29 dicembre 2007

Grazia a Contrada. Dichiarazione di Rita Borsellino

Palermo, 28 dicembre 2007. “Ho apprezzato i chiarimenti arrivati in questi giorni dal Capo dello Stato. Napolitano ha chiarito che non c’è alcuna accelerazione sulla concessione di grazia a Bruno Contrada

da http://www.ritaborsellino.it/

Nel rispetto delle prerogative del Presidente e dell’iter istituzionale, resto convinta che concedere la grazia a chi è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa rappresenta un precedente pericoloso per il nostro Paese.

L’ordinamento giudiziario italiano, inoltre, prevede misure alternative per venire incontro alle condizioni di salute dell’ex numero tre del Sisde e alle richieste della sua famiglia”. Lo dice Rita Borsellino che ha ribadito la sua posizione anche in un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica.

27 dicembre 2007

APPELLO: No alla "grazia" per Bruno Contrada

[per aderire invia un e-mail a nograzia@genovaweb.org con cognome-nome e città]
da http://www.genovaweb.org/index.htm

Sconfiggere le mafie è un obiettivo imprescindibile, una priorità nazionale. Le mafie inquinano il nostro territorio, negano i nostri diritti, cancellano libertà e dignità, impediscono lo sviluppo di intere regioni e condizionano il mercato in ogni regione del Paese, uccidono. Non basta combatterle, condannarle a parole, con manifestazioni o slogan altisonanti, bisogna sconfiggerle! Non bisogna aspettare nuovi morti e non bisogna dimenticare che per sconfiggerle occorre l'azione comune della società civile, della magistratura e delle Istituzioni tutte. Occorre affrontare questa “guerra”, con oltre 2650 morti ammazzati, iniziando dal rompere il silenzio e l'omertà, l'indifferenza e la connivenza, che avvolgono, proteggono e rafforzano la presenza e l'attività mafiosa, al Sud come al Nord. Nessuno può chiamarsi fuori.

Sappiamo che le mafie possono contare su connivenze e complicità di pezzi dello Stato. Inseriscono uomini nelle Istituzioni, locali come nazionali, o trattano e usano uomini delle Istituzioni, locali e nazionali. Attraverso segmenti della massoneria, attraverso l'intreccio perverso mafia-politica-affari, impongono scelte al Potere cosiddetto legale, piegando l'interesse pubblico. La stagione stragista, come gli omicidi eccellenti commessi dalla mafia, le latitanze dei boss come l'azione di riciclaggio ed infiltrazione negli appalti pubblici, hanno messo in luce questo legame perverso tra Potere cosiddetto legale e Potere criminale. Solo spezzando questo legame, solo colpendo questa rete di protezione e complicità, e solamente aggredendo i patrimoni frutto del crimine mafioso e della corruzione, si potrà rompere questo equilibrio perverso.

Ci sono uomini e donne straordinarie, nelle forze dell'ordine, nella magistratura, nell'amministrazione della cosa pubblica come nelle Istituzioni che si oppongono strenuamente alla prepotenza mafiosa ed ai volti di quei “professionisti” dal colletto bianco che agiscono per conto dei mammassantissima di Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Camorre. Uomini e donne preparati che non hanno mezzi ma fanno l'impossibile per sconfiggere e non solo combattere le mafie. Ci sono uomini e donne, ragazzi e ragazze, straordinari che nelle scuole o sul territorio operano per contrastare la cultura mafiosa e far comprendere quanto la Legalità sia utile per tutti e che i Diritti devono essere garantiti dallo Stato e non elargiti dal boss di turno in cambio di sudditanza. Ci sono organizzazioni di impegno civile e sociale che operano per rendere evidente che la mafia può essere colpita e che i beni confiscati a queste possono divenire occasione di riscatto.

Un opera straordinaria che rischia ogni giorno di infrangersi e che ogni giorno, sempre di più, viene mortificata e umiliata da pezzi delle Istituzioni che non vogliono sconfiggere le mafie. Provvedimenti che limitano le risorse ed i mezzi a disposizione dei reparti investigativi, cavilli e contraddizioni legislative che di fatto rendono vana l'azione giudiziaria. Normative e gestioni che disincentivano la scelta dei cittadini di aiutare lo Stato, con Testimoni di Giustizia condannati a non-vivere per sopravvivere e con Collaboratori di Giustizia che vedono cadere i propri parenti morti ammazzati per la loro scelta di pentimento. Beni confiscati con fatica che restano in mano ai boss o che rimangono inutilizzati, quando - addirittura – non finiscono in mano alle banche. Attacchi, delegittimazioni e accuse infamanti ai magistrati che hanno la schiena dritta e non accettano di chiudere gli occhi davanti alle collusioni ed alle complicità del Potere con le mafie e con la rete di corruzione, clientela e illegalità che sottrae risorse alla collettività. Continua a leggere

APPROFONDIMENTI:
http://www.isolapossibile.it/article.php3?id_article=205


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24 dicembre 2007

"La Memoria ha un Costo" (1a parte)

da http://www.la7.it/




















Le altre parti puoi rivederle qui:


http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=eventi&video=7018

Malarazza: i nuovi caporali nelle campagne siciliane

di Rosa Maria Di Natale
da http://www.rainews24.rai.it/

Vedi il: video

In Sicilia esiste una nuova forma di caporalato nelle campagne, spesso interfaccia della criminalità organizzata. L'inchiesta "Malarazza", realizzata da Rosa Maria Di Natale e dal cineoperatore Francesco Caudullo, indaga sulle moderne forme di sfruttamento nei campi a danno di braccianti italiani e stranieri.

Il nuovo caporale siciliano ha il volto della cooperativa agricola che fornisce manodopera agli imprenditori.

I braccianti vengono coinvolti in un meccanismo di vera e propria "transumanza" (cioè trasportati ogni giorno in pessime condizioni di sicurezza in giro per la Sicilia, per centinaia e centinaia di chilometri) di lavoro nero e malretribuito, di cooptazione casuale e, qualche volta, al limite del ricatto, di buste paga fasulle o mai corrispondenti al compenso effettivamente percepito. I guadagni ? Non più di 45 euro lorde al giorno per dieci, dodici ore di lavoro quotidiano. E non per tutto l'anno.

Oltre il danno, c'è pure la beffa. Molte cooperative nascono e muoiono nel giro di pochi anni; molti braccianti onesti scoprono troppo tardi di non aver avuto versati i contributi pensionistici e non hanno neppure diritto al trattamento di disoccupazione, proprio perché "fuoriusciti" da cooperative fasulle che hanno danneggiato l'Inps e lo Stato.

"Focolaio" del fenomeno che nel giro di cinque anni ha interessato praticamente tutta l'Isola, è la provincia di Catania, in particolare il comune di Adrano.

Molte immagini e interviste sono state riprese in piena notte nella provincia etnea e in quella siracusana; la giornalista è anche riuscita ad intervistare un "responsabile" di una cooperativa che ha preferito non sottrarsi alle telecamere.

L'inchiesta ha raccolto anche interviste istituzionali nel mondo dell'Inps, del sindacato, della magistratura e del volontariato, ed evidenzia alcune storie esemplari di umiliazione e sfruttamento.

Verona: Intimidazioni fasciste al quotidiano l’Arena

da http://www.osservatoriorepressione.org/

Intimidazioni al quotidiano l’Arena, l’Ordine dei giornalisti del Veneto definisce “inquietante” e di “estrema gravità” il progetto di “invadere la redazione” del quotidiano l’Arena svelato a un giornalista del quotidiano veronese dal consigliere comunale della Lista Tosi ed esponente di Fiamma Tricolore, Andrea Miglioranzi.

L’episodio è stato svelato oggi da un comunicato del Cdr dell’Arena nel quale i giornalisti veronesi raccontano che Miglioranzi avrebbe detto a uno di loro “di aver fatto fatica a fermare un gruppo di ‘suoi’ che voleva irrompere al giornale per contestare alcuni articoli”.

L’Ordine regionale nell’esprimere “solidarietà ai colleghi dell’Arena” e invitando la Procura ad avviare tutti gli accertamenti del caso, parla di preoccupante attacco alla libertà di stampa e chiede un immediato chiarimento al Sindaco.

Verona: Nuova aggressione fascista

23 dicembre 2007

"Danneggiata l´automobile all´avvocato di Conticello"

VIDEO: TG1 - Cronaca, condannati gli estorsori dell'imprenditore siciliano Vincenzo Conticello

video

DA LA REPUBBLICA EDIZIONE PALERMO 17 DICEMBRE 2007
Del MARTEDÌ, 18 DICEMBRE 2007 Pagina IX - Palermo

L´ALLARME

È il secondo episodio in poche settimane. Il legale era stato minacciato da un familiare di Spadaro. Danneggiata l´automobile all´avvocato di Conticello. Coro di solidarietà per Stefano Giordano La vittima: "Strategia per intimidirmi"

la vigilanza mobile disposta dopo i primi atti intimidatori non è bastata. Se c´è qualcuno che vuole fare paura all´avvocato Stefano Giordano, difensore di parte civile dell´imprenditore Vincenzo Conticello nel processo che ha portato alla condanna dei suoi estortori, non si lascia scoraggiare dalla sorveglianza. E così, ad un mese dalla sentenza, il legale ha trovato nuovamente bucate tutte e quattro le ruote della sua auto e di quella della sorella, due Smart posteggiate sotto casa in via Garzilli. Lo stesso identico segnale che, qualche settimana prima della deposizione di Conticello in aula, aveva indotto il comitato ordine e sicurezza a disporre un servizio di controllo davanti all´abitazione e allo studio dell´avvocato. E pochi giorni dopo minacce verbali erano arrivate da un familiare di Francolino Spadaro, il figlio del boss della Kalsa, poi condannato a 16 anni di carcere insieme con Lorenzo D´Aleo (10 anni) e Giovanni Di Salvo (13 e 6 mesi). Quest´ultimo è stato poi arrestato nuovamente, la settimana scorsa, in un´operazione dei carabinieri, che hanno sgominato un traffico di stupefacenti.

Condanne sulle quali ha sicuramente pesato la puntuale testimonianza dell´imprenditore vittima del pizzo che, nonostante l´avvertimento subito proprio la sera prima, ha avuto il coraggio di riconoscere in aula la persona che si era presentata nel suo locale per conto della famiglia mafiosa della Kalsa.

«La sentenza contro Spadaro e gli altri - ha detto ieri Stefano Giordano - era stata emessa il 16 novembre: esattamente un mese dopo qualcuno ha forse voluto ricordarmelo. Non so se sia questa la spiegazione, però la situazione comincia a diventare pesante e non solo per me. È una strategia adottata da queste persone che vogliono intimidirmi, creando ansia e paura. Ma io continuo ad andare avanti, certo non nascondo di avere paura».

Un´interpellanza parlamentare per chiedere l´intervento urgente del ministro dell´Interno Amato a tutela dell´avvocato Giordano è stata annunciata da Leoluca Orlando e Fabio Giambrone dell´Italia dei Valori. Solidarietà al legale è stata espressa da più parti, dal presidente della commissione antimafia Francesco Forgione al vicepresidente Giuseppe Lumia, dal senatore di Forza Italia Carlo Vizzini al presidente della Regione Salvatore Cuffaro, dai rappresentanti di An alla Camera di Commercio.
a.z.

18 dicembre 2007

Il fratello di Aldo Bianzino, scrive a Napolitano

da http://www.pane-rose.it/

Cari amici, vorrei mandarvi una copia della lettera che ho recentemente spedito al Presidente della Repubblica riguardo alla morte di mio fratello avvenuta nel carcere di Capanne. Grazie dell'attenzione.
Claudio Bianzino

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Signor presidente, nonostante la grande stima che ho nei suoi confronti, mi perdonerà se, seguendo l’esempio dei miei genitori, volutamente non uso le lettere maiuscole nel rivolgermi a lei ed alle istituzioni in genere, nel tentativo di riavvicinarvi un po’, almeno simbolicamente, alla popolazione italiana.

Leggo sui giornali, con immensa gioia, che é stata finalmente presentata all’ONU la moratoria internazionale sulla pena di morte. Credo che sia una grande battaglia di civiltà portata avanti dal nostro Paese.

La vicenda di cui vorrei informarla, però, è un’altra.

Non so se ha sentito parlare di quell’uomo di 44 anni, trovato morto nel carcere di Capanne, nei pressi di Perugia, la mattina del 14 ottobre scorso.

Quell’uomo era un falegname che viveva nelle campagne dell’Umbria, nel cuore del nostro Paese, e conduceva una vita fatta di duro lavoro, amore per la propria famiglia ed i suoi tre figli, di preghiera ed amore per la natura. Quell’uomo costruiva mobili, mensole, porte, finestre, soppalchi. Era una delle persone più tranquille del mondo, quell’uomo, ed era circondato da centinaia di persone che gli volevano bene. Era un nonviolento, un “gandhiano”, e, come me, avrebbe apprezzato moltissimo l’iniziativa per l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Quell’uomo la sera del 12 ottobre è stato arrestato perché nel suo orto è stata trovata qualche piantina di canapa indiana per uso personale.

La canapa, come è noto, è quella pianta che i nonni dei nostri nonni hanno coltivato e utilizzato per centinaia di anni, fino all’introduzione in Europa del tabacco, pianta che, a differenza della canapa, provoca dipendenza e causa milioni di morti in tutto il mondo.

Va da sé che se in un Paese aumentano le cose considerate illegali, il mondo dell’illegalità trova nuova linfa per alimentarsi e diventare sempre più forte. Ecco probabilmente perché, venendo incontro alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, alle multinazionali del tabacco, nonché alla malavita in genere, la canapa è stata equiparata alle droghe ed inserita tra le sostanze illegali.

Fermo restando, comunque, che il problema della droga, quella vera, quella che si trova con gran facilità in tutte le discoteche, o quella di cui fanno uso molti uomini d’onore che siedono sui banchi di Montecitorio e Palazzo Madama, sia un problema molto serio. Ma torniamo al nostro uomo, un problema ancor più serio.

L’arresto è avvenuto al termine di una giornata di perquisizioni, a seguito delle quali, oltre alle piantine, si è scoperto che il falegname aveva soldi in casa per un valore di 30 (trenta) euro, e nessun conto in banca o in posta. E’ stato quindi deciso di mettere l’uomo, totalmente incensurato, in una cella di isolamento, e lasciare a casa, per un tempo indeterminato, un ragazzino di 14 anni in compagnia della nonna ultranovantenne in precarie condizioni di salute.

C’è chi dice che l’uomo sia stato scambiato per qualcun altro, forse per uno spacciatore, forse per un anarchico o chissà chi.

I fatti ci raccontano che dopo l’arresto, sono state effettuate le consuete ed accurate visite mediche e psichiatriche, attestanti che l’uomo era in perfette condizioni psico-fisiche, con pressione arteriosa e battito cardiaco ottimali. La mattina del 14 l’uomo è stato trovato morto.

I medici legali, la voce della scienza, ci dicono che dopo la prima autopsia sul corpo dell’uomo sono state riscontrate delle lesioni. Lesioni compatibili con l’omicidio. Compatibili con la tortura. Tortura che, se confermata, è stata certamente compiuta da professionisti, gente addestrata ad uccidere con metodi che non lasciano segni esteriori, ma svariate lesioni interne, riscontrabili solo tramite esami autoptici.

Ovviamente c’è un’indagine in corso, che potrà confermare o meno queste ipotesi. Ed a proposito dell’indagine, essendo lei anche il presidente del Csm, vorrei informarla di alcuni particolari. Si sa che un carcere di “sicurezza” è tenuto ad essere videosorvegliato ed a fornire le immagini di tutto ciò che succede al suo interno, 24 ore su 24. Ma le attese immagini chiarificatrici non hanno ancora chiarito nulla. Si sa anche che quando un magistrato fissa l’incidente probatorio è obbligato a convocare tutte le parti in causa. Ma anche questo non è successo. Ultima precisazione, poi, che potrebbe apparire alquanto bizzarra: il magistrato che sta conducendo le indagini è la stessa persona che ha ordinato l’arresto dell’uomo.

E’ ovvio, comunque, che in un Paese civile come il nostro, un Paese che diffonde democrazia, pace e giustizia in tutto il mondo, ci si aspetterebbe che, se ci fosse qualcuno sospettato per aver commesso un simile assassinio, costui fosse quanto meno sospeso dal proprio incarico. Beh, non ci crederà, signor presidente, ma questo non è successo.

Un Paese come il nostro, che porta alta la fiaccola dei diritti umani ed urla al resto del mondo di abrogare la pena di morte, consente a propri dipendenti, sospettati di simili atrocità, di continuare ad esercitare la loro “professione” indisturbati, magari nei confronti di altri uomini o donne. Magari proprio in questo momento, mentre le sto scrivendo.

Sabato 10 novembre a Perugia c’è stata una grande manifestazione, piena di giovani e con oltre duemila persone, che chiedevano verità e giustizia per quell’uomo. Chiedevano di poter vivere in un Paese migliore, signor presidente.

Ho la speranza, signor presidente, che un giorno qualche nazione, ancora più civile della nostra, vada all’ONU a chiedere che venga fatta piena luce sulle centinaia di morti che avvengono all’interno delle carceri italiane.

Questo per sperare di poter vivere in un mondo un po’ più giusto, un po’ più libero, un po’ più vivibile.

Così come avrebbe voluto anche quell’uomo. Quell’uomo che si chiamava Aldo. E che era mio fratello.

Distinti saluti.

APPROFONDIMENTI:

17 dicembre 2007

Moby Prince: "Il porto delle nebbie" (Part 6)

Nel prologo del documentario viene spiegato come chi stava realizzando il filmato ha ricevuto perquisizioni furtive con sparizione di parte del materiale, fortunatamente non sono riusciti a portare via tutto dando così a tutti la possibilità di capire quali furono i reali accadimenti di quel tragico fatto.


Video integrativo: http://www.youtube.com/watch?v=DJoj_i8rsb8

APPROFONDIMENTI

http://invisibil.blogspot.com/search?q=moby+prince

http://www.mobyprince.it/

http://fabiopiselli.blogspot.com/

12 dicembre 2007

Megna nel segno della rivoluzione culturale

Tratteggiare una personalità come quella di Megna non è cosa facile, a causa delle tante e distinte cose che ha fatto nel corso della sua vita. Il novantenne, autodidatta divenuto scrittore, ha tentato in ogni modo possibile di cercare, far conoscere e divulgare le radici del proprio paese d’origine

di Cesare Piccitto

Nella sua ricerca storico culturale, ha elevato i pregi e provato con la “pratica sociale” a cambiare i difetti e le storture di tutta la comunità di Palagonia. «La rivoluzione qui, e ora!», celebre frase del giornalista Mauro Ristagno, individua l’animosità che Megna ha trasfuso in ogni sua azione, dalla stesura e pubblicazione di un libro fino alla più quotidiana cura di un aiuola.

Con la tenacia e l’esempio di azioni sempre non violente ma costruttive, non è stato inerme a lamentarsi ma si è sbracciato, per cambiare le cose cominciando subito e ovunque si trovasse. Come Danilo Dolce, Megna ha combattuto il degrado semplicemente trasformandolo. Il verde pubblico che esiste a Palagonia, ad esempio, nasce dal suo impegno individuale; alle eventuali azioni vandaliche che cercavano di osteggiarlo, non ha mai risposto male o lamentatosi, ma ricostruendo ciò che era stato distrutto 1, 10, 100 volte. E’ uno degli ultimi scrittori a coniugare impegno culturale e senso civico. Non si preoccupa delle critiche di chi lo leggerà, non si preoccupa di “cosa si può dire” o “cosa non si può dire”; è un fustigatore dei potenti, sempre dalla parte dei più deboli. La presentazione di Vito Tartaro alla sua ultima pubblicazione, “Promemoria per un paese invecchiato”, riesce sicuramente a dare il senso della sua opera e a far conoscere Michele.

Tartaro: «Michele non va guardato da uno o più lati, altrimenti non lo si può capire. Perché egli non è una “cosa” (anarchico e basta, onesto e basta) ma tante cose e, se non tutte, quasi tutte le cose: è tutte le partes e nel contempo super partes…» Ha sempre regalato i libri che pubblicava o leggeva a chiunque, ha sempre detto la sua opinione, tramite manifesti murali per quanto riguarda la realtà locale, tramite lettere per ciò che concerneva situazioni nazionali. Non si è mai posto il problema dell’interlocutore: tra gli altri ha scritto al papa e al presidente della repubblica, talvolta ricevendo anche risposta. Tra le su ultime attività la cura del verde del paese e dei cittadini più bisognosi; senza mai chiedere niente a nessuno né volendo ringraziamenti o riconoscimenti vari. Sempre grazie al suo impegno, Palagonia può vantare una fondazione culturale dal nome “Accademia dei Palici”.

Questa oltre a raccogliere la più antica storia della comunità, organizza e promuove eventi culturali. Qualche tempo fa, andandolo a trovare in una casa di riposo a Palagonia, pensavo di trovarlo rassegnato e invece mi sbagliavo. Gli acciacchi dell’età sono evidenti e gli segnano la pelle, ma la mente e il cuore sono quelli di un giovane idealista che non smette di avere fiducia in tutti gli uomini. Lui è lì che continua a discutere, scrivere, confrontarsi con chiunque vada a trovarlo, anche se né le istituzioni né la sua gente sembra ricordarsene; o forse crede che sia già passato a miglior vita.

9 dicembre 2007

8 dicembre 2007

Editoria: così ti ammazzo i giornali antimafia

Quanti sono? Quaranta, cinquanta, forse più. Dove sono? Ovunque, annidati nelle città, nei quartieri,nei piccoli paesi della Sicilia, della Puglia, della Calabria. Come vivono? Male, malissimo: ma vivono, sostenuti dal sacrificio di cento, mille volontari. Chi li aiuta? Nessuno

di Roberto Scardova
da http://liberainformazione.org/

Sono i giornali, le testate antimafia. Dichiaratamente, programmaticamente votati a denunciare la condizione di illegalità cui tanta parte della popolazione è costretta a sottostare. Periodici a stampa, giornali elettronici, anche emittenti radiofoniche e piccole televisioni locali. Messi insieme, hanno migliaia di lettori ed ascoltatori. Diffusi in modo militante da giovani dalle più diverse estrazioni. Qualcuno arriva anche nelle edicole: non più rifiutati, per fortuna, perchè un numero sempre crescente di lettori li chiede,li compra, li apprezza.

Ma il loro rimane uno spazio marginale, ancora. Sopraffatti da un monopolio informativo di tutt'altro segno,dalle grandi imprese editoriali che - è il caso di Catania – appaiono legate a filo doppio con interessi politici e finanziari ben lontani dalle istanze di democrazia, partecipazione e pulizia di cui è animata la società civile.

E' possibile determinare condizioni diverse per l'informazione che nasce invece “dal basso”, dalle condizioni reali della gente, dalla miseria dei quartieri abbandonati a se stessi, dalle piccole imprese vessate dalla criminalità, dai giovani disoccupati, dalla scuola fatiscente? Attorno a questo interrogativo si è tenuto a Catania, presso la locale Università, un seminario (significativamente intitolato “Sbavaglio”) cui hanno preso parte i redattori di numerosi periodici ed emittenti attivi nelle regioni meridionali. Molti giovani, parecchi giovanissimi, ed alcuni che giovani non sono più: gli amici ed i collaboratori di Giuseppe Fava, il collega assassinato ormai ventiquattro anni fa per le incisive e coraggiose inchieste pubblicate dalla sua indimenticata rivista “I Siciliani”.

L'eredità lasciata da Pippo Fava è stata prolifica. Nella sola Catania vedono la luce, fortemente ispirate alle sue battaglie civili, riviste come “Casablanca” diretta da una battagliera Graziella Proto ,fondatrice della società editrice dal nome quanto mai evocativo:“Le Siciliane”. Ed ancora mensili come “ L' Isola possibile” in edicola con Il Manifesto ogni ultimo martedì del mese). Ed il giornale di quartiere “I Cordai”,organo dell'omonimo centro sociale coordinato da Giovanni Caruso, un antico collaboratore di Pippo Fava. E' divenuto cieco, Caruso:ma ciò non gli impedisce di utilizzare con efficacia le moderne tecnologie informatiche,e di produrre un giornale che i ragazzi,i suoi allievi, distribuiscono nei bar, nelle barberie, agli angoli delle strade a dispetto
delle cosche (la famiglia Santapaola, ma non solo quella) che di via dei Cordai vorrebbero fare proprio regno incontrastato.

E si sono aggiunti nuovi adepti. Come i boy scout del rione Librino, zona tristemente nota per il degrado che lo aggredisce senza efficaci contromisure da parte della città. La redazione ha trovato ospitalità in un ufficio della Caritas nel cuore del quartiere,e con il giornale “la Periferica”,in edizione sia on line che a stampa, intende consentire ai cittadini di raccontarsi in prima persona. Sono quarantamila abitanti, ma diventano settantamila coi clandestini: Alle prese con servizi sociali disarmati, stabili e cortili fatiscenti, spaccio e corruzione in ogni dove, e tutt'attorno la speculazione che incombe.

Non ci sono altre voci a descrivere queste realtà. Non ci sono altre testate a contendere a questi ragazzi il privilegio di farsi megafono della gente inascoltata. A Catania, in particolare, la informazione risulta fortemente condizionata da un solo grande quotidiano, da un solo gruppo editoriale: ovviamente legato a filo doppio col governo della città, e con scelte amministrative che nessuno appare in grado di discutere,di contrastare.

“Sbavaglio”, dunque. Sbavagliamo i mezzi di comunicazione, ha chiesto il seminario, diamo voce a chi vuole raccontare e protestare,a chi vuole denunciare, a chi semplicemente vuole far sapere che si può credere in una realtà diversa e migliore anche in Sicilia, anche in Calabria, anche nelle zone ove sembra cancellata la speranza. Per ottenere tale risultato, i redattori dei periodici riuniti a Catania hanno posto sul tappeto il problema di un coordinamento delle varie testate. Problema,appunto: perchè a tale risultato si lavora già da tempo, e non lo si è ancora conseguito nonostante le dichiarate buone volontà. Così che la apprezzabile pluralità delle testate (oltre a quelle citate vanno segnalate ancora Antimafia Duemila,
Censurati.it, Cittanuove Corleone, Girodivite, Cuntrastamu.org, Il Pizzino,
Itacanews, La Barchetta, Le Inchieste, Megaron, Mondonuovo, Napoli Monitor,
L'isola dei cani, Navarra, Radio Archimede, RitaAtria.it, Spartacus, Stept, e la vivacissima televisione locale TeleJato) risulta ancora frutto di sforzi
straordinari ma isolati.

Un contributo significativo, anzi decisivo, può venire - è l'auspicio - dalla nuova legge sull'editoria in discussione al Parlamento. Le cose oggi stanno così: nessuna di queste testate, nessuna di queste piccole ma coraggiose esperienze editoriali è in grado di accedere ai contributi che la legge ora in vigore sembra garantire. Non un centesimo di euro dello Stato allevia i sacrifici, i costi che i gruppi dell'informazione di base debbono affrontare.

Mentre decine di milioni finiscono unvece nei bilanci dei gruppi editoriali già forti, e che forti diverranno ancora di più grazie ai processi di concentrazione ed acquisizione già in atto. Sino a controllare direttamente le reti distributive e persino le edicole: dopo di che potrebbe essere venduto soltanto quanto è di gradimento all'editore capo-fila.

Allarmante a questo proposito la comunicazione al seminario svolta da Giancarlo Aresta de Il Manifesto. Anche le misure a prima vista più favorevoli previste nel nuovo testo di legge non sembrano in grado di soccorrere i piccoli fogli indipendenti. Le forme cooperative dovranno ad esempio dimostrare di essere attive da cinque anni: e questa condizione apparentemente garantista risulta in realtà ostativa
proprio per chi ha pochi mezzi. Nessuna delle testate qui citate è in condizione di sopravvivere per un lustro senza crollare sotto il peso di costi modesti ma sempre crescenti, di debiti pregressi che le banche ovviamente rifiutano di coprire. Aspetto questo non secondario dell'ostilità ambientale, quando essa non si manifesti ancora più drammaticamente.

Riuscirà il Parlamento a correggere quella impostazione, a far sì che i contributi pubblici, la pubblicità istituzionale, giungano anche a chi con poche migliaia di euro può continuare a vivere, a tentare di “sbavagliare” l'informazione?

I parlamentari presenti al seminario di Catania – Lidia Menapace e Santo Liotta di Rifondazione, Orazio Licandro dei Comunisti Italiani, Giovanni Burtone del Partito Democratico – si sono detti favorevoli ad emendamenti volti a creare le condizioni perchè contributi e facilitazioni possano raggiungere anche le testate più deboli. Nei loro messaggi Nando Dalla Chiesa, Giuseppe Giulietti e Giuseppe Lumia

6 dicembre 2007

La verità fa male

di Alessandro Ambrosin
da http://www.alternativamente.info/

Sono bastate alcune risposte di Fausto Bertinotti, presidente della Camera, ad innescare una serie di interventi da parte di esponenti politici della maggioranza che gridano allo scandalo, tirando in ballo le responsabilità del caso.

L’intervista rilasciata da Bertinotti al quotidiano La Repubblica ha suscitato un profondo malumore nel mondo politico. Ma non in quello della destra, bensì in quello della sinistra. Quello dell’attuale maggioranza, quello dalle tante promesse mai mantenute, quello che senza remore ha ancora il coraggio di irritarsi di fronte all’evidenza dei fatti.

E’ la traduzione del sentire diffuso nel popolo della sinistra, della base sociale, quello che Bertinotti esprime. E se a denunciarlo è la terza carica dello Stato, questo significa che il leader indiscusso della sinistra è ancora lui, oppure c’è una strategia che ancora non conosciamo nei dettagli e che la rende molto più difficile da captare.

Sono parole dai toni forti quelle pronunciate da Bertinotti, durante questa intervista che non lascia adito a dubbi. La sinistra dell’Unione è in uno stato di agonia profonda. Ma erano necessarie veramente le parole del Presidente, spogliato momentaneamente delle vesti istituzionali, a denunciare questo stato fallimentare in cui versa l’Unione? Giammai! Ha destato più inquietudine ai parolai della politica rispetto ai più attenti e interessati cittadini, che se lo ripetono da troppo tempo. Ma quando c’è in ballo, quella che Bertinotti definisce autonomia politica allora emerge in tutta chiarezza l’assenza espressiva di questa lacerata sinistra e la paura di rimanere esclusi.

Altro che strategia e tattica leninista. Se la prima muta la propria azione da una svolta incisiva verso un determinato obiettivo generale e la seconda viene influenzata dai flussi delle forze in campo, possiamo affermare che siamo nell’immobilismo totale.

Quelle che non si sono mai fermate, sono le “attrazioni politiche di mantenimento”, dove l’opportunismo prima delle intenzioni politiche regna sovrano. Le, ahimè, palesate connivenze con i poteri forti economici, i grandi temi sociali elusi, quali: diritti sul lavoro, redistribuzione del redditto, lo stato sociale e dell’ambiente sono gli argomenti che non hanno trovato una benchè minima azione di trasformazione. Fosse solo un’ispirazione della politica pre-elettrale dell’Unione, senza la quale alcuni parlamentari non sarebbero mai stati votati col consenso popolare.

L’unica metamorfosi alla quale assistiamo è quella della nascita del Partito Popolare e della Cosa Rossa, ancora lontana dalla concretezza dei fatti. La sola certezza è che a dettarne le direttive saranno sempre le leadership partitiche, dove l’unico intento che traspare è quello di allargare la partecipazione, ma con cautela. Pena, la squalifica o peggio ancora il ricambio.

I movimenti, le associazioni altermondialiste, che formano quel bacino sociale di autoconsapevolezza e autorganizzazione hanno svoltato a sinistra già dal primo incrocio di questa tortuoso cammino dell’Unione, ignorati dalla stragrande maggioranza delle forze politiche. Sì, perché la percezione cognitiva cambia. Non certo per il popolo, che stentava prima e dopo ai limiti della sopportazione. Ma per coloro che hanno volutamente perso quella visione della realtà, alla quale non è seguito il contraccambiato riconoscimento popolare.

Il 20 ottobre, forse ne è uno degli esempi più indicativi. Peccato che il giorno successivo tutti, ma proprio tutti, se n’erano dimenticati.

4 dicembre 2007

3 dicembre 2007

Ilaria Alpi, in attesa della verità

Video: Report - 2003-10-21 - Ilaria Alpi - Gladio - Testimonianza di un ex agente Gladio (RAI3)

Respinta la richiesta di archiviazione. Si indaga ancora

di redazione
del 03/12/2007
da http://www.articolo21.info/index.php

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, Dott. Emanuele Cersosimo, con ordinanza depositata ieri, sciogliendo la riserva formulata nell’udienza del 27 novembre 2007, ha accolto l’opposizione proposta dai genitori di Ilaria Alpi contro la richiesta di archiviazione del procedimento relativo alla individuazione degli eventuali mandanti dell’uccisione della giornalista. L’archiviazione era stata richiesta dalla Procura della Repubblica di Roma con motivazione riferita alla infruttuosità delle indagini svolte.

I genitori di Ilaria Alpi, assistiti dall’Avv. Domenico d’Amati, avevano invece indicato una serie di indagini tuttora da compiere, utilizzando anche le informazioni raccolte dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
Il Gip, nella motivazione del provvedimento, ha affermato che da un’analisi complessiva degli elementi indiziari fino ad oggi raccolti dagli inquirenti la ricostruzione della vicenda più probabile e ragionevole appare essere quella sull’omicidio su commissione, attuato per impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in ordine ai traffici di armi e rifiuti tossici avvenuti tra l’Italia e la Somalia venissero portate a conoscenza dell’opinione pubblica italiana.
Il Gip ha pertanto assegnato al Pubblico Ministero il termine di sei mesi per lo svolgimento di numerosi atti di indagine sulla cui portata viene mantenuto il riserbo.

"Accogliamo con enorme soddisfazione la decisione del Gip Cersosimo di non archiviare le indagini volte all'accertamento della verità sul caso Alpi-Rhovatin" così Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21, commenta le ultime vicende legate all'inchiesta giudiziaria sulla morte di Ilaria Alpi e Mirhan Rhovatin. "E' importante che le indagini non vengano archiviate affinchè venga riaffermato il principio fondamentale della libertà e della democrazia e venga fatta giustizia. Da parte nosta, Articolo21 continuerà a segire la vicenda con estrema attenzione e farà il possibile affinchè il caso non vada incontro ad un nuovo affossamento".

1 dicembre 2007

Aldrovandi, il processo forse ad una svolta



Video: Verità e giustizia per Federico Aldrovandi

Decisiva per la riapertura del caso di Aldro è la combattività di sua madre. Lei, grazie al blog e al lavoro di rete, è riuscita a non far chiudere vergognasamente il caso come incidente e ad apportare elementi nuovi che forse potranno farci giungere alla verità. Ieri l'udienza decisiva.

Federico Aldrovandi, l'ora della verità

da http://www.aprileonline.info/

Al processo contro i quattro agenti imputati di "eccesso colposo" nella morte del diciottenne ferrarese spunta un superteste. E'Nicola Solito, dirigente Digos, amico di famiglia degli Aldrovandi. Che forse potrà fare chiarezza su quella notte del 25 settembre 2005

La verità sul caso Aldrovandi la sanno in pochi. Pochissimi. Sicuramente la sanno Paolo Forlani, Enzo Pollastri, Luca Pontani e Monica Segatto, gli agenti della polizia che all'alba del 25 settembre di due anni fa intervennero in via dell'Ippodromo, a Ferrara, per "controllare" il ragazzo che rientrava a casa dopo una nottata passata con gli amici. Gli ultimi a vedere Federico vivo, forse gli stessi assassini. Imputati per "eccesso colposo", avrebbero reagito per difendersi dal ragazzo che dava in escandescenze sotto l'effetto di stupefacenti. Ma oggi la storia potrebbe cambiare, e la cortina che avvolge Ferrara sul caso Aldrovandi potrebbe cadere.

IL TESTE - Si è aperta ieri, infatti, la seconda udienza del processo per la morte di Federico. In aula, per due ore, ha parlato la madre del ragazzo, Patrizia Moretti. Da ormai due anni, per combattere contro l'indifferenza mediatica, ha deciso di affidare il suo dito puntato ad un blog. Ma davanti ad imputati, testimoni e giudici ha parlato liberamente. Accanto allo sfogo di una madre in lacrime, è emerso un elemento utile a sbloccare la vicenda: la testimonianza, fondamentale, di un dirigente della Digos. Si tratta di Nicola Solito. "Solito è un amico di famiglia" ha raccontato la Moretti: "I nostri figli sono cresciuti insieme. Quella mattina è venuto a casa nostra accompagnato da due agenti in divisa". Il racconto si concentra sulle ore successive alla morte di Federico, ed è da lì che forse si deve cominciare a leggere la storia per capire com'è andata veramente. E' lo stesso Solito a dire ai coniugi che il figlio è morto. "Ma ancora non capivamo bene in che circostanze. Solito ci ha riferito che non sembrava più lui. Che i suoi colleghi gli avevano raccontato che si era fatto male da solo sbattendo la testa contro il muro, che gli agenti erano intervenuti per fermarlo ma che non avevano fatto nemmeno in tempo a toccarlo perché gli era morto davanti. Mi ha anche consigliato di non andare a vederlo". E infatti, a riconoscere il cadavere ci penserà lo zio infermiere, che "sconvolto" davanti al corpo ricoperto di lividi racconterà di aver pensato ad un incidente stradale.

"SUCCEDE NELLE MIGLIORI FAMIGLIE" - Il giorno dopo, mentre la polizia comincia a sentire i possibili testimoni nella zona (qualcuno riferirà di un clima intimidatorio, qualcun altro parlerà per poi sparire), Solito consiglia ai genitori di Federico di procurarsi un avvocato ed un medico legale. Poi, racconta la Moretti, "il 27 settembre siamo stati convocati in Questura con una telefonata dello stesso Solito. Pensavamo di ricevere parole di solidarietà dal questore Graziano, invece siamo stati aggrediti". La Moretti racconta che il questore ha chiesto ai genitori il perché di certe dichiarazioni rilasciate al Resto del Carlino, e che i sospetti non andavano cercati sulla polizia quanto sul centro sociale bolognese dove Federico aveva passato la serata. Secondo il questore Federico aveva assunto sostanze e "ha aggiunto che poteva succedere anche nelle migliori famiglie". E' da questo momento in poi che i sospetti di mezza Ferrara verrano concentrati sulla tesi di un Federico "tossico", che la sera consegnava le pizze per guadagnare i soldi necessari a comprarsi le dosi. Possibile? Proprio lui, Federico, che va bene a scuola, suona il clarinetto, frequenta la palestra di karate (è cintura marrone), è impegnato socialmente con il prete di periferia Don Bedin? I racconti degli agenti danno man forte a questa idea: "Era una furia", raccontano. Poi arriva l'autopsia, che sembra mostrare una storia diversa. Nel corpo di Federico, straziato dai segni delle botte (volto sfigurato, "ferite lacero-contuse dietro la testa, scroto schiacciato, lividi da compressione sul collo"), vengono trovate tracce minime di oppiacei e chetamina (un mix "blando" che, secondo un noto tossicologo avrebbe dovuto avere dovuto avere effetti rilassanti), e 0,4 grammi/litro di alcol. Per capirci: la guida in stato di ebbrezza scatta a 0,5. L'inchiesta è affidata d'ufficio ad un pm, Maria Emanuela Guerra, che non sembra essere del tutto estranea al caso (poiché il figlio è indagato per spaccio di stupefacenti a minori), e che incarica dello svolgimento operativo delle indagini l'ufficio di polizia giudiziaria guidato da Pietro Angeletti, convivente di Monica Segatto, la poliziotta indagata. Una situazione che la madre di Aldrovandi dipingerà come "indecente". Il pm Guerra lascerà l'indagine dopo sei mesi.

"PERCOSSE" - Il racconto della Moretti davanti ai giudici va avanti, seguendo un filo cronologico. "Il questore Graziano ha riferito alla famiglia che i quattro agenti si erano fatti refertare, ma non avevano intenzione di chiedere i danni". E' il primo elemento che comincia a far inarcare le sopracciglia ai genitori di Federico. Ma a far sentire la necessità di una vera contro-inchiesta ci pensa il procuratore capo Severino Messina "che prima ancora dell'autopsia ha dichiarato alla stampa che Federico non era morto per le percosse. Era la prima volta che sentivamo parlare di percosse, fino a quel momento ci avevano detto di un malore". Ed è qui che interviene l'ispettore Solito. "Dopo il colloquio è venuto a casa nostra per dirci di liberarci del nostro avvocato e di aver fiducia nelle indagini. Ma dopo una lunga pausa ha aggiunto: "sono padre anch'io e al posto vostro seguirei il mio cuore".

L'INCONTRO - Sul caso viene aperta un'inchiesta parallela, dopo la denuncia che i verbali della questura sull'invervento delle due volanti con a bordo i quattro poliziotti sarebbero stati manomessi. Nel marzo scorso, alla vigilia dell'apertura di questo filone-bis, la Moretti incontra l'ispettore Solito per caso, alla pista di pattinaggio dove entrambi avevano accompagnato i figli. "In quell'occasione Solito mi ha detto di essere a conoscenza di fatti specifici che riguardavano la vicenda di mio figlio e che fino a quel momento non aveva riferito per timore di ripercussioni sul suo lavoro. Ha detto che però non avrebbe dato a me quelle informazioni, ma che avrebbe parlato solo in una sede tutelata. E a questo proposito ha aggiunto che temeva un processo abbreviato che non gli avrebbe dato la possibilità di parlare".

Sono ormai due anni che i genitori, gli amici, la stessa città aspettano che sia fatta giustizia e lottano contro muri di gomma degni dei peggiori scenari degli anni di piombo. Speriamo che il teste Solito aiuti a dipanare le nebbie di Ferrara.


APPROFONDIMENTI

Caso Aldrovandi, rinvio a giudizio per omicidio colposo nel silenzio dei media

Cronaca di una morte su blog

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30 novembre 2007

Derby Catania-Palermo, "Liberiamo Catania" si mobilità

Il 2 Febbraio 2007 nel derby Catania-Palermo, si scatenò la guerriglia tra tifosi ultras e poliziotti. Morì l’Ispettore capo Filippo Raciti. Il 2 dicembre 2007 ci sarà un altro derby, per un tifo sano si mobilità "Liberiamo Catania"

“Liberiamo Catania” nasce da un gruppo di ragazzi che sentono l’esigenza di ribadire il proprio sgomento di fronte agli episodi di violenza che hanno tristemente reso protagonista delle cronache internazionali la nostra città. Siamo contro ogni tipo di violenza, di intolleranza, di sopraffazione e di abbandono da parte delle istituzioni che lasciano campo libero alle organizzazioni criminali e alla piaga del clientelismo.

La nostra città non può chiudere gli occhi davanti a ciò che accade e deve pensare a tutelare il suo futuro e le sue prospettive. L’obiettivo che ci prefiggiamo è quello di sensibilizzare i cittadini alla cultura della pace, della legalità e del rispetto reciproco.

Per questo motivo vi invitiamo a partecipare all’assemblea cittadina che si terrà il 29 Novembre alle ore 16:30 presso l’Aula Magna del Monastero dei Benedettini (P.zza Dante) in cui ognuno di noi avrà la possibilità di esprimersi attraverso un dialogo libero e propositivo in cui manifestare le proprie opinioni, fare domande e finalmente ricevere delle risposte!

Noi di “Liberiamo Catania”, anche alla luce di quanto accaduto domenica 11 Novembre, proponiamo una manifestazione in occasione del derby Catania-Palermo del 2 Dicembre perché non vogliamo che il nome della nostra città continui ad essere associato a quanto accaduto il 2 Febbraio 2007 bensì alla nascita di un cambiamento di cui tutti noi possiamo essere protagonisti.

Comitato promotore “Due Dicembre”
Per aderire all’iniziativa lascia un commento sul blog
www.duedicembre.ilcannocchiale.it

29 novembre 2007

Invisible News n. 100, è tempo di bilanci

Il blog continua a essere in netta crescita. In salita, nei dati statistici, sia le visite che le pagine caricate mediamente intorno alle 5000 visite mensili. Piccoli risultati che fan ben sperare e confermano che questi contenuti continuano a piacere e ad appassionare.

Un esperienza entusiasmante che dal 2002, con alti e bassi, procede verso un suo delineato e non sempre semplice percorso. In cinque anni sono già tante le cose: raccontate, segnalate e selezionate da questo blog; e tante altre le persone e i fatti che hanno incrociato la vita ed il percorso di Invisible News.


* * * *


2002 - 2007 citando, chi:

  • ha fatto uno "scambio link", con il blog, e coloro che continuano a richiederlo.
  • ci cita nei loro siti o blog. Tra i tanti: Girodivite, beppegrillo.it, unimondo.org, blog.panorama
  • è "paraculo" dicendoci prima: "Che cos'è? Blogga che ti passa?" e poi ci dice: "bellissimo questo blog!"
  • manda complimenti e incoraggiamenti via email
  • Muaro Biani e a Alessio Spataro a cui ogni tanto... "Rubiamo" qualche vignetta ;-)
  • invia commenti "acidi" ai post o chi vuol, con gli stessi, proporre un bel dibattito
  • legge i post apprezza, ne parla e passaparola
  • a gli "irriducibili spammatori" inutile insistere tanto non verrà pubblicato nulla di quel genere in questo blog
  • alla pubblicità: In primis geckostreet che per primo si è fatto avanti, poi ai banner di Zanox. Piccoli contributi che aiuteranno a far diventare un pò più grande e autonomo il blog.
  • a blogspot.com che fino ad oggi ci ospita
  • alle visite e sbirciatine illustri: La Benemerita, la presidenza del consiglio, varie società editoriali e di comunicazione e varie atenei universitari italiani.
  • continua a iscriversi coragiosamente alla newsletter
  • "gli sta sul cazzo" questo blog
  • qui ci capita per caso e non vede l'ora di andarsene
  • gli amici di Zap: Carlofigo, ai Gecko's family, Dani, Turi, Alex, Lorenzo, Antonio, Nur, Tano, Dario, Ida, Gisella, Subcarlito, Riccardo, Gianluca, L'arkitè ecc.
  • quelli che hanno ispirato, collaborato e voluto il TOTOSINDACO
  • gli amici sinceri che alla prima occasione utile ti "pugnalano alle spalle" dicendoti poi: "non esagerare... neanche ti avessi fatto il più grave torto del mondo!"
  • quelli che promuovono "progetti collettivi" parlano di "noi siamo tutti uguali" ma poi fanno "qui comando solo io!"
  • a quelli di minimedia che da qualche tempo ospitano i commenti più "bastardi" di Zapruder su gli avvenimenti di attualità; ed il neonato "Falagonia Village" (blog collettivo di satira)
  • primi, di una lunga serie, amici e blogger: Unpercento, Lameduck, Piero79, Lovejoy
  • quelli che pretendono di fare "informazione etica" ma pubblicano tette e culi o simili per fare audience
  • quelli che pensano e dicono che questo blog sia triste
  • quelli che pensano sia un "contenitore"
  • quelli che pensano sia un "copia/incolla"
  • quelli che lo guardano ma non lo leggono
  • quelli/e che pensano che un "Ciùnnale" si fa solo con le "firme famose"
  • a tutte quelle donne, che lavorano nelle redazioni, ed hanno paura o soggezione a mettere in mostra le loro reali e numorose qualità
  • mi paga la bolletta
  • a gli "Scribacchini, megafono della casta del potere" che pensano di essere dei formidabili giornalisti
  • tutti quelli che sparano tante e grosse balle e pensano di esser creduti
  • quelli che pensano che i soldi nella vita siano tutto
  • quelli che pensano che la coerenza sia tutto nella vita
  • quelli che pensano che l'ideologia sia tutto nella vita
  • quelli che pensano prima la carriera poi tutto il resto
  • quelli che credono di insegnare qualcosa e che in realtà hanno tanto ancora da imparare
  • quelli che hanno il coraggio di portare avanti le proprie idee e a chi non ci riuscirà mai a farlo
  • quelli che credono ancora che "Studio aperto" sia un vero TG
  • quelli che pur di non dire le cose come stanno realmente codardemente temporeggiano
  • quelli che credono che urlando o non facendo parlare ottengono la ragione
  • tutti quei direttori "fantasma" di giornali che lo fanno per hobby o per semplice conveninza e se ne sbattano dell'andamento di una redazione
  • quelli che non capiscono nulla di web e invece agiscono come fosse il contrario
  • tutti quelli che fanno finta di "voler cambiare le cose" in realtà sperano tanto che tutto resti immutato, per poter continuare ad esistere
  • tutti quelli che credono "Libero" un vero quotidiano
  • quelli che si sono rotti di leggere questo lungo elenco ;-)
A tutti quanti va il più sentito grazie, senza di voi questo blog non sarebbe lo stesso. Mi avete insegnato, ognuno, qualcosa di importante. Saluto tutti voi con un sorriso e vado avanti.

by Zapruder

28 novembre 2007

Riaperto il caso "Moby Prince", il consulente chiave, rischia l'uccisione



La notizia e di una settimana fa, resta comunque un fatto inquietante. Il caso "Moby Prince" avvenne sedici anni fa, nonostante il tempo, c'è una verità scomoda che qualcuno ostinatemente continua a voler nascondere. Una verità talmente "scottante" per cui ignoti ancora oggi sono disposti anche ad uccidere per non farla venire a galla. Torniamo ai fatti:

da http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=75916

Vittima di una misteriosa aggressione un consulente tecnico dell'avvocato Carlo Palermo che si occupa del caso del Moby Prince, il traghetto naufragato dopo una collusione con la petroliera Agip Abruzzo. Nell'incidente, la cui inchiesta e' stata riaperta un mese fa su richiesta dell'avvocato Carlo Palermo, morirono 140 persone, sedici anni or sono. Il traghetto 'Moby Prince', entro' in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, davanti al porto di Livorno il 9 aprile del 1991.

Il consulente, 39 anni, livornese, ex paracadutista, era atteso dall'avvocato Carlo Palermo in una stanza di un albergo di Pisa.

L'uomo, mentre si recava dall'avvocato, e' stato aggredito sabato notte da quattro persone a Marina di Pisa. Gli aggressori, secondo il racconto del consulente, lo hanno picchiato e addormentato con uno spray, lo hanno chiuso nella sua auto cui hanno poi dato fuoco. L'uomo ha fatto in tempo a mettersi in salvo appena si e' risvegliato. L'auto era in preda alle fiamme, dall'interno erano spariti alcuni documenti.

A Boccadarno avrebbe dovuto incontrare un importante testimone relativo alla vicenda della Moby Prince, la cui inchiesta e' stata riaperta alcune settimane fa proprio in seguito ad alcuni elementi portati dall'avvocato Palermo.

"I miei aggressori - racconta la vittima - avevano passamontagna. Prima mi hanno colpito alla testa, poi mi hanno immobilizzato e stordito con una sostanza spray, poi mi hanno scaraventato in auto e solo quando il fumo causato dall'incendio dell'auto mi ha riempito la gola ho trovato le forze per reagire e sono riuscito a uscire dall'abitacolo".

I clandestini, parola di Kalel

"Kalel" cortometraggio, intervista a Kalel Foqrull, tema i clandestini. Premiato al concorso cortosicuro ANMIL primo classificato.




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27 novembre 2007

Visita di Mastella, i "Grilli nisseni" imbavagliati come De Magistris

da Grilli Nisseni
Amici di Beppe Grillo di Caltanissetta
http://beppegrillo.meetup.com/546/

MASTELLA A GELA (CALTANISSETTA), “BLITZ” DEI “GRILLI NISSENI” IN TRIBUNALE : “IMBAVAGLIATI COME DE MAGISTRIS”

Un mega-striscione di 6 metri con la scritta a caratteri cubitali “imbavagliati come De Magistris” ed una decina di attivisti (silenti) dei “Grilli Nisseni” con tanto di bavaglio alla bocca. Così il Ministro della Giustizia, on. Clemente Mastella, è stato accolto oggi in tarda mattinata a Gela (Caltanissetta) - durante gli incontri con le autorità locali in Tribunale ed al Municipio – dagli “Amici di Beppe Grillo” nisseni.

Nessuno slogan da parte degli “imbavagliati” ma solo solidarietà al sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, che è stato trasferito su richiesta del Ministro Mastella a causa della sua inchiesta “Why Not”sulla commistione fra politica, affari e illegalità.

I Grilli Nisseni, con questa iniziativa, hanno voluto denunciare che la Magistratura è stata fermata dalla politica, esprimendo stima e solidarietà nei confronti di quanti si stanno impegnando nella lotta al crimine in tutte le sue forme ed estensioni. I Grilli Nisseni sostengono il lavoro dei Magistrati che, per aver avuto il coraggio di portare avanti senza condizionamenti e senza timore indagini che portano direttamente al cuore del sistema delle corruttele, si ritrovano ad essere quotidianamente oggetto di gravi attacchi e di delegittimazioni intollerabili.



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26 novembre 2007

Messina, l'indignazione dell'edicolante De Vincenzo



LE EDICOLE SONO LA BASE FONDAMENTALE DEL DIRITTO ALLA PLURALITA' DELL' INFORMAZIONE, garantita da 60 anni di leggi repubblicane. EDICOLE GIORNALAI EDITORI DISTRIBUTORI-
Libertà di Stampa, diritto all'informazione.

Il settore DISTRIBUZIONE STAMPA EDICOLE attraversa una grave fase di conflittualità. Una delle edicole che sta attuando una CLAMOROSA protesta si trova nella galleria della Stazione Centrale delle Ferrovie a Messina. Il meccanismo di deposito e giacenza delle numerose copie dei giornali in uscita produce sistematicamente una chiusura di conto in passivo con una mole di giornali prepagati e non invece in conto Vendita.

Questo meccanismo non è chiaro per l'edicolante che ha deciso di SOSPENDERE l'attività sino a quando non avrà un chiarimento dal distributore. A Messina è rimasto un solo distributore di giornali che ha il MONOPOLIO della distribuzione sia dei quotidiani che dei settimanali e periodici. L'edicolante si rifà al contratto Nazionale tra Editori,Giornalai e Distributori.E' NECESSARIA LA COSTITUZIONE DI UNA ASSOCIAZIONE TRA EDICOLANTI PER GARANTIRE QUESTO SERVIZIO FONDAMENTALE PER I CITTADINI

25 novembre 2007

Silvio il furbetto e la bufala del rivotiamo.it

"Sbavaglio II", il convegno puoi riascoltarlo su Radio Radicale

Convegno dedicato alla informazione indipendente, l'informazione partecipata, allo "sbavaglio" dell'informazione contro ogni forma di censura.


CATANIA - Intervengono: Nunzio Famoso (Preside della Facoltà di Lingue di Catania), Lidia Menapace (senatrice), Isabella Guarino e Corrado Scieri (genitori di Emanuele Scieri), Riccardo Orioles (giornalista), Stefano Pierpaoli (ConseQuenze), Roberto Scardova (giornalista del TG3)

Tutto l'audio del convegno lo trovi qui:


CATANIA - Intervengono: Lidia Menapace (senatrice), Giancarlo Aresta (giornalista del "Manifesto"), Giovanni Burtone (deputato nazionale), Orazio Licandro (deputato nazionale), Santo Liotta (senatore), Graziella Proto (direttore di "Casablanca")

24 novembre 2007

Mastella fa slittare la fiction su Graziella Campagna

Video: Il trailer de la fiction "La Vita Rubata": il trailer

Con un colpo di spugna si cerca nuovamente di far calare il silenzio sulla storia di Graziella Campagna. L'ipocrisia dell'azione di censura di Clemente Mastella conferma una volta di più l'ambiguità del suo operato. In attesa che dal prossimo 13 dicembre il processo per Graziella Campagna possa finalmente renderle giustizia auspichiamo che al più presto il film "La vita rubata" possa essere trasmesso.
La Redazione

da http://www.antimafiaduemila.com/


Il ministro Mastella fa slittare la fiction su Graziella Campagna

La Rai accoglie la richiesta di sospensione del film sulla 17enne assassinata da Cosa Nostra
per "non turbare la serenità dei giudici" del processo d'appello ai killer, il 13 dicembre
Mastella fa slittare fiction su Campagna

Fiorello: "Questo Paese insabbia la verità"
L'attore: "Così la uccidono due volte. Offriamo ulteriori garanzie a questi assassini"

Il fratello della vittima: "Gli esecutori furono arrestati e, nonostante il processo, liberati"

ROMA - Clemente Mastella chiede, e ottiene, la sospensione di una fiction Rai: non andrà in onda come previsto martedì 27 novembre, in prima serata su RaiUno, La vita rubata, il film diretto da Graziano Diana che racconta la storia di Graziella Campagna, uccisa da Cosa Nostra a diciassette anni perché testimone oculare di un delitto di mafia. Il motivo: l'udienza d'appello, prevista per il prossimo 13 dicembre, dei killer condannati in primo grado per l'omicidio della giovane il 12 dicembre del 1985. La direzione generale della Rai ha accolto la richiesta del presidente della Corte d'Appello di Messina che, attraverso il ministro di Giustizia, ha segnalato come la messa in onda della fiction avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici.

"Così la povera Graziella viene uccisa due volte". Questo il commento, dispiaciuto, di Beppe Fiorello, che nel film interpreta Piero, fratello della vittima e carabiniere. "Mi piace raccontare storie che nessuno conosce e che invece meritano di essere raccontate - osserva l'attore - qui c'è una ragazza morta barbaramente per aver incrociato sulla propria strada Cosa Nostra e c'è un fratello, Pietro, che ha dedicato la vita a ridare dignità alla propria famiglia".

Il film, spiega Beppe Fiorello, "poteva essere un modo per aiutare i Campagna. Invece, e parlo da cittadino non da attore, offriamo ulteriori garanzie a questi assassini che da oltre vent'anni la scampano. Dispiace constatare che preferiamo atteggiamenti garantisti a vantaggio di chi queste garanzie non le deve avere avendo calpestato una vita così giovane. Siamo in un Paese in cui la verità è calpestata, insabbiata, incerottata. Mi auguro che la situazione si sblocchi: il pubblico deve conoscere questa storia".

Graziella Campagna, interpretata dalla ventenne Larissa Volpentesta (nelle sale in questi giorni con I Vicerè di Roberto Faenza) fu assassinata per essere stata involontaria testimone di un delitto di mafia. La ragazza, che lavorava in una lavanderia di Saponara, piccolo centro in provincia di Messina, ritrovò per caso in una camicia un documento compromettente che portò Cosa Nostra alla decisione di eliminarla e di occultarne il cadavere. Era il 12 dicembre 1985. Principale accusato (e condannato all'ergastolo in primo grado) Gerlando Alberti junior, nipote dell'omonimo boss palermitano.

"Graziella aveva appena 17 anni e lavorava per portare soldi alla famiglia. Non aveva grilli per la testa - ha detto il fratello Pietro Campagna, intervenendo qualche giorno fa a un convegno sulla legalità - non sognava di diventare un ingegnere o un avvocato, il suo unico sogno era guadagnare qualche lira per comprare il corredo. Venne trovata, tre giorni dopo la sua morte, tra montagne orribili e desolate, sfigurata da cinque colpi di lupara. Gli esecutori furono arrestati ma, nonostante il processo, vennero liberati. Il mio avvocato ha lavorato gratuitamente e alla sentenza ha pianto. In questi casi tutti dovrebbero seguire il suo esempio".

La Repubblica - on line 23 novembre 2007 -

G8, la violenza premiata

di Vittorio Agnoletto
da http://www.aprileonline.info/

La nomina di Giovanni Luperi, imputato per le violenze di Genova, a capo Dipartimento analisi dei servizi è una risposta sbagliata alla richiesta di verità e giustizia avanzata da chi c'era nel 2001 e il 17 novembre scorso. Chi ha gestito l'ordine pubblico al G8 sembra avere un trampolino per fare carriera. Ha ancora senso l'istituzione di una commissione d'inchiesta?


La nomina di Luperi è assolutamente l'opposto di quello che ci aspettavamo dopo la manifestazione di Genova del 17 novembre scorso. In quella sede è stata avanzata l'ennesima richiesta di verità e giustizia, ed è stata anche offerta una prova d'appello al governo e all'Unione perché venisse rispettato il senso del programma elettorale, in cui era prevista l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui fatti del luglio 2001.

La promozione di Giovanni Luperi, collocato in un ruolo molto preciso e delicato, ovvero nel settore dell'analisi strategica della sicurezza interna, la leggo quasi come una provocazione nei confronti non solo dei cinquantamila che hanno manifestato a Genova, ma di quell'ampia parte di opinione pubblica democratica che sul G8 chiede verità e giustizia.

Non solo: a questo punto emerge una continuità nella gestione del post-G8 tra questo governo ed il precedente. L'elemento di continuità è evidente: quasi tutti coloro che hanno avuto un ruolo di direzione nella gestione dell'ordine pubblico in quell'occasione, sono stati promossi ai massimi livelli nei servizi, o comunque negli apparati della Polizia e nelle questure, compresi coloro che sono sotto giudizio. I messaggi che passano sono due. Il primo: la gestione dell'ordine pubblico a Genova è considerato un motivo di merito e quindi trampolino per fare carriera. Il secondo: viene minata alle basi la ragione di una commissione di inchiesta, perché non dimentichiamo che essa non ha il compito di individuare le responsabilità penali personali, cosa che spetta alla magistratura, ma dovrebbe invece verificare se i vertici delle forze dell'ordine hanno agito in modo corretto o no. Ed in particolare se lo hanno fatto in sintonia con il dettato costituzionale e le norme giuridiche. Proprio quelle persone su cui si dovrebbe indagare sono state promosse.

Allora che senso ha la commissione d'inchiesta se lo stesso governo che in Parlamento ne chiede l'istituzione, nello stesso tempo esprime, attraverso le promozioni, un giudizio positivo sui responsabili dell'ordine pubblico a Genova?

Qualche altra considerazione. Ad oggi si può affermare che la squadra di Polizia che ha operato a Genova gestisce sia l'ordine pubblico che la sicurezza in Italia. Mai nel dopoguerra (salvo i primi due o tre anni dalla fine del conflitto) c'è stata una così forte omogeneità tra i diversi ruoli dei vertici. Servizi, Ministero degli Interni, alte sfere della Polizia, vengono tutti dalla stessa storia, che passa per il G8. A prescindere dal giudizio su questioni giudiziarie che non mi competono, parliamo di una persona indagata su una questione specifica che è quella dell'incursione e dei pestaggi alla Diaz, una delle vicende che più ha colpito l'opinione pubblica.


Credo che in un sistema democratico si debba evitare che un potere così forte sia nelle mani di un gruppo tanto ristretto e omogeneo di persone, soprattutto se parliamo di istituzioni non elettive ma di nomina.
Va riconosciuto un orizzonte culturale diverso tra il governo Prodi e il governo Berlusconi. Ma, sulla questione specifica, mi chiedo: cosa avrebbe potuto fare di diverso o peggiore il governo di centro destra? Tutti intonsi, tutti inamovibili. Si è aperto così un baratro tra chi in questi anni ha costruito un movimento e le istituzioni. Aumenta la sfiducia di una fetta ampia della popolazione di sinistra nei confronti dell'esecutivo, che sfocia in un giudizio tendente ad omologare tutto il sistema politico istituzionale. Credo sia una cosa gravissima.


Vorrei poi fare una riflessione generale. Il fatto che una nomina di questo tipo arrivi cinque giorni prima della manifestazione, e prima ancora che si discutesse della commissione d'inchiesta in Parlamento, non suona come una provocazione voluta? Mi spiego, non potrebbe far parte di una strategia che mira ad acuire il disagio delle forze di sinistra nei confronti del proprio elettorato, un tentativo di provocare una rottura? I precedenti ci sono. Non era ancora finito il G8 di Rostock che Prodi già annunciava quello che si sarebbe tenuto alla Maddalena. E ancora, l'editto di Bucarest sulla base di Vicenza. Non saprei quale altra spiegazione dare.

Dubito a questo punto che istituire una commissione d'inchiesta abbia senso. Lo dice uno tra i primi a sostenerne la necessità. Sappiamo come la pensa l'opposizione e che larga parte della maggioranza riconosce il lavoro fatto dalle forze dell'ordine a Genova. C'è solo da sperare che giustizia sia fatta nelle aule di tribunale, e che i processi sulle vicende della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto facciano il proprio corso, sino alla fine.

23 novembre 2007

Base Usa di Sigonella: il pericolo annunciato

di Flaviano Masella, Angelo Saso a cura di Maurizio Torrealta
da http://www.rainews24.rai.it/

Il nucleo inchieste di rainews24 ha scoperto che nella base Usa di Sigonella dovrà essere installato un nuovo sistema radar integrato della marina americana, Il MUOS (Mobile User Objective System).

La marina americana ha commissionato alla società americana Maxim, uno studio per verificare il rischio che le microonde dei radar potrebbero comportare per le attrezzature presenti nella base militare.

Le simulazioni della società Maxim hanno raggiunto la conclusione che deve esser trovato un altro posto dove istallare le attrezzature radar, a causa del pericolo che le microonde dei radar inneschino la detonazione degli ordigni presenti nella base militare. Continua a leggere



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22 novembre 2007

In Sicilia si respira l'aria del Veneto

Questa volta si tratta di una mega "bufala" che, tuttavia, sembrerebbe avere anche i connotati di una mega truffa : si tratta del Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente.

da http://www.isolapossibile.it/

Dopo l’intervento di qualche giorno fa della Magistratura che ha posto i sigilli all’area di costruzione del mega inceneritore previsto a Bellolampo, un’altra bufera si abbatte sull’Amministrazione Regionale.

Ma vediamo di che si tratta.

Il Piano, approvato ed adottato con Decreto dell’Assessore Interlandi n. 176/GAB del 9 agosto scorso, avrebbe dovuto essere lo strumento di programmazione e pianificazione degli interventi di risanamento contro l’inquinamento atmosferico e per la tutela della qualità dell’aria su scala regionale. Un documento, quindi, dai contenuti politici, amministrativi e tecnico-scientifici di elevato profilo e di importantissimi risvolti applicativi, stante la delicatezza della materia e gli aspetti connessi alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute dei cittadini siciliani.

I redattori materiali sono stati funzionari del Servizio 3 "Tutela dall’inquinamento atmosferico", diretto dal dott. Salvatore Anzà, del Dipartimento Territorio e Ambiente, che per tale "lavoro" hanno ricevuto anche un encomio scritto da parte dell’Assessore Interlandi, funzionari dell’ARPA, docenti universitari dell’Università di Palermo e Messina ed alcuni professionisti in veste di collaboratori.

Purtroppo, l’opera monumentale, partorita con celerità a dir poco sospetta, si è rivelato un indecoroso e letterale "copiato" dell’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, con in più varie aggravanti, un cumulo di ridicolaggini e probabili ipotesi di truffa.

Per quanto riguarda le aggravanti, a parte l’operato disdicevole ed aprofessionale dei redattori, che si sono appropriati di un lavoro intellettuale altrui, resta innanzitutto grave il discredito dell’immagine istituzionale subito dall’Amministrazione Regionale, in primis nei confronti della Regione Veneto e poi da tutto il resto.

Ma al danno si aggiunge anche la beffa, se solo si considera che il manipolo degli sconsiderati e sprovveduti redattori è andato a copiare un Piano che proprio per la sua inidonea impostazione strutturale di base, aveva già ricevuto a suo tempo una bocciatura da parte dell’Unione Europea. Insomma, si trattava di un assemblaggio di ipotesi, intenti e di previsioni piuttosto che di un Piano di programmazione e di pianificazione d’interventi concreti basato su descrittori essenziali e sperimentali, primo tra tutti l’inventario delle emissioni.

La trasposizione è stata così "fedele" e "letterale" rispetto all’originale da generare ridicole quanto inedite "comunanze" e "similitudini" tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia.

Si citano, ad esempio : il "noto" sistema aerologico padano della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, il notevole apporto all’inquinamento atmosferico siciliano derivante dall’eccessivo uso del riscaldamento domestico in relazione al rigido clima dell’isola, ecc.

Gli improvvidi redattori non hanno neppure tenuto conto delle differenze di statuto tra le due Regioni, tant’è che all’interno del Piano la Sicilia si trova "trasformata" in regione a statuto ordinario e, tra le varie cose, essere retta dal Consiglio Regionale.

Ovviamente, non solo i Capitoli ed i paragrafi hanno gli stessi titoli e contenuto pressoché uguale, ma anche gli errori di battitura e di ortografia sono stati fedelmente trasposti.

A dire il vero, tuttavia, i redattori, in uno slancio di "trasparenza", alla fine del paragrafo 1.6 hanno finanche lasciato il link originale da cui hanno attinto a pieno "copia e incolla" :

http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm

Per quanto riguarda gli aspetti prettamente istituzionali, la situazione appare oltremodo grave. Si è in presenza di atto di programmazione fasullo e inapplicabile, organizzato ai danni dell’Amministrazione, dell’ambiente e dei cittadini, dai possibili risvolti truffaldini specie nel caso in cui tramite lo stesso si fossero programmati interventi finanziari o, caso ancor più grave, fossero già attivati interventi finanziari.

Per quanto sinteticamente esposto si ritiene che vi sia la necessità dell’immediato ritiro del Piano, dell’accertamento delle responsabilità della sua redazione ed organizzazione, di provvedimenti nei confronti di quanti hanno operato fraudolentemente ai danni dell’Amministrazione e dei cittadini siciliani, nonché la verifica di ipotesi di danno per il pubblico erario che ne potesse derivare.

nota: se il link sopra non dovrebbe aprirsi per un problema di reindirizzamento del broswer cliccate qui:

http://www.serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm

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Il Caimano

Grande Film. Assolutamente da vedere, tra i migliori film fatti da Nanni Moretti. Ricorda episodi importanti della storia d'Italia, tratteggia la figura de "Il Caimano" e quali "guasti" al sistema ha provocato.





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21 novembre 2007

Omicidio Rostagno, 1988: ignoti gli esecutori le indagini continuano

Video: Mauro Rostagno, spezzoni su Mauro Rostagno tratti da uno speciale trasmesso da Telesud di Trapani
Video: Rostagno su Blu Notte

Omicidio Rostagno: continuano le indagini

da http://a.marsala.it/index.php?mod=page&nw=3:2:11:2007:6101

19.11.2007

Il gip Maria Pino ha disposto con un'ordinanza la prosecuzione per altri sei mesi delle indagini sull'uccisione del giornalista Mauro Rostagno, assassinato nel Trapanese il 26 settembre '88 a Valderice (Tp). Il gip ha dunque respinto la richiesta di archiviazione delle indagini che era stata proposta dal pm Antonio Ingroia.

Nell'inchiesta sull'uccisione del giornalista risultano indagati il boss Vincenzo Virga, detenuto al 41 bis, accusato di essere il mandante e Giuseppe Bulgarella, titolare dell'emittente trapanese Rtc, accusato di false dichiarazioni al pm. Il terzo indagato, il boss Francesco Messina Denaro, anche lui indicato come mandante, è deceduto. Nei suoi confronti è stata emessa una sentenza di non luogo a procedere.

L'indagine, inoltre, procede anche contro ignoti: è rimasta infatti misteriosa l'identità degli esecutori materiali del delitto. Gli atti più urgenti che saranno effettuati, secondo la nuova disposizione del gip, sono alcune rogatorie internazionali previste per compiere accertamenti bancari in Francia e Olanda sui conti correnti della comunità terapeutica "Saman" della quale Rostagno era il principale animatore.

19 novembre 2007

La Carovana del sud, per la pace e il disarmo, parte dalla Sicilia

da http://www.girodivite.it/

E’ partito da Catania un corteo di auto addobbate di bandiere e manifesti con in testa il camper dei carovanieri, che accompagneranno la "Carovana contro la guerra, per la pace e per il disarmo"...


E’ partito da Catania un corteo di auto addobbate di bandiere e manifesti con in testa il camper dei carovanieri, che accompagneranno la "Carovana contro la guerra, per la pace e per il disarmo".

La prima tappa è stata la base di Sigonella, la più grande base aeronavale del Mediterraneo, che negli ultimi anni è stata protagonista di un vasto processo di espansione, sperperando ingenti risorse naturali e finanziarie. In particolare, l’infrastruttura oggi ospita decine di testate nucleari destinate ai velivoli e alle unità navali della Marina USA. Anche la vicina baia di Augusta ospita periodicamente portaerei e sommergibili a propulsione nucleare con grave pericolo per la popolazione e in violazione alle normative ambientali. A differenza di quanto accade nei porti civili degli Stati Uniti dove è vietato il transito e la sosta di unità atomiche.

Davanti alla base si è tenuta una conferenza stampa nel corso della quale i manifestanti hanno presentato le due proposte di legge una per il disarmo atomico e l’altra per impedire che l’Italia sottoscriva accordi militari con Stati che detengono armi di distruzione di massa e per la chiusura e la riconversione per uso civile delle basi militari. È stato, inoltre, denunciato l’arrivo a Sigonella del nuovo comandante Thomas J. Queen, che ha ricoperto il ruolo di membro dello speciale ufficio di revisione dello status dei "militari combattenti" presso Guantanamo. Gli organizzatori ritengono oltre che inaccettabile inopportuna questa presenza in Sicilia dopo che la recente inchiesta del partlamento europeo ha provato l’utilizzo dello scalo di Sigonella e degli aeroporti civili di Catania e di Palermo per i transiti dei voli CIA con a bordo i prigionieri sequestrati illegalmente in Afganistan, Medio Oriente ed Europa. Infine è stata presentata la petizione popolare contro lo scudo "antimissilistico".

Dopo Sigonella la carovana ha raggiunto la la contrada di Xirumi, dove una società che vede tra i suoi soci la Maltauro Costruzioni di Vicenza e la Famiglia del Cavaliere editore-imprenditore-costruttore Ciancio Sanfilippo prevede di realizzare un complesso abitativo per 6500 americani.

Dopo un pranzo a base di mozzarelle che i carovanieri hanno portato dal presidio di Serre, si è tenuta un’assemblea nella piazza di Scordia, paese limitrofo a Xirumi, organizzata dal locale circolo del PRC "Peppino Impastato". La giornata, dopo una breve sosta di fronte al villaggio USA Mineo Haus, si concluderà a Caltagirone dove il comitato locale di Attac ha organizzato una iniziativa in piazza.

La Carovana del Sud



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Lavorano più giornalisti all'ARS che a Buckingham Palace

Servizio delle iene su Totò cuffaro e i 23 raccomandati del suo ufficio stampa. Cuffaro, sulle assunzioni: "L'informazione è una cosa seria"; per essere una cosa ancora più seria ne poteva assumere cinquanta!




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18 novembre 2007

La stretta di mano mancata

GERUSALEMME - Grossman contro Olmert. La polemica del grande scrittore israeliano impegnato sul fronte della pace verso il primo ministro cauto e temporeggiatore si è espressa in una forma di pubblico dissenso allorquando in occasione della cerimonia per l'assegnazione del Premio Emet, uno dei riconoscimenti più prestigiosi assegnati dal governo israeliano, Grossman s'è rifiutato di stringere la mano del premier. Continua a leggere

Con le velocità con cui viaggia l'informazione quell'episodio è già finito nel pozzo senza fondo del dimenticatoio. Ciò nonostante sul momento il coraggio e la determinazione di un intellettuale, mossi contro l'immobilismo partigiano di certa politica, hanno fatto il giro del mondo e di altrettante televisioni. Al di là della questione israelo-palestinese, si sentiva da tempo la mancanza di gesti forti da parte di noti intellettuali nei confronti della politica.

Gesti di questo tipo, così inusuali oggi, riescono a scuotere l'opinione pubblica più di 10-100-1000 manifestazione di popolo. Inchiodano, come vedrete nel filmato, l'esponente politico di turno alle proprie responsabilità. Olmert vede riflesso in quel gesto, la figuraccia verso la quale la sua politica lo sta portando. La parola alle immagini.

Il video: L'écrivain David Grossman refuse de serrer la main d'Ehoud Olmert

16 novembre 2007

Io e Salvatore Borsellino

da http://bennycalasanzio.blogspot.com/

Dopo le ultime esternazioni del ministro Mastella, su i parenti delle vittime di mafia, rispondono insieme Benny Calasanzio e Salvatore Borsellino.

Milano, 14 Novembre 2007

Ricevo da Benny Calasanzio la lettera allegata, una lettera piena di dignità e di disgusto per l’ultima, inaccettabile esternazione del signor Clemente Mastella, mi ripugna adoperare per questo personaggio il titolo di Ministro della Repubblica, che ha annunciato di avere intenzione di querelare Beppe Grillo per le sue dichiarazioni al Parlamento Europeo e di volere devolvere gli eventuali proventi di questa querela ai familiari delle vittime della mafia.

La minaccia di querela è uno spauracchio che viene ormai correntemente usato come surrogato degli “avvertimenti mafiosi” da politici che hanno dimestichezza con questo tipo di procedure, per cercare di tacitare le accuse che loro rivolte da giornalisti, scrittori, presentatori e anche persone comuni che scrivono in rete e sui blog.

Lo stesso signor Mastella, non molto tempo fatto non trovò di meglio per replicare alle accuse che gli avevo rivolto con lettere aperte pubblicate in rete e nel corso della trasmissione di Anno Zero ricordarmi di “avere fatto concedere la pensione alla famiglia Borsellino”

In quella occasione replicai in primo luogo al signor Mastella che non si tratta della “concessione” di un Ministro, ma di un “riconoscimento” da parte dello Stato, ma probabilmente lo stesso signor Mastella è troppo abituato alle consuetudini clientelari per afferrare la differenza. Continua a leggere




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