27 dicembre 2006

Beppe Grillo: Gli inceneritori

Iniziative per il decimo anniversario del naufragio del Natale ’96

Si è da poco conclusa la settimana d’iniziative per il decimo anniversario del naufragio del Natale ’96

Report da Portopalo

Il 20/12 nel Tribunale di Siracusa si è celebrata l’ennesima udienza del processo, che vede come unico imputato il pakistano-maltese Thourab, proprietario della F174, il cui relitto giace in fondo al mare a largo di Portopalo.

La significativa novità di questa udienza è stata l’audizione di 2 superstiti pakistani, che finora non erano stati inseriti fra i testi. Il cinquantenne Mohammed Afzal, rimasto sulla Yiohan ed il trantaduenne Shaab Ahmad, l’ultimo a scendere nella F174, entrambi hanni ricostruito nei particolari gli strazianti momenti del naufragio. Durante l’udienza è emersa l’esigenza del riconoscimento su foto originale dell’imputato Thourab per verificare la sua eventuale partecipazione diretta al tragico viaggio; la Corte ha deciso pertanto di prolungare la permanenza in Italia dei 2 testi, venuti appositamente dal Pakistan, fino alla prossima udienza, fissata il prossimo 17 gennaio. La giornata si è conclusa con la positiva notizia dell’audizione a Roma da parte di Prodi di una delegazione dei 90 parlamentari, che, a partire da Tana De Zulueta, da anni richiedono il recupero del relitto; la disponibilità del Presidente del Consiglio va ora tradotta in modi e tempi definiti, visto che proprio Prodi si era impegnato già con i familiari pakistani in tal senso, ma senza risultati concreti.

A Catania il 21/12 la quinta udienza in Corte d’Assise d’Appello contro il libanese El Hallal, capitano della Yiohan è stata posticipata al 16 gennaio, ma l’avvocato Crisci, che difende 32 famiglie delle vittime, è riuscita a far inserire nella prossima udienza anche i 2 superstiti pakistani.

A Melilli (Sr) il 23/12 si è tenuta nell’aula del consiglio comunale un’assemblea, nel corso della quale gli amministratori locali hanno consegnato ai 2 superstiti un targa per il gemellaggio con la cittadina pakistana di Torder, che ha avuto 13 vittime nel naufragio; fra i relatori sono intervenuti rappresentanti di Attac, Rete Antirazzista, Alessia Montuori di Senza Confine e Renato Sarti del Teatro della Cooperativa, che in serata insieme a Bebo Storti hanno interpretato lo spettacolo di cabaret tragico "La nave fantasma"; all’assemblea era stato invitato il sindaco di Portopalo Cammisuli (An), che sdegnosamenta ha declinato l’invito.

Per il 26/12 con numerose associazioni siracusane abbiamo indetto un corteo per ricordare proprio nelle strade di Portopalo la tragedia; veniamo informati che l’infaticabile parroco locale Palacino aveva indetto proprio nello stesso luogo del nostro concentramento una sua celebrazione/manifestazione. Quest’arroganza si giudica da sola, visto che a Portopalo per anni il naufragio è stato solo "presunto" e l’amministrazione comunale ha seminato veleno contro chi, come noi si è sempre battuto per la verità e la giustizia "Con lo sguardo delle vittime" come diceva e praticava Dino Frisullo. Alle 17 il nostro corteo si è mosso con oltre 200 partecipanti lungo via V. Emanuele, con in testa lo striscione "Mai più naufragi- Chiudiamo i lager- Apriamo le frontiere" con su dipinte alcune scene del naufragio; alla fine si è tenuta un’assemblea in piazza Scalo Mandrie alla conclusione della quale sono stati gettati in mare 300 garofani.

Oltre alle prossime udienze del 16 gennaio a Catania e del 17 a Siracusa, grazie all’impegno degli avvocati di Senza Confine continueremo a seguire l’iter giuridico dei processi, ma rilanceremo la richiesta oltre che di verità e giustizia, anche di risarcimento dei familiari delle vittime. La campagna per il recupero del relitto non può correre il rischio di essere gestita da chi si è schierato contro la volontà dei superstiti e dei familiari e per anni ha auspicato un "cristiano" riposo in pace delle salme in fondo al mare e solo ora si sveglia per appropriarsi arrogantemente di una proposta pubblicamente ostacolata; grave è pertanto la responsabilità del locale vescovo Malandrino nell’aver partecipato alla provocatoria contrapposizione alle nostre iniziative.

Invitiamo pertanto a dare continuità ed a sostenere la campagna per il recupero del relitto della F174 in stretta collaborazione con i superstiti ed i familiari delle vittime superando le misere strumentalizzazioni campanilistiche di alcuni notabili portopalesi, dato che questa tragedia appartiene innanzi tutto a chi l’ha subita, non a chi l’ha oscurata con la propria indifferenza.

Catania 27/12/’06

Alfonso Di Stefano di Attac-Sicilia

24 dicembre 2006

Un cartoon "irriverente" come augurio di buone feste ;-)

Clicca qui: CARTOON

22 dicembre 2006

Il Comitato Cittadino Isola Pulita

Siamo a Dicembre è il mese con cui termina l'anno, è il mese del Natale, dello shopping dei regali, è il mese dell'incontro e dello stare insieme.

E' il mese in cui ci scambiamo gli Auguri.

Per stare alla nostra realtà di Isola delle Femmine ci sono Tanti nostri Concittadini, malati o famigliari di persone morte, a causa di malattie causate da inquinamento di sostanze pericolose d'ogni genere.

PERSONE che attendono gli siano fatti: gli auguri, un atto solidarietà ed un impegno preciso e concreto.

Da parte di chi si aspettano questi gesti?

Da parte di chiunque si è reso responsabile direttamente o indirettamente di questa sorta di "DISASTRO AMBIENTALE", che inquina la nostra aria, il nostro suolo e la nostra acqua, che tanto danno sta arrecando alla salute umana (Signori! Attenzione le statistiche indicano la tendenza verso l'alto).

"DISASTRO AMBIENTALE" che ha deturpato le bellezze naturali e paesaggistiche di Isola delle Femmine, peraltro sede d'importanti siti di TUTELA AMBIENTALE SIC.( tra cui la riserva di Capo Gallo o i Fondali marini di Isola delle Femmine...)

I concittadini di Isola delle Femmine, sono ben coscienti del fatto che vi è una responsabilità diretta di chi ha causato questo "DISASTRO".

Vi sono anche dei RESPONSABILI che istituzionalmente deputati alla tutela della salute dell'ambiente del territorio nulla hanno fatto, nessun atto hanno prodotto, nessun'iniziativa hanno intrapreso. Ancora più grave è il NON AVER INFORMATO LA CITTADINANZA e quando non sono riusciti a nascondere la notizia, hanno tentato in ogni modo di celare la verità.

Signori con la salute non potete

SIGNORI responsabili, fate un gesto e nel venirci ad augurare Buone Feste portateci la notizia delle Vostre decisioni:

-indagine conoscitiva di tutte le fonti d'inquinamento;

-indagine conoscitiva delle conseguenze d'inquinamento, sulla salute umana, sull'ambiente e sul territorio;

-indagine conoscitiva sulle patologie più frequenti conseguenza d'ogni genere d'inquinamento;

-indagine conoscitive sulle aree colpite dall'inquinamento;

-opera di bonifica di tutte le aree inquinate, abbandonate e degradate del nostro territorio;

-programma di prevenzione e di tutela del patrimonio naturale di Isola delle Femmine.

Come Cittadini saremmo ben felici di offrire il nostro apporto e la nostra attiva e fattiva collaborazione.

Il Comitato Cittadino Isola Pulita

www.isolapulita.it

OndaRossaPosse - BATTI IL TUO TEMPO - (csoa 1991)

Autoproduzioni

(Ristampa su CD del disco di Onda Rossa Posse)

A quindici anni dalla sua uscita in vinile, RadiOndaRossa decide di stampare su compact disc il primo ed unico disco, ormai introvabile, di OndaRossaPosse, la prima posse, una pietra miliare del rap italiano.

Decide di farlo utilizzando una piattaforma on-line per le autoproduzioni (www.produzionidalbasso.org).

Dal 23/01 al 30/03 sono state prenotate on line 194 copie. Questo risultato ci ha dato la possibilità coprire le spese di produzione per stampare il cd.

Il cd è adesso pronto e disponibile. Riproponiamo il video di quel progetto collettivo.

http://www.ondarossa.info/site/autoprod/orp.html


Per guardare e/o scaricare l'intero video:
http://video.google.com/

Technorati Tag: , , , , , , , ,

18 dicembre 2006

CASTELLO DI ALTOMONTE: LA CASSAZIONE ANNULLA LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DEL RIESAME DI COSENZA













Nella giornata di Lunedì 18 c.m. ci sarà un sopralluogo da parte di funzionari della soprintendenza di Cosenza inerente la preclusione all’accesso ad un fondo vincolato ai sensi delle vigenti disposizioni normative a seguito della costruzione di un parcheggio in cemento armato a ridosso del Castello medioevale di Altomonte.

Parcheggio oggetto di un pronunciamento della Corte di Cassazione la quale pochi giorni fa ha ritenuto ammissibile il ricorso avverso la sentenza del Tribunale del Riesame di Cosenza presentato dalla Procura della Repubblica di Castrovillari. In altri termini viene confermata la decisione della Procura di Castrovillari circa il sequestro del cantiere del parcheggio ed il relativo fermo dei lavori, lo ricordiamo che serve ad ospitare solo 38 auto, adiacente il Castello dei Conti di Altomonte. Costruzione che sta deturpando in maniera irrimediabile uno dei più bei centri storici d’Italia.

La petizione popolare lanciata da Fare Verde, che ha prodotto finora migliaia di firme da ogni parte d’Italia e dal mondo, continua a registrare decine di firme di cittadini indignati per come si possa permettere una tale distruzione nel totale silenzio delle Istituzione e nella loro assenza. Ci riferiamo ai proclami propagandistici (in quanto alle parole non ha fatto seguito alcun fatto concreto) del Presidente della regione Calabria, dell’Assessore all’urbanistica della stessa Regione, al Presidente della Provincia di Cosenza. Altro grande assente è il Ministero dei Beni Culturali attraverso le proprie strutture periferiche.

Un grande plauso va alla tenacia ed alla competenza dimostrata dalla Procura di Castrovillari nelle persone del Procuratore capo Rizzo e del sostituto Procuratore Cutrunielli. La vicenda ormai nota a tutti si basa su una serie di concessioni, nelle quali la Procura ha riscontrato varie ipotesi di reato, che non potevano e non dovevano essere rilasciate.

E’ forse un primo flebile passo in avanti da parte delle Istituzioni preposte al controllo del territorio in ordine a questa contorta vicenda? La mobilitazione popolare ha, forse, contribuito notevolmente alla lacerazione del muro di silenzio che era stato costruito intorno ad un progetto violante pienamente tutte le normative in materia di edilizia urbana e di proprietà privata? Di certo, lunedì, la sede provinciale di Fare Verde parteciperà attivamente a tale sopralluogo grazie all’invito ricevuto dall’Amministrazione comunale di Altomonte, riconoscente il ruolo di difensore dei diritti dei cittadini se dell’Ambiente senza alcun recondito fine.

http://www.fareverdecalabria.it/
Il Presidente Provinciale Fare Verde
f.to Francesco PACIENZA


Technorati Tag: , , , ,

17 dicembre 2006

Nuovo centro sociale a Gela inaugurato dai "carovanieri antimafia"

Sono passati 12 anni. La prima carovana antimafia fece tappa a Gela nel 1992. Il 9 dicembre 2006 a Gela si festeggia doppiamente

di Bianca Scicolone
da girodivite.it

Gela - Si festeggiano i carovanieri e si festeggia l’apertura di un centro sociale “Ingresso Libero” in un quartiere periferico della città, il rione Rinascimento (ex Marge). E il centro gestito dall’Arci vuole proprio sollecitare quel processo di rinascita che la città desidera da tempo.

"Amiamo viaggiare, vedere, scoprire, per questo abbiamo iniziato un viaggio appassionante e pericoloso, difficile ma entusiasmante, un viaggio verso ipotesi nuove di esistenza, un viaggio che possa dare alle idee, alle parole, ai gesti, Libertà". Questo era lo slogan utilizzato per la prima carovana nel lontano 1994, parole che dopo 12 anni rimangono ancora attuali. Ad inaugurare la sede dell’Arci e partecipare alla carovana il ministro alla solidarietà sociale Paolo Ferrero, Rita Borsellino e poi ancora Anna Bucca presidente dell’Arci Sicilia e Alfio Foti coordinatore nazionale della carovana. “Un viaggio – spiega Rita Borsellino - quello dei carovanieri che ha toccato diverse città che ha conosciuto diverse persone. Un viaggio che è andato fuori dai confini nazionali, ma che in Sicilia assume un significato diverso”.

“La mia presenza – ha detto il Ministro - costituisce una testimonianza di solidarietà e di vicinanza con chi, in questi anni, si è battuto contro le mafie e che ha voluto tenere unito il tessuto sociale della città.

Qualcuno vede nella spesa sociale uno spreco, ma occorre sottolineare sempre che è un investimento. Se gli investimenti servono per comprare pezzi del tessuto sociale e farseli amici è sbagliato”. Il presidente dell’associazione Luciana Carfì parla di una battaglia vinta, di una struttura ottenuta dopo anni di lotta contro le varie amministrazioni e contro le forze malate della città. Un’attività più volte attaccata dalla malavita. Qualche anno fa infatti, la ludoteca dell’associazione Arci “Le Nuvole”, situata in quartiere a rischio, fu completamente distrutta da ignoti.

“Oggi iniziamo un nuovo percorso – ha affermato la Carfì nel corso dell’assemblea – in un rione che non ha mai conosciuto spazi di aggregazione, un quartiere dimenticato”. “Ingresso libero” ospita per gli adolescenti laboratori di musica (in una sala prove), un laboratorio multimediale, danza moderna e breakdance e poi ancora una piccola biblioteca, collegamento ad internet e per i più piccoli sostegno scolastico e una ludoteca.

13 dicembre 2006

Ken Loach - September 11, 1973


Approfondimenti: Salvador Allende
Desaparecidos

Technorati Tag: , , , , , , , , , ,

11 dicembre 2006

Pinochet, il sadico che spense la primavera

Oggi è un giorno triste per la storia del Cile e soprattutto per la giustizia cilena. Il più grande criminale nella storia di quel paese e forse dell’intera
America Latina, Augusto Pinochet Ugarte, è morto nel suo letto. Per i 3.500 desaparecidos, per le decine di migliaia di torturati e prigionieri politici, per il mezzo milione di esiliati non ci sarà mai giustizia.

di Gennaro Carotenuto

In un conato di dignità il governo concertazionista, che pure ne ha discusso per tempo spaccandosi, ha annunciato che non ci sarà né lutto nazionale né funerale di stato. Con quello che passa il convento nel Cile del 2006, tiriamo un sospiro di sollievo e restiamo quasi stupiti per la buona
novella.

Pinochet il sadico, quello che ordinava di torturare infilando topi nelle vagine delle prigioniere politiche, è morto nel suo letto senza essere mai stato neanche per
un’ora in carcere.

Pinochet il traditore, che si finse fedele al Presidente Salvador Allende fino all’ultimo istante, è morto con qualche vescovone che gli impartiva i sacramenti.

Pinochet il ladro, forse solo Francisco Franco e Ferdinando Marcos rubarono come lui, che faceva girare su oltre cento conti correnti statunitensi le centinaia di milioni che sottraeva all’erario pubblico, è morto nel lusso.

Pinochet il sepolcro imbiancato, che aveva riportato il Cile al medioevo, è morto con le sue tre figlie al capezzale, quelle che già madri e nonne ottennero ben sei
annullamenti dalla compiacente Sacra rota.

Pinochet il burattino, manovrato da Henry Kissinger (degno compare anche lui morirà nel suo letto), dalla CIA, dall’Anaconda e dall’ITT (oggi AT&T) come un pupazzo,
per evitare la giustizia, è morto facendosi passare da demente.

Anche il più ignobile dei dittatori, anche Adolf Hitler aveva un progetto propositivo, per quanto aberrante fosse. Pinochet no. Pinochet solo voleva spegnere la primavera. Odiava il fiorire del Cile dell’Unidad Popular e si considerava il tutore dell’ordine per conto di quelle 50 famiglie che tutt’ora si considerano e sono padrone del paese più classista del mondo.

E la soffocò, la primavera. Pinochet, Pin8, muore da trionfatore, nessuno si illuda. Ha svolto bene il suo compito di burattino. Il Cile è oggi un’isola remota
circondata dalle Ande, il Polo Sud, il Pacifico e il deserto, l’unico angolo del continente impermeabile alla nuova primavera latinoamericana. Un esercito ipertrofico, modernissimo, aggressivo, continua a fare da tutore
dell’ordine per le stesse aristocrazie di sempre, da Portales a Manuel Montt a Pinochet. Nessun parlamentare a sinistra della Concertazione sarà mai eletto con la legge elettorale fatta dal dittatore per la democrazia autoritaria
che gli successe e che il governo si guarda bene dal cambiare. Il centrosinistra più “moderno” al mondo ha completato in questi 17 anni e reso eterna l’imposizione
del modello per la quale Pinochet aveva chiamato all’opera i Chicago Boys, i tecnocrati neoliberali. Questi, come nel libro di Primo Levi, hanno scelto uno a uno “i sommersi e i salvati”. Da quel campo di concentramento che era il
Cile di Pinochet, la metà della popolazione (quella che credeva nella primavera) fu sommersa nella precarietà perché l’altra metà, quella che oggi piange Pinochet,
potesse continuare a vivere nel lusso.

E’ morto Pinochet
, il sadico che spense la primavera. Che l’inferno non gli sia lieve.

http://www.gennarocarotenuto.it

10 dicembre 2006

Mobilitazione davanti al Centro di Permanenza Temporanea (CPT) di S. Anna-Crotone

dal presidio del cpt di Crotone - ore 22.00

Stamattina un centinaio di attivisti delle reti antirazziste calabrese e campana si sono mobilitati davanti al Centro di Permanenza Temporanea (CPT) di S. Anna-Crotone (il più grande d'Europa), mentre all'interno entravano i parlamentari Haidi Giuliani e Francesco Caruso insieme ad altri due antirazzisti. Lo scopo dell'iniziativa è, ancora una volta, denunciare la mostruosità dei CPT, in cui vengono detenuti migranti che non hanno commesso alcun reato se non quello di esercitare il loro diritto alla libertà di movimento.

Una volta dentro, i due deputati hanno comunicato alla direzione del centro la decisione di restare a oltranza dentro la struttura per pretendere che finalmente la questione dei CPT sia messa all'ordine del giorno del parlamento e all'attenzione del governo, la cui maggioranza politica aveva annunciato in campagna elettorale l'intento di “superare” i cpt (Al momento sono solo stati intensificati i voli di rimpatrio...). E' evide nte che queste galere etniche, simbolo del'apartheid in Europa, non possono essere riformate: l'unico “superamento” sta nella loro chiusura!

Per ribadire lo stesso concetto, all'esterno della struttura, i manifestanti hanno occupato la statale 106 che collega Taranto con Reggio Calabria e il cpt al vicino aeroporto.
Questa mobilitazione rompe ancora una volta il silenzio in cui agisce la macchina della deportazione! Denunciamo le reticenze di un governo che sta vendendo solo fumo a 4-5 milioni di migranti in questo paese, con il rinvio sine-die dell'abolizione della Bossi-Fini, della legge sull'asilo politico e dell'attuazione dei diritti di cittadinanza; con il rifiuto di ogni ipotesi di sanatoria e di scollegamento del permesso di soggiorno dal contratto di lavoro. Proprio in questi giorni, inoltre, è passata da Crotone l'ambigua commissione di ispezione decisa dal governo sui Cpt, che ci appare solo una stampella all'assurdo discorso sulla modernizzazione (“umanizzazione”... !!??) di questi lager.

Verso le 15.00 abbiamo saputo che nel vicino Cpt di Lamezia si è consumata l'ennesima tragedia: la morte di Nikolov Alexandar, trentottene cittadino bulgaro (e quindi tra 20 giorni inespellibile...) che è stato trovato impiccato a una sbarra della struttura! Perciò una delegazione di dimostranti, insieme ad Haidi Giuliani, si è spostata a Lamezia Terme per un'ispezione urgente del centro, mentre gli altri due attivisti con Francesco Caruso sono rimasti dentro il CPT di Crotone, cercando di scambiare informazioni ed incoraggiare le 100 persone recluse, tra cui 53 di nazionalità palestinese e irachena. Per le notizie che abbiamo ad ora, a Lamezia i migranti reclusi sono entrati in sciopero della fame, mentre il compagno di stanza di Alexandar, ancora sotto shock, non ha ricevuto alcuna assistenza.

Mentre scriviamo questo comunicato continua la mobilitazione fuori e dentro il cpt di Crotone, con l'ausilio di un media center e di ten de con cui ci attrezziamo a passare la notte in presidio. Dall'interno giungono ancora le urla dei migranti che invitano a continuare la protesta, mentre i tre “occupanti” ci avvisano che nel Cpa (sempre dentro la struttura carceraria) sono presenti una decina di donne in stato di gravidanza e una persona completamente coperta di pustole.
Per domani alle 11.00 è convocata una conferenza stampa ed è riconvocata la mobilitazione di tutti i/le compagni/e che possono raggiungerci. E' fondamentale rilanciare la mobilitazione fuori e dentro tutti i cpt!

Reti Antirazziste Campana e Calabrese





Technorati Tag: , , , , , , , ,

09 dicembre 2006

Film: "Un'altra storia"

Clicca sull'immagine
per ingrandire


Technorati Tag: , , , , , , ,

08 dicembre 2006

PRESENTAZIONE DEL FILM-INCHIESTA CONTRO LE TRIVELLAZIONI.

Il 16 e 17 dicembre, presso la Sala Gagliardi di Palazzo Trigona, a Noto, avra’ luogo la due giorni per fare il punto sulle trivellazioni nel Val di Noto. Due giornate ricche di avvenimenti e incontri, con un grande evento in anteprima nazionale: la presentazione del film-inchiesta “13 variazioni su un tema barocco: ballata ai petrolieri”.
Il film e' stato realizzato da "Malastrada Film" utilizzando il sistema www.produzionidalbasso.com, e dunque con il contributo di 641 copruduttori italiani (ma non solo) che hanno versato una quota per la produzione e la stampa del dvd.
Oltre alla presentazione del filmato, molti sono gli appuntamenti della due giorni, come da programma:

SABATO 16 DICEMBRE
- Ore 09:00: Conferenza Stampa di presentazione del film. Presenti gli Autori e i componenti del comitato No Triv.
- Ore 10:00: Incontro con le istituzioni ed il comitato tecnico-scientifico-legale “No Triv”: dibattito sul tema dello sviluppo sostenibile nel Val di Noto;
- Ore 15:00: Meeting delle opportunita’: conferenza-dibattito sul Parco degli Iblei e sull’esperienza della Val d’Agri;
- Ore 17:00: Assemblea dei movimenti dei cittadini esistenti in Sicilia;
- Ore 20:30: Prima Nazionale del film: “13 variazioni su un tema barocco: ballata ai petrolieri”;

DOMENICA 17 DICEMBRE
- Ore 10:00: Incontro con gli autori del film: “Il dietro le quinte di un’esperienza unica nel suo genere”;
- Ore 16:00: Meeting sulle energie rinnovabili: incontro con esperti nazionali;
- Ore 20:30: Proiezione del film: “13 variazioni su un tema barocco: ballata ai petrolieri”.

Per informazioni e contatti:

www.notriv.it


www.malastradafilm.com

www.siciliantagonista.org

Technorati Tag: , , , , , , ,

INVASIONE DELLA SEDE NAZIONALE DELLA CASA DELLA LEGALITA'

Onlus, dove si svolgono, tra l'altro le attività dell'Osservatorio sulla Criminalità e le Mafie e dell'Osservatorio sui reati Ambientali.

Una dozzina di persone (tra cui Giuseppe Ghelli, Odicino Renato, Guglielmi Giuseppe, Agostino Bernardini, Luigi Boccardo, Enrico Roncallo, ed altri sconosciti), sono identificati dalla Digos, intervenuta sul posto a seguito di nostra richiesta. Gli "invasori" si sono presentati aggredendo Abbondanza e Castiglion. Sono entrati a spintoni, urlando che "questa è casa nostra dal 1917". Sono scesi nel vano scale e hanno divelto gli armadi murati a chiusura delle porte che danno sull'esterno e su una cantina di imbottigliamento vini e vendita alcolici e superalcolici abusiva (classificazione a "doc" dopo le verifiche di Nas, Asl, Igiene Alimenti e Nutrizione, Edilizia Privata,...). Hanno tentato anche di accedere ad una stanza - bloccati solo dalla nostra interposizione - dove sono custodini i materiali degli Osservatori, parti dei quali coperti da segreto istruttorio.
Solo l'intervento della Digos è riuscita a farli allontanare dalla sede della Casa della Legalità.

Continua a leggere

07 dicembre 2006

La guerra di Lentini. Una città Nato in area vincolata

Daniele De Joannon [Centonove]
1 dic. 2006

Seicentosettantamila metri cubi ospiteranno i militari Usa di Sigonella nelle contrade Xirumi e Tirirò. Retroscena di un business dove sono presenti la Maltauro Costruzioni di Vicenza e la famiglia Ciancio di Catania.

Una vera e propria cittadina piantata tra due colline, in zona doppiamente vincolata (per il paesaggio e per i ritrovamenti archeologici) e nell'area, fino ad ora risultata impenetrabile, del biviere di Lentini. Adesso, a meno che il Comitato regionale urbanistico e il Tar dicano no, o non intervengano i governi nazionale e siciliano, spinti dalle interrogazioni del deputato dei Verdi Massimo Fundarò (in fase di stesura) e del rappresentante all'Ars dello stesso partito Giuseppe Parrinello (già presentata), lì, dove crescono le arance più belle di Sicilia, dove ha avuto origine Catania, dove il tessuto archeologico è da studiare ancor più approfonditamente, nascerà una vera e propria città per i militari della base statunitense di Sigonella su proposta della società Scirumi srl.

Lì, nelle contrade Xirumi e Tirirò di Lentini, sorgerà una Paperopoli di leggiadri villini, difesi però da un prosaico muraglione di filo spinato («Per motivi di sicurezza è prevista la recinzione dell'intera area e la realizzazione di una guardiola come presidio di controllo e sicurezza», si legge nella relazione istruttoria degli uffici del Comune). Questo, con il benestare di tutti, fino ad ora: dell'amministrazione della cittadina, che ha approvato la modifica al piano regolatore generale 45 giorni prima delle elezioni, in tempi record e con il voto favorevole di 13 su sedici presenti in aula (tre, gli astenuti); della soprintendenza, che ha dato il benestare dopo aver prescritto dai lavori un'area dove sono stati trovati importanti testimonianze archeologiche (nell'area, infatti, esisteva una zona vincolata, ulteriormente arricchita da quanto trovato a 300 metri dalla Masseria Cappellina, un insediamento rurale e una necropoli di epoca greca).; dell'Ausl e degli altri organismi interessati, di buona parte dei Democratici di sinistra, all'inizio contrari e poi, in un momento di spaccatura, "sedati" dal deputato Roberto De Benedictis. A opporsi al mega progetto, insomma, sono stati soltanto i Verdi, privi, peraltro, di una rappresentanza in consiglio comunale, e il Centro Studi Territoriali Ddisa, che ha provato a fermare il tutto con un'osservazione alla variante al Prg.

I NUMERI DELLA CITTA'. Le aree degli alloggiamenti sono due, e questi sono i calcoli sul dimensionamento dell'operazione, suscettibili di cambiamenti in sede di progettazione definitiva. La prima, in contrada Xirumi-Cappellina, è di sessantasette ettari e prevede la realizzazione di edifici per un totale di 500 mila metri cubi. La seconda, più piccola, è in contrada Tirirò ed è separata dall'altra dalla strettoia (dove passa la strada provinciale) determinata da Monte Serravalle e da Monte Casale di San Basilio (dove esistono i resti di un'abbazia basiliana). Il lotto in questione ha un'estensione di 24 ettari nel quale sono previsti 170 mila metri cubi di edifici. In particolare, nelle contrade Xirumi-Cappellina troveranno posto mille casette a schiera unifamiliari con annesso verde privato e parcheggi per gli alloggi dei militari di Sigonella e le loro famiglie, attrezzature per uso collettivo, istruzione, svago, gestione e terziario, parchi, impianti sportivi, verde attrezzato, opere di urbanizzazione primaria. In Tirirò, invece, saranno costruiti: un residence per la sistemazione temporanea dei militari e dei familiari in transito all'arrivo o in partenza; attrezzature a uso collettivo per l'istruzione, lo svago, il terziario; parchi, impianti sportivi e verde attrezzato; opere di urbanizzazione primaria. L'importo calcolato per l'investimento è 300 milioni di euro, la durata dei lavori è 36 mesi, lo staff tecnico è 40 unità (tra cui ingegneri e geometri), quattrocento con punte di 800 sono gli operai, quattro o cinque saranno le imprese subappalatrici.

L'ITER SPEEDY GONZALES. Dalla risposta all'unica osservazione sul progetto, presentata del Centro Studi Territoriali Ddisa di Lentini, viene fuori il veloce percorso burocratico affrontato dalla pratica generata dalla Scirumi srl. Tutto comincia il 2 febbraio del 2006, quando giunge al Comune di Lentini, una nota a firma del presidente della Scirumi, Mauro De Paoli, con tanto di elaborati allegati. A precedere la richiesta, c'erano state tutte le azioni promosse dalla società presso gli altri enti. A cominciare dalla Soprintendenza di Siracusa, avvertita con le note del 27 giugno, del 21 luglio e del 2 settembre del 2005. Il successivo 20, gli uffici di tutela del territorio rispondono alla Scirumi, che replica il 19 ottobre. Oggetto dello scambio epistolare sono le indagini di scavo richieste dalla Soprintendenza, che iniziano dopo il «Verbale di consegna dei lavori specializzati di indagini archeologiche in località Scirumi-Tirirò» (3 novembre), cui seguono note al Comune (17 novembre), due della Soprintendenza (14 dicembre e 23 gennaio 2006). Questo per ciò che succede prima. Perché dal 2 febbraio in poi il percorso è altrettanto rapido. Il 28 il Comune scrive a Soprintendenza, Asl 8 e Genio Civile di Siracusa per i pareri necessari. Il 14 marzo giunge all'amministrazione il nulla osta del Servizio Museo Archeologico Lentini e del Servizio beni paesaggistici della Soprintendenza. Il 6 aprile, invece, arriva il parere dell'Asl, seguito di un giorno da quello del Genio Civile (il 4, però, lo stesso Comune aveva inviato una nota per l'assenso alla realizzazione di opere e servizi viari). Il 14 giunge la scheda tecnica della società sulle caratteristiche dell'intervento e sui benefici connessi. Il 18 aprile, infine, a poco più di due mesi dalla richiesta, il consiglio comunale dice sì alla trasformazione delle aree.

LE RISPOSTE DEL COMUNE. All'osservazione del Centro, l'architetto D'Anna dell'amministrazione risponde, tra l'altro: che la Scirumi non è interprete della volontà del Governo statunitense, ma che, ottenuta la variante urbanistica, «sarà cura della società richiedente produrre in uno al progetto di lottizzazione relativo idoneo documento rilasciato dalle Autorità Americane»; e che l'insediamento, essendo in ambito chiuso, non incide in alcun modo a determinare o soddisfare il fabbisogno urbanistico del Comune».

E I REGALI PROMESSI. Scrive la Scirumi srl al Comune, usando il fax della società Maltauro (della quale si parlerà più avanti), che attraverso una convenzione urbanistica si impegna alla realizzazione delle opere relative alla fruibilità del lago di Lentini e al completamento di quelle di urbanizzazione nel nuovo quartiere periferico di contrada Sant'Antonio. Il tutto, per un «importo complessivo e omnicomprensivo di 2 milioni». Inoltre, Scirumi assicura che «saranno impiegate, con priorità assoluta, e compatibilmente con le figure professionali e le specializzazioni richieste, maestranze, tecnici e imprese locali». «Evidenti - aggiunge la srl - risultano essere i benefici immediati per le casse del Comune, relativi agli oneri concessori e all'introito annuale riferito all'Ici (calcolati in 800 mila euro, ndr). Va inoltre evidenziato - conclude - l'ulteriore e duraturo impiego nel tempo, almeno 15 anni, di imprese, personale e tecnici, ovviamente prevalentemente locali, per la gestione e manutenzione delle opere realizzate». Per proprio conto, il Comune pregusta anche e spese del "costo di costruzione" al momento del rilascio della concessione edilizia, calcolato in circa 7 milioni e mezzo di euro.

SCIRUMI E INTRECCI. La Scirumi srl nasce il 3 dicembre 2004, ha capitale di 50 mila euro e ha sede a Catania, in viale XX settembre. La società ha un oggetto sociale di carattere agricolo, che esula dalla realizzazione di complessi edilizi. Motivo per cui è nata nel dicembre 2005 la Nuova Scirumi Srl, che fa capo alla Sater srl (Società agricola turistica Etna Riviera), il cui indirizzo email è sater@lasicilia.it. La Scirumi è presieduta da Mauro De Paoli e vede tra i consiglieri Carmelo Garozzo (figlio di Francesco, che si incontra più avanti, e tesoriere del Kiwanis), Stellario Gentile (messinese di nascita, appartenente agli albi degli intermediari e dei promotori della Consob), Ezio Trentin e Gianalberto Balasso (con il padre nella Noemi sro di Praga). La Scirumi appartiene a Da.ca. service (16250 euro), Impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro (25500), Cappellina srl (5000 euro), Giuseppe Celano (2000) e Francesco Siciliano (1250, già direttore di un cantiere della A20 gestito dal gruppo Ira-Ferrari e ora appartenente a Maltauro).

LA DA.CA. SRL. Nata il 22 aprile del 2004, con capitale sociale di 12 mila euro, è amministrata da Gesualdo D'Amico, che ne è proprietario insieme a Filippo Pistone, Sebastiano Celia, Pietro Scevola, il già citato Stellario Gentile, Silvana Carusoni, Anna Maria Pistone, Anna Maggiore. Visto l'oggetto sociale, la srl potrebbe assicurarsi una parte dei lavori del megaprogetto.

LA GIUSEPPE MALTAURO. La spa, che a Vicenza (città di Balasso) sta trasformando l'aeroporto civile in Militare, con molte proteste, ha stretti rapporti con Catania. La società, che ha acquisito recentemente l’impresa Ferrari di Genova, già proprietaria dell’Ira di Graci e della Fratelli Costanzo, prendendone l'eredità, è diretta da Maurizio Trentin. In passato ha provato ad acquisire parte della Gepco (un tempo impegnata negli svincoli di Giostra, a Messina) e ha perso un ricorso al Tar per la trasformazione dell'aeroporto di Comiso. A Catania, l'impresa lavora in particolari porzioni di territorio. Oltre al tratto ferroviario Paternò-Adrano (ereditato da Ira-Ferrari), la spa ha realizzato anche Etnapolis a Belpasso e aderisce alla Fiera della Provincia di Catania srl, che dovrebbe intervenire, sempre a Belpasso su un'area di 180 mila metri quadrati accanto al citato centro commerciale.

LA CAPPELLINA SRL. Nata il 30 novembre 2004, con capitale sociale di 10 mila euro, ha un oggetto sociale identico, letteralmente, a quello della Scirumi. La srl appartiene in parti uguali ai familiari di Mario Ciancio Sanfilippo (editore e direttore del "La Sicilia"): Angela (Telecolor e Rtp Messina), Carla (nel direttivo associazione editori), Rosa Emanuela, Natalia e Domenico (segretario di redazione de "La Sicilia"). Ad amministrarla è Francesco Garozzo, padre di Carmelo e all'interno dell'affare per la realizzazione dell'ospedale San Marco di Librino (come rappresentante di proprietari di terreni confinanti con quelli dello stesso Ciancio). Cappellina sta per la Masseria che sorge in contrada Scirumi, dove, nella parte ricadente nel comune di Scordia ha una residenza Mario Ciancio Sanfilippo. E di agrumeti, a Lentini, l'editore ne ha un bel po', visti gli acquisti fatti nel corso del tempo lì e altrove, e resi noti nel 1984 da "I siciliani": 1951, Lentini, 8 ettari di agrumeto; 1957-1963, Lentini, 22 ettari di agrumeto; 1965, Centuripe, 10 ettari di agrumeto; 1965, Adrano, 5 ettari di pistacchio; 1965, Biancavilla, 12 ettari di castagneto; 1971, Lentini, 21 ettari di agrumeto; 1972, Catania, 14 ettari di agrumeto; 1976, Adrano, 3 ettari di agrumeto; 1976, Biancavilla, 21 ettari di terreno seminativo; 1976, Centuripe, 3 ettari di Agrumeto.


05 dicembre 2006

“Sbavaglio” e l’altra informazione in Sicilia

Riuninire le testate indipendenti, per un unico grande network alternativo. Se ne è discusso il 4 e 5 novembre a Catania; le istanze emerse presentate con un documento a "Contromafie"

di Antonio Vesco e Cesare Piccitto
Pubblicato su "Carta"

Qualche mese fa i giornalisti di Telecolor, in segno di protesta contro il loro licenziamento in massa, si mostrarono durante la diretta del TG tutti imbavagliati. La tv trasmette da Catania verso tutta la Sicilia, ma da qualche mese fa un po’ meno informazione. Mentre nel resto d’Italia i giornalisti scioperano per ottenere un nuovo contratto e vincere la sordità degli editori, in Sicilia tocca ancora fare i conti con la libertà d’informazione. Sull’isola ci sono decine di giornalisti che non lavorano per le testate del monopolio regionale, né per le testate nazionali. Spesso fanno un altro lavoro, e nel frattempo mandano avanti testate indipendenti sempre più frammentate e più impotenti. Sono stati loro, vecchi e giovani dell’informazione indipendente siciliana, a dare vita a un progetto per un network unico. Spiega Riccardo Orioles (direttore di Casablanca): «la strada e' quella della rete. La rete come struttura agile, non centralistica, informale, che accolga alla pari tutti e da tutti prenda qualcosa. E la rete come web, supporto indispensabile per qualsiasi iniziativa, e anche per qualsiasi giornale.

"Ma allora volete fare un quotidiano, un settimanale, una tv, che cosa?". Vogliamo fare una cosa del tutto nuova, eppure assolutamente possibile, un mezzo che stia nella rete, che entri nelle case di tutti, e che all'occasione diventi carta stampata». Per discuterne si sono incontrati il 4 e 5 novembre scorsi all’Università di Catania, in due giorni di assemblea pubblica. Casablanca, Isola Possibile e Tele Jato hanno richiamato ad una ad una tutte le testate indipendenti dell’isola e non solo, dal Centro Impastato al Pizzino, e poi Addiopizzo, PeaceLink, Itacanews, Marsala Cè, Giro di vite, Le Inchieste e molte altre. Dal gesto simbolico dei giornalisti di Telecolor, il titolo di questa iniziativa: “Sbavaglio”. Ogni testata porta al convegno la propria esperienza, si racconta, e a poco a poco viene disegnata una situazione mediatica regionale tragica. «Serve più organizzazione e meno volontarismo», spiega ancora Orioles, «questo non è stato finora in grado di contrastare i grandi capitali dell’imprenditoria forte che ha via via acquisito il monopolio regionale lasciando alle voci più democratiche della Sicilia solo le nicchie». Il riferimento è all’Editore siciliano, Mario Ciancio: ex presidente della Fieg, proprietario de La Sicilia di Catania e azionista degli altri due grandi quotidiani siciliani, controlla anche due tv a trasmissione regionale (fra cui Telecolor).

Nella prima giornata si sono incontrate le testate e i gruppi interessati a costruire una rete siciliana dell’informazione. Il giorno dopo gli interventi dei politici interessati a sostenerla. Si cerca un progetto alternativo al monopolio. Lo si cerca insieme, e questa è una notizia. Il documento sull’informazione redatto durante il convegno è stato presentato a Roma, agli Stati generali dell’antimafia indetti da Libera. Al più presto verrà proposto un disegno di legge che tuteli l’esercizio del diritto di cronaca. Il passo successivo sarà richiesta di depenalizzazione del reato di diffamazione. “Il monopolio”, si legge nel documento, “si contrasta riconoscendolo come tale e dunque negandogli lo status –che oggi vige- di interlocutore privilegiato. A livello legislativo evitando di emanare disposizioni che lo favoriscano.

Le testate regionali e locali sono sempre state ostacolate da difficoltà pubblicitarie, di accesso al credito, di diffusione in edicola e di partecipazione ai pubblici incentivi, in violazione non solo dei principi generali che tutelano formalmente il pluralismo dell’informazione, ma anche delle leggi del libero mercato”. I politici intervenuti al convegno, da Nando Dalla Chiesa agli esponenti regionali di Pdci, Rc e Margherita, si dicono tutti disponibili ad agire in favore della piccola editoria. Ma le assenze eccellenti, dall’onorevole Claudio Fava a Giuseppe Giulietti di Articolo 21, scoraggiano parecchio. Il prossimo appuntamento è per metà dicembre. Ci si organizza in fretta, perché a subire il monopolio non sono più solo i giornalisti delle testate militanti, come ricorda Nicola Savoca, ex di Telecolor: “Noi facevamo un giornalismo normale… non militante come quello di Tele Jato. I licenziati sono giornalisti con idee politiche le più diverse. Ma non andavamo bene comunque. Il perché non lo sappiamo. Forse perché parlavamo di piano regolatore o di altri grossi affari a Catania… Non lo so”. La vicenda Telecolor è solo l’ultima di una serie di censure. Un po’ di tempo prima Marco Benanti, giornalista, oggi direttore de l’Isola Possibile, ha dovuto lasciare il proprio posto di lavoro alla base militare statunitense di Sigonella, per aver scritto articoli “pacifisti”, in contrasto con la linea del governo datore di lavoro (quello Usa).

Poi c’è il caso di Carlo Ruta, che prima della recente condanna a otto mesi di reclusione, si era visto oscurare il sito web da lui fondato per aver raccolto una testimonianza giudicata dalla magistratura diffamante verso la stessa. Fra le recenti querele contro Ruta, una chiama in causa il decreto Urbani e lo accusa del reato di stampa clandestina: il sito di cui è titolare non è registrato come testata ma fa informazione. Altro problema centrale, infatti -rilevato da Umberto Santino del Centro Impastato- è che le cause per diffamazione vengono affrontate sempre più spesso con processo civile anziché penale. Non c'e' dibattimento, non ci sono le garanzie previste dal codice penale, non c'e' prescrizione. Vige una giurisprudenza abbastanza negativa. Santino parla anche in nome delle esperienze legali del suo Centro.

Fuori Telecom-Italia da Cuba

Lettera aperta di Matteo Mecacci a Guido Rossi, Presidente di Telecom Italia
Dopo Telekom Serbia, Telecom Italia dismetta anche la partecipazione nella compagnia telefonica cubana ETECSA, controllata dal regime cubano e utilizzata per incarcerare dissidenti e giornalisti.


Roma, 1 dicembre 2006

Segue il testo della Lettera aperta che sarà inviato domani a Guido Rossi, Presidente di Telecom Italia.

Egregio Prof. Guido Rossi

Presidente di Telecom Italia,

Le scrivo oggi, in occasione del 50mo anniversario della Rivoluzione Cubana, per ricordare a lei,e ai cittadini italiani, che Telecom Italia ha una responsabilità particolare nel consentire che il regime di Fidel Castro possa continuare a vivere ed a impedire la trasformazione di Cuba in un sistema politico democratico. Telecom Italia, infatti, dopo averla acquisita negli anni ’90, continua a detenere il 27% della proprietà della società telefonica italo-cubana ETECSA, che e’ ormai divenuta uno strumento essenziale per il regime, che se ne serve per mettere in atto la repressione e la censura della libera informazione a Cuba, come testimoniano gli attivisti e i dissidenti democratici cubani.

ETECSA, infatti, oltre ad essere l’unico operatore di telefonia fissa, controlla in modo esclusivo anche l’accesso alla telefonia mobile e ad internet. Altre organizzazioni, come Reporters Sans Frontiers, hanno ampiamente documentato come l’accesso per i cittadini cubani ad internet ed alla telefonia mobile sia assolutamente vietato, salvo nei casi di speciale autorizzazione da parte del Governo, o nel caso in cui avvenga presso luoghi monitorati dalla polizia politica, come gli Internet Cafe’ dell’isola. Inoltre, per i cittadini cubani che riescano in qualche modo ad accedere ad internet, il sistema di censura messo in piedi dal Governo cubano impedisce di avere accesso a motori di ricerca come google o, quando si digitano parole “invise” al regime, si provocano messaggi di allarme.

La partecipazione cubana di Telecom Italia ha implicazioni politiche molto simili a quella che la Sua azienda detenne per cinque anni in Telekom Serbia (29% delle azioni, acquisite nel 1997, sotto il regime di Milosevic); ora come allora, si tratta di puntellare o meno una dittatura. Anche allora, nel 1999, i radicali chiesero formalmente al suo predecessore, Roberto Colaninno, di dismettere la partecipazione serba; non ebbero risposta; solo nel dicembre 2002, con Milosevic in galera all’Aja, il Dr. Tronchetti Provera rivendette la partecipazione al governo democratico di Belgrado. La vicenda di Telekom Serbia, pur non essendo state ancora chiarite fino in fondo le responsabilità politiche, ha comunque suscitato grande attenzione nel nostro paese. Lo stesso non si può certo dire per l’acquisizione da parte di Telecom Italia della partecipazione nella società ETECSA. Una disattenzione tutt’altro che giustificata, visto l’attivismo di questa compagnia a fianco della polizia politica nel censurare e monitorare le attività dei democratici cubani.

Mi e’ noto che oggi Telecom Italia e’ divenuta una società interamente privatizzata, e dunque non vi sono, a differenza dell’affaire Telekom Serbia, delle istituzioni pubbliche alle quali rivolgersi per decidere se sia opportuna la partecipazione di una società telefonica italiana in attività di repressione di libertà fondamentali, da parte di un governo come quello cubano.

Resta, però, la responsabilità aziendale, sua e degli azionisti di Telecom Italia, nel decidere se continuare a fare profitti grazie al sostegno a un’azienda che incarcera cittadini cubani che non intendano più vivere sotto una dittatura.

Per parte nostra, lunedì e martedì prossimi, cercheremo di coinvolgere il Parlamento e il Governo italiano sulla situazione di repressione a Cuba, ospitando in Italia Osvaldo Alfonso (ex presidente del Partito Liberal Democratico Cubano, arrestato nella primavera del 2003 insieme ad altri 75 giornalisti e dissidenti cubani, e condannato anche per “l’uso controrivoluzionario” di internet, poi rilasciato nel 2004) e Joel Brito (ex sindacalista cubano, attualmente rifugiato politico negli Stati Uniti, che si occupa di monitorare il rispetto dei diritti dei lavoratori a Cuba).

Sarei naturalmente lieto se anche Lei decidesse di volerli incontrare, per sentire direttamente da loro quali sono gli effetti per milioni di cittadini cubani dell’attività di Telecom Italia, tramite ETECSA, a Cuba.

Le allego anche una lista, che si limita solo ad episodi recenti, di azioni prese da ETECSA contro la libertà di espressione a Cuba.

Nella speranza di un Suo cortese cenno di riscontro, le invio i miei migliori saluti,

Matteo Mecacci
Rappresentante del PRT all’ONU

Approfondimenti:

http://www.radicali.it/view.php?id=77758

03 dicembre 2006

"Reporters sans frontières" condanna il procedimento intentato contro il sito Bellaciao


RSFIn seguito ad una denuncia per diffamazione sporta dai Chantiers de l’Atlantique, la Signora Bironneau, giudice istruttore presso il tribunale di Saint Nazaire, ha avviato un’indagine nei confronti del responsabile del sito Bellaciao ( http://bellaciao.org ), Roberto Ferrario. Quest’ultimo é accusato di aver pubblicato un comunicato dell’USM CGT dal titolo "La pirateria dei tempi moderni" che difendeva dei lavoratori polacchi dell’impresa, qualificandoli come "moderni schiavi".

"Condanniamo il procedimento giudiziario intentato contro Roberto Ferrario, che non é l’autore del testo giudicato diffamatorio dai Chantiers de l’Atlantique. Bellaciao ha soltanto pubblicato in extenso il comunicato sindacale, indicando chiaramente la sua fonte. Un tale procedimento, costoso per un singolo, potrebbe portare alla chiusura del sito, il che sarebbe inaccettabile. Invitiamo gli autori della denuncia a ritirarla ed in caso contrario domandiamo alla giustizia di respingerla", ha dichiarato Reporters sans frontières.

Roberto Ferrario é stato informato il 18 ottobre 2006 di essere indagato e che il suo fascicolo sarebbe stato trasmesso al Procuratore della Repubblica. Il comunicato della CGT, pubblicato il 16 settembre 2005, e che é sempre accessibile su Bellaciao, accusava i Chantiers de l’Atlantique di praticare del « banditismo padronale » e di perpetrare « atti mafiosi ».

Philippe Kasse, che era responsabile della comunicazione dei Chantiers de l’Atlantique al momento dei fatti, ha dichiarato a Reporters sans frontières : « Avevamo sporto denuncia anche contro l’USM CGT. Non so perché il giudice ha deciso di perseguire unicamente colui che ha diffuso l’informazione e non gli autori del comunicato. Detto questo, é normale che un sito assuma la responsabilità di quanto pubblica. Altri media avevano menzionato il comunicato, ma nessuno aveva ripreso esattamente i termini dell’USM CGT, che giudichiamo diffamatori. »

Bellaciao é un sito partecipativo di informazione aggiornato da militanti della sinistra alternativa. Una petizione di sostegno al sito ed all’USM CGT é disponibile :

http://bellaciao.org/fr/soutien-bellaciao.php#petition
http://www.rsf.org/article.php3?id_article=19970

01 dicembre 2006

Indymedia chiude

Indymedia-Italia a 6 anni dalla sua nascita ha bisogno di ripensare il suo modo di essere media, e per farlo ha bisogno di silenzio, di tacere, ha bisogno di ripartire senza rete e di allargare la discussione a 360 gradi.

Indymedia è nata dalle strade e dalle piazze, luoghi che hanno trovato spazio sulle diverse parti del sito: il newswire, la colonna centrale, le categorie tematiche, i dossier. Ma anche il forum e le mailing-list.
Tutto ciò Indymedia lo ha fatto mantenendo sempre il suo essere network locale/globale che torna nelle strade e nelle piazze a chiudere il cerchio.

Col passare degli anni persone e strumenti sono entrati in conflitto, e il caso più emblematico è proprio il newswire, l'area a pubblicazione libera, diretta e senza filtri (concetti alla base dell'open publishing), intorno a cui si assiste a costanti polemiche su cosa viene nascosto e perché, sulla pubblicazione di foto e filmati che mostrano i visi delle persone, o dei loro dati personali.

Anche le mailing-list sono entrate in crisi, fra scarsa partecipazione e/o difficoltà nelle discussioni, e la ricerca del consenso, ovvero l'armonizzazione delle diverse posizioni e sfumature, è diventata sempre più difficile.

Tutto questo è oggetto di riflessione continua perché il senso critico impone di (ri)mettersi in discussione, sempre, ma il rumore di fondo è assordante e c'è bisogno di silenzio. In modo da poter ascoltare, osservare, valutare e concentrare le proprie energie sulle idee che altrimenti rischierebbero di restare sommerse. Il silenzio serve a questo, e di energie e idee, parliamone insieme, ripartendo da zero.

Indymedia-Italia chiude per ricominciare.

Aids, giornata mondiale

da peacereporter.net

La Giornata mondiale contro l'Aids non porta buone notizie: la diffusione dell'infezione non accenna a ridursi

Dossier