6 ottobre 2006

Haidi Giuliani: “Raccontiamo la storia di Carlo per spiegare come è possibile che la verità venga manipolata”

Haidi Giuliani parla, a Palagonia, poco prima della proiezione di un documentario su Piazza Alimonia: “Ho forti dubbio che sia stato proprio Placanica a sparare a mio figlio”

di Cesare Piccitto

La memoria da non archiviare. Nonostante siano passati ben cinque anni dal ormai noto “G8 di Genova 2001”; è stata fatta ben poca chiarezza su come si svolsero realmente i fatti durante quelle giornate di scontri. Se ne discute a Palagonia all’interno della locale festa di “Liberazione”. Poco prima della proiezione del video: “Quale verità su piazza Alimonda”. Tra gli intervenuti: Pierpaolo Montalto – PRC Catania -, Valerio Marletta – PRC Palagonia - , Giuseppe Vacirca – ATTAC - Caltagirone, Alfonso di Stefano ATTAC Catania e Haidi Giuliani madre di Carlo Giuliani, morto durante quelle giornate. Gli intervenuti ricostruiscono i fatti, facendo anche il punto sullo stato del “movimento dei movimenti” prima e dopo Genova, introducendo le proprie esperienze personali e collettive. E’ necessario di tener viva la memoria su quelle giornate di luglio su cui non può esser ancora scritta la parola fine. Perché le responsabilità devono esser accertate in modo definitivo, perché gli stessi iter giudiziari sono ancora ben lontani dal potersi considerare conclusi.

A margine dell’incontro intervistiamo Haidi Giuliani:

Come è stato realizzato e cosa ci racconta il documentario “Quale verità su Piazza Alimonia”?
Sia io che mio marito abbiamo contribuito a realizzarlo. Abbiamo raccolto tutte le immagini e i filmati, un lavoro di selezione fatto anche da archivisti ed esperti, e poi la pubblicazione. Prodotto da l’ARCI Liguria e poi diffuso grazie a Liberazione.
Qual è stato il percorso umano, dopo i fatti di Genova, che ti ha portato a raccontare in pubblico ed a esporti in prima persona…
Ero contraria come persona ad espormi pubblicamente. Accadde che prima cercai di capire, conosci tuo figlio sai che le cose non possono essere andate come te le hanno raccontate. Dopo aver capito, ti viene l’ansia di raccontarlo. Raccontare a quante più persone ciò che hai compreso, soprattutto per evitare che cose del genere si ripetano. Ed è per questa ansia che ho iniziato a raccontare la vicenda di Carlo.
Su piazza alimonia, almeno dal punto di vista giudiziario, è stata fatta piena luce?
E’ Chiusa dal punto di vista del giudice archiviata per: “Uso legittimo delle armi in manifestazione” .Se una persona squilibrata o alterata, un domani, farà uso delle armi oggi sa che esiste un precedente che lo autorizza a farlo. Precedente a parte, le forze dell’ordine hanno già usato le armi durante le manifestazioni, mai nessuno li ha inquisiti. Come comitato abbiamo aperto: www.piazzacarlogiuliani.org; in seguito ho cercato tutte le vicende simili a quelle di Carlo, su tutti quelli ammazzati durante le manifestazioni, e li ho raccolti in una altro sito www.reti-invisibili.net. Raccoglie tutti i casi in cui lo stato ha direttamente ucciso o partecipato a stravolgere i casi di uccisioni delle persone durante delle manifestazioni. Anche se storie simili ci sono state, purtroppo, anche di recente. Non sono lontani nel tempo i casi di: Federico Aldrovandi a Ferrara o di Rumesh a Como.
La commissione d’inchiesta sul G8, essendo tu vicina al gruppo parlamentare, quali sono le difficoltà e se un giorno si farà o meno questa commissione.
Mi sta molto a cuore questa commissione d’inchiesta. Ed è per questa che ho accettato di candidarmi. La commissione è nel programma dell’Unione, ed il programma va rispettato. C’è chi dice ma, ce chi dice no, ce chi dice ni… Alla fine credo che la commissione ci sarà. Anche una parte della sinistra pensa che la commissione sia sconveniente. Uno perché nessuna commissioni d’inchiesta ad oggi ha mai portato alla verità. Secondo una commissione potrebbe essere diretta nuovamente contro i manifestanti anzi che contro chi ha commesso le violenze. Sul primo punto è vero basta guardare le altre commissioni del passato. Comunque, io penso, una commissione fa parlare, fa discutere, porta nuovi elementi quindi è utile alla verità. Ricordo, sul secondo punto, che la commissione non deve indagare sulle singole responsabilità, deve indagare, su chi ha diretto condotto, organizzato quelle giornate che non sono certo i manifestanti.

L’informazione durante e dopo il G8, anche sulla vicenda di Carlo, come pensi si sia comportata?
Ci sono dei media, pochissimi, che hanno fatto una informazione corretta. La maggior parte dei media anche i più benevoli hanno sostenuto la tesi: “ci sono stati frange di manifestanti violenti tanto violenti che le forze dell’ordine hanno dovuto reagire in modo altrettanto violento, quindi nella mischia non hanno potuto far distinzioni”. Questo è totalmente falso!!! Di manifestanti violenti, in ore e ore di immagini, non se ne vedono. I violenti sono quelli che spaccano le teste e i manifestanti non spaccano le teste. Si vedono gruppi di black block veri o presunti; anche questo andrebbe accertato, che se la prendono con le cose. Se andavano, ad esempio, a fermare quelli che spaccavano le vetrine, sarebbe stato meno inspiegabile il comportamento delle forze dell’ordine. Invece non è andata affatto così. La polizia e i carabinieri non hanno fatto nulla per fermare le devastazioni. Nelle udienze in corso a Genova ce chi racconta di essersi rivolto a una pattuglia, durante i danneggiamenti, e questi hanno risposto: “Abbiamo l’ordine di non intervenire”. Questo, insieme alle immagini di presunti black block a braccetto con i carabinieri, fa pensare che si volesse, o addirittura si sia lavorato, per aumentare la confusione per poi appesantire la repressione. Anche sulla vicenda di Carlo si sono inventate storie e dinamiche fantasiose. I stessi periti che hanno lavorato con i PM si sono arrampicati su gli specchi. Noi, non raccontiamo la storia di Carlo per caso. Noi la raccontiamo per spiegare come è possibile che la verità venga manipolata.
Nelle tue ultime dichiarazioni, rispondevi ad una richiesta di danni da parte del Placanica, unico indagato per la morte di Carlo. Di cosa si trattava esattamente?
Personalmente ho dei forti dubbi che sia stato Placanica a sparare. Per tutte le immagine che abbiamo analizzato e anche per tutte le dichiarazioni contrastanti che lo stesso ha rilasciato nel tempo. Secondo noi è stato tacitato con molti soldi. Non so se ricordate all’epoca avevano fatto raccolta soldi per il povero carabiniere ferito: solo sette giorni di prognosi, un taglio in testa. Tanti soldi, non so se hanno goduto lui o i suoi avvocati, ma a un cero punto i soldi finiscono. Placanica chiede allo stato di esser risarcito ma lo stato fa orecchie da mercante. Secondo lui, dunque, dovevamo noi risarcirlo. Come se noi avessimo fatto a posta a fare in modo che nostro figlio lo costringesse a sparargli!?! Le altre volte abbiamo fatto finta di niente stavolta abbiamo risposto pubblicamente

Per continuare a tener viva la memoria, sui fatti ancora non compresi, su quali percorsi bisogna muoversi?
Manere viva la memoria, sono in giro da quasi 5 anni, proprio per far questo. C’è anche un altro modo: Evitare che queste cose si ripetano. Invece abbiamo visto cose simili anche ora continuano ad accadere. Come a Milano dopo l’uccisone di Dax ci sono stati episodi che hanno ricordato Genova. L’uccisone di Aldrovandi ricorda la violenza e la barbarie di Genova. Come Milano 11 marzo, la manifestazione antifascista, ragazzi poi scoperti estranei ai fatti tenuti in carcere per quattro mesi. Pochi dei rimasti condannato non sono accusati per la devastazione. La sentenza ha parlato di “concorso morale”, cioè solo per il fatto di esser lì fisicamente senza aver commesso alcun che. Siamo veramente all’assurdo.

5 ottobre 2006

PONTE DELLE MIE BRAME

Cuffaro crea l’ufficio ”cercasoldi”

di Emanuele Lauria

Per lo Stato non è più una priorità ma questo a Cuffaro poco interessa. La Regione il Ponte vuole farlo lo stesso e intanto ha deciso di mettere su un ufficio speciale per capire dove si possano prendere i soldi necessari. Il primo atto concreto del governatore per la realizzazione dell´opera dei sogni è la costruzione di una nuova struttura all´interno dell´amministrazione, una dependance della Presidenza. E il governatore ha già individuato l´uomo giusto per dirigerla: sarà molto probabilmente Salvatore "Tuccio" D´Urso, burocrate regionale reduce da un´esperienza come city manager del Comune di Catania. E da una sfortunata avventura elettorale alle regionali sotto le insegne dell´Udc.

Salvatore Cuffaro ha rotto gli indugi dopo l´incontro di sabato scorso con Antonio Di Pietro. Ha appreso dalla viva voce del ministro delle Infrastrutture, e ha fatto subito sapere con una lunga nota diramata da Palazzo d´Orleans, «che non c´è alcun veto esplicito da parte del governo nazionale alla realizzazione del Ponte». Anzi, riferisce l´ufficio stampa del governatore (senza alcuna smentita) che l´ex pm non si opporrà alla realizzazione del Ponte se la Regione riuscirà a finanziarlo per conto proprio, ovvero con i fondi europei del programma 2007-2013 e con l´apporto di privati. Cuffaro, dopo l´incontro ritenuto «molto soddisfacente», ha scritto una lettera allo stesso Di Pietro, confermando che la Regione andrà avanti nel progetto del Ponte fai-da-te. E in questo clima nasce l´idea dell´ufficio speciale per la realizzazione dell´opera. Un´iniziativa che corre parallela alla battaglia parlamentare: i deputati siciliani e calabresi di Forza Italia hanno sottoscritto una mozione a favore del Ponte presentata dall´ex ministro Enrico La Loggia, che sarà discussa alla Camera il 9 ottobre.

«So che non tutti, nel governo Prodi, la pensano allo stesso modo sul ponte sullo Stretto - afferma il presidente - attendo segnali da altri esponenti dell´Unione ma non resto a guardare. Voglio avvalermi di un ufficio che lavori in modo costante sull´aspetto finanziario del problema, che cerchi sul mercato internazionale potenziali investitori». Cuffaro precisa che del nuovo ufficio faranno parte alcuni dipendenti regionali («Quanti? Non lo so, penso ne bastino cinque») che saranno affiancati, spiega, «da due o tre consulenti di altissimo livello, che indicherò entro i limiti di mia competenza». Sarà l´ennesima ramificazione della Regione dei 37 dipartimenti e dei 13 uffici speciali. Ma stavolta non ci sarà alcun aggravio di spesa, tiene a precisare il presidente. E conferma che per la guida della struttura pensa a D´Urso, con il quale ha già parlato al telefono. «Un uomo di inventiva e di lotta»: così Cuffaro definisce il dirigente catanese, volto noto dell´universo Regione. Ex capo della protezione civile, nel 1999 denunciò lo scandalo del saccheggio del campo di accoglienza di Valona, in Kosovo. Ex vice commissario dell´Eas, nel 2002 riuscì a far ripartire i lavori della diga-fantasma di Blufi, che si interruppero però nuovamente pochi giorni dopo la solenne inaugurazione. In precedenza, D´Urso era finito in prima pagina per un gesto clamoroso: dopo essere stato trasferito all´autoparco, si era vendicato della "punizione" subìta bloccando tutte le macchine di servizio degli assessori. Motivo ufficiale: la necessità di una revisione delle autoblù. Uomo poliedrico e iperattivo, che si vanta di aver avviato a Catania, come braccio destro del sindaco etneo Scapagnini, opere pubbliche per un miliardo e mezzo di euro. Ora Cuffaro è pronto a consegnargli le chiavi del cantiere dei sogni. Lui, D´Urso, non attende altro. Per rimettere l´elmetto giallo con il quale si è fatto propaganda alle recenti regionali.

da la Repubblica

La prevalenza del potere

di beppegrillo.it

Fininvest ha perso la causa per diffamazione contro di me per la pubblicazione di un mio articolo su 'Internazionale' nel gennaio 2004, in cui era accusata di fondi neri e falso in bilancio. Devo dire che non sono contento. Non lo sono perchè la giustizia italiana ha perso tempo per niente, l’ho perso io, il mio avvocato. Le cause di diffamazione di grandi aziende contro privati sono nel migliore dei casi intimidazione. Intasano i nostri tribunali. Mettono a tacere le voci scomode. Ho un paio di proposte: condoniamo tutte le diffamazioni in attesa di giudizio. E depenalizziamo il reato di diffamazione. Un giudice di pace e una multa possono bastare con le scuse pubbliche del diffamatore.
Fininvest però non si rassegna (troppi avvocati) e ha citato un dirigente della Banca d’Italia per danni morali. Un suo amico mi ha inviato questa lettera.

” Desidero rivolgermi a te per un appello di solidarietà che riguarda una persona, mio caro amico da sempre, Francesco Giuffrida.
Per chi non lo ricorda, dirò che Francesco Giuffrida è il coraggioso dirigente della Banca d'Italia (Vice-direttore a Palermo) che su richiesta e incarico della Procura della Repubblica di Palermo ha condotto una accurata e scrupolosa perizia tecnica sui flussi di capitali diretti alla Fininvest, per il processo a Marcello Dell'Utri.
Per questo suo lavoro Francesco dovrà comparire in giudizio il 12 ottobre, citato dalla Fininvest per presunti danni morali. La citazione è arrivata alla vigilia del processo d'appello per Dell'Utri, e in corrispondenza con un altro incarico attribuito, sempre a Francesco, questa volta dalla Procura di Roma, che evidentemente lo ritiene un tecnico assai affidabile, per indagare sui movimenti di capitali legati alla vicenda di Roberto Calvi. "Sembra una minaccia, un modo per zittirlo e intimorirlo al processo" ha dichiarato in giugno un magistrato al giornalista del Corriere Cavallaro. Non solo: la citazione comporta il concreto rischio che tutta la tutta la sua attività di esperto, e le perizie che gli sono state affidate, vengano delegittimate.
Francesco Giuffrida dovrà andare a difendersi di fronte ad un uomo che è stato condannato per mafia, solo per aver fatto il suo lavoro e per averlo fatto bene, e dovrà farlo da solo, visto che nemmeno la Banca d'Italia, ovviamente a conoscenza della sua collaborazione con il tribunale, si è mossa per un 'azione di sostegno, o per tutelarlo in sede di giudizio.
Perchè questo appello? per rompere il silenzio e la solitudine che lo circondano (solo Felice Cavallaro ha scritto un articolo sul Corriere, e un'altro è uscito sulla Repubblica, entrambi in giugno, poi più nessuna informazione), contro il pericolo che questo isolamento, quasi omertoso, può comportare per Francesco e la sua famiglia.
Per questo chiedo a chi leggerà questa lettera di non lasciare solo Francesco e dare il giusto risalto a comportamenti di integrità, rigore personale e coraggio che meritano di essere conosciuti e portati ad esempio.”
Giuseppe G.

3 ottobre 2006

Rita Borsellino: "non vado all´Antimafia"

di Agostino Spataro

Ne aveva rifiutato la presidenza quando il Polo aveva provato a offrirgliela dopo la sconfitta alle regionali. Ma della commissione antimafia dell´Ars Rita Borsellino non intende neppure fare parte come semplice membro. La leader dell´Unione all´Ars ha preso carta e penna e ha scritto al presidente Gianfranco Miccichè: «In considerazione dei poteri e delle funzioni assegnate alla commissione Antimafia - scrive la Borsellino - assolutamente non efficaci per il contrasto a Cosa nostra, non intendo fare parte della suddetta commissione».

A pochi giorni dal varo della nuova antimafia regionale (si tratta di una commissione speciale che viene istituita con una apposita legge all´inizio di ogni legislatura), la Borsellino torna a sollevare la questione del ruolo operativo della commissione. Un ruolo che lo stesso ex presidente, Carmelo Incardona, di An, aveva riconosciuto come troppo limitato, e che il leader di Forza Italia in Sicilia, Angelino Alfano, aveva proposto di aggiornare radicalmente con un intervento legislativo.

Sulla questione dell´Antimafia regionale c´è ancora un nodo politico da risolvere, che riguarda la presidenza e le vicepresidenze. La prima carica dovrebbe andare all´Udc, che ha schierato in campo l´ex presidente della commissione Lavoro, Antonello Antinoro. Ma anche gli autonomisti di Raffaele Lombardo rivendicano la loro presenza nelle posizioni di vertice della commissione, che dovrebbero invece essere assegnate all´opposizione. Ma è una partita ancora aperta: insieme all´Antimafia, l´Ars dovrebbe varare con legge altre due commissioni speciali: quella per la delegificazione e quella per la revisione dello Statuto, alla cui presidenza ambisce ancora l´Mpa.

da la Repubblica

2 ottobre 2006

Una finanziaria liberista - 2

Continua:

Un primo elemento negativo di questa finanziaria è la sua volontà di ostinarsi far rientrare i conti dello Stato nei parametri di Maastricht. Tali vincoli di bilancio hanno finora prodotto politiche restrittive e tagli allo stato sociale. Una proposta avanzata da numerosi economisti, mirata a stabilizzare il debito anziché ridurlo, è stata completamente ignorata.

Se poi andiamo ad analizzare nel dettaglio attraverso quali fonti siano ricavate le risorse per centrare questo obiettivo, il quadro è ancora più allarmante. A parte l’intervento sulle aliquote IRPEF, che segna una leggera ridistribuzione economica, sono pesantissimi i tagli alla sanità, agli enti locali e alla scuola. A fronte di questa politica di risparmi sulla spesa sociale, la finanziaria prevede un aumento notevole delle spese militari. È evidente allora come non ci sia nulla di realmente nuovo sotto il sole e come questa manovra abbia un carattere espressamente liberista.

In questo documento, i compagni di Pisa dell’Area Programmatica "Sinistra Critica" di Rifondazione Comunista hanno provato a tracciare un’analisi di alcune delle voci più significative della finanziaria 2007. Siamo consapevoli della non esaustività di questo rapporto e del fatto che alcune cifre relative alla manovra possano subire variazioni. Tuttavia, di essa ci interessa cogliere l’ispirazione di fondo: un provvedimento contro gli interessi dei lavoratori. Per una volta, siamo d’accordo con Prodi, quando, in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais, ha dichiarato: "Onestamente, i più favoriti dal progetto di legge di bilancio sono la Confindustria, gli imprenditori. Le imprese avranno a disposizione 7 miliardi di euro per stimolare l’economia".

Aliquote IRPEF

Come noto, la finanziaria 2007 ridisegna le aliquote IRPEF. In particolare, esse vengono rimodellate in modo da favorire i redditi più bassi. La propaganda governativa ha indicato questo aspetto come quello che dava il segno alla manovra finanziaria: una manovra a favore dei più deboli, una finanziaria di "sinistra". All’interno del gioco delle parti, la destra ha avuto interesse ad agganciarsi a tale propaganda indicando la manovra come penalizzante per i ceti medio-alti. L’analisi complessiva dei cambiamenti sull’IRPEF è complicata: c’è il single, ci sono le famiglie, le persone a carico, le detrazioni… Risulta abbastanza chiaro che le agevolazioni, laddove ci sono, sono comunque pensate per un nucleo familiare un po’ datato: lavoratore dipendente, moglie a carico, due figli.

Il modo migliore per arrivare ad un giudizio complessivo è affidarsi alle statistiche. Il sole 24 ore, dopo vari tentativi, ha pubblicato il 9 ottobre un suo studio articolato in due capitoli: nel primo riporta le cifre complessive dell’operazione e come verrà ripartita, nel secondo gli effetti sui vari contribuenti senza tener conto, però, dei carichi di famiglia. La cifra complessiva da distribuire è pari a 7,3 miliardi di euro, che andrebbe così ripartita: ai lavoratori autonomi 1,6 miliardi, ai lavoratori dipendenti 3,8 miliardi, ai pensionati 1,85 miliardi. Per quanto riguarda i soggetti senza carichi di famiglia, viene fuori che gli autonomi ci guadagnano in media 118 euro all’anno, i lavoratori dipendenti 60 e i pensionati 134. Dallo stesso studio risulta che nessun nucleo familiare otterrà da questa manovra una variazione di reddito superiore all’1%, in positivo o in negativo.

Trattamento di Fine Rapporto

I fondi destinati al trattamento di fine rapporto appartengono ai lavoratori: possiamo considerare il TFR come un salario differito o come un prestito obbligatorio dei lavoratori alle imprese. In ogni caso, stiamo parlando di reddito appartenente in tutto e per tutto ai dipendenti. L’accordo raggiunto tra le parti sociali prevede di anticipare il varo della previdenza integrativa dal 2008 al 1° gennaio 2007. A partire dall’anno prossimo, dunque, in assenza di un pronunciamento del lavoratore in proposito, la liquidazione sarà trasferita in fondi pensione, privilegiando, nel caso di esistenza di più fondi, quello individuato di intesa col sindacato. Nel caso in cui il lavoratore decidesse di non devolvere la propria liquidazione presso i fondi pensione, per imprese con meno di 50 dipendenti (presso cui è impiegata la maggioranza dei lavoratori italiani), il TFR resterebbe a disposizione dell’azienda. Solo per aziende con più di 50 dipendenti, i fondi sarebbero trasferiti all’INPS. Tali fondi (si parla di 5 miliardi di euro), in ogni caso, saranno utilizzati per il finanziamento di opere pubbliche ed infrastrutture, tra cui l’Alta Velocità.

Appare dunque particolarmente difficile capire come sia possibile che lo stato conteggi queste risorse come un’entrata, piuttosto che, come sarebbe logico, come l’accensione di un debito dello stato nei confronti dei lavoratori.

Cuneo Fiscale

Il cuneo fiscale è la differenza tra il salario lordo e il salario netto che un lavoratore percepisce, più i contributi versati dall’azienda. In pratica, è l’ammontare totale delle tasse che, sotto varie forme, azienda e lavoratore versano allo stato. La finanziaria prevede la riduzione del cuneo fiscale di 5 punti percentuali (al momento mediamente è del 45.4%). Tale riduzione avverrà principalmente attraverso il taglio dell’IRAP.

Le imprese beneficeranno del 60% del taglio del cuneo fiscale. La parte restante in un primo momento sarebbe dovuta finire direttamente nella busta paga dei lavoratori. In realtà, la relazione revisionale e programmatica (documento macroeconomico di accompagnamento alla finanziaria) specifica che il restante 40% sarà in realtà ridistribuito, attraverso la rimodulazione delle aliquote IRPEF, a tutti i contribuenti.

Sanità

Il governo ha deciso di ridurre la spesa sanitaria per il 2007 e ha contemporaneamente deciso il modo in cui le regioni debbano sopperire a questo taglio: previsti nuovi ticket per le visite non seguite da ricovero al pronto soccorso, un nuovo ticket per le ricette riguardanti esami e visite specialistiche. Spesa annua prevista, a detta del ministro della sanità, Livia Turco, 44 euro per ogni famiglia (ai 3 miliardi di euro di minor spesa complessiva si arriva con una manovra riguardante i prezzi dei farmaci praticati dall’industria del settore). Nelle regioni dove gli amministratori non riusciranno a rientrare nella spesa sanitaria prevista si potranno introdurre nuovi ticket farmaceutici, col risultato di scaricare sui cittadini le colpe degli amministratori.

Enti locali

Secondo la versione iniziale della finanziaria, in seguito emendata e tuttora soggetta a trattativa, i trasferimenti a comuni e province sono tagliati per un importo pari ai 3,4 miliardi di euro; 1,8 miliardi per le Regioni. Pur invitando gli enti locali a coprire i tagli ottimizzando le spese dell’amministrazione, il governo ha concesso la possibilità di un incremento dell’addizionale Irpef (tassa non progressiva), di istituire tributi di scopo, di introdurre una tassa di soggiorno, di gestire autonomamente il catasto. In aggiunta, per i comuni in disavanzo scatteranno sanzioni automatiche di aumento dell'addizionale IRPEF.

Il taglio colpisce indirettamente 20 milioni di nuclei familiari italiani. Si può tranquillamente affermare che la spesa in più si rimangia parecchi benefici dovuti all’IRPEF.

Scuola

Il settore della Pubblica Istruzione viene sottoposto ad un taglio complessivo di 3 miliardi di euro in tre anni, di cui 448 milioni nel 2007. Viene elevato il numero medio di alunni per classe, che passa da 20,6 a 21. Ciò comporterà una riduzione di 7682 classi, 19mila docenti e 7mila tecnici-amministrativi (Ata). È prevista una diminuzione delle ore settimanali di insegnamento negli istituti tecnici e professionali con il conseguente esubero di altri insegnanti. Resta invariata la media di docenti di sostegno per numero di alunni, pari 1 su 138, assolutamente insufficiente a coprire la domanda attuale. È stanziato un contributo per l’innalzamento dell’obbligo a 16 anni ma non è chiaro se esso debba essere svolto nel sistema dell’istruzione scolastica o se possa avvenire anche nella formazione professionale.

La finanziaria prevede un piano di assunzione di 150mila insegnanti precari in tre anni, previa l’approvazione del ministro dell’Economia. Ma tale cifra corrisponde all’incirca al numero di docenti che dovrebbero andare in pensione in tale periodo, secondo le stime dei sindacati della scuola. Insufficiente è anche la previsione del reclutamento di 20mila Ata, a fronte degli attuali 80mila precari. Desta preoccupazione anche l’idea di abolire le graduatorie permanenti dei docenti a partire dal 2010, senza alcuna chiarezza sulla salvaguardia delle posizioni maturate nel corso degli anni.

In tutta questa politica di sacrifici sulla scuola, che dimostra ancora una volta la scarsa attenzione da parte delle classi dirigenti del Paese per l’importanza del sistema di istruzione, è impressionante come invece si trovino nuove risorse per altri progetti. L’aziendalizzazione della scuola viene rilanciata attraverso nuovi fondi per l’autonomia, con cui le scuole dovranno pagarsi supplenze brevi, pulizie, materiale didattico, ecc. Infine, ciliegina sulla torta, i contributi alle scuole private vengono aumentati di 100 milioni di euro (un emendamento della Margherita propone 150 milioni).

Università e ricerca

Il programma dell’Unione aveva messo l’Università al centro della sua politica, come risorsa fondamentale per lo sviluppo del Paese. In realtà, già il decreto Bersani a Luglio ha tagliato le spese correnti degli atenei (affitti, canoni e servizi) di 200 milioni di euro. A fronte di ciò, la finanziaria stabilisce un magro recupero di 64 milioni al fondo di finanziamento ordinario. Si prevede un aumento dei contributi per la ricerca industriale ma viene sottovalutata la ricerca scientifica di base e quella umanistica e sociale.

Le assunzioni di nuovi ricercatori restano bloccate per tutto il 2007. A partire dal 2008, è previsto un piano per l’assunzione di 2mila ricercatori in tre anni, a fronte degli attuali circa 60mila precari (negli scorsi tre anni ci sono state 7mila assunzioni). Si stabilisce, inoltre, che soltanto l’80% delle risorse liberate dai pensionamenti dei docenti, possa essere impiegato per nuovi reclutamenti. Si dimezzano gli scatti stipendiali per i professori universitari: una misura che può essere condivisibile per le fasce alte della docenza ma non per i ricercatori, le cui retribuzioni sono tra i 1.100 e i 1.500 euro al mese.

Scarse sono le risorse per le borse di studio: appena 10 milioni di euro in più (20 milioni erano stati tagliati da Berlusconi). È facile prevedere come, con una manovra carente dal punto di vista delle risorse dello Stato, gli atenei decideranno di aumentare ulteriormente le già elevate tasse universitarie.

Pubblica amministrazione

Tutto il pubblico impiego è concepito dal governo Prodi come una fonte di spreco da tagliare, senza considerare come questo settore sia ormai caratterizzato da una crescente precarizzazione del lavoro. Per gli aumenti contrattuali sono stanziati soltanto 1,3 miliardi di euro che, divisi per gli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici, fanno circa 35 euro lordi (meno di 20 euro netti) di aumento mensile, una cifra irrisoria. Per quanto riguarda le assunzioni, sono previste risorse per stabilizzare soltanto 6mila lavoratori precari: pochissimi rispetto al numero di atipici impiegati nella pubblica amministrazione.

Bollo auto e carburanti

È previsto un aumento del bollo dell’auto che si abbatterà su 30 milioni di automobilisti. La media dell’aumento sarà pari al 10,5%, al fine di dare un gettito di 452 milioni di euro. A ciò si sommerà un aumento delle accise sul gasolio. È evidente la volontà di utilizzare questo provvedimento per fare cassa piuttosto che motivi ambientali, nonostante i mezzi più interessanti dall’aumento siano i più inquinanti, come nel caso dei Suv.

Spese militari

In una finanziaria segnata dall’austerità nelle spese sociali, le spese militari complessive aumentano di circa 2,1 miliardi di euro, passando da 18,134 miliardi a 20,294 miliardi, con un incremento del 12%. Tale aumento è dovuto, tra l’altro, all’istituzione di un "Fondo per le esigenze di investimento per la difesa" (1,7 miliardi) e di un "Fondo per le esigenze di mantenimento della difesa e programmi di edilizia" (400 milioni). Il grosso delle spese è destinato al mantenimento di un personale militare eccessivo (si calcolano 40mila esuberi). Le risorse aggiuntive serviranno per finanziare nuovi strumenti di guerra ad elevata tecnologia: elicotteri, portaerei, fregate, sommergibili, aerei, oltre a programmi di sviluppo tra diverse forze armate. Neanche il governo Berlusconi era giunto a tanto.

A tutte queste spese bisognerà sommare il costo delle missioni militari all’estero (le principali sono in Libano e in Afghanistan), previsto per 1 miliardo di euro, cifra in aumento rispetto all’anno scorso per i nuovi impegni militari delle truppe italiane. Probabilmente questo capitolo di spesa verrà stralciato dalla finanziaria ma si ripresenterà a fine anno. Il complesso degli investimenti nel settore militare rappresenta una precisa scelta dell’esecutivo di centrosinistra di fare dell’Italia una potenza militare protagonista sullo scacchiere internazionale. E dire che basterebbe dimezzare questi aumenti di spesa per cancellare i nuovi ticket sanitari...

Approfondimenti

http://www.erre.info/
www.sinistracritica.org
sinistracritica.pisa@libero.it

1 ottobre 2006

UN PRIMO RISULTATO OTTENUTO DAL COMITATO CITTADINO “Isola Pulita”

IL giorno 2 di ottobre il ministero dell’ambiente ha convocato presso il ministero, per un’audizione il sindaco di isola delle femmine argomento: “sospetto inquinamento atmosferico a Isola delle Femmine”

La convocazione fa seguito alla diffida che l’ Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia ha notificato alla Italcementi . Secondo la perizia dell'Arpa "l'azienda di Isola delle Femmine causa variazioni della qualità dell'aria per gli inquinanti emessi in atmosfera, modifiche all'impianto e al ciclo produttivo senza preventiva autorizzazione, utilizzo del petcoke, sottoprodotto della lavorazione del petrolio, come combustibile".
"La ditta - si legge nella diffida - non ha indicato i combustibili autorizzati nè la data di inizio di impiego del petcoke. La natura del petcoke non compare nei rapporti di prova relativi alle misure periodiche delle emissioni in atmosfera e le modalità di gestione non sono citate nei decreti autorizzativi".
Il comitato cittadino "Isola pulita" ha sollecitato le autorità ad attivare tutte le procedure per salvaguardare la salute di lavoratori e cittadini. Il comitato ha intenzione, inoltre, di monitorare e verificare le connessioni tra il rapporto dell'Arpa e le patologie più diffuse sul territorio: neoplasie e malattie della tiroide.
Il presidente della Commissione Ambiente senatore Tommaso Sodano e Giovanni Russo Spena hanno presentato un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Ambiente per avere informazioni sugli interventi di bonifica da apportare sul sito e sui rimedi per tutelare la salute degli abitanti di Isola. "Il petcoke - scrivono i senatori nell'interrogazione - è responsabile dell'emissione in atmosfera di idrocarburi policiclici aromatici, vanadio e nichel. L'Arpa ha rilevato la presenza di questi inquinati. Ma quel che è più grave è che le polveri sospese nell'aria, in base alle diverse quantità, possono provocare diverse malattie nell'uomo, allergie, malattie respiratorie e perfino tumori".
Il Comitato Cittadino “Isola Pulita” nell’esprimere vivo compiacimento per la sensibilità dimostrata dal Ministero con la convocazione del Sindaco di Isola delle Femmine:
Sollecita:
  • -le Autorità competenti di attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza;
  • -all’Autorità Giudiziaria già investita con nota prot. 9945432 del 30.1.2006 si richiede di accertare eventuali atti di infrazione e di non rispetto delle leggi in materia di Ambiente e di Sanità;
Propone:
  • -di monitorare e verificare, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee nel territorio di Isola delle Femmine.
Invita:

  • -Le Organizzazioni Sindacali, ambientaliste, maestranze della IItalcementi, A.S.I. Sindaci dell’Unione dei Comuni, Italcementi a costituire un tavolo di concertazione, discussione, confronto e dialogo sulle tematiche del lavoro, della salute dell’ambiente e del futuro turistico di Isola delle Femmine.


Il Comitato Cittadino Isola Pulita
www.isolapulita.it

Farina e il Sismi: Il giornalista è stato sospeso per 12 mesi dalla professione

di osservatoriosullalegalita.org

Il giornalista Renato Farina, reo confesso di rapporti col Sismi, e' stato sospeso per 12 mesi dalla profssione, con delibera dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia. Altre proposte di maggiori sanzioni non hanno ottenuto la maggioranza dei voti. FNSI e alcune sue componenti hanno parlato di scandalo o chiesto al Consiglio dell'Ordine lombardo di dimmettersi.

Il Consiglio ha dichiarato di aver "valutato sia la personalità di Farina (incensurato sul piano deontologico) sia il prezzo devastante che lo stesso ha già pagato sul piano dell’immagine e della credibilità dopo l’esplosione dello scandalo; prezzo, che comprende anche gli insulti ai suoi familiari" ed ha argomentato che "Nella moderna società dell’informazione, i mezzi mediatici sono in grado di incidere profondamente sul decoro e sulla dignità di una persona (ed è quello che è avvenuto con Farina bersagliato da una campagna denigratoria senza confronti). La sanzione massmediatica è più incisiva e affittiva oggi della stessa pena o della stessa sanzione disciplinare soprattutto quando il protagonista è un professionista".

Secondo la Federazione Nazionale della Stampa si tratta invece di una sanzione "scandalosa e ridicola", visto che Farina e' reo confesso di aver collaborato con il Sismi, e essa delegittima "di fronte alla categoria e all’opinione pubblica lo stesso ruolo e la funzione dell’organismo di autogoverno deontologico dei giornalisti". Secondo il sindacato dei giornalisti, "Renato Farina andava radiato dall’Ordine e non sospeso per 12 mesi".

L'FNSI nota che "Farina è stato regolarmente retribuito dai Servizi Segreti ed ha compiuto atti tendenti a orientare l’informazione del suo giornale sia sul caso Abu Omar sia relativamente alle falsità rispetto al ruolo dell’attuale Presidente del Consiglio Romano Prodi. E nonostante ciò ha continuato a scrivere editoriali per il giornale di Vittorio Feltri. A questo punto occorre che i giornalisti italiani riflettano seriamente su una istituzione che, in questo caso, tende a giustificare comportamenti inaccettabili di iscritti, con uno sconto di pena motivato da una presunta, inesistente, gogna mediatica, specie nei confronti di un reo confesso, con la singolare tesi che la sanzione mass mediatica sia più incisiva della stessa pena disciplinare".

Il sindacato dei giornlisti proporra' al Consiglio Nazionale dell’Ordine di chiedere alla Procura della Repubblica di Milano di opporre appello alla sentenza dell’Ordine della Lombardia, perché sia possibile che lo stesso Ordine Nazionale possa comminare una sanzione molto più incisiva.

Nuova Informazione parla di "Una sentenza sconcertante che suscita sdegno e vergogna". "Sappiamo che la decisione dell’Ordine lombardo è stata sofferta e ha provocato divisioni - afferma la nota della componente del sindacato dei giornalisti - Ma alla fine contano le decisioni. E quella presa dall’Ordine lombardo è offensiva per tutti i giornalisti onesti. E’ stata scritta una brutta pagina della storia del giornalismo italiano.... A questi consiglieri non rimane che una scelta: quella di dimettersi".

L'istruttoria e' durata quasi tre mesi. Vi era coinvolto anche il giornalista professionista Claudio Antonelli, che e' stato assolto.


Aggiornamento:


Dopo l'attacco della Fnsi e della componente di sinistra del sindacato alla deliberazione dell’Ordine di Milano sul 'caso Farina', il presidente dell'Ordine lombardo, Franco Abruzzo ha rilasciato una dichiarazione in cui ricorda la lezione di civiltà di Cesare Beccaria sul recupero dei detenuti. Quella lezione- dice Abruzzo - che risale a oltre 240 anni fa, oggi vive nell’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Questo discorso, sottolinea Abruzzo, riguarda anche i professionisti sanzionati dal loro Ordine: "la stessa legge professionale 69/1963 è coerente con l’articolo 27, quando prevede che il giornalista radiato, dopo 5 anni, possa richiedere la riammissione nell’Albo. Tali ragionamenti fanno da sfondo alla deliberazione su Renato Farina". Quanto alla gogna mediatica, secondo Abruzzo "Farina ha pagato una pena accessoria non prevista dall’ordinamento giuridico".

“Non posso pretendere – continua Abruzzo - che i vertici del sindacato conoscano Cesare Beccarla e la sua lezione. Sono, invece, nipotini di Lenin e Stalin, che hanno usato il terrore come arma politica. I vertici della Fnsi, forcaioli e giacobini improvvisati, alzano un polverone per far dimenticare le difficoltà del momento".

Abruzzo rileva poi che "nel Consiglio nazionale dell’Ordine la componente di “Autonomia e Solidarietà” (Nuova Informazione) ha almeno 45 consiglieri su 128", per cui, dopo la presa di posizione pubblica della componente sul caso Farina, questi consiglieri sono ricusabili da parte dello stesso giornalista. Abruzzo conclude che il Consiglio nazionale e' "paralizzato sul 'caso Farina'. Questi signori della cosiddetta sinistra nel recente passato hanno cancellato tutte le radiazioni e le sanzioni severe inflitte dall’Ordine di Milano. Hanno la memoria corta, noi no!".

Abruzzo critica anche i vertici FNSI per aver "portato i giornalisti italiani alla sconfitta sul rinnovo del contratto" e ne chiede le dimissioni.