17 novembre 2006

PERIODO DI CRISI IN VAL DI NOTO

Il Comitato per le Energie Rinnovabili e contro le Trivellazioni Gas-petrolifere in Sicilia:

comunica che sono state avviate , da parte della Panther Eureka srl le procedure per richiedere le Autorizzazioni edilizie al Comune di Noto per iniziare i lavori di perforazione gas-petrolifera a soli 3 km da Noto, in contrada Zisola.

Ci resta poco tempo prima che possano iniziare.

Tutte le forze sociali, civili e politiche del territorio, che da tempo si sono espresse in modo contrario alla decisione assurda dell'ex Assessore all'Industria Marina Noè di “regalare” uno sviluppo industriale al territorio di Noto e ai suoi abitanti, si stanno attivando per fermare l’inizio delle perforazioni per la ricerca gas-petrolifera.

La Regione Siciliana, con a capo Cuffaro, imperterrita continua nel suo SILENZIO DI TOMBA, UN SILENZIO/ASSENSO che dimostra l’assoluto menefreghismo del Governo Regionale rispetto alla volontà della maggioranza dei cittadini e delle sue Istituzioni Locali (Comuni e Provincia), buttando in tal modo nel baratro dei soprusi un territorio che ha scelto da anni la sua vocazione turistico-culturale ed agricola.

L'ultima puntata riguarda le mega-torri eoliche che ci vogliono imporre sempre da quei palazzi di Palermo.

Il Comune di Noto ha perfino richiesto a Palermo i documenti di tutta la vicenda ma dagli Uffici Regionali è arrivato solo SILENZIO.

PALERMO PALERMO!!!

Siamo stanchi di subire le scelte dalla "lontana Palermo" e se il sig. Cuffaro non si decide ad annullare quegli errati permessi, chiameremo a raccolta tutti i Siciliani che hanno un cuore per la loro Terra, tutti gli Italiani e i cittadini del Mondo che amano i Val di Noto, per venire a fermare le trivelle che si vogliono abbattere sopra un Patrimonio dell'Umanità, che stava cominciando a vedere la luce della prosperità economica grazie al turismo e all'agricoltura di qualità(Olio di Oliva,Vino,Formaggi...).

A Scanzano Ionico la gente del posto è riuscita a fermare il deposito di scorie radioattive nel suo sottosuolo.

A Noto sarà la gente del Mondo a proteggere il Patrimonio paesaggistico e culturale di Tutto il Val di Noto (incluse zone rurali con le preziose risorse idriche ) dalle Trivelle gas-petrolifere!!!

Il Val di Noto non appartiene a Cuffaro, né all’Assessorato Regionale all’Industria, che hanno concesso tali permessi, senza aver ascoltato e rispettato la volontà delle Comunità Locali!

Il Val di Noto appartiene al Mondo, a partire dai suoi abitanti!

Invitiamo Tutti Voi ad esprimere la richiesta di annullamento dei permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Val di Noto ( Concessioni a Panther ed Edison) al Presidente della Regione Sicilia “Totò Cuffaro” inoltrando le richieste al seguente numero di Fax: 091-7075370 o ai seguenti indirizzi email urp_segrgen@regione.sicilia.it

governosicilia@libero.it; segreteriagabinetto@regione.sicilia.it; r.barberi@regione.sicilia.it; p.valenti@regione.sicilia.it; gbattaglia@regione.sicilia.it;

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Noto novembre 2006 Comitato Per le Energie Rinnovabili e contro le Trivellazioni Gas-Petrolifere in Sicilia www.notriv.it

Il blog e l'altra informazione: dalla striscia di Gaza

Renato wrote:

Caro R., ogni tanto interrompo il mio lavoro di responsabile del Centro per i bambini autistici dell'Ospedale di Acireale e presto il mio tempo a Medici senza frontiere.

Da settembre scorso a marzo di quest'anno ho svolto una missione per loro nella Striscia di Gaza, per un progetto di salute mentale per la popolazione traumatizzata.

Adesso
continuo a denunciare gli orrori di questa aggressione continua all'interno del piu' grande lager attualmente esistente al mondo


Blog: http://gazaemergency.spaces.live.com


da La Catena di San Libero 17 novembre 2006 n. 345

16 novembre 2006

TI SVEGLI E TI SCOPRI D'ESSERE: UN SEGRETO DI STATO

CASA DELLA LEGALITA' E DELLA CULTURA - O.N.L.U.S - Sicurezza Sociale
Osservatorio sulla Criminalità e le Mafie
Osservatorio sui reati Ambientali

Sede Centrale: Via Sergio Piombelli 15, 16159 Genova
http://www.genovaweb.org
e-mail: osservatoriomafie@genovaweb.org

AGGIORNAMENTO URGENTE - 15.11.2006

Tra i nuovi indagati anche il direttore de Il Sole 24 Ore e Radio 24, Giancarlo Santalmassi, ed il responsabile della testata Affari Italiani del portale libero.it, Angelo Perrino, il responsabile del sito del PdCI della Calabria e del sito badolato.it. Sequestrato anche il Dossier che abbiamo redatto come Casa della Legalità!

TI SVEGLI E TI SCOPRI D'ESSERE: UN SEGRETO DI STATO

Sequestrato - sempre dalla Procura di Reggio Calabria - il dossier della “Casa della Legalità - Osservatorio sulle Mafie” sulla Asl di Locri. I colletti bianchi hanno timore? Curioso: anche quello sarebbe Segreto di Stato? Ma dove è la parcella per lo studio da noi fatto?

La follia non ha limiti. Dopo il sequestro e l’oscuramento (sui siti di Casa della Legalità, Democrazia Legalità, Repubblica, Comunisti Italiani, Gil Botulino) della Relazione sulla Asl di Locri della Commissione d’accesso (atto amministrativo di un procedimento concluso con il Commissariamento decretato dal precedente Governo), dopo il silenzio della stampa nazionale, un nuovo atto chiaramente intimidatorio, per far tacere sui rapporti, le complicità, le infiltrazioni, le connivenze (e convivenze, anche magari per parentela), dei colletti bianchi della classe dirigente in Calabria (ma non solo) con i mafiosi. Eppure le, poche carte pervenuteci, portano i simboli dello Stato, quale ulteriore sfregio alla Costituzione ed allo Stato di diritto dobbiamo aspettarci?.

Dalla lettura di questa nuova notifica, sempre della stessa Procura, dello stesso pm Giuseppe Lombardo, (non della DDA) nell’ambito del medesimo procedimento penale 2243/06, apprendiamo di essere indagati sempre per i delitti di cui agli artt. 110, 117, 326 C.P., oltre che con:

- Vittorio Zucconi, direttore responsabile di Repubblica.it;
- Elio Veltri, Roberta Anguilesi, Marco Ottonelli, direttore e giornalisti di democrazialegalita.it;
- Paride Leporace direttore del quotidiano Calabria Ora
anche con:
- Perrino Angelo (direttore responsabile della testata giornalistica su web canali.libero.it);
- Pantano Agostino (responsabile comunisticalabria.org – organo della Segr.Regionale del PdCI);
- Santalmassi Giancarlo (direttore responsabile de Il Sole 24 Ore e Radio 24);
- Andreacchio Pasquale (responsabile del sito web badolato.info).

Oltre alla infondatezza generale del Procedimento, risultano compiute non uno ma molteplici errori di procedura vizianti radicalmente l’azione penale messa in atto, venendo ora evidente l’assoluta “devianza” delle indagini. Infatti si afferma che noi, avremmo aggirato il provvedimento di sequestro della Relazione, ripubblicandone stralci nel Dossier. Ma se quel Dossier è on line dal 27 ottobre 2006 (proprio nel giorno della perquisizione armata – con sequestri – all’ora dei camorristi nelle abitazioni dei giornalisti di Democrazia e Legalità a Firenze), mentre il sequestro del nostro sito è stato effettuato il 3 novembre (e notificatoci il 7). Quindi quale “aggiramento” del sequestro? Piuttosto una volontà persecutoria da parte del sostituto procuratore Lombardo, figlio d’arte dell’ex Procuratore Capo di Locri, Rocco, che, estraneo alle indagini di mafia in quanto non componente della DDA, continua ad affermare che esistono indagini, di fatto, sulla mafia, esterne alla DDA nella procura di Reggio Calabria.

E poi: se il Dossier sulla Asl di Locri, che come “Casa della Legalità – Osservatorio sulle Mafie” abbiamo redatto (e non siamo un Ufficio o Servizio di Stato) è un Segreto di Stato, allora, cortesemente, versare la parcella per la consulenza sul conto della “Casa” (gli estremi sono su sito).

Ed ancora se non è possibile pubblicarne brevi stralci e/o sintesi, allora sicuramente sono state sequestrate tutte le copie dei quotidiani che le hanno pubblicate (oltre che nelle redazioni, nelle biblioteche e nelle case dei lettori). Una rete d’intelligence straordinaria quella del pm Lombardo, ma perché non la mette a disposizione delle indagini della DDA sulla ‘Ndrangheta?

Quale segreto di Stato è mettere una dopo l’altra le ditte dei soci, delle aziende che le diverse ‘ndrine utilizzavano per dominare la ASL di Locri, vorremmo davvero saperlo.
Visure camerali pubbliche, naturalmente omessi i dati sensibili, sono certo strumento utile per capire, inequivocabilmente, quali altri Enti o Strutture pubbliche (scuole, ospedali, comuni, province, magari Regione con 22 indagati su 50 consiglieri,….) hanno rapporti di affari con l’onorata società. E’ questo che c’è nel dossier, per deduzione quindi, si potrebbe dire che il Segreto di Stato sta qui: Rendere evidenti i legami, le connivenze e le alleanze tra la ‘Ndrangheta, l’economia, le Istituzioni (cioè parte dello Stato). Allora lo si dica.

Noi andiamo avanti! La verità non è cancellabile. Anche se è scomoda – ormai in modo evidente – per alcuni, crediamo anche, in alte sfere. Ma non ci sono nomi intoccabili, sia chiaro!
Per assurdo, in questo paese, per combattere le mafie: I fought the law. (come la sezione dedicata a questa lucida follia sul nostro sito www.genovaweb.org)

f.to uno dei tanto indagati
Christian Abbondanza

Sui siti tutte le informazioni:

- sez. I fought the law - con la cronologia dal 27 ottobre ad ora, gli estratti delle notifiche,...
http://www.genovaweb.org/legalita_2/ifoughtthelaw.htm

- sez. Ascolta la Relazione - le trasmissioni ascoltabili di Radio 24 de Il Sole 24 Ore
http://www.genovaweb.org/legalita_2/radio24_sole24ore.htm

- sez. Relazione Asl Locri - con commenti, schede, rassegna stampa...
http://www.genovaweb.org/legalita/nella_asl_locri.htm

oltre naturalmente alle altre questioni affrontate.

Approfondimenti e antefatti:

Sequestro di "Calabria ora"

Perquisizione a "democrazia e legalità"



15 novembre 2006

Dodici miliardi per spese militari

La finanziaria taglia tutto ma aumenta le spese militari

PeaceReporter non ha mai voluto schierarsi politicamente. In redazione abbiamo idee diverse sulla politica. Ma forse la scelta di non schierarsi non deriva dal rispetto della pluralità di opinioni che abbiamo in redazione.

Una idea la abbiamo, siamo contro la guerra. Perchè la abbiamo vista e ne abbiamo sentito l'odore. Sappiamo cos'è, a differenza dei nostri politici. Ed è questo a metterci fuori da ogni schieramento possibile.
Perché, lo abbiamo detto spesso, sulla scelta tra pace e guerra non c'è distinzione di sorta, tra le nebulose che adesso si chiamano centrodestra e centrosinistra, e che con la destra e la sinistra in realtà c'entrano davvero poco.

La nuova Finanziaria, per quanto ce la presentino come rose e fiori, è di quelle lacrime e sangue. Nuove tasse, nuovi tagli e sempre ai servizi al cittadino. Meno soldi per le scuole, per la sanità, per la ricerca scientifica: i pilastri di quella democrazia che bellamente andiamo esportando in giro per il mondo.
Ma le spese militari aumentano. Lo avevamo scritto prima della presentazione della legge. Speravamo che strada facendo il governo accendesse il lume della ragione. Ma ancora una volta ci siamo illusi. Non solo le nostre cupe previsioni si sono rivelate realistiche, ma anzi, le spese militari sono addirittura più di quanto avessimo sinistramente previsto.
Dodici miliardi di euro investiti in quella che il nostro amico chirurgo Marco Garatti definisce "puzza di sangue e merda": dodici miliardi di euro investiti nella guerra.

http://www.peacereporter.net/

13 novembre 2006

Interrogazione parlamentare su: gestione aereporto "Fontanarossa" di Catania

La resistenza di Radio Gamma 5,trent’anni a microfono aperto

di Laura Eduati

Per chi non si è mai sintonizzato, è difficile descrivere Radio Gamma 5. Una radio che da trent’anni accoglie gli ascoltatori a microfono aperto e li fa parlare commentando temi come l’omosessualità, i diritti delle donne, la religione, la medicina alternativa. Senza censure né intellettualismi.

Una colossale chiacchierata quotidiana, e notturna, dove mille voci si intersecano - spesso in dialetto veneto, il network è di Padova -, moderati da speaker che non prendono una lira, in un susseguirsi di dibattiti. O insulti. «Le telefonate non subiscono alcun tipo di filtro», ci spiega il conduttore Francesco Scanagatta, che di lavoro fa il ragioniere e per andare in onda chiede le ferie. «Spesso la gente chiama solo per urlarci: comunisti! E poi riattacca». Radio Gamma 5, fondata nel 1976 delle antenne libere a Cadoneghe (Pd), non fa mistero delle proprie simpatie politiche, negli anni ’70 contigue al Pci e oggi fortemente anti-leghista e anti-berlusconiana. Controinformazione gestita da una cooperativa di 60 persone, occupate nei ritagli di tempo a far vivere una delle poche radio comunitarie d’Italia: sono operai, artigiani, panettieri, pensionati, giovani precari, o veterinari come il presidente Paolo Girotto. Con un palinsesto settimanale che prevede programmi di musica (ballo liscio incluso, «per accontentare i più anziani»), “Bar Sport”, rassegne stampa, “Paganesimo, magia e stregoneria”. Il programma “Ci penserò”, ad esempio, è tenuto da un operaio-scrittore che legge in diretta i propri racconti e li commenta con gli ascoltatori.

Ma la radio, si legge nel sito www.radiogamma5.it, è anche “un’osteria” dove gli aficionados chiamano semplicemente per sapere come sta il padre di Tizio, ricoverato in ospedale, o per salutare velocemente il marito o la moglie al lavoro - e la sensazione è quella di stare in una piazza del Veneto che non c’è più, dove tutti si conoscono e si fermano a parlare prima di tornare a casa per cena. «Se dovessimo applicare la legge sulla privacy chiuderemmo all’istante». Lo spazio della radio, insomma, è aperto a chiunque. Poco tempo fa un migrante nigeriano ottenne lo spazio per una trasmissione sui nigeriani in Italia; lo stesso è accaduto per un gruppo di ex alcolisti e ad un dissidente iraniano. L’importante è che se ne parli. «Siamo stati tra i primi in Italia a dare spazio alle tematiche sugli omosessuali e alla pedofilia all’interno della chiesa», rivendicano con orgoglio. I conduttori fanno da speaker, registi e centralinisti. Senza mai un rimborso spese, senza mai uno stipendio. Un pezzo di tradizione veneta che rischia di chiudere a breve, soffocata dal solito vecchio problema: i “schei”. E forse anche dalla semplice persecuzione politica.

Le spade di Damocle sono due. La prima è la multa che l’Arpav (l’agenzia regionale per la protezione ambientale del Veneto) ha comminato alla radio, ritenuta responsabile del 60% dell’inquinamento elettromagnetico nei dintorni del ripetitore situato sul Monte Grappa, nel Comune di Romano d’Ezzelino (Vicenza). L’importo della multa è da fissarsi, ma può variare dai 25mila ai 150mila euro. I tecnici di parte nominati da Gamma 5 sostengono invece che il dato è del 7%, e la cooperativa si dice disponibile a spostare il ripetitore («molto debole», assicurano). La sindaca di Romano Rossella Olivo (Lega Nord), oggi dimissionaria, ha sempre rifiutato ogni tipo di compromessi con la radio padovana. Il ripetitore si trova in cima ad una casa utilizzata per poche settimane l’anno, in una zona poco abitata ma colma di ripetitori di network ben più grossi. Eppure l’Arpav ha multato solamente Gamma 5, Radio Capital e la voce dei disobbedienti Radio Sherwood (che ha deciso di far ricorso). Il sospetto, dicono in radio, è che si voglia colpire uno dei capisaldi della controinformazione di sinistra.

Spada di Damocle numero due: il 22 novembre la cooperativa riceverà lo sfratto esecutivo. Dovranno andarsene dall’appartamento che affittano da trent’anni perché lo stabile, prima vuoto, è stato acquistato da un imprenditore edile propenso ad affittarlo ai migranti. Gamma 5 ha chiesto di comperare i locali, ma la somma richiesta è troppo alta per le loro tasche. Da lunedì il palinsesto è saltato per lasciare il posto agli appelli per la raccolta fondi. Per la prima volta, dicono, parliamo di noi e della nostra storia. «Contiamo migliaia di ascoltatori, ma per la maggior parte si tratta di gente con stipendi molto bassi, precari e pensionati. Il loro contributo è fondamentale, ma non sufficiente», ci spiega Scanagatta. I fondi dovrebbero coprire il doppio abisso: la multa Arpav e l’acquisto di un capannone abbandonato dove trasferire Gamma 5. Tanti schei davvero.

Nel frattempo ad aiutare i padovani sono intervenuti i valsusini di Venaus, che hanno spedito un camion di miele per rivenderlo, e alcuni comuni dell’Irpinia, grati a Gamma 5 perché al tempo del terremoto si prodigò per dare loro una mano.

«E’ chiaro che diamo fastidio, da sempre c’è qualcuno che cerca di farci chiudere o danneggiarci perché in Veneto siamo una voce scomoda». Se quella voce dovesse spegnersi, migliaia e migliaia di ascoltatori (concentrati principalmente nelle province di Padova, Treviso e Vicenza), perderebbero la piazza radiofonica che li ospita “indipendentemente dall’età, dal ceto sociale, dal lavoro o dal conto in banca”.

Per contributi c/c postale 25386459 intestato a Cooperativa Gamma 5, via Belzoni 9, Cadoneghe (Pd)

da liberazione.it

ROMPERE IL SILENZIO

Lettera aperta al mondo dell'informazione.

Il sangue e il terrore continuano a scrivere la storia del Medio Oriente. Eppure sui grandi mezzi di informazione, pubblici e privati, del nostro paese si fatica a trovarne traccia. Di tanto in tanto un episodio più orripilante di altri diventa cronaca: cronaca dell'orrore, solo cronaca senza capo né coda, senza prima né dopo. Solo violenza dalla Terra Santa che si aggiunge alle altre violenze dell'Iraq, dell'Afghanistan o di casa nostra. Quasi mai troviamo un'analisi che aiuti a capire, un'inchiesta o un approfondimento che mettano in luce le radici dei problemi, l'intreccio delle responsabilità, un dibattito che metta a confronto le diverse tesi politiche o le proposte per uscire da questa tragedia infinita.

Eppure le domande sono molte. Cosa sta facendo l'Italia? E l'Europa? Cosa c'è dietro a questo spaventoso silenzio della comunità internazionale? Cosa non si sta facendo per evitare che la prossima guerra ci scoppi ancora una volta in faccia? Fino a quando dovremo restare in Libano? Perché non andiamo anche a Gaza?

L'Italia è stata chiamata ad assumersi importanti responsabilità in Libano e molte altre se ne dovrà ancora assumere per dare realmente una mano alla pace. Ma chi ne parla? Chi ne discute? Quando? Agli italiani è concesso, di tanto in tanto, di conoscere qualche fatto di cronaca nera: non di farsi un'opinione, di capire e dunque di agire.

Come può accadere tutto questo? Non è forse compito quotidiano dell'informazione rivolgere uno sguardo attento alla realtà, contribuire alla formazione di un'opinione pubblica critica e consapevole, andare alla ricerca della verità, favorire la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo?

Di fronte all'escalation di guerre e tensioni che dal Medio Oriente continuano ad infiammare il mondo, all'ennesima strage di Gaza, al lucido discorso pronunciato l'altro ieri da David Grossman a Tel Aviv, rivolgiamo un appello a tutti i giornalisti, agli organi di informazione, ai direttori delle reti e dei programmi radiotelevisivi, pubblici e privati, ai conduttori e responsabili delle trasmissioni di approfondimento perché si riaccendano i riflettori sul Medio Oriente, sui popoli che abitano questa regione a noi così vicina, sui responsabili della politica che hanno il dovere di agire subito, sulle tante organizzazioni della società civile e sui tanti enti locali che continuano a costruire ponti di pace, di solidarietà e di speranza, laddove altri predicano solo impotenza e rassegnazione.

Se si vuole ridurre il tasso di volgarità della nostra televisione, è indispensabile aumentare il tempo dedicato ai grandi temi dimenticati del mondo, a oordinatore nazionale della Tavola della pace
Giuseppe Giulietti, portavoce Associazione Articolo 21cominciare dalla Terra Santa e dal Medio Oriente. Non solo per conoscere cosa sta realmente accadendo ma soprattutto per capire cosa bisogna ancora fare.

Di tutto questo si parlerà ampiamente nella manifestazione nazionale per la pace in Medio Oriente in programma a Milano il prossimo 18 novembre per iniziativa di numerose organizzazioni della società civile e di enti locali. Non ci interessa solo la quantità di tempo e spazio che verrà dedicata a questa straordinaria iniziativa di pace ma anche, e soprattutto, la quantità del tempo e dello spazio che da oggi verrà dedicato ai problemi che sono al centro delle nostre preoccupazioni.

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace
Giuseppe Giulietti, portavoce Associazione Articolo 21

Ho letto "Camici Sporchi"...

di Rita Pani (APOLIDE)

Qualche tempo fa venni invitata ad occuparmi di una vicenda che stava “per provocare un terremoto” in Liguria. La vicenda altro non era che un libro; se però un libro è in grado di provocare qualche smottamento tellurico, pensai valesse la pena di saperne di più.
Ricevetti molte e-mail “sulla vicenda” e quello che mi incuriosì maggiormente era la domanda che mi si poneva più spesso sempre in forma riservata e con la richiesta, nel caso avessi potuto rispondere, di farlo privatamente e non pubblicamente sul blog.

Il libro è “Camici Sporchi” di Roberto Dantés, edito da Gammarò; la domanda, anzi le domande erano: “Sai se è vero che l’autore è un medico e sai se la storia è vera?”
E’ passato qualche mese da allora ed è ormai noto a tutti che sì, Roberto Dantés è un medico e la vicenda è ambientata in una ASL della Regione Liguria. Per essere più precisa forse dovrei scrivere che “ormai è arci noto in Liguria e in qualche altro condominio sparso per l’Italia che …”
Non so se l’uscita del libro “Camici Sporchi” poi lo abbia provocato davvero il terremoto, almeno quello sognato dagli amanti traditi della giustizia e della legalità, ma è certo che qualche smottamento tellurico lo ha provocato nei dipendenti delle ASL, a volte persino minacciati di ritorsioni qualora avessero partecipato alle varie presentazioni del libro organizzate dall’autore e dall’editore nel territorio ligure.

Ho letto il libro e devo ringraziare di cuore Roberto Dantès, per avermene fatto omaggio e per averlo scritto. Come scrivevo in principio, se un libro diventa una “vicenda” allora merita di essere letto, anche se sfogliando pagina dopo pagina, senti salire la rabbia ed il disgusto, fino a renderti conto che è un libro di morbida creta che potrebbe modellarsi su ognuno di noi. Spero che quest’opera varchi massicciamente i confini della Liguria, non si ha bisogno d’essere medici, malati, infermieri o virtuosi dirigenti d’azienda per appartenergli; d’altronde l’amarezza più grande, durante la lettura, l’ho avuta constatando che l’Ospedale di Pernambuco altro non è che l’esatta rappresentazione di mille altre realtà italiane, se non la rappresentazione esatta della realtà Italia. Mi viene in mente, per esempio, il Centro CASIC dell’area industriale di Macchiareddu a Cagliari, una sorta di oasi protetta dove vegetano figli e parenti di politici multicolori, lavoratori in via d’estinzione assunti a tempo indeterminato in epoca di precariato, o le Università italiane a conduzione familiare.

E’ strana l’amarezza che lascia questa lettura perché alla fine Dantés non ha fatto altro che raccontare una storia già scritta molte altre volte, e sono certa che molte altre volte ne leggeremo, e ne denunceremo ed è così che si comprende che qualcosa non va in noi, prima che nelle cose dello stato
Ho trovato di tutto dentro questo libro, mille spunti per vivacizzare il mio infimo contributo alla lotta contro questo Stato e questo stato di cose. Ribadisco: basta leggerlo con un po’ di elasticità mentale e lasciare che la creta che contiene si modelli su di te, su una delle ingiustizie subite o su un’ingiustizia che hai inflitto.

C’è Loris Rocchi, e la sua forma che si scambia con la mia, per esempio; a lui è andata meglio che a me. Io sto ancora qua.

da http://r-esistenza-settimanale.blogspot.com/

12 novembre 2006

I buchi neri di Internet











Ancora un rapporto stilato da Reporters sans Frontières che porta alla luce una triste realtà. Si tratta di censura, rivolta in particolare verso Internet, il mezzo di comunicazione libero per definizione, a cui alcuni Paesi del mondo hanno messo il bavaglio.

La lista dei "13 nemici di Internet" segnala le nazioni in cui la censura ha la meglio sulla libertà di espressione dei singoli, ma anche in che modo questa viene applicata.
Cina, Cuba, Iran, Bielorussia, Myanmar, Corea del Nord, Siria, Egitto, Tunisia, Arabia Saudita, Vietnam, Turkmenistan e Uzbekistan: in questi Paesi organi militari o governativi applicano un ferreo controllo sui contenuti considerati "sovversivi" o che minano la "sicurezza". In alcuni di questi solo i funzionari del governo hanno accesso alla rete. Altri tengono sottopressione i blogger e gli editori indipendenti costretti all'autocensura per evitare torture e perfino l'arresto.

La buona notizia è che Libia, Nepal e Maldive sono stati tolti dalla lista nera perchè anche se non ancora del tutto esenti da censura hanno dato l'accesso a internet alla maggior parte dei cittadini.

L'organizzazione Reporters sans Frontières ha promosso una "cybermanifestazione" contro I buchi neri di Internet, con tanto di lista dei blogger che sono ancora in prigione per aver espresso la propria opinione online. Per partecipare basta inserire il proprio nome, l'e-mail e lasciare un messaggio.

(Ri)sequestrato anche "Calabria Ora"

03/11/2006

Sta succedendo qualcosa, e questo qualcosa ci turba. Dopo il sequestro dei nostri computer, apprendiamo che anche i supporti informatici (pare di capire che si tratti degli archivi e-mail) del quotidiano Calabria Ora sono stati sottoposti a sequestro dalla polizia postale. E' necessario conoscere qualche passaggio per comprendere la situazione...

Dunque, nella primavera scorsa, il prefetto Basilone conduce, con alcuni funzionari, una ispezione nella Azienda Sanitaria Locale n. 9 di Locri e Siderno, scoperchiando così un verminaio di incuria, corruzione, disattenzioni, sottomissioni alla 'ndrangheta e spreco di denaro pubblico. La relazione che descrive tutto ciò viene consegnata al ministro dell'interno Pisanu.

Immediatamente, però, comincia anche a circolare in ambienti giornalistici e politici: non sappiamo come e perchè, ma accade. Diremmo però che è normale che accada. La relazione viene considerata talmente grave, che diventa la base dello scioglimento per mafia della Asl e del suo commissariamento immediato. Immaginiamo che perlomeno i funzionari e i dirigenti esautorati la abbiano dovuta leggere, anche solo per potersi eventualmente difendere nelle opportune sedi.

E' in contemporanea con questo atto di commissariamento che Pisanu decide di segretare la relazione. Però è troppo tardi, dato che molti quotidiani (dal Messaggero al Sole 24 Ore, dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa a vari giornali calabresi) ne pubblicano stralci, commenti, riassunti. Il caso sta per scoppiare, quando la notizia viene "soffocata" da una clamorosa novità: l'arresto degli esecutori materiali prima, e dei mandanti poi, del delitto Fortugno. Per settimane, giustamente, l'attenzione giornalistica si concentra sul progresso delle indagini. Nel frattempo, arriva la campagna elettorale, e della relazione non parla più nessuno.

Nessuno tranne Calabria Ora, che, con grande determinazione, decide di pubblicarla per intero. il giornale diretto da Leporace sceglie la strada della pubblicazione a "puntate", ma dopo appena la prima, ecco che la procura di Reggio ordina perquisizione e sequestro del materiale. Il testo del documento, nella sua interezza, rimane a lungo sconosciuto alla opinione pubblica.

Finquando, poco tempo fa, non lo pubblichiamo noi, proprio in occasione dell'anniversario della morte di Franco Fortugno. Questa volta l'eco è più ampia: ci arrivano tante e-mail, e tante telefonate (non tutte di particolare simpatia, in realtà). Ansa e altre agenzie fanno circolare il contenuto della relazione. Molti siti web ci linkano, o lo scaricano per intero e lo ripubblicano. Persino Repubblica.it lo mette on line integralmente. Ad annozero, giornalisti e politici in studio ne parlano diffusamente. Il 27 ottobre, come ben sapete, scatta la perquisizione ed il sequestro in casa nostra.

E ieri , 2 novembre, la polizia si ripresenta nella redazione di Calabria Ora. Non sappiamo a cercare esattamente cosa. L'Ansa batte questa agenzia: La Polizia Postale ha notificato oggi alla redazione ed al direttore del quotidiano "Calabria Ora", Paride Leporace, un decreto di acquisizione di tabulati telefonici ed informatici relativi al traffico di posta elettronica di due indirizzi e-mail del giornale. L'iniziativa giudiziaria della Procura della Repubblica del Tribunale di Reggio Calabria, secondo quanto riferito da Leporace, si riferisce alla pubblicazione, da parte di "Calabria Ora", di stralci della relazione della commissione d'accesso all'Asl di Locri che ha determinato il commissariamento dell'ente per infiltrazioni mafiose. Nei mesi scorsi, la redazione del giornale era stata perquisita dopo la pubblicazione di una prima parte del documento secretato. "Non riesco a spiegarmi quest'ultima iniziativa - ha commentato leporace - Mentre a Napoli ed in Calabria si verificano fatti ben piu' gravi, la magistratura si accanisce contro un giornale che ha tentato di pubblicare una relazione che secondo un ministro della Repubblica andrebbe diffusa nelle scuole". Leporace ha reso noto di essersi rivolto alla Federazione della Stampa affinche' tuteli il diritto-dovere di cronaca del suo quotidiano.

Non vogliamo drammatizzare nè vogliamo apparire melodrammatici, però, insomma, tutto questo non ci piace. Ci sono principi sacrosanti (quelli sanciti dall'art. 21 della Costituzione, ad esempio) che non soloaffermano il diritto ad informare, ma, diremmo sopratutto, affermano il diritto ad essere informati. Comprendiamo - per quanto possibile- le ansie della Procura di Reggio Calabria, ma ci sentiamo anche molto preoccupati da una serie non positiva di eventi che paiono andare esattamente nel senso contrario rispetto a quei diritti e a quei principi. Si sta, pensiamo, perdendo un po' il senso delle urgenze, e l'ordine delle priorità. Ci preoccupa sapere che , mentre l'opinione pubblica dovrebbe trarre solo beneficio dalla pubblicazione della relazione Basilone, è viceversa la parte più oscura e meno limpida della società calabrese a ricevere un vantaggio dal silenzio, dalle nebbie, dal mettere a tacere chi - coraggiosamente- parla. Non vorremmo che azioni e scelte volte a tutelare la sicurezza dello Stato, si rivelassero invece involontari favori nei confronti proprio di coloro che allo Stato hanno mosso una sanguinosa e decennale guerra feroce.

da democraziaeegalita.it

Perquisita la redazione di "democrazia e legalità"