30 settembre 2006

Festa di “Liberazione”

Il circolo "R. Luxemburg" del PRC di Palagonia, ed i Giovani Comunisti, presentano e organizzano la prima festa di "Liberazione". Si svolgerà lungo le tre giornate del: 29 settembre, 30 settembre e 1 ottobre 2006; presso la struttura pubblica “Bambinopoli” a Palagonia (CT). Nelle tre giornate, l’organizzazione, proporrà al pubblico diverse iniziative tra cui: Dibattiti, stand tematici, concerti, proiezioni e gastronomia. Con la presente, oltre ad illustrare nel dettaglio il programma, invita la cittadinanza a partecipare.

Programma:

29 Settembre
"Giornata europea per i diritti e la salute delle donne" Interverrà Ambra Scirè (circolo "R. Luxemburg").
Area concerti:
• Toen
• Wot
• Histeria

30 Settembre
• Ore 18:30 incontro-dibattito "G8 Genova 2001 le verità negate" - Interverrà Haidi Gaggio Giuliani -
• Proiezione del video "quale verità su piazza Alimonda"
Area concerti:
• Dancehall
• Jaka (reggae from Firenze)
• Jahmento

1 ottobre
Ore 18:30 incontro-dibattito "la crisi dell'agricoltura......la crisi della Sicilia!"
Interverrà Santo Liotta-Senatore del PRC
Area concerti:
• Area 60
• Trinakria
• KILL THE SINDACO

29 settembre 2006

Memoria

Riccardo Orioles
riccardoorioles@sanlibero.it
La Catena di San Libero
25 settembre 2006 n. 340

Il quotidiano "La Sicilia" di Catania ha fiancheggiato apertamente la mafia in almeno tre occasioni. Nel 1986 si e' rifiutato di pubblicare il necrologio di Beppe Montana, commissario di polizia ucciso dai killer, perche' conteneva la parola "mafia". Nel 1994 convoca un cronista che aveva scritto un pezzo contro il mafioso Ercolano e lo rimprovera davanti al mafioso stesso. Nel 1994 depista le indagini sull'omicidio di Giuseppe Fava, scatenando una campagna di stampa contro il pentito che indica il mandante nell'imprenditore Graci. In quest'ultima campagna si distingue il principale editorialista del giornale, Zermo. Fra l'86 e il 94 "La Sicilia" e' l'unico quotidiano di Catania e il suo editore possiede direttamente o indirettamente tutte le televisioni e i giornali della Sicilia. Una situazione evidentemente anomala sui cui - si suppone - i partiti della sinistra e il sindacato dei giornalisti hanno sviluppato una dura opposizione.

Questa opposizione non c'e' stata. Dodici anni dopo "La Sicilia" e'
ancora l'unico quotidiano di Catania e il suo editore ha ancora, direttamente o tramite alleati o prestanome, tutte le televisioni e i giornali della Sicilia. La situazione, anzi, si e' aggravata: in tutta la citta' di Catania le edicole non espongono altri quotidiani che "La Sicilia". Il principale quotidiano progressista, "Repubblica", si rifiuta di far cronaca a Catania per non entrare in concorrenza con "La Sicilia". L'editore-monopolista, Ciancio, licenzia tre quarti dei suoi redattori tv e li sostituisce con un'improbabile "agenzia" personale, senza peraltro incontrare alcuna significativa reazione ne' da parte degli altri giornalisti ne' da parte della sinistra. Catania, oggi come dodici anni fa, e' una delle citta' italiane in cui si leggono meno giornali. La stampa vi e' completamente asservita agli interessi materiali (ora, per esempio, sta facendo una campagna per difendere gli appalti del Ponte). L'economia cittadina scivola sempre di piu', agli ultimi o ai penultimi posti nelle classifiche nazionali. E Zermo viene invitato alle feste dell'Unita', a discutere pensosamente sui problemi del paese insieme ai giornalisti e politici perbene, quelli che in altri tempi si impegnavano contro Ciancio e adesso preferiscono prendere atto della situazione.

Giustizia 2. Indagati per la strage Borsellino lavorano per la Procura
di Catania. I fratelli "Di Stefano", titolari della "Ge.imp", hanno
operato su incarico della magistratura penale catanese: oggi, si scopre
i pm di Caltanissetta indagano su di loro nel filone dei mandanti
esterni della strage di via D'Amelio.
La Direzione Nazionale Antimafia, invece, li indaga perche', secondo
l'accusa, avrebbero favorito, nella loro opera, settore bonifiche
ambientali, il boss Ercolano, famiglia mafiosa imparentata con
Santapaola, capo di Cosa Nostra di Catania.
Non e' la prima volta, che dal Palazzo di Giustizia di Catania vengano
fuori notizie del genere: un imprenditore catanese, Angelo Scammacca e'
finito di recente sulle pagine de "Il Venerdi' di Repubblica", per una
brutta storia di consulenti mafiosi e fallimenti. Scammacca paga ancora
per una sentenza, frutto di inquinamenti malavitosi: lo Stato, pero',
non gli ha ancora riconosciuto il torto subito. [marco benanti]

Podcast n. 1

Inaugurata la sessione di "My podcast"(sulla vostra destra).

- Podcast n. 1 -
Forgione: "Possono anche assolvere Cuffaro ma politicamente è incompatibile con qualsiasi ruolo istituzionale”

N.B. Arrivi al podcast n. 1 anche cliccando sul titolo di questo post.

28 settembre 2006

Leinchieste.com : Condannato a otto mesi di carcere lo storico Carlo Ruta


Le inchieste: Diario di documentazione civile

di Giovanna Corradini
- Ragusa, 28 settembre 2006 -

E’ avvenuto un fatto gravissimo e purtroppo prevedibile: il 27 settembre, presso il tribunale di Messina, lo storico siciliano Carlo Ruta è stato condannato a otto mesi di carcere dal giudice monocratico Salvatore Venuto. Era stato querelato dal procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera e dall’avvocato Carmelo Di Paola, presidente del collegio dei probiviri della Banca Popolare Agricola di Ragusa, solo per aver accolto su www.accadeinsicilia.net la versione di un ex funzionario pubblico, Sebastiano Agosta, pure lui condannato a otto mesi, circa una vicenda miliardaria che dagli incartamenti dello stesso procuratore esce come fumosa. Il primo atto, censurato da larghe espressioni della società civile, era stato nel dicembre 2004 l’oscuramento del sito. Il carcere ne è in fondo il seguito “naturale”.

Carlo Ruta prima dell’arringa del suo difensore, l’avvocato Massimiliano Cardullo, ha rilasciato lunghe dichiarazioni spontanee con cui ha illustrato i percorsi dei suoi studi, il suo impegno per le cause che ritiene giuste, il suo stile di lavoro, fondato anzitutto sul rispetto delle persone, “anche quando le contingenze possono renderle ‘parti avverse’”. Ma non è valso a nulla. Di certo la pesante condanna al carcere era stata già decisa.

Si tratta evidentemente di una sentenza ingiusta, profondamente lesiva di dignità e di diritti garantiti dalla Costituzione della Repubblica. E il contesto generale in cui tale atto giudiziario si colloca testimonia maggiormente quanto sia anacronistico. Sempre più nel paese, con importanti risvolti nelle sedi parlamentari, si afferma la necessità di depenalizzare i cosiddetti reati di opinione. Dalla stessa Unione Europea viene d’altra parte un preciso monito a tutti i paesi aderenti perché le cose volgano in tale direzione. Ma in certe aule di tribunale tale istanza, pur confacente a una democrazia coerente, viene platealmente disattesa, a dimostrazione di quanto certe mentalità tardino a scomparire.

CASA DELLA LEGALITA' E DELLA CULTURA

CASA DELLA LEGALITA' E DELLA CULTURA - O.N.L.U.S - Sicurezza Sociale
Osservatorio sulla Criminalità e le Mafie
Osservatorio sui reati Ambientali
Sede Centrale: Via Sergio Piombelli 15, 16159 Genova
tel. 010.6456385 port. 392.4682144

sito http://www.genovaweb.org
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osservatoriomafie@genovaweb.org
e-mail osservatorioambiente@genovaweb.org
e-mail Ufficio di Presidenza: c.abbondanza@genovaweb.org
e-mail Genova casadelalegalita_genova@genovaweb.org

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e-mail Savona casadellalegalita_savona@genovaweb.org
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COMUNICATO STAMPA URGENTE - venerdì 27 ottobre 2006
con cortese richiesta di pubblicazione e max diffusione


PERQUISIZIONE E SEQUETRO A "DEMOCRAZIA E LEGALITA'"

BOMBA SOTTO CASA DI ADRIANA MUSELLA



Abbiamo appreso due notizie gravi che non possono non alimentare forte allarme.

La redazione di Democrazia e Legalità, di Elio Veltri è stata perquisita questa mattina prima dell’alba (all’ora dei “camorristi”) con sequestri di computer, cd, materiale cartaceo, su ordine della Procura di Reggio Calabria. Motivazione del provvedimento: la pubblicazione della Relazione della Commissione di Accesso sulla Asl di Locri.
Questo documento che il sito internet di Democrazia e Legalità ha pubblicato e reso disponibile (www.democrazialegalita.it) a quanto risulta non era più secretato da tempo. Conosciamo Elio Veltri e sappiamo che non cerca ne scoop ne pubblicità. E’ persona, come l’intera Redazione, corretta e rigorosa.

Questo importante documento conoscitivo è stato oggetto (e quindi di conoscenza) della trasmissione RAI di Santoro “AnnoZero”, è stato ampiamente pubblicato e diffuso dal sito del quotidiano la Repubblica, è stato ripreso da stampa nazionale e locale, tra cui la Gazzetta del Sud. Anche noi l’abbiamo pubblicato sul nostro sito con un’analisi di dati pubblici relativi alle ditte citate, in modo tale che vi fosse la massima informazione e chiarezza (www.genovaweb.org).
Il Sottosegretario Marco Minniti, in riferimento alla Relazione in questone ha dichiarato pubblicamente che “la Relazione dovrebbe essere letta e discussa nelle Scuole”.
Perché questa reazione? Non vorremmo che si riponessero esperienze di un passato grigio, anche considerando la notizia che Elio Veltri era tra gli “spiati” dei Servizi.
La Relazione è stata pubblicata su internet il 15 ottobre ed a partire dal giorno seguente diffusa da altri siti (come il nostro) ed organi di informazione. Perché il 27 ottobre all’ora dei “camorristi” si vista, perquisisce e sequestra materiale? Auspichiamo un immediato ritiro del provvedimento, che sappia sgomberare il campo dall’ipotesi che si voglia lanciare un messaggio a chi è nella possibilità di“rendere note” notizie pubbliche di importanza estrema: pensarci cento volte e poi cestinarle, se queste sono scomode!

Questa notte in Calabria sotto la casa di Adriana Musella, presidente di “Riferimenti – coordinamento nazionale antimafia”, fondato da Antonino Caponnetto, è esploso un ordigno. Adriana fortunatamente era fuori regione. Adriana Musella, è simbolo e anima del movimento antimafia e tra i promotori della Consulta Antimafia regionale della Calabria. Tra l’altro, proprio di recente, anche Elio Veltri è stato chiamato a fornire il suo apporto in tale organismo per combattere la Ndrangheta ed i suoi rapporti “improri”. Inoltre, Adriana Musella è stata oggetto di un gravissimo tentativo di denigrazione da parte di uno di quei movimenti cosiddetti “antimafia” che casualmente perseguiva anche il “silenzio” sull’inquietante realtà della Asl di Locri. Come la storia ci ha insegnato (ma non ha insegnato a tutti, purtroppo!) screditare chi combatte la mafia, aiuta a renderlo vulnerabile e più facilmente colpibile.

Alla redazione di Democrazia e Legalità, ad Elio Veltri ed Adriana Musella va tutta la nostra solidarietà ed appoggio pieno nella loro azione.



l'Ufficio di Presidenza
della "Casa della Legalità - Osservatorio sulla Criminalità e le Mafie"
E DELLA CULTURA - O.N.L.U.S - Sicurezza Sociale

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COMUNICATO STAMPA URGENTE - venerdì 27 ottobre 2006
con cortese richiesta di pubblicazione e max diffusione


PERQUISIZIONE E SEQUETRO A "DEMOCRAZIA E LEGALITA'"

BOMBA SOTTO CASA DI ADRIANA MUSELLA


Abbiamo appreso due notizie gravi che non possono non alimentare forte allarme.

La redazione di Democrazia e Legalità, di Elio Veltri è stata perquisita questa mattina prima dell’alba (all’ora dei “camorristi”) con sequestri di computer, cd, materiale cartaceo, su ordine della Procura di Reggio Calabria. Motivazione del provvedimento: la pubblicazione della Relazione della Commissione di Accesso sulla Asl di Locri.
Questo documento che il sito internet di Democrazia e Legalità ha pubblicato e reso disponibile (www.democrazialegalita.it) a quanto risulta non era più secretato da tempo. Conosciamo Elio Veltri e sappiamo che non cerca ne scoop ne pubblicità. E’ persona, come l’intera Redazione, corretta e rigorosa.

Questo importante documento conoscitivo è stato oggetto (e quindi di conoscenza) della trasmissione RAI di Santoro “AnnoZero”, è stato ampiamente pubblicato e diffuso dal sito del quotidiano la Repubblica, è stato ripreso da stampa nazionale e locale, tra cui la Gazzetta del Sud. Anche noi l’abbiamo pubblicato sul nostro sito con un’analisi di dati pubblici relativi alle ditte citate, in modo tale che vi fosse la massima informazione e chiarezza (www.genovaweb.org).
Il Sottosegretario Marco Minniti, in riferimento alla Relazione in questone ha dichiarato pubblicamente che “la Relazione dovrebbe essere letta e discussa nelle Scuole”.
Perché questa reazione? Non vorremmo che si riponessero esperienze di un passato grigio, anche considerando la notizia che Elio Veltri era tra gli “spiati” dei Servizi.
La Relazione è stata pubblicata su internet il 15 ottobre ed a partire dal giorno seguente diffusa da altri siti (come il nostro) ed organi di informazione. Perché il 27 ottobre all’ora dei “camorristi” si vista, perquisisce e sequestra materiale? Auspichiamo un immediato ritiro del provvedimento, che sappia sgomberare il campo dall’ipotesi che si voglia lanciare un messaggio a chi è nella possibilità di“rendere note” notizie pubbliche di importanza estrema: pensarci cento volte e poi cestinarle, se queste sono scomode!

Questa notte in Calabria sotto la casa di Adriana Musella, presidente di “Riferimenti – coordinamento nazionale antimafia”, fondato da Antonino Caponnetto, è esploso un ordigno. Adriana fortunatamente era fuori regione. Adriana Musella, è simbolo e anima del movimento antimafia e tra i promotori della Consulta Antimafia regionale della Calabria. Tra l’altro, proprio di recente, anche Elio Veltri è stato chiamato a fornire il suo apporto in tale organismo per combattere la Ndrangheta ed i suoi rapporti “improri”. Inoltre, Adriana Musella è stata oggetto di un gravissimo tentativo di denigrazione da parte di uno di quei movimenti cosiddetti “antimafia” che casualmente perseguiva anche il “silenzio” sull’inquietante realtà della Asl di Locri. Come la storia ci ha insegnato (ma non ha insegnato a tutti, purtroppo!) screditare chi combatte la mafia, aiuta a renderlo vulnerabile e più facilmente colpibile.

Alla redazione di Democrazia e Legalità, ad Elio Veltri ed Adriana Musella va tutta la nostra solidarietà ed appoggio pieno nella loro azione.



l'Ufficio di Presidenza
della "Casa della Legalità - Osservatorio sulla Criminalità e le Mafie"

CAVALLO MORTO AL PALIO DI BELPASSO (CATANIA): IL SEN. BONADONNA CHIEDE CHE VENGANO ACCERTATE LE RESPONSABILITA'

Sen. Salvatore Bonadonna
- Rifondazione Comunista - Sinistra Europea -

CAVALLO MORTO AL PALIO DI BELPASSO (CATANIA), IL SEN. BONADONNA CHIEDE CHE VENGA FATTA LUCE SULLE RESPONSABILITA’ DELL’ATROCE MATTANZA E GIUDICA “GRAVISSIME E SCONCERTANTI” LE DICHIARAZIONI DEL SINDACO

Roma, 27 settembre 2006 – Dopo l’atroce mattanza del cavallo “Nobel Rebel” che sabato, durante il contestatissimo palio di Belpasso (Ct), si è schiantato contro un’automobile ed è stramazzato al suolo tra atroci sofferenze, il sen. Salvatore Bonadonna (Rifondazione comunista) chiede che venga fatta piena luce sulle responsabilità penali della terribile morte del cavallo, cui hanno assistito – sgomenti – anche i bambini. La legge 189 del 2004, infatti, punisce chi si rende responsabile dello sfruttamento di animali in spettacoli o manifestazioni che possano causarne “sevizie o strazio” con la reclusione da quattro mesi a due anni e la multa da 3mila a 15mila euro; analoghe pene si applicano anche agli organizzatori di tali spettacoli (pubblici amministratori, ecc.). La pena è aumentata di un terzo se vi sono scommesse o se ne deriva la morte dell’animale.


“Auspico che la Procura della Repubblica accerti le omissioni di chi – fra organizzatori e organi veterinari – non è intervenuto a bloccare il palio dopo la morte di Rebel, visto le palesi violazioni delle norme tecniche di sicurezza pubblica e di tutela degli animali riscontrabili nella pista da corsa che i video e le foto dei volontari della LAV Sicilia hanno documentato. Quel palio andava vietato sin dall’inizio – dichiara il sen. Bonadonna - così come io ed altri 5 parlamentari di maggioranza e opposizione avevamo chiesto al Prefetto di Catania, viste le note infiltrazioni criminali nelle corse ippiche ed il corollario di sangue e sevizie che, come dimostra la mattanza di Rebel, segue sempre questo tipo di manifestazioni vergognose e barbare”.

“Le dichiarazioni del sindaco di Belpasso Alfio Palale – che ha avuto l’ardire di definire l’orribile morte del cavallo “un inconveniente” del palio “che si è svolto in un clima sereno e festoso” (sic!) – sono gravissime e sconcertanti ed hanno giustamente indignato la LAV che chiede le dimissioni del sindaco. Anche gli attacchi della Giunta di Belpasso al Prefetto per la decisione di sospendere almeno l’ultimo dei tre giorni di palio – prosegue Bonadonna – sono inaccettabili e lasciano increduli: l’Amministrazione avrebbe fatto meglio a tacere e mostrare rispetto, quantomeno per dovere istituzionale, verso il massimo rappresentante del Governo e dell’ordine pubblico della provincia. Considerato lo sgomento suscitato dalla morte – annunciata! - del cavallo, Papale e gli organizzatori dovrebbero immediatamente chiedere scusa per aver organizzato, difeso e continuato un palio che offende profondamente i sentimenti di civiltà e rispetto per i diritti degli animali della nostra società”.

Per il sen. Bonadonna non si è trattato di un “incidente imprevedibile” o di fatalità ma della conseguenza inevitabile di una folle corsa su una pista palesemente inadeguata e priva di standard minimi di sicurezza, incredibilmente autorizzata dai servizi veterinari Asl. Perché le Autorità di pubblica sicurezza presenti al palio non hanno sospeso le corse? Perchè il veterinario Asl non e' intervenuto a fermare quella folle gara dopo il cavallo schiantato? Perchè tra lo sgomento dei presenti si è deciso di proseguire? Massacrare così un cavallo è ''tradizione''?


IDRA: Alta Velocità a Firenze senza pianificazione

Associazione di volontariato Idra:

Alta Velocità a Firenze senza pianificazione: sembra ammetterlo l’“Area di Coordinamento Pianificazione Territoriale” della Regione Toscana...

Secondo l’assessore regionale toscano ai Trasporti Riccardo Conti il sottoattraversamento Alta Velocità della città patrimonio UNESCO è la “priorità delle priorità”, “la madre di tutte le battaglie”. Ma non esiste un solo documento tecnico d’insieme sul Nodo fiorentino!

Levarsi uno sfizio: verificare se c’è un fondamento tecnico a tutta la grancassa politica che accompagna da anni il progetto di sottoattraversamento AV di Firenze. L’Associazione Idra ci ha provato, scrivendo al dirigente della Regione Toscana responsabile dell’”Area di Coordinamento Pianificazione Territoriale e Politiche Abitative”. Una domanda semplice semplice, inoltrata il 22 agosto: “Chiediamo di poter apprendere se la Regione Toscana ha prodotto a oggi un documento tecnico complessivo - comprensivo di mappa e cronogramma - che descriva l’assetto programmato per il nodo ferroviario fiorentino con il nuovo passante sotterraneo AV, la relativa stazione, lo scavalco di Castello, i servizi ferroviari nazionale, regionale e metropolitano, la rete di trasporto pubblico (tranviaria e su gomma) integrata con i servizi ferroviari. Chiediamo se siano stati composti in un quadro unitario gli effetti attesi dai diversi interventi previsti per effetto dei singoli accordi con i soggetti legati alla realizzazione del futuro assetto del nodo”. Questa la risposta, trasmessa a Idra il 21 settembre: “Si ritiene necessario evidenziare l’estrema complessità della definizione di un “documento tecnico unico” sull’assetto complessivo delle infrastrutture e del servizio di trasporto ad esse legato per il Nodo fiorentino, sia per la molteplicità degli Enti ed Uffici a vario titolo e competenza coinvolti per le infrastrutture ed il servizio di trasporto, sia per la continua evoluzione dello scenario di riferimento, in gran parte legato anche alla disponibilità finanziaria per la realizzazione degli interventi; un tale documento, attualmente non disponibile, rischierebbe di essere comunque incompleto e non aggiornato”.

Come dire: siamo costretti a “navigare a vista”... Si programmano dunque investimenti colossali nelle infrastrutture (pensiamo alla TAV permanentemente incompiuta Bologna-Firenze, alla sofferta Variante di Valico, alla discussa Terza corsia A1) senza essere in grado di prevederne le ricadute l’una sull’altra, e tutte insieme sul trasporto di passeggeri e merci, sulla mobilità urbana e su quella metropolitana? Come si può giustificare tutto ciò? E’ davvero razionale attribuire questa sorta di disordine progettuale di programma alla “molteplicità degli Enti ed Uffici”, o alla “continua evoluzione” degli scenari per effetto delle oscillazioni nella “disponibilità finanziaria per la realizzazione degli interventi”? Dove si situa il ruolo di pianificazione della Regione? E perché, ancora, la giunta regionale toscana commissiona agli esperti studi strategici sulla mobilità, come quello pubblicato ormai nove anni fa col titolo rassicurante “Ambiente & trasporto - Verso una riconciliazione sostenibile”, per farsi attestare la schizofrenia delle proprie scelte e al tempo stesso ignorare olimpicamente le indicazioni che da quegli studi derivano?

Il grave deficit di programmazione descritto non è originato, secondo Idra, dalle strutture tecniche della Regione, costrette a registrare – proprio dall’“Area di Coordinamento Pianificazione Territoriale”! - lacune così clamorose. E’ evidente che la radice del fenomeno appare essere di natura politica. Quando un governo della cosa pubblica - pur di implementare progetti spesso avversati dalle popolazioni, magari dannosi, costosissimi e incerti - scansa la partecipazione dei cittadini e ignora le competenze tecniche indipendenti, è difficile potersi aspettare qualcosa di meglio dell’improvvisazione progettuale, dell’incertezza esecutiva, dell’inefficacia dei risultati. Con tutti i danni collaterali che possono derivarne all’ambiente e alla ‘solvibilità’ delle future generazioni. Quello che, appunto, si sospetta possa avvenire anche nel caso del faraonico nodo Alta Velocità di Firenze, che l’assessore regionale ai Trasporti Riccardo Conti rivendica con enfasi come “la priorità delle priorità” e “la madre di tutte le nostre battaglie”!

26 settembre 2006

ATTENZIONE TRUFFA SUI CELLULARI

FEDERCONSUMATORI
Federazione Nazionale Consumatori e Utenti
Aderente alla Confederazione Consumatori Utenti

TRUFFA: SE RIESCI INOLTRA A PIU' PERSONE
POSSIBILE!!!

SE RICEVETE UN MESSAGGIO SUL VOSTRO CELLULARE CHE VI PREGA DI RICHIAMARE IL NUMERO 0141 455414 OPPURE VI CHIAMANO CON QUESTO NUMERO VISUALIZZATO, NON RISPONDETE
E NON RICHIAMATE PER NESSUN MOTIVO. SE RISPONDETE ALLA SOLA RISPOSTA VI
VENGONO ADDEBITATI 50 EURO,PIÙ 2,5 EURO PER SECONDO DI CONVERSAZIONE CHE NON SENTIRETE PERCHÈ IL TELEFONO SARÀ MUTO MA CONTINUERANNO A SPENDERE I VOSTRI SOLDI.

SE AVETE UNA RICARICABILE LA PROSCIUGANO
INTERAMENTE ALLA RISPOSTA. SE VI CHIAMANO SPACCIANDOSI PER IL VOSTRO
PROVIDER OMNITEL TIM O WIND E VI CHIEDONO DI INSERIRE UN CODICE PER UTILIZZARE AD
ESEMPIO I PROGRAMMI JAVA OPPURE PER OTTIMIZZARE LE FUNZIONI DEL VOSTRO
CELLULARE, NON FATE NULLA E RIAGGANCIATE IMMEDIATAMENTE PERCHE' VI STANNO CLONANDO
LA SIM. INFORMATE IL MAGGIOR NUMERO DI PERSONE POSSIBILE.

25 settembre 2006

L'APPELLO DELL'ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA RITA ATRIA

L'assassino di Graziella Campagna lascerà il carcere per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Graziella Campagna a soli 17 anni vittima di mafia. Ci sono voluti 18 anni per consegnarle almeno i suoi assassini. Ci sono voluti 2 anni per distruggere le fatiche di una famiglia, quelle della società civile, quelle di un avvocato che oggi non può che gridare la sua sofferenza come uomo e come professionista.

Chiediamo con forza che il Ministro di grazia e giustizia dimostri che questo stato ha ancora un po' di dignità. Chiediamo gli ispettori alla procura di Messina.
Associazione Rita Atria

da www.ritaatria.it

Cittadini che informano (a un anno dalla morte di "Aldro")

di Vittorio Zambardino

Un anno fa, il 25 settembre del 2005, moriva a Ferrara Federico Aldovrandi. Un caso che solo la mobilitazione provocata dal blog aperto da sua madre ha permesso di tener all'ordine del giorno, dando impulso alla ricerca di eventuali responsabilità che mettessero un po' di fatti al posto delle prime abborracciate versioni sulla sua fine (qui una cronologia dei fatti).

Cos'è stata questa storia dal punto di vista dei media, cos'ha insegnato? Molto ha insegnato: perché gli stessi giornali, prima locali poi nazionali, hanno dovuto prendere atto che le cose non stavano come si era detto. E' "blog-qualcosa" questo? Citizen Journalism o giornalismo partecipativo? Di certo è un'opera - una volta si sarebbe detto di controinformazione - aiutata da un blog e dalla risonanza che le cose scritte hanno trovato prima dentro un portale internet (Kataweb), poi nella società.

Sta avvenendo una cosa strana: che parole che vengono da altre lingue o gerghi (citizen)

24 settembre 2006

Catania: Mistero del 11 settembre, lo sapevate?

Mi chiedo come mai sia possibile che una notizia sull’apertura di un’inchiesta sul più incredibile evento a cui la società civile abbia mai assistito...non sia pubblicata da nessuna testata e trasmessa su nessun canale televisivo...

di Lisa Luca

Ho atteso alcuni giorni certa di sentire questa notizia, a mio avviso discretamente clamorosa, da qualche altra fonte. Nulla. Poiché la faccenda mi fa specie...ecco l’articolo di Piero Messina pubblicato su "L’Espresso" del 14 settembre 2006, unica traccia di questo incredibile nuovo rompicapo....

“Catania mistero 11 settembre :

Una linea telefonica non attiva. Usata solo nelle due notti prima delle Torri: decine di chiamate tra Maine e Afghanistan

Una linea telefonica che non doveva funzionare. Ma dove qualcuno è riuscito a infilarsi. E in due sole notti ha fatto decine di telefonate internazionali, per poi tornare nel silenzio. Una normale truffa? Una clonazione per caricare la bolletta altrui? Le cose si complicano quando si guardano le date: le chiamate sono avvenute soltanto il 9 e il 10 settembre 2001. E se si esaminano i paesi oggetto delle telefonate, allora si capisce di essere finiti nel bel mezzo di un vero intrigo. Alla vigilia dell’attentato alle Torri Gemelle, da quella linea formalmente non attiva vengono contattati l’Afghanistan, l’Arabia Saudita, il Bahrein. Soprattutto viene chiamato il Maine, la contea degli Stati Uniti dove Mohamed Atta e i suoi compagni stavano per lanciare l’attacco. Due notti di traffico frenetico, che disegnano la mappa del terrorismo fondamentalista, poi più nulla. Finché una serie di controlli incrociati hanno portato a riscoprire la vicenda, oggetto ora di un’indagine condotta dalla Digos e delle attenzioni dell’intelligence italiana e statunitense.

A cinque anni dall’evento che ha cambiato la storia, spunta un mistero tutto siciliano. Reso ancora più fitto dalle caratteristiche della linea: una vecchia Isdn che viene considerata a prova di clonazione. E dal fatto che l’azienda titolare dell’utenza si trova a poca distanza dall’aeroporto di Sigonella, la più grande base americana del Mediterraneo e cuore della guerra elettronica contro l’organizzazione di Osama Bin Laden. Insomma, l’episodio accaduto nella Etna Valley, in quella fetta della Piana di Catania strappata agli aranceti dalle industrie hi-tech, ha tutti gli ingredienti della spy story. Una storia che potrebbe confondersi nella grande rete telematica che ha reso la Sicilia occidentale un ’ombelico del mondo’ virtuale, dove si intrecciano i cavi a fibra ottica delle principali dorsali della comunicazione mondiale, con un gomitolo sotterraneo che conta quasi cento chilometri di cavi.

Al centro di questo enigma c’è una linea telefonica Isdn mai installata completamente. Iscritta nel distretto telefonico di Catania, la linea è rimasta sempre in ’silenzio’. Fino al 9-9-2001 e alla notte successiva. Muta da mesi, e poi mai più utilizzata, nello spazio di due notti la linea generò un incredibile volume di traffico internazionale. Nessuna chiamata in arrivo. Solo contatti in partenza: un paio collegarono il cuore della Sicilia al Maine, la regione degli Stati Uniti dove, secondo le ricostruzioni dell’Fbi, pernottarono Mohamed Atta e altri dirottatori prima di imbarcarsi all’aeroporto di Portland per poi entrare in azione. Quegli scampoli di telefonata verso gli Stati Uniti, però, sono parte minoritaria del traffico. La gran parte delle chiamate mise in contatto l’utenza con Afghanistan, Arabia Saudita, Bahrein ed altri emirati del Golfo. Erano conversazioni vocali o flussi di dati? Impossibile stabilirlo.

L’utenza era stata richiesta qualche mese prima da un gruppo imprenditoriale della provincia di Catania, presumibilmente una costola aggregata al Consorzio area di sviluppo industriale. Il contratto stipulato prevedeva che l’utente avrebbe avuto in dotazione un impianto Isdn. Il canale venne attivato, ma le dotazioni necessarie affinché l’azienda potesse utilizzasse la linea non vennero mai fornite: quel canale non poteva funzionare. Sembrerebbe certo che non l’abbia potuta utilizzare l’azienda che l’aveva commissionata. Le uniche ’telefonate’ contabilizzate, poi, sono proprio quelle registrate nelle due fatidiche notti.

Alla fine del 2001, l’azienda si vide recapitare una bolletta salata. Una cosa incredibile: la linea non era mai diventata operativa. L’azienda protestò con l’operatore, dimostrando di non avere ottenuto la completa istallazione dell’impianto: cosa subito riscontrata dalla divisione clienti business che ha provveduto a cancellare la bolletta dimenticata. Sul piano amministrativo la vicenda si chiuse. E quelle telefonate finirono nel dimenticatoio. Ora, però, quella linea telefonica è nel mirino degli investigatori antiterrorismo del capoluogo siciliano. Che vogliono vederci chiaro su quelle due notti intere passate al telefono e soprattutto intendono capire il senso di quelle chiamate verso Stati Uniti e i paesi del mondo arabo alla vigilia dell’attacco all’America.

A distanza di cinque anni il tentativo di ricostruire l’episodio è un percorso impervio: strada in salita che condurrà gli investigatori in una sorta di gara a tappe. Gestita nel massimo segreto. Il traffico misterioso sarebbe transitato su una delle linee Isdn richieste a Telecom dal Consorzio area di sviluppo industriale - zona n: una dozzina di utenze, allacciate nello stesso periodo. È importante ricostrire tutte le fasi dell’installazione, per individuare possibili falle sfruttate per inserirsi nella linea. E poi sarà compito dei consulenti informatici completare la mappa dell’incursione e stabilire con quali modalità venne sfruttata la linea telefonica nelle due notti chiave per il piano dei dirottatori quaedisti.

Le Isdn (acronimo di integrated services digital network) ormai superate dallo sviluppo tecnologico, sono linee digitali a doppio canale multinumero. Le informazioni ’scorrono’ sulla linea sotto forma di codici numeri in sistema binario per poi essere aggregate in forma digitale grazie a una borchia. Per questo, il segnale che corre sulle linee isdn non è intercettabile. È una linea che non può essere clonata, semmai può essere utilizzata da postazioni esterne mediante l’installazione di una borchia lungo un punto qualsiasi del tracciato della linea, oltre che sul punto terminale.

Le Isdn sono considerate estremamente versatili: consentono anche il trasferimento di chiamata e, grazie al secondo canale di cui dispongono, sono utilizzabili per conversazioni a tre. In questo caso è anche possibile che una connessione generi una conversazione tra due interlocutori connessi alla linea principale: la linea può essere stata usata come ponte. Di questo collegamento, però, non potrebbe essere restata alcuna traccia.

E questo complica le indagini. Un episodio per alcuni versi analogo accadde a Palermo sempre in coincidenza con l’11 settembre. In quel caso, una sommaria indagine venne compiuta dal Sisde che analizzò i tabulati relativi ad alcune telefonate che collegavano il capoluogo siciliano a paesi del mondo arabo. Nonostante la coincidenza con la vigilia dell’attacco a New York, non venne neppure aperta un’indagine ufficiale poiché, considerata la vastità della comunità musulmana residente in Sicilia occidentale, quel traffico venne reputato non sospetto.

Ben diverso il caso della Etna Valley, che potrebbe inserirsi in quel labirinto di segnali sulla ragnatela europea che era a conoscenza del piano contro il World Trade Center. Come Abu Dahdah che veniva intercettato a Madrid mentre spiegava di "avere preparato qualcosa che sicuramente piacerà. Siamo entrati nel campo dell’aviazione e stiamo per tagliare la gola agli uccelli". E come il presunto leader qaedista Abu Saleh che fece arrivare ai suoi compagni detenuti a San Vittore una busta con dentro la cartina di una celebre gomma da masticare, con il ponte di Brooklyn sorvolato da un aereo.

Un messaggio criptico prima dell’11 settembre, che solo più tardi è stato compreso nella sua terribile allusività.”

Mi chiedo come mai sia possibile che una notizia sull’apertura di un’inchiesta sul più incredibile evento a cui la società civile abbia mai assistito a quanto ne so io...non sia pubblicata da NESSUN altra testata e trasmessa su nessun canale televisivo!!!! La possibile e più immediata interpretazione è ormai legata alla triste teoria del complotto globale, che giorno per giorno alimenta scenari apocalittici e realtà fantascientifiche...ma io non sono qui a pensare di continuo che da qualche parte un satellite mi stia spiando (magari si...) o che qualcuno stia complottando per attribuire l’omicidio di Kennedy a Topolino, certo è che una notizia, per quanto su dettagli tutti in corso di verifica e su elementi legati solo a ipotesi e a strane coincidenze, non è stata comunicata (ok: poco comunicata?)...in maniera quanto meno massiccia con dibattiti ricchi di: secondo me, si però, e vabbè se ci mettiamo a, bla bla, mi consenta, terùn, etc

Ora sull’11 settembre siamo stati seppelliti da qualsiasi tipo di documento, dibattito, documentario, ricostruzione (sigh!), persino su chi era dove quando è successo: Mastella c’era andato il giorno prima, la Marini il 9 agosto (e poi c’è tornata a vedere ground zero) mia cugina tre anni fa e c’aveva tirato pure il filmino.

Un’informazione che coinvolge: basi militari americane in sicilia, linee impossibili da clonare, telefonisti fantasma...non viene data in pasto a un pubblico di morbosi accaniti delle verità nascoste?

A voi: giusto per avere un tassello in più... E’ la somma che fa il totale.

Fonte articolo: Catania, mistero 11 settembre

Aspen Institute: Il cuore di tenebra del potere in Italia

Al numero civico 49 di piazza S. Apostoli a Roma, molto vicino alla sede nazionale dell’Unione, c’è una associazione che ha fra i suoi iscritti la crema dell’Italia che conta. Politica, finanza, economia, giornalismo, e tutta l’industria a cominciare dai media. Vi trovate dentro il vecchio ministro dell’economia Tremonti ma anche il nuovo, Tommaso Padoa Schioppa.

Il meglio dell’industria italiana, delle banche e delle assicurazioni, non c’è settore che manchi all’appello : dalle Generali alla Fincantieri, da Confindustria alla Rai a Mediaset; da Pirelli alle Poste Italiane, dalla società Autostrade all’Enel, dalla Fiat alla IBM Italia, dalla Italtel alla Banca nazionale del lavoro, impossibile enumerare tutte le adesioni, visto che la Aspen accoglie indifferentemente persone fisiche e giuridiche, singoli pezzi grossi e società intere. E questo solo per rimanere nel bel paese, perché se appena facciamo capolino fuori dai nostri confini i nomi diventano pesantissimi, da Condy Rice al “filantropo” Soros, dalla Albright a Kissinger.

Ma che cosa è Aspen e chi sono, soprattutto che cosa vogliono fare gli “aspeniani” ? Non è una domanda oziosa perché, seppure con grande discrezione, l’Aspen Institute italiano è diventato negli ultimi tempi sede di dibattiti politico economici che, data la levatura dei personaggi che circolano lì dentro, rischiano di condizionare o quanto meno influenzare scelte e decisioni dello stesso esecutivo. Perché è membro Aspen anche Romano Prodi naturalmente, e perfino il presidente della Repubblica Napolitano, vecchio comunista. Ma allora che paura c’è ? - direte voi – se dentro ci sta tutta la destra e la sinistra che conta, tutt’al più tenteranno l’inciucio. Ipotesi legittima ripresa fra l’altro da “Panorama” nella sua pagina web con il titolo “ Grande coalizione ? Ci lavorano all’Aspen” e sotto una bella immagine di Enrico Letta che molti indicano come successore di Tremonti nella presidenza di Aspen Italia.

Il punto è che Aspen non è propriamente l’associazione delle dame di S. Vincenzo. Non fa beneficenza ed è lecito pensare che persone del calibro dei suoi membri non si riuniscano soltanto per scambiare quattro chiacchiere e prendere un the. C’è altro, ma è difficile penetrare la discreta cortina che protegge quel salotto buono dagli sguardi indiscreti.

Al tempo stesso non possiamo definirla una associazione segreta, e i suoi membri non sono incappucciati, tutt’altro : sono il massimo che si può pretendere dalla vipperia nazionale e internazionale, gente conosciutissima, fotografatissima e inseguita giorno e notte dalla stampa. E poi hanno addirittura un sito web da cui si può scaricare perfino lo statuto e approfondire identità, missione e metodo seguiti da Aspen Italia. E allora vediamo meglio.

Alla voce “indentità” si legge : “Aspen Institute Italia è una associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro dedicata alla discussione, all’approfondimento e allo scambio di conoscenze, informazioni, valori”. Insomma pare davvero una benemerita congregazione di supereroi che si affannano a migliorare questo mondaccio schifoso.

Ma andiamo avanti e alla voce “missione” leggiamo : “la missione dell’Istituto è la internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese e la promozione del libero confronto fra culture diverse, allo scopo di identificare e valorizzare idee, valori, conoscenze ed interessi comuni. L’Istituto concentra la propria attenzione verso i problemi e le sfide più attuali della società e della business community, e invita a discuterne leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale, culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva”.

Come a dire venite qui e sentitevi liberi di esprimervi al di fuori dei condizionamenti politici e di parte, qui siamo tutti buoni e pensiamo soltanto a migliorare le cose. Ci verrebbe da chiederci come si può mettere tanta carne al fuoco e non buttarla poi in politica, ma lasciamo perdere per il momento, perché ciò che attira la nostra attenzione è il metodo utilizzato, e dichiarato a chiare note, dalla associazione : Il "metodo Aspen” privilegia il confronto e il dibattito “a porte chiuse” , favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Lo scopo non è quello di trovare risposte unanimi o semplicemente rassicuranti, ma di evidenziare la complessità dei fenomeni del mondo contemporaneo e stimolare quell’approfondimento culturale da cui emergano valori ed ideali universali capaci di ispirare una leadership moderna e consapevole.

Ecco qui. Massima riservatezza, opportunità di stringere relazioni interpersonali e di tessere rapporti e colloqui capaci di ispirare ( o magari partorire direttamente) una leadership moderna e consapevole. A porte chiuse, naturalmente.

Il democratico che è in me sente puzza di bruciato e cerco a questo punto di capire come si diventa membri Aspen, e quali requisiti occorre soddisfare. Per facilitarmi il compito parto dalla categoria più facile, quella delle new entrioes, cioè i giovani. Alla Aspen li chiamano “Junior Fellows” e ne danno anche il dettagliato profilo : gli Aspen Junior Fellows sono un network internazionale di giovani ad alto potenziale formato dai ragazzi che hanno preso parte ai progetti “Aspen per la Nuova Leadership” nel 1999 e nel 2001, a cui sono aggiunti 22 nuovi membri nel 2004”. Come abbiano fatto questi fortunati ragazzi a partecipare a questi progetti non è mica spiegato, perché a questo punto è del tutto evidente che non stiamo parlando di corsi di formazione regionali aperti a tutti. Qui si costruisce la classe dirigente, diamine, mica si gioca.

Girovago un po’ per il web rimuginando l’idea – un po’ inquietante a dire la verità – di un network internazionale di giovani rampolli allevati fin da bambini con la pappa reale del potere. Scopro che è membro Aspen anche Mario Draghi, il nuovo capo della Banca d’Italia. E pure Lucia Annunziata – ricordiamo, ex presidente Rai voluto dalla sinistra a garanzia del pluralismo, che dirige addirittura il magazine “Aspenia”. E poi anche gli ex presidenti Cossiga e Ciampi, Paolo Mieli, Bruno Tabacci dell’UDC molto corteggiato dall’Unione, e chissà quanti altri. Essere membri Aspen a questo punto deve pur significare qualcosa di più che avere la semplice opportunità di dibattere ad alto livello. Pensate che il presidente mondiale della associazione (la cui sede naturalmente è negli USA) è Walter Isaacson, che per l’Aspen ha rinunciato nientemeno alla presidenza della CNN.

Diciamoci la verità, non è la massoneria ma le somiglia molto davvero. Non ci sono cappucci e spade posate sulla testa dei neoiscritti, ma la cortina di discrezione che circonda gli associati e le loro riunioni ad altissimo livello ci destano molta preoccupazione. Non siete convinti ? Bene, provate ad andare a questo indirizzo web : http://www.difesa.it/

E’ una pagina web del portale istituzionale del ministero della Difesa, dove si da notizia di un seminario congiunto fra il CASD ( Centro Alti Studi per la Difesa, l'organismo di studio di piu' alto livello nel campo della formazione dirigenziale del ministero medesimo), il CEMISS (Centro Militare di Studi Strategici), l’Aspen Italia appunto e – udite udite ! – il PNAC ( Project for the New American Century) l’associazione statunitense capeggiata dai più fanatici estremisti neoconservatori del calibro di Paul Wolfowitz (messo da qualche tempo a capo da Bush alla Banca Mondiale) e di Ronald Rumsfeld, attuale ministro della difesa statunitense e teorico della guerra preventiva, fra i principali responsabili del disastro umanitario, politico, economico e sociale dell’Irak a seguito della “liberazione” a opera Usa e degli altri “willings” (fra cui ahinoi anche l’Italia).

Chi non conosce il PNAC e le sue farneticanti teorie può cercare informazioni in rete. Chi lo conosce sa che al confronto il “piano di rinascita democratica” di Licio Gelli e della loggia P2 sembrano un banale gioco di ruolo per ragazzi. Venire al corrente che l’associazione Aspen (sulla cui trasparenza e apartiticità nutriamo già fortissimi dubbi) e addirittura il ministero della difesa italiano abbiano recentemente tenuto ( per la precisione l’11 marzo del 2005, a palazzo Salviati, ore 10) un convegno insieme ai teorici della americanizzazione (anche a mano armata) dell’intero globo terracqueo non ci rende per niente tranquilli. E sapere che dell’Aspen, una associazione elitaria che dibatte a porte chiuse, fanno parte le persone – di destra e di sinistra – che contano di più nella politica italiana ci rende ancora più inquieti. Anche considerato come proprio in questi giorni personaggi più che rappresentativi della sinistra al governo del paese parlano con troppa sicumera di tagli alle pensioni, alla sanità, al pubblico impiego e dimenticano il fisco. Che siano iscritti tutti all'Aspen ?

Ma a chi vogliamo affidare il nostro paese, e come realizzeremo mai il sogno comune di una maggiore democrazia diretta - per esempio con elezioni primarie aperte a tutti i cittadini - se tutta la crema della politica italiana, da destra a sinistra, gradisce dibattere spesso e volentieri a porte chiuse dei nostri destini ?

Preferisco fermarmi qui, è finita la carta per la stampante ma i links su Google per Aspen sembrano infiniti, quasi come quelli per la voce “massoneria”. Speriamo bene.

Stefano Olivieri
Fonte: LibLab

Aspen all'italiana - di Giuseppe Genna

... Comunque, se divento socio sostenitore dell'Aspen, sono in una fantastica compagnia. Ecco chi sono i soci sostenitori dell'Aspen Italia (la lista è lunga, ma vale la pena di leggersela...

N.B. Per saperne di più clicca sul titolo

La lettera di Piergiorgio Welby

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha dato una lezione di coraggio e di franchezza al mondo politico. Alla lettera di Welby, che chiede il diritto di porre fine alla sua vita di malato terminale di una terribile malattia, il presidente risponde non solo con le ovvie espressioni di partecipazione umana, ma con la sottolineatura dell'opportunità che sull'eutanasia si apra un dibattito nel paese e nel Parlamento. Chi si può arrogare il diritto di sciegliere al posto del diretto interessato?