10 novembre 2006

Borsellino: la mia è un´Altra storia

di Rita Borsellino

Un´Altra storia esiste. È il connubio tra tutta l´Unione e la società, nato alla vigilia delle elezioni siciliane e all´indomani delle primarie. Un percorso che ha visto crescere in tutta l´isola 300 comitati spontanei e che per la prima volta nella storia della Sicilia, ma credo anche del Paese, ha dato vita a un programma partecipato con cantieri aperti in ogni provincia sui temi più cruciali per lo sviluppo e la crescita sociale della nostra regione. È il mio percorso ed è in nome di questo percorso, della sua originalità e autonomia, che Romano Prodi mi ha inserito tra i saggi che scriveranno il Manifesto dei valori del Partito democratico.



Un partito che ancora non esiste e che senza una nuova identità rischia di essere solo una sommatoria di vecchi partiti. In una parola, un fallimento.

Per me che fino a ora non ho mai avuto tessere e che mi sono spesa proprio per rompere gli argini della politica e creare nuovi spazi di partecipazione democratica, sposare oggi il Pd sarebbe come rinnegare il percorso fatto nell´ultimo anno in Sicilia. E sarebbe pure come ignorare gli altri fermenti che ci sono dentro la coalizione. Personalmente, invece, sono convinta che il progetto un´Altra storia vada rafforzato e che il suo esempio possa essere utile al dibattito nazionale sul partito democratico e sulla ridefinizione di aggregazioni partitiche dentro la coalizione: non per essere inglobato ma per dimostrare quanto e come sia possibile creare luoghi di partecipazione più ampi di quelli di partito, e allo stesso tempo tenere unita la coalizione. Ecco, il vero punto è questo.

Perché sono convinta che dal Manifesto del Pd, dall´individuazione dei valori del nuovo partito, dipende non solo la sorte, ma in parte il futuro dell´Unione. Dipende il fallimento o il successo di un progetto che se non avrà un´identità diversa da quella che oggi si profila, e cioè la fusione di Ds e Margherita, rischia di essere dannoso alla salute e alla tenuta stessa della coalizione. Rischia di contrapporre e frammentare, anziché unire. Secondo me, invece, la sfida cui oggi l´Unione tutta deve rispondere è quella di darsi un´identità in grado di superare gli steccati partitici, coinvolgendo la società civile ed elaborando un progetto di cambiamento reale per sanare la frattura, mai così profonda, tra popolo e palazzi.

Sono convinta che l´esperienza di Un´Altra storia possa essere utile per costruire questa nuova identità. E su questo punto, sull´esigenza di avviare un processo nuovo di partecipazione democratica, con Romano Prodi c´è sempre stata piena sintonia. Anche nei disegni, nella strategia politica del premier questo «allargamento» occupa un posto di primo piano ed è essenziale per il rilancio del Paese e della qualità della politica italiana. Per questo ritengo che la scrittura del Manifesto sia un momento nevralgico. E per questo proseguo nel progetto Un´Altra storia, forte del ruolo assegnato dalla società siciliana all´Unione e dall´Unione siciliana alla società. Vedete, personalmente credo che di partiti nel nostro Paese ce ne siano fin troppi. Ma sono convinta che il nocciolo del problema non sia la semplificazione delle sigle. Sia piuttosto l´esigenza, sempre più forte, di restituire alla politica dentro i palazzi, la capacità di ridisegnare le priorità rispetto ai bisogni e agli interessi sani e legittimi della società. Rispetto all´esigenza, questa sì, forte e reale, di rilanciare e riannodare i fili della partecipazione democratica. Di avere un nuovo alfabeto, una nuova carta dei valori. E persino un nuovo dna.

da la Repubblica

9 novembre 2006

Giusto riconoscimento al martire antifascista catanese Carmelo Salanitro

Intitolata l’aula del Consiglio Provinciale di Catania.

CATANIA - Dopo 61 anni dell’assassinio del prof. Carmelo Salanitro realizzata dai nazisti il 24 aprile 1945 nelle camere a gas del lager di Mauthausen, anche la sua città ( di adozione, - il professore era adranita -) ha alfine determinato un importante riconoscimento al martire antifascista. Giorno sei novembre l’aula del Consiglio è stata ufficialmente intitolata a Salanitro. Circa otto mesi addietro era stata presentata un’apposita mozione firmata da numerosi consiglieri provinciali. Un atto molto importante, questo effettuato dalla principale struttura istituzionale locale catanese, considerato che proprio nella nostra città alcuni anni addietro la giunta comunale del sindaco Scapagnini deliberò l’intitolazione di una strada cittadina all’ex gerarca fascista Filippo Anfuso e altre due furono intestate a rappresentanti di primo piano del Msi.

Meglio tardi che mai, si potrebbe aggiungere. Bene così. Un plauso al Consiglio Provinciale. Carmelo Salanitro è un fulgido esempio, di “lottatore” contro il fascismo, per tutti i cittadini e per le nuove generazioni. Un tenace propugnatore che si impegnò nel corso di tanti anni di violenta dittatura per cercare di tenere alti i valori fondamentali della libertà e di democrazia che erano stati schiacciati dal fascismo. Emblema di Pace, contro la Guerra. E’ oltremodo significativo l’inizio della sua detenzione. Fu arrestato (il 14 novembre 1940) mentre segretamente deponeva bigliettini scritti a mano che denunziavano gli orrori della guerra, vera e propria carneficina, scatenata dal fascismo in combutta con la Germania nazista. Da vero e proprio solitario eroe lasciva i bigliettini in svariati posti: cassette delle lettere, sui banchi della scuola dove insegnava, liceo Cutelli di Catania, unico tra gli insegnanti che in maniera non vile e servile non era iscritto al partito fascista (pnf).

In un biglietto aveva scritto: “ il fascismo sta ricoprendo la nazione di sangue e di rovine” ; in un altro: “ il fascismo ha scatenato senza motivo una guerra criminosa, ove i nostri figli e fratelli trovano la morte. Siciliani, non combattiamo. Il vero nemico dell’Italia è il fascismo”. Fu tradito dal preside del Liceo (Rosario Verde). Il Tribunale speciale lo condannò a 18 anni di carcere. Dopo l’8 settembre, a Sulmona, dove si trovava incarcerato, le autorità fasciste lo consegnarono ai tedeschi. Dopo diversi passaggi in vari campi di sterminio fu trasportato nel famigerato lager di Mauthausen. Fu gasato ( aveva 51 anni) il 24 aprile del 1945, a pochissimi giorni dall’arrivo dei liberatori ( 5 maggio). C’è ancora una diretta testimonianza, molto vibrante e significativa, di un partigiano catanse – nativo di Linguaglossa - ( è il vicepresidente dell’ANPI di Catania) che ha avuto l’onore di conoscere direttamente Carmelo Salnitro, nei meandri dell’orrore di Mauthausen: Nunziato Di Francesco.

Nel suo libro “Il costo della Libertà” scrive così: “…….incontrai il prof. Carmelo Salanitro, insegnante di latino e greco nei licei;…..era nudo come gli altri, fisicamente mal ridotto, annichilito, scheletrico ai minimi termini, più che gli altri…privato dagli occhiali quasi non vedeva….sentito il mio accento etneo, mi abbracciò procurandomi un senso di gioia…….mi chiese il perché io così giovane fossi stato deportato. Partigiano, risposi, condannato a morte dal tribunale nazifascista di Torino. E lei, professore, perché qui?......Educavo, mi disse, i miei studenti a lottare contro le guerre, per la pace e la libertà a cui per la mia fede tanto credo…..”

Una testimonianza toccante e appassionata. Salanitro era un pacifico intellettuale, aveva contrastato il fascismo a mani nudi, disarmato. Prima della totale soppressione delle libertà da parte del fascismo era stato anche un uomo politico ( in quella fase che ancora rappresentava il primo stadio della democrazia italiana), infatti, aveva aderito ed operato nel cattolicesimo politico. Proveniva da una famiglia popolare, molto religiosa, di Adrano. Il padre era un piccolissimo artigiano. Dopo la laurea si impegnò operativamente nel neonato Partito Popolare dove militava Luigi Sturzo. Il 7 novembre del 1920 fu eletto nel consiglio provinciale. Nel frattempo era già iniziata, acutizzandosi sempre più nei periodi successivi, la violenza fascista. Poi venne la “marcia su Roma”, la dittatura, la cancellazione violenta di tutte le strutture civiche, democratiche ed istituzionali. Salanitro era un cattolico molto libertario, scevro da ritualità e servilismi culturali dettati dall’alto, e senza peli sulla lingua..

Nel suo “Diario”, tra l’altro scrive: ( 18 dicembre 1931) “..in Italia, invece i rappresentanti dell’alta cultura, adescati o intimiditi, si piegarono subito alla servitù mussoliniana, salvo pochissime eccezioni. E recentemente all’obbligo di giuramento di fedeltà a un re che ha violato lui il primo i giuramenti di fedeltà allo Statuto e si è messo fuori dalla Costituzione e perciò fuori dalla legge, facendoci opprimere dal 1925 da una banda di volgari delinquenti, su più di 1300 professori universitari e superiori tutti hanno vilmente sottostato, curvando il collo e la schiena; tutti ad eccezione di undici, i quali con il sacrificio del pane hanno salvato l’onore della scienza che è libera come lo spirito…..”.

Inoltre (11 febbraio 1932): “ Oggi festa civile per ricordare che tre anni come oggi il Prete, Pio XI, e il Birro, Mussolini, si accordarono insieme per opprimere e martoriare la misera Nazione……se si potesse parlare, si alzerebbe da tutti un tale formidabile grido di condanna e di riprovazione da raggiungere il Prete nella più remota delle innumerevoli stanze del palazzo Vaticano, dove a quest’ora si conta i miliardi avuti dal Birro, sudore e sangue del popolo…….”

Catania, la città e la provincia, sono stati molto ingrate, già a partire dalla fine della guerra, con Carmelo Salanitro, così come avvenuto con i tanti antifascisti che si operarono nel nostro territorio contro la dittatura, e i tanti martiri catanesi, uomini e donne, che sacrificarono la propria vita durante la Lotta di Liberazione. Tanti furono costretti ad emigrare per cercare pane e lavoro.

Il nuovo potere democristiano che flirtava fin dall’inizio con i nostalgici fascisti non aveva nessuno interesse di onorare i figli migliori, quelli caduti per ridare Libertà. Sono seguiti lunghissimi anni di totale oblio. La memoria di Salanitro si era….persa, a parte alcuni piccolissimi spicchi. E’ stata l’ANPI ( Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) catanase, assieme a diversi uomini e donne di buona volontà democratica, in particolare, che da diversi anni ha iniziato una continua e pressante opera di “rimemorizzazione” pubblica della figura martire del nazi-fascismo. Parecchie sono state le iniziative promosse, anche in propositiva risposta alla violenta provocazione antidemocratica della giunta comunale a intestare stradi catanesi a gerarchi fascisti.

Non solo durante le manifestazioni celebrative del 25 Aprile, ma, in particolare, con l’apposito convegno, “ Memoria e Libertà”, organizzato tre anni addietro presso il Liceo Cutelli di Catania, con la proposta formale di intitolare la scuola catanese al martire antifascista ( quest’anno è stata intitolata l’aula magna della scuola), e con la pubblica iniziativa effettuata il 24 aprile del corrente anno presso la facoltà di Scienze Politiche, dove, con la presenza della nuora, prof.ssa Maria Scavezzo Salanitro, di fronte ad un foltissimo pubblico è stato presentato “ Pagine dal Diario” di Carmelo Salnitro ( scritti dal 28 ottobre 1931 -6 giugno 1932)- a cura della Libreria Editrice Cuecm di Catania-

La Scavuzzo ha donato 500 copie del libro ai tanti professori catanesi convenuti per darne appropriata conoscenza agli studenti. L’iniziativa assunta dal Consiglio Provinciale di Catania è un giusto coronamento ai tanti sforzi profusi….per riportare in luce le gesta antifasciste di Carmelo Salanitro.

(domenico stimolo ANPI-Catania)

8 novembre 2006

Stati generali dell'antimafia: Roma il 17, 18 e 19 novembre 2006


“Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” con l’associazione “P. Impastato” e “Storie di note”

presenta:

19 Novembre 2006

Ancora Musica e Cultura:

ore 18:00 - Presentazione del libro “Peppino è vivo” a cura di Salvo Vitale, una raccolta di poesie, scritti e riflessioni dedicate a Peppino Impastato: ne parleranno con l’autore Salvatore Lo Bue, docente di poetica dell’Università di Palermo e lo scrittore Paolo Messina. Lettura di alcuni brani tratti dal testo.

Forum di discussione su “La cultura dal basso contro la gestione affaristica”, spunti ed esperienze dall’arte che sottolinea la sua vicinanza alle problematiche sociali e civili, rifiutando le speculazioni economiche. Interverranno Giovanni Impastato, Salvo Vitale, Pippo Pollina, Rambaldo degli Azzoni ed altri.

ore 21:00 - Pippo Pollina con la partecipazione di Serena Bandoli in “Racconti e canzoni”, recital musicale con testimonianze di Ignazio Butitta, Bertolt Brecht, Salvador Allende ed altri.

Il 19 novembre a Cinisi riprende vita l’esperienza di Musica e Cultura, il circolo che negli anni ’70 ha rivoluzionato le consuetudini delle aggregazioni giovanili, grazie all’ingegno e allo spirito rivoluzionario di Peppino Impastato.
In una giornata colma di testimonianze si paleserà lo spirito di iniziativa dell’arte che rifiuta ogni tipo di gestione affaristica, sottraendosi alle pressioni che vorrebbero relegarla in piccole oasi felici, rinunciando alla sua capacità di suscitare il dubbio, la riflessione.
Verrà messa in luce la necessità di salvare la cultura e, soprattutto, la musica dalla gestione di potentati che concepiscono i programmi culturali come un modo più elegante per realizzare speculazioni economiche, approfittando della scarsa attenzione che ad essa viene dedicata dalle istituzioni, che la collocano troppo spesso all’ultimo posto nella scala delle priorità.
Sono stanziati sempre meno fondi, che si concentrano, oltretutto, nelle stesse mani e nelle stesse tasche, costringendo progetti validi ed interessanti a vivere di autofinanziamenti o a non decollare affatto.
Come pensano, a questo punto, di favorire la crescita sociale e civile di un paese senza una corretta politica di promozione culturale e senza rispettare la giusta distribuzione dei finanziamenti che permette la libertà di espressione?

Esiste tuttora un’altra musica, un’altra cultura che parte dal basso, che nasce dal popolo, dalle esperienze di vita ed è per questo autentica, legata alla difesa della libertà e all’impegno civile e sociale. In quanto figlia del quotidiano e della vita comune non può che essere sensibile ai problemi e le incertezze di questo nuovo mondo, troppo spesso incentrato sull’economia e sulla falsa politica, lontano dagli occhi e dalle mani di chi subisce ingiustizie.
C’è, quindi, una forma d’arte che resiste, che sfugge ai magnati del settore e per questo troppo spesso non ha spazio ne voce, ma continua nell’umiltà dei suoi contenuti, nella determinazione di quanti si impegnano per alimentarla, rifiutando l’ottica del semplice professionista.

La cultura è un diritto universale che deve riappropriarsi delle sue alte finalità, favorendo la crescita intellettuale, la condivisione di valori, ritornando ad essere alla portata di tutti e non di piccole elites, grazie ad una corretta politica economica che permetta prezzi abbordabili.
Partendo dall’analisi dell’attuale scorretta dislocazione dei finanziamenti pubblici alla cultura, che favorisce comunemente gli interessi di pochi soggetti con le mani in pasta, il dibattito avrà come fine la costituzione di una rete di persone ed associazioni sensibili a queste tematiche, corredando la proposta con la creazione di una piazza virtuale che permetta la condivisione di progetti culturali di vario genere, cominciando dal recupero del festival “Nuove tendenze”, un valido esperimento di scoperta delle migliori tradizioni e innovazioni musicali e non solo, condotto da Peppino Impastato e i suoi compagni.

Concludiamo questa comunicazione invitando, quindi, a partecipare al confronto tutti coloro (associazioni, artisti, organizzatori di eventi) che sono interessati ad apportare il proprio contributo, condividendo le proprie esperienze ed idee, per costruire una vita culturale fertile e sincera, sostenuta da una sistema di canali di divulgazione per contenuti alternativi.
Chiunque voglia può lasciare la sua testimonianza o le sue riflessioni, che verranno poi riportate nel dibattito, sul sito www.peppinoimpastato.com, postandole come commento alla notizia dell’evento.

7 novembre 2006

SETTE GIORNI PER GENOVA

27 novembre al 3 dicembre

Una settimana di mobilitazioni per la commissione parlamentare d'inchiesta
sul G8

Il Comitato verità e giustizia per Genova invita tutte le reti, i
movimenti, le forze sociali ad attivarsi per una settimana di mobilitazione
a favore di una commissione di inchiesta sui fatti di Genova e Napoli del
2001.

Chiediamo di organizzare eventi in tutta Italia, per sostenere la richiesta
della Commissione d'inchiesta, della legge sulla tortura e di quella
sull'identificazione delle forze dell'ordine, per dare informazioni e per
raccogliere fondi a sostegno dei processi in corso a Genova.

Il Comitato e' disponibile a fornire materiali, testimoni, idee.

Tutte le iniziative si svolgeranno durante l'ultima settimana di novembre e
forniremo tutti i dettagli su date e luoghi, attraverso la nostra mailing
list ed il nostro sito.

Per informazioni contattare il Comitato:
info@veritagiustizia.it

L'APPELLO DI GIULIETTO CHIESA
Esiste già un ampio schieramento di forze politiche che accetta la proposta
di istituire una Commissione d'inchiesta del parlamento italiano sui fatti
tragici di Genova 2001.

E' al governo in Italia una coalizione che ha scritto questo impegno nel suo
programma e che non sarebbe al governo se centinaia di migliaia di cittadini
non l'avessero votata, anche per quell'impegno.

Soprattutto esistono centinaia di migliaia di italiani, e molto
probabilmente qualche milione, che chiedono a gran voce questa decisione.

Che non è una richiesta eversiva, ma che significa far funzionare le
istituzioni democratiche secondo la Costituzione e nel rispetto delle
richieste di una parte del paese, foss'anche minoritaria (della qual cosa è
lecito dubitare).

Come parlamentare europeo, inoltre, sento di dover rappresentare anche le
richieste di giustizia dei cittadini europei che vennero a Genova,
pacificamente, per manifestare, ritenendo che l'Italia fosse un paese
democratico, e venendo trattati come eversori e criminali.

E' giunto il momento della chiarezza.

Giulietto Chiesa - Presidente onorario del Comitato Verità e Giustizia per
Genova

FORUM VERSO LA SINISTRA EUROPEA
genova@forumsinistraeuropea.it
http://versose.altervista.org

5 novembre 2006

Informazione in Sicilia: un convegno per la libertà

La Catena di San Libero
31 ottobre 2006 n. 343

di Riccardo Orioles

Chi: Casablanca, Isola Possibile, Tele Jato, Girodivite, Edizioni Le
Siciliane, Le Inchieste, Itacanews, Città Nuove, I Cordai, Pizzino, La
Primavera, Cittainsiemegiovani, Gapa, Addiopizzo, Malastrada Film,
RadioAut, il Dialogo, Radio Zammù, Sicilia Libertaria, Step1, Terre
Libere
, Grilli dell'Etna.
Come: in due giornate di dibattito operativo. La prima fra i gruppi,
testate e soggetti della società civile interessati a porre le basi
per una rete siciliana dell'informazione. La seconda con i politici
progressisti interessati a sostenerla (fra cui Nando dalla Chiesa,
Beppe Giulietti, Saro Liotta, Orazio Licandro, Giusepep Cipriani,
Giovanni Burtone e Margherita Samperi).

Quando: sabato 4 (ore 16.30, aula A1) e domenica 5 novembre (ore16.30, Aula A1).
Dove: Catania, Facoltà di Lingue, piazza Dante, ai Benedettini.
Perché: per cominciare a coordinarci insieme in un progetto

alternativo al monopolio. Per contribuire con un documento
sull'informazione agli Stati Generali dell'Antimafia indetti da Libera
per metà novembre. Per un disegno di legge che tuteli l'esercizio del
diritto di cronaca. Per un concreto e deciso impegno delle forze
politiche progressiste a favore della piccola editoria e del
giornalismo civile.