8 dicembre 2006

PRESENTAZIONE DEL FILM-INCHIESTA CONTRO LE TRIVELLAZIONI.

Il 16 e 17 dicembre, presso la Sala Gagliardi di Palazzo Trigona, a Noto, avra’ luogo la due giorni per fare il punto sulle trivellazioni nel Val di Noto. Due giornate ricche di avvenimenti e incontri, con un grande evento in anteprima nazionale: la presentazione del film-inchiesta “13 variazioni su un tema barocco: ballata ai petrolieri”.
Il film e' stato realizzato da "Malastrada Film" utilizzando il sistema www.produzionidalbasso.com, e dunque con il contributo di 641 copruduttori italiani (ma non solo) che hanno versato una quota per la produzione e la stampa del dvd.
Oltre alla presentazione del filmato, molti sono gli appuntamenti della due giorni, come da programma:

SABATO 16 DICEMBRE
- Ore 09:00: Conferenza Stampa di presentazione del film. Presenti gli Autori e i componenti del comitato No Triv.
- Ore 10:00: Incontro con le istituzioni ed il comitato tecnico-scientifico-legale “No Triv”: dibattito sul tema dello sviluppo sostenibile nel Val di Noto;
- Ore 15:00: Meeting delle opportunita’: conferenza-dibattito sul Parco degli Iblei e sull’esperienza della Val d’Agri;
- Ore 17:00: Assemblea dei movimenti dei cittadini esistenti in Sicilia;
- Ore 20:30: Prima Nazionale del film: “13 variazioni su un tema barocco: ballata ai petrolieri”;

DOMENICA 17 DICEMBRE
- Ore 10:00: Incontro con gli autori del film: “Il dietro le quinte di un’esperienza unica nel suo genere”;
- Ore 16:00: Meeting sulle energie rinnovabili: incontro con esperti nazionali;
- Ore 20:30: Proiezione del film: “13 variazioni su un tema barocco: ballata ai petrolieri”.

Per informazioni e contatti:

www.notriv.it


www.malastradafilm.com

www.siciliantagonista.org

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INVASIONE DELLA SEDE NAZIONALE DELLA CASA DELLA LEGALITA'

Onlus, dove si svolgono, tra l'altro le attività dell'Osservatorio sulla Criminalità e le Mafie e dell'Osservatorio sui reati Ambientali.

Una dozzina di persone (tra cui Giuseppe Ghelli, Odicino Renato, Guglielmi Giuseppe, Agostino Bernardini, Luigi Boccardo, Enrico Roncallo, ed altri sconosciti), sono identificati dalla Digos, intervenuta sul posto a seguito di nostra richiesta. Gli "invasori" si sono presentati aggredendo Abbondanza e Castiglion. Sono entrati a spintoni, urlando che "questa è casa nostra dal 1917". Sono scesi nel vano scale e hanno divelto gli armadi murati a chiusura delle porte che danno sull'esterno e su una cantina di imbottigliamento vini e vendita alcolici e superalcolici abusiva (classificazione a "doc" dopo le verifiche di Nas, Asl, Igiene Alimenti e Nutrizione, Edilizia Privata,...). Hanno tentato anche di accedere ad una stanza - bloccati solo dalla nostra interposizione - dove sono custodini i materiali degli Osservatori, parti dei quali coperti da segreto istruttorio.
Solo l'intervento della Digos è riuscita a farli allontanare dalla sede della Casa della Legalità.

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7 dicembre 2006

La guerra di Lentini. Una città Nato in area vincolata

Daniele De Joannon [Centonove]
1 dic. 2006

Seicentosettantamila metri cubi ospiteranno i militari Usa di Sigonella nelle contrade Xirumi e Tirirò. Retroscena di un business dove sono presenti la Maltauro Costruzioni di Vicenza e la famiglia Ciancio di Catania.

Una vera e propria cittadina piantata tra due colline, in zona doppiamente vincolata (per il paesaggio e per i ritrovamenti archeologici) e nell'area, fino ad ora risultata impenetrabile, del biviere di Lentini. Adesso, a meno che il Comitato regionale urbanistico e il Tar dicano no, o non intervengano i governi nazionale e siciliano, spinti dalle interrogazioni del deputato dei Verdi Massimo Fundarò (in fase di stesura) e del rappresentante all'Ars dello stesso partito Giuseppe Parrinello (già presentata), lì, dove crescono le arance più belle di Sicilia, dove ha avuto origine Catania, dove il tessuto archeologico è da studiare ancor più approfonditamente, nascerà una vera e propria città per i militari della base statunitense di Sigonella su proposta della società Scirumi srl.

Lì, nelle contrade Xirumi e Tirirò di Lentini, sorgerà una Paperopoli di leggiadri villini, difesi però da un prosaico muraglione di filo spinato («Per motivi di sicurezza è prevista la recinzione dell'intera area e la realizzazione di una guardiola come presidio di controllo e sicurezza», si legge nella relazione istruttoria degli uffici del Comune). Questo, con il benestare di tutti, fino ad ora: dell'amministrazione della cittadina, che ha approvato la modifica al piano regolatore generale 45 giorni prima delle elezioni, in tempi record e con il voto favorevole di 13 su sedici presenti in aula (tre, gli astenuti); della soprintendenza, che ha dato il benestare dopo aver prescritto dai lavori un'area dove sono stati trovati importanti testimonianze archeologiche (nell'area, infatti, esisteva una zona vincolata, ulteriormente arricchita da quanto trovato a 300 metri dalla Masseria Cappellina, un insediamento rurale e una necropoli di epoca greca).; dell'Ausl e degli altri organismi interessati, di buona parte dei Democratici di sinistra, all'inizio contrari e poi, in un momento di spaccatura, "sedati" dal deputato Roberto De Benedictis. A opporsi al mega progetto, insomma, sono stati soltanto i Verdi, privi, peraltro, di una rappresentanza in consiglio comunale, e il Centro Studi Territoriali Ddisa, che ha provato a fermare il tutto con un'osservazione alla variante al Prg.

I NUMERI DELLA CITTA'. Le aree degli alloggiamenti sono due, e questi sono i calcoli sul dimensionamento dell'operazione, suscettibili di cambiamenti in sede di progettazione definitiva. La prima, in contrada Xirumi-Cappellina, è di sessantasette ettari e prevede la realizzazione di edifici per un totale di 500 mila metri cubi. La seconda, più piccola, è in contrada Tirirò ed è separata dall'altra dalla strettoia (dove passa la strada provinciale) determinata da Monte Serravalle e da Monte Casale di San Basilio (dove esistono i resti di un'abbazia basiliana). Il lotto in questione ha un'estensione di 24 ettari nel quale sono previsti 170 mila metri cubi di edifici. In particolare, nelle contrade Xirumi-Cappellina troveranno posto mille casette a schiera unifamiliari con annesso verde privato e parcheggi per gli alloggi dei militari di Sigonella e le loro famiglie, attrezzature per uso collettivo, istruzione, svago, gestione e terziario, parchi, impianti sportivi, verde attrezzato, opere di urbanizzazione primaria. In Tirirò, invece, saranno costruiti: un residence per la sistemazione temporanea dei militari e dei familiari in transito all'arrivo o in partenza; attrezzature a uso collettivo per l'istruzione, lo svago, il terziario; parchi, impianti sportivi e verde attrezzato; opere di urbanizzazione primaria. L'importo calcolato per l'investimento è 300 milioni di euro, la durata dei lavori è 36 mesi, lo staff tecnico è 40 unità (tra cui ingegneri e geometri), quattrocento con punte di 800 sono gli operai, quattro o cinque saranno le imprese subappalatrici.

L'ITER SPEEDY GONZALES. Dalla risposta all'unica osservazione sul progetto, presentata del Centro Studi Territoriali Ddisa di Lentini, viene fuori il veloce percorso burocratico affrontato dalla pratica generata dalla Scirumi srl. Tutto comincia il 2 febbraio del 2006, quando giunge al Comune di Lentini, una nota a firma del presidente della Scirumi, Mauro De Paoli, con tanto di elaborati allegati. A precedere la richiesta, c'erano state tutte le azioni promosse dalla società presso gli altri enti. A cominciare dalla Soprintendenza di Siracusa, avvertita con le note del 27 giugno, del 21 luglio e del 2 settembre del 2005. Il successivo 20, gli uffici di tutela del territorio rispondono alla Scirumi, che replica il 19 ottobre. Oggetto dello scambio epistolare sono le indagini di scavo richieste dalla Soprintendenza, che iniziano dopo il «Verbale di consegna dei lavori specializzati di indagini archeologiche in località Scirumi-Tirirò» (3 novembre), cui seguono note al Comune (17 novembre), due della Soprintendenza (14 dicembre e 23 gennaio 2006). Questo per ciò che succede prima. Perché dal 2 febbraio in poi il percorso è altrettanto rapido. Il 28 il Comune scrive a Soprintendenza, Asl 8 e Genio Civile di Siracusa per i pareri necessari. Il 14 marzo giunge all'amministrazione il nulla osta del Servizio Museo Archeologico Lentini e del Servizio beni paesaggistici della Soprintendenza. Il 6 aprile, invece, arriva il parere dell'Asl, seguito di un giorno da quello del Genio Civile (il 4, però, lo stesso Comune aveva inviato una nota per l'assenso alla realizzazione di opere e servizi viari). Il 14 giunge la scheda tecnica della società sulle caratteristiche dell'intervento e sui benefici connessi. Il 18 aprile, infine, a poco più di due mesi dalla richiesta, il consiglio comunale dice sì alla trasformazione delle aree.

LE RISPOSTE DEL COMUNE. All'osservazione del Centro, l'architetto D'Anna dell'amministrazione risponde, tra l'altro: che la Scirumi non è interprete della volontà del Governo statunitense, ma che, ottenuta la variante urbanistica, «sarà cura della società richiedente produrre in uno al progetto di lottizzazione relativo idoneo documento rilasciato dalle Autorità Americane»; e che l'insediamento, essendo in ambito chiuso, non incide in alcun modo a determinare o soddisfare il fabbisogno urbanistico del Comune».

E I REGALI PROMESSI. Scrive la Scirumi srl al Comune, usando il fax della società Maltauro (della quale si parlerà più avanti), che attraverso una convenzione urbanistica si impegna alla realizzazione delle opere relative alla fruibilità del lago di Lentini e al completamento di quelle di urbanizzazione nel nuovo quartiere periferico di contrada Sant'Antonio. Il tutto, per un «importo complessivo e omnicomprensivo di 2 milioni». Inoltre, Scirumi assicura che «saranno impiegate, con priorità assoluta, e compatibilmente con le figure professionali e le specializzazioni richieste, maestranze, tecnici e imprese locali». «Evidenti - aggiunge la srl - risultano essere i benefici immediati per le casse del Comune, relativi agli oneri concessori e all'introito annuale riferito all'Ici (calcolati in 800 mila euro, ndr). Va inoltre evidenziato - conclude - l'ulteriore e duraturo impiego nel tempo, almeno 15 anni, di imprese, personale e tecnici, ovviamente prevalentemente locali, per la gestione e manutenzione delle opere realizzate». Per proprio conto, il Comune pregusta anche e spese del "costo di costruzione" al momento del rilascio della concessione edilizia, calcolato in circa 7 milioni e mezzo di euro.

SCIRUMI E INTRECCI. La Scirumi srl nasce il 3 dicembre 2004, ha capitale di 50 mila euro e ha sede a Catania, in viale XX settembre. La società ha un oggetto sociale di carattere agricolo, che esula dalla realizzazione di complessi edilizi. Motivo per cui è nata nel dicembre 2005 la Nuova Scirumi Srl, che fa capo alla Sater srl (Società agricola turistica Etna Riviera), il cui indirizzo email è sater@lasicilia.it. La Scirumi è presieduta da Mauro De Paoli e vede tra i consiglieri Carmelo Garozzo (figlio di Francesco, che si incontra più avanti, e tesoriere del Kiwanis), Stellario Gentile (messinese di nascita, appartenente agli albi degli intermediari e dei promotori della Consob), Ezio Trentin e Gianalberto Balasso (con il padre nella Noemi sro di Praga). La Scirumi appartiene a Da.ca. service (16250 euro), Impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro (25500), Cappellina srl (5000 euro), Giuseppe Celano (2000) e Francesco Siciliano (1250, già direttore di un cantiere della A20 gestito dal gruppo Ira-Ferrari e ora appartenente a Maltauro).

LA DA.CA. SRL. Nata il 22 aprile del 2004, con capitale sociale di 12 mila euro, è amministrata da Gesualdo D'Amico, che ne è proprietario insieme a Filippo Pistone, Sebastiano Celia, Pietro Scevola, il già citato Stellario Gentile, Silvana Carusoni, Anna Maria Pistone, Anna Maggiore. Visto l'oggetto sociale, la srl potrebbe assicurarsi una parte dei lavori del megaprogetto.

LA GIUSEPPE MALTAURO. La spa, che a Vicenza (città di Balasso) sta trasformando l'aeroporto civile in Militare, con molte proteste, ha stretti rapporti con Catania. La società, che ha acquisito recentemente l’impresa Ferrari di Genova, già proprietaria dell’Ira di Graci e della Fratelli Costanzo, prendendone l'eredità, è diretta da Maurizio Trentin. In passato ha provato ad acquisire parte della Gepco (un tempo impegnata negli svincoli di Giostra, a Messina) e ha perso un ricorso al Tar per la trasformazione dell'aeroporto di Comiso. A Catania, l'impresa lavora in particolari porzioni di territorio. Oltre al tratto ferroviario Paternò-Adrano (ereditato da Ira-Ferrari), la spa ha realizzato anche Etnapolis a Belpasso e aderisce alla Fiera della Provincia di Catania srl, che dovrebbe intervenire, sempre a Belpasso su un'area di 180 mila metri quadrati accanto al citato centro commerciale.

LA CAPPELLINA SRL. Nata il 30 novembre 2004, con capitale sociale di 10 mila euro, ha un oggetto sociale identico, letteralmente, a quello della Scirumi. La srl appartiene in parti uguali ai familiari di Mario Ciancio Sanfilippo (editore e direttore del "La Sicilia"): Angela (Telecolor e Rtp Messina), Carla (nel direttivo associazione editori), Rosa Emanuela, Natalia e Domenico (segretario di redazione de "La Sicilia"). Ad amministrarla è Francesco Garozzo, padre di Carmelo e all'interno dell'affare per la realizzazione dell'ospedale San Marco di Librino (come rappresentante di proprietari di terreni confinanti con quelli dello stesso Ciancio). Cappellina sta per la Masseria che sorge in contrada Scirumi, dove, nella parte ricadente nel comune di Scordia ha una residenza Mario Ciancio Sanfilippo. E di agrumeti, a Lentini, l'editore ne ha un bel po', visti gli acquisti fatti nel corso del tempo lì e altrove, e resi noti nel 1984 da "I siciliani": 1951, Lentini, 8 ettari di agrumeto; 1957-1963, Lentini, 22 ettari di agrumeto; 1965, Centuripe, 10 ettari di agrumeto; 1965, Adrano, 5 ettari di pistacchio; 1965, Biancavilla, 12 ettari di castagneto; 1971, Lentini, 21 ettari di agrumeto; 1972, Catania, 14 ettari di agrumeto; 1976, Adrano, 3 ettari di agrumeto; 1976, Biancavilla, 21 ettari di terreno seminativo; 1976, Centuripe, 3 ettari di Agrumeto.


5 dicembre 2006

“Sbavaglio” e l’altra informazione in Sicilia

Riuninire le testate indipendenti, per un unico grande network alternativo. Se ne è discusso il 4 e 5 novembre a Catania; le istanze emerse presentate con un documento a "Contromafie"

di Antonio Vesco e Cesare Piccitto
Pubblicato su "Carta"

Qualche mese fa i giornalisti di Telecolor, in segno di protesta contro il loro licenziamento in massa, si mostrarono durante la diretta del TG tutti imbavagliati. La tv trasmette da Catania verso tutta la Sicilia, ma da qualche mese fa un po’ meno informazione. Mentre nel resto d’Italia i giornalisti scioperano per ottenere un nuovo contratto e vincere la sordità degli editori, in Sicilia tocca ancora fare i conti con la libertà d’informazione. Sull’isola ci sono decine di giornalisti che non lavorano per le testate del monopolio regionale, né per le testate nazionali. Spesso fanno un altro lavoro, e nel frattempo mandano avanti testate indipendenti sempre più frammentate e più impotenti. Sono stati loro, vecchi e giovani dell’informazione indipendente siciliana, a dare vita a un progetto per un network unico. Spiega Riccardo Orioles (direttore di Casablanca): «la strada e' quella della rete. La rete come struttura agile, non centralistica, informale, che accolga alla pari tutti e da tutti prenda qualcosa. E la rete come web, supporto indispensabile per qualsiasi iniziativa, e anche per qualsiasi giornale.

"Ma allora volete fare un quotidiano, un settimanale, una tv, che cosa?". Vogliamo fare una cosa del tutto nuova, eppure assolutamente possibile, un mezzo che stia nella rete, che entri nelle case di tutti, e che all'occasione diventi carta stampata». Per discuterne si sono incontrati il 4 e 5 novembre scorsi all’Università di Catania, in due giorni di assemblea pubblica. Casablanca, Isola Possibile e Tele Jato hanno richiamato ad una ad una tutte le testate indipendenti dell’isola e non solo, dal Centro Impastato al Pizzino, e poi Addiopizzo, PeaceLink, Itacanews, Marsala Cè, Giro di vite, Le Inchieste e molte altre. Dal gesto simbolico dei giornalisti di Telecolor, il titolo di questa iniziativa: “Sbavaglio”. Ogni testata porta al convegno la propria esperienza, si racconta, e a poco a poco viene disegnata una situazione mediatica regionale tragica. «Serve più organizzazione e meno volontarismo», spiega ancora Orioles, «questo non è stato finora in grado di contrastare i grandi capitali dell’imprenditoria forte che ha via via acquisito il monopolio regionale lasciando alle voci più democratiche della Sicilia solo le nicchie». Il riferimento è all’Editore siciliano, Mario Ciancio: ex presidente della Fieg, proprietario de La Sicilia di Catania e azionista degli altri due grandi quotidiani siciliani, controlla anche due tv a trasmissione regionale (fra cui Telecolor).

Nella prima giornata si sono incontrate le testate e i gruppi interessati a costruire una rete siciliana dell’informazione. Il giorno dopo gli interventi dei politici interessati a sostenerla. Si cerca un progetto alternativo al monopolio. Lo si cerca insieme, e questa è una notizia. Il documento sull’informazione redatto durante il convegno è stato presentato a Roma, agli Stati generali dell’antimafia indetti da Libera. Al più presto verrà proposto un disegno di legge che tuteli l’esercizio del diritto di cronaca. Il passo successivo sarà richiesta di depenalizzazione del reato di diffamazione. “Il monopolio”, si legge nel documento, “si contrasta riconoscendolo come tale e dunque negandogli lo status –che oggi vige- di interlocutore privilegiato. A livello legislativo evitando di emanare disposizioni che lo favoriscano.

Le testate regionali e locali sono sempre state ostacolate da difficoltà pubblicitarie, di accesso al credito, di diffusione in edicola e di partecipazione ai pubblici incentivi, in violazione non solo dei principi generali che tutelano formalmente il pluralismo dell’informazione, ma anche delle leggi del libero mercato”. I politici intervenuti al convegno, da Nando Dalla Chiesa agli esponenti regionali di Pdci, Rc e Margherita, si dicono tutti disponibili ad agire in favore della piccola editoria. Ma le assenze eccellenti, dall’onorevole Claudio Fava a Giuseppe Giulietti di Articolo 21, scoraggiano parecchio. Il prossimo appuntamento è per metà dicembre. Ci si organizza in fretta, perché a subire il monopolio non sono più solo i giornalisti delle testate militanti, come ricorda Nicola Savoca, ex di Telecolor: “Noi facevamo un giornalismo normale… non militante come quello di Tele Jato. I licenziati sono giornalisti con idee politiche le più diverse. Ma non andavamo bene comunque. Il perché non lo sappiamo. Forse perché parlavamo di piano regolatore o di altri grossi affari a Catania… Non lo so”. La vicenda Telecolor è solo l’ultima di una serie di censure. Un po’ di tempo prima Marco Benanti, giornalista, oggi direttore de l’Isola Possibile, ha dovuto lasciare il proprio posto di lavoro alla base militare statunitense di Sigonella, per aver scritto articoli “pacifisti”, in contrasto con la linea del governo datore di lavoro (quello Usa).

Poi c’è il caso di Carlo Ruta, che prima della recente condanna a otto mesi di reclusione, si era visto oscurare il sito web da lui fondato per aver raccolto una testimonianza giudicata dalla magistratura diffamante verso la stessa. Fra le recenti querele contro Ruta, una chiama in causa il decreto Urbani e lo accusa del reato di stampa clandestina: il sito di cui è titolare non è registrato come testata ma fa informazione. Altro problema centrale, infatti -rilevato da Umberto Santino del Centro Impastato- è che le cause per diffamazione vengono affrontate sempre più spesso con processo civile anziché penale. Non c'e' dibattimento, non ci sono le garanzie previste dal codice penale, non c'e' prescrizione. Vige una giurisprudenza abbastanza negativa. Santino parla anche in nome delle esperienze legali del suo Centro.

Fuori Telecom-Italia da Cuba

Lettera aperta di Matteo Mecacci a Guido Rossi, Presidente di Telecom Italia
Dopo Telekom Serbia, Telecom Italia dismetta anche la partecipazione nella compagnia telefonica cubana ETECSA, controllata dal regime cubano e utilizzata per incarcerare dissidenti e giornalisti.


Roma, 1 dicembre 2006

Segue il testo della Lettera aperta che sarà inviato domani a Guido Rossi, Presidente di Telecom Italia.

Egregio Prof. Guido Rossi

Presidente di Telecom Italia,

Le scrivo oggi, in occasione del 50mo anniversario della Rivoluzione Cubana, per ricordare a lei,e ai cittadini italiani, che Telecom Italia ha una responsabilità particolare nel consentire che il regime di Fidel Castro possa continuare a vivere ed a impedire la trasformazione di Cuba in un sistema politico democratico. Telecom Italia, infatti, dopo averla acquisita negli anni ’90, continua a detenere il 27% della proprietà della società telefonica italo-cubana ETECSA, che e’ ormai divenuta uno strumento essenziale per il regime, che se ne serve per mettere in atto la repressione e la censura della libera informazione a Cuba, come testimoniano gli attivisti e i dissidenti democratici cubani.

ETECSA, infatti, oltre ad essere l’unico operatore di telefonia fissa, controlla in modo esclusivo anche l’accesso alla telefonia mobile e ad internet. Altre organizzazioni, come Reporters Sans Frontiers, hanno ampiamente documentato come l’accesso per i cittadini cubani ad internet ed alla telefonia mobile sia assolutamente vietato, salvo nei casi di speciale autorizzazione da parte del Governo, o nel caso in cui avvenga presso luoghi monitorati dalla polizia politica, come gli Internet Cafe’ dell’isola. Inoltre, per i cittadini cubani che riescano in qualche modo ad accedere ad internet, il sistema di censura messo in piedi dal Governo cubano impedisce di avere accesso a motori di ricerca come google o, quando si digitano parole “invise” al regime, si provocano messaggi di allarme.

La partecipazione cubana di Telecom Italia ha implicazioni politiche molto simili a quella che la Sua azienda detenne per cinque anni in Telekom Serbia (29% delle azioni, acquisite nel 1997, sotto il regime di Milosevic); ora come allora, si tratta di puntellare o meno una dittatura. Anche allora, nel 1999, i radicali chiesero formalmente al suo predecessore, Roberto Colaninno, di dismettere la partecipazione serba; non ebbero risposta; solo nel dicembre 2002, con Milosevic in galera all’Aja, il Dr. Tronchetti Provera rivendette la partecipazione al governo democratico di Belgrado. La vicenda di Telekom Serbia, pur non essendo state ancora chiarite fino in fondo le responsabilità politiche, ha comunque suscitato grande attenzione nel nostro paese. Lo stesso non si può certo dire per l’acquisizione da parte di Telecom Italia della partecipazione nella società ETECSA. Una disattenzione tutt’altro che giustificata, visto l’attivismo di questa compagnia a fianco della polizia politica nel censurare e monitorare le attività dei democratici cubani.

Mi e’ noto che oggi Telecom Italia e’ divenuta una società interamente privatizzata, e dunque non vi sono, a differenza dell’affaire Telekom Serbia, delle istituzioni pubbliche alle quali rivolgersi per decidere se sia opportuna la partecipazione di una società telefonica italiana in attività di repressione di libertà fondamentali, da parte di un governo come quello cubano.

Resta, però, la responsabilità aziendale, sua e degli azionisti di Telecom Italia, nel decidere se continuare a fare profitti grazie al sostegno a un’azienda che incarcera cittadini cubani che non intendano più vivere sotto una dittatura.

Per parte nostra, lunedì e martedì prossimi, cercheremo di coinvolgere il Parlamento e il Governo italiano sulla situazione di repressione a Cuba, ospitando in Italia Osvaldo Alfonso (ex presidente del Partito Liberal Democratico Cubano, arrestato nella primavera del 2003 insieme ad altri 75 giornalisti e dissidenti cubani, e condannato anche per “l’uso controrivoluzionario” di internet, poi rilasciato nel 2004) e Joel Brito (ex sindacalista cubano, attualmente rifugiato politico negli Stati Uniti, che si occupa di monitorare il rispetto dei diritti dei lavoratori a Cuba).

Sarei naturalmente lieto se anche Lei decidesse di volerli incontrare, per sentire direttamente da loro quali sono gli effetti per milioni di cittadini cubani dell’attività di Telecom Italia, tramite ETECSA, a Cuba.

Le allego anche una lista, che si limita solo ad episodi recenti, di azioni prese da ETECSA contro la libertà di espressione a Cuba.

Nella speranza di un Suo cortese cenno di riscontro, le invio i miei migliori saluti,

Matteo Mecacci
Rappresentante del PRT all’ONU

Approfondimenti:

http://www.radicali.it/view.php?id=77758

3 dicembre 2006

"Reporters sans frontières" condanna il procedimento intentato contro il sito Bellaciao


RSFIn seguito ad una denuncia per diffamazione sporta dai Chantiers de l’Atlantique, la Signora Bironneau, giudice istruttore presso il tribunale di Saint Nazaire, ha avviato un’indagine nei confronti del responsabile del sito Bellaciao ( http://bellaciao.org ), Roberto Ferrario. Quest’ultimo é accusato di aver pubblicato un comunicato dell’USM CGT dal titolo "La pirateria dei tempi moderni" che difendeva dei lavoratori polacchi dell’impresa, qualificandoli come "moderni schiavi".

"Condanniamo il procedimento giudiziario intentato contro Roberto Ferrario, che non é l’autore del testo giudicato diffamatorio dai Chantiers de l’Atlantique. Bellaciao ha soltanto pubblicato in extenso il comunicato sindacale, indicando chiaramente la sua fonte. Un tale procedimento, costoso per un singolo, potrebbe portare alla chiusura del sito, il che sarebbe inaccettabile. Invitiamo gli autori della denuncia a ritirarla ed in caso contrario domandiamo alla giustizia di respingerla", ha dichiarato Reporters sans frontières.

Roberto Ferrario é stato informato il 18 ottobre 2006 di essere indagato e che il suo fascicolo sarebbe stato trasmesso al Procuratore della Repubblica. Il comunicato della CGT, pubblicato il 16 settembre 2005, e che é sempre accessibile su Bellaciao, accusava i Chantiers de l’Atlantique di praticare del « banditismo padronale » e di perpetrare « atti mafiosi ».

Philippe Kasse, che era responsabile della comunicazione dei Chantiers de l’Atlantique al momento dei fatti, ha dichiarato a Reporters sans frontières : « Avevamo sporto denuncia anche contro l’USM CGT. Non so perché il giudice ha deciso di perseguire unicamente colui che ha diffuso l’informazione e non gli autori del comunicato. Detto questo, é normale che un sito assuma la responsabilità di quanto pubblica. Altri media avevano menzionato il comunicato, ma nessuno aveva ripreso esattamente i termini dell’USM CGT, che giudichiamo diffamatori. »

Bellaciao é un sito partecipativo di informazione aggiornato da militanti della sinistra alternativa. Una petizione di sostegno al sito ed all’USM CGT é disponibile :

http://bellaciao.org/fr/soutien-bellaciao.php#petition
http://www.rsf.org/article.php3?id_article=19970