23 settembre 2006

ORRORE AL PALIO DI BELPASSO (CATANIA): MUORE TRA ATROCI SOFFERENZE MA LE CORSE CONTINUANO!

ORRORE AL PALIO DI BELPASSO (CATANIA): UN CAVALLO CORRE TRA LA FOLLA E SI FRACASSA LA TESTA CONTRO UN’AUTOMOBILE. MUORE TRA ATROCI SOFFERENZE MA LE CORSE CONTINUANO!

LAV: L’ENNESIMA STRAGE ANNUNCIATA, IL SINDACO SI DIMETTA E IL PREFETTO DI CATANIA VIETI LE CORSE IN PROGRAMMA DOMANI


Anche il palio di Belpasso si tinge di sangue: oggi pomeriggio uno dei 16 cavalli in corsa disarciona il fantino e prosegue la corsa in mezzo la folla lungo la via Roma, trasformata in pista per il palio; prosegue oltre la linea di arrivo e si schianta contro un’automobile parcheggiata. Il cavallo si fracassa la testa e cade a terra esanime, causando anche il ferimento di alcuni spettatori travolti dall’animale in fuga.

Uno spettacolo vergognoso e sanguinario, un’altra morte annunciata: da tempo, infatti, la LAV aveva denunciato che il palio di Belpasso era pericolosissimo e si sarebbe trasformato in una mattanza per gli animali. La LAV aveva anche chieto al Prefetto di Catania di vietarlo per le note infiltrazioni criminali nel settore delle corse ippiche, ottenendo l’appoggio di ben 6 parlamentari bipasrtisan. Ma l’appello è rimasto incredibilmente inascoltato ed ora la morte orribile di quel cavallo è il drammatico risultato di questa scelta.

La LAV chiede le dimissioni del Sindaco di Belpasso, che aveva trattato con disprezzo chi chiedeva più tutela per gli animali. Al Comune, infatti, va addebitata la responsabilità politica e morale di quanto accaduto. Al Prefetto, inoltre, la LAV chiede di vietare immediatamente le altre corse di cavalli in programma domani per il terzo giorno del palio di Belpasso.

Infatti, è vergognoso che mentre la strada era ancora sporca del sangue del cavallo, il Sindaco abbia contentito di proseguire la manifestazione con altre gare di cavalli, come se nulla forse. Quanto accaduto, oltre ad essere gravissimo anche da un punto di vista delle responsabilità penali degli organizzatori, dimostra la totale assenza di minime garanzie di sicurezza pubblica e per gli animali che la LAV aveva già denunciato anticipatamente.

Nelle prossime ore la LAV si riserva altre azioni, anche legali ed ecltatanti, per fermare queste ignobili torture legalizzate e per chiedere giustizia per la morte del cavallo mandatao al macello per il divertimento umano.

Lampedusa: Manifestazione del 10 settembre

di Enrico Montalbano
- Rete Antirazzista Siciliana -

Nessuno si aspettava che la giornata antirazzista di lampedusa del 10
settembre 2006 si svolgesse in modo del tutto pacifico, non ostile nei
confronti dell¹isola, dei suoi abitanti, ma compatta in tutte le sue
espressioni, quella dei movimenti antirazzisti, del sindacato cgil, di
rappresentanti dei partiti, delle istituzioni, almeno una parte, degli
stessi immigrati naturalmente, nel chiedere tre cose fondamentali:la
cancellazione della Bossi-Fini, senza ritornare alla Turco-Napolitano che
l¹aveva ispirata, la chiusura dei CPT(centri di permanenza temporanea) e di
tutti quei luoghi di detenzione mascherati da luoghi di accoglienza, gestiti
da associazioni private per mero scopo di lucro, per chiedere al governo di
mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e di mantenere fede al
programma dell¹unione almeno, malgrado alcune sue ambiguità, come quella del
superamento dei centri di detenzione per immigrati, che stante oggi non ha
significato nulla, se non in alcuni casi l¹erogazione da parte dello stato
di milioni di euro al fine di migliorarne le condizioni o peggio per
costruirne di nuovi.

Ma principalmente mettere in moto, già da subito dell¹inizio dei lavori
parlamentari, quel meccanismo di elaborazione di nuove politiche
dell¹immigrazione, che tocchino tutti gli aspetti del fenomeno, dagli
ingressi e il permesso di soggiorno, alle condizioni di lavoro alla diritto
di voto e cittadinanza, insomma una legge ex novo, che si ispiri a principi
di libertà e uguaglianza. Sin dal nostro arrivo, fino alla partenza del giorno dopo, gli abitanti
dell¹isola non hanno mai avuto paura. Hanno vissuto la loro domenica del
tutto simile alle altre, senza mostrare ostilità nei confronti dei
manifestanti, anzi molti hanno aperto le loro attività commerciali, altri
erano in piazza a d ascoltare quello che veniva detto da ogni rappresentante
dei soggetti che avevano promosso la manifestazione, senza che mai ci fosse
alcuna provocazione , se non quella posta in essere dalla rappresentante
della lega nord, tal signora Maraventano, che da alcuni mesi, presa dal
vortice dell¹apparire e avida di protagonismo fine a se stesso, senza una
ben minima capacità di ragionamento intellettuale e politico, del tutto
all¹asciutto sulla conoscenza del fenomeno migratorio e con l¹arroganza,
tipica di chi, tra volgarità e cattivo gusto, sconosce la propria storia e
si butta tra le braccia delle orde barbare leghiste, che la usano a proprio
beneficio, la donna dicevo appare vicino la piazza con i suoi scagnozzi, e
naturalmente che fa? Rincorre le telecamere per dire quel poco che il suo
essere pensante riesce a esprimere.
Dopo l¹assemblea pubblica in piazza e una volta ribaditi da tutti gli
obiettivi che da anni perseguiamo, alle 16.oo, dal porto parte il corteo che
attraversando il centro del paese arriva dopo mezz¹ora di fronte il centro
di prima accoglienza, ma di fatto centro di permanenza temporanea e lager
sin dalla sua nascita.

Questo CPT, si trova a ridosso della pista dell¹aeroporto di Lampedusa,
tristemente famoso per le sue condizioni(come tutti gli altri in Italia
peraltro) e per le deportazioni di massa di immigrati verso la Libia,
denunciato innumerevoli volte dalla rete antirazzista, presente sempre in
questi anni a Lampedusa, attraverso una quantità enorme di immagini, passate
in televisione, su internet, recapitate a parlamentari europei, e famosa per
il famoso articolo di Fabrizio Gatti, per l¹Espresso, protagonista in prima
persona degli avvenimenti all¹interno del centro.
Cinquecento persone o forse di più arrivano di fronte i cancelli del cpt.
Mai era accaduto nell¹isola. tutti a gridare Hurrya, che in lingua araba
significa libertà.

Loro, "gli ospiti", come ipocritamente vengono definiti i migranti rinchiusi
come polli in gabbia, sono lì....come sempreS.sono ombre spesso dietro
sbarre fittissime o avvolte da teloni, vediamo sagome, lontane, poco
visibili....alcuni di loro ce la fanno ad arrampicarsi per mostrare i loro
volti, per dire non siamo invisibili, fanno un grande sforzo, anche per
guardare noi, per capire....è un gioco di sguardi quasi sempreS.ma ci
capiamo da tanto tempo ormai.
Viene posto da alcuni di noi un telo bianco:una mano nera a mò di ALT e
intorno la scritta: sequestrato, un gesto simbolico che esprime tutto.
Facciamo riprese, da più parti, riprendiamo, cancelli, e dentro altri
cancelli, finestre blindate, sbarre ma più avanti,da un 'altro lato gli
uomini e le donne recluse stanno affacciati, controllati da decine di
poliziotti e carabinieri Riesco a vederli con lo zoom della videocamera..
salutano....ci aspettavano,li salutiamo. Ritorniamo e il corteo si
ricompatta tranquillamente. Si ritorna sulla piazza da dove di li a poco
sono previsti alcuni concerti di musica etnica.

Ma, nello stesso momento in cui noi eravamo di fronte al CPT arrivano
notizie di continui susseguirsi di sbarchi. Alcuni di noi alla fine della
manifestazione decidono di andare a vedere. Ma non andremo sin giù alla
banchina; dal belvedere , alla fine del corso principale del paese, via
Roma, dall¹alto e supportati da telecamere, riusciamo ad assistere alle
operazioni di trasferimento di quelli appena arrivati, da parte di guardia
di finanza e misericordia , verso il centro già sovraffollato per i continui
sbarchi dei giorni precedenti.
Dove quindi andranno a finire queste persone appena arrivate , dove li
porteranno dunque nei prossimi giorni?
Si sa che il destino è quello dei continui trasferimenti in vari CPT
siciliani o della penisola, primo fra tutti quello in Calabria, altro luogo
da cui partono le deportazioni verso la Libia o altri paesi, che non sono
quasi mai i paesi di origine dei migranti, di questi instancabili
viaggiatori..
Poco veramente possiamo fare, anche se volessimo pensare a qualcosa, siamo a
Lampedusa ce ne rendiamo conto. Ne prendiamo ancora una volta atto, lo
sapevamo.
D'altronde la giornata di Lampedusa ha un valore fortemente politico:luogo
ormai simbolo di terra di frontiera, che tanto vorremmo che veramente non ci
fossero più.

Ma i segnali importanti vengono da più parti, non solo la partecipazione a
livello nazionale di queste giornate ti tanti soggetti, ma l¹adesione di
tantissimi, in primis molti intellettuali e figure importanti della politica
siciliana, come Rita Borsellino, che dal palco sulla piazza ha ribadito la
sua adesione a questi obiettivi, ponendosi contro l¹esistenza dei CPT, e
assicurando la presentazione di proposte alla Assemblea Regionale
Siciliana., volte a cambiare pagina in Sicilia , chiamata terra
d¹accoglienza, ma che di fatto ha mostrato un volto duro,blindato, in molti
casi indifferente, come dovunque in questo momento.
Questa esempio di far politica che è stato posto in essere a Lampedusa da
parte di tutti i soggetti antirazzisti, dà una lezione a tanti, in primis al
sindaco dell¹ isola , che in mancanza di argomentazioni e per sola
contrapposizione politica, aveva terrorizzato i suoi cittadini con notizie
di sicure devastazione e guerriglia urbana da parte dei no global,
appoggiato spesso da stampa e televisioni compiacenti a caccia di notizie
che facciano audience, ma ci dà anche la misura del nanismo politico con
cui
ogni giorno si deve aver a che fare in Sicilia .
In ogni caso questa esperienza apre una stagione nuova di lotte, non solo
sui diritti dei migranti, ma sui diritti di tutti, per continuare
instancabilmente a opporsi contro chi vorrebbe fare di ognuno di noi il
soldatino del proprio esercito. ma in molti abbiamo deciso di no.

22 settembre 2006

11 settembre: CONFRONTING THE EVIDENCE

In onda domenica 24 settembre alle 21.00

Puntata speciale di Report il 24 settembre alle ore 21.00. Verrà trasmessa l’edizione italiana di “Confronting the evidence”, il primo filmato americano che mette in luce i punti oscuri dei fatti dell’11 Settembre e tutte le omissioni prodotte dalla Commissione d’indagine. Il filmato è stato prodotto nel 2004 da Jimmy Walter, un miliardario che ha investito 7 milioni di dollari di tasca propria per chiedere la riapertura della Commissione. Il DVD è stato distribuito in centinaia di migliaia di copie gratuitamente in tutto il mondo e l’utilizzo è libero da diritti, però nessuna tv pubblica e nessun network nazionale lo ha mai trasmesso. Eppure le riviste Forbes, Newsweek, USA Today, New York Times hanno accettato i soldi di Walter per pubblicare pagine di pubblicità nelle quali si sollevano dubbi e si chiede al Governo di rispondere. Quello che viene mostrato sono considerazioni, analisi e fatti che oggettivamente meritano di essere presi in considerazione.

Certamente “Confronting the evidence” ha prodotto un primo effetto: dopo la diffusione del video, circa 8.000 cittadini newyorkesi e 2.000 squadre di pronto soccorso e pulizia hanno fatto causa all’Agenzia per la protezione ambientale e al Sindaco di New York in merito alla respirabilità dell’aria. Il documento prova che l’EPA mentì pochi giorni dopo l’attentato dicendo che l’aria era respirabile, ed invitando tutti a tornare a lavorare. Molti di loro si sono ammalati. Secondo un recente sondaggio realizzato dalla ‘Scripps Survey Research Center presso l’Universita’ dell’Ohio’, piu’ di un terzo degli americani sospetta che il governo abbia favorito gli attacchi o che non abbia intrapreso alcuna azione per bloccarli, mentre il 66,6% dei newyorkesi chiede la riapertura della Commissione dell’11 settembre.

WEEK-END DI FESTE CON SFRUTTAMENTO DI ANIMALI IN SICILIA


ANIMALI, WEEK-END DI FESTE CON SFRUTTAMENTO DI ANIMALI IN SICILIA: ‘’PALIO DEGLI ASINI’’ A CANICATTINI (SIRACUSA) E FESTA MEDIEVALE CON CAVLLI E FALCHI
A PATERNO’ (CATANIA)

LA LAV DIFFIDA I SINDACI: ANIMALI SPAVENTATI E MORTIFICATI PER UNO SPETTACOLO INACCETTABILE E FINANZIATO ADDIRITTURA CON FONDI DELL’UE!


In Sicilia week-end all’insegna delle ‘feste’ che sfruttano gli animali: tra sabato e domenica, infatti, il Comune di Canicattini Bagni (Siracusa) organizza il ‘’Palio degli asini’’, una gara di asini costretti a superare degli esercizi presso il campo sportivo cittadino, mentre a Paternò (Catania) nell’ambito delle feste medievali sono previste gare ippiche varie e la ‘’caccia col falcone” ed altri rapaci.

Con una diffida inviata ai Sindaci dei due comuni ed alle competenti Prefetture e servizi veterinari dello locali ASL, la LAV chiede che vengano sospese tali manifestazioni per le evidenti violazioni della Legge 189/2004 sul maltrattamento degli animali. Gli animali, infatti, vengono costretti ad eseguire esercizi ed assumere comportamenti che producono loro uno stato di stress e li costringono ad innaturali attività e fatiche del tutto intollerabili per l’animale. Nella diffida la LAV evidenzia anche che i luoghi scelti per simili spettacoli (campi sportivi ed altre aree pubbliche cittadine) non sono né destinati ad ospitare simili pubblici trattenimenti né idonei a garantire il benessere degli animali, e vi sono forti dubbi anche per quanto riguarda la sicurezza sia degli animali sia degli spettatori.

Il Palio degli asini di Canicattini e le feste medievali di Paternò non solo sono organizzati dalle rispettive Amministrazioni comunali ma - incredibilmente - sono sponsorizzati, com’è il caso di Paternò, persino dalla Regione Sicilia e finanziati con fondi europei del POR! Un così ampio cartello di Istituzioni sarebbe degno di avvenimenti di un livello culturale ben diverso rispetto a queste tristi e diseducative “feste” con uso di animali maltrattati e umiliati!

“E’ paradossale – afferma Marcella Porpora, coordinatrice regionale della LAV – che località simili, dove il solo contesto naturale e storico è già uno spettacolo, per attirare i turisti abbiano sentito il bisogno di ricorrere a manifestazioni così lesive della dignità di quella stessa natura. Chiediamo ai Sindaci di Canicattini e Paternò di sospendere immediatamente gli spettacoli con animali dove a gareggiare è solo il cattivo gusto e la mancanza di rispetto verso gli altri esseri viventi”. “Invitiamo inoltre gli Enti che sponsorizzano la manifestazione – conclude Porpora – a ponderare meglio le occasioni per le quali concedere il proprio sostegno, riflettendo sulle implicazioni culturali ed etiche di certe manifestazioni che, organizzate per ottenere facili consensi popolari, stimolano piuttosto reazioni di sdegno nelle persone più sensibili e fra i turisti”.

Servizi segreti, calciopoli, politica.Quei misteri finiti nel pozzo nero

E ora sono scattate le manette per le Intercettazioni abusive. Ma prima era venuta l’apocalisse del Riassetto con le dimissioni del leader maximo Tronchetti Provera


di Francesco Grignetti
lastampa.it

ROMA - Qualche mese fa era stata la volta dello Spionaggio che accostava, sia pure con largo azzardo, la Cia, il Sismi, il sequestro dell’imam Abu Omar e le guardie private di Pirelli-Telecom. E d’altra parte se la procura di Milano aveva potuto intercettare i cellulari dei nostri e dei loro agenti segreti, chi l’aveva potuta aiutare se non un dirigente di Tim quale Adamo Bove? Il quale dirigente, però, misteriosamente s’è suicidato a Napoli e quindi giù altri interrogativi.

E poi come dimenticare, un anno fa, la storia del Dossieraggio ai danni dei politici laziali Marrazzo e Alessandra Mussolini? Un capitolo Telecom se l’è meritato persino l’arbitro De Santis, a margine di Moggiopoli, dato che l’intreccio Tronchetti-Inter apre un versante calcistico.

Di riffa o di raffa, insomma, da un anno a questa parte ogni volta che in Italia si apre un’inchiesta scottante, in mezzo ci finisce il pregiato marchio Telecom Italia. A un certo punto Tronchetti Provera comprò pagine di pubblicità per diramare un comunicato che iniziava con un «Telecom Italia da tempo subisce una campagna di disinformazione mirata a insinuare che la Società svolge attività di intercettazione...». Ecco, insinuare non si può. Ma come non vedere che da un anno a questa parte i misteri d’Italia finiscono nel pozzo nero dei telefoni e dei telefonini?

Il Quadrilatero stregato
Dossier, Intercettazioni, Spie, Soldi: dalle parti di Telecom ormai sembra quasi di muoversi in un quadrilatero stregato. Il fatto è che la società telefonica controlla la rete più ambita: quella delle comunicazioni. Una rete che con grandi parole chiamano «strategica per l’interesse nazionale». Ma che siano conversazioni tramite apparecchi fissi o mobili, o anche solo i dati che partono da un Bancomat e arrivano al cervellone di una banca, o ancora i collegamenti Internet, non si scappa: in Italia la stragrande maggioranza dei cittadini comunica attraverso i sistemi Telecom. E naturalmente chi controlla quella rete, controlla anche i fruitori.

La vicenda di Tavaroli, Cipriani & Co ruota tutta nel quadrilatero. Giuliano Tavaroli, ex maresciallo dell’Arma, brillante investigatore antiterrorismo in gioventù, era diventato un manager di punta che rispondeva soltanto al presidente Tronchetti Provera. Emanuele Cipriani, agente privato che si era specializzato nella tutela dei segreti industriali, fraterno amico di Tavaroli, lavorava per Telecom come per altre multinazionali e incassava cospicui assegni milionari (in euro).

La magistratura milanese ora dice che Cipriani svolgeva intercettazioni abusive e che per questo lavoro sporco incassava un sacco di soldi da Telecom. Il grave è che gli agenti privati di Cipriani spiavano abusivamente mezza Italia: politici, giornalisti, uomini dell’economia e della finanza, sportivi, gente di spettacolo, banchieri. Perché tutto questo impegno? Forse un lavoro sporco serviva a uno scopo altrettanto sporco?

Il ruolo di Telecom
Nel gran guazzabuglio Telecom c’entra poi la vicenda di Marco Mancini, un altro ex sottufficiale dell’Arma salito ai vertici del Sismi, dov’era diventato il capo del controspionaggio. Mancini è finito nella polvere per la storia dell’imam rapito dagli americani. Ebbene, Mancini era amico fraterno di Tavaroli. Forse era pure amico pure di Cipriani. C’è chi sostiene che parte del successo professionale di Mancini al Sismi fosse dovuta all’appoggio di Tavaroli e viceversa.

Ora, che i rapporti tra i due fossero strettissimi, non lo negano gli interessati per primi. A casa di Tavaroli - segnala il gip - sono stati trovati documenti riservatissimi che non sarebbero mai dovuti uscire dalle casseforti del Sismi. Ma d’altra parte anche negli uffici fiorentini di Cipriani c’erano dossier e intercettazioni che non avrebbero mai dovuto esserci. E allora si torna al cuore del problema: nel quadrilatero stregato di Telecom, i manager della sicurezza come gli agenti privati o gli 007 erano tutti assieme appassionatamente alla ricerca di informazioni pregiate. Che, è bene ripeterlo, venivano acquisite e elaborate abusivamente.

Ricapitolando: nella sede della società di Cipriani erano conservati files contenenti segreti scottanti. Dossier in formato digitale con intercettazioni, traffico telefonico, conto in banca, pedinamenti, fotografie. Di chi? Di un sacco di gente che conta. Del banchiere Geronzi, ad esempio. Di Calisto Tanzi. Di Franco Carraro. Tavaroli, quando la Stampa l’ha intervistato, a luglio, ha fatto lo gnorri: «Comunque - disse - vorrei saperlo anch’io perché Cipriani teneva quei files, ma magari è una cosa legittima. Cipriani aveva una sua agenzia d’investigazioni, quei files saranno stati il suo archivio. Non ero io a chiedergli i lavori, ma l’azienda». Ah, l’azienda. Ovvero Telecom.

«Può darsi ci siano lì dentro anche indagini commissionate da altri. La sua società, la Polis d’Istinto, lavorava per Telecom da prima che ci entrassi io, e lavorava anche per la Coca Cola, se per questo. Ma io cosa c’entro? È perché lo conosco? Ma se per questo conosco anche il dottor Spataro e il dottor Grigo e mezza Procura di Milano, e carabinieri, e polizia, e Guardia di finanza e gente di Sismi, Sisde, ministero dell’Interno... Ma che significa? Era il mio lavoro». Già, il suo lavoro. In fondo è la domanda delle domande: quale era il vero lavoro di Giuliano Tavaroli?

21 settembre 2006

LIBERO GRASSI, TORNA SUL MURO IL MANIFESTO STRAPPATO

Il manifesto in memoria di Libero Grassi, strappato da ignoti qualche giorno fa, è stato riaffisso stamane dalla famiglia dell’imprenditore e dal comitato Addiopizzo











da addiopizzo.org

PALERMO - Libero Grassi venne ucciso nel 1991 per essersi opposto al racket e aver fatto arrestare i propri estorsori.

Pochi giorni dopo il quindicesimo anniversario della morte, celebrato come ogni anno il 29 agosto in via Alfieri, il manifesto era stato sfregiato nella notte.

La famiglia Grassi e Addiopizzo deprecano l’accaduto e invitano Palermo a riflettere su un preoccupante ritorno a gesti di violenza e disprezzo.

Dalla Chiesa ricorda Rosario Livatinno

Il giudice ragazzino morì il 21 di settembre, sulla superstrada che porta da Canicattì ad Agrigento. Colpito dai sicari che lo affiancarono in moto sulla sua Fiesta Ford rossa, fu braccato come un animale mentre scappava giù per il vallone assolato, fino a ricevere il colpo di grazia ed essere abbandonato sull’erba bruciata

di Nando Dalla Chiesa
da Antimafiaduemila.com

Anche se nessuno, oltre i sicari, ha assistito a quell’inseguimento, le sue sequenze - prima immaginate dai cronisti, poi rielaborate dalla memoria- si sono impresse indelebilmente nella storia dell’Italia civile, dell’Italia che, nel corso di un decennio terribile, non ha voluto arrendersi alla violenza criminale e alla corruzione.

Si chiese mestamente Giovanni Falcone, in un editoriale sulla “Stampa”, chi, di lì a qualche mese, si sarebbe ricordato di Livatino. Falcone conosceva bene la rassegnazione e l’impudenza che allignano nei luoghi in cui si fa la vita delle istituzioni, o in cui si forgia l’opinione pubblica. Aveva dunque molte ragioni per porre quell’interrogativo, sul momento totalmente pleonastico. E tuttavia la storia, che pure in un solo anno avrebbe travolto lo stesso Falcone, è andata poi diversamente. Spinto proprio da quella provocazione amara, ho voluto dedicare alla vicenda del giovane magistrato siciliano un libro. Da quel libro è stato tratto un film. Il libro è stato letto da decine di migliaia di persone, il film è stato visto da milioni di persone. A Livatino, diventato simbolo positivo, sono state dedicate vie e piazze, scuole e biblioteche in tutta Italia. La chiesa agrigentina ha avviato un processo per la sua beatificazione. Almeno su questo punto lo sconforto di Falcone è stato riparato, al giudice ragazzino è stata resa giustizia.

Ma questo è avvenuto, e non è inutile sottolinearlo, perchè nei punti sensibili della società italiana la cultura, l’arte, la passione civile di tanti cittadini si sono dati la mano nel ricostruire e fare conoscere una storia destinata all’oblio. Chi ancora oggi continua a spandere pessimismo sulla capacità dei cittadini disarmati di combattere la mafia, dovrebbe davvero riflettere su questo e altri episodi analoghi. Perché c’è chi ha il dovere di reprimere militarmente, di punire giudiziariamente; di investigare, arrestare e fare i processi. Ma poi c’è chi ha il dovere di bonificare politicamente e amministrativamente, chi ha il dovere di educare, chi di informare, chi di parlare, raccontare, sensibilizzare. Ed è l’ insieme delle volontà (e, oserei dire, delle competenze e delle passioni) diffuse in tutto il corpo sociale che alla fine sposta rapporti di forza anche pesantissimi.

Le manifestazioni che si terranno in occasione del decennale in provincia di Agrigento e un po’ in tutta la Sicilia saranno quindi un momento importante per ricostruire un periodo della nostra storia, e il profilo che vi hanno assunto gradualmente i suoi protagonisti più coraggiosi e consapevoli. Ma anche un momento per riflettere sulle possibilità che sono offerte al semplice cittadino, privo di toga e di divisa, ma orgoglioso della sua cultura civile e del suo amore per il diritto e la democrazia. Ha qualche significato (la notizia è ufficiale, anche se non ha ancora avuto circolazione) se le manifestazioni si terranno sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica. Vuol dire che questa Repubblica, spesso ambigua e incline in certi suoi recessi a mortificare i propri eroi, indica al popolo italiano quel giudice ragazzino come un simbolo positivo, lievito di progresso per tutti.

E ugualmente ha qualche significato se negli stessi giorni anche in provincia di Como un’amministrazione comunale gli dedicherà una biblioteca. Ciò conferma che i simboli davvero positivi parlano a tutti, a tutte le latitudini. E che i percorsi della crescita di un Paese hanno qualcosa di misterioso; affidati ora alla mano di un bravo insegnante, ora alla parola di un amministratore sensibile, ora alla curiosità di uno studente a digiuno di politica. Nessuno saprebbe predisporli prima, come in un grande piano o in una esaustiva strategia. Nessuno saprebbe ripeterli fedelmente. Sappiamo solo che l’importante è camminare. La strada, la storia, si fanno soprattutto camminando.

Tratto da: La mafia è bianca

Un documentario che è stato visto da pochi. Meriterrebe di esser visto, per intero, da un pubblico molto più vasto

Lo trasmetteranno un giorno in TV?

Un estratto di 7 min.

La mafia è bianca

MANIFESTAZIONE VERITA’ E GIUSTIZIA PER FEDERICO ALDROVANDI

PIATTAFORMA MANIFESTAZIONE VERITA’ E GIUSTIZIA PER FEDERICO ALDROVANDI
MANIFESTAZIONE NAZIONALE

23 Settembre, ore 15.00 - Ferrara

All’alba del 25 settembre 2005 il diciottenne Federico Aldrovandi muore ammanettato a faccia in giù, in una pozza di sangue durante un controllo di polizia. Federico era solo, disarmato e incensurato. La Questura di Ferrara all’indomani dei fatti fornisce diverse versioni, ambigue e contraddittorie. Federico viene descritto come un tossicodipendente, un autolesionista, un violento. Nessuna delle tre definizioni corrisponde al vero. Dopo alcuni mesi di estenuante attesa, la madre di Federico decide di aprire un blog per trovare le risposte che la Questura non aveva ancora dato. Da quando la vicenda diventa nota, attraverso i giornali ed Internet, in Italia e all’estero, le versioni contrastanti crollano una dopo l’altra. In Parlamento l’ex ministro Giovanardi ammette che due manganelli sono andati rotti durante la colluttazione. Vengono rese pubbliche le foto di Federico dopo la morte che dimostrano inequivocabilmente la violenza da lui subita. Parte finalmente una vera e propria inchiesta e i quattro agenti coinvolti vengono iscritti nel registro degli indagati. Le peggiori ipotesi di pestaggio suscitate dalle fotografie sembrano trovare conferma nei racconti dettagliati di testimoni oculari.

Ad un anno dalla morte di Federico: - Per chiedere verità e giustizia - Perché si arrivi rapidamente ad un giusto processo - Per difendere la memoria di Federico, a lungo infangata - Perché non accada mai più un fatto simile nelle città d’Italia - Perché eventuali abusi di potere non vengano insabbiati e sia fatta chiarezza su altri casi analoghi, verificatisi negli ultimi anni nel nostro Paese L’Associazione “Verità per Aldro” convoca una manifestazione nazionale a Ferrara il 23 settembre 2006 alle ore 15. La manifestazione avrà carattere pacifico e nonviolento, rifiutando le generalizzazioni contro le intere forze dell’ordine, da cui ci aspettiamo lo stesso desiderio di trasparenza e di giustizia.

20 settembre 2006

Esecuzione pubblica a Marsala

Accade in piazza un Sabato notte a Marsala Marsala è una calma e tranquilla cittadina in riva al mare, cosi calma che non succede mai niente e nessuno parla di niente.

Cosi accade che nel pieno di un Sabato sera di fine estate in piazza del Popolo, scenario della notte giovanile marsalese, gente non ben definita si ammazzi in pubblico lasciando un uomo grondante di sangue per terra straziato dalle coltellate. Ma tranquilli, non è successo niente di particolare. Almeno niente che richieda l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine che operano sul nostro territorio. Già, perché sebbene ci sia stato un accoltellamento, forse un regolamento di conti, in piazza di fronte a centinaia, se non migliaia, di persone, la polizia e i carabinieri arrivano trascinati dal traffico e senza sirene dopo più di mezz’ora dall’intervento del 118 che ha trasportato un uomo moribondo al pronto soccorso. Nel frattempo però la gente è scappata, e polizia e carabinieri arrivano in una piazza semideserta dove una pozza di sangue per terra ha ormai fatto il vuoto.

E quando la volante della polizia e quella dei carabinieri, 4 uomini in totale, arrivano non posso fare a meno di accoglierli con un caldo applauso facendogli i complimenti per l’ottimo tempismo e per l’eccellente servizio d’ordine svolto nella nostra città.. Ma stiamo scherzando o cosa?
Succede solo da noi che la piazza principale della città sia abituale teatro di risse e adesso anche luogo in cui i mafiosi, i picciotti, circolino tranquilli con i coltelli in tasca e si sentano liberi di ammazzarsi in pubblico. Solo poco tempo fa abbiamo rischiato di perdere un caro amico, Gaspare Buffa, pestato a sangue nel medesimo luogo e finito in coma per alcuni giorni. Naturalmente nessuno ha visto niente, nessuno sa niente, nessuno dice niente. E allora perché non cambiamo il simbolo di Marsala e lo sostituiamo con le tre scimmiette: “Non vedo, non sento, non parlo”. Perché non le prendiamo ad icona della nostra città, sarebbero certamente una maggiore attrazione rispetto a quell’ammasso di cemento che tutti continuano a chiamare “monumento ai Mille”.
Sarei curioso anche di leggere il verbale che avranno redatto polizia e carabinieri sull’accaduto. Sarà sicuramente di grande aiuto per le indagini, ammesso che indagini ci saranno.

Uno dei carabinieri con cui ho discusso ha giustificato il loro ritardo, assenza la definisco io, affermando che sul territorio di Marsala solo una pattuglia è in servizio nelle ore notturne, e che trovandosi al momento della chiamata a Strasatti era impossibile intervenire quando ancora avrebbe avuto un senso. Se ciò è vero è alquanto scandaloso, parliamo di poliziotti di quartiere quando dobbiamo aver paura a trascorrere la sera con gli amici per le strade. Anche dopo che solo due settimane fa in Piazza del Popolo abbiamo assistito ad un notevole impiego di forze dell’ordine per normali controlli di routine che hanno portato ad un paio di verbali agli esercenti della zona.
Il carabiniere, vista la mia rabbia e agitazione, mi ha inoltre esortato a sollevare la questione, a scuotere un presa di posizione popolare. Io questo invito lo voglio cogliere al balzo. E’ ora che Marsala si svegli dal torpore in cui vive, è ora che i cittadini di questa città siano effettivamente la componente attiva della nostra comunità. E’ inutile che da domani i genitori impediscano ai propri figli di uscire il sabato sera o di frequentare la nostra Piazza del Popolo. Perché non dobbiamo essere noi a scappare, non è normale che a seguito di un fatto del genere tutto continui come sempre, ognuno pensando a fatti suoi, con la speranza di campare cent’anni.
E’ ora di alzare la voce e di manifestare il proprio dissenso se non vogliamo che Marsala continui a spopolarsi e a regalare giovani menti al resto d’Italia.
Da qui sento la necessità di lanciare un appello alle forze dell’ordine, a chi li comanda, a chi eroga i fondi necessari al loro lavoro. Un appello ad una maggiore presenza e ad un maggior controllo sul territorio. Probabilmente è necessario che una pattuglia stazioni nei pressi della piazza durante le ore notturne, senza però turbare la gente comune che trascorre con gli amici attimi di svago.
Ma ancora di più sento la necessità di lanciare un appello a voi cittadini, a voi ragazzi che questa città la vivete, un appello ad un maggiore attivismo ed interesse. Sono parole che si disperdono le lamentele che ci scambiamo tra noi. E’ tempo di manifestare il nostro stato di malessere, è tempo di alzare la voce.

Davide Bonomo
ingdade@hotmail.com

da rekombinant.org

Berlusconismo

Quelli de "L'editto bulgaro", quando tutti potranno tornare al loro lavoro?

18 settembre 2006

Catania: il caso Telecolor

Noto a pochi l'iter di licenziamento di 9 giornalisti e 7 tecnici dell'emittente televisiva catanese Telecolor che dopo anni di lavoro per sopraggiunte e fantomatiche crisi economiche del gruppo Ciancio hanno ricevuto un simpatico avviso con il quale viene messo a repentaglio il loro posto di lavoro nonchè il loro destino professionale e umano.

La vicenda di Alfio Sciacca, Fabio Albanese, Ada Mollica, Nicola Savoca, Katia Scapellato, Walter Rizzo, Michela Giuffrida e dei 7 tecnici anonimi (quelli che mandano avanti una televisione) non si prefigura soltanto come un problema meramente sindacale, ma rimette in campo una questione forte che aleggia nell'aria torbida di Catania almeno dagli anni 80, vale a dire il monopolio dell'informazione da parte del più grosso editore del sud, l'editore del quotidiano La Sicilia , Mario Ciancio Sanfilippo.

Sino ad oggi, nessun gruppo imprenditoriale, nessuna forza politica, ha mai ritenuto necessario fare la guerra al monopolista. Cosicché oggi, essere licenziato da una delle emittenti di Ciancio significa essere spazzato via dal settore dell'informazione. Chi potrebbe assumere i nove giornalisti se le uniche testate esistenti in città appartengono allo stesso uomo che ha fatto notificare i licenziamenti?

I giornalisti di Telecolor non sono ragazzini, non fanno praticantato e non sono nemmeno dei semplici pubblicisti. Sono professionisti, che hanno regalato (a questo punto) vent'anni del loro lavoro, per un'emittente che adesso vorrebbe rigettarli senza tanti sentimentalismi. In queste interviste i giornalisti ci spiegano cosa stà accadendo.


Interviste audio/video:

Nicola Savoca, fiduciario di redazione, spiega cos'è la vertenza Telecolor:

  • Intervista a Nicola Savoca

  • Marco Benanti, giornalista, parla del sistema di potere a Catania:

  • Intervista a Marco Benanti

  • Alfio Sciacca, caporedattore di Telecolor ci parla di Catania e dell'informazione:

  • Intervista a Alfio Sciacca


  • N.B. Il filmato e disponibile da una collaborazione con Arcoiris Tv

    Il nuovo cpt? «È abusivo»

    16.09.2006

    di Massimo Giannetti

    Lampedusa - Il sindaco dell'isola Bruno Siragusa cade dalle nuvole: «Di questi sbancamenti io non ne so nulla - risponde al telefono dalle sue vacanze romane - Io sono fuori da Lampedusa da quindici giorni e l'ultima volta che sono entrato nel cantiere, il 26 luglio scorso, la collina era integra, i lavori procedevano regolarmente rispettando il progetto. Quando rientrerò andrò sicuramente a verificare, mi sembra però improbabile che l'area sia stata manomessa successivamente». E invece il primo cittadino - ammesso che non sappia davvero nulla di ciò che il ministero dell'interno sta facendo nel suo territorio - dovrà ricredersi perché il nuovo cpt della frontiera siciliana - dicono che sarà il più grande d'Italia e «avrà anche l'aria condizionata» - stando all'esposto che ieri mattina Legambiente ha inviato con urgenza alla procura della repubblica e alle sovrintendenze ai beni culturali e paesaggistici di Agrigento - sta nascendo sotto il segno dell'abusivismo edilizio.

    «Il centro di permanenza temporanea per extracomunitari avrebbe dovuto essere realizzato attraverso semplici opere di adeguamento della preesistente caserma dell'esercito Adorno - scrive nella denuncia Domenico Fontana, presidente di Legambiente Sicilia, chiedendo l'immediata sospensione dei lavori - Le imponenti opere di sbancamento in corso non sono invece affatto riconducibili a interventi di ristrutturazione, bensì alla realizzazione di interventi edilizi ex novo che comportano trasformazioni permanenti del territorio e gravissimi danni ambientali e paesaggistici in un'area estremamente vulnerabile sotto il profilo idrogeologico». Il peggio forse è già stato fatto. Le fotografie allegate all'esposto mostrano infatti le pesanti manomissioni effettuate nell'area naturalistica e archeologica dell'Imbriacole, dove mezza collina è stata cancellata dalle ruspe del Viminale, ma i lavori proseguono senza sosta e gli ambientalisti temono ulteriori scempi del territorio nel nome di un'emergenza (quella dell'immigrazione) che emergenza non è, visto che viene ormai definita tale da almeno un decennio. Vengono definiti infatti «interventi straordinari e urgenti» come nei casi di calamità, e in quanto tali in deroga a qualsiasi legge. Ma secondo Legambiente nulla giustifica «tali interventi, che avrebbero invece dovuto essere sottoposti a preventiva autorizzazione da parte delle autorità preposte alla gestione dei numerosi vincoli che gravano sull'area e anche a preventiva Valutazione di impatto ambientale».

    I lavori per il nuovo cpt - che dovrebbe sostituire quello accanto all'aeroporto - sono cominciati nel giugno scorso: al comune sono state delegate le infrastrutture primarie, quindi rete idrica e fognaria, e il Viminale sta facendo tutto il resto. Trasparenza, benché sia cambiato il governo, ce n'è ben poca, a cominciare dalla gara di appalto dei lavori - affidata a trattativa privata per un costo che si aggirerebbe intorno ai 10 milioni di euro - e il cpt resta una sorta di «segreto militare». E' blindato e la strada per arrivarci, chiusa ai «non addetti ai lavori» centinaia di metri prima dell'ingresso, è controllata a vista dalle guardie giurate. Aggirare gli sbarramenti è difficilissimo ma non impossibile. Per farlo basta infatti fare il giro di mezza isola e inerpicarsi sopra ad una delle tante colline che caratterizzano l'area (entroterra lampedusano) dei cosiddetti Valloni. Visto da qui lo scempio denunciato dagli ambientalisti si vede ad occhio nudo. E' nel cuore della fascia sottoposta a «vincolo archeologico, paesaggistico, idrogeologico e sismico» - spiega Giusi Nicolini, presidente della riserva naturale di Lampedusa mostrando la piantina dell'isola assolutamente proibita alle ruspe - I Valloni sono tra le più importanti emergenze del paesaggio e del patrimonio ambientale e naturale dell'isola e quello dell'Imbriacole ricade inoltre all'interno del perimetro della Zona di protezione speciale (Zps) istituita parecchi anni fa dal ministero dell'Ambiente in attuazione delle direttive comunitarie. Proprio perché è un'area tutelata dell'Unione europea e ritenuta importantissima dal punto di vista faunistico e per gli habitat presenti, il governo avrebbe dovuto ottenere la preventiva valutazione di incidenza. Ha invece avviato i lavori in deroga e in spregio a qualsiasi normativa e ignorando la volontà degli stessi abitanti di Lampedusa che tre anni fa scesero in piazza in massa contro la costruzione del cpt in quell'area».

    Era il mese di agosto del 2003 e l'allora ministro Pisanu aveva avviato il cantiere del nuovo centro di permanenza temporanea affidando tutte le competenze al sindaco di Lampedusa: dalle gare per gli appalti alla gestione dei lavori. Il nuovo cpt, come ricordava Legambiente, era inizialmente previsto a un centinaio di metri dal luogo in cui è in costruzione adesso, ma la protesta popolare fece saltare tutto il piano, compresi i poteri eccezionali «affidati al sindaco, e spinse così il governo a trasferire l'indirizzo del nuovo cpt all'interno della caserma Adorno, una struttura dell'esercito realizzata anch'essa "abusivamente" (all'inizio degli anni '90 in seguito ai missili lanciati da Gheddafi a Pantelleria) nell'area archeologica. Il cambio di destinazione d'uso della struttura militare e la conseguente ristrutturazione avrebbero se non altro evitato la distruzione di altro territorio. Ma gli abusi edilizi temuti allora dai lampedusani (tra questi in piazza c'erano ovviamente anche quelli che non vogliono il cpt perché non vogliono vedere gli immigrati mescolarsi con i turisti d'estate), cacciati dalla porta tre anni fa sono evidentemente rientrati dalla finestra il mese scorso. Le ruspe del Viminale non si sono infatti fermate alla demolizione della caserma, ma sono andate parecchio e parecchio oltre l'ex sito militare. Con buona pace del sindaco di Lampedusa Bruno Siragusa (Forza Italia) che sulla costruzione del nuovo cpt, abusivo o meno che sia, dice di essere «stato sempre assolutamente favorevole», e non a caso ha fatto di tutto nei giorni scorsi per impedire che nell'isola si svolgesse la manifestazione nazionale del 10 settembre contro la Bossi-Fini e per la chiusura dei cpt.

    Antifascisti a Catania

    16.09.2006

    In piazza contro i fascisti, nella città che per anni ha regalato il primato al Msi di Almirante e che ha riabilitato senza esitazione i vecchi «picchiatori», diventati assessori e deputati. Oggi a Catania è il giorno dell'«orgoglioso antifascismo», la manifestazione nazionale che chiama a raccolta tutti quelli che ritengono ancora necessario lottare per difendere la libertà, contro il razzismo, l'omofobia, la xenofobia e tutti quei disvalori di cui si nutre la destra estrema, che nel capoluogo etneo è più attiva che mai, organizza picchetti anti-aborto con veglie davanti agli ospedali, sollecita il comune a chiudere i centri sociali, impedisce persino manifestazioni autorizzate. Come è successo il 28 giugno scorso, quando la sfilata del quinto Gay pride meridionale, organizzato come ogni anno a Catania, venne bloccata da Forza Nuova, che con cartelli, striscioni e insulti sbarrò la strada ai manifestanti, senza che gli agenti della Digos trovassero qualcosa da ridire. Anzi, da parte loro si tentò di convincere i partecipanti al gay pride a finirla lì.

    «C'è una situazione simile in tutta Italia e la strada, lo stadio e le occupazioni sono il veicolo della propaganda neofascista», avverte Dario Biagetti, il fratello di Renato, ucciso un paio di settimane fa a Fiumicino. «Con questo corteo abbiamo deciso di rispondere alla negazione delle idee di libertà. Lo facciamo in un contesto difficile, in una città governata da ciò che combattiamo», afferma Pier Paolo Montalto, del comitato promotore dell'iniziativa, a cui hanno finora aderito un centinaio di associazioni da tutta Italia. Forza Nuova ha già chiesto il permesso di manifestare in contemporanea. La questura stavolta ha detto no. Altre manifestazioni antifasciste si svolgeranno in concomitanza a Brescia e Viareggio.

    17 settembre 2006

    Una reazione esagerata dopo l'altra

    No alla guerra! No alle rappresaglie! Ma ora si sta superando il limite. Il papa si esprime in termini non adatti: ok! Arriva la sua rettifica: Ok!

    Che c'èntra uccidere una
  • suora italiana che faceva volontariato a mogadiscio?
  • Una religiosa che aveva quasi settant'anni. Colpita alla schiena. Credo che nessun Dio possa esser felice di una tale vigliaccata.

    Cosa cova dentro Telecom (e perché Tronchetti Provera se ne va)

    Abbiamo già accennato su Carmilla agli scandali di cui alcuni settori di Telecom sono stati protagonisti e al progetto Amanda che (mercé strani rapporti con gli inglesi) ha preso piede ed è emerso durante Calciopoli. Ora la situazione è precipitata ed è inutile e sbagliato chiedersi perché e cosa c'entri l'attuale premier. un'azienda che detiene il monopolio della rete fissa ed è protagonista di quella privata è strategica sotto molti punti di vista: al di là del mercato, è la questione dell'intelligence a emergere con forza, sotterranea ma efficace. In questo drammatico momento (il dramma sembra aziendale e invece è nazionale - direi internazionale, visto che Telecom è nel board istituzionale dell'Aspen Institute), riprendiamo i fili per accennare ad alcuni (solo alcuni) dei problemi che hanno spinto Marco Tronchetti Provera ad abbandonare il timone di una nave che non affonda. Per farlo, ci avvaliamo di alcune osservazioni riprese dai siti di Giuliana D'Olcese, di Punto Informatico, di Repubblica e di Velina Nera.


    • Da Castiglion Fibocchi a Telecom Italia, fino al "Grande Manager e Grande Supertenico di Telecom, uno dei più importanti Esperti di Hackeraggio del mondo, Fabio Ghioni"

    di GIULIANA D'OLCESE

    Per chi le ha perse, un breve cenno alle ultimissime sulla SpyStory di Telecom e sulle sue tentacolari Bande del Buco.
    Primo fronte: Era ora. A distanza di un anno e sei mesi che segnalo e scrivo sulle schedature e le intercettazioni illegali fatte da Telecom & Satelliti su milioni di utenti, e di quanto ho scritto straboccano siti internet e Google.it, apprendiamo da La Repubblica "La scoperta di due centraline clandestine, (esterne alla Telecom) due postazioni abusive, una a Roma, per rubare informazioni sulle utenze telefoniche. Addirittura per compiere intercettazioni non autorizzate o per avvisare persone tenute sotto controllo dai PM. Le informazioni raccolte da Polizia postale, Finanza e Carabinieri aprono nuovi fronti di indagini sulla compra-vendita di dati riservati Telecom". Nota: dopo un anno e sei mesi che segnalazioni e denuncie sono state inoltrate alle sedi competenti.
    "Le informazioni rubate - ha scritto Repubblica - venivano vendute al mercato delle investigazioni private e dello spionaggio industriale". E vendute al mercato dello spionaggio sui media: vedi l'amministratore delegato di Rcs Colao, i vertici di Rcs, giornalisti e direttori del Corriere della Sera di cui è comproprietario Marco Tronchetti Provera, presidente di Telecom Italia.
    L'articolo Conclude così: "I responsabili dei furti sarebbero sopratutto dipendenti Telecom e dalle indagini emerge anche l'esistenza di un prezzario delle informazioni: Ogni 15 giorni di controlli fuorilegge costavano da 3.000 a 7.000 euro".
    Secondo fronte: Era ora.
    Dopo la rivelazione fatta già da tempo da La Repubblica, ed una tardiva toccata e fuga pubblicata dal Corsera in un pastone qualche giorno dopo, "la novità" è che "Gli attacchi informatici e le intercettazioni fatte ai danni di manager e giornalisti Rcs, e del Corsera, hanno portato a capire che gli atti di pirateria informatica partivano da una società della galassia Telecom utilizzando la tecnologia con parabole "Wi-fi" e questa tecnologia impedirebbe di capire da quale pc siano partiti".
    Non è detto, invece, che la tecnologia "Wi-fi" lo impedisca. Tutto e tutti lasciano tracce, sopratutto nel mondo dell'informatica.
    Tutto questo "si viene a sapere" dopo un anno e sei mesi durante i quali tanti utenti si erano resi conto, e scritto e pubblicato su moltissimi siti e segnalato gli abusi con dovizia di IP, Headers e Mappe geografiche che riconducevano a sedi Telecom, pubbliche ed a piccoli provider con server indipendenti ma alimentati da linee Telecom.
    Tutto segnalato a chi ed a quanti di dovere e, quindi, tutti con il dovere di indagare.
    E che fossero in atto attacchi informatici e intercettazioni sui siti internet della Rcs, su giornalisti e direttori del Corriere della Sera, vedi Folli e Mieli oggetto di attacchi con Spyware che copiano la posta in entrata e in uscita e la rimandano agli intercettatori, con i Virus più letali, dai Trojan al Phishyng fino agli attacchi ai loro pc - attacchi sferrati non solo per intercettare ma anche per violare i pc di coloro che entravano nei siti Rcs o scambiavano e-mail così da prelevarne ogni sorta di doc. riservati, password, carte di credito, ecc. ecc. ecc. e fare dei pc degli intercettati "server zombie" ad uso degli intercettatori facendo apparire gli attacchi e le intrusioni fatte dall'intercettato proprietario del pc, per inviare mail infette e per sferrare ogni tipo di attacco restando anonimi.
    Sì signori, sferrare un attacco per il controllo totale di un pc è la prima mossa di un Hacker-intercettatore in azione.
    Terzo ed ultimo fronte: da Castiglion Fibocchi a Telecom Italia passando da Fabio Ghioni "il super tecnico di Telecom, il mago dell'informatica". Delle gesta e del golpe tentato dalla P2 di Licio Gelli ne so molto.
    Gelli: il Capo della P2 le cui riunioni si tenevano tra l'Hotel Exelsior di Roma e la sua villa di Castiglion Fibocchi, prov. di Arezzo.

    1. Ne so molto per il fatto di avere seguito molto da vicino i lavori della Commissione di Indagine Parlamentare sulla P2 presieduta da Tina Anselmi. Alla Commissione di indagine partecipò il mio fu marito Vittorio Olcese.

    2. Della P2 ne ricordo personaggi, gesta e particolari anche per aver seguito le cronache della "Presa del Potere" sul Corriere della Sera di Tassan Din e di Di Bella. Tassan Din era, se non ricordo male, l'amministratore delegato della società proprietaria del Corriere della Sera, Di Bella ne era il direttore. Tassan Din e Di Bella erano entrambi affiliati e potenti alleati della P2.

    3. Tutti abbiamo letto della stretta amicizia che lega Licio Gelli e la sua famiglia -Arezzo- ad Emanuele Cipriani -Firenze- il patron di una delle più grandi agenzie di investigazioni con sedi anche all'estero, la "Polis d'Istinto", e protagonista dell'intervista apparsa su La Repubblica "Così spiavo per Telecom".
    Cipriani, incaricato per la "Security" di Pirelli e Telecom, alias Tronchetti Provera, (quindi con illimitati poteri di intercettazioni e di investigazioni) riceve da queste due società 14 miliardi. Tutti pagati all'estero.

    4. La Polis d'Istinto e Cipriani appaltano investigazioni, intercettazioni, spionaggio e tutto ciò che ne consegue, a società e providers esterni a Telecom ma, alla fine, pagati con danaro che esce dalle casse di Pirelli e Telecom ed entra nelle tasche di Cipriani.
    E da Cipriani una parte dei "compensi per consulenze" va a sodali e satelliti che fanno il lavoro sporco per "la Polis d'Istinto".

    5. Nel bel mezzo di questa "Premiata Compagnia della Buona Morte", e tra Firenze, providers e Arezzo, troviamo Fabio Ghioni e i suoi satelliti intercettatori. Ghioni è stato un collaboratore del provider Aruba.it della Technorail Srl, Arezzo, responsabile legale Susanna Santini, provider il cui "Staff" è stato denunciato al Tribunale penale di Arezzo per pirateria informatica.
    Tra le caratteristiche di Aruba.it, ma non sono le uniche, vi sono quelle di offrire "Internet gratis senza telefono", di essere un provider di cui si servono alcuni politici e di avere un server stravagante il cui "Programma ezmlm", programma per la gestione delle mailing list gestite da Aruba, invia a nome dei gruppi ogni sorta di virus. Il "Programma ezmlm" si presenta così:
    "Ciao! Sono il programma ezmlm. Mi occupo della mailing list (tal dei tali). In allegato, per favore, verifica il messaggio che hai spedito". Ma il destinatario del "programma ezmlm" non è ne' membro della lista ne' ha mai ricevuto o inviato messaggi alla lista tal dei tali. Liste di cui ignora perfino l'esistenza......
    Lungo l'ultimo periodo elettorale Aruba.it, che è un medio-piccolo provider, ha promosso i suoi servizi sulle reti RAI con spot degni di una grande società all'altezza economica di una Mediaset.

    6. Come hanno scritto quotidiani e settimanali, "Ghioni che è considerato il supertecnico di Telecom, uno dei più importanti esperti di Hackeraggio del mondo, il mago dell'informatica, sostiene che se l'assalto alla Rcs, e ai direttori e giornalisti del Corsera, fosse stato ordinato da lui, non avrebbe lasciato tracce o sarebbe risultato partire dall'India o dal Sudamerica".
    Sì, in effetti a dire il vero se ne sono visti un sacco e una sporta di attacchi e di intrusioni nei pc da parte di "Hacker stranieri" ma, a ben guardare, gli attacchi erano riconducibili a providers Telecom nostrani o disseminati nel globo e, le "tracce", le lasciavano e come. Per non parlare, poi, delle "tracce", meno trendy ma più caserecce, lasciate tra Arezzo e Fiumicino.
    Insomma una mappa umana e geografica delle intercettazioni abusive ed illegali degna della migliore tradizione di Castiglion Fibocchi, provincia di Arezzo, dei Tassan Din, dei Di Bella e, naturalmente, degna dei mejo Golpe de Statooo.

    Che ci volevano fare, se no, dei dati di milioni di cittadini schedati sotto il Grande Ombrello di Telecom?

    carmillaonline.com