapposizione al fondamentalismo islamico. Secondo altri, le sue posizioni sono invece controproducenti per la stessa cultura occidentale, in quanto riducono lo scontro culturale ad uno scontro adialettico e "violento" (si vedano, per esempio, ma non solo, le affermazioni di Oriana Fallaci relativamente alla moschea a Colle Val d'Elsa) e quindi non proprio alla tradizione della cultura occidentale.

Sempre in tempi recenti, si è schierata contro l'eutanasia nel caso di Terri Schiavo, presentando le sue posizioni con un articolo apparso su Il Foglio, e contro il referendum abrogativo della legge sulla procreazione medicalmente assistita, con un articolo pubblicato dal Corriere della sera.

Dopo aver espresso per tutta la vita opinioni anticlericali negli ultimi anni si è avvicinata alla Chiesa cattolica. Pubblicamente ha dichiarato la sua ammirazione verso papa Benedetto XVI, che l'ha ricevuta a Castel Gandolfo in udienza privata il 27 agosto 2005. La notizia è stata resa pubblica solamente tre giorni dopo l'incontro mentre i contenuti del colloquio non sono mai stati resi noti.

Nel marzo 2005 il quotidiano Libero ha lanciato una raccolta di firme affinché il Presidente della Repubblica conferisca alla Fallaci il titolo di senatore a vita. Sono state raccolte oltre 75.000 firme.

Muore di cancro nella sua casa di Firenze nella notte tra il 14 e il 15 settembre 2006.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

14 settembre 2006

Il successo delle teorie alternative "L'11/9 frutto di un complotto interno"

di Repubblica.it

Il 36% degli americani crede che il governo favorì gli attacchi

WASHINGTON - Anche nel giorno in cui si commemorano le vittime degli attacchi del 2001 a New York e Washington, si alza la voce di coloro che non credono alle versioni ufficiali del governo Usa. Sono tre le "alternative" più accreditate alle ricostruzioni dell'amministrazione Bush: le Torri Gemelle crollarono per effetto di cariche esplosive interne e non per l'impatto degli aerei dirottati; la strage al Pentagono fu causata da un ordigno e non da un velivolo e, ancora, l'amministrazione Bush sapeva del piano dei terroristi, ma non fece niente per bloccarlo.

Sono passati cinque anni dalla tragedia dell'11/9 e si moltiplicano i siti e i movimenti di opinione che chiedono altre prove, altre indagini. Tra costoro non solo personaggi bizzarri portati a vedere complotti governativi ovunque, ma anche ricerche e pubblicazioni di esponenti accademici e scienziati. E un recente sondaggio della Ohio University dimostra che tali dubbi serpeggiano anche nell'opinione pubblica: il 36 per cento degli americani crede che il governo Usa abbia favorito in qualche modo l'attacco dell'11/9, mentre un americano su sei pensa che le Torri Gemelle siano crollate per cariche esplosive nascoste all'interno dei grattacieli. Il dodici per cento degli intervistati ritiene infine che sia stato un missile cruise, e non un aereo, a colpire il Pentagono.

L'amministrazione Bush ha pubblicato negli ultimi due giorni ben due rapporti - il primo curato dal Dipartimento di Stato, il secondo dal National Institute of Standard and Technology (NIST) - coll'obbiettivo dichiarato di controbattere le più stravaganti teorie 'alternative' sulla meccanica della strage dell'11/9. "Gli eventi del'11 settembre 2001 sono stati ricostruiti in modo meticoloso: ogni persona di buon senso può solo essere d'accordo con i meccanismi fondamentali degli attacchi - ha affermato ieri il sottosegretario alla difesa per la sicurezza nazionale Paul McHale -. Ci possono essere ancora domande senza risposta ma le teorie del complotto governativo sono assolutamente prive di fondamento".

Le teorie alternative appartengono a due filoni diversi: il primo sostiene che l'amministrazione Bush abbia lascito agire i terroristi senza intervenire, con il proposito di creare una situazione che avrebbe consentito di giustificare le successive guerre in Afghanistan e in Iraq. Il secondo filone accusa invece le autorità Usa di avere organizzato direttamente la strage.

I sostenitori delle teorie del complotto interno partono dall'osservazione del crollo dei due grattacieli: le Torri Gemelle, si vede nelle immagini, sono cadute perché è crollata la base, per cui, obiettono ai documenti ufficiali, gli edifici sarebbero stati minati con cariche di esplosivo nascoste in segreto in diversi piani. "Tutti sanno che nessun grattacielo a struttura d'acciaio è mai crollato per effetto delle fiamme - scrive ad esempio Kevin Ryan sul sito Internet 'Journalof911studies. com' (uno dei quartier generali delle teorie alternative) - Eppure quel giorno sarebbero avvenuti, ci si vuole fare credere, ben tre esempi di questo fenomeno mai visto".

Oltre alle Torri Gemelle crollò infatti l'11/9 anche un edificio più piccolo, il WTC7, mai sfiorato dagli aerei.
Il fisico Steven Jones, un professore della Brigham Young University, ha fatto una serie di approfondite ricerche sulla meccanica del crollo delle Torri Gemelle giungendo alla conclusione che non può essere stato causato solo dall'impatto dei due aerei dirottati dai terroristi di Al Qaida.

Un altro paladino delle teorie alternative è il filosofo David Ray Griffin, che ha scritto un libro - intitolato 'La Nuova Pearl Harbor: Inquietanti Interrogativi sulla Amministrazione Bush e l'11/9' - diventato la 'Bibbia' dei fedeli del complotto governativo. Il libro, mai recensito dai maggiori media Usa, ha già venduto oltre 100 mila copie. Secondo Griffin "ci vuole molta più fantasia ad accettare le versione ufficiale fornita dalle autorità che ad abbracciare teorie alternative: il rapporto della 'Commissione 11/9' sembra una fiaba".

Griffin è convinto che la strage sia stata "guidata e segretamente protetta" dalle autorità Usa "per giustificare la loro agenda globale". Mentre la 'Commissione 11/9' afferma che il Pentagono venne colpito da un velivolo dirottato alle 9.37 del mattino, ad esempio, gli orologi del Pentagono si sono bloccati, nell'area colpita, alle 9.32. Come giustificare la differenza? Secondo le teorie alternative l'esplosione al Pentagono è stata causata da un ordigno interno o da un missile Cruise.

"Sappiamo perfettamente che non riusciremo mai a convincere i sostenitori delle teorie del complotto governativo - ammette Michael Newman, curatore del rapporto del NIST, uno dei due studi appena pubblicati dalla amministrazione Bush a sostegno della versione ufficiale - Il nostro rapporto è destinato all'opinione pubblica che ha sentito queste strane teorie e desidera una risposta in grado di chiarire e rassicurare".

13 settembre 2006

Forza Nuova, adunata di neonazi da mezza Europa

di Massimo Solani

Camerati a raccolta da tutta Europa. Dal 29 settembre al primo ottobre il viterbese si prepara ad accogliere rappresentanze di teste rasate che arriveranno da tutto il continente per il terzo "Campo d´azione": ci saranno i greci di Alleanza Patriotti- ca, i tedeschi del Npd, rappresentanti del Fronte Nazionale di Jean Marie Lepen, il British National Party e i rappresentanti del Movimento nazifascista rumeno. A fare gli onori di casa, fra saluti romani e camicie nere, saranno "i bravi ragazzi" nostrani di Forza Nuova, che per adesso si guardano bene dal comunicare il luogo del fascistissimo raduno. Che forse si terrà a Viterbo, oppure a Soriano nel Cimino o ancora Barbarano Romano.

Se la sede è ancora da definire, pronto o quasi è il programma delle tre giornate: «Possiamo solo dire - ha spiegato il segretario provinciale del movimento, Danila Annesi - che il convegno avrà carattere europeo e che sarà di elevato spessore culturale. Per garantire tranquillità ai lavori - ha aggiunto - ci riuniremo in una struttura privata del viterbese. Al termine sarà diffuso un esauriente comunicato stampa che illustrerà l´iniziativa in tutte le sue molteplici sfaccettature». Ossia quelle politiche, come il faccia a faccia previsto per la seconda serata fra il leader di Forza Nuova Roberto Fiore e quello del Ndp (Partito Nazionaldemocratico Tedesco) Udo Voigt, ma anche quelle sportive: come i virilissimi tornei di braccio di ferro e tiro alla fune. Lunga anche la lista degli incontri tematici previsti: si va dal quasi metafisico "l´uomo nuovo di fronte alla decadenza", al più materiale "sistemi impazziti, usura e crisi del credito". Proprio vero, «elevato spessore culturale», per dirla con il segretario Annesi.

Fin qua l´abbiamo messa sullo scherzo, ma la vicenda è terribilmente seria. Non fosse altro per la lista delle delegazioni che caleranno su Viterbo da tutta Europa al grido di «Tradizione, formazione, rivoluzione». Che poi è il motto del terzo Campo d´Azione (il secondo si svolse l´anno scorso a Latina, anzi a Littoria per dirla come Forza Nuova). Gente come i militanti greci di Allenza Patriottica (protagonisti nel giugno scorso di violenti incidenti con la polizia a Salonicco durante una manifestazione per commemorare «i fasti della cultura e dell´identità ellenica, magnificamente rappresentati dal Mito di Alessandro Il Grande», come recita un comunicato stampa di Fn, culminata con l´occupazione della redazione del canale televisivo pubblico ET3) o come i bravi ragazzi del Partito Nazional Democratico Tedesco. Quelli che in occasione del 60° anniversario della fine della seconda guerra e della caduta del terzo Reich tentarono di organizzare una manifestazione a Berlino a pochi metri di distanza dal memoriale delle vittime dell´Olocausto. Del resto, non erano stati sempre loro ad interrompere il minuto di silenzio in ricordo delle vittime del nazismo durante la seduta d´apertura del parlamento sassone? Logico allora che l'adunata di Viterbo susciti al tempo stesso preoccupazione e indignazione.

«Ad oggi - ha detto il questore Raffaele Micillo - non abbiamo avuto alcuna comunicazione ufficiale da parte di Forza Nuova in merito al raduno. Ovviamente noi seguiamo costantemente l´evolversi della situazione sotto il profilo dell´ordine pubblico». Chi invece, e giustamente, non vuol proprio sentire parlare di teppaglia nazista libera di girare e salutare il mondo a braccia tese sono i partiti dell´Unione. «Non riteniamo tollerabile che la Tuscia - dice una nota - possa diventare per tre giorni luogo di ritrovo per i neonazisti di Forza Nuova. Pensiamo che organizzazioni dichiaratamente fasciste, xenofobe, antisemite non debbano avere spazi messi a disposizione delle istituzioni per propagandare idee di quella natura».

Iraq. Autobomba fa strage di vigili, 60 cadaveri ritrovati a Baghadad


Baghadad, 13 settembre 2006

E' di 11 morti e 58 feriti l'ultimo bilancio delle vittime diffuso dalla polizia sull'attentato compiuto questa mattina a Baghdad. Un'autobomba e' esplosa in una piazza della zona orientale di Baghdad, utilizzata come parcheggio, nei pressi della sede principale del Dipartimento dei vigili urbani della citta'.

Una bomba era stata nascosta a bordo di un'auto lasciata in sosta lungo la strada percorsa dagli agenti, nella parte orientale della citta', ed e' stata fatta esplodere a distanza al loro passaggio. L'esplosione e' avvenuta nei pressi
di una caserma dei vigili urbani, a poca distanza dallo Stadio Nazionale.

60 cadaveri sono stati ritrovati nelle ultime 24 ore in varie zone di Baghdad. L'Onu un paio di mesi fa stimo' che le vittime della guerra civile settaria sotterranea che coinvolge soprattutto sciiti e sunniti, fatta di esecuzioni extragiudiziali da parte di veri e propri 'squadroni della morte, uccide una media di circa 100 persone al giorno in Iraq.

Ma quello odierno e' probabilmente un ritrovamento record per un lasso di tempo di sole 24 ore e questo malgrado un forte incremento nell'ultimo mese delle misure di sicurezze nella capitale da parte dei militari iracheni e americani e della polizia.

11 settembre 2006

11 settembre

di unpercento

9/11 o 11/9, possiamo scriverlo come ci pare: è l'11 settembre, un giorno del calendario che cinque anni fa ha cambiato la storia del mondo.
E la storia la sappiamo, o crediamo di saperla.
Bin Laden ha buttato giù le Torri Gemelle uccidendo quasi 3.000 persone.
Il mondo esterrefatto.
I terroristi che andavano cercati, scovati e catturati.
Iniziava la psicosi del terrorismo con l'ultima pagliacciata del 10 agosto scorso, con quei dieci aerei che dovevano essere fatti saltare in volo, in partenza da Londra, con l'esplosivo nelle bottiglie di Gatorade.
Ora sia chiaro, l'ho già scritto e lo ripeto: qui non si tratta di essere anti americani, o complottisti o, peggio, comunisti.
Qui si vorrebbe sapere la verità. La stessa che chiedono i famigliari delle vittime delle Torri Gemelle.
Cos'è successo veramente l'11 settembre 2001?
Chi ha pianificato quella strage e a quale scopo?
Vorrei che si ragionasse con lucidità, senza passare per anti americano solo perché si pongono dei quesiti.
Negli USA, il paese che esporta democrazia in tutto il mondo, il professor *Steven Jones è stato allontanato dall'università in cui insegnava perché aveva osato porre quesiti scomodi sulla brutta storia dell'11 settembre 2001.
Dalle nostre parti ci sono svariati personaggi altrettanto scomodi, tra questi i tipi di Megachip, quelli di Disinformazione e di Luogocomune (i link sono nella colonna di destra).

Stanno analizzando i fatti dell'11 settembre. E Giulietto Chiesa, tra l'altro, fa parte di una commissione europea, non di una bocciofila di paese.
Stanno "semplicemente" analizzando i fatti e stanno scoprendo delle "anomalie" nella versione ufficiale dei fatti.
Non ci vedo comunismo, complottismo o cose del genere. Ci vedo la voglia di scoprire la verità e possibilmente di farla conoscere a tutti quanti.
Se ancora non l'avete visto, guardate con attenzione il film
  • Loose Change

  • Guardate
  • *questa intervista

  • Giulietto Chiesa (intervistato anche da Enrico Mentana a *Matrix) e poi cercate di farvi un'idea.
    I link sono tanti, ma valgono più di mille parole.

    10 settembre 2006

    PIATTAFORMA MANIFESTAZIONE VERITA’ E GIUSTIZIA PER FEDERICO ALDROVANDI

    FERRARA, 23 SETTEMBRE 2006

    All’alba del 25 settembre 2005 il diciottenne Federico Aldrovandi muore ammanettato a faccia in giù, in una pozza di sangue durante un controllo di polizia. Federico era solo, disarmato e incensurato. La Questura di Ferrara all’indomani dei fatti fornisce diverse versioni, ambigue e contraddittorie. Federico viene descritto come un tossicodipendente, un autolesionista, un violento. Nessuna delle tre definizioni corrisponde al vero. Dopo alcuni mesi di estenuante attesa, la madre di Federico decide di aprire un blog per trovare le risposte che la Questura non aveva ancora dato. Da quando la vicenda diventa nota, attraverso i giornali ed Internet, in Italia e all’estero, le versioni contrastanti crollano una dopo l’altra.

    In Parlamento l’ex ministro Giovanardi ammette che due manganelli sono andati rotti durante la colluttazione. Vengono rese pubbliche le foto di Federico dopo la morte che dimostrano inequivocabilmente la violenza da lui subita. Parte finalmente una vera e propria inchiesta e i quattro agenti coinvolti vengono iscritti nel registro degli indagati. Le peggiori ipotesi di pestaggio suscitate dalle fotografie sembrano trovare conferma nei racconti dettagliati di testimoni oculari.

    Ad un anno dalla morte di Federico:

    Per chiedere verità e giustizia
    Perché si arrivi rapidamente ad un giusto processo
    Per difendere la memoria di Federico, a lungo infangata
    Perché non accada mai più un fatto simile nelle città d’Italia
    Perché eventuali abusi di potere non vengano insabbiati e sia fatta chiarezza su altri casi analoghi, verificatisi negli ultimi anni nel nostro paese

    L’Associazione “Verità per Aldro” convoca una manifestazione nazionale a Ferrara il 23 settembre 2006 alle ore 15.

    LA MANIFESTAZIONE AVRÀ CARATTERE PACIFICO E NONVIOLENTO, RIFIUTANDO LE GENERALIZZAZIONI CONTRO LE INTERE FORZE DELL’ORDINE, DA CUI CI ASPETTIAMO LO STESSO DESIDERIO DI TRASPARENZA E DI GIUSTIZIA.

    Per informazioni e adesioni:
    3471340481
    manifestazioneperaldro@gmail.com

    links di informazione sulla morte di Federico Aldrovandi:

    reti-invisibili
    federicoaldrovandi.blog
    Guarda da

  • Arcoiris TV

  • i video sulla morte di Federico Aldrovandi:

    1. La morte di Federico Aldrovandi - prima parte
    A cura del comitato Verità per Federico Aldrovaldi
    Video prodotto da FeedbackVideo
    Settembre 2005, un ragazzo muore tragicamente a Ferrara: Federico. I genitori e gli amici vogliono sapere esattamente cosa è successo quella notte, come si sono svolti i fatti, chiedono alle autorità di chiarire i loro dubbi sulla versione ufficiale.
    Solo all'inizio del 2006 la madre apre un blog, raccontando la vicenda, con semplicità ma con fermezza. L'opinione pubblica si risveglia, i media parlano della vicenda. Gli amici fondano un comitato.
    Si ripercorrono i luoghi del fatto, parlano le persone più vicine a Federico, i suoi coeatanei, e Patrizia, la madre, rivolge a tutti il proprio appello.

    Windows - RealPlayer - mp3

    2. La morte di Federico Aldrovandi - seconda parte
    Windows - RealPlayer - mp3

    3. La morte di Federico Aldrovandi - terza parte
    Terzo video prodotto dalla Feedback sulle vicende legate alla morte di Federico Aldrovandi. Visibili nel filmato il momento dell'incontro tra i genitori di Federico e Giuliano Giuliani (padre di Carlo, ragazzo ucciso nel corso del G8 di Genova), l'intervista a Patrizia, madre di Federico, a commento delle perizie contrastanti prodotte dai legali delle due parti in contesa, e infine l'introduzione di Giuliano Giuliani alle giornate in ricordo di Carlo dove testimonia ai presenti la sua vicinanza con la famiglia Aldrovandi e la triste relazione tra la propria vicenda e quella di questi ultimi. Giuliani in particolare pone l'accento sull'intollerabile leggerezza e omertà con cui lo Stato ha dimostrato di voler affrontare i due casi, delegittimando il pesante ruolo di difensore dei cittadini e dell'ordine tra essi demandatogli dalla Costituzione.

    Windows - Realplayer - mp3
    4. Niente da nascondere. Le menzogne e la ricerca della verità sulla morte di Federico Aldrovandi??Un altro video prodotto dalla Feedback Video in collaborazione con Comitato "Verità per Aldo" sulle vicende legate alla morte di Federico Aldrovandi, morto tragicamente il 25 settembre 2005 a Ferrara.?Il video contiene immagini crude e impressionanti, adatte esclusivamente a un pubblico adulto